Pagella Stagione Inter.: Voto 7,0. Saluto alla seconda stella ma competitività sino alla fine e due Coppe nazionali.
( giugno 2022 )
I Campioni d’Italia, dopo una lotta serrata e anche coinvolgente come non capitava da anni, ha abdicato in favore dei cugini di città. La squadra che inizia la stagione ha perso tre elementi chiave e quindi per quanto sostituiti, le incognite sono moltissime e senza dubbio ha un potenziale inferiore senza Lukaku, Hakimi e Conte in panchina. Marotta ed il suo staff compiono i miracoli per allestire comunque una squadra competitiva. Anche se mister Inzaghi, alla sua prima esperienza in una grande big, agisce con il medesimo schieramento 3-5-2 di Antonio Conte, l’approccio è alquanto differente. Solidità e concretezza per l’ex mister, e per il neo ex laziale, proposizione e fantasia. In effetti a spezzoni il gioco dell’Inter è parso travolgente e, per quanto riguarda i confini nazionali, anche indomabile. Almeno sino a Natale. L’ossessione ad uno schema fisso che funziona solo se le gambe girano a mille, ha prosciugato ben presto le energie. Dopo dieci anni l’Inter approda anche agli ottavi di Champions che affronta con orgoglio e coraggio, ma il Liverpool è di diverse spanne superiore e l’uscita è quasi matematica, anche se onorevole. Nel frattempo con i denti Inzaghi incamera il suo primo trofeo nerazzurro, battendo la Juventus di Allegri ( non ancora formata ) all’ultima azione dei tempi supplementari nella Super Coppa Italiana. Di fatto il proseguire su tre fronti, compreso la Coppa Italia, ha assorbito energie fisiche mentali che sono costati il primato in classifica tra l’inverno e l’inizio primavera. I cambi, le secondo linee a disposizione di Inzaghi si sono dimostrate non all’altezza dei titolari e quando pedine chiavi come Brozovic sono venute a mancare, sono venuti meno anche i punti. Cosa che non è capitata al Milan. Due volte i nerazzurri hanno avuto il match point. Al derby di ritorno e verso la fine con il recupero a Bologna. Due partite perse che hanno strappato lo Scudetto dalle maglie nerazzurre per cederlo ai rossoneri. Premio di consolazione la vittoria strappata con i denti e in rimonta in Coppa Italia, nuovamente con la Juventus. Miglior attacco, miglior differenza reti e altri numeri a favore di Inzaghi ne dichiarano come l’Inter abbia fatto meglio e abbia avuto un potenziale notevole e superiore alla rivali e alle altre. Ma la miglior difesa ha nuovamente prevalso nel Campionato Nazionale, e poco importa che l’Inter abbia vinto partite con ampi punteggi, i tre punti del 1 a 0 del “Diavolo” sono valsi come quelli dei poker nerazzurri. Ma in troppe gare i nerazzurri hanno sempre subito almeno una rete, pareggiando gare che dovevano essere vinte.
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A: Inter vs Samp 3-0. La vittoria della Sconfitta. Saluti al Tricolore
( maggio 2022 )
Ultima gara della stagione. Dopo aver alzato comunque due Coppe, seppur non di rango elevato, come la Supercoppa e la Coppa Italia, a San Siro c’è al Sampdoria, già salva a fare da accompagnatrice ai saluti dei settantamila del Meazza. L’Inter vuole ancora crederci alla possibilità di vincere il Tricolore, ma scendere sul prato verde e sapere che per quanto tu possa fare bene nel match e stravincere, in definitiva perderai l’obiettivo grosso, non è una situazione piacevole. D’altra parte la “Beneamata” si è trovata in questa vibrante situazione per suoi demeriti. Alla gara nel derby di ritorno e con il Bologna qualche settimana nella famigerata sfida della Befana non disputata, Inzaghi e soci avevano le mani sul Campionato ed il destino dipendeva solamente da loro. L’Inter parte forte, come se non volesse sapere nulla di quanto stia accadendo a Sassuolo. Potere e fascino delle partite disputate in simultanea è qualcosa di impagabile. Nel 3-5-2 Inzaghiano, l’unica novità la si ritrova in attacco. Ad affiancare Lautaro c’è il compagno di nazionale argentina. Il primo tempo termina sul punteggio di parità a reti inviolate. Se non si fosse seguita la gara, si potrebbe dedurre che i padroni di casa, schiacciati dalla pressione e dai pensieri, si siano fatti prendere dall’angoscia e dallo smarrimento. No, l’Inter crea un’impressionante serie di palle da goal. Tra Correa, Perisic, Barella, ma soprattutto Martinez, i nerazzurri potrebbero chiudere la prima frazione di gioco avanti di almeno tre reti. Tra colpi di testa, tiri da dentro l’area e da fuori, Audero, quest’oggi tra i pali sembra veramente insuperabile. Il San Siro nerazzurro spinge dalle gradinate i suoi bignamini senza sosta, a prescindere dallo Scudetto che sta volando via. Bastano però solamente 4’ minuti della ripresa per sciogliere le tensioni. Bella ripartenza dei meneghini orchestrata da Barella che suggerisce bene in area per Perisic che con una botta in diagonale trafigge un’incolpevole Audero, ingannato anche da una leggerissima deviazione. L’Inter non molla il piede dall’acceleratore, anche perché non ci sono più gare da giocare, quindi che senso avrebbe risparmiare energie? Allora è ancora il festival di Lautaro che si divora un paio di occasioni, ma a mettere in sicurezza il match, ci pensa Correa. Scambio in area veloce tra interisti e con la tecnica che si ritrova l’argentino, il piatto a giro sul palo lontano è imprendibile per Audero. Siamo al minuto 55’ ma questa stagione, avara per Correa che prima di questa trentottesima Giornata aveva gonfiato la rete appena quattro volte, in sole due gare, non vuole smentirsi. Trascorrono solamente 120 secondi e sigla caparbiamente la sua doppietta personale, imbambolando sullo stretto due marcatori e trafiggendo in diagonale il portiere. 3 a 0, bello quanto inutile. A Sassuolo il Milan con lo stesso risultato mantiene inalterato il proprio vantaggio di due punti sull’Inter strappandogli letteralmente lo Scudetto dalla maglietta. Lo spettacolo più grande arriva dai settantamila del Meazza, perché nonostante la delusione palpabile per il grande obiettivo svanito di raggiungere quest’anno la seconda stella sul petto, vi sono solamente cori di incoraggiamento e di ringraziamento per i propri campioni. Compreso un Perisic che non termina la partita per via di un infortunio giunto proprio alla fine della stagione. Bravo Inzaghi a tenere il gruppo unito e sul pezzo nonostante il Milan avesse liquidato gli emiliani già nel primo tempo. E’ già ora di pensare a quello che hai perso e a guardare a quello che di buono hai raggiunto per migliorarsi nella prossima stagione.
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A: Cagliari vs Inter 1-3. Vittoria di testa e qualità per rimanere ancora in gioco
( maggio 2022 )
Non deve essere stato facile per l’Inter e soprattutto per Inzaghi ragionare a freddo in questa gara. La “Beneamata” giunge alle ultime due uscite stagionali con le pile sicuramente non carichissime. Mercoledì ha avuto una battaglia per la conquista della Coppa italia con la Juventus giunta sino al termine dei tempi supplementari. Grande euforia per aver portato il secondo obiettivo dell’annata a casa e quindi alte possibilità di deconcentrazione. Specialmente dopo che sai che la tua rivale ha appena vinto la sua partita e si è portata a ben cinque punti avanti con la conquista virtuale dello Scudetto. Se tu questa sera in Sardegna non prendi i tre punti ti scuci immediatamente il Tricolore dalla maglietta rendendo superflua pure l’ultima Giornata. Se alla stanchezza e alla tensione ci aggiungiamo che il Cagliari che scende in campo, sospinto dai suoi tifosi, ha la possibilità, battendo i milanesi, di superare la Salernitana e quindi guadagnare temporaneamente la salvezza, c’è né abbastanza per mettere una tripla a questo Cagliari vs Inter. Inzaghi, non muta schieramento. Ritrova tra i tre centrali Bastoni e l’unica scelta non ovvia è la presenza dal primo minuto di Darmian. Da parte loro i padroni di casa si presentano con un 4-4-1-1 con Pavoletti a fare da supporto a Pedro in attacco. Gli ospiti partono ad un ritmo tranquillo, concentrati ed il consueto possesso palla. Gli isolani combattono energicamente su ogni pallone pressando sovente altissimo sino dalle parti di Handanovic. Su corner l’Inter passa anche in vantaggio ma la Var annulla per presunto tocco di braccio quando la palla tornata in campo dopo aver preso il palo rimbalza sul corpo di Skriniar che era entrato in scivolata. I due portieri si superano su due tiri da lontano, ma è sempre l’Inter a fare la partita. Dzeko, un po’ avulso dalla gara con un evidente calo fisico, lascia posto agli esterni come protagonisti del vantaggio vero interista. Di fatto è frutto di una nuova sgroppata di Ivan “Il Terribile” sulla corsia sinistra, che scodellando un perfetto cross sulla destra trova l’altro esterno. Darmian infatti è preciso nel tempo dell’inserimento e nello stacco di testa che segna l’1 a 0, incrociando sul palo opposto coperto da Cragno. Siamo al 25’ minuto e i meneghini sono avanti. Gli ospiti abbassano il ritmo ma costruiscono ancora occasioni da rete come la doppia di Lautaro che viene fermato prima dal palo e poi da un grande intervento di Cragno. Lo stesso Lautaro impiega appena 6’ minuti, dall’inzio del secondo tempo, per mettere in sicurezza la gara. Lancio dalle retrovie e fuga del “Toro” che resiste alla carica di spalla del difensore e trafigge Cragno sotto le gambe in uscita. Gli ospiti si addormentano e subito vengono puniti da un Cagliari che non vuole demordere. Il pressing fuori dalla propria area di difesa da parte della mediana interista è troppo blando e Lykogiannis può andare al tiro da lontano prendendo bene la mira sul palo lontano coperto da Handanovic. Gara riaperta e i sardi moltiplicano gli sforzi. Per 10’ minuti buoni i meneghini soffrono la corsa forsennata dei rossoblu, ma allo stesso tempo si aprono anche gli spazi per i contropiedi. Così al minuto 84’ Gagliardini subentrato a Barella viene fatto partire in contropiede affiancato da Martinez. Il centrocampista è bravo a portarsi i difensori su di sé e giunto in area, ad appoggiare la sfera a Lautaro che con un deliziosio pallonetto su Cragno in uscita bassa, sigla la sua doppietta personale, chiudendo la sfida. C’è il tempo per l’Inter di cogliere il terzo legno della serata con Dumfriess subentrato a Darmian in precedenza. Per Inzaghi una vittoria che gli tiene ancora aperta la porta dello Scudetto all’ultima Giornata e festa rinviata sino all’ultimo per i cugini, se festa sarà.
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C.I.: Juve vs Inter 2-4. L’Inter firma la sua ottava Coppa Italia in modo “Terribile”
( maggio 2022 )
Un bello spot del calcio italiano, per il contesto scenografico e per la partita in se stessa. Ecco le due storiche rivali nazionali fronteggiarsi per la conquista della Coppa. Le due big vogliono ovviamente il Trofeo ad ogni costo, ma per motivi diversi e peso specifico differente. Allegri, dopo un avvio di stagione difficile, ne è uscito in netta ripresa da inizio primavera, conquistando l’importante, dal punto di vista economico, approdo alla Champions per l’anno prossimo con quattro giornate d’anticipo. Oltretutto per la Juventus, che è la regina di questa manifestazione, dopo la sconfitta proprio per mano della “Benamata” nella Super Coppa Italiana, avvenuta pochi mesi fa, sarebbe l’occasione di una bella rivincita. Ma ancor più importante, sancirebbe l’undicesimo anno di fila con un Trofeo messo in bacheca, dopo l’avara annata di Del Neri, prima dell’era Conte. Dall’altra parte c’è un’Inter che non ha la testa libera come l’avversario, perché ha ancora due gare importantissime per tenere vive le speranze Scudetto. Il dilemma è se il Mondo nerazzurro sarà capace di mettere da parte il pensiero Milan, e concentrarsi su questa finale, che in una gara secca ti può permettere di chiudere con due Coppe e non essere troppo amareggiati, nel caso il “Tricolore” vada dall’altra sponda del Naviglio. Allegri disegna una formazione solida con un 4-4-1-1 con Dybala a supportare Vlahovic, mentre a Cuadrado e Bernardeschi è assegnato il compito di fare danni offensivi sulle fasce. A far coppia in difesa a de Ligt c’è nuovamente il gladiatore di mille battaglie per l’ultima sua grande gara per alzare una Coppa, Chiellini. Inzaghi nel suo consueto 3-5-2, con Bastoni non ancora al meglio, inserisce a destra D’Ambrosio con Skriniar spostato a sinistra, dove non può esprimere, però, il suo potenziale. Il resto è tutto confermato, con Darmian sulla corsia destra più difensivo rispetto a Dumfries. La sfida parte bene per entrambe, ma al primo vero affondo l’Inter passa in vantaggio. Siamo al 6’ minuto e Barella liberatosi fuori area sulla sinistra offensiva interista, fa partire una stoccata che gira perfettamente sul palo lontano rispetto a Perin, coperto dai suoi difensori. La Juventus non si perde d’animo e aumenta i giri del motore, così come il pressing alto. Di fatto Chiellini stoppa sempre Dzeko già in mediana e proprio su un suo anticipo, dopo il rinvio di Handanovic, parte l’azione per pareggiare che vede proprio il portiere meneghino a smanacciare in angolo il perfetto diagonale di Valhovic. Per 25’ minuti buoni i lombardi vanno in difficoltà e non riescono neppure mai a ripartire. C’è tanta garra tra le maglie bianconere e tra Dyabla due volte e del Ligt di testa su corner, i bianconeri costruiscono i presupposti per riequilibrare il match, ma tra mira sbilenca e poca fortuna si và negli spogliatoi con l’Inter avanti. Poco prima della pausa, per infortunio di Danilo, Allegri è costretto ad operare un cambio, ed il mister toscano ne approfitta per cambiare decisamente pelle alla sua creatura sfoderando con Morata un offensivo tridente. Di fatto lo spagnolo mette subito il turbo ai suoi compagni e dopo 5’ minuti è 1 a 1. Su tiro da fuori da parte di Sandro dopo una respinta corta della difesa interista, Morata fa velo davanti ad Handanovic mettendolo fuori causa. Nemmeno due minuti e un micidiale contropiede bianconero porta Dybala a suggerire un taglio da destra verso sinistra per Vlahovic, che prima mette a sedere D’Ambrosio, poi spara addosso al portiere ma sulla ribattuta non sbaglia. Inter frastornata e abbattuta, ma con ancora più di 20’ minuti da giocare, Allegri con un paio di cambi, fa arretrare troppo i suoi. L’Inter prende fiducia, anche grazie all’ingresso di Dimarco, Dumfries e Correa. È proprio l’italiano che opera con Perisic a sinistra, a sfornare con il croato continui cross, collezionando angoli. Questione di probabilità e in area c’è un leggero contatto tra Lautaro e Bonucci con de Ligt. Martinez accentua la spinta, ma l’errore dei marcatori c’è. Sul dischetto Calhanoglu è implacabile. L’Inter è in partita e si và ai supplementari. Meno di dieci minuti e de Ligt entra nuovamente male su de Vrij, inutilmente, dato che era anche girato di spalle. Questa volta è la Var ad assegnare il rigore. Con il turco fuori è Perisic ad andare sul dischetto, portando la sua squadra sul 3 a 2. Ora è la Juve che è sotto di risultato e di morale e nuovamente Perisic con un missile da fuori, 3’ minuti dopo, chiude la gara con un tempo in anticipo, perché di fatto la Juventus non riuscirà più a riaprirla. Partita intensa con episodi favorevoli all’Inter. Due rigori e due bolidi da lontano regalano l’ottava Coppa Italia all’Inter. Allegri dovrà chiedersi se il suo nervosismo in panchina non sia stato dettato anche da una consapevolezza di aver fatto delle scelte sbagliate. La Juventus ora penserà già alla prossima stagione, mentre l’Inter al Cagliari, perché sognare ancora si può.
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A: Inter vs Empoli 4-2. La forza della convinzione scaccia le nuvole
( maggio 2022 )
San Siro pieno, come nelle migliori occasioni. In campo l’Inter ha la possibilità di superare i cugini in vetta almeno per quarantotto ore e mettergli pressione. Il grande dilemma di Inzaghi, ma anche dei calciatori stessi, è quanta energia spremere per questa partita. Vincere è essenziale per sperare ancora di arrivare primi, ma settimana prossima c’è anche la finale di Coppa Italia contro la rivale storica bianconera e la Juventus questa sera può fare ampio uso di cambi e giovani. Infatti Correa parte titolare affianco a Lauataro e Dimarco prende il posto dell’acciaccato Bastoni. Si rivede Calhanoglu dopo il turno di squalifica. Di fatto il 3-5-2 è confermato per nove undicesimi. L’Empoli, che con i suoi 37 punti è matematicamente salvo considerando anche gli scontri diretti con Genoa e Cagliari mai persi, scende al Meazza, privo di stress, con la menta libera di giocare apertamente come sa fare. Che di reti ne subisca, l’Empoli è una certezza, ma anche il suo attacco però non difetta, tanto che non son pochi gli interisti che rimpiangono il bomber Pinamonti, vedendo un Correa così sciupone e statico. Andreazzoli dispone i suoi calciatori in un solido e veloce 4-4-1-1 pronto a chiudersi e ripartire. Gli atteggiamenti in campo sono ben chiari nella prima mezz’ora. I padroni di casa tengono palla e cercano varchi, ma senza troppa convinzione. Quella che invece al 5’ minuto ci mettono i toscani nell’azione del vantaggio partita dal portiere. La sfera giunge in un amen sulla trequarti destra offensiva empolese; da qui parte un cross basso e teso che supera tutti e tre i difensori in linea ed in corsa nerazzurri, ma non l’anticipo in scivolata di Pinamonti che gela anche Handanovic che neppure si butta. L’Inter prova ad alzare il baricentro ma sono gli ospiti con un azione simile ad andare in rete, annullata per fuorigioco. La pressione interista porta ad una bellissima manovra con Barella fermato in area prima di battere a rete. L’arbitro prima assegna il rigore, ma la Var lo cancella giustamente. Così un ’Inter nervosa gioca per il pareggio, ma senza lucidità e subisce con un lancio lungo dalle retrovie il raddoppio dell’Empoli con un de Vrij, già in modalità vacanza. I meneghini che devono vincere stanno perdendo in casa per 2 a 0. Il cambio di marcia lo regala Romagnoli a 5’ minuti dal riposo quando sul traversone basso di Dimarco, in scivolata, anticipa tutti ed insacca nella propria rete. Da qui l’Inter e l’intero pubblico del Meazza, accendono i motori. Al 45’ minuto Calhanoglu s’inserisce perfettamente a sinistra e giunto sul fondo suggerisce un filtrante arretrato in mezzo all’area che trova la volè vincente di Martinez. Prima del riposo i meneghini avrebbero anche la possibilità di ribaltare la partita, ma è tutto rimandato alla ripresa. L’Empoli non può nel secondo tempo fare altro che arginare la voglia di vittoria dei padroni di casa. Le situazioni pericolose si moltiplicano ma la zampata arriva al 64’ minuto. Sfera che viene fatta girare rapidamente da sinistra verso destro. Barella da fuori area crossa e Correa spizza di testa. La difesa empolese ribatte in qualche modo, ed anche questa volta il “Toro” è nel posto giusto con la coordinazione corretta per la battuta al volo di collo pieno per il 3 a 2. La gara non è chiusa e Inzaghi inserisce pian piano anche forze fresche. Correa si divora una rete fatta davanti al portiere prima di lasciare spazio a Dzeko, che in dieci minuti prende un palo a Vicario battuto, e in pieno recupero va via a sinistra entrando in area e appoggia a Sanchez, subentrato a Lautaro, che appoggia facile in rete. L’Inter non si spaventa ed è brava e fortunata a riaprirla già prima della pausa. Tre punti d’oro che la tengono ancora in gioco, ma tante energie bruciate in più in chiave Coppa Italia. Ma se vuoi tanto, devi essere anche disposto a dare altrettanto.
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A: Udinese vs Inter 1-2. L’Inter non molla la coda del “Diavolo”
( maggio 2022 )
Non era facile per la squadra d’Inzaghi questa trasferta per diversi motivi. In primis giocavi sapendo che la tua rivale che ti sta davanti, ancora una volta ha avuto la meglio in una gara sul finale che poteva terminare anche con un pareggio. Quindi scendi in campo ora con un distacco di ben cinque punti e soli quattro match ancora da giocare. In secondo luogo la bruciante caduta a Bologna di mercoledì, inaspettata quanto immeritata e incredibile per come si è sviluppata, ha tolto entusiasmo al gruppo ed anche certezze. Non trascurabile neppure l’aspetto energetico della squadra che infatti con due gare in più rispetto alla rivale in tre settimane, potrebbe farsi sentire sulle gambe dei calciatori. Per finire, il campo friulano, storicamente ostico per i nerazzurri, lo si affronta quando i ragazzi di Cioffi sono nel loro miglior momento stagionale. I padroni di casa si schierano quasi specularmente ai nerazzurri che ritrovano tra i pali il proprio capitano. In difesa ancora out Bastoni, sostituito da Dimarco. Anche il fantasista turco non è disponibile e al suo pasto, affianco a Barella e Brozovic, ovvero gli stacanovisti, scende in campo da titolare Gagliardini, che evidentemente nelle gerarchie del mister sopravanza nomi illustri come Vidal e Vecino. Le fasce a crossare per il duo offensivo Lautaro e Dzeko sono ricoperte da Perisic e Darmian. La gara è subito vivace, anche se dalle trame di gioco non nitide e pulite, offuscate dalla troppa euforia. Infatti è da una palla inattiva che il match si sblocca al 12’ minuto. Cross dalla sinistra d’attacco interista battuto sul primo palo da Dimarco e Perisic incorna bene piegando i guantoni di Silvestri. I friulani, come dicevamo, essendo in uno stato di forma eccellente, non si disperano e spingono, senza però trovare varchi importanti. Gli ospiti difatti sono concentrati e non vogliono incorrere al grave errore che portò al pareggio del Bologna quattro giorni fa. I padroni di casa sviluppano qualche traversone in area insidioso, ma nulla più, mentre i meneghini sono pronti non solo a far girare la sfera, ma anche a verticalizzare per andare a chiudere la sfida. Perisic, il migliore di una spanna su tutti, sulla fascia sinistra è irresistibile per gli avversari, sia in fase di recupero che di spinta. In una ripartenza manovrata a dieci dalla pausa caffè Lautaro entra in area e conclude. Sulla respinta si avventa Dzeko che viene anticipato e preso sul piede per un rigore visto dalla Var. Sul dischetto Lautaro prende il palo e la sfera rientrando in campo, ritorna a mezza altezza dove Martinez insacca con Silvestri a terra. Goal annullato inizialmente dall’arbitro, ma nuovamente la Var, mostra che c’è stato il tocco del portiere prima della ribattuta in rete da parte del “Toro”. Ospiti che vanno al riposo, dunque, con un rassicurante doppio vantaggio. La gara non è terminata e l’Udinese mette pressione alta subito senza però far troppi danni. Anzi, l’Inter in un paio di occasioni sciupa due contropiedi, uno clamoroso con Dzeko a tu per tu con Silvestri, liberato benissimo da un colpo di testa di Gagliardini, ma il bosniaco manca anche la porta nel suo diagonale piazzato. Così al 72’ minuto, su di una bella punizione sventata bene da Handanovic, la difesa interista è ferma e mal piazzata e Pussetto, è il primo ad arrivare sulla sfera e riaprire la gara. Inzaghi cambia subito il duo d’attacco, oltre a Vidal per Gagliardini e di fatto Correa ha due volte, in contropiede la palla del 3 a 1, ma una volta è bravo Silvestri a chiudere lo specchio, la seconda, sbaglia l’argentino a dare la palla a Vidal che segna, ma era abbondantemente in fuorigioco. Quindi l’Inter soffre sino al fischio finale il tentato arrembaggio friulano che però non porterà a eclatanti pericoli dalle parti di Handanovic. L’Inter perde per infortunio sul finale Barella, ma vince la gara tenendo i cugini a distanza di una partita e quindi vive le speranze Scudetto. Tre gare ancora, ma non è semplice giocare quando sai che non tutto dipende da te.
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A: Bologna vs Inter 2-1. All’Inter la Bologna in ritardo fa male
( aprile 2022 )
Nessuno avrebbe mai pronosticato una vittoria del Bologna sull’Inter visto che i nerazzurri avrebbero dovuto essere “carichi” per vincere e quindi per portarsi in testa alla classifica. Si potrebbe dare la colpa al Diavolo (ovvero ai cugini!) per aver gettato a pochi minuti dall’inizio un maleficio alla schiena di Handanovic, permettendo a Radu di andare in porta, secondo portiere dell’Inter, e commettere un errore diabolico che compresso la partita. Ma la realtà è che questa sera nell’Inter si è vista per l’ennesima volta, scarsa motivazione anche nel riprendere il risultato e un allenatore che, nonostante le seconde linee lasciano a desiderare, ancora una volta sbaglia i cambi agevolando gli avversari. Eppure la partita si era messa bene già dai primi minuti. Al 3’ minuto i nerazzurri sono subito in vantaggio con una grande azione dell’esterno croato Perisicic che da destra si accentra e libera il tiro da fuori area che sorprende e batte Skorupski. Al 10’ inoltre i nerazzurri cercano di chiudere la partita con un’azione corale dell’Inter con Dimarco che tenta il tiro da fuori area, palla respinta che finisce a Lautaro ma l’argentino calcia fuori. La partita prosegue ma al 22’ arriva la prima occasione per il Bologna che non sbaglia pareggiando i conti. Su cross dal vertice d’area sinistro di Barrow sul secondo palo per il colpo di testa perfetto di Arnautovic che pareggia. L’Inter sembra aver accusato il colpo e il Bologna non permette agli avversari di entrare nelle propria area giocando praticamente con tutti gli uomini nelle propria metà capo. Finisce il primo tempo sul pari. Il secondo inizia con l’Inter che al 49’ cerca di rendersi pericolosa con Brozovic servito fuori area che tira in porta, ma la conclusione non è forte e Skorupski blocca. Al 55’ altra occasione per i nerazzurri su calcio d’angolo dove svetta di testa Correa, gran parata di Skorupski che allontana, poi ancora un calciatore dell’Inter e di nuovo Skorupski a bloccare. Il Bologna si affida al contropiede ma sono sterili. Inzaghi cerca di aumentare la potenza in attacco e di scardinare il muro bolognese mettendo Dzeko e Sanchez ma la musica non cambia. O meglio cambia per il Bologna che al 81’ va in vantaggio clamorosamente. Incredibile errore di Radu in disimpegno che fa sfilare il pallone su un retropassaggio, ne approfitta Sansone che a porta vuota mette dentro. 2-1 per il Bologna. I nerazzurri al 84’ cercano di rimediare almeno un pari con D’Ambrosio ma un giocatore del Bologna recupera sulla linea. Al 87’ ultima occasione per l’Inter con Brozovic che allarga a sinistra per Sanchez che prova il tiro a giro sul secondo palo, palla che esce di poco. Finisce con la vittoria inaspettata del Bologna che con un tiro e mezzo nella porta avversaria e che quindi si aggiudica la partita. L’Inter, da adesso fino alla fine del campionato, dovrà cercare di vincere e sperare in un passo falso dei cugini che hanno in mano in questo momento il loro destino. Entrambe le formazioni milanesi posso fare dei passi falsi, considerando che entrambe, nei momenti cruciali hanno avuto cali di tensione dovuto anche al fatto di avere due allenatori che non hanno carisma internazionale e non sanno molto probabilmente gestire le tensioni che un testa a testa crea. Il vantaggio dell’Inter è che in questo momento non ha più la pressione di vincere e potrebbe giocare con più tranquillità anche se la forma fisica, che nelle partite precedenti sembra discreta, ne risentirà visto gli impegni così ravvicinati di campionato inframezzati (inspiegabilmente) da una finale di Coppa Italia contro la Juventus.
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A: Inter vs Roma 3-1. Prova di forza contro la storia, per la storia
( aprile 2022 )
Delle sei partite che l’Inter deve ancora disputare, compreso il recupero contro il Bologna, questa contro la Roma è l’ostacolo, sulla carta, più difficile. Da quasi tre mesi, ben dodici gare i giallorossi non subiscono sconfitta e sono ora la quinta forza del campionato con vista Juve per il quarto posto valevole per la Champions. Il grande ex, condottiero del “Triplete” nerazzurro, osannato dai 70 mila di San Siro per tutto il match, schiera i suoi in un offensivo e poco marcabile 3-4-2-1, con la forte punta Abraham supportato dall’estro e dalla velocità di El Shaarawy e Pellegrini. Inter uguale a quella vista in Coppa Italia nel derby, tranne per i riposati Dumfriess sulla fascia destra e il bosniaco al posto di Correa. Dimarco come centrale di sinistra sostituisce l’acciaccato Bastoni. I padroni di casa partono con un buon controllo della gara ed il loro consueto possesso palla e fraseggio per trovare la verticalizzazione giusta. Gli ospiti sono venuti al Meazza per conquistare punti quindi hanno un atteggiamento concentrato ed aggressivo. Entrambe vogliono pressare per rubare palla e colpire l’avversario. Calhanoglu è in giornata perché si muove tanto, in fase propositiva come in cucitura in stile Barella e a scaldare i guantoni di Patricio ci pensa proprio il turco con una potente conclusione da fuori area. Prima della mezz’ora da un calcio di punizione sulla sinistra di difesa nerazzurra Mancini sfiora il vantaggio di testa., mentre l’Inter non sbaglia nell’azione successiva. Manovra che parte da Dimarco a sinistra con Martinez che di prima appoggia a centrocampo per Dzeko che fa sponda per Calhanoglu che fatto un passo avanti vede benissimo il taglio sulla mediana di Dumfriess da destra verso il centro. Il fantasista disegna un pregevole assist in profondità per l’olandese che si trova in velocità dinanzi a Patricio e lo perfora sotto le gambe per il vantaggio meneghino. Gli ospiti sono tramortiti e i padroni di casa alzano il baricentro e la pressione e al 40’ minuto giunge il raddoppio. Azione che riparte sulla sinistra interista con Perisic che finta di accentrarsi ed invece appoggia in area sulla sua sinistra per l’accorrente Brozovic che una doppia finta sbilancia i suoi marcatori dinanzi e fa partire una parabola a giro che si va ad appoggiare dentro la rete sul palo lontano coperto da Patricio. L’Inter va negli spogliatoi sul doppio vantaggio, ma la Roma appena rientrata in campo mette subito pressione altissima ai lombardi. Il tempo però per i capitolini di riaprire le ostilità non c’è, perché al 6’ minuto del secondo tempo, Lautaro di testa, su corner battuto dalla destra offensiva interista, insacca per il 3 a 0. A questo punto, inizia un’altra gara nonostante manchi quasi un tempo, con le due formazioni che attendono solo il fischio finale. Inzaghi pensa a far rifiatare i suoi uomini più spremuti, dato che mercoledì avrà il tanto atteso recupero con un altro ex di turno, Mihailovic, mentre Mourinho opera i suoi cambi in funzione della semifinale di andata della Conference League contro il Leicester. A 5’ minuti dal termine Mkhitaryan segna il goal del 3 a 1 ad una retroguardia nerazzurra altamente distratta con Gagliardini, da poco entrato, con la modalità risparmio energetico, che camminando lo guarda senza contrastarlo nella fase dell’inserimento e della conclusione. Troppo tardi per riaprire la gara e l’Inter sconfigge in stagione per la terza volta il suo grande ex. Sopratutto mette una grande pressione ai cugini che questa sera si troveranno a Roma costretti alla vittoria contro la Lazio di Sarri, se non vogliono cedere la vetta. Pioli ha anche ragione quando parla di gare giocate in simultanea, ma la grande squadra la vedi anche da come gestisci i momenti di alta tensione.
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C.I.: Inter vs Milan 3-0. Finale di Coppa Italia per Inzaghi, ma il Campionato sarà ancora derby
( aprile 2022 )
San Siro pienissimo, con oltre settantacinquemila tifosi nel derby più prestigioso a livello Nazionale. Dopo il pareggio dell’andata a reti inviolate, un piccolo, ma non troppo, vantaggio c’è l’ha il Milan. Per l’ultima volta, varrà ancora la regola della rete segnata in trasferta, quindi qualsiasi pareggio con goal, eliminerà i padroni di casa nerazzurri. Milan schierato con la sua disposizione ultrasperimentata, ossia il 4-2-3-1, con l’unica sorpresa a destra di Saelemaekers che inizia da titolare. Kessiè parte da regista offensivo dietro all’unica punta Giroud. Inzaghi, recuperato de Vrij alla causa, fa riposare l’olandese sulla fascia destra per un più contenuto Darmian e riposo in chiave Roma di campionato anche per il bosniaco. Coppia d’attacco tutta argentina e dopo quattro minuti è proprio il “Toro” a scongiurare i supplementari portando avanti i suoi compagni. Giro palla perfetto dell’Inter che dalla destra fa partire un cross teso a metà altezza, ideale per il movimento, altrettanto eccellente di Lautaro. Prima Martinez si avvicina all’area piccola, poi indietreggia per liberarsi dalla marcatura di Tomori ed in mezza volè fa partire un siluro che piega letteralmente il guantone di Maignan che non può far nulla sulla potente conclusione. Per il primo quarto d’ora i nerazzurri conducono le danze, attraverso il possesso palla ed il fraseggio tra i centrocampisti pronti a verticalizzare. Il “Diavolo” non ci sta e alza il ritmo e nella fase centrale della prima frazione crea almeno tre o quattro palle da goal. Prima Darmian perde palla in mediana sul pressing avversario e Leao in velocità scappa e impegna Handanovic di piede. Poco dopo il portiere e capitano interista si supera sul bolide da fuori area di Saelemaekers, su respinta della difesa dopo calcio d’angolo. Handanovic è reattivo nonostante Giroud gli faccia velo davanti. Lo stesso attaccante francese stoppa una conclusione pericolosa di Tonali. La possibilità di pareggiare più grande arriva su un'altra palla persa da parte di Calhanoglu a centrocampo con la freccia Leao che fugge ancora sulla sinistra offensiva rossonera. Dopo la chiusura di Skriniar la palla sembra quasi giungere in porta con Giroud davanti alla linea, ma Perisic in scivolata salva in estremis la sua squadra. Da possibile pareggio, a 5’ minuti dal riposo, in azione rapida di contropiede l’Inter mette una grossa ipoteca sull’approdo alla finale di maggio. Correa riceve palla molto defilato sulla sinistra d’attacco nerazzurra. Lui e Lautaro sono le uniche maglie interiste sulla trequarti milanista e i quattro difensori rossoneri sono perfettamente in linea. Correa si accentra e lancia il filtrante per lo scatto di Martinez che lascia sul posto i due difensori centrali più preoccupati a mettere in fuorigioco che a marcare. Lautaro d’esterno supera con un delizioso tocco Maignan in uscita disperata. Praticamente l’Inter inizia e finisce il primo tempo con due reti ed il Milan spreca nella fase centrale della prima frazione. Nella ripresa Pioli inserisce subito la qualità e velocità di Diaz e Messias per Tonali e Saelemaekers. Di fatto il 10 milanista si presenta immediatamente con grande dribbling e accelerazione, ma l’Inter è più cattiva e determinata a non concedere nulla, ma quando la gara sembra riaprirsi, la Var annulla il bel tiro di Bennacer da fuori area. Siamo al 67’ minuto e la respinta su azione da calcio d’angolo della difesa nerazzurra non è delle migliori e la sassata di Bennacer passa in mezzo ad una folla di maglie, portando al 2 a 1. La Var mostra all’arbitro la posizione, “probabilmente” attiva ed in fuorigioco di Kalulu che impedirebbe una corretta visuale ad Handanovic. Il 2 a 1 avrebbe raccontato un'altra gara e qui il Milan, deluso e frustrato gioca in attacco, ma senza più crederci veramente e di fatto l’Inter, complice anche le cinque sostituzioni, gestisce la chiusura del match senza soffrire. Anzi, all’82’ minuto colpisce per la terza volta con un filtrante intelligente di Vidal per l’inserimento a destra di Brozovic, che quasi dal fondo campo, traccia un assist perfetto per il colpo in corsa di Gosens che anticipa la scivolata disperata di Kalulu. Un 3 a 0 troppo pesante e non veritiero di una gara bella e giocata per vincere da entrambe le milanesi. Pioli dovrà trasformare la rabbia dell’eliminazione per le ultime cinque sfide di Campionato per la conquista del titolo. Inzaghi dovrà non far decollare troppo i suoi e tenerli umili e concentrati, perché anche se troppo ampio il successo, è pur vero che è stato meritato, ma nulla è stato vinto ancora.
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A: Spezia vs Inter 1-3. Tre reti, per la terza vittoria consecutiva
( aprile 2022 )
Ogni passo falso, a questo punto del Campionato può essere irrecuperabile e Inzaghi lo sa. Vincere a Torino contro la Juventus, non capita così spesso. L’ultima volta fu Stramaccioni ben una decade fa, ma se le partite successive non sono all’altezza, sarebbe stato un caso fortuito inutile ed insignificante. Dopo Verona dove l’Inter, nel primo tempo si è mostrata con il suo vestito delle migliori occasioni, c’è lo Spezia in Liguria allenato da uno degli eroi del “Triplette”, ovvero Thiago Motta. I liguri, anche se non sono ancora matematicamente salvi, guardano dall’alto dei lori ben 11 punti di vantaggio il Venezia che occupa il terzultimo posto. I padroni di casa con il 4-5-1 e Manaj, un ex nerazzurro a fare da terminale offensivo, vogliono giocarsela e subito mettono i brividi in contropiede con Handanovic che mura in uscita bassa dopo un controllo a vuoto di Perisic, ma l’Inter c’è e fa la partita, anche se a ritmo tranquillo e non indemoniato come una settimana fa a San Siro. Sorpresa di vedere in campo assieme a Correa non Lautaro, ma dal primo minuto Dzeko. Tutto confermato, compreso D’Ambrosio come terzo di destra in difesa con Skriniar spostato al centro. L’Inter tiene palla e cerca con il fraseggio di giungere dalle parti di Provedel, che si dimostra sempre molto pronto e reattivo quando sollecitato e quando sembra che sul tocco felpato a pochi metri dalla porta da parte del bosniaco possa superarlo, la palla prende il palo e va in fallo di fondo. La partita continua su questo binario, con lo Spezia concentratissimo a cercare dalla mediana di pressare e nel non far costruire l’Inter, allo stesso tempo rubare palla per far male. In queste condizioni, ci vuole la giocata del grande calciatore, di qualità superiore e chi meglio del cervello dei Campioni d’Italia in carica a farla? Alla mezzora Brozovic prende palla in mediana e da sinistra si accentra e crossa perfettamente in area per un D’Ambrosio che è salito a dar manforte in attacco. Perfetta la sponda di testa del difensore ex Napoli per l’accorrente Brozovic che di prima al volo, anche in equilibrio precario colpisce di collo pieno per indirizzare di forza e precisione la sfera quasi sotto il sette. Ospiti in vantaggio e non mutano atteggiamento. I nerazzurri aumentano il giro palla ora per far uscire i padroni di casa e Dzeko, mostra quanto è bravo a sganciarsi dal duo di attacco per arretrare sulla trequarti e fare da regista avanzato e smistare con grande maestria palloni in verticale per i compagni. Dumfries è un continuo pendolino sulla sua fascia destra, al pari di Perisic. Correa, come spesso gli capita, si impappina su se stesso quando invece sarebbe il momento di buttarla dentro. Si va al riposo con l’1 a 0 per i meneghini, ma Motta non ha nessuna intenzione di fare un regalo Pasquale ai suoi ex e rimescolando le carte dalla panchina, fa scendere nella ripresa gli spezzini con molto più ardore e nei primi 5-10 minuti mettono i brividi all’Inter attraverso traversoni pericolosissimi. L’Inter si compatta e attende con la serenità delle grandi squadre il momento giusto per il raddoppio. Dopo un quarto d’ora del secondo tempo muta la coppia di attacco e questa volta Inzaghi ci vede giustissimo. Prima Lautaro in mezza volè va vicinissimo alla rete. Ma al 73’ minuto, sull’ennesima discesa a sinistra di Perisic, giunge un traversone a giro, teso e a mezza altezza. Martinez, come un cobra spizza di piede quel tanto per far deviare traiettoria alla sfera che s’insacca sul palo lontano coperto da Provedel. L’Inter è in controllo ma all’88’ giunge un bolide imprendibile per Handanovic da fuori area. Minuti di ansia dove lo Spezia mette i brividi e l’Inter spreca un paio di contropiedi facili facili. Non quello del 93’, quando Lauaro appoggia per Sanchez che davanti a Provedel non sbaglia. La prossima sarà ancor più dura, contro la Roma di un altro ex del “Triplette”, un certo Mourinho.
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A: Inter vs Verona 2-0. Un primo tempo da vera Inter per inseguire la vetta
( aprile 2022 )
La partita della svolta negativa fu il derby dove l’Inter perse non solo la sfida contro il Milan, ma le intatte sue certezze di essere veramente la più forte di tutte. Il derby invece d’Italia di settimana scorsa, vinto con tanta fortuna e poco gioco poteva essere il match della ripartenza, della svolta positiva. Aver vinto domenica scorsa poteva e doveva essere la miccia che accendeva l’Inter, e a San Siro si presenta il Verona che ancora, seppur lontano, può ambire al settimo posto dopo aver raggiunto da tempo già la salvezza. I ragazzi di Tudor, non solo hanno mostrato da sempre un calcio propositivo ed aggressivo, ma anche molto concreto ed i 56 goal segnati da inizio Campionato ne sono la dimostrazione. L’Inter deve fare a meno di Lautaro per squalifica ed al suo posto ad affiancare l’onnipresente Dzeko, al quale Inzaghi, nonostante i 36 anni, non vuole mai rinunciare, c’è il suo pupillo argentino Correa, artefice all’andata di una splendida doppietta. Dietro si recupera de Vrij e scelta tattica sulla sinistra da terzo di centrale di Dimarco. Soluzione senza dubbio più offensiva, data la sua capacità di spingere come se fosse un esterno alto rispetto ad un Bastoni molto più marcatore. Quello che veramente cambia nella squadra d’Inzaghi è lo spirito con il quale approccia alla sfida. Subito dall’avvio, i padroni di casa sono aggressivi e compatti. Per tutta la prima frazione di gara, c’è una sola squadra in campo. Non per mancanza dell’avversario, ma per meriti dei meneghini. Cambio di soluzione di gioco anche per i nerazzurri che spesso si affidano ai rilanci lunghi da parte di Handanovic per scavalcare il robusto centrocampo del Verona. Perisic è subito il trascinatore di questa squadra, ma tutti, nessuno escluso, sono con la gamba veloce e la testa giusta. Ogni palla vagante è preda degli interisti ed il Verona non ha mai modo di imbastire una vera azione pericolosa. Una bellissima azione prima del quarto d’ora porta proprio il croato dopo due veli al limite al tiro velenoso a giro, ma Montipò è altrettanto bravo a distendersi e rifugiarsi in angolo. Al 22’ minuto, di nuovo Perisic che intercettata sfera a metà campo, si ritrova sulla sua corsia sinistra un’autostrada libera. Giunto sul fondo disegna una parabola arcuata che scavalca tutti e raccoglie il perfetto inserimento di Barella che al volo di esterno destro sigla la sua terza rete. Vantaggio meritato, ma i nerazzurri sono pieni di entusiasmo e continuano a giocare per attaccare, però senza scomporsi. Bravissimo Barella ad andare via, accentrarsi e da perfetto trequartista a suggerire in area per Correa che a tu per tu con Montipò si fa parare di piede la palla dal portiere. Poco male dato che alla mezz’ora giunge il raddoppio. Calcio d’angolo dalla sinistra offensiva nerazzurra. Di nuovo Perisic che spizza la palla di testa mettendo fuori causa il sistema difensivo veronese e Dzeko, indisturbato, di piatto insacca. Partita in pugno, ma appena i padroni di casa tentano di abbassare i ritmi ecco che poco prima del fischio della pausa caffè, è Handanovic a superarsi in uscita e dire di no alla rete del Verona che avrebbe potuto riaprire la gara. Dagli spogliatoi troviamo un D’Ambrosio in più ed un de Vrij in meno per affaticamento, con Skriniar spostato al centro. L’Inter nel secondo tempo, causa anche un po’ di stanchezza muta atteggiamento e invece di spingere sull’acceleratore cerca di gestire la gara. Dopo meno di un quarto d’ora, cambio a sorpresa. A seguito anche di una botta entra Gosens al posto di Correa e Perisic molto più fisico di un Sanchez gioca da seconda punta. L’Inter si abbassa ed il Verona si fa più intraprendente mettendo palle insidiose in mezzo all’area ma l’ingresso di Bastoni e Vidal per Dimarco e Barella mette più contraerea e muscoli in questo sistema difensivo. In contropiede è più l’Inter ad andare vicino alla rete, vedi il palo di D’Ambrosio, che il Verona. L’Inter vince per la prima volta due gare in campionato di seguito in questo 2022 e mette paura al duo di testa, più per la ritrovata prestazione che per i tre punti conquistati.
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A: Inter vs Fiorentina 1-1. Pareggio solo di cuore, inutile e senza più gioco
( marzo 2022 )
Si può dichiarare ufficialmente che quella Inter, devastante, a tratti anche spettacolare e vincente vista sino all’inizio del Girone di Ritorno, non esiste più. Senza più coppe europee, la “Beneamata” ha il grande obiettivo di difendere lo Scudetto impresso nelle proprie magliette, raggiungendo in tal modo anche la prestigiosa seconda “Stella”. La mancanza, ancora di Brozovic, non fa comunque mutare sistema di gioco ad Inzaghi. 3-5-2 con Barella regista arretrato davanti alla difesa e Vidal a prenderne il posto come interno di centrocampo. De Vrij, out e nessuno errore come a Torino. Ranocchia siede in panchina e D’Ambrosio ricopre il ruolo di difensore centrale destro, con Skriniar spostato al centro e Bastoni sempre a sinistra. Il resto è confermato. L’Inter deve vincere, non ha alibi o altre possibilità dato che il Napoli nel pomeriggio ha battuto l’Udinese andando a più quattro punti sui nerazzurri, mentre il Milan, già con tale vantaggio, se in serata dovesse espugnare la Sardegna, volerebbe ad un ampio più sette. Davanti però c’è una buonissima Fiorentina che a 46 punti, punta tutte le sue energie per raggiungere un posto europeo nella prossima stagione e oggi potrebbe, con una vittoria portarsi a casa, momentaneamente, il quinto posto in comproprietà con la Lazio. I padroni di casa partono con la palla tra i piedi, ma che pesa tantissimo. Sono subito contratti. Nessun movimento senza la palla, nessun inserimento negli spazi, anche perché il 4-3-3 di Vincenzo Italiano non è attendista. I tre davanti pressano alto ma rientrano subito in mediana creando una compattezza notevole che il non gioco dei meneghini non riesce a superare. La manovra che parte dal basso interista, sovente ritorna indietro dalle parti di Handanovic perché non trova sbocchi sulla trequarti avversaria. Non solo, l’Inter è anche in grande difficoltà in fase di non possesso palla. I cinque di centrocampo sono scollati sia dalla coppia d’attacco, che dai tre difensori. E’ come se fossero in effetti tre reparti separati, che non dialogano tra loro. Nulla a che vedere con la bellissima Inter vista tra ottobre e dicembre, dove vedevi tutti i giocatori, tre difensori centrali compresi, intervenire nelle azioni offensive, aprendo spazi ai compagni e permettendo così ai Campioni d’Italia in carica di divenire imprevedibili. Ora sono talmente prevedibili, che tutte le squadre che si trovano dinanzi, non hanno grossi problemi a limitarne gli attacchi. I viola infatti, sino a dopo la mezz’ora non subiscono neppure un tiro verso la propria porta, mentre per due volte, dalla distanza, scaldano in modo insidioso i guantoni ad Hanadanovic e sprecano in altre due occasioni dei contropiedi in superiorità numerica. L’Inter si vede per la prima volta verso il 35’ minuto quando Barella imbecca Dzeko che si fa stoppare la conclusione da un Terraciano rapido nell’uscita bassa. A 5’ dalla pausa caffè, i padroni di casa vanno pure in rete con Lautaro, ma il cross teso e basso di Dumfriess, giunge con quell’attimo di ritardo che porta Martinez ad avere un piede in fuorigioco. Segni quindi di risveglio nerazzurro sul finale di primo tempo, cosa che si rivede in apertura quando nuovamente Dzeko spara in apertura addosso a Terraciano e sulla ribattuta, Barella, in mezza volè, tira un filo alto. Dopo appena 5’ minuti ecco al primo affondo del secondo tempo, i toscani passano in vantaggio. Inter schierata ma sempre in ritardo sia nell’intercettare, la non veloce azione sulla destra offensiva viola, sia nella marcatura. Quando Perisic è saltato nel traversone basso in area, pure i difensori interisti nell’area piccola sono in ritardo sul colpo ravvicinato vincente di Torreira. L’Inter soffre di incubi appena 5’ minuti. Nel più classico schema di Inzaghi, la rete del pareggio giunge con i due esterni. Perisic fugge sulla sinistra e scodella un bel traversone che sorvola tutta l’area per raggiungere il quinto di centrocampo, ovvero Dumfries che di testa non sbaglia. I lombardi sono generosi e raggiunto il pareggio vorrebbero il bottino grosso, ma c’è solo frenesia e confusione. Inzaghi senza impegni ravvicinati sostituisce la coppia d’attacco titolare per quella di riserva e solo verso il novantesimo, proprio con Correa e Sanchez creano una palla goal, deviata in angolo. Ma l’Inter deve ringraziare Handanovic se non esce battuta a San Siro per aver miracolosamente parato in pieno recupero una rete già fatta in contropiede dai viola. Altro pareggio che allontana l’obiettivo grosso e al ritorno dalla Nazionale ci sarà la Juventus.
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A: Torino vs Inter 1-1. Il “Toro” scuce lo Scudetto ai Campioni
( marzo 2022 )
Un gol di Sanchez in pieno recupero evita una brutta sconfitta per i nerazzurri dell’Inter contro il Torino. Il Torino si presenta subito gagliardo e con la voglia di vincere a differenza dell’Inter che sembra spenta. Il Torino già dai primi minuti è aggressivo e si stabilizza nella trequarti avversaria rendendosi pericoloso. Infatti già al 12’ i granata vanno in vantaggio con Bremer. Angolo dalla destra di Mandragora, traiettoria sul secondo palo dove Pobega è solo ma impatta male, il pallone schizza all’interno dell’area di porta dove Bremer allunga il destro ed insacca. Torino in vantaggio . Un minuto dopo ci riprova ancora il Torino con Belotti che si libera al tiro dal limite e Handanovic respinge come può. La partita prosegue con il Torino che cerca di allungare il vantaggio e l’Inter che non riesce a costruire. Purtroppo per i nerazzurri pesa l’assenza di Brozovic, e Vecino, che è al suo posto non riesce ad imbastire un’azione. Al 36’ l’Inter viene graziata per un rigore su Belotti non concesso. Pobega imbuca per Belotti che vince il duello con Ranocchia e cade in area sul contrasto ma per l’arbitro Guida si può giocare senza problemi. Finisce il primo tempo con il Torino ancora avanti ma manca l’ultimo tocco per il 2-0. Riprende la partita e Inzaghi prova a cambiare gli uomini, ma non il modulo. L’inter sembra entrata meglio in campo. Al 52’ Dzeko imbuca splendidamente per Dimarco che esplode il destro da ottima posizione ma ancora Berisha gli dice di no. Al 60’ Vecino dalla destra pennella perfettamente sulla testa di Dzeko che spedisce fuori da posizione eccellente. Al 64’ si rivede il Torino con Belotti che fa velo sul suggerimento di Pobega mandando Brekalo in porta; l’esterno dribbla tutti, anche Handanovic ma non calcia mai e quando finalmente si decide, viene chiuso in corner. Sul corner che ne deriva sul secondo palo sbuca Izzo ma Handanovic sfodera una parata provvidenziale. L’Inter cerca invano il pareggio ma deve stare attento alle ripartenze del Torino. Allo scadere dei 90’ minuti il Torino rischia il colpaccio con un contropiede Toro, Brekalo entra in area dal vertice sinistro, pennella sul secondo palo per Pobega che colpisce male di testa e manda clamorosamente sul fondo. Presi forse dalla sconforto i granata due minuti più tardi prendono il gol che sancisce il pareggio tra le due formazioni. Vidal va a destra da Barella, palla dentro per Dzeko abile a liberare Sanchez in area, destro incrociato su cui Berisha mette un piede ma la sfera bacia il palo interno e si insacca. Finisce la partita con un pareggio che è il risultato più giusto per entrambe le squadre. L’Inter in emergenza, mancando un pilastro fondamentale come Brozovic non può premettersi di utilizzare lo stesso gioco perché l’insieme risulta molto prevedibile e ormai gli avversari conoscono il gioco proposto dai nerazzurri. Sembra che per il tecnico Inzaghi esista solo un modo di giocare e per una squadra che vuole vincere il campionato non è ammissibile essere parco di avere alternative di gioco e di uomini. Il bicchiere nerazzurro questa sera, nonostante il pareggio insperato fino alla fine, è mezzo vuoto, in quanto gli uomini di Inzaghi perdono in primato e anche in malo modo visto che i giocatori nerazzurri appaiono affaticati e senza motivazioni e ex- giocatori come Handanovic. In questo momento oltre che a meno dalla vetta, considerando un possibile successo nel recupero contro il Bologna, si deve fare attenzione anche alle spalle dove a solo tre punti c’è la Juventus con cui ci sarà lo scontro diretto in Aprile. Il prossimo turno l’Inter dovrà vedersela con la Fiorentina che non lascerà campo facile ai nerazzurri.
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C.L.: Liverpool vs Inter 0-1. Uscire con stile per rituffarsi in casa propria
( marzo 2022 )
L’impresa era di quelle che se ci riuscivi a realizzarla, entravi nella storia. All’andata degli ottavi di finale di Champions League, l’Inter aveva giocato molto bene per un ora abbondante contro il Liverpool, per poi cedere alla distanza, perdendo in casa per 2 a 0. Non semplice sfortuna, ma risultato di una squadra più forte sotto ogni aspetto; dalla personalità, dal gioco collaudatissimo e dalla qualità atletica e tecnica di tutti i calciatori britannici. L’Inter deve venire qui in questo leggendario Anfield, dove i padroni di casa non perdono da ben ventisette match, ovvero da un anno, a vincere con almeno due reti di scarto. Inzaghi sicuramente sarà stato combattuto nel modo di impostare questa partita. Bruciare tutte le cartucce in questa improbabile rimonta, mettendo a rischio energie per la sfida difficile a Torino per la lotta Scudetto, oppure giocarla quasi come un allenamento per preservare i propri calciatori, rischiando anche di uscire dalla Terra di Albione con una brutta figura? Il mister ha scelto la via del compresso. Con la forzatura della mancanza di Barella per squalifica, posto a Vidal nella linea di centrocampo titolare. Difesa a tre al top e davanti, la sorpresa di Dzeko in panchina per Sanchez che affianca Lautaro reduce dalla tripletta contro la Salernitana. I nerazzurri approcciano molto bene al match. Il pressing è alto, specie sulle fasce dove soprattutto Perisic è una spina sul fianco, mentre Dumfries appare sin troppo timido. I padroni di casa, forti del doppio vantaggio nei primi novanta minuti e della consapevolezza di essere più forti, non girano a mille, ma fanno girare spesso a vuoto i meneghini. Il coraggio ai nerazzurri non manca, e spesso escono palla al piede da dietro con molta personalità, ma complice anche il fortissimo e imprevedibile vento, costruire trame di gioco non è facile. Alla mezz’ora sono gli inglesi ad andare vicino alla rete con un colpo di testa su calcio d’angolo che si stampa sulla traversa e un minuto dopo Skriniar devia fuori un’altra palla su corner destinata in rete. Tanto impegno da parte dei nerazzurri nella prima frazione si concretizza solo in una punizione bassa insidiosa da parte di Canhanoglu. Nella ripresa Inzaghi è obbligato subito al primo cambio con de Vrij che lascia il posto a D’Ambrosio per affaticamento. L’Inter c’è però e se la gioca anche se in contropiede il Liverpool prende il suo secondo palo con Salah. In pochi minuti però l’Inter crea. Prima una bella trama offensiva porta Lautaro al tiro davanti all’area, poi è D’Ambrosio a mandare alto da fuori area. Al 61’ minuto ecco la fiammata giusta. Bell’uscita palla al piede dell’Inter che porta Lautaro sulla sinistra d’attacco al limite dell’area e traccia un diagonale d’esterno imprendibile per Alisson. L’Inter si carica con il suo “Toro” ma la stessa Inter si spegne con il suo Sanchez, che 60 secondi dopo si fa espellere per doppia ammonizione per un fallo inutile a centrocampo. Decisione giusta da parte dell’arbitro, dato che un’entrata precedente era più d’arancione che da giallo. Inzaghi era già pronto a dare l’assalto con Dzeko e Gosens nell’utima mezz’ora, ma con l’uomo in meno, non se la sente di rischiare tutto, anche perché ad un quarto d’ora dal termine, Brozovic deve anche lui lasciare il prato verde per affaticamento. Correa sul quale l’Inter appoggia tutto il suo nuovo potenziale offensivo si danna l’anima, ma è un altro legno che impedisce al Liverpool di pareggiare. Giunge il termine della gara con l’Inter vittoriosa ma eliminata. Forse più coraggio avrebbe anche premiato, ma il Liverpool ha decisamente meritato nelle due gare. Dignità nerazzurra nel salutare l’Europa per concentrarsi sull’obiettivo “Seconda Stella”. Milan permettendo e non solo.
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A: Inter vs Salernitana 5-0. Inter da “Toro”, riparte da qui?
( marzo 2022 )
Non accadeva dal 23 gennaio. L’Inter, in piena crisi di risultati, ma anche di gioco e prestazione sul campo, in una sera sola, in novanta minuti ritrova tutto. Vittoria a dir poco convincente ed entrambe le bocche da fuoco tornate a colpire. Davanti alla “Beneamata”, a San Siro, non è sceso il Liverpool, ma l’ultima in classifica. La Salernitana, però non è neppure quella del Girone di Andata. Dei 15 punti totalizzati, ben 7 sono stati presi in queste prime sette gare. Quattro i pareggi nelle ultime quattro uscite da parte dei campani che nel loro 4-5-1, hanno trovato compattezza, solidità e anche pericolosità davanti. Inzaghi, nonostante il delicato periodo, non cambia modulo e i calciatori principali li manda comunque in campo. Fiducia totale alla coppia davanti Lautaro e Dzeko. Tutto confermato anche in difesa e centrocampo, tranne la fascia sinistra dove Darmian regala un turno di riposo a Perisic. La Salernitana parte aggressiva e alta nel pressing. E’ coraggiosa anche perché è conscia dei problemi che hanno i padroni di casa. Ma questa Inter non è quella vista da gennaio. La tecnica di base ovviamente è superiore a quella degli ospiti, ma dal primo minuto è tornata anche la corsa e la determinazione a lottare su ogni pallone e questo farà la vera differenza durante tutta la gara. Brozovic è il collante tra difesa e centrocampo. Le fasce corrono da bandierina a bandierina e Barella e Calhanoglu coprono e si inseriscono tra gli spazi per creare situazioni pericolose. Due contropiedi ben orchestrati dai campani mettono i brividi ai nerazzurri, ma anche la traversa presa piena da Lautaro su assist di Barella a portiere battuto mette paura a Sepe. Il “Toro” è agguerrito e cattivo il giusto, dal pressing sui difensori al movimento in verticale per creare idee ai centrocampisti. Ancora Barella al 22’ minuto inventa il filtrante per Martinez che batte in diagonale il portiere. La gioia del “Toro”, dopo tante partite e settimane di digiuno di goal, è più che giustificata e legittima. Con lui anche tutti i suoi compagni si sciolgono. La Salernitana non demorde e ci prova a dar fastidio, ma questa per l’Inter vuole essere il match della ripartenza. Insisti e insisti e a 5’ minuti dal riposo, giunge il meritato raddoppio. Di nuovo assist di Barella per il movimento in area di Martinez. Lautaro finta il tiro e mette fuori causa difensore e portiere e appoggia la palla in rete per il 2 a 0. Si torna in campo dopo un quarto d’ora di spogliatoi. Il pericolo della troppa euforia e di dar per già vinta la gara può essere dietro l’angolo, ma questa sera i padroni di casa sono tornati non solo a segnare e a voler vincere. Sono tornati a giocare novanta minuti alla stessa alta tensione. Ad un quarto d’ora della ripresa giunge la tripletta del “Toro”. La più classica delle azioni del 3-5-2 “Inzaghiano” con Dzeko a tornare e smistare in fascia. Perfetto il cross basso dalla destra e Maritinez anticipa sul primo palo marcatore e portiere per il 3 a 0. Che chiude definitivamente la gara. Inzaghi a risultato acquisito inizia anche dei cambi. Riposo a scaglioni per de Vrij, Calhanoglu e Darmian. Successivamente anche per Brozovic e Dzeko. Il bosniaco ha anche il tempo di segnare una doppietta e fissare il risultato finale sul 5 a 0, mentre Correa, che ne prende il posto si mangia due reti davanti a Sepe. Ottimo spezzone di partita per Gosens che lascia immaginare nuove energie e colpi a disposizione per la causa interista. Partita ben giocata e vetta raggiunta per una sera, in attesa del big match tra le due capoliste. Quello che conta è lo spirito da parte di tutto il gruppo ritrovato. Bisognerà solo confermarlo nelle prossime uscite, a partire dalla trasferta in Inghilterra che sa dell’impossibile.
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A: Genoa vs Inter 0-0. Polveri bagnate in attacco e altra occasione sprecata
( febbraio 2022 )
Inzaghi continua a mascherare evidenti problemi dichiarando che la sua squadra ha il miglior attacco. Certo sino a Natale poteva essere anche vero. Tra novembre e dicembre la “Beneamata” era una vera e propria macchina da goal, facendo impallidire le altre squadre. Dal Girone di Ritorno qualcosa evidentemente è accaduto. Gli uomini sono sempre gli stessi, il gioco e la manovra non è mutata. Anche gli avversari non sono quelli di un altro Campionato. Allora cosa ha questa Inter che da una media di almeno due o tre reti segnate a partita, è passata a segnarne meno di uno a match? Sette sfide, senza ovviamente contare quella contro il Bologna ancora da recuperare e appena sei reti all’attivo. Il Milan ieri aveva ancora frenato e i nerazzurri, hanno, dopo una settimana, la seconda occasione consecutiva di portarsi in vetta. Quale opportunità migliore di prendere i tre punti, la cima della classifica e riaccendere il proprio attacco andando a far visita alla penultima in Serie A? Il Genoa, con ben quarantasette reti incassate è la quartultima difesa e appena il penultimo attacco. Nelle ultime quattro uscite i rossoblu hanno certamente trovato una solidità maggiore. Dopo il pesante 6 a 0 inflittogli da parte della Fiorentina, è giunto con l’Inter il quinto pareggio consecutivo, il terzo per 0 a 0. Una difesa bunker che ha fatto impazzire la manovra interista per tutti novanta minuti. Un pareggio a reti inviolate dove i meneghini hanno fatto la partita sin dal fischio iniziale. Oltre il 70% di possesso palla, del quale la maggior parte nella metà campo ligure. Il pressing dei padroni di casa è generoso per tutta la gara e spesso la manovra interista deve retrocedere verso i piedi dei difensori. Sanchez corre davanti ma cade sovente su se stesso. Dzeko prova a smistare palloni ai centrocampisti che giungono al tiro stanchi, non lucidi e sempre sotto l’intensa pressione del Genoa. Nel primo tempo crea sole due potenziali occasioni da rete, ma allo stesso tempo per palle perse davanti alla difesa, l’Inter rischia di prendere anche goal in un paio di situazioni. Il copione non muta nella ripresa. L’Inter fa di tutto per vincere, ma la determinazione dei padroni di casa è superiore alla manovra interista. In ogni tentativo di tiro nerazzurro c’è almeno una gamba genoana a respingere la conclusione e quando neppure Sirigu potrebbe arrivarci, ecco che la traversa respinge il bel colpo di testa di D’Ambrosio su calcio d’angolo. Saranno ben quattordici a zero i tiri dalla bandierina calciati dai meneghini e nessuno da parte dei genoani, eppure la sfida si concluderà con un pallido 0 a 0. Neppure l’ingresso dei Lautaro, tenuto un po' a riposo, ha cambiato le cose, anche se in circa venti minuti, Martinez si è reso più pericoloso del cileno. Altri due punti persi e una tendenza a non segnare da parte dell’Inter altamente preoccupante. Tre mesi fa questa stessa gara sarebbe terminata già nel primo tempo con almeno due reti di vantaggio. Un pizzico di malasorte potrebbe anche esserci, ma obiettivamente la manovra interista è meno intensa e più lenta. Gli avversari hanno anche studiato bene il gioco di Inzaghi. Ora Inzaghi deve studiare alternative se non vuole gettare via quello di buono fatto in precedenza.
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A: Inter vs Sassuolo 0-2. Crisi per stanchezza, senza alternative
( febbraio 2022 )
Che grande possibilità aveva la squadra Campione d’Italia in carica di riprendersi la vetta. Il Milan aveva pareggiato in casa dell’ultima in classifica. In casa l’Inter poteva e doveva fare i tre punti. Il Sassuolo, che ha già sbancato il Meazza, sponda rossonera scende a San Siro cattivo e convinto al punto giusto sin dal calcio d’inizio. Inzaghi deve fare a meno di Brozovic come regista arretrato davanti alla difesa e lo rimpiazza con Barella, ai cui lati lavorano d’interdizione e costruzione Gagliardini e Calhanoglu. Proprio i due centrocampisti all’ 8’ minuto la combinano grossa. Scambiano nello stretto perdendo palla a centrocampo. I tre difensori sono puntati da cinque emiliani. Raspadori va al tiro centralmente e perfora un non irreprensibile Handanovic sotto le gambe. Un vantaggio non venuto casualmente perché il 4-5-1 che in fase offensiva muta in un 4-3-3, stava nettamente meglio in campo del 3-5-2 nerazzurro. L’Inter prova a fare gioco, ma sbatte contro il Sassuolo e sono più le palle perse in mediana che quelle che giungono alle due punte che sono Lautaro e Sanchez. Proprio il cileno appare confusionario e fuori da ogni tipo di schema. Non si sente il suo contributo in fase di possesso palla e neppure in quello di non possesso palla. Il possesso della sfera e anche nella metà campo avversaria da parte dei padroni di casa è evidente, ma con un giro palla lento e prevedibile e uomini che non si muovono per smarcarsi e aprire spazi, non ci sono problemi per gli emiliani che non intendono arroccarsi dietro per difendere la rete ma ripartono appena possono compatti per far male. Come al 26’ minuto quando arrivano velocemente al cross da sinistra verso destra e il quinto di difesa, Perisic, chiede il fuorigioco su Scamacca che di testa va in rete per il raddoppio. L’attaccante emiliano è completamente in gioco e si trova in mezzo assolutamente privo di marcatura tra Dimarco e Perisic. Inter in bambola. Prova con i nervi a recuperare e un bel colpo di testa di Skriniar sembra indirizzato in porta ma Consigli para. Prima del riposo Berardi, con il suo classico tiro a giro colpisce da fuori la traversa. Inzaghi muta da subito nel secondo tempo due uomini e assetto tattico. Dumfries per Darmian per spingere maggiormente a destra e Dzeko non per una delle due punte ma per Gagliardini. Esperimento inedito e si vedrà nel corso degli ultimi 45’ minuti. Tanta voglia di fare, al pari di tanta confusione. L’Inter gioca con una sorta di 3-4-3 che nelle idee del suo allenatore dovrebbe essere più un 3-4-1-2 con una delle tre punte, che a turno arretra a fare il trequartista. Sulla carta è un’idea anche giusta, ma è evidente che assai poco collaudata. L’Inter và vicina alla rete per riaprire la partita due o tre volte, ma tra Consigli che un paio di volte dimostra quanto sia bravo e la poca precisione e fortuna sotto porta degli attaccanti nerazzurri, la fiamma del ribaltone non si accenderà mai. Anzi, sarà il Sassuolo che nelle sue micidiali ripartenze, facilitate da un deserto nel centrocampo interista, creerà per due volte due nitidissime palle da goal, dove Handanovic si rifarà della rete subita sotto le gambe in apertura. Di testa in pieno recupero de Vrij andrà anche a segno, ma il goal sarà annullato dalla Var per precedente tocco di mano da parte di Dimarco. Probabilmente una delle più brutte Inter della stagione, se non la peggiore in assoluto che ha meritato di perdere nettamente. Testa e gambe non erano al cento per cento sul campo e contro un bel tecnico Sassuolo, motivato e voglioso, non c’è stata speranza per tutto il match. I tanti impegni stanno costando all’Inter le certezze raccolte sino al Girone di Andata. Ma tutto quello di buono fatto in precedenza, di punti, di gioco, di solidità e brillantezza mostrate, sta svanendo. Inzaghi, per primo deve porvi rimedio. I giocatori sono stanchi sotto ogni punto di vista ed il suo dispendioso gioco a tutto campo con le due fasce che spingono tantissimo, questa Inter non riesce più a reggerlo. Rinnovata fiducia e compattezza, assieme a soluzioni alternative di gioco efficace e meno dispendioso in termini di chilometri per i calciatori, aiuterebbero. L’Inter da due mesi non segna più e prende sempre goal. Inzaghi dovrebbe averlo capito.
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C.L.: Inter vs Liverpool 0-2. Prestazione quasi da Champions ma battuta l’Inter
( febbraio 2022 )
Partita di quelle che possono entrare nella storia dei calciatori e dei tifosi quando due calibri internazionali come Inter e Liverpool si incontrano. La differenza tra le due formazioni è lampante, in termini di qualità e intensità di calcio adottato. Ha ragione Inzaghi quando asserisce che i “Reds” inglesi sono probabilmente una delle due squadre più forti del continente. Sicuramente rientra nel podio. A questi ottavi di andata di Champions la “Beneamata” non vi arriva nel suo stato migliore di forma. Da gennaio c’è stato un evidente calo fisico. La stanchezza si sta facendo sentire e anche in Campionato si è stentato nelle vittorie. Inzaghi, nonostante l’importante assenza del motorino di centrocampo Barella per squalifica ed il recuperato sul filo di lana Bastoni in difesa, non tradisce il suo avvolgente schema con i tre centrali titolari, i cinque centrocampisti e le due punte. Vidal, non proprio tirato a lucido deve sostituire in mediana l’incursore della Nazionale Italiana. Dumfries e Perisc hanno il compito di spingere e chiudere sulle fasce. Il Liverpool ha una squadra forte nel suo undici titolare, con il campione egiziano davanti che profuma già da almeno un anno di “Pallone d’Oro”. Ma a meravigliare maggiormente è la grande qualità che siede in panchina, tanto da far fatica a capire chi sono i veri titolari. In effetti, ecco che il Liverpool scende subito sul prato del Meazza a comandare la gara. Ma l’Inter è quadrata, attenta e pian piano che trascorrono i minuti anche l’Inter sale in quota. Lo strapotere atletico dei nerazzurri che si vede nel nostro Campionato, qui non emerge assolutamente, ma questa sera c’è il Liverpool che non ne è da meno, tutt’altro. Dopo un paio di traversoni insidiosi da parte degli ospiti, la grande occasione c’è l’ha proprio l’Inter. Perisc va via sulla sua fascia sinistra di forza e mette in mezzo basso per Calhanoglu, che non ci pensa due volte e fa partire un diagonale imprendibile per il portiere, ma la traversa salva gli inglesi. Per inciso, in questa Champions League, è già il quinto legno colpito dai meneghini. Nessun’altra ha avuto così sfortuna in questo dato. La gara è apertissima, veloce e intensa. C’è equilibrio ma si nota una prevalenza territoriale e tecnica dei “Reds” . Gli inglesi sono rapidissimi ma l’Inter chiude bene e raddoppia la marcatura quando serve. Alla ripresa i primi venti minuti vedono i nerazzurri al comando delle operazioni. Il Liverpool è in difficoltà. Bravissimo ancora Perisic a scappare via lateralmente e a mettere un delizioso traversone alto nell’area piccola che supera anche Alisson. Lautaro, generosissimo, vi arriva un pizzico in ritardo e troppo in basso. I centimetri di Dzeko sarebbero serviti eccome, probabilmente la sfera sarebbe entrata e staremo a parlare di un’altra storia. L’Inter è ancora viva, ma ad un quarto d’ora dal termine ecco un calcio d’angolo fatale battuto dalla sinistra di difesa nerazzurra. Firmino, entrato subito nella ripresa è bravo a staccare di testa sul primo palo e prendere in contro tempo Handanovic che anche allungandosi non riesce a deviare la palla che si infila tra il suo guantone ed il palo opposto. L’Inter è tramortita e abbattuta moralmente. Prova a giocarsela ancora ma 8 minuti dopo, Salah, su una palla sbucciata dalla difesa interista in area dopo una punizione, è il più lesto di tutti e sigla il colpo del k.o. Quello che probabilmente segna anche il destino del ritorno. Una buona Inter che come nel derby, oppure anche contro il Real Madrid, gioca bene per un’ora e poi viene colpita quando non te lo aspetti. I miracoli esistono, ma gli inglesi saranno disposti ad agevolarli a casa loro?
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A: Napoli vs Inter 1-1. Il pareggio del “Diavolo”
( febbraio 2022 )
Il big match da scudetto ha visto tre vincitori. Ma quello che sorride maggiormente è colui che non è sceso in campo. La capolista va al “Maradona” a confrontarsi con la seconda in classifica che da inizio stagione corre praticamente a braccetto con il Milan. Da questo Girone di Ritorno, nessuno, in queste cinque gare, ha fatto meglio degli azzurri di Spalletti. Quattro vittorie ed un pareggio, per inciso a casa della Juventus. Miglior attacco e miglior difesa. Il Napoli sta attraversando uno stato di forma strepitoso e ritrova anche le pedine fondamentali come Koulibaly e durante il match si sentirà la sua presenza. L’Inter, è stanca e non più brillante da tempo e fatica a costruire il calcio veloce e preciso di Inzaghi. Se poi ci mette del suo a complicarsi la vita, la strada diviene logicamente ancor più in salita. Al primo affondo, dopo neppure sei minuti, il pasticciaccio. Cross dalla sinistra e la palla arriva a destra a Di Lorenzo che va al tiro sfiorando il palo con Handanovic immobile. La Var interviene perché evidenzia che de Vrij, nel tentativo di anticipare Osimhen, gli prende la caviglia impedendogli di controllare a dovere la sfera. Rigore e nonostante il portiere nerazzurro indovini bene traiettoria e tempi, Insigne non sbaglia. Napoli il vantaggio e Inter già stanca e pensierosa. Il suo 3-5-2, dove l’unica variazione è Dimarco per lo squalificato e infortunato Bastoni, gira a metà velocità. Nessun movimento senza palla, poche idee e reparti scollegati. Dzeko e Lautaro per giocare palla arretrano quasi sulla mediana, lasciando l’attacco sguarnito. Il Napoli, fresco di gamba e di testa, per mezz’ora gira che è una meraviglia. Costruirà in questo lasso di tempo almeno altre tre ottime occasioni da reti, ma un palo, e la mira sbilenca lasciano la “Beneamata” ancora in gara. Il primo tiro dei meneghini giunge infatti solamente al 37’ minuto, quando il solito scatto sulla fascia sinistra da parte di Perisic, porta il croato a disegnare una deliziosa parabola verso il centro area. Dzeko trova il tempo giusto di testa, ma non la forza e la precisione e per Ospina è un gioco da ragazzi fermare a terra la palla. Il Napoli rallenta i ritmi e la sfida diviene più equilibrata e si va negli spogliatoi con i padroni di casa avanti, ma di una sola rete. Vantaggio che dura nella ripresa appena due minuti. Azione ancora identica degli ospiti a quella eseguita nel primo tempo, ma questa volta sul lato opposto. Dal traversone di Dumfries sulla corsia destra, Dzeko impatta mala di testa, ma la sfera rimbalza in area in modo anomalo ed il bosniaco è bravo ad anticipare tutti e battere di potenza a due passi dalla porta, Ospina. L’Inter è stanca ma viva. Emerge che la fatica di Coppa Italia sostenuta dai nerazzurri in settimana non è presente nelle gambe dei partenopei, che in effetti hanno avuto tutta la settimana per preparare questa importantissima sfida. Ma su tutto, pesa sulla testa dei nerazzurri la partita persa contro il Milan. Perdere entrambe le gare contro le due seconde che vogliono braccarti e superarti, nel giro di una settimana, potrebbe risultare devastante a livello psicologico. Sul1 a 1 il match rimane in equilibrio. La palla gira più libera anche da parte dei milanesi, ma la difesa commette ancora sbavature che portano il Napoli, per due volte vicino alla rete, ma Handanovic dice di no. Sul finale di gara, appare l’Inter ad averne di più per portarsi a casa la posta intera ma non riuscirà a concretizzare nulla dal suo giro palla. Se il Napoli in ventiquattro giornate ha subito appena un totale di sedici reti, vuol dire che ha un sistema difensivo a dir poco valido. Termina dunque con un pareggio la difficile trasferta in Campania dell’Inter. Un buon punto, ma una prestazione non certamente di altissimo livello. Il pareggio contro l’Atalanta, ma la stessa sconfitta nel derby, in questo Girone di Ritorno, aveva visto una Inter di ben altro spessore, capace di costruire numerose occasioni. Troppe gare di altissimo livello una dietro l’altra hanno un prezzo fisico e mentale. Non dimentichiamoci che fra tre giorni ci sarà a San Siro la sfida di Champions contro i campioni inglesi del Liverpool. Il Milan, oggi al Meazza potrà, vincendo, superare in un colpo solo, Napoli e Inter e svettare sulla cima solitario.
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C.I.: Inter vs Roma 2-0. Inter avanti in Coppa, con saluto al “Triplete”
( febbraio 2022 )
Per la prima volta il grande ex Mourinho torna tra le mura di San Siro, anche se da avversario. Ad onor del vero, dai cori delle migliaia di tifosi nerazzurri sugli spalti, non sembra che il mister della Roma sia un rivale. Ma i giallorossi lo sono eccome. Storicamente le due squadre hanno sempre dato spettacolo in ogni manifestazione dove si sono incontrate. Qui siamo ai quarti di finale della Coppa Italia, ed entrambi sono reduci da stop imprevisti in Campionato. Ma specialmente per i meneghini la sconfitta nel derby, se fatta seguire da una pessima prestazione ed anche da un’uscita prematura dalla Coppa Nazionale, porterebbe grossi segnali di crisi e nervosismo. Brutta benzina prima di un match, ulteriore, da Scudetto di sabato a Napoli. Inzaghi lo sa e al netto di alcuni giocatori a riposo, cerca di mettere in campo una formazione molto competitiva. Rispetto alla stracittadina di campionato, turno di riposo,ma a disposizione, per de Vrij, Martinez, Dumfries e Calhanoglu. Entreranno comunque tutti e quattro nell’arco della sfida, ma sono rimpiazzati dal primo minuto da gente di valore come D’Ambrosio, Sanchez, Darmian e Vidal, nel consueto 3-5-2 “inzaghiano”. Anche Mou ci tiene al passaggio del turno ed il suo 3-4-3 è di alta qualità. Il tempo neppure di scaldare i motori che dopo 120 secondi i padroni di casa passano in vantaggio. Sulla mediana l’Inter ruba palla e Perisic scappa via sulla sua corsia sinistra ben servito da Sanchez. Sul suo cross buco grave della difesa giallorossa e il bosniaco di piatto al volo non lascia scampo a Patricio. Roma in panico e nei primi dieci minuti rischia di capitolare almeno altre due volte. Sul bolide di Barella da fuori solo la traversa salva Patricio, che poi sarà bravo due volte sui colpi di testa di Dzeko. L’Inter rifiata a metà primo tempo e per due volte si fa infilare dalla qualità di palleggio romanista. Nella prima occasione la palla esce sopra la traversa, ma la seconda Zaniolo spreca davanti ad Handanovic. La partita è ora aperta e divertente e lo rimarrà sino al novantesimo. Da una parte e dall’altra ci sono duelli interessanti e di altissimo livello, con grandi giocate. Abraham va via con doppia finta su Skriniar mettendo un’interessantissima palla in mezzo all’area meneghini, ma il difensore interista si fa con gli interessi con una chiusura in angolo su Abraham, ma ancor più spettacolare sarà il suo salvataggio sulla linea sull’invenzione magica di Zaniolo dopo aver superato Handanovic in uscita a vuoto, azione poi fermata per fuorigioco. L’Inter cerca di stanare il rivale della capitale allargando l’azione partendo sempre dal proprio portiere, rischiando anche qualcosa. Nel momento migliore nella metà della ripresa da parte della Roma, ecco che giunge la zampata del fuoriclasse. Vidal ruba palla in mediana, la sfera giunge a Darmian che libera da fuori area lo spazio per Sanchez. Il cileno si sposta, mira e fa partire un siluro imprendibile sotto l’angolino alla destra di Patricio che è strepitoso nella parata sulla bordata di Barella. Siamo al 68’ minuto e ci sarebbe ancora da riaprire la sfida per la Roma, ma questa volta la “Beneamata” non commette l’errore fatto contro i cugini. Rimane unita, compatta e vigile e porta a casa, anche meritatamente, il passaggio alla semifinale, che potrebbe nuovamente portare la firma di un doppio derby. Una buona gara, ma sempre con momenti di troppo freno a mano, tuttavia è comprensibile, dato che sulla testa dei giocatori, impegni così importanti e ravvicinati, pesano. Il morale è nuovamente alto al netto di infortuni e stanchezza.
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A: Inter vs Milan 1-2. Pioli ribalta Inzaghi dalla panchina
( febbraio 2022 )
Da Campionato, virtualmente chiuso a riapertissimo per tutti. Ed in solamente 180 secondi. E’ derby, di quelli veri, dove le due milanesi, sono prima e seconda. L’Inter è favorita per diversi motivi. A partire dal fatto che è Campione d’Italia in carica con pieno merito, ha dimostrato grande forza nei novanta minuti, compattezza e qualità in mezzo al campo che le altre non hanno. In oltre può schierare la sua formazione tipo. Il Milan è lì in alto perché la seconda piazza se l’è sudata. Agonismo, voglia e determinazione, buona qualità sparsa, ma inferiorità tecnica e assenze croniche anche importanti. Pioli nel suo 4-2-3-1 deve fare a meno della coppia centrale di difesa, come di consueto e dal primo minuto vi sono Kalulu e Romagnoli. Si recupera Kessiè come trequartista dopo la Coppa d’Africa ma non ha certo i novanta minuti nelle gambe, come sulla sponda nerazzurra i sudamericani. Il Milan non deve perdere per sperare ancora di inseguire lo Scudetto. La capolista, davanti di già quattro lunghezze con anche una partita da recuperare non deve perdere per tenere comunque a distanza la sua più temibile rivale. Pronti via ed il Milan con un cross deviato quasi passa avanti involontariamente dopo una manciata di secondi. Poi nei primi quarantacinque minuti sarà solo Inter. Al 9’ minuto bellissima azione con cross di Perisic dalla sinistra che imbecca il quinto di centrocampo sull’altro versante che impatta bene di testa andando in rete. Il goal però è viziato dal fuorigioco del croato prima del suo traversone, quindi tutto da rifare. Handanovic rimarrà inoperoso, per bravura dei suoi compagni. Il Milan non riesce ad imbastire alcuna azione, perché i cugini sono dinamici ed aggressivi quanto i rossoneri, ma meglio padroni del campo. Giroud per vedere qualche pallone deve tornare in mediana e svolge molto lavoro sporco, cosa che Ibrahimovic, assente e non convocabile, non avrebbe compiuto. Saelemaekers. Kessiè e Leao non si accendono mai. Il solo Tonali regge il peso della mediana combattendo con tutti, specie contro il suo compagno di nazionale Barella. Tonali e Maignan su tutti tra i milanisti. Risponde benissimo un paio di volte l’estremo difensore del “Diavolo” ma nulla può quando su calcio d’angolo, la sfera da destra giunge a sinistra e Perisic la piazza di precisione, per l’1 a 0. L’Inter è padrona del campo e potrebbe anche raddoppiare se non fosse per Maignan prima del riposo. Secondo tempo e altra partita. Pioli è conscio di avere tra le mani una squadra inferiore, allora usa le armi più consone ai suoi, ovvero coraggio e determinazione. Infatti il laterale destro belga lascia subito il posto ad un guerriero come Messias e 13’ minuti dopo uno spaesato Kessiè viene sostituito da un motivatissimo Diaz. Nulla che l’Inter non possa gestire. Ma mentre Pioli prova a dare la scossa, Inzaghi a 20’ minuti dal termine sbaraglia i suoi facendo perdere il filo della partita, idee e distanze alla sua creatura. Staffetta per stanchezza tra Luataro con Sanchez, abbastanza logica. Immotivata e troppo conservativa la scelta di cambiare Perisic pe Dimarco. Al 73’ minuto la ciliegina sulla torta. Un pur stanco Calhamoglu, che sa comunque gestire e far girare il pallone, lascia il campo per un Vidal assente. In pratica la “Beneamata” si imballa da sola ed il Milan ha il pregio di essere rimasto in partita sino a quando il suo avversario non ha deciso di seguire un corso di autolesionismo. Al 75’ minuto pareggio rossonero. Sanchez perde palla, come spesso gli capita portandola troppo, a centrocampo. Forse il contrasto è anche al limite del fallo, ma l’errore del cileno è immenso. Ancor più eclatante è il posizionamento in campo dell’Inter. In un “Amen” i tre difensori nerazzurri vengono puntati da ben sei rossoneri senza un solo centrocampista a fare da copertura ed il goal è cosa facile. L’Inter è furiosa è assolutamente poco lucida. Il Milan di nuovo con Giroud ne approfitta e su rovesciamento di fronte il francese si gira in area e beffa un impreciso de Vrij e Handanovic. C’è ancora più di un quarto d’ora per l’Inter per rimediare ai suoi errori, ma gli ulteriori cambi di Inzaghi peggiorano le cose ed il Milan in scioltezza gestisce, vince e si riavventa sulla capolista. Bravo Pioli a usare quello che ha. Ma Inzaghi, dovrà fare un bell’esame di autocritica e strigliare sopratutto i ragazzi ai quali ha dato fiducia e lo hanno tradito.
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A: Inter vs Venezia 2-1. Tre punti ancora alla fine e con tanta fatica
( gennaio 2022 )
Se la capolista, che ha già accumulato 50 punti in ventuno partite, affronta la quartultima che ha quasi un terzo dei suoi punti, dai per scontato non solo il suo successo, ma anche a mani basse e con goleada. I tre punti sono giunti, ma quanta fatica e quanto tempo per conquistarli. L’Inter ritornata dalla sosta natalizia sembra aver smarrito il meccanismo da orologio svizzero che tra novembre e dicembre gli ha permesso di subire pochissime reti, segnare valanghe di goal, con la conseguenza di vincere sempre contro tutti e non solo recuperare il grosso svantaggio che aveva nei confronti di Milan e Napoli, ma di superarle. Non avendo disputato la prima contro il Bologna alla Befana, si sono succedute in Campionato la Lazio e l’Atalanta. Vittoria per 2 a 1 e pareggio a reti inviolate a Bergamo, dopo due battaglie tiratissime. E che dire della Super Coppa Italiana contro la Juventus? 2 a 1 dopo esattamente 120 minuti, Inter in svantaggio e ribaltato il risultato proprio all’ultima azione prima dei rigori. Storia che si ripete anche in Coppa Italia tre giorni fa contro l’Empoli. Altri tempi supplementari per recuperare il 1 a 2 dei toscani, con il pareggio raggiunto al 91’ minuto. In Campionato il copione con il Venezia non muta. Squadra tipo per Inzaghi, mentre Zanetti nel suo 5-3-2 piuttosto accorto e compatto deve fare a meno di diversi giocatori per via del Covid. I meneghini partono subito con il loro grande possesso palla, ma anche avvolgendo i lagunari sbattono sempre contro il muro avversario. Si vede sempre la metà campo veneziana ma nel primo quarto d’ora dovrà solo fare una buona parata Lezzerini, cosa che invece non riuscirà a fare Handanovic. Sul colpo di testa di Henry al 19’ minuto spostato abbondantemente sulla sinistra offensiva del Venezia il numero uno nerazzurro smanaccia sotto la traversa la palla per il vantaggio ospite. Colpa del portiere che poteva fare molto meglio, ma in tutta l’azione, dai centrocampisti ai difensori, tutti sono stati troppo rilassati e poco concentrati nel non intravedere la pericolosità della manovra del Venezia. Dalla discesa iniziale sulla corsia di Perisic e Bastoni, alla marcatura distante da parte di Skriniar e Darmian. Ma non è un caso. Il Venezia non è giunto a San Siro a cercare di respingere i tiri dei padroni di casa. Appena può, vuole ripartire e fare male alla capolista. L’Inter è imballata e si vede anche nelle ammonizioni per interventi in ritardo di Bastoni, de Vrij e Barella. Ha più garra e voglia il Venezia. I calciatori milanesi giocano come se la rete e quindi la vittoria debba giungere automaticamente perché sai di essere più forte. La stanchezza mentale e anche muscolare si sta facendo sentire, viste le quattro gare tiratissime giocate già in soli dieci giorni. C’è poco movimento senza palla da parte di tutti e se ci metti che Lautaro ultimamente sta sbagliando tantissimo e Dzeko è da più di undici giornate che non segna, c’è poco da essere ottimisti. Tuttavia la forza e il carattere, nonostante la non rapidità delle giocate, ci sono e rimangono ben evidenti. I cross arrivano ed è solo quel pizzico di secondo dopo che non permette all’Inter di concludere. A 5’ minuti dal riposo, la spinta produce il pareggio. Dzeko recupera sulla trequarti avversaria in modo sin troppo energico palla, il Venezia non libera bene e sul cross dalla destra giunge poi una bella conclusione interista dalla sinistra dove si oppone bene Lezzerini. Sulla sua respinta però è appostato Barella che non sbaglia. Dagli spogliatoi Dimarco prende il posto di Bastoni per avere più spinta. L’Inter aumenta l’impeto, ma il Venezia non và in panico. E quando pare fatta, ecco che Dzeko si sbaglia anche la rete davanti al portiere. Inzaghi butta dentro anche la forza di Vidal e Vecino. Ma sopratutto la corsa di Dumfriess. A far scoppiare l’urlo liberatorio delle poche migliaia di tifosi interisti sarà proprio l’olandese che al 90’ minuto scappa via sulla fascia destra e come in coppa regala un calibrato cross in area dove il bosniaco questa volta è perfetto nel suo colpo di testa. 2 a 1 e in pieno recupero Sanchez mette Vidal davanti al portiere che lo chiude in uscita. Tre punti sudatissimi contro un battagliero Venezia. Da due punti persi al novantesimo, a due punti riguadagnati che prima della sosta delle nazionali, potrebbero pesare moltissimo al termine della Stagione.
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C.I.: Inter vs Empoli 3-2. Quarti di fatica, ma che spettacolo
( gennaio 2022 )
Grande dilemma per gli allenatori delle big, questa Coppa Italia. Vista come un fastidioso contrattempo in questa fase iniziale, ruba energie e quindi hai solo da perderci. Devi passare il turno altrimenti scendono una valanga di critiche, ma vuoi non stancare ulteriormente i tuoi titolarissimi. Inzaghi punta la carta dell’ampio cambio. Nel suo 3-5-2 vi sono solamente due titolari, ovvero Darmian o Dumfries che giocano entrambi lasciando a riposo Perisic, ed anche Lautaro. Empirica è dir poco la retroguardia, con Radu tra i pali difeso davanti dal trio Dambrosio, Dimarco e centrale Ranocchia. Vidal a centrocampo fa il Brozovic affiancato da Vecino e Gagliardini. A chiudere la coppia d’attacco assieme al “Toro” c’è Correa. Peccato che il match del pupillo del mister non giunga a 180 secondi. Un normale contrasto di gioco crea un problema muscolare che fa uscire l’attaccante nerazzurro in lacrime. Al suo posto entra un indemoniato Sanchez. Andreazzoli, nel suo 4-4-2 fa scendere a San Siro due ex di questo prato verde, ovvero le due punte Pinamonti e Cutrone, che sa tanto di derby. Sta di fatto che nel primo tempo non la vedranno mai. L’Inter, nonostante la squadra piuttosto sperimentale, detta tempi e gioco. Crea subito situazioni pericolose nell’area avversaria e al 13’ minuto è già in vantaggio. Vidal, da regista centrale libera la corsa di Dumfriess sulla corsia destra che pennella un delizioso cross dove il cileno incorna perfettamente per il vantaggio interista. Partita in discesa, ed in effetti il primo tempo è un continuo spreco di occasioni nerazzurre. Lautaro ci mette tanta qualità, ma poca cattiveria e Furlan tra i pali un paio di miracoli li deve compiere. Si va negli spogliatoi con la corazzata meneghina davanti, ma di una sola rete, quindi i giochi sono ancora aperti. Andreazzoli, forte di una classifica tranquillissima ed un gioco sempre piacevole e mai speculativo, cambia dagli spogliatoi subito tre pedine e muta anche assetto tattico. Via una punta e solo Cutrone davanti. Guadagnando però così due registi offensivi alle sue spalle. A parte una ghiottissima occasione sciupata di testa da parte di Ranocchia su calcio d’angolo, i toscani con il nuovo assetto prendono il sopravvento a centrocampo. La difesa interista inizia a non essere più protetta come dovrebbe e la capolista non riesce, a tratti, neppure più ad uscire dalla sua metà campo. E gioco forza, dopo poco più di un quarto d’ora, arriva dopo un batti e ribatti il pareggio toscano. L’Empoli continua a giocare perché vede i Campioni d’Italia in difficoltà, ma se ne accorge anche Inzaghi che dopo quattro minuti dalla rete subita inserisce calibri pesanti come Barella, Calhanoglu e Perisc cambiando quasi tutta la mediana. L’Inter fatica un po' a ritrovarsi e anche se inizia a riprendere quota il suo gioco, l’Empoli non sta a guardare. Prima l’arbitro fischia un rigore per gli ospiti inesistente, ma al 76’ minuto giunge il vantaggio ospite. Su un bel cross da sinistra Cutrone di testa prende la traversa e la palla rimbalza verso Radu per il più classico degli autogoal per un portiere. L’Inter a meno di un quarto d’ora dal termine si trova sotto e fuori dalla Coppa Italia già agli ottavi. Si butta con il cuore avanti la “Beneamata”, ma manca lucidità. Entra anche Dzeko per Gagliardini per una sorta di 3-4-3 inedito. I minuti passano ma al 91’ minuto non è un attaccante, ma il capitano difensore a segnare in mezza rovesciata per il 2 a 2. Via ai tempi supplementari che vedono entrare Sensi per uno stanco Martinez. Si ritorna al 3-5-2 e sarà proprio il fantasista con le valigie in mano per la Sampdoria dopo una buona azione nerazzurra siglare il 3 a 2 finale sullo scadere del primo tempo di recupero. Gli altri 15’ minuti sono di possesso palla interista con Radu che in definitiva non dovrà fare parate. Che fatica passare il turno, e quante meno idee senza Brozovic in mezzo al campo. Complimenti anche all’Empoli per la grande gara disputata, come se fosse una big e partecipando attivamente ad una bella partita di calcio molto aperta.
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A: Atalanta vs Inter 0-0. Intensità equilibrata con grandi difese
( gennaio 2022 )
Si incontrano due squadre con i migliori attacchi, non solo di questa stagione. Siamo quasi a cento reti tra le due nerazzurre lomabarde, da quando è iniziato il campionato in sole venti sfide. La “Dea” si può annoverare oramai tra le grandi, e non è un caso che nelle ultime tre annate ha disputato sempre la Champions e solo quest’anno non è riuscita a qualificarsi per gli ottavi. L’Inter capolista vuole dimostrare di essere non a caso lì davanti a tutte ed inoltre vuole punti per raggiungere il prestigioso traguardo delle due stelle sulla maglietta, simbolo della doppia decina di Scudetti conquistati. I bergamaschi che fanno della forza fisica, del continuo martellamento in pressing la loro arma, oltre ad una buona dose di tecnica e grande velocità d’azione, devono fare a meno di alcune pedine importanti, tra le quali il centravanti Zapata, ma non solo. La società è riuscita comunque a dare a Gasperini una rosa larga e competitiva. Non è un caso che quattro giorni fa rifilò in Friuli ben sei reti all’Udinese. Facilità dunque di andare a segno con il modulo offensivo 4-3-3. lucidità di segnare che ha perso in parte l’Inter. E’ vero che ha vinto la partita d’esordio in Serie A nel Girone di Ritorno e pure la sfida contro la Juventus, ma entrambe per 2 a 1 e faticando molto. I padroni di casa hanno un’occasione d’oro per accorciare la distanza dalla vetta. Vincere vorrebbe dire riaprire nettamente le aspirazioni Scudetto, visto che il distacco ritornerebbe a sole cinque lunghezze. La partita è subito accesa, sportiva ma agonistica. C’è più potenza nelle gambe dei bergamaschi, lo si vede da come aggrediscono i portatori di palla ineristi in ogni zona del campo, ma gli ospiti sono mentalmente sul pezzo e con tecnica di alto livello, almeno in ambito nazionale, riescono a far girare a vuoto l’avversario. Inzaghi dà fiducia a Sanchez, sia per la pesante rete all’ultimo secondo in Coppa, sia per le sue esternazioni post gara. D’Ambrosio sulla corsia destra sposta Skriniar centrale per far riposare de Vrij. Dzeko fa lo smistatore avanzato e proprio sul bosniaco capitano le palle migliori che sia di testa che di piede sbaglia malamente non inquadrando neppure la porta. Ma la vera occasione c’è l’ha proprio il cileno che dopo una bella azione veloce interista, si trova in area spostato sulla destra. Sul suo diagonale forte a mezza altezza è prodigioso Musso. Come al suo pari anche Handanovic in chiusura. Anche il secondo tempo non muta copione. L’Inter fa girare il pallone per creare varchi. L’Atalanta cerca di tenere il suo baricentro il più alto possibile per indurre all’errore l’avversario. Cosa che capita ben due volte, ma sempre l’estremo difensore nerazzurro, nonché capitano interista, ci mette una pezza. Anche il suo collega Musso risponde presente, e dove non può più arrivare lui, come quando è scavalcato dal bel cross dalla sinistra da parte di Dzeko, è un suo difensore quasi sulla linea a salvare un goal già fatto su Darmian. Nessuna delle due si risparmia sino al fischio finale ed entrambe le squadre cercano sino all’ultimo l’intera posta in palio. D’Ambrosio in una splendida triangolazione in area bergamasca da parte dell’Inter, si trova a tu per tu con Musso, ma non inquadra la porta proprio quasi sulla sirena. I due attacchi atomici non hanno prodotto reti. Un pareggio in definitiva corretto per quanto visto in campo. 0 a 0, ma tutt’altro che noioso. Difensori e portieri, quando sono stati chiamati in causa hanno superato gli attaccanti avversari. Più che errori, bisogna dare merito anche a chi si affronta. Una bella partita di calcio che forse accontenta entrambe sia per la classifica che per la prestazione, ma sicuramente farà sorridere il “Diavolo” che ha l’occasione di tornare in vetta prendendosi questa sera tre punti a San Siro contro lo Spezia.
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Super Coppa Italiana: Inter vs Juve 2-1. Inter vincente all’ultimo secondo
( gennaio 2022 )
L’Inter si aggiudica la Supercoppa italiana battendo l’eterna rivale Juventus per 2-1 all’ultimo secondo dei tempi supplementari, portandosi a casa il trofeo che mancava ai nerazzurri dal 2010. L’Inter si è presentata con la formazione tipo, mentre la Juventus deve fare fronte alle assenze di Cuadrado, De Ligt e Chiesa e mette in panchina l’acciaccato Dybala. La partita inizia subito con i nerazzurri che viaggiano a mille. Già al 3’ minuto la prima palla gol della sfida è sulla testa di Dzeko, che gira di testa alto sopra la traversa della porta di Perin. Al 4’ intervento scomposto di Locatelli su Lautaro. Calcio di punizione per la squadra di Inzaghi. Al 6’ Alex Sandro provvidenziale su Dumfries. L’esterno bianconero anticipa l’olandese e si rifugia in corner. Sugli sviluppi del corner occasione di testa per De Vrij che sbaglia di poco. L’Inter non molla e all’11’ su intervento difensivo in area di rigore di Chiellini su Barella ci potrebbero essere gli estremi per un rigore. Ma dopo un breve intervento del VAR l’arbitro raccomanda rimessa dal fondo. I nerazzurri e il suo tecnico Inzaghi, a causa del mancato rigore, si innervosiscono e perdono la grinta ed aggressività dei primi 10 minuti. Alla prima occasione della Juventus al minuto 20, i bianconeri segnano grazie al colpo di testa sotto porta di McKennie per l’1-0. Al 33’ arriva il pareggio su rigore dei nerazzurri, causato da De Sciglio su Dzeko, con Lautaro che non sbaglia dal dischetto e riporta la parità. Al 41’ pericolo per la Juventus con Rabiot che rischia un autogol e sempre Rabiot salva al 45’ un buona occasione per l’Inter. Il secondo tempo inizia con una golosa occasione per Bernardeschi che con un sinistro di prima intenzione spiazza Handanovic ma la palla esce di pochissimo. L’Inter gestisce il pareggio con un ottimo possesso palla e con la Juventus che attende. Al 59’ Dumfries colpisce bene di testa in area di rigore impegnando il portiere bianconero. Perin, attento e sicuro nell’occasione, salva i bianconeri. La partita fino al novantesimo procede senza grosse occasioni. Le due formazioni si studiamo e ciò comporta un calo nei ritmi della partita e nello spettacolo. Si va pertanto ai tempi supplementari, anche se forse visto il periodo invernale e l’emergenza covid sarebbe stato meglio andare subito ai rigori. Nel primo tempo supplementare da segnalare al 96’ l’occasione per Sanchez su colpo di testa che sfiora il palo della porta difesa da Perin. Si salva la Juve. Al 102’ occasione per la Juventus con un tiro di Dybala dalla trequarti ma il suo sinistro termina alto. Nel secondo tempo supplementare ottima occasione per l’Inter su conclusione di Brozovic che tira a botta sicura ma Bentacur si rifugia in angolo. La partita sembra destinata ad arrivare ai calci di rigore, ma al 120’ ci pensa Sanchez a regalare la Supercoppa ai nerazzurri. Su cross dalla sinistra di Dimarco, regalo di Alex Sandro con un tentativo sbagliato di stop in area su cui si fionda Darmian che tocca per Sanchez: più rapido dell’intervento di Rugani, infila all’ultimo secondo Perin per il definitivo gol del 2-1 dell’Inter. L’Inter obiettivamente si è meritata la Coppa visto che è la squadra che tra le due ha creato più gioco, possesso palla e occasioni pericolose. Come sempre la Juventus è stata cinica visto che ha concretizzato praticamente l’unica palla gol che è riuscita a creare ma non è bastato per vincere e nonostante l’ingenuità finale e le assenze ha retto le sfuriate iniziali della corazzata Inter. Purtroppo per i nerazzurri non c’è tempo per festeggiare perché li aspetta una partita difficile contro l’Atalanta mentre la Juventus affronterà in casa l’Udinese.
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A: Inter vs Lazio 2-1. La capolista supera lo scoglio che all’andata fece male
( gennaio 2022 )
Alla prima uscita del Girone di Ritorno, ma anche dell’anno nuovo, la capolista non stecca, anche se le buche dove inciampare le aveva questa sera. Innanzitutto è sempre un’incognita la ripresa dopo una sosta di quasi tre settimane. Eri un rullo compressore prima di Natale e dopo la Befana potresti essere sotto effetti della digestione dei panettoni. In oltre la Lazio, storicamente ha sempre regalato inaspettati dispiaceri alla “Beneamata”. Guarda caso, infine, solo la squadra di Sarri fece assaggiare il sapore della sconfitta nel Girone di Andata ad Inzaghi e ai suoi ragazzi. Nel suo 3-5-2 Inzaghi deve fare a meno della qualità del turco in mezzo al campo e sopperisce a questa lacuna con la fisicità di Gagliardini. La coppia d’attacco vede partire dal primo minuto Lautaro e Sanchez con Dzeko e Correa pronti a subentrare. Il Milan con due vittorie consecutive ha superato i cugini in classifica detronizzandoli dal trono. Piano piano i padroni di casa fanno loro la gara. La Lazio scesa in campo al Meazza, anche se schierata con un offensivo 4-3-3, gioca un po' snaturata per le idee tattiche di Sarri. Più accorta ma comunque aggressiva nel pressing, i biancoazzurri non vogliono far ragionare i padroni di casa. Tuttavia dopo una decina di minuti i nerazzurri prendono il sopravvento e accerchiano l’avversario nella loro metà campo. A Martinez la Var soffoca l’urlo liberatorio della rete segnata. Bravissimo il cileno ad imbeccarlo con un preciso filtrante centrale che lo porta davanti a Strakosha che supera. Purtroppo per l’argentino era scattato per pochissimi centimetri davanti ai suoi due marcatori. I milanesi non si scoraggiano, ma anzi ci credono ancora di più. Già prima Perisic aveva sprecato una buona occasione, ma poco prima della mezz’ora Strakosha dimostra tutti i suoi riflessi. Bellissimo il cross dalla destra ed il “Toro” impatta perfettamente con una mezza rovesciata nello stile del suo repertorio più classico. Ma la manona del portiere devia la palla. Il goal è nell’aria e al 30’ minuto ci pensa un difensore a fare l’attaccante. Su di un traversone in area laziale, la difesa ospite respinge. Da fuori area Bastoni dimostra il suo piede fine e fa partire un tiro a giro, a metà altezza che si insacca quasi a fil di palo, dove Strakosha non può arrivare. Vantaggio meritato abbondantemente, sia per il gioco espresso, che per le occasioni create. Ma l’Inter è ancora in clima natalizio e dopo ben sei partite senza subire una rete, ne regala una in stile Babbo Natale. Da un lancio dalle retrovie a pescare Immobile, Skriniar lascia andare la punta italiana dopo essersi sbracciati entrambi. De Vrij cammina affianco guardando il duello e Handanovic, si lancia sulla palla in terribile ritardo mancando con il guanto la sfera che viene presa da Immobile per l’1 a 1 a porta sguarnita. L’Inter è incredula e trascorre gli ultimi dieci minuti della prima frazione a capire cosa è accaduto. Ancora frastornata una volta scesa in campo nella ripresa, la Lazio quasi ne approfitta con due mezze occasioni, ma i meneghini riprendono quota con il loro consueto gioco fatto di rete di passaggi, aggressione e possesso palla in zona calda. Una bella azione porta Dumfries davanti al portiere laziale che è bravo in uscita a bloccarne il tiro. Nella stessa azione la palla giunge a Perisic che però a portiere fuori causa, centra un difensore che si immola sulla linea. L’Inter nuovamente in controllo annusa il goal e come nel primo tempo, ci pensa un suo difensore. Dal traversone ben calibrato dalla sinistra da parte di Bastoni, Skriniar svetta su tutti e spiazza un immobile e incolpevole Strakosha, che non può far altro che guardare la palla sbattere sulla traversa ed insaccarsi. Inzaghi inserisce energie fresche e la sfida va quasi in congelatore. Non una Inter spettacolare, ma molto decisa, anche a rimediare ad una sua colossale amnesia che poteva costare caro. Ci ha pensato la difesa a fare tutto e concedere i tre punti ed il ritorno al primo posto. Ora sarà una nuova bella sfida a Bergamo contro la macchina da guerra di Gasperini.
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A: Inter vs Torino 1-0. L’olandese scorna un grintoso Toro
( dicembre 2021 )
Il Torino di Ivan Juric, si sapeva, non doveva essere una passeggiata come le ultime due sfide. Ultima e penultima in classifica, ovvero Salernitana e Cagliari, con difese colabrodo e attacchi spuntati, non sono stati ostacoli seri per la capolista. Tutt’altra musica qui a San Siro con i granata piemontesi. Reduci da quattro risultati utili nelle ultime quattro uscite con due vittorie e due pareggi, hanno raggiunto uno stato di forma e di gioco notevoli. Per le prestazioni viste sul campo, con un pizzico di fortuna in più,ma soprattutto un Belotti arruolabile, la classifica del Torino poteva recitare diversi punti in più, a ridosso sicuramente di coloro che lottano per un posto in Europa League. L’Inter la conosciamo, con il suo 3-5-2, aggressivo ma anche avvolgente e tecnico che non lascia ragionare l’avversario. Ma anche al Torino di Juric piace giocare a calcio. Raramente subisce l’iniziativa avversaria. Tende a costruire molto in fase offensiva perché pressa alto e bene, ma allo stesso tempo non si fa mai quasi trovare scoperto. Il suo 3-4-3 meriterebbe delle bocche da fuoco più avvezze alla marcatura. Di fatto per un attacco che risulta essere appena al quindicesimo posto in Serie A, presenta anche la quarta difesa meno battuta del Girone d’Andata. Formazione tipo per Inzaghi, con l’unica forzata sostituzione dello squalificato Barella, con l’esperienza e la forza di Vidal. I padroni di casa partono con il loro consueto possesso palla articolato che vuole ingabbiare nella metà campo il rivale. Ma gli ospiti non sono venuti al Meazza per subire passivamente e alzano subito il baricentro, tanto è vero che spesso la ragnatela di passaggi nerazzurra deve arretrare sino al proprio portiere. Il Torino si fa anche pericolosissimo con Pjaca che mira da fuori l’angolo opposto a quello coperto da Handanovic, impietrito a guardare la sfera che esce di un non nulla. Bastoni si mangia la rete dopo un bell’inserimento ma è micidiale alla mezz’ora il contropiede nerazzurro che parte dalla propria difesa. In cinque si presentano davanti all’area torinese e Brozovic è bravo a fare il velo per l’accorrente Dumfries che piazza un diagonale preciso dove Milinkovic-Savic non può giungere. L’Inter si sblocca, ma il Toro è tutt’altro che in ginocchio. Lo sarebbe se Lautaro davanti al portiere, dopo averlo saltato non spari la palla sull’esterno della rete. Secondo tempo di controllo, per stanchezza da parte dei meneghini, ma anche per la bravura del Torino di pressare continuamente e di tenere aperte le ostilità. Uno stremato Lautaro, poco incisivo questa sera lascia il campo per un fresco Sanchez per una ventina di minuti che ha così il tempo di cogliere un palo prima del novantesimo. Partita dura questa dell’Inter, contro un bel Torino che sta crescendo a vista d’occhio, ma è stata sufficiente la rete dell’olandese che ha dovuto sostituire un pezzo da novanta a inizio stagione come Hakimi. Goal da tre punti pesantissimo che rafforza la leadership nerazzurra in Italia. Ora pausa di Natale ma da gennaio per la capolista partirà un mese di fuoco.
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A: Salernitana vs Inter 0-5. La valanga Nerazzurra di Inzaghi
( dicembre 2021 )
Dopo la penultima in classifica la neo capolista corre in trasferta verso l’ultima e fanalino di coda solitaria. La Salernitana, già ricca di problemi tecnici e di gioco sul campo, scende tra le sue mura amiche con la “Spada di Damocle” sulla testa della spinosa questione societaria. In definitiva, qui non è questione se l’allenatore arriverà a mangiare il panettone, ma l’intero club. Insomma, l’Inter non ha davanti un ostacolo impervio. Piuttosto può essere l’Inter stessa a divenire il suo freno. Queste partite che sulla carta si presentano, sotto tutti i punti di vista, quasi delle formalità, da indurre a schierare tutte riserve, possono divenire la trappola più pericolosa. Nel calcio, ma non solo, quando sottovaluti l’avversario e scendi in campo pensando di aver già vinto, puoi compromettere tutto e durante il corso della gara è difficile cambiare marcia e testa. Il plauso a questa “Beneamata” di mister Inzaghi è quello di non cambiare atteggiamento. Che tu sia il Real Madrid che comanda in Spagna, o tu sia la Salernitana, bisogna giocare con ferocia e voglia di segnare. Una regola non scritta, ma quasi matematica nel pallone è che una formazione con mezzi tecnici inferiori ai tuoi può solo colmare la lacuna con il doppio della fisicità. Ma quando la stessa squadra più forte non molla un centimetro anche sul piano atletico, è praticamente già segnato il risultato finale. I nerazzurri, ultimamente dilaganti in Italia contro chiunque, non mutano copione. 3-5-2 con gioco dinamico e continuo movimento dei calciatori e della palla. Ad affiancare il bosniaco c’è il cileno con Lautaro a riposo, mentre per il resto c’è la squadra titolarissima. Gli ospiti prendono da subito il comando delle operazioni, con possesso palla costante e predominio territoriale. Quasi che senza sforzo apparente la pressione costante possa portare alla rete in automatico. In effetti, dopo dieci minuti i meneghini sono già in vantaggio con una delle loro specialità, ovvero il colpo di testa da calcio d’angolo. Questa volta è Perisic ad incornare. Già c’erano state delle scaramucce prima, ma nulla di troppo eccitante. I padroni di casa non sono arrendevoli e ci mettono tanta corsa ma anche dedizione. Coperto in difesa con un solido 5-3-2 si affidano alla classe di Ribery e alla velocità di Simy per le ripartenze, ma l’Inter è sempre lì a centrocampo a recuperare palla. Quando in un contropiede i nerazzurri si fanno trovare impreparati è l’esterno della rete a salvare Handanovic. Contropiede micidiale al 33’ minuto dell’Inter che invece porta il doppio vantaggio con Dumfries, che fa tremare la traversa con la sfera che rimbalza dentro la linea di porta. I compagni lo cercano molto perché la sua corsa ed il tempo dell’inserimento stanno crescendo notevolmente e già prima era andato vicino alla segnatura ma era stato bravissimo Fiorillo ad allungarsi e deviare in angolo. Tornati dagli spogliatoi forti già di un 2 a 0, a chiudere le ostilità ci impiega solo 7 minuti Sanchez dopo una bella azione di gruppo. Altri 4’ minuti e Inzaghi inzia la sua opera di cambi con l’uscita proprio del cileno, oltre che di Barella e Bastoni, per Dimarco, Vidal e Lautaro. Cambiano gli interpreti, ma non il copione. I milanesi continuano il loro gioco senza dare punti di riferimento. Difficile per la Salernitana, ma per tante altre compagini fare del male a questa Inter, sopratutto perché non hai quasi mai il pallone tra i piedi. Avanti di tre reti, la capolista continua a voler recuperare sfera in ogni zona del campo e a costruire con triangolazioni davanti all’area dei granata. Così giunge anche il poker di Martinez e a 180 secondi dal novantesimo anche, per inerzia, la firma sul tabellino dei marcatori da parte di Gagliardini entrato per far rifiatare Brozovic. Sfida facile, ma resa tale anche dall’atteggiamento da big consapevole che ha avuto l’Inter e su questo va anche dato merito al suo allenatore. Con il plus di una gradevolezza di gioco evidente e mai fine a se stessa. Ora che l’Inter ha fatto il suo e sfruttato al meglio il turno favorevole, potrà stare alla finestra e vedere cosa accadrà tra Milan e Napoli, oppure tra Atalanta e Roma, tre delle sue più agguerrite avversarie.
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A: Inter vs Cagliari 4-0. La nuova capolista gioca contro Cragno
( dicembre 2021 )
Quando una squadra perde per quattro reti a zero e il suo portiere merita un otto in pagella il lunedì, è indicativo dell’andamento della gara. In attesa di vedere questa sera come si comporterà all’Olimpico la Roma di Mourinho, Inzaghi arrivava per ultimo sapendo già i risultati di tutte le altre. Solo l’Atalanta, faticando parecchio a Verona è riuscita a vincere tra le squadre che avevano giocato in settimana in Coppa. Juve e Milan fermate sul pari e addirittura Lazio e Napoli sconfitte. Le scorie europee si son fatte ben sentire, ma quale occasione più ghiotta per superare i cugini e balzare al primo posto solitario? In difesa de Vrij è centrale e linea di centrocampo titolare, considerando Darmian indisponibile. Davanti a dare supporto a Lautaro non c’è il bosniaco, tenuto a riposo, ma il cileno. Il Cagliari dell’ex mister Mazzarri, viene al Meazza con un robusto 5-3-2, forte di ben quattro pareggi consecutivi nelle ultime quattro uscite e del suo gioiello Pedro che oltre a far girare la squadra è già a ben nove centri in Serie A quest’anno. I padroni di casa partono decisi, ma senza pigiare sull’acceleratore. Il possesso palla è subito meneghino e la metà campo più calpestata è quella sarda. Ma i cagliaritani non stanno a guardare. Salgono molto bene nel pressing e i tre difensori nerazzurri spesso devono rifugiarsi dalle parti di Handanovic. Capitano dell’Inter che nel primo quarto d’ora deve fermare una bordata in diagonale dopo un bel contropiede ospite. Rimarrà l’unico intervento di nota dell’estremo difensore nerazzurro. Con pazienza il suo gioco avvolgente e a tutto campo, fa girare a vuoto i ragazzi di Mazzarri che sprecano tanta energia per accorciare sui centrocampisti nerazzurri. Oltre tutto Inzaghi sta facendo assimilare sempre di più le sue idee di calcio dove anche gli esterni di difesa possono divenire attaccanti aggiunti o suggeritori offensivi, senza per questo rimanere scoperti. Il metronomo in mezzo al campo rimane sempre Brozovic ma tra Barella e Calhanoglu o gli esterni stessi tutti possono divenire costruttori di gioco e allo stesso tempo anche recuperatori di palloni vaganti. Le stesse due punte interiste si muovo tantissimo non lasciando riferimenti certi ai difensori cagliaritani e sono i primi ad accorciare a centrocampo. Dopo il primo quarto d’ora senza fatica apparente tra calci d’angolo e cross insidiosi i nerazzurri sono lì a costruire potenziali occasioni da rete. Al 29’ minuto proprio dalla bandierina arriva il colpo del “Toro” che porta in vantaggio i suoi. Il Cagliari non si scompone, ma l’Inter continua a comandare il gioco e tenere in apprensione tutta la retroguardia sarda. Prima del riposo su una bella verticalizzazione Dumfries si trova a tu per tu con Cragno che in uscita lo travolge. Ammonizione per il portiere e rigore per i lombardi. Sul dischetto Martinez sbaglia ancora e si va negli spogliatoi con un po’ di amaro in bocca perché hai dominato è hai sciupato il colpo del k.o. Questa però, sembra un’Inter cresciuta di testa. Davanti hai la penultima in classifica, quindi non un ostacolo insormontabile, ma il calo di tensione e concentrazione può essere sempre dietro l’angolo. Il secondo tempo è un vero e proprio tiro al bersaglio verso Cragno. Dopo 5’ minuti, Barella, bravissimo nel gesto tecnico, scodella un traversone dalla destra a centro area e Sanchez è una lepre ad arrivare in mezzo ai marcatori e battere al volo un incolpevole Cragno, che para di tutto di più anche con uscite disperate. Al 66’ minuto il turco triangola sulla tre quarti avversaria con i compagni, si mette in proprio e dal limite dell’area fa partire una saetta imprendibile. Due minuti dopo dalle retrovie un lancio lungo è fermato benissimo in corsa da Martinez che con un tocco d’esterno supera Cragno in uscita. E’ già poker, ma anche andando al piccolo trotto e dopo aver cambiato cinque giocatori e inserito ragazzi come Satriano e Zanotti, l’Inter è sempre dalle parti di Cragno che fa quel che può, salvato anche dalla traversa dopo una botta da fuori del cileno. Inter nuovamente in vetta con una prova convincente, anche se il Cagliari ha mostrato il perché della sua posizione in classifica. I giocatori si divertono e hanno fame, ma per ora la cima ha già dato le vertigini a Napoli e Milan.
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CL: Real M. vs Inter 2-0. Ancora troppo fragile per le big europee
( dicembre 2021 )
La tensione non c’era qui a Madrid per i nerazzurri. Il tagliandino per il passaggio agli ottavi della Champions League era stato già staccato alla quinta giornata del Girone. Da dieci anni non capitava, quindi il più era stato già compiuto. Ma dopo le incoraggianti vittorie in Campionato, condite da un bel gioco, tante occasioni da reti create e abbastanza realizzate, ora c’era davanti una bella prova di maturità. Contro gli spagnoli, l’Inter se riuscisse a vincere, li supererebbe e taglierebbe il traguardo per prima con evidenti benefici al momento di essere accoppiati agli ottavi. Tuttavia, quello che sta dietro a questa gara va al di là del risultato in sé, ma all’approccio in una gara di altissimo livello. Andare a giocare a Madrid, contro la leggenda di questo elitario torneo come il Real, è un bel banco di prova di crescita, per verificare a che livello i Campioni d’Italia sono giunti. Ebbene la partita è terminata con un 2 a 0 per i padroni di casa, con una rete per tempo, che potevano essere anche di più, se contiamo un paio di salvataggi in estremis ed un palo e mezzo. Ma, e c’è un ma. Per tutto il primo tempo i nerazzurri hanno comandato il match. Possesso palla totalmente interista, ma per nulla sterile. Costantemente da subito nella metà campo spagnola. Svariate le possibilità di andare al tiro interista ma la mira non è delle migliori. L’Inter colleziona cross e calci d’angolo a ripetizione, ma al momento della conclusione c’è sempre un madrilista a respingere. Alla prima occasione però, al 17’ minuto i padroni di casa passano. Kross da limite dell’area meneghina, ha tutto il tempo di stoppare, mirare e tirare un bel diagonale che supera Handanovic. Barella è in netto ritardo sulla chiusura, ma gli ospiti italiani non si scoraggiano e continuano a macinare gioco. Dall’altra parte però, c’è un Real Madrid in stile Ancelottiano, tosto, compatto e che non si scompone mai. Per quanto l’Inter si impegni in triangolazioni sul breve sulla trequarti avversaria e avvolga sulle fasce, il Real Madrid non rischia veramente mai di capitolare e Courtois non dovrà effettuare parate miracolose. Piuttosto i milanesi rischiano in contropiede. Inzaghi nella ripresa, dagli spogliatoi fa subentrare immediatamente Dimarco, lasciando in panchina l’esterno olandese, per avere un’arma in più in attacco, ma tranne un’occasione sciupata da Barella, la spinta interista pian piano si affievolisce. Inzaghi capisce la situazione e ne cambia dopo un quarto d’ora ben tre, sia per dare più energia alla manovra con Vidal, Vecino e Sanchez, sia per dare respiro a gente come Brozovic, Calhanoglu e Dzeko. Neppure il tempo per loro di entrare in partita che Barella, dopo due minuti si fa espellere per fallo di reazione, evitabile, lasciando i suoi compagni in inferiorità numerica. Se la gara era già difficile ed in salita, ora è veramente allo stato dell’impresa. Il Real controlla e rischia di segnare, ancora, cosa che accade al 79’ minuto, con un preciso colpo da bigliardo di Asensio che lascia impietrito Handanovic e non solo. Uscito anche Lautaro, combattivo ma mai troppo lucido, l’Inter nel suo 3-4-1-1, non può più pungere e la gara termina così. Una sconfitta che evidenzia il diverso potenziale in campo, oltre che per la diversa esperienza che le due squadre hanno a livello internazionale. Peccato, esame non superato, ma considerando la serata non perfetta di diversi suoi uomini chiave, uno su tutti Barella, ma sopratutto un approccio giusto e propositivo almeno per un’ora, l’Inter di Inzaghi può crescere ancora. Magari a febbraio oltre a essere bella, sarà anche più cattiva e decisa contro un’altra big europea.
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A: Roma vs Inter 0-3. Prova di forza dell’Inter e Roma schiantata a Roma
( dicembre 2021 )
Ti aspetti da una squadra di Mourinho una gara di orgoglio e intensità senza pari. Dopo essere caduta, inaspettatamente a Bologna quattro giorni fa, i giallorossi devono e vogliono riscattarsi anche per non perdere il treno del quarto posto lontano già sei lunghezze. Il problema dello “Special One”, sono le assenze pesanti in ogni reparto, specie in attacco, che gli fanno disegnare un 3-5-2 di buon livello, ma non all’altezza di una sfida così difficile. Come dichiara anche Inzaghi nel post partita, la stessa Inter non ha in campo gli undici titolari, tra le defezioni di Darmian, de Vrij e l’affaticamento di Lautaro. La differenza la si sente nella profondità e qualità della rosa, almeno in ambito nazionale. Il Milan ha appena vinto in casa allungando sull’Inter nell’anticipo di questo sabato e ciò potrebbe mettere un po' di tensione aggiuntiva ai nerazzurri. Che di fatto nei primi cinque minuti partono nel loro 3-5-2 piuttosto guardinghi. La Roma, infatti inizia decisa con Zaniolo, Mkhitaryan e Veretout tra i più dinamici e convinti. Ma è solo un modo per i meneghini di studiare in tutta tranquillità l’avversario senza correre pericoli. Dopo una decina di minuti, la “Beneamata” inizia a macinare il suo gioco fatto di possesso palla e movimento. Al quarto d’ora ecco che la sfida prende la sua piega. Corner battuto dalla sinistra offensiva nerazzurra. Calhanoglu, dalla bandierina calcia un tiro a giro insidioso a scendere sul primo palo che beffa tutti e passa tra le gambe di un non irreprensibile Patricio. Vantaggio che spacca la gara e tutti i problemi dei capitolini emergono impietosi. L’Inter senza difficoltà cresce a dismisura prendendo controllo pieno del match. Il primo tempo diviene una lezione di calcio totale. Senza sforzo apparente gli ospiti schiacciano i padroni di casa nella loro metà campo senza fargli vedere e toccare sfera. Esemplare l’azione del raddoppio. Nella trequarti avversaria, spostata sulla sinistra offensiva, l’Inter scambia nello stretto tra cinque sei giocatori che si muovono smarcandosi in pochi centimetri. Di nuovo Calhanoglu detta in area l’assist arretrato in mezzo all’area per Dzeko che anticipa il suo marcatore e insacca per il 2 a 0. Il bosniaco per rispetto alla sua ex squadra non esulta, ma lo fa Inzaghi dalla panchina e tutti i tifosi interisti. Veramente spettacolare l’azione del raddoppio, degna delle triangolazioni magiche del Barcellona di Guardiola. Ti aspetti una reazione da parte della Roma ed invece il nulla assoluta. Ma anche quando la Roma va vicino a riaprire le ostilità, sul tiro ravvicinato si butta Dumfries a salvare la situazione. L’Inter continua a macinare gioco, senza dare l’impressione di faticare nel farlo. Classica azione degli esterni interista al 39’ minuto. Sale Bastoni sulla tre quarti romanista e pennella dalla sinistra un delizioso cross ad uscire nell’area piccola, perfetto per essere raccolto in tuffo dal quinto di centrocampo dall’altra parte del campo. Infatti è l’olandese, sostituto di Darmian a segnare il 3 a 0. Partita chiusa nel primo tempo. In effetti ci sono ancora 45’ minuti da giocare più recupero e ancora può succedere di tutto. Tuttavia la Roma ha perso nervi, garra e rientra dagli spogliatoi con la consapevolezza che solo l’avversario può regalarti le azioni da goal, per evidente superiorità. L’Inter per rispetto del suo ex condottiero del “Triplete”, che affronta per la prima volta da quella famosa annata, gestisce nella ripresa la palla. Non subisce nulla e non affonda nel burro. Tiene l’energia per la gara di settimana prossima in Champions e deve fare anche a meno di Correa per problemi muscolari. Inzaghi cerca di fare riposare un po' tutti coloro che corrono maggiormente, tranne sempre il metronomo Brozovic. A dieci dal termini una sassata da fuori da parte di Zaniolo dà l’evidente impressione della rete, ma tale rimane, visto che la palla sfonda certo la rete ma dall’esterno. Poca cosa la Roma, almeno questa Roma incerottata per i Campioni d’Italia. L’Inter supera l’ostacolo con una tale facilità che quasi non la prendi in considerazione come test probante. Troppo assente l’avversario oppure sei stato troppo forte tu? In tanto Inzaghi ha tenuto il passo di Pioli.
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A: Inter vs Spezia 2-0. Metà squadra vince e convince
( dicembre 2021 )
L’Inter piega lo Spezia per 2 a 0, portandosi, grazie al pareggio della capolista Napoli, sempre più vicina alla vetta della classifica. Nella prima frazione di gioco del primo tempo i nerazzurri spingono ma non riescono a concretizzare il gol. Nei primi minuti Correa mette in chiaro allo Spezia che l’Inter vuole vincere. Al 4’ Correa in area, doppio passo e sinistro: la deviazione di Hristov manda la palla in angolo. Ancora l’attaccante argentino dal limite cerca il destro a giro, palla che termina di poco a lato al minuto 10. Al 20’ un piccolo accenno di vita da parte dello Spezia con Sala che calcia dalla distanza ma blocca Handanovic. Al 26’ primo squillo dell’attaccante argentino Lautaro che incrocia dal limite con il destro ma la palla va di pochissimo a lato. Finalmente al 36’ arriva il vantaggio dell’Inter. D’Ambrosio serve Lautaro Martinez che con un tacco premia l’inserimento centrale di Gagliardini, destro potente dal dischetto che fredda Provedel. 1-0 per i nerazzurri. Poco dopo al 41’ prova l’Inter a raddoppiare con Correa che si libera di due avversari in area e calcia di potenza ma Kiwior in spaccata manda in angolo. Finisce al 46’ il primo tempo con brivido e miracolo di Handanovic: sull’angolo, colpo di testa di Amian ma il portiere di riflesso respinge. Il secondo inizia con l’Inter che prova a mettere in cassaforte il risultato. Al 52’ destro potentissimo dell’attaccante argentino da dentro l’area, il montante della porta salva Provedel. Un minuto dopo ci prova anche Chalanoglu che sugli sviluppi dell’angolo con un destro potentissimo del turco che Provedel respinge. Al 56’ giusto rigore per l’Inter. Kiwior ferma la conclusione di Lautaro Martinez con il braccio in area di rigore e sempre Lautaro segna per il 2-0. Al 61’ Lautaro Martinez serve di prima Calhanoglu che da due passi prova ad alzare il pallone ma è attento il portiere che respinge di pugno. Negli ultimi minuti prova lo Spezia a rimettersi in corsa, nonostante il 2-0, chiudendo in avanti la partita. Al 84’ con una conclusione improvvisa della punta Manaj, ancora attento Handanovic in presa e due minuti dopo su colpo di testa dell’esterno Gyasi ma ancora Handanovic blocca a terra. Si conclude la partita con una vittoria dell’Inter. Nella prima frazione, i nerazzurri hanno spinto e creato tanto ma non sono riusciti a trovare la via del gol. Ci pensa il centrocampista azzurro, che grazie ad un’azione corale con D’Ambrosio e Lautaro Martinez, riesce a sfondare il muro dei liguri. Anche nel secondo tempo, la formazione di Inzaghi crea tanto ma solo il rigore dell’attaccante argentino consente all’Inter di mettere in sicurezza il risultato e portare a casa tre punti. Questo è un po' il “problema” dell’Inter. Tanti tiri ma pochi gol. Forse ciò è dovuto alla stanchezza di alcuni elementi importanti che non riescono a trovare la lucidità di mettere in rete. Pochi errori da parte della formazione nerazzurra in altri settori del campo e ottimi segnali che il gruppo è solido e motivato anche da coloro che non giocano molto come Gagliardini e D’Ambrosio. Il prossimo impegno dei nerazzurri sarà contro una Roma in crisi ma dubitiamo che nonostante ci sia l’amico allenatore Mourinho, i lupi lascino passare senza problemi l’armata nerazzurra.
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A: Venezia vs Inter 0-2. Prova di maturità e di qualità
La sbornia post festeggiamenti della settimana poteva far pagare il conto al gruppo di Inzaghi. In quattro giorni hanno battuto la capolista partenopea, per la loro prima sconfitta stagionale in Campionato. Non solo, perchè allo stesso tempo avevano accorciato anche sull’altra capolista, complice la sconfitta da parte dei cugini a Firenze. Ciliegina sulla torta, la vittoria contro i turchi in Champions, che è valsa il tagliando per gli ottavi dopo una decade. Insomma vi era motivo per festeggiare e perdere conseguentemente la concentrazione, Anche perché le fatiche mentali e fisiche di due partite così importanti e tirate, possono costarti caro. Specialmente quando davanti hai una squadra che, è vero che lotta per non retrocedere, ma gioca un buon calcio. Il Venezia, oltretutto, viene da ben tre risultati utili consecutivi con due vittorie, Roma e Bologna ed un pareggio. Ciò la sollevata in alto a ben sei lunghezze dal terzultimo posto. I padroni di casa giocano con un 4-5-1 coperto che non produce tanti goal, anche se la sua punta avanzata Okereke è già a quattro marcature, ma ha il pregio di non subirne tante di reti, avendone incassate appena quattro in più della stessa Inter. Ospiti che prendono subito il controllo della gara senza apparire frenetici e forsennati nel proprio pressing. Novità arretrata è vedere Bastoni centrale, per un affaticato Ranocchia, non certo più abituato a giocare ogni tre giorni. Davanti ad appoggiare il bosniaco c’è l’estro di Correa, con Lautaro in panchina pronto a subentrare. La linea a cinque di centrocampo è quella titolarissima, ma sembra che la fatica non sia presente. Il Venezia prova a pressare anche alto quando l’Inter esce palla al piede dalla propria difesa, ma la tecnica che porta a passaggi precisi ed il continuo movimento dei nerazzurri, fa sì che il portatore di palla interista, abbia sempre almeno un uomo libero al quale appoggiarsi. L’Inter inizia a scaldare la retroguardia veneziana con triangolazioni rapide davanti alla loro area. Dopo poco più di una mezz’ora di gioco ecco il colpo da bigliardo. Calhanoglu da fuori trova il pertugio dove far passare la sfera a fil di palo superando Romero. Non è un Inter devastante che brucia l’erba, ma molto gradevole da vedere e dinamica. I padroni di casa non hanno quasi mai la sfera per imbastire azioni degne di nota, ed i numeri parlano di soli tre tiri effettuati totalmente, contro gli oltre venti dei nerazzurri. Se bisogna fare un appunto, che lo stesso Inzaghi sottolinea nel post partita, è nel creare tanto e segnare poco. Anche in Champions, in cinque gare la “Beneamata” ha il record europeo di conclusioni verso la porta avversaria con ben 100 conclusioni. 8 reti segnate sono un bottino ben magro per questa mole di lavoro offensivo. Ma a guardare Venezia vs Inter, si capisce anche che cè tanto dispendio di energia in corsa da parte di tutti giocatori. Quindi quando si giunge dinanzi alla porta non si è più così lucidi sbagliando anche occasioni semplici. Per tutta la sfida gli ospiti giocano con grande qualità, mantenendo i reparti corti, senza sfilacciarsi mai, nonostante le sostituzioni. Se arrivano i compimenti dopo una sconfitta, anche dall’avversario, cosa rarissima, vuol dire che hai giocato bene e meritato. Ma anche con l’ingresso nella ripresa di Martinez, l’Inter sbaglia troppo negli ultimi dieci metri. Non sempre chi hai davanti è una formazione come i lagunari, che non sono micidiali davanti e ti fanno il goal alla prima occasione che gli lasci. Il raddoppio giunge, ma all’ultima azione in pieno recupero su rigore. Martinez questa volta non sbaglia, ma non c’era pressione visto che la sfida era terminata. Tre punti che portano le due capolista distanti una sola lunghezza e su di loro una certa pressione. Specie sul Napoli che ospiterà la Lazio dell’ex Sarri. Una bella Inter, senza dubbio. Ma saprà esprimersi con questa sicurezza anche con altre big per tutti i novanta minuti?
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C.L.: Inter vs Shakhtar D. 2-0. Dieci anni di attesa, ma ora gli ottavi sono arrivati
( novembre 2021 )
Poteva sembrare l’ennesimo appuntamento di lusso, al quale la “Beneamata”, aveva declinato l’invito. Invece, questa volta, tutto è avvenuto, come i tifosi della squadra del “Biscione” si attendevano. Seconda in classifica alle spalle del Real Madrid, a San Siro, davanti ai propri sostenitori, nonostante un orario infrasettimanale insolito, tardo pomeriggio, l’Inter con una vittoria, può strappare il tagliando del passaggio del Girone, quanto meno come seconda classificata. Davanti, un avversario abbordabile, ma che dopo la sonante vittoria in semifinale di Europa League di due anni fa, è divenuta una bestia nera per gli attaccanti nerazzurri. L’anno scorso due pareggi a reti inviolate, nonostante le numerose azioni da reti create, decretarono l’abbandono dall’Europa, totalmente, visto che Conte giunse quarto nel Girone, praticamente identico all’attuale. A fine settembre, in quello attuale di Girone di Champions, medesimo 0 a 0 con l’Inter capace di divorarsi un paio d’occasioni nitidissime. Formazione tipo per Inzaghi quest’oggi, con Ranocchia nuovamente a fare da vice de Vrij. I padroni di casa partono bene, non fortissimi perché sanno che la partita è lunga e a bene vedere, la formazione di De Zerbi, nelle quattro gare qui disputate, è quella che ha messo più in difficoltà i nerazzurri. Il 4-5-1 turco, ma alla fine con ben otto brasiliani in campo, è molto mobile e tecnicamente valido, ma l’Inter controlla la gara. Seppur il possesso palla sia in mano maggiormente agli ospiti, esso è piuttosto sterile, perché quando la sfera è tra i piedi dei meneghini, è spesso nella tre quarti avversaria per fare male. Dopo i primi venti minuti dove la pressione è presente, i lombardi iniziano a premere sull’acceleratore. Tanto da sbilanciarsi e rischiare un paio di contropiedi pericolosissimi. Ma allo stesso tempo l’Inter si mangia almeno tre occasioni facilissime per passare in vantaggio. 1 a 0 che arriva già nel primo tempo su diagonale di Perisic, ma sulla stessa azione Darmian precedentemente era in fuorigioco. Si và al riposo con il consueto 0 a 0, che sarebbe il quarto consecutivo contro lo Shakhtar. La ripresa vede il copione non mutare. Gli ospiti cercano di tenere palla per colpire in contropiede, ma è l’Inter che vuole con decisione la vittoria. Le giocate si velocizzano e la pressione aumenta. Tra portiere e difensori, c’è sempre qualcuno dei turchi che evita che la palla, all’ultimo, si insacchi. L’Inter passa con una mezza girata al volo di Lautaro, ma l’arbitro annulla per presunta spinta dello stesso Martinez per liberarsi al tiro. Dopo un quarto d’ora scatta il momento Dzeko. Siamo al 61’ e su azione insistita dei padroni di casa, Darmian va al tiro, ma trova ancora un muro. La palla esce dall’area piccola, ma si avventa per primo il bosniaco che scaraventa tutta la sua voglia di successo. Trascorrono appena 5’ minuti ed è bellissima la volata sulla corsia sinistra del croato, che giunto sul fondo, disegna una parabola deliziosa per Dzeko che di testa deve solo appoggiare. L’Inter continua a giocare, nonostante ora comandi sul 2 a 0, almeno sino a quando Inzaghi a 10’ minuti dal termine non cambia metà squadra. Quasi i turchi la riaprono ma il palo salva Handanovic. E’ finita e l’Inter con merito non solo vince ma potrà attendere l’urna che deciderà la sfidante agli ottavi di Champions, dopo ben 10 anni. Anche con un turno d’anticipo.
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A: Inter vs Napoli 3-2. Inter accorcia per tutti, ma che paura nel finale
( novembre 2021 )
L’ennesimo big match dinanzi e Inzaghi qui si gioca moltissimo. Sino ad ora, tra Juve, Atalanta, Lazio e derby, tre pareggi ed una sconfitta. Poco, troppo poco per ambire alla vetta e alla difesa del proprio “Tricolore” sulla maglia. Il Napoli di Spalletti ha davanti un’opportunità rara. Tenere a distanza i “Campioni d’Italia”, oppure cacciarli a ben dieci lunghezze, oltre a infliggerli un bel colpo al morale. Senza scordare la caduta dell’altra capolista che porterebbe i partenopei in una cima solitaria. Inzaghi, invece, vuole approfittare dell’occasione per accorciare in novanta minuti sulla coppia di lepri. Spalletti si presenta al Meazza con la sua formazione tipo ed il suo 4-5-1, è un mascherato, vero, offensivo 4-3-3 con la sua punta centrale Osimhen a far paura quanto, quasi, l’anno scorso ne faceva l’ex interista Lukaku. La partita è subito accesa, anche se i padroni di casa non sono al meglio. Al centro della difesa manca de Vrij e al suo posto c’è il veterano Ranocchia e davanti riposo per lo stremato bosniaco per la coppia d’attacco tutta argentina. La linea di centrocampo a cinque è quella confermata, seppur Barella e Brozovic non riescano mai a trovare un turno di intero riposo. In effetti questo lo si nota in campo dopo un quarto d’ora. Proprio il centrocampista ex Cagliari, perde palla a centrocampo e gli ospiti partono velocissimi con Insigne che dalla sinistra suggerisce davanti all’area a destra per Zielinski, che fa partire un terra-area che piega il guantone ad Handanovic. Padroni di casa in svantaggio, nonostante un buon possesso palla e territoriale, oltre ad una maggiore pericolosità offensiva. Le preoccupazioni dei nerazzurri durano appena sette minuti. In una bella manovra d’attacco, Darmian giunge sulla destra e crossa basso al centro. Barella al volo colpisce bene e anche se involontariamente, il colosso della difesa Kuulibaly intercetta con il braccio troppo largo. Sul dischetto Calhanoglu spiazza Ospina. Equilibrio ripristinato. La partita decolla sempre di più ma è l’Inter a tenere le file del gioco e sovente gioca nella metà campo avversaria, mantenendo comunque un certo equilibrio di squadra. Quando sembra di dover andare al riposo sul pari, ecco che l’incornata di testa da parte di Perisic su corner battuto dalla sinistra offensiva, supera di poco la linea di porta per il 2 a 1 interista. Numeri alla mano, il risultato è quello giusto. La ripresa è il continuo di come è terminato il primo tempo, ovvero i meneghini a fare la partita, non lasciando spazio alla costruzione d’attacco napoletana. Una bella ripartenza dopo un’ora di gioco porta i lombardi al doppio vantaggio. L’Inter recupera palla e Correa taglia letteralmente il campo a metà, serve in area sulla destra Lautaro che con il suo diagonale, torna al goal su azione e porta sul 3 a 1 i padroni di casa. I meneghini hanno la sfida in pugno, ma i cambi da entrambe le fazioni mutano ad un quarto d’ora dal termine l’inerzia del match. Spalletti sostituisce Lozano e Insigne, dopo aver già cambiato per infortunio Osimhen al 55’, per Elmas e Mertens. Nulla di troppo pericoloso? Se non quando Inzaghi nello stesso frangente fa uscire Barella e Lautaro per Gagliardini e Dimarco. Di fatto i nerazzurri perdono pian piano corsa, intensità e metri e abbassano troppo il baricentro. Il Napoli prende il sopravvento e schiaccia a tratti l’avversario nella propria metà campo. Bastano appena 3’ minuti a Metrens per siglare con un eurogol il 3 a 2. Incubi per Inzaghi e in pieno recupero Handanovi devia una palla sulla traversa e sull’ultima azione nuovamente Mertens va vicino al raddoppio. Fortuna per la “Beneamata” che l’arbitro fischia e Inzaghi vince il suo primo big match e recupera sulla vetta. Una bella partita, che l’Inter gioca bene e merita per gran parte dei novanta minuti, ma nuovamente cade nell’errore di gestire la gara con timore sul finale. Imparerà la lezione?
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C.L.: Sheriff vs Inter 1-3. Vittoria netta per essere padroni del proprio destino
( ottobre 2021 )
L’Inter vince 3 a 1contro lo Sherrif ed è padrona del suo destino in Champions, piazzandosi seconda nel suo girone. Adesso la squadra di Inzaghi ha il match point contro lo Shaktar Donetsk per archiviare la qualificazione agli ottavi. L’Inter inizia subito molto aggressiva e vogliosa di portare a casa un risultato positivo. Già all’8’ ci prova con Vidal che non calcia ma serve Lautaro che da centro area manca l’impatto con il pallone. Altra occasione al 18’ su corner di Dimarco, Dzeko sul secondo palo di testa per poco non inquadra la porta. Ancora al 29’ su corner di Dimarco, tocca il portiere dello Sheriff Athanasiadis, Lautaro ci prova due volte senza successo. Nella stessa azione Cristiano in area anticipa Lautaro, pallone a Darmian che conclude con il destro ma non trova la porta. L’Inter non demorde e al 34’ l’attaccante bosniaco Dzeko si libera in area, ma sbaglia proprio davanti a Athanasiadis. Altra occasione al 39' con un palo di Lautaro Martinez, con un tiro da fuori area. Finisce il primo tempo a reti bianche ma con l’Inter che fa la partita. Il secondo inizia come finisce il primo con l’Inter sempre in avanti e finalmente gli sforzi vengono premiati al 54’ con un passaggio di Vidal per Brozovic, il croato con una finta si libera di due avversari e di destro trafigge Athanasiadis. Ma l’Inter non si ferma e vuole mettere in sicurezza il risultato. Ed infatti al 66’ raddoppio dell’Inter su corner di Brozovic, Athanasiadis salva su De Vrij e Skriniar ma non può nulla sul tap-in del difensore slovacco. Ma è al minuto 82 che l’Inter cala il tris. Su lancio di Brozovic, Sanchez in area salta Dulanto e di destro batte Athanasiadis. Finisce al 92’ , con lo Sheriff che segna grazie a Traore che di testa trova la rete della bandiera. L’Inter vince con facilità e raddrizza il suo percorso in Champions, dopo un primo tempo complicato dal punto di vista del goal, ovvero con tante occasioni ma zero reti, nella ripresa i gol di Brozovic, Skriniar e Sanchez regalano ai nerazzurri la vittoria e i tre punti. Una vittoria convincente anche in vista del derby, partita che gli uomini di Inzaghi non possono sbagliare se vogliono rimanere attaccati alle prime in campionato. La squadra nerazzurra è apparsa concentrata e lucida sopratutto nel secondo tempo anche se già nel primo tempo meritavano il vantaggio. Segnale positivo anche il fatto che nelle ultime 5 partite sono state mandati a rete 9 giocatori diversi e ciò vuol dire che tutti giocatori sono pronti e lucidi nel far bene quando è il loro turno. Da oggi si pensa al derby, il tempo per preparare la partita è poco, ma la vittoria contro lo Sheriff mette più serenità per recuperare il distacco anche in campionato.
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A: Inter vs Udinese 2-0. La doppietta di Correa scardina l’Udinese
( ottobre 2021 )
Dopo il ritorno al successo in trasferta contro l’Empoli, senza subire rete, cosa insolita, a San Siro Inzaghi ospita i bianconeri friulani di Luca Gotti. L’Udinese, reduce da ben quattro pareggi consecutivi, non viene a Milano per interrompere la sua serie positiva ed il suo 3-4-3 parte dal primo minuto anche in modo offensivo, impegnando quasi subito Handanovic, con una conclusione centrale che viene bloccata a terra. Tuttavia Inzaghi deve prendere nota del posizionamento completamento errato della sua linea difensiva troppo schiacciata sul portiere, ed una linea di centrocampo al contrario distante. Trascorrono i minuti ed i padroni di casa prendono in silenzio, senza far rumore, le redini della gara. Dal 20’ minuto diviene un monologo di possesso palla nerazzurro con un continuo duello tra Barella e Silvestri. Il numero 1 friulano dice non due volte al centrocampista azzurro. Ma è stata anche bella la manovra interista che in entrambe le occasioni lo ha portato al tiro. L’Inter continua a pressare alto e si gioca nella metà campo avversaria, a tratti pure nell’area di rigore, ma l’Udinese ha eretto una fortificazione davanti la propria porta, con il suo 3-4-3 che si trasforma all’occorrenza, in un 5-5. La “Beneamata” va negli spogliatoi con un pallido 0 a 0 che non premia la pressione continua. Inzaghi non modifica ne assetto tattico e neppure uomini. Stranamente si affida agli undici con i quali ha iniziato. Ha impostato una partita da vincere assolutamente facendo ricorso comunque a uomini più freschi e meno spremuti in questo scorcio d’inizio stagione. Primo fra tutti in difesa il ritrovato e più anziano Ranocchia. Sopratutto si rivede Calhanoglu a centrocampo e Correa ad affiancare il bosniaco. Il turco e l’argentino però sono quelli che sino ad ora, hanno deluso maggiormente nella prima frazione di gioco. Specie Correa appare avulso dalla manovra, anche se nel primo tempo è lui a fornire l’assist per il primo pericolo di Barella. Ma si sa, quando la qualità oggettivamente è presente, basta un guizzo per cambiare lo sorti del proprio voto in pagella. Gotti ha appena sostituito, dopo un quarto d’ora scarso dalla ripresa, due pedine, tra centrocampo e attacco e Inzaghi è pronto a fare altrettanto, probabilmente proprio con Correa e Calhanoglu. Dalla difesa, Bastoni suggerisce sulla corsia sinistra per Perisic. Il croato è bravissimo a fare velo e far proseguire il filtrante per Correa che si fionda sulla fascia. Punta l’area avversaria, entrando sulla sinistra con la difesa che arretra impaurita. Finta e accentrandosi tira una sassata dove questa volta Silvestri non può far nulla. Lo stadio esplode chiamando il nome del suo goleador. Trascorrono un paio di minuti e tra Dzeko e Dumfries, nella stessa azione si mangiano il raddoppio. Poco male, visto che, poco dopo, sull’azione creata sulla fascia destra, il cross arretrato verso il centro dell’area, trova il perfetto inserimento di Correa, che ha il tempo di stoppare, controllare e mirare per il 2 a 0. Udinese in balia e tramortita. Ci sono ancora una trentina di minuti di partita, considerando il recupero, da disputare, quindi il match non è da considerarsi chiuso. Inzaghi cambia proprio il fantasista turco e il marcatore della doppietta personale, per Vidal e Sanchez. I due entranti confezionano, grazie anche al bosniaco, la palla del 3 a 0, ma la mira non è perfetta. Inzaghi gli ultimi 10’ minuti dà un po' di riposo a Barella, Dzeko e Perisic, in chiave trasferta Chamionps in Moldavia. L’Udinese a quel punto prende coraggio, e crea scompiglio davanti ad Handanovic, ma i meneghini resistono e portano a casa i tre punti mantenendo la propria porta inviolata. Cosa che, accadendo per la seconda partita consecutiva, è avvenuta per la prima volta. C’è lo Sheriff per sognare gli ottavi e poi il derby contro la capolista. Nel frattempo l’Inter ha compiuto il suo dovere.
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A: Empoli vs Inter 0-2. La”riserva” D’Ambrosio accende l’Inter
( ottobre 2021 )
Partita strana, a due volti per i nerazzurri. L’Empoli forte dei tre punti conquistati tre giorni fa a Salerno, permettono ai padroni di casa di affrontare i Campioni d’Italia in carica, senza troppe zavorre mentali e pressioni sul risultato. Cosa che invece ha la formazione di Inzaghi. Il mister, che siede in tribuna per il rosso post rigore nel finale contro la Juventus, conferma il suo schieramento classico 3-5-2, ma cambiando diversi interpreti. In difesa ecco ricomparire dopo tanto tempo il polivalente D’Ambrosio. Perisic a riposo sostituito da Dimarco, così come è Gagliardini ad affiancare gli inamovibili Barella e Brozovic. Davanti è il bosniaco a rifiatare sostituito dallo scalpitante cileno. In tutti i reparti, perciò, Inzaghi inserisce energie fresche. Quello che non è propriamente vitale, è la testa dei nerazzurri. Il piccolo punto raccolto nelle ultime due partite, portando a vedere i cugini scappare quindi di altre cinque lunghezze, pesano tanto. La dimostrazione sono 20’ minuti di squadra contratta. I padroni di casa mettono sotto nella prima parte della prima frazione gli ospiti. I milanesi non riescono ad uscire mai palla al piede ma neppure con i lanci lunghi. Vicario non è mai impegnato, mentre una volta Handanovic, ed una volta il difensore centrale italiano mantengono candida la porta nerazzurra. Possesso palla, pressing alto, calci d’angolo, tiri verso lo specchio, premiano la squadra di Andreazzoli. Superati i 25’ minuti di assestamento, inizia anche la “Beneamata” a giocare a calcio e si incomincia a intravederne le prime trame di gioco, con tutti gli effettivi coinvolti nella costruzione. Non è un caso che al 34’ minuto i nerazzurri si portino in vantaggio. Discesa sul centro-destra di D’Ambrosio. Scambia con Sanchez che è bravissimo, di prima, a premiare il suo inserimento in area con uno scavetto. Di testa, l’ex Napoli incorna per l’1 a 0. A questo punto i milanesi si scrollano di dosso ogni paura e spezzano le catene che la trattenevano. Con le due punte prima dell’intervallo vanno anche vicino al raddoppio, ma manca cattiveria. Quella che al 7’ minuto della ripresa ci mette Ricci nella brutta chiusura su un Barella in piena velocità. Troppa e inutile, che gli costa il rosso diretto. Empoli che aveva già subito il colpo dopo la rete incassata, si trova praticamente tutto il secondo tempo a giocare con l’uomo in meno. L’Inter dilaga da tutte le parte. Due pali, un paio di reti annullate per fuorigioco, altrettanti miracoli di Vicario, mantengono i padroni di casa a galla. Anche se una bell’azione dalla destra verso sinistra, porta con l’assist finale di Martinez, Dimarco al tiro e al definitivo 2 a 0 al 66’ minuto. Vittoria in trasferta e distanza immutata dai cugini, ma lasciano perplessi i primi 20’ minuti di partita. Come spesso sta accadendo agli undici di Inzaghi, l’approccio alla sfida è quasi blando. Come se non ci fosse la concentrazione adeguata, la vera arma che sta dimostrando per tutti i novanta minuti il Milan. Se non fosse giunto il vantaggio di uno come D’Ambrosio, che fuori dai riflettori, firma sempre reti pesantissime, come sarebbe proseguito il match? L’Empoli avrebbe anche meritato il vantaggio nella fase iniziale e pure un contatto dubbio in area di rigore interista, con un poco di sfortuna poteva tramutarsi in in un penalty contro. Strano che a segnare siano state due seconde linee. O forse non è una casualità, di certo avere una vasta scelta di calciatori, carichi e pronti sui quali contare potrà essere una risorsa importante per il mister nel proseguo della stagione.
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A: Inter vs Juve 1-1. Un pari amaro per entrambi
( ottobre 2021 )
Ecco il nostro, tutto italico, “classico”. Le due squadre più scudettate si affrontano a San Siro. Un Meazza che da febbraio 2020 non era così affollato e spettacolare. Sono però le due formazioni che non cercano questa sera lo spettacolo, bensì i punti. Allegri con una vittoria non solo accorcerebbe sul Napoli rallentato dalla Roma, ma agguanterebbe proprio la rivale nerazzurra al terzo posto. Allo stesso tempo Inzaghi, lascerebbe sul posto e piuttosto lontana la “Vecchia Signora”, tenendo il passo dei cugini che sono ora in testa assieme a Spalletti. Questa fame di vincere per entrambi, si trasforma anche nel timore di perdere. La Juventus è forte di ben cinque gare vinte senza subire reti, seppur con un attacco non propriamente prolifico. Tutto l’opposto la “Beneamata”. Il miglior attacco della Serie A, che però subisce almeno una rete a partita. Quarto d’ora iniziale vivace con una mezza occasione a testa e un Handanovic non propriamente sicuro in una respinta centrale su punizione. Sono però i padroni di casa a passare al 17’ minuto in modo anche fortuito. Palla sulla destra per Darmian, che alleggerisce fuori dall’area di rigore juventina per il difensore Skriniar che lascia a sua volta per Calhanoglu che centralmente da fuori fa partire un bolide a giro leggermente deviato che si stampa sulla traversa con Szczesny comprensibilmente immobile. La sfera torna sulla sinistra in area, proprio dove è posizionato il bosniaco senza marcatura che ribadisce in rete. Milanesi in vantaggio e ora ospiti costretti a spingere di più e lasciare qualche varco per le ripartenze nerazzurre. In effetti il possesso palla juventino cresce, sino a quel momento ad appannaggio dei lombardi, ma dalle parti di Handanovic non si arriva. Il 4-4-2 studiato da Alleggri non è molto spumeggiante e neppure possente. Cuadrado non ha mai la possibilità di partire negli spazi e Morata e Kulusevski non si accendono mai. Merito di un’Inter solida e concentrata. Tuttavia tanta attenzione alla fase difensiva da parte dei ragazzi di Inzaghi, snatura il gioco che ha in mente il proprio allenatore. E’ così importante non riprendere goal, che gli undici nerazzurri sprecano potenziali ripartenze. In definitiva si va al riposo, con la Juventus che non è riuscita mai ad imbastire una trama offensiva degna di nota e quindi avvicinarsi per pareggiare, come l’Inter non ha mai avuto il coraggio di andare a fare male dalle parti di Szczesny per chiudere la gara. Questo deve essere il grande rammarico per Inzaghi. Perchè se nella prima parte del secondo tempo il match l’Inter riesce ad addormentarlo, Allegri a 25’ minuti dal termine si può permettere il lusso di far scendere in campo due assi come Chiesa e Dybala. I nerazzurri invece perdono la vittoria proprio dalla panchina. Entra Gagliardini che non farà il filtro che ti aspettavi. Sanchez entra al posto di un poco vivace Lautaro ma non tiene una palla e sono più quelle che perde mettendo in difficoltà la sua retroguardia. Dumfries probabilmente ha ancora il nervosismo dell’Olimpico e a 4’ minuti dal novantesimo giunge proprio l’errore dell’esterno olandese. Palla che rimbalza al limite dell’area interista e Alex Sandro giunge sulla linea a colpire la sfera prima di Dumfries che invece prende la gamba dello juventino. L’arbitro fa proseguire, ma un minuto dopo la Var lo richiama decretando il rigore, giusto. Dybala spiazza Handanovic per l’1 a 1 finale. Una partita povera di emozioni, con due squadre contratte troppo concentrate sull’importanza della posta in gioco. Un pareggio anche corretto, ma sopratutto l’Inter spreca come contro Atalanta e Lazio il suo vantaggio iniziale. Un rigore inutile che potrà pesare tantissimo e Inzaghi deve entrare nella testa di tanti suoi giocatori. Perchè se è vero che il Campionato è ancora lungo, gli errori continui allontano sempre di più la vetta.
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C.L.: Inter vs Sheriff 3-1. Gli sceriffi sono arrestati con voglia e gioco.
( ottobre 2021 )
Fa sorridere che la partita facile del Girone, quasi una formalità sulla carta, sia alla terza partita, quella contro la squadra che è in testa, imbattuta e a punteggio pieno. Chi conosceva lo Sheriff, compagine moldava, sino a questo incrocio con la “Beneamata” in Champions? Ad un solo punticino dopo due sfide, l’Inter a San Siro ospita gli sconosciuti che hanno però già battuto sia lo Shakhtar Donetsk che il Real Madrid. Inzaghi ha infatti la fortuna di aver potuto studiare i moldavi, che subiscono tanti tiri ma con un ottimo portiere ed una difesa serrata limitano i danni e allo stesso tempo, sa dire la sua con dei micidiali contropiedi. I gialli dell’est partono anche bene senza paure, ma dopo una decina di minuti l’Inter prende possesso di campo, palla e gioco. Nei tre dietro, Simone mette Dimarco al posto di Bastoni per avere una carta in più a livello offensivo, rischiando qualcosa. Sulle fasce turno di riposo a Darmian ma non a Perisic, comunque tra i migliori a Roma. Sull’altra fascia c’è l’olandese, mentre al centro a fare compagnia ai due “B&B” inamovibili, non c’è la fantasia del turco, ma la forza e l’esperienza di Vidal. Coppia offensiva titolarissima con il bosniaco e Lautaro. Sempre troppo fragile in fase di perdita di palla, i padroni di casa nel primo tempo concretizzano le diverse occasioni costruite solo a 10’ minuti dalla pausa. E’ Dzeko che su sponda di testa in mischia in area, sulla destra fa partire un delizioso tiro di prima che gira beffardo sul palo lontano a trequarti di altezza, divenendo imprendibile per Celeadnic. Con la tranquillità dei grandi il bosniaco fa tirare un sospiro di sollievo a tutti i tifosi nerazzurri, che però rischiano l’infarto dopo 7’ minuti dalla ripresa. Su una punizione dalla sinistra difensiva fuori dall’area di rigore, Thill trova un siluro che gira sul palo sopra la barriera, trovando Handanovic non troppo reattivo. Fantasmi e stridolii iniziano a viaggiare per gli anelli del Meazza, ma questo stato di paura perdura solamente 6’ minuti. Di nuovo il bosniaco inventa un bell’assist per l’inserimento in area a sinistra del cileno che trafigge il portiere sul suo primo palo. Nerazzurri nuovamente in vantaggio. La svolta è nella testa della squadra che gioca consapevole che il match non è ancora chiuso e al sicuro. I meneghini continuano a giocare con i moldavi che provano qualche sortita, ma ci pensa DeVrij al volo su assist di testa da parte di Dumfries a congelare la partita sul 3 a 1. L’Inter ha creato e giocato per vincere, tre legni due dei quali di Perisic, altrettante parate importanti da parte dell’estremo difensore dello Sheriff, hanno impedito all’Inter di essere più tranquilla del successo prima dell’ora di gioco. Ha comunque mostrato di aver reagito bene allo stop, seppur immeritato, avuto contro la Lazio, ma è evidente il timore dei giocatori quando la palla è persa e si rischia il contrattacco rapido degli avversari. Non era una partita così semplice, perché eri costretto a vincere con chi comandava il Girone, ma non aveva nulla da perdere. La qualificazione ora è riaperta, seppur non così a portata di mano. Nelle prossime due gare di Champions se riuscirà a vincere altre due sfide, il passaggio sarà assicurato. Ma un passo alla volta, ora quello più importante è stato compiuto.
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A: Lazio vs Inter 3-1. Inter ribaltata e troppo nervosa, da una normale Lazio
( ottobre 2021 )
Che Inzaghi non sia Conte tutti lo sanno. Ma la ferocia della concentrazione e determinazione che instillava ai suoi giocatori l’ex tecnico, ancora Simone non pare in grado di riuscire a farlo. Di fatto dopo l’Atalanta, questo è l’unico big match affrontato dai nerazzurri dopo otto giornate. Nel suo 3-5-2 Inzaghi lascia gli argentini, da poche ore rientrati dal Sud America, in panchina, come il non in forma fantasista turco. Ad affiancare l’attaccante bosniaco, c’è il laterale croato. Non è la prima volta, anche nella sua nazionale che Perisic riveste il ruolo di seconda punta, ed anni fa lo fece talvolta anche come spalla di Icardi. Partita subito vivace con due squadre che si affrontano a viso aperto. Sarri ritrova nel suo 4-3-3 la punta terminale Immobile, ma è l’Inter a portarsi in vantaggio su rigore. Siamo solamente al 12’ minuto quando una bella azione rapida sulla destra d’attacco nerazzurra porta, la triangolazione tra Darmian e Barella, quest’ultimo ad essere toccato in velocità in area di rigore. Perisic è freddissimo nello spiazzare Reina. La Lazio manovra per cercare il pareggio ma l’Inter è sul pezzo e tiene bene serrate le file tra difesa a cinque e centrocampo a tre. Solamente due affondi sulla destra offensiva laziale con successivo retropassaggio a rimorchio portano un po' di scompiglio davanti ad Handanovic, ma la retroguardia interista spazza. Anzi, è con Perisc da fuori area che l’Inter và vicino al raddoppio, ma Reina è bravo a respingere lateralmente. Con gli ospiti in pieno controllo, si giunge al riposo. La Lazio prova a mettere nella sua metà campo l’Inter nella ripresa ma pare ben organizzata e determinata a non subire rete, ma l’imprevisto è dietro l’angolo. Cross dalla sinistra e Bastoni nel tentativo di respingere di testa si trova, di carambola, la palla che prende il braccio troppo largo dal corpo. Palla sul dischetto e Immobile spiazza Handanovic. Siamo sul pari. La sfida è piacevole ed entrambi gli allenatori sfruttano le proprie risorse in panchina. La svolta della gara avviene a meno di dieci minuti dal termine. Lautaro da poco subentrato a Dzeko si invola verso la pota avversaria ma la sua conclusione non è delle migliori. Martinez, però, non si era accorto che alle sue spalle, Dimarco era rimasto a terra nel contrasto precedente. La Lazio riparte proprio dalla zona dell’uomo infortunato e prosegue l’azione. L’Inter non è concentratissima, aspettandosi che i padroni di casa mettano fuori la sfera, ma l’azione prosegue. Cross da destra sinistra. In tre vanno a chiudere sulla sinistra d’attacco laziale. Giunge il tiro che Handanovic respinge a centro area. Nessuno ha pensato ad Anderson che ha seguito l’azione, e a porta vuota sigla il vantaggio biancoceleste. L’Inter è infuriata per la “presunta” poca sportività dell’avversario e fioccano i cartellini gialli. Errore di ingenuità, dato che nessuno obbliga una squadra a mettere fuori la palla. Tanto più che la stessa Inter, seppur inconsapevolmente, aveva continuato l’azione stessa. Oltretutto, non era un contropiede micidiale, dato che in fase di ripiegamento, vi erano tre nerazzurri contro due laziali. Siamo all’81’ minuto e quando la gara sembrava arenarsi verso un tranquillo pareggio, la “Beneamata” esce dal campo, non reagendo ne provando a pareggiare. Testimonianza al 91’ minuto è il 3 a 1 siglato di testa da Milinkovic-Savic. Da una punizione dalla destra, vi erano due maglie biancocelesti contro otto nerazzurre, eppure l’ha presa un laziale. Troppo fragile di testa questa Inter che soccombe contro una buona Lazio, che non ha fatto certo comunque la partita della vita. Ha mostrato due grandi pecche questa Inter. Gente come Correa che entrata dalla panchina non ha saputo dare la svolta alla gara e a parte la sorpresa della doppietta al suo esordio, non si è mai visto, ed una carenza di convinzione mentale. Se sai di essere più forte devi sprigionare la tua rabbia sul prato verde e non con il nervosismo. Come anche contro l’Atalanta, l’Inter si porta avanti, ma non la chiude. Qui a Roma poteva con più rabbia cercare di raddoppiare, ma ha controllato il match, che, seppur casualmente si è riaperto. Inzaghi ha molto da lavorare, anche sotto il punto di vista del gioco, perché questa squadra quando vuole divertirsi a viso aperto, prende sistematicamente goal. Anche la scorsa stagione Conte subiva reti quando cercava di fare la partita, poi ha capito, ha registrato la squadra e vinto lo Scudetto con la miglior difesa.
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A: Sassuolo vs Inter 1-2. La Il cambio di Inzaghi cambia l’Inter con due marce in più
( ottobre 2021 )
Il potere dei cinque cambi. L’Inter sembra la formazione che più di tutte, Juventus compresa, riesca a beneficiare in profondità della sua rosa. Giunta alla settima sfida in appena soli venti giorni, è inevitabile che la squadra di Inzaghi non sia al massimo della forma. Se nella testa del mister c’è sempre il desiderio di essere una squadra offensiva e dal gioco costantemente intenso, la realtà è che per far ciò devi essere anche in grado di farlo muscolarmente come mentalmente. Squadra tipo per Inzaghi con il ritorno dal primo minuto di Calhanoglu e Correa che lascia in panchina a rifiatare il centravanti bosniaco. Difesa a tre senza sorprese. Sulle fasce Perisc e Dumfries a conferire forza e velocità. Imprescindibili come sempre in mediana la BB, ovvero Brozovic e Barella. L’Inter gioca bene il primo quarto d’ora creando anche una bella azione da rete con la conclusione finale da fuori da parte di Barella che esce di poco. La seconda parte della prima frazione è totalmente ad appannaggio dei padroni di casa. Sul grande pressing aumentato dei biancoverdi gli ospiti vanno molto in difficoltà. Si rifugiano spesso dalle parti del proprio portiere e gli errori di disimpegno crescono a dismisura. La velocità e la forza fisica degli emiliani mette alle corde la “Beneamata” con Handanovic sugli scudi in un paio di occasioni. Non è un caso che giunga un fallo limpido da rigore sull’ennesimo uno contro uno tra attaccante e difensore. Berardi al 22’ minuto dal dischetto supera il numero 1 interista nonostante il portiere indovini l’angolo. Fatica l’Inter a costruire una risposta, anche se ancora è Barella a scaldare i guantoni di Consigli. Momento cruciale poco prima della pausa negli spogliatoi. De Vrij sulla mediana svirgola completamente il lungo retropassaggio verso Handanovic. L’attaccante emiliano Defrel punta il portiere che esce fuori dall’area. C’è un leggerissimo contatto, ma anche dalla Var si fatica a notare chi ha preso chi, quindi niente espulsione. Determinante questa decisione, dato che un’Inter sotto nel risultato e con l’uomo in meno avrebbe avuto molte più difficoltà nel ribaltare le sorti della gara. Si inizia la ripresa con i padroni di casa decisi a chiudere il match. Nei primi 10’ minuti hanno ben due occasioni limpide in contropiede manovrato, ma una volta Handanovic, ed una volta Bastoni ci mettono una toppa. L’Inter gioca con uomini in meno, su tutti Correa e il 10 turco. Al 57’ minuto, Inzaghi pare accorgersene e muta pelle alla sua Inter sostituendone in un botto ben quattro. Dimarco per Bastoni, Darmian in fascia per l’olandese, Vidal per Calhanoglu, ma soprattutto Dzeko per Correa. Neppure il tempo di bere un caffè, che i milanesi pareggiano. Cross insidioso dalla sinsitra da parte del croato rimasto in campo e coperto da Dimarco, comunque più offensivo di Bastoni e la palla rimbalzando prima a terra supera due difensori e il bosniaco tuffandosi di testa supera Consigli. I padroni casa spariscono dal campo e i nerazzurri hanno il predominio. 20’ minuti dopo, Brozovic pesca sulla destra il corridoio per Dzeko. Si butta sulla palla e una volta giunto in area di rigore Consigli prima di afferrare la sfera, sposta di corpo l’attaccante. Penalty immediato e dal dischetto Lautaro, sin lì mai pericoloso, ma sempre generoso nel pressing, non sbaglia. Inter in vantaggio. Il Sassuolo non ci sta, ma l’Inter ha energie e qualità fresche. Sono almeno tre le occasioni in ripartenza che i meneghini sciupano, compreso una rete siglata sempre dal bosniaco, giustamente annullata per fuorigioco. Inzaghi ha messo la quarta e la sua squadra ha cambiato marcia e volto. Come contro Fiorentina, Atalanta e Verona ha raddrizzato la gara. Carattere senza dubbio, ma molto deve ancora migliorare. Nel frattempo tre punti difficili ottenuti in un campo non facile.
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C.L.: Shakhtar D. vs Inter 0-0. Ancora come l’anno scorso
( settembre 2021 )
Dopo il rotondo 5 a 0 rifilato due anni fa allo Shakhtar Donetsk nella cavalcata che portò la prima Inter di Conte sino alla finale di Europa League, in pieno periodo di Coronavirus, con ieri sera, è giunto il terzo pareggio consecutivo. Con, anche, il medesimo risultato a porte inviolate. La prima gara giocata bene contro il Real Madrid, ma usciti senza neppure un punticino, come la scorsa stagione, e ora nuovamente 0 a 0. Frutto di una prestazione ambigua. L’Inter scende quasi con la formazione tipo. Attacco e difesa confermata, mentre a centrocampo, nei cinque trovano spazio Dumfries sulla corsia destra e Dimarco su quella a sinistra e Vecino come interno ad affiancare i due cardini di geometria e forza quali sono Brozovic e Barella. Dall’altra parte c’è una vecchia conoscenza a comandare dalla panchina gli ucraini, ovvero l’italiano Roberto De Zerbi. Il suo 4-5-1 è molto aggressivo e fatto di giocatori rapidi e di buonissima qualità. Gli ospiti faticano a manovrare da dietro e con i lanci lunghi sia Dzeko che Lautaro sono subito marcati e raddoppiati. Quando la gara è così spigolosa, l’assenza del gigante belga si sente maggiormente. Handanovic, che non sta attraversando un periodo di forma splendida, è troppo chiamato in causa dai compagni, che invece di prendersi la responsabilità di girarsi verso la metà campo avversaria e inventare una triangolazione, o un movimento smarcante, preferiscono appoggiarsi all’indietro verso il proprio portiere. Con lo Shakhtar che viene a pressare sino alla linea di fondo. Il primo tempo, energico, perché le due compagini non si sono risparmiate, non ha mostrato una bella fluidità di manovra, ma due ripartenze rapide dei padroni di casa hanno messo in crisi la difesa interista che solo per la bravura dei suoi difensori ed un pizzico di fortuna hanno impedito che le azioni non si tramutassero in rete. Allo stesso tempo Barella da sinistra si accentra e da fuori area spara una bordata sin troppo precisa, con un bell’effetto a giro che lascia di stucco Pyatov, ma non la traversa. Sarà Dzeko a mangiarsi un’occasione da goal. Su un cross da sinistra, il bosniaco giunge davanti al suo marcatore e dinanzi alla porta spalancata, sulla destra, ma impatta male con il pallone ed il suo piatto vola alto. Si và al riposo sullo 0 a 0. Nel secondo tempo il gioco non diventa più attraente. Le due squadre paiono sin troppo sfilacciate. Come come contro la Fiorentina e l’Atalanta, l’Inter appare molto vulnerabile quando, una volta persa palla mentre costruisce l’azione, si ritrova i tre difensori sempre puntati senza adeguata schermatura. Inzaghi però non ci sta e per l’ultima mezz’ora dal 55’ all’80’ minuto cambia tutta la trazione anteriore dei nerazzurri. Di fatto l’Inter mostra più voglia degli ucraini nella ricerca della vittoria. Perisic, Calhanoglu, Sanchez e Correa, conferiscono all’Inter molta più qualità e dinamicità. Gli ultimi 20’ minuti sono di marca interista e sono almeno tre le ottime occasioni da rete per conquistare 3 punti. Ma sul bel tiro a giro del turco, è altrettanto bravo Pyatov. Che si ripete poco dopo con la respinta in tuffo, praticamente sulla linea di porta sul bel colpo di testa di De Vrij. Termina la gara con un punto a testa e ancora zero reti segnate in Champions. Questa Inter sembra che riesca a costruire azioni pericolose solo quando l’avversario abbassa il ritmo. Ma appena l’intensità è allo stesso livello, entra in difficoltà sia in termini di costruzione che di gestione della palla. Un pizzico di fortuna in più avrebbe concesso la vittoria, ma se avesse giocato tutto il match, come gli ultimi 20’ minuti, probabilmente il successo sarebbe giunto.
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A: Inter vs Atalanta 2-2. Spettacolare pareggio al Meazza tra nerazzurri
( settembre 2021 )
I nerazzurri di Champions dal primo minuto sino al fischio finale nel recupero, hanno dato un grande spettacolo, degno di essere un manifesto del calcio nostrano in Europa. L’Inter parte fortissimo, e questa è già di per sé una novità. Il 3-5-2 tipo porta Dzeko già vicino alla rete su cross dalla destra da parte di Darmian dopo 120 secondi. Quasi la medesima azione, trascorsi altri 180 secondi, porta in vantaggio i nerazzurri di Milano. Questa volta, sempre sulla destra, l’uomo assist è Barella, che lascia partire un cross a metà altezza a giro a dove Lautaro, più che un “Toro”, pare un felino per la spettacolare mezza rovesciata al volo con la quale impatta in corsa la sfera scaraventandola sottola traversa, imprendibile per Musso, o qualunque portiere fosse stato tra i pali. Padroni di casa in vantaggio e la gara potrebbe essere messa già in discesa. Invece i nerazzurri di Bergamo, dopo qualche minuto di assestamento in seguito alla doccia fredda, non solo prendono campo ma chiudono nella propria metà campo i Campioni d’Italia. I padroni di casa non riescono più a imbastire neppure una ripartenza e sono chiusi all’angolo dai colpi dell’Atalanta. Che il gioco della “Dea”, sia quello più asfissiante, intenso e veloce da alcuni anni a questa parte nel campionato Italiano, è cosa risaputa, ma Inzaghi non riesce a trovare delle contromosse. Un po’ come era accaduto tre giorni prima a Firenze. I viola avevano disputato un primo tempo di rara ferocia. I meneghini hanno aspettato che la benzina degli avversari si esaurisse per uscire alla distanza, ma non sempre va bene. Alla mezz’ora un disimpegno errato a metà campo, apre delle voragini sulla trequarti interista. Malinovskyi ha così tutto il tempo di prendere la mira al limite dell’area e far partire un terra aria che ad effetto che si infila quasi accarezzando il palo alla sinistra di Handanovic che non può far nulla. Troppo poco filtro a centrocampo e linea di difesa arretrata. Di fatto Skriniar è lontano dal tiratore e girandosi per far muro copre solo la visuale al suo portiere. Il pareggio mette ancor più le ali agli sopiti che dilagano ovunque senza trovare argini e al 38’ minuto la partita è ribaltata. Su un tiro potente sempre dalla sinistra il numero 1 milanese si oppone come può. Difensori interisti immobili e poco rettivi, a differenza di Toloj che ribadisce in rete il pallone. L’Inter è tramortita ed in balia dell’Atalanta che potrebbe anche chiudere sul 3 a 1 la prima frazione. Il secondo tempo la “Dea” vuole chiudere i giochi e se fosse stata più cinica poteva almeno concretizzare nei primi 10 minuti una delle tre palle goal create, compreso un palo ad Handanovic battuto. Sciupato il momento al 57’ Inzaghi immette energie fisiche fresche. Dimarco, Dumfries e Vecino fanno sedere in panchina Bastoni, Darmian ed un impacciato e impreciso Calhanoglu. L’Inter cambia e muta pelle. Come se fosse un’altra squadra. Ora è l’Atalanta a subire incessantemente la forza dei padroni di casa che vanno vicinissimi al pareggio almeno in un paio di occasioni con Vecino e Lautaro. Al 71’ una penetrazione in area di Dimarco, lo porta al tiro basso e teso, dove Musso respinge vicino alla porta ed il bosniaco spinge in rete la palla. La “Benemata” ora ricrede alla vittoria e spinge forte andandoci vicino, ma la grande occasione giunge a soli 4’ minuti dal termine. La regala Demiral che per anticipare Dzeko e non farlo colpire di testa quasi sulla linea di porta devia la palla con il braccio ben allungato. Rigore sul quale si presenta Dimarco. Che non è Lukaku e la traversa nega quello che sarebbe stato il 3 a 2. Goal sbagliato e gol incassato? Nulla di più vero. Un paio di minuti e su pasticciaccio della difesa interista è la “Dea” a siglare la terza rete. Il Var corre in soccorso dell’Inter che vede la sfera essere uscita dalla linea prima della rete. Si chiude in parità una bellissima partita per coloro che non sono tifosi delle due squadre, perché le emozioni sono state sin troppe. Inzaghi deve porre rimedio quando i suoi sono pressati a lungo e con tanta forza. Con la Fiorentina hai ribaltato e con l’Atalanta hai arginato, ma a lungo andare pagherai il conto. Nel frattempo il Milan e forse il Napoli volano più lontano.
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A: Fiorentina vs Inter 1-3. Handanovic nel 1° tempo, l’Inter nel 2° tempo.
( settembre 2021 )
Italiano ha allestito una squadra non solo competitiva, ma allo stato attuale tra le più in forma del Campionato e che esprimono un ottimo calcio, in termini di qualità di manovra, velocità ed intensità. Il 4-3-3 della Fiorentina nella prima mezz’ora di gioco appare come l’antidoto alla qualità del Campioni d’Italia. I viola aggrediscono e raddoppiano su ogni portatore di palla nerazzurro sino alla linea di porta. I nerazzurri appaiono lenti e macchinosi, ma probabilmente è la grande velocità di calcio espressa dai toscani a rendere gli ospiti in stato di “moviola”. Se per 20’ minuti i lombardi non vanno sotto, devono unicamente ringraziare il loro capitano ed estremo difensore. Sono almeno due le grandi parate di Handanovic che evitano che l’Inter già nei primi minuti non sia in svantaggio. Formazione tipo per Inzaghi con il rientro di Calhanoglu a centrocampo tra i tre centrali di mediana nel classico 3-5-2. Lautaro ed il bosniaco per quanto si impegnino non arrivano neppure ad accarezzare Dragowski. Ogni volta che prova ad impostare qualcosa la squadra nerazzurra, è praticamente una palla persa. I passaggi sono spesso intercettati, ma è più merito del grande sforzo di pressione esercitato dai padroni di casa. Al 23’ minuto la Fiorentina passa, come matematica certezza e con pieno merito, di una supremazia totale sin dal calcio d’inizio. Come in altre circostanze, rete subita a Marassi, ma anche in casa contro il Bologna, quando la palla si muove velocemente da un lato dell’area all’altra, l’esterno interista è in ritardo. In questo caso è Perisic sulla sua sinistra a non giungere in tempo sul tapin sotto porta di Sottil. I meneghini non riescono a reagire e recuperare gioco e possesso palla, ma almeno hanno il merito di non scomporsi e non cedere nel momento di difficoltà. Se pure Barella, il motorino perpetuo nerazzurro, pare uno scooter rispetto ai centauri viola, c’è solo da attendere che i toscani possano finire la benzina. Dalla mezz’ora, infatti i viola allentano la morsa e i giri del motore. A quel punto la tenuta di solidità mentale dell’Inter permette agli ospiti di iniziare a sbirciare timidamente fuori dalla propria metà campo per osservare se fuori c’è ancora aria di tempesta. Prima del riposo, una bella punizione del turco impegna nell’allungo Dragowski, ed una bell’azione rapida porta il traversone a sinistra di Perisic all’autorete viola, ma annullata correttamente per fuorigioco. Inzaghi negli spogliatoi sta sperando che l’ultimo quarto d’ora di risveglio dei suoi ragazzi, coincisa con la diminuzione d’intensità dell’avversario, sia l’antipasto della ripresa. Secondo tempo che inizia con una buona Fiorentina, ma l’Inter è più solida e sul pezzo. Bellissima l’azione che dopo 7’ minuti porta all’ 1 a 1. Dzeko si trasforma nel trequartista avanzato che si stacca dalla figura da centravanti e smista per i compagni. Infatti Barella riceve palla dal bosniaco, si inserisce e tocca in area sulla destra nel momento giusto con la velocità perfetta, per l’inserimento corretto di Darmian che con il suo diagonale forte e preciso batte Dragowski. Tre minuti dopo e su corner del 10, Dzeko incorna per il ribaltone. E pensare che la punta ex Roma doveva essere sostituita. La viola cerca di reagire, ma l’Inter ha preso ogni misura e la velocità ora sembra nelle gambe dei nerazzurri. Gli allenatori operano cambi, ma Sanchez, Dumfries e Vecino danno il loro contributo di energia nuova e gioco. Handanovic non dovrà ripetere i miracoli della prima frazione, mentre tra il cileno e Lautaro, entrambi bucano entrambi il colpo del k.o. Ci penserà a poco più di 10’ dal termine Gonzales con una reazione spropositata verso l’arbitro, a farsi espellere. La Fiorentina, in inferiorità numerica non riesce a impensierire l’avversario, mentre in un’altra ripartenza e azione a ventaglio sarà Persic all’87’ a siglare il definitivo 3 a 1. La Fiorentina splendida per un tempo ha mostrato i limiti di gestione delle proprie energie. L’Inter, soffre, regge ( anche se rischia troppo ), ma alla distanza esce e dà prova di maturità e tanta qualità. Non sempre però potrà riuscire a ribaltare una partenza lenta.
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A: Inter vs Bologna 6-1. Meno gioco ma più goal.
( settembre 2021 )
A Marassi contro la Sampdoria ed in casa contro il Real Madrid, sono state svariate le occasioni da rete create, almeno una dozzina con circa 26 tiri verso la porta avversaria. Non che contro il Bologna non abbia creato, ma nei momenti chiave della sfida non si è messa di mezzo la sfortuna o la bravura del portiere rivale. I padroni di casa, di fatto, alla prima opportunità passano già al 6’ minuto. Un’azione splendida di rimessa quasi in stile Inter di Conte. Dalla tre quarti propria in un “amen” la palla giunge sulla corsia destra verso l’olandese che ha il difficile compito di far dimenticare un certo Hakimi. Dumfries infatti è alla sua prima da titolare per far riposare Darmian. Allo stesso modo Dimarco risparmia chilometri sull’altra fascia a Perisc, mentre Vecino fa rifiatare Calhanoglu e Correa al bosniaco che ha sempre fatto ogni minuto. Dumfries si invola con progressione e potenza vero l’area del Bologna. Ha meno velocità del marocchino, anche perché l’ala ora del PSG è uno dei calciatori più rapidi al Mondo, ma fisicamente è comunque molto prestante. Prende il suo spazio in corsia e giunto in area sempre sulla destra, suggerisce un filtrante cross basso e teso dove si avventa Lautaro per il vantaggio nerazzurro. L’Inter è in controllo, ma abbassa sin troppo il ritmo di gioco ed il Bologna non ha problemi a venire fuori. I ragazzi di Inzaghi gigioneggiano arrivando tramite passaggi sino alla trequarti avversaria, ma non hanno la ferocia per chiudere la gara. Di fatto per almeno venti minuti i padroni di casa sono lenti e prevedibili, non creando nulla, ma rischiano grosso su una palla persa a centrocampo dove Handanovic è bravissimo a chiudere un diagonale destinato in rete e sulla ribattuta successiva, gli emiliani sprecano. Poteva essere il pari del Bologna, ma non lo è stato. In compenso Correa per una butta botta al fianco deve lasciare il campo prima della mezz’ora e Dzeko non può rimanere a riposo in panchina. L’ex Roma porta subito bene in campo. Da calcio d’angolo battuto sulla destra offensiva interista, sono almeno tre le torri meneghine ad avventarsi contro il portiere. Sarà Skriniar di testa a superare Skorupski per il raddoppio. Il Bologna accusa il colpo, ma sarà 4’ minuti dopo che la partita terminerà. Azione simile e sulla respinta è Barella a trovarsi la palla quasi inaspettatamente addosso e a siglare così il 3 a 0. Primo tempo finito e praticamente partita senza più partita. La ripresa si apre con l’Inter che si diverte come in allenamento, ringraziando un avversario che ha perso ogni speranza di ribaltare il match e pensa solo a quanto tempo manchi per il fischio finale. Così in un azione rebbistica dal cross basso dalla sinistra sono almeno tre i giocatori milanesi nell’area piccola a bucare l’intervento, ma non l’ultimo a destra, Vecino per il 4 a 0. Manca il bosniaco all’appello, che tuttavia con il suo ingresso ha dato qualità e fantasia alla manovra offensiva interista. Anche Dzeko però entra nel tabellino con una doppietta personale. Potevano anche essere di più le reti segnate dai meneghini, ma la concentrazione ha lasciato il posto al puro divertimento, infatti giunge la rete della bandiera degli ospiti su un cross che trova sguarnita la protezione nella zona sinistra di difesa. Un 6 a 1 dove sono andati a segno attaccanti, difensori e centrocampisti, ma non si scopre questa sera che il potenziale dell’organico dell’Inter sia di alto livello. Ciò è indiscutibile. Lasciano perplessi i quasi 25’ minuti trascorsi tra le prime due reti dove la “Benamata” ha rischiato più che chiudere la gara. Non c’è tempo di pensare perché martedì c’è subito la Fiorentina a Firenze e sarà tutt’altra musica.
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C.L.: Inter vs Real M 0-1. Inter “REALmente” beffata
( settembre 2021 )
Come l’anno scorso la prima gara del Girone è tra la regina della competizione è la “Beneamata”. Stessa trama e stesso finale per la squadra italiana. Dopo lo stop a Marassi, l’Inter vuole mostrare a tutti, ma anche a se stessa di essere cresciuta e di potersi considerare tra le big d’Europa. Per farlo non basta vincere a livello nazionale, ma devi far più che bella figura sopratutto nella prestigiosa e difficile Champions League. Formazione tipo per Inzaghi, con l’unica variante che vede il rientro dal primo minuto l’acciaccato Bastoni rispetto alla gara di domenica. Ancelotti, dall’altra parte deve fare a meno di diverse pedine importanti, ma il Real Madrid ha una rosa talmente di altissimo livello ed ampia, che chi scende in campo, mette comunque i brividi, come Benzema o Modric. Gli spagnoli sono in ogni modo fortissimi a centrocampo e attacco, ma non irresistibili in difesa. L’Inter c’è. Vuole divertirsi e vincere. Il primo tempo è un monologo della squadra italiana. Le due formazioni non giocano velocissime, ma l’intensità è notevole. Trascorrono i minuti e i milanesi prendono il possesso della mediana, del gioco e dell’intero campo. Se l’Inter non termina il primo tempo in vantaggio, di almeno una rete, mister Ancelotti, deve ringraziare sopratutto il suo portiere Courtois. Su Dzeko e Lautaro è reattivissimo, e dove non giunge lui, vi arriva la poca precisione dei cecchini nerazzurri. Sono almeno tre o quattro le occasioni sciupate dai padroni di casa nella prima frazione e come diceva il guru del “Triplete”, questa competizione fa emergere i dettagli. A tratti i nerazzurri hanno messo sotto i madrileni, ma non concretizzare la mole di gioco può costare caro. Non a caso su un calcio d’angolo la difesa interista soffre di amnesia e Handanovic ringrazia che la palla esca fuori di poco. Il primo tempo spumeggiante lascia il posto ad una ripresa più riflessiva, ma non scialba. L’Inter ha ancora il controllo del match, ma ha perso di cattiveria e concentrazione a tutto campo. Sopratutto dopo un quarto d’ora si intravede il calo fisico dietro l’angolo. Con mezz’ora e venti minuti ancora di gioco, Inzaghi provvede a dei cambi, ma chi entra non riesce a dare nessun supporto, ne tattico ne agonistico. L’Inter ha sciupato con Brozovic ( sfortunato il suo tiro che lambisce il palo ) e Dzeko ( bravissimo un’altra volta Courtois ) ma anche il Real inizia a scaldare Handanovic. Vecino e Correa, per non parlare di Vidal sembrano più stanchi di coloro che giocano dall’inizio, o più semplicemente non sono entrati in partita. L’ultimo quarto d’ora i meneghini non ne hanno più e sulle fasce e centralmente gli spagnoli iniziano ad entrare troppo facilmente. Un grande Skriniar chiude sempre e ovunque, ma nulla può sullo scambio veloce e perfetto che da centro campo in due passaggi porta Rodrygo a battere al volo e segnare all’89’ minuto la rete vittoria. Entrato da poco più di 20’ minuti il ragazzo regala ad Ancelotti tre punti che tagliano le gambe ad Inzaghi e giocatori. Bella Inter per più di un’ora, ma se sprechi, paghi il conto alla fine. Come a Marassi, oltretutto, chi è entrato non ha migliorato la situazione, anzi, ha ingolfato maggiormente il motore interista e qui dovrà metterci mano l’allenatore. La partita di questa sera, al di là del risultato finale, ha mostrato comunque, che idee e potenziale ci sono.
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A: Samp vs Inter 2-2. A Marassi l’Inter perde i “Sensi” e 2 punti.
( settembre 2021 )
Nessun punteggio pieno. Obiettivo allungo sulla Juventus mancato e anche posizione di vertice abbandonata. Nulla di tragico certamente, ma è parso sin dall’inizio che le ruggini dei rientranti dalle Nazionali si siano sentite. I Campioni d’Italia partono senza troppa fretta e anche se tengono da subito il possesso palla, si nota più adrenalina e gamba da parte dei padroni di casa. Il giro di palla nerazzurro è lento sin dalle retrovie, anche se la tecnica superiore compensa la maggior birra dei liguri. Inaspettatamente Lautaro è sin dal primo minuto in campo ad affiancare Dzeko davanti e proprio l’argentino appare uno dei più dinamici insieme al moto perpetuo Barella. Nel suo 3-5-2, l’unica variante è Dimarco nei tre centrali difensivi in sostituzione dell’acciaccato Bastoni. E’ proprio il laterale sinistro al 18’ minuto a portare in vantaggio i suoi. Su una punizione centrale al limite dell’area di rigore, disegna una parabola fortissima imprendibile per Audero tanto lambisce l’incrocio dei pali alla destra del portiere. Il match cambia aspetto. I meneghini si sciolgono e la gamba diventa più fluida ma anche le giocate. Triangolazioni più rapide e pulite, ma manca la cattiveria per fare male e questo viene pagato un quarto d’ora dopo. Su un calcio d’angolo, i lombardi non riescono a spazzare via l’area e su un tiro ravvicinato di Yoshida, la sfera trova la gamba del centravanti bosniaco che spiazza un immobile Handanovic. Pareggio. Gli ospiti però si erano già tirati via la polvere dalle magliette e continuano a giocare in modo pulito. Infatti prima della pausa ecco che la qualità, abbinata alla ferocia riporta avanti l’Inter. Calhanoglu di forza sradica a metà campo un pallone, che giunge a Barella. Il centrocampista azzurro si infila tra due uomini con potenza e velocità e serve in area un pallone sul lato sinistro offensivo, dove Lautaro al volo di piatto non lascia spazio ad Audero. Azione bellissima che permette ai nerazzurri di chiudere il primo tempo in vantaggio. Inzaghi non è Conte sull’aspetto mentale, perché i suoi ragazzi entrano talmente molli nella ripresa, che il vantaggio dura appena 120 secondi. Contrasti persi per sufficienza sulla destra e traversone sull’altro lato completamente scoperto dove Augello al volo calcia un bolide che non lascia scampo al numero “1” interista. Tutto da rifare per i Campioni d’Italia. Poco dopo giungono già un paio di cambi, con Vidal e D’ambrosio a sostituire gli stanchi Brozovic e Perisci. Gli ospiti creano in dieci minuti ben tre palle goal nitide con l’ultima da parte del turco il cui tiro, a porta spalancata e Audero statico, lambisce il palo. I nerazzurri, sciuponi, dopo aver profuso il massimo sforzo, appaiono ora stanchi e la Sampdoria non soffre più il paleggio avversario. I tre ultimi cambi operati da Inzaghi non apportano miglioramenti, tutt’altro. In un contrasto poco dopo essere entrato, Sensi si infortuna nuovamente. Anche se rimane in campo per altri circa 10 minuti, è come non averlo e di fatti esce, come la sua squadra dal rettangolo verde. L’Inter è sulle gambe e la Samp quasi ne approfitta. Chi è subentrato, come Vidal pare averne meno di coloro che giocano dal primo minuto. Lo stesso Correa, risolutore a Verona, vuole spaccare il Mondo, ma non riesce a dialogare con i compagni Un pareggio che visto le forze in campo e soprattutto il doppio vantaggio, appare quasi come una sconfitta. Ed ora ci sarà il Real Madrid. Carattere, tecnica e muscoli sono da recuperare in fretta.
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A: Verona vs Inter 1-3. Inter di Correa nel finale si prende la vittoria
( agosto 2021 )
Il Verona, nonostante la sconfitta contro il Sassuolo la scorsa settimana, aveva dimostrato gioco e ottima condizione atletica. Di Francesco, ha già fatto vedere da parte delle sue squadre questa attitudine, ma anche la pecca di non saper gestire le gare e di subire sempre troppe reti. Simone Inzaghi, con il ritorno a disposizione di Lautaro, conferma la formazione vittoriosa contro il Genoa, ma invece di disporsi con il 3-5-1-1 con Sensi alle spalle di Dzeko, gioca con le due punte affiancate. Gli ospiti partono convinti e decisi pressando alto e andando anche ad impegnare Montipò con il Toro. Ma proprio il capitano nerazzurro tradisce i suoi compagni. Il troppo insistere con le partenze palla a terra da dietro, porta il 37enne Handanovic, su scarico laterale di Skriniar, a suggerire davanti a sè il passaggio corto a Brozovic, vertice basso. Il suggerimento è lento e non preciso, così il croato neppure in scivolata riesce a bloccare la pressione e l’anticipo di Ilic che si trova davanti il portiere interista superandolo con un delizioso pallonetto basso. Un errore gravissimo da un giocatore esperto che non solo porta i Campioni d’Italia sotto di una rete al 15’ minuto, ma li blocca mentalmente. L’Inter ora deve reagire, ma non ci riesce. Il Verona annusa la preda ferita e moltiplica i propri sforzi, pressando ovunque, altissimo e non facendo mai ragionare i meneghini, non solo a centrocampo, ma anche dalla linea di difesa. Poco movimento senza palla in mediana, ma anche davanti. Lautaro si sbatte su tutto fronte offensivo e si getta sui palloni vaganti, ma è sempre raddoppiato. I due nuovi acquisti che tanto bene hanno fatto all’esordio, sembrano spariti. Calhanoglu, marcato strettissimo da Hongla non trova mai lo spazio ne per un lancio ma neanche per inserirsi. Dzeko ha qualità ma non ha gamba e lucidità, specie se è così mal servito. Per il resto del primo tempo sono più gli errori di misura nella costruzione di una trama di gioco da parte dei lombardi che le occasioni create per pareggiare, praticamente nulle. Piuttosto è Darmian sulla sinistra difensiva a fare perfettamente la diagonale e chiudere in angolo più volte all’ultimo momento. Verona cattivo il giusto e concentratissimo sino al riposo meritatamente in vantaggio. I nerazzurri hanno la fortuna e la bravura di pareggiare dopo appena 120 secondi dal rientro dagli spogliatoi. Rimessa laterale lunga di Perisic che trova la sponda del bosniaco perfetta per Lautaro che ad un passo da Montipò lo perfora di testa. Inizia un’altra partita. Il Verona perde quella rabbia agonistica e le sicurezze acquisite e cerca di gestire la gara. Gli ospiti riprendono a pressare bene e compatti. Di Francecso dopo neppure 20’ minuti, cambia metà squadra per dare ossigeno ed energie fresche, ma l’inerzia della gara è in mano all’Inter. Il 20 turco torna ad essere ispirato. Bravo Inzaghi a cambiare Brozo per Vidal e Perisic per Di Marco. Sposta Barella vertice basso e Vidal che spinge o sostituisce il centrocampista italiano come regista arretrato. Proprio il cileno è l’uomo che conferisce la giusta grinta ai compagni vincendo contrasti a metà campo e motivando i suoi. In effetti nella difficoltà è parso mancare un leader in campo che spronasse i suoi. Al quarto d’ora o poco più dal termine entra il neo acquisto ex laziale e pupillo del mister. 7’ minuti e da lui giunge il vantaggio interista. Il cileno apre intelligentemente tutto a destra imbeccando l’inserimento lungo la fascia di Darmian, uno dei migliori in campo. Raggiunge quasi sul fondo la palla che pareva uscisse e fa partire un bellissimo cross ad uscire. Correa giunge smarcato in corsa dalle retrovie ed in secondo tempo di testa trova quasi l’angolino che beffa Montipò. Le squadre hanno dato tanto, ma il Verona non ci stà. Dopo aver annusato la vittoria, vede nuovamente l’ombra della sconfitta. Altri due cambi a centrocampo da parte di Inzaghi per rafforzare il muro. La gara è vivace ma in pieno recupero in contropiede manovrato al limite dell’area Correa trova tempo e precisione per il suo diagonale di sinistro a fil di palo per il 3 a 1 finale. Un secondo tempo di corsa basta all’Inter per la seconda vittoria, che il Verona gli ha fatto sudare. Tre punti e carattere, ma anche problemi di costruzione sotto pressione, mentalità nel reagire ed un portiere che non regala più sicurezza assoluta. Ma se anche Correa ti fa una doppietta al suo esordio, Inzaghi ha più medicine per guarire i fastidi.
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A: Inter vs Genoa 4-0. Tre partenze? Tre punti con quattro risposte.
( agosto 2021 )
Simone Inzaghi è giustamente soddisfatto. Le amichevoli sono terminate e questa è la sua prima partita ufficiale, da punti importanti, su una delle panchine più blasonate nazionali e anche mondiali. Lo stadio, come tutti finalmente, salvo impennate future del virus post rientri dalle vacanze, nuovamente vivo e caldo. La responsabilità di giocare per primi in questa nuova stagione con lo Scudetto sulla maglietta. Intelligentemente Simone aveva già provato a sopperire alla latitanza di attaccanti per l’esordio, tra infermeria e squalifiche adottando un’unica punta centrale davanti con un trequartista alle sue spalle. 3-5-1-1 con un evidente differenza. Là davanti non c’è più il gigante belga. Ma a fine partita chi ne avrà sentito la mancanza? Marotta e Ausilio hanno supplito alla sua partenza con chi di meglio non si poteva, considerando anche le nulle possibilità economiche della Società. Ballardini forte di un’esperienza invidiabile, specie con i liguri, traveste il suo 3-4-3 in un copertissimo 5-4-1, che praticamente nella prima frazione è quasi un doppia linea difensiva da 5-5. Calhanoglu, Barella e Brozovic sono i tre centrocampisti in mediana con il croato vertice centrale da regista a tutta altezza. Perisic e Darmian gli esterni, con l’italiano che deve impegnarsi doppiamente sulla destra per far dimenticare che lì non corre più un certo Hakimi. Davanti al capitano in porta, i tre difensori titolari con Sensi che appoggia Dzeko. Meno rapidità e muscoli in assenza del belga e del marocchino, ma il bosniaco e il turco non difettano certo di qualità tecnica e intelligenza tattica, tutt’altro. E l’Inter parte subito come se nulla fosse cambiato, se maggio dell’ultima dello scorso campionato, fosse domenica scorsa. All’ora fu 5 a 1 a San Siro contro l’Udinese. Oggi si riparte sempre con quattro goal di scarto all’attivo. Molto più pesanti questi dato che a maggio lo Scudetto non lo avevi cucito ma già vinto matematicamente, ed oggi inizi a difendertelo con i denti. E la nuova Inter pare che lo voglia tenere a lungo, dato che schiaccia dal primo minuto gli ospiti nella propria metà campo. Tanta pressione porta i padroni di casa al 6’ in vantaggio. Il turco batte dalla destra l’angolo dove Skriniar imperioso svetta su tutti indirizzando di testa la palla nell’angolino alla destra di Sirigu. In mediana i milanesi spadroneggiano con tanta corsa e altrettanta qualità tra i piedi. Bellissima l’azione di scambi veloci che porta al tiro Brozovic da fuori dove è altrettanto bravissimo Sirigu. Ma che nulla può al 14’ quando l’ex fantasista del “Diavolo” raddoppia. Di nuovo passaggi rapidi tra i centrocampisti interisti. Calha triangola sulla trequarti con Dzeko portandosi dalla sinistra verso il centro fuori dalla cunetta e fa partire un suo classico tiro a giro a mezza altezza che non lascia scampo all’estremo difensore rossoblu. Il Genoa non c’è la fa a reagire. Anzi prima del riposo rischia ancora di capitolare. Il bosniaco trova quasi l’incrocio in un suo movimento in area a liberarsi, coprire la palla e girarsi e la var, giustamente, annulla una rete per fuorigioco di Perisic. 2 a 0, ma quanto è stata agevolata l’Inter da questo Genoa, sin troppo rinunciatario? Ballardini inizia la ripresa subito con tre uomini nuovi e mette sulla difensiva i lombardi. Non è un assedio, ma Handanovic nel primo quarto d’ora deve intervenire almeno due volte, con la difesa che non aveva troppo schermato. Ora è da capire se, al contrario, sono i meneghini in sofferenza, oppure se è una scelta studiata di abbassarsi per non sprecare energie e trovare spazi in campo aperto per fare male. La partita è aperta e piacevole e pare chiaro che o i liguri la riaprono o i milanesi la chiudono definitivamente. Inzaghi a metà secondo tempo inizia a far riposare qualcuno variando anche pedine nel suo scacchiere dimostrando già un certo affiatamento con i suoi calciatori. Fuori Perisic per Di Marco e dentro anche Vidal per Sensi. Proprio il cileno al 74’, dopo 5’ minuti dal suo ingresso raccoglie un appoggio dal suo centravanti e con un preciso tiro porta a tre le reti di vantaggio. Fuori 180 secondi dopo due che hanno speso tanto anche di corsa come Barella e Calhanoglu per Vecino e Soriano, con il giovane attaccante che si mette a fare la seconda punta attorno a Dzeko, divorandosi una rete per troppa pressione alla sua prima al Meazza davanti a migliaia di spettatori. Poco male. Sarà proprio l’ex Roma a fare pocker a tre minuti dal termine. Il Genoa ci ha provato ad un certo punto, ma questa Inter è ancora solida come quella di Conte, con un tocco già di rapida qualità di manovra di Inzaghi. E’ l’inizio e le prove difficili sono ben altre, ma nel frattempo vittoria, mentalità e gioco sono arrivati e tutto insieme, subito, non era certo scontato.
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