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Juve ( commento partita )C.L.-Juve vs Lione:2-1. Cr7 c’è ma la Juve no, eliminata ( agosto 2020 )
Il dibattito era su cosa avesse più peso tra Juventus e Lione. Ovvero la stanchezza della squadra di Sarri che ha tirato per un mese e mezzo abbondante per chiudere il campionato, oppure la mancanza di ritmo partita dei francesi di Garcia fermi da oltre cinque mesi. Sembrerebbe, dal risultato finale, la freschezza del Lione, eppure il più anziano in campo dei bianconeri è stato il più brillante dei ventidue in campo. Ti aspetti la “Vecchia Signora” nella metà campo avversaria dal primo minuto, costretta a vincere per ribaltare la sconfitta di misura rimediata all’andata, ed in effetti la pressione è costante, ma lenta e prevedibile. Qualche guizzo, individuale, ma il portiere avversario rimane inoperoso. La svolta del match e dei destini in Champions League della Juventus, avviene al decimo. Scoordinata entrata di Bentancour che rovina su Aouar che sarebbe stato probabilmente chiuso dal difensore davanti. Tocco comunque dubbio ma l’arbitro concede il rigore che viene segnato. Ora è dura perchè con la rete subita in casa, bisogna vincere almeno con due goal di scarto, quindi il risultato minimo è di almeno di tre reti senza più subirne. Il problema è che la rabbia che brucia all’interno degli “Zebrati” non si tramuta in forcing e palle goal. Solo un bel dribbling sul filo della linea di fondo a pochi centimetri dal palo a portiere saltato da parte di Bernardeschi fa gridare al pareggio, ma nulla di più, tranne Cristiano Ronaldo. E’ come se in campo ci fossero tre squadre. Juventus, Lione e CR7. Dal ventesimo della ripresa i bianconeri sono praticamente il portoghese ed ogni pericolo, sussulto e speranza passano dalla sua classe e le sue accelerazioni. Sul termine della frazione sono proprio due falli subiti da Ronaldo a portare due pericolose punizioni. Dall’ultima di questa un tocco leggerissimo di gomito ( per altro attaccato al corpo ) procura un rigore generoso quanto o ancor di più rispetto a quello concesso ai francesi. Il portoghese è implacabile e a due minuti dal riposo è pareggio. Un buon viatico per la ripresa, dal punto di vista soprattutto del morale. Si inizia il secondo tempo e insieme a Ronaldo incomincia a farsi sentire la velocità e la forza del laterale Alex Sandro, ma purtroppo gli altri torinesi svolgono poco più del compitino. Sino al quarto d’ora quando sulla destra, c’è l’invenzione del campione ( ovviamente il CR7 ). Da fermo sbilancia da oltre venticinque metri il suo marcatore che ha dinanzi e sullo stretto lo supera lateralmente quel tanto per aprirsi il varco e far partire una bomba che piega letteralmente il guantone di Lopes che devia il pallone dentro sulla sua rete. Giochi completamente riaperti e partita ribaltata, ma manca ancora una rete per la missione. Pesa molto di più il penalty concesso gentilmente al Lione che non quello benevolo alla Juventus. I cross e le punizioni in area francese aumentano, ma mancano di sprint, di velocità, anche se una volta Bonucci ed una Ronaldo impattano non male di testa, ma senza inquadrare la porta. Le squadre sono stanchissime, specie gli uomini di Garcia ed iniziano gli inserimenti di forze fresche. Probabilmente considerando le possibili cinque sostituzioni, Sarri le inserisce anche troppo tardi a purtroppo, quella chiave si dimostra un azzardo troppo grande. Dybala, non al meglio, entrato a venti minuti dal termine non si vede mai, è l’ombra di se stesso e non a caso la sua partita dura tredici minuti per l’ennesimo problema fisico. Con l’uscita del campioncino argentino escono anche le speranze di rimonta totale dei bianconeri. La pressione rimane alta ma basta un poco di ordine difensivo e una buona cerniera a centrocampo dei francesi ad annullare i potenziali attacchi juventini. Scivola così sul 2 a 1, troppo poco per passare il turno. E’ mancata forza, lucidità e temperamento negli uomini di Sarri, ma a ben vedere in tutto il Campionato Nazionale, le vittorie sono giunte per le invenzioni del portoghese, di Dybala o ancora di Higuain, non certo per una manovra corale di squadra che troppo spesso si è solo affidata alla consapevolezza di avere in rosa dei fenomeni. Se questo può bastare nel “Bel Paese”, non è sufficiente in ambito europeo. Un Lione, senza troppe stelle e con una condizione atletica deficitaria è stato sufficiente per eliminare dall’obbiettivo grosso la Juventus, che annovera tra le sue file ottimi giocatori insieme a delle stelle. Rimane lo Scudetto ( il nono consecutivo ) portato a casa, ma sarà sufficiente per la dirigenza bianconera, nella valutazione dell’operato del suo estroso allenatore?
Juve vs Roma:1-3. Si festeggia la sconfitta amichevole ( luglio 2020 )
In campo e in tribuna si festeggia, a fine partita, il nono scudetto consecutivo. E’ terminato il Campionato, cosa non scontata, ma i tifosi juventini, almeno una buona parte non saranno molto soddisfatti della prestazione vista in campo, non solo per la sconfitta maturata nel proprio stadio, la prima dopo quasi quaranta partite. La Roma è la prima volta che esce con i tre punti dalla nuova struttura e non è che i lupacchiotti avessero chissà quali motivazioni, visto che erano già sicuri del loro tranquillo piazzamento europeo senza il fastidio dei preliminari. Ronaldo e Dybala per motivi diversi sono tranquilli sugli spalti a godersi i compagni in campo. Mica facile per il portoghese rinunciare a battagliare all’ultima giornata con Immobile per la “Scarpa d’Oro”, ma obiettivamente stancarlo per recuperare quattro goal al laziale sarebbe stato non molto saggio. La capolista al piccolo trotto si porta già in vantaggio con una bella girata del “Pipita”, ma vi sono da entrambe le parti giocatori giovani oppure che hanno visto poco il campo lungo questa stagione. La Roma ha un pizzico di voglia in più tra alcuni suoi interpreti e per inerzia arriva al pareggio poco più di un quarto d’ora dallo svantaggio, grazie ad un bel colpo di testa di Kalinic. La Juventus sembra quasi disinteressata di essere stata raggiunta, tanto che non alza i ritmi e sono gli ospiti a farsi nuovamente pericolosi nelle ripartenze e ad un minuto dal termine, Danilo, molto ingenuamente non solo si fa dribblare in area di rigore da un quasi debuttante, ma non toglie neppure la gamba, con l’inevitabile penalty. Alla battuta Perotti, non sbaglia, seppur Szczesny intuisce benissimo la traiettoria quasi sfiora con le dita prima che il pallone si insacchi in rete. Si riprende il secondo tempo e tutti si aspetterebbero una Vecchia Signora terribilmente arrabbiata che aggredisca l’avversario senza sosta ed invece la testa e le gambe sono già al Lione e la Roma può controllare senza troppi patemi. Anzi dopo solamente sette minuti dalla ripresa Zaniolo sulla sua tre quarti arpiona un pallone di forza e si scrolla di dosso chi cerca di arrestarlo, ma come un Caterpillar parte palla al piede verso la tre quarti avversaria e con un bel taglio suggerisce un bel assist per l’inserimento di Perotti che sigla la sua doppietta personale ai Campioni d’Italia. Iniziano le sostituzioni, ma più per precauzione che per modificare l’esito della partita. I padroni di casa alzano un poco i ritmi, ma la retroguardia romanista non deve compiere miracoli per difendere l’importante risultato. Vittoria della Roma di prestigio e seconda sconfitta consecutiva dei Campioni, ma praticamente a nessuno importa. Al termine della sfida si alza la Coppa dello Scudetto, il trentaseiesimo ufficiale e nono di seguito e le forze e la concentrazione sono ora orientate esclusivamente verso l’obiettivo grosso, la Champions che si insegue da oltre vent’anni. Sarri si giocherà tutto in Europa, perchè tra tifosi e società si dà quasi per scontata la supremazia a mani basse in Italia e terminare sì vittoriosi, ma con numeri non proprio esaltanti sotto tutti i punti di vista non ha fatto piacere.
Cagliari vs Juve:2-0. Una sconfitta indolore ma antipatica ( luglio 2020 )
Di certo per i tifosi radicali juventini, perdere non è concepito, neppure nelle amichevoli estive, e visto che qui si gioca a fine luglio e per la formazione bianconera non vi è nulla in palio è a tutti gli effetti una partita amichevole. Non gioca male la capolista, crea tanta pressione sin dall’inizio del match, costruendo occasioni , belle giocate, cross in area pericolosi a volontà, eppure ne esce sconfitta. Senza segnare una rete e subendone due. A tutti gli effetti a meno ché altre non facciano i colabrodi nell’ultima giornata, non è la migliore difesa della Seria A. Se poi consideriamo la ripresa dal lockdown, diviene la nona con ben cinque reti in più subite rispetto alle migliori. Non è nello stile Juventus, storicamente vincente grazie ad una difesa di ferro. Allo stesso tempo non è l’attacco più prolifico. Ha vinto il Campionato per un equilibrio che altre non hanno avuto, oltre alle giocate dei singoli che altre formazioni neppure si possono sognare. Gli ospiti partono bene, belli da vedersi con Higuain vivace ed in grande spolvero, ispirato, così come Ronaldo che ambisce a superare l’attuale capocannoniere laziale Immobile. Ma sono i sardi con una bella azione avvolgente di qualità a passare in vantaggio all’ottavo minuto. Azione dalla sinistra verso la destra, cross che attraversa l’area nuovamente dalla destra alla sinistra, rasoterra dinanzi alla porta ed il più giovane calciatore in campo , Gagliano, mostra più riflessi di tutti quando in spaccata devia la palla in rete. La Juventus, forte della sua forza, continua a giocare come nulla fosse pressando tanto e bene. Spettacolare la mezza rovesciata del “Pipita” il cui tiro esce di poco alto sopra l’incrocio; sarebbe stato imparabile. I Campioni d’Italia, sono belli da vedere come l’argenteria da mostrare nelle occasioni di festa, ma mancano le portate. Si nota nelle giocate stesse che manca quella brutalità muscolare e di testa per fare male all’avversario, cosa insolita per i geni del club. Però bisogna ammettere che sarebbe stato strano e pericoloso il contrario. A titolo acquisito e con un ritorno di Champions da dentro e fuori secco, oltre al risultato di svantaggio da recuperare con il Lione, sarebbe assurdo e dannoso vedere accelerazioni brucianti e scontri arditi. Ci ricordiamo la Juventus di Conte che per cercare i record di punti, a Campionato conquistato bruciò le energie la domenica non avendone più nell’infrasettimanale europeo. Oltre tutto Cragno ha fatto tre, quattro parate veramente decisive. Il Cagliari ha giocato un primo tempo concentratissimo, dove i giocatori hanno lottato su ogni pallone con coraggio e voglia di portarsi a casa un risultato di prestigio. In effetti gli uomini di Zenga sono la prima squadra che batte i nuovi ( anche se per la nona stagione consecutiva ) Campioni d’Italia. Beffa delle beffe al 47’, gli isolani su azione di contropiede raddoppiano. Sulla tre quarti prende palla Simeone, si avvicina al limite dell’area e con il difensore dinanzi fa partire un missile basso d’esterno che Buffon non si aspettava, ed in effetti il leggendario portierone pare in ritardo nel scendere a terra per fermare la sfera. E’ il 2 a 0. La ripresa la capolista ci prova, ma trova la difesa ed il portiere attenti in ogni circostanza. La voglia di vincere se è maggiore nella formazione più debole, colma la lacuna tecnica e così più che cercare di pareggiare, Ronaldo cerca troppo spesso l’assolo per la sua classifica personale dei marcatori. Non è stata una brutta Juventus, solo poco cattiva e davanti si è trovata una formazione, che seppur senza obiettivi di classifica, aveva più voglia. E’ più facile per un Cagliari trovare degli stimoli comunque quando giochi contro i pluri Campioni, che non il contrario. Per Sarri & C. è stata anche un’occasione per provare giocate senza troppo stress fisico e mentale. Lo Scudetto è già arrivato, e poco importa se alla fine della trentottesima giornata l’hai vinto per un punto o per venti.
Juve vs Samp:2-0. Due reti per il nono scudetto consecutivo ( luglio 2020 )
Due gol per non sbagliare il secondo match point consecutivo. Sarri entra nella leggenda con la sua Juventus per aver fatto vincere al club ben nove scudetti consecutivi dalla stagione 2011/12. Nessuna società tra i primi cinque campionati continentali ( Italia – Germania – Francia – Inghilterra – Spagna ) è mai riuscita a tanto. Un dominio incontrastato, o quasi, dalla prima terna di Conte, alla cinquina di Allegri per giungere sino ad oggi 26 luglio, il primo di Sarri. La formazione di casa parte con il desiderio di chiudere la pratica Campionato, per poi concentrasi nell’imminente grande obiettivo di sempre, la Champions. Dinanzi però, non hanno una squadra in disarmo. Seppur senza più obiettivi e salva da tempo, la formazione di Ranieri si presenta bella motivata, quadrata e vogliosa di fare bella figura. I primi venti muniti si svolgono al piccolo trotto, più per la stanchezza di così tante partite ravvicinate che per volontà. Non a caso iniziano anche le sostituzioni da una parte e dall’altra per infortuni. Alla mezz’ora le due squadre iniziano ad accelerare e a farsi vedere entrambe nell’aree avversarie scaldando i guanti dei portieri. Purtroppo anche la mezza punta Dybala deve essere sostituita per problemi fisici ( accertamenti saranno svolti per riaverlo al meglio per la Coppa ). Ampio recupero per via degli infortuni e i cambi, già tre nel corso del primo tempo. La svolta della partita e del Campionato stesso, avviene all’ultima azione prima che fischi l’arbitro per mandare tutti negli spogliatoi. Punizione dal limite sulla destra per la Juventus. Al tiro Pjanic, che finta la battuta verso la porta e senza guardare suggerisce, sulla cunetta fuori dall’area per un Ronaldo libero di prendere la mira e far partire un fendente teso al volo che si insacca senza che il portiere possa fare nulla. Si va al riposo con la Juventus Campione d’Italia. Questa volta la capolista non commette il medesimo errore fatto tre giorni fa a Udine. Rimane compatta e concentrata e fa bene dato che la banda di Ranieri non ci sta e crea più volte i presupposti per raggiungere il pareggio, ma tra la difesa arcigna e non deconcentrata ed un Szczesny in un paio d’occasioni decisivo e reattivissimo non subisce la rimonta. Allo stesso tempo i blucerchiati si espongono più volte ai contropiedi. Due volte Tonelli sbaglia e perde palla a centrocampo, in un’occasione la retroguardia ospite si salva con una bella risposta con i guantoni di Audero. Tuttavia, poco dopo, al 67’ minuto sempre su contropiede veloce con la medesima palla persa Ronaldo dalla sinistra si accentra e sul suo tiro Audero respinge come può, ma troppo corto e Bernardeschi si butta come un rapace sulla sfera insaccando prima che il difensore riesca a liberare. La partita è virtualmente chiusa, non che la Sampdoria non ci provi, quattro minuti dopo Quagliarella si vede strozzare in gola l’urlo del goal da una strepitosa respinta da parte di Szczesny, ma al 77’ minuto gli ospiti ergono la bandiera bianca rimanendo in dieci uomini per una doppia ammonizione per un fallo a centrocampo su Pjanic. Sullo scadere Alex Sandro entra veloce sulla sinistra in area e viene steso. Inevitabile da parte dell’arbitro concedere la massima punizione, ma la traversa impedisce a Ronaldo la doppietta personale e la possibilità di avvicinarsi a Immobile nella classifica marcatori che nel tardo pomeriggio aveva firmato una tripletta. Poco male, la Juventus ha vinto è ha messo per la nona volta consecutiva, la trentaseiesima “ufficiale” in totale, la sua firma sul Campionato Italiano. Doppiando come titoli nazionali le due più agguerrite rivali di sempre, le milanesi ferme entrambe a diciotto scudetti.
Udinese vs Juve: 2-1. Festa solo rinviata? ( luglio 2020 )
Una partita da non dare per scontata. Ovviamente le forze in campo sono nettamente sbilanciate a favore della formazione “Zebrata”, ma qui conta la fame che si ha. E’ più importante uno scudetto che sta per arrivare, nonostante la matematica non ancora lo ufficializzi, oppure una salvezza da strappare con i denti? I padroni di casa hanno meno della metà dei punti della corazzata ospite eppure sin dall’inizio del match tengono campo e non si fanno schiacciare. La Juventus tiene sicuramente molto più palla, facendola girare con qualità, ma emerge chiaramente che manca quella determinazione e cattiveria che solitamente, la spinge a fare male veramente. E’ come se i calciatori bianconeri giocassero con la consapevolezza che prima o poi, grazie alle spiccate individualità, il goal possa venire fuori come causa naturale della presenza di giocatori come Dybala o Ronaldo, senza dimenticare altri interpreti offensivi di alto spessore. Il primo tempo sta per scivolare via con una occasione a testa ma a tre minuti dalla pausa caffè, ecco che il vantaggio arriva dalla squadra che ti aspetti ma non dal giocatore che pensavi. Su un rinvio di azione sbagliato da parte dei ragazzi di Gotti, arriva al limite dell’area De Ligt, che di collo pieno fa partire un bel tiro in diagonale che supera la selva di gambe che coprono la visuale del portiere. Una partita tutto sommato abbastanza equilibrata è stata sbloccata dalla Vecchia Signora. Capolista che nella pausa, entra negli spogliatoi matematicamente Campione d’Italia dato che avrebbe in questo momento nove punti di distacco sulla sua inseguitrice più vicina, ovvero l’Atalanta che potrebbe nel peggiore dei casi giungere nelle ultime tre giornate a pari punti, ma la Juventus è in vantaggio negli scontri diretti, in virtù della vittoria dell’andata e del 2 a 2, discusso, nel ritorno. Probabilmente la troppa rilassatezza fa rientrare i Campioni in carica troppo leggiadri dimenticando che dinanzi hanno un temibile avversario che vuole salvarsi senza patemi. Infatti nella ripresa i padroni di casa si mettono subito di buona lena per fare male alla capolista e rimediare alla temporanea sconfitta. Sette minuti e giunge il pareggio con un’azione di squadra avvolgente con cross dalla sinistra che taglia tutta l’area bianconera per giungere all’ultimo uomo del trenino, Nestorovski, che in tuffo di testa insacca spiazzando Szczesny. Sicuramente una bella manovra corale da parte dell’Udinese, ma gli uomini di centrocampo e difesa juventini erano già in spiaggia. Gli ospiti non ci stanno e riprendono in mano il pallino del gioco, ma i friulani sono compatti e lucidi e non vogliono assolutamente rimanere all’asciutto di punti, anche perché quelle che stanno sotto, Genoa e Lecce hanno fatto già bottino pieno avvicinandosi pericolosamente. Musso non deve effettuare miracoli per reggere l’urto bianconero e di tanto in tanto provano i padroni di casa a fare il colpaccio. Colpaccio che giunge in pieno recupero con Fofana che imperioso, parte dalla tre quarti e giunto al limite dell’area. Si scrolla di dosso De Ligt e trafigge di potenza il portierone juventino. I giocatori della Signora sono increduli dinanzi alla sconfitta improvvisa ed imminente, infatti i pochi minuti rimasti non vedono reazione alcuna da parte degli ospiti. Poco male visto che la festa con ogni probabilità è solo rimandata, invece per l’Udinese potrebbero voler dire già la permanenza nella Serie Maggiore.
Juve vs Lazio: 2-1.Alla Juve non piace scucirsi lo scudetto ( luglio 2020 )
Battendo la Lazio 2-1 e volando a più otto sull’Inter seconda, più nove sull’Atalanta, addirittura più undici sulla romana appena affrontata, la Juventus ipoteca lo scudetto. Senza lo squalificato Bernardeschi, inizialmente Sarri sceglie Douglas Costa, Higuain e Ronaldo per l'attacco; ma un problema fisico del Pepita lascia spazio a Dybala. A centrocampo titolare dal 1' Ramsey. Solito problema di uomini contati per Inzaghi che sull'esterno sinistro fa esordire dall'inizio Djavan Anderson, mentre davanti ci sono Caicedo e Immobile. Il primo tempo sostanzialmente è equilibrato, caratterizzato da due pali per parte,ma è nella ripresa che i bianconeri trovano il goal su rigore causato da un mani di Bastos: Cristiano Ronaldo dal dischetto non sbaglia. Nuovamente il portoghese sfrutta a dovere un assist di un ispirato Dybala lanciato in contropiede e insacca da due passi a porta vuota il più facile dei goal. Con queste reti il portoghese abbatte un altro muro: è infatti il primo giocatore a segnare almeno 50 reti in Serie A, Liga e Premier League. Ancora Ronaldo prima, e Dybala poi, si rendono protagonisti di azioni superlative, ma prima la traversa e poi Strakosha dicono loro di no. Nel finale di gara, un errore di Bonucci rischia di riaprire clamorosamente la gara: causa un rigore, che Immobile realizza. Milinkovic sfiora la pennellata d’autore su punizione, ma Szczesny è bravissimo a respingere la traiettoria. Finisce cosi' 2-1 per la Juventus una partita che praticamente mette (quasi) la parola fine al campionato, consegnando di fatto il nono scudetto consecutivo alla Vecchia Signora!
Sassuolo vs Juve: 3-3. Emozioni e scudetto sudato, ma non lontano ( luglio 2020 )
Quando vi sono sei reti distribuite equamente, tutti sono felici o forse anche molti delusi, certamente gli attaccanti hanno avuto la meglio sui difensori. Gli emiliani fanno la partita ma sono parecchio distratti in fase difensiva e dopo 12 minuti si trovano sotto di ben due goal. Al 5’ minuto Danilo, raccoglie fuori area il passaggio da corner. Fa partire un tiro forte ma centrale. Il portiere valuta male la traiettoria, probabilmente coperto dalle troppe maglie che ha dinanzi, e si butta di lato rimanendo trafitto. Trascorrono sette minuti e un buco inammissibile dei due centrali biancoverdi vede grazie ad un lancio dalla tre quarti ospite, Higuain completamente solo in corsa dinanzi a Consigli. La partita è in discesa per la capolista. Praticamente mezzo scudetto ancora attaccato alla maglia. Il Sassuolo però è una delle formazioni più in forma e la corsa invece di diminuire d’intensità aumenta, oppure sono i bianconeri che hanno dimezzato il numero di giri. Possesso palla continuo da parte dei padroni di casa e pressione alta. Muldur dalla sinistra di metà campo, accelera verso il centro dell’area juventina, un rimpallo di chiusura fa arrivare sulla destra la sfera a Caputo che protegge e suggerisce per Djuricic che a fil di palo trafigge Szczesny. La Signora appare stanca, e seppur ancora in vantaggio traspare nei suoi uomini la consapevolezza di non riuscire a reggere l’urto avversario. Giocano bene, veloci e con idee chiare gli emiliani, e solo grazie al proprio portiere che la capolista riesce a terminare il primo tempo ancora con una rete di vantaggio. Inizio della seconda parte all’insegna della continuità del primo. Il Sassuolo è deciso a riprendersi la partita che, nonostante il risultato sfavorevole, ha da subito condotto. Eccoci alla svolta. Dopo soli sei minuti viene concessa una punizione sulla destra offensiva dei padroni di casa al limite dell’area. Berardi disegna una pennellata perfetta da vero autore, stile Pirlo. Impossibile da fermare per il portiere che sulla sua sinistra la vede solo sfiorare il palo e insaccarsi delicatamente in rete. E’ pareggio. Come un lupo sulla prede ferita il Sassuolo si avventa su di essa, sentendone il profumo della vittoria, che arriva, temporaneamente per merito del goleador di casa, Caputo. Traversone basso dalla destra che taglia l’area. Sta uscendo di poco la palla quando l’ultimo a crederci è appunto il centravanti italiano che fermandosi con le gambe in scivolata sul palo, insacca. Con i suoi 17 segni a bersaglio, Caputo diviene l’attaccante con più reti nella singola stagione dei biancoverdi nella Serie A. Se riuscirà a mantenere questo stato di forma il Commissario Tecnico, potrebbe prenderlo in considerazione per gli Europei dell’anno prossimo. Tornando alla partita, il vantaggio dei padroni di casa dura solo dieci minuti, più per demeriti propri che per la forza della Juventus, che sfrutta nuovamente una disattenzione in marcatura nell’azione di calcio d’angolo al 64’. Sandro fa riemergere Sarri dalla panchina e la sua squadra. A non farla nuovamente precipitare ci pensa il suo portiere. E’ infatti proprio Szczesny che per ben due volte evita il goal del 4 a 3 che con ogni probabilità sarebbe stata la rete definitiva che avrebbe sancito la seconda sconfitta in tre partite per la capolista. E’ vero che la Signora sta dilapidando il vantaggio meritatamente accumulato precedentemente, ed evidentemente sta accusando uno stato di forma non eccelso che neppure il grande talento dei suoi calciatori riesce a colmare. La fortuna dei bianconeri è che Lazio e Inter pare abbiano ancora meno benzina di lei e quelle formazioni che invece stanno dimostrando tanta birra in corpo, come Milan, Sassuolo o la stessa Atalanta, sono o troppo lontane per essere un problema, oppure non così vicine da poter impensierirla.
Juve vs Atalanta: 2-2. La Signora se la cava di rigore con la DEA ( luglio 2020 )
Partita da livello di Champions doveva essere per il Gasp e tale si è dimostrata. Pochi, pochissimi tiri in porta, da entrambe le squadre, ma il livello di gioco e d’intensità è risultato ai vertici. I bergamaschi e i torinesi, rispettivamente terzi e primi in classifica, sono già a conoscenza dell’ennesimo fallimentare risultato della seconda, ovvero la Lazio. La capolista può allungare a 6 giornate dal termine portandosi a più 10 lunghezze, che significherebbero quasi matematicamente vittoria del campionato, mentre per i bergamaschi non solo aggiudicarsi la seconda piazza in solitaria, ma insidiare la stessa Signora a sole sei partite dal termine. La Juventus vorrebbe condurre le danze come è suo solito fare, ma dinanzi ha la squadra che in questo momento nessuna big d’Europa vorrebbe incontrare; a proposito i neroazzurri in Coppa campioni ai quarti, dovrebbero vedersela con i parigini del Paris S.G., fermi da oltre tre mesi. Allo Juventus Stadium, sono le magliettine verdi, mimetizzati come i marines lungo l’erba del campo di calcio, a tenere palla e creare gioco. Non pare che sia una scelta strategica degli uomini di Sarri, è evidente che l’intensità di calcio espresso dai Gasperiani, è un unicum mondiale. Sembrerà un’esagerazione ma l’evidente differenza di ritmo, di velocità nel far girare la palla, nella puntualità degli inserimenti di tutti i giocatori, dai centrocampisti ai difensori, non solo degli attaccanti, non trova riscontro neppure in corazzate come Real, Barca o Machester City, chiedere a Guardiola per conferma. In cinque anni, il piemontese a creato una macchina perfetta, oliata al punto giusto dove ogni componente combacia alla perfezione con gli altri, anche nei casi delle sostituzioni. La Juventus si affida all’altissima qualità dei suoi interpreti, ma vince la coralità dell’Atalanta, che comunque annovera tra le sue file giocatori che sanno dare del tu alla palla tra i piedi. I tre davanti, Illicic, Zapata e Gomez, paiono un azzardo in trasferta contro la Signora, eppure nessun buco si crea a centrocampo. La Juventus non riesce a costruire e a tenere palla, specie nel primo tempo. La pressione costante e la rapidità dei calciatori ospiti è la ragione del vantaggio atalantino. Bellissimo triangolo tra il folletto Gomez e il possente centro avanti Zapata che su limite dell’area scambiano rapidi tra loro, e con un tocco d’esterno finale mette l’attaccante davanti al portiere che lo supera con un tiro secco e potente al 16’ minuto. Raramente si è vista la Signora in così tanta difficoltà, ma allo stesso tempo regge l’urto e non si scompone, rimanendo in partita. Non a caso è lei la padrona del campionato in corso e dei precedenti otto. I padroni di casa rientrano in campo nella seconda frazione motivati e vogliosi e iniziano a macinare più gioco. Al decimo della ripresa un cross beffardo prende il gomito mezzo largo dal corpo ( involontariamente ) di un difensore. Molto fiscale la decisione di assegnare il calcio di rigore che Ronaldo non sbaglia. Siamo in parità di risultato, ma in questa fase di partita, anche di gioco. Sale il giro palla dei bianconeri, così come la pressione alta, ma le due formazioni si annullano a vicenda, quando a dieci dal termine un’altra rete rapida di passaggi al limite dell’area juventina porta al tiro il fresco Malinovskiy che con una fucilata trafigge Szcesny. La Juventus reagisce ma non riesce a creare vere palle goal che possano portare al pareggio, ma l’episodio favorevole accade. Al limite dell’area con un pallone ad uscire da parte del Pepita, nemmeno verso la porta, la sfera tocca il braccio di richiamo di Muriel. Altro fallo di mano, altro rigore e stessa fredda esecuzione da parte del portoghese. Allo scadere è pareggio. La Juventus non crolla per la seconda di fila ed esce ancora più forte in classifica, mentre se l’Atalanta hai dei rimpianti sulla vittoria mancata, può ritenersi soddisfatta dell’esame in chiave Champions, brillantemente superato.
Milan vs Juve: 4-2. Il festival degli errori delle emozioni ( luglio 2020 )
Quante partite ci possono essere dentro ad una partita stessa? Il Milan 2.0 di Pioli, post Covid-19, ha debuttato contro la Signora in Coppa Italia, con una squadra a dir poco rimaneggiata per oltre un’ora con l’uomo in meno uscendone a Torino con un onorevole e dignitoso pareggio a reti inviolate. Per il Milan sono cinque partite di Campionato ed una di Coppa nazionale. Ben 4 vittorie e due pareggi, incontrando in queste sole 6 sfide ben due volte la corazzata bianconera e le due romane. Considerando il giocatore più rappresentativo acciaccato e le troppe voci societarie era roba da mettersi nelle mani nei capelli per i cuori rossoneri. Ebbene, dopo la DEA bergamasca, probabilmente arriva San Pioli. La Juve scende a San Siro forte non solo delle sue immense capacità, ma anche del risultato già terminato della sua contendente. La Lazio dopo le batoste prese all’Olimpico proprio dal Milan affonda nelle belle acque leccesi. La Signora con una vittoria a Milano, può mettere ben 10 lunghezze di distacco dai biancocelesti a sole sette gare dal termine. Non è matematica vittoria ma poco ci manca. Un grande potenziale essere a conoscenza del risultato a Lecce. La partita è molto equilibrata, ma non vi sono troppe occasioni da rete da entrambe le parte, anzi tiri in porta veri nella prima frazione non se ne vedono, ma verso il termine del primo tempo gli ospiti crescono come predominio territoriale e baricentro, facendo sentire il maggiore tasso tecnico. Per tutti i primi 45 minuti, il Milan, ben posizionato in campo ha retto all’urto juventino, grazie ad una bella condizione atletica, ma soprattutto ad una compattezza di squadra che ogni partita che passa, sta divenendo l’arma in più dei “Piolani”. Il termine del primo tempo a tinte leggermente bianconere, si presentano nella loro magnificenza nel primo quarto d’ora devastante degli ospiti. Dopo due minuti la capolista è in vantaggio a San Siro con una grande azione del centrocampista Rabiot. Dalla sua tre quarti palla al piede taglia il campo da destra a sinistra superando ogni ostacolo, con forza, velocità e gran classe, giunto al limite dell’area di rigore avversaria fa partire un precisissimo tiro a incrociare sull’angolo opposto alla direzione di corsa che trafigge Donnarumma. Un’azione alla Lothar Mathaus dei bei tempi. Trascorrono 6 minuti e Ronaldo approfitta di una clamorosa amnesia dei due centrali difensivi. Lancio lungo che pare facile preda di Romagnoli oppure Kjaer, che invece si ostacolano tra loro permettendo al pallone di giungere ai piedi da cecchino del campione portoghese. Partita terminata e con esso il campionato? Otto minuti e Bonucci si trova a toccare con un braccio il pallone. Rigore che Ibrahimovic non sbaglia e riapre la partita. Anzi, accende il “turbo” alla macchina milanista. I calciatori juventini erano a meno di mezz’ora dal termine già con la testa negli spogliatoi a festeggiare il mezzo scudetto conquistato e non riescono a risettarsi per riprendere a correre in campo. Da adesso in poi è un dilagarsi di furie rossonere che credono alla rimonta. Trascorrono infatti solamente 4 minuti ed è pareggio. Kessie si destreggia in area avversaria tra i difensori juventini come se fosse un numero 10 e batte di rabbia Szczesny, che un minuto dopo deve nuovamente raccogliere la palla dalla propria rete perché Rebic trova un libero Leao sulla sinistra che viene mal chiuso da Rugani e batte sul primo palo la palla in rete. In 6 minuti la capolista da un rassicurante vantaggio per due reti, si trova a perdere. Roba da far invidia alle pazzie interiste, vedi due giorni fa in casa con il Bologna. Sarri prova a rimediare con i cambi e le occasioni si succedono da una parte e dall’altra. La Juventus colpita nell’onore si butta avanti, ma il Milan è solido e controbatte colpo su colpo. E’ chiaro che un goal verrà fuori da una parte o dall’altra, ma il più motivato Milan ha la meglio a 10 minuti dal termine, quando Alex Sandro passa incredibilmente la palla a Bonaventura che non fa altro che suggerire per Rebic che di prima trafigge il portiere. Milan al quinto posto solitario in attesa di Roma e Napoli e Juventus che butta via un match point, ma ha ancora ben 7 punti di vantaggio sulla Lazio e 11 sull’Inter che per ridurli a 8 deve vincere a Verona. Mancano ancora due scontri difficili contro Atalanta e Lazio ma ci pare difficile che la Signora sbagli due volte di seguito. Il Milan invece oggi potrebbe di tutto, in positivo, però.
Torino vs Juve: 1-4. Il Derby regala un pezzetto di Scudetto ( giugno 2020 )
La partita con i cugini è sempre particolare. A differenza dei derby di Milano e Roma, ma anche di Genova dove vi è quasi sempre un certo equilibrio tra le due sfidanti, sotto la Mole, oramai da alcuni decenni, la differenza tra la Zebra ed il Toro è abbastanza marcata, e nonostante i due simboli zoofili, è il secondo a subire i calci del primo, quasi sempre. Ai granata servono punti per la tranquillità, mentre per i bianconeri occorrono per mettere pressione ai suoi diretti contendenti per la conquista del Campionato in corso, specialmente sulla Lazio che deve disputare un’ardua trasferta a San Siro. Ebbene, neppure il tempo di scaldare i motori che Dybala s’inventa uno dei suoi numeri in area da rigore. Siamo appena al 3’ minuto, quando il giovanissimo campione pare uno sciatore tra le bandierine, con le sue pieghe in velocità e i cambi di direzione sulla destra. Peccato che la statiche bandierine siano i difensori del Toro e Sirigu capitola subito. Partita messa immediatamente in discesa. La banda Belotti subisce il colpo a freddo e non riesce a forzare i ritmi per mettere pressione alla Signora, che invece senza affanni controlla gestendo con la tranquillità delle grandi non disdegnando l’idea aumentare il bottino. E’ così infatti che il colombiano si fa prestare la maglia numero 10 dal compagno argentino, quando quasi alla mezz’ora entra in area dalla destra, sbilancia la difesa e fa partire un preciso tiro che porta la Juve sul doppio vantaggio. Altra batosta, la partita pare indirizzata oramai su di un unico binario, ma talvolta gli episodi possono cambiare in un amen il copione di un film. Ecco infatti che proprio sul fischio da parte dell’arbitro ( siamo al 5’ minuto di recupero prima della pausa tra il primo ed il secondo tempo ) un tiro di Verdi, tra i più dinamici dei suoi, prende in piena area il braccio di richiamo di de Ligt. Rigore, anche se l’ammonizione pare eccessiva vista la non volontarietà del centrale. Belotti, freddo e concentrato porta i granata negli spogliatoi sotto, ma rinfrancati di poter ribaltare le sorti. Infatti nella ripresa il Torino è molto più deciso a non perdere e si spinge avanti. Non è un caso che arrivi il virtuale pareggio dopo soli 5 minuti dall’inizio del secondo tempo. Verdi, suggerisce per Berenguer che fa partire un missile dai 20 metri. Miracolo di Buffon che respinge però dinanzi a Belotti che la rigetta in porta colpendo la traversa, la palla impazzita torna in campo ed è Verdi il più lesto a giungere sulla sfera e metterla alle spalle del portierone campione del Mondo. Neppure il tempo di festeggiare che l’arbitro , su assistenza dei guardalinee non può far altro che annullare l’importante segnatura per una netta posizione di fuori gioco da parte dell’attaccante della nazionale. Il Torino non demorde e prova ad alzare il baricentro, ma la Juventus, non si farà più trovare impreparata ed il suo marcato maggior tasso tecnico gli permette di tenere palla facendo girare a vuoto i granata che con il passare del tempo perdono sempre più energie e distanze. A mezz’ora dalla fine arriva la chiusura anticipata delle ostilità. Ronaldo si toglie quel sassolino dalla scarpa che da quando è in Italia è diventato un fastidioso macigno, ovvero i mancati goal su punizione. Stavolta al 61’ la sua palombella a giro supera la barriera perfettamente ed il portoghese festeggia come se fosse un esordiente alla prima sua grande emozione. Uno spettacolo vedere un pluri pallone d’oro vivere appieno la gioia come dovrebbe essere sempre. Di fatti il Toro si scoglie come neve al sole. Dopo appena 3 minuti dal suo ingresso Djidji, in scivolata insacca, sbagliando la porta e fissa il risultato finale su un rotondo 4 a 1 per i padroni di casa. Quattro partite e quattro vittorie in Campionato dalla pausa, se questo non è un segnale di non volersi scucire lo scudetto dalla propria maglia!
Genoa-Juve: 1-3. Qualità e forza, la miglior risposta alla Lazio ( giugno 2020 )
L’avversario diretto era tre giorni fa a 7 lunghezze di distacco, per poi ritornare a soli 4 punti. Ieri ultimo giorno di Giugno, sta perdendo tornando ad un potenziale 7 punti di vantaggio, ma ribalta il suo match portandosi temporaneamente ad un solo punticino. Il tutto a meno di mezz’ora dall’inizio della tua partita. Sei la capolista e hai tutti gli occhi puntati addosso. C’è né per andare in ansia e giocare non con la solita tranquillità. Ma la vitalità della Juventus, a parte l’altissimo livello tecnico dei suoi calciatori, è la forza mentale che ha dentro di sé, che fa parte del suo DNA. Avere il fiato sul collo dello sfidante non gli mette paura, ma il desiderio di dimostrare ancora di più chi comanda e chi è più forte. Si potrebbe pensare che il test non sia troppo probante visto che il Genoa è al quarto ultimo posto ad uno punto dalla retrocessione ed ha la seconda difesa più perforata, ma i bianconeri giocano comunque in trasferta in casa di una squadra che ha fame di punti per non vedere la B. La Juve parte con gamba ed intensità e per tutto il primo tempo il muro eretto dalla formazione del “Grifone” regge, grazie soprattutto ad uno strepitoso Perin. Diviene quasi una sfida nella sfida quella tra il portiere italiano ed il campionissimo portoghese. Ronaldo è molto più tonico e preciso che mai, si muove tantissimo ed è determinato a segnare un grande goal, cosa che probabilmente gli manca da diverso tempo. Ma è tutta la formazione ospite che si muove bene, avvolgendo l’avversario tra i fianchi ed il centro impedendogli pressoché ogni iniziativa anche di contropiede. I tiri e i cross si susseguono, ma oltre al portiere ci sono anche altri 10 giocatori di movimento, tignosi e disposti a non mollare un centimetro su ogni pallone. Non a caso saranno ben 5 gli ammoniti tra i rossoblu, perché dove non arriva qualità o la corsa, giunge l’intervento falloso per fermare l’avversario diretto. Termina la prima frazione con un Genoa stanco ma voglioso di reggere ancora. Illusione che dura appena 5 minuti nella ripresa, quando il folletto argentino si mette la maglia numero 10 di Baggio e Maradona, a Voi la scelta, per far ubriacare da solo il reparto difensivo genoano. Dybala entra in area dalla destra superando con finte, dribbling e velocità quasi tre uomini e lascia partire un tiro sulla destra del portiere che la vede in ritardo. E’ il vantaggio bianconero, più che meritato. Gli ospiti non tirano il freno a mano, non è nelle loro corde e continuano a giocare come se dovessero ancora sbloccare il risultato. I padroni di casa paiono impotenti ed dopo un’occasione per Bernardeschi, finalmente Ronaldo corona il suo desiderio dopo altri 6 minuti di gioco. Parte veloce a centrocampo palla al piede, si accentra e da fuori area fa partire una sassata che si infila in rete a lambire il palo lontana dal guanto di Perin. Due perle da campionissimi. A chiudere definitivamente i giochi al 73’ non poteva essere un goal banale, visto i due precedenti. Douglas Costa si mette la maglia dei migliori numeri 7; da ala destra si accentra palla al piede, con un doppio passo in stile brasiliano sbilancia la difesa che ha dinanzi e fa partire una palombella forte a giro, quanto precisa che si infila a scendere nell’angolino alto alla destra di Perin. Neppure il tempo di festeggiare e andare mentalmente negli spogliatoi che il giovane Pinamonti riaccende la sfida mandando in bambola Cuadrado e scaraventato un missile in porta ravvicinato sulla sinistra offensiva. Il Genoa alza i ritmi e inizia a crederci, complice anche una Juventus in fase di riposo, ma oramai mancano meno di un quarto d’ora al termine e la retroguardia torinese non soffre più di tanto, grazie ad un controllo della palla costante. Tre punti importantissimi che fanno capire alla Lazio che che la Juve è in salute e tra la Coppa Italia e la seconda fase di Campionato, questa sfida è stata senza dubbio la più convincente sotto ogni punti di vista.
Juve – Lecce 4-0. I Salentini regalano il poker alla Signora ( giugno 2020 )
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