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Juve  Inter   Milan       e le altre 17 stelle                 

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Risultati GIORNATA Serie A 

                     

18/01/2026 giornata 21 Goal Goal
Bologna Fiorentina 1 2
Cagliari Juve 1 0
Cremonese Verona 0 0
Lazio Como 0 3
Milan Lecce 1 0
Napoli Sassuolo 1 0
Parma Genoa 0 0
Pisa Atalanta 1 1
Torino Roma 0 2
Udinese Inter 0 1

    

   

       

            

Classifica PUNTI

                


Squadra Punti
1 Inter 49
2 Milan 46
3 Napoli 43
4 Roma 42
5 Juve 39
6 Como 37
7 Atalanta 32
8 Bologna 30
9 Lazio 28
10 Udinese 26
11 Sassuolo 23
12 Torino 23
13 Parma 23
15 Cremonese 23
14 Cagliari 22
16 Genoa 20
17 Lecce 17
18 Fiorentina 17
19 Pisa 14
20 Verona 14

        

     

       

 

        

Risultati GIORNATA COPPA

                 

7'Giornata   

           

20-gen Inter Arsenal 0 0
21-gen Juve Benfica 0 0
20-gen Copenhagen Napoli 0 0
21-gen Atalanta At.Bilbao 0 0
22-gen Roma Stuttgart 0 0
22-gen Bologna Celtic 0 0

  

    

 

COPPA ITALIA

 

Ottavi . .

03/12/2025 Atalanta Genoa 4 0
04/12/2025 Bologna Parma 2 1
27/01/2026 Fiorentina Como 0 0
03/12/2025 Inter Venezia 5 1
02/12/2025 Juve Udinese 2 0
04/12/2025 Lazio Milan 0 0
03/12/2025 Napoli Cagliari 10r 9r
13/01/2026 Roma Torino 2 3

  

Juve ( commento partita )

C.L.-Juve vs Lione:2-1. Cr7 c’è ma la Juve no, eliminata

( agosto 2020 )

 

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Il dibattito era su cosa avesse più peso tra Juventus e Lione. Ovvero la stanchezza della squadra di Sarri che ha tirato per un mese e mezzo abbondante per chiudere il campionato, oppure la mancanza di ritmo partita dei francesi di Garcia fermi da oltre cinque mesi. Sembrerebbe, dal risultato finale, la freschezza del Lione, eppure il più anziano in campo dei bianconeri è stato il più brillante dei ventidue in campo. Ti aspetti la “Vecchia Signora” nella metà campo avversaria dal primo minuto, costretta a vincere per ribaltare la sconfitta di misura rimediata all’andata, ed in effetti la pressione è costante, ma lenta e prevedibile. Qualche guizzo, individuale, ma il portiere avversario rimane inoperoso. La svolta del match e dei destini in Champions League della Juventus, avviene al decimo. Scoordinata entrata di Bentancour che rovina su Aouar che sarebbe stato probabilmente chiuso dal difensore davanti. Tocco comunque dubbio ma l’arbitro concede il rigore che viene segnato. Ora è dura perchè con la rete subita in casa, bisogna vincere almeno con due goal di scarto, quindi il risultato minimo è di almeno di tre reti senza più subirne. Il problema è che la rabbia che brucia all’interno degli “Zebrati” non si tramuta in forcing e palle goal. Solo un bel dribbling sul filo della linea di fondo a pochi centimetri dal palo a portiere saltato da parte di Bernardeschi fa gridare al pareggio, ma nulla di più, tranne Cristiano Ronaldo. E’ come se in campo ci fossero tre squadre. Juventus, Lione e CR7. Dal ventesimo della ripresa i bianconeri sono praticamente il portoghese ed ogni pericolo, sussulto e speranza passano dalla sua classe e le sue accelerazioni. Sul termine della frazione sono proprio due falli subiti da Ronaldo a portare due pericolose punizioni. Dall’ultima di questa un tocco leggerissimo di gomito ( per altro attaccato al corpo ) procura un rigore generoso quanto o ancor di più rispetto a quello concesso ai francesi. Il portoghese è implacabile e a due minuti dal riposo è pareggio. Un buon viatico per la ripresa, dal punto di vista soprattutto del morale. Si inizia il secondo tempo e insieme a Ronaldo incomincia a farsi sentire la velocità e la forza del laterale Alex Sandro, ma purtroppo gli altri torinesi svolgono poco più del compitino. Sino al quarto d’ora quando sulla destra, c’è l’invenzione del campione ( ovviamente il CR7 ). Da fermo sbilancia da oltre venticinque metri il suo marcatore che ha dinanzi e sullo stretto lo supera lateralmente quel tanto per aprirsi il varco e far partire una bomba che piega letteralmente il guantone di Lopes che devia il pallone dentro sulla sua rete. Giochi completamente riaperti e partita ribaltata, ma manca ancora una rete per la missione. Pesa molto di più il penalty concesso gentilmente al Lione che non quello benevolo alla Juventus. I cross e le punizioni in area francese aumentano, ma mancano di sprint, di velocità, anche se una volta Bonucci ed una Ronaldo impattano non male di testa, ma senza inquadrare la porta. Le squadre sono stanchissime, specie gli uomini di Garcia ed iniziano gli inserimenti di forze fresche. Probabilmente considerando le possibili cinque sostituzioni, Sarri le inserisce anche troppo tardi a purtroppo, quella chiave si dimostra un azzardo troppo grande. Dybala, non al meglio, entrato a venti minuti dal termine non si vede mai, è l’ombra di se stesso e non a caso la sua partita dura tredici minuti per l’ennesimo problema fisico. Con l’uscita del campioncino argentino escono anche le speranze di rimonta totale dei bianconeri. La pressione rimane alta ma basta un poco di ordine difensivo e una buona cerniera a centrocampo dei francesi ad annullare i potenziali attacchi juventini. Scivola così sul 2 a 1, troppo poco per passare il turno. E’ mancata forza, lucidità e temperamento negli uomini di Sarri, ma a ben vedere in tutto il Campionato Nazionale, le vittorie sono giunte per le invenzioni del portoghese, di Dybala o ancora di Higuain, non certo per una manovra corale di squadra che troppo spesso si è solo affidata alla consapevolezza di avere in rosa dei fenomeni. Se questo può bastare nel “Bel Paese”, non è sufficiente in ambito europeo. Un Lione, senza troppe stelle e con una condizione atletica deficitaria è stato sufficiente per eliminare dall’obbiettivo grosso la Juventus, che annovera tra le sue file ottimi giocatori insieme a delle stelle. Rimane lo Scudetto ( il nono consecutivo ) portato a casa, ma sarà sufficiente per la dirigenza bianconera, nella valutazione dell’operato del suo estroso allenatore?

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Juve vs Roma:1-3. Si festeggia la sconfitta amichevole

( luglio 2020 )

 

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In campo e in tribuna si festeggia, a fine partita, il nono scudetto consecutivo. E’ terminato il Campionato, cosa non scontata, ma i tifosi juventini, almeno una buona parte non saranno molto soddisfatti della prestazione vista in campo, non solo per la sconfitta maturata nel proprio stadio, la prima dopo quasi quaranta partite. La Roma è la prima volta che esce con i tre punti dalla nuova struttura e non è che i lupacchiotti avessero chissà quali motivazioni, visto che erano già sicuri del loro tranquillo piazzamento europeo senza il fastidio dei preliminari. Ronaldo e Dybala per motivi diversi sono tranquilli sugli spalti a godersi i compagni in campo. Mica facile per il portoghese rinunciare a battagliare all’ultima giornata con Immobile per la “Scarpa d’Oro”, ma obiettivamente stancarlo per recuperare quattro goal al laziale sarebbe stato non molto saggio. La capolista al piccolo trotto si porta già in vantaggio con una bella girata del “Pipita”, ma vi sono da entrambe le parti giocatori giovani oppure che hanno visto poco il campo lungo questa stagione. La Roma ha un pizzico di voglia in più tra alcuni suoi interpreti e per inerzia arriva al pareggio poco più di un quarto d’ora dallo svantaggio, grazie ad un bel colpo di testa di Kalinic. La Juventus sembra quasi disinteressata di essere stata raggiunta, tanto che non alza i ritmi e sono gli ospiti a farsi nuovamente pericolosi nelle ripartenze e ad un minuto dal termine, Danilo, molto ingenuamente non solo si fa dribblare in area di rigore da un quasi debuttante, ma non toglie neppure la gamba, con l’inevitabile penalty. Alla battuta Perotti, non sbaglia, seppur Szczesny intuisce benissimo la traiettoria quasi sfiora con le dita prima che il pallone si insacchi in rete. Si riprende il secondo tempo e tutti si aspetterebbero una Vecchia Signora terribilmente arrabbiata che aggredisca l’avversario senza sosta ed invece la testa e le gambe sono già al Lione e la Roma può controllare senza troppi patemi. Anzi dopo solamente sette minuti dalla ripresa Zaniolo sulla sua tre quarti arpiona un pallone di forza e si scrolla di dosso chi cerca di arrestarlo, ma come un Caterpillar parte palla al piede verso la tre quarti avversaria e con un bel taglio suggerisce un bel assist per l’inserimento di Perotti che sigla la sua doppietta personale ai Campioni d’Italia. Iniziano le sostituzioni, ma più per precauzione che per modificare l’esito della partita. I padroni di casa alzano un poco i ritmi, ma la retroguardia romanista non deve compiere miracoli per difendere l’importante risultato. Vittoria della Roma di prestigio e seconda sconfitta consecutiva dei Campioni, ma praticamente a nessuno importa. Al termine della sfida si alza la Coppa dello Scudetto, il trentaseiesimo ufficiale e nono di seguito e le forze e la concentrazione sono ora orientate esclusivamente verso l’obiettivo grosso, la Champions che si insegue da oltre vent’anni. Sarri si giocherà tutto in Europa, perchè tra tifosi e società si dà quasi per scontata la supremazia a mani basse in Italia e terminare sì vittoriosi, ma con numeri non proprio esaltanti sotto tutti i punti di vista non ha fatto piacere.

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Cagliari vs Juve:2-0. Una sconfitta indolore ma antipatica

( luglio 2020 )

 

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Di certo per i tifosi radicali juventini, perdere non è concepito, neppure nelle amichevoli estive, e visto che qui si gioca a fine luglio e per la formazione bianconera non vi è nulla in palio è a tutti gli effetti una partita amichevole. Non gioca male la capolista, crea tanta pressione sin dall’inizio del match, costruendo occasioni , belle giocate, cross in area pericolosi a volontà, eppure ne esce sconfitta. Senza segnare una rete e subendone due. A tutti gli effetti a meno ché altre non facciano i colabrodi nell’ultima giornata, non è la migliore difesa della Seria A. Se poi consideriamo la ripresa dal lockdown, diviene la nona con ben cinque reti in più subite rispetto alle migliori. Non è nello stile Juventus, storicamente vincente grazie ad una difesa di ferro. Allo stesso tempo non è l’attacco più prolifico. Ha vinto il Campionato per un equilibrio che altre non hanno avuto, oltre alle giocate dei singoli che altre formazioni neppure si possono sognare. Gli ospiti partono bene, belli da vedersi con Higuain vivace ed in grande spolvero, ispirato, così come Ronaldo che ambisce a superare l’attuale capocannoniere laziale Immobile. Ma sono i sardi con una bella azione avvolgente di qualità a passare in vantaggio all’ottavo minuto. Azione dalla sinistra verso la destra, cross che attraversa l’area nuovamente dalla destra alla sinistra, rasoterra dinanzi alla porta ed il più giovane calciatore in campo , Gagliano, mostra più riflessi di tutti quando in spaccata devia la palla in rete. La Juventus, forte della sua forza, continua a giocare come nulla fosse pressando tanto e bene. Spettacolare la mezza rovesciata del “Pipita” il cui tiro esce di poco alto sopra l’incrocio; sarebbe stato imparabile. I Campioni d’Italia, sono belli da vedere come l’argenteria da mostrare nelle occasioni di festa, ma mancano le portate. Si nota nelle giocate stesse che manca quella brutalità muscolare e di testa per fare male all’avversario, cosa insolita per i geni del club. Però bisogna ammettere che sarebbe stato strano e pericoloso il contrario. A titolo acquisito e con un ritorno di Champions da dentro e fuori secco, oltre al risultato di svantaggio da recuperare con il Lione, sarebbe assurdo e dannoso vedere accelerazioni brucianti e scontri arditi. Ci ricordiamo la Juventus di Conte che per cercare i record di punti, a Campionato conquistato bruciò le energie la domenica non avendone più nell’infrasettimanale europeo. Oltre tutto Cragno ha fatto tre, quattro parate veramente decisive. Il Cagliari ha giocato un primo tempo concentratissimo, dove i giocatori hanno lottato su ogni pallone con coraggio e voglia di portarsi a casa un risultato di prestigio. In effetti gli uomini di Zenga sono la prima squadra che batte i nuovi ( anche se per la nona stagione consecutiva ) Campioni d’Italia. Beffa delle beffe al 47’, gli isolani su azione di contropiede raddoppiano. Sulla tre quarti prende palla Simeone, si avvicina al limite dell’area e con il difensore dinanzi fa partire un missile basso d’esterno che Buffon non si aspettava, ed in effetti il leggendario portierone pare in ritardo nel scendere a terra per fermare la sfera. E’ il 2 a 0. La ripresa la capolista ci prova, ma trova la difesa ed il portiere attenti in ogni circostanza. La voglia di vincere se è maggiore nella formazione più debole, colma la lacuna tecnica e così più che cercare di pareggiare, Ronaldo cerca troppo spesso l’assolo per la sua classifica personale dei marcatori. Non è stata una brutta Juventus, solo poco cattiva e davanti si è trovata una formazione, che seppur senza obiettivi di classifica, aveva più voglia. E’ più facile per un Cagliari trovare degli stimoli comunque quando giochi contro i pluri Campioni, che non il contrario. Per Sarri & C. è stata anche un’occasione per provare giocate senza troppo stress fisico e mentale. Lo Scudetto è già arrivato, e poco importa se alla fine della trentottesima giornata l’hai vinto per un punto o per venti.

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Juve vs Samp:2-0. Due reti per il nono scudetto consecutivo

( luglio 2020 )

 

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Due gol per non sbagliare il secondo match point consecutivo. Sarri entra nella leggenda con la sua Juventus per aver fatto vincere al club ben nove scudetti consecutivi dalla stagione 2011/12. Nessuna società tra i primi cinque campionati continentali ( Italia – Germania – Francia – Inghilterra – Spagna ) è mai riuscita a tanto. Un dominio incontrastato, o quasi, dalla prima terna di Conte, alla cinquina di Allegri per giungere sino ad oggi 26 luglio, il primo di Sarri. La formazione di casa parte con il desiderio di chiudere la pratica Campionato, per poi concentrasi nell’imminente grande obiettivo di sempre, la Champions. Dinanzi però, non hanno una squadra in disarmo. Seppur senza più obiettivi e salva da tempo, la formazione di Ranieri si presenta bella motivata, quadrata e vogliosa di fare bella figura. I primi venti muniti si svolgono al piccolo trotto, più per la stanchezza di così tante partite ravvicinate che per volontà. Non a caso iniziano anche le sostituzioni da una parte e dall’altra per infortuni. Alla mezz’ora le due squadre iniziano ad accelerare e a farsi vedere entrambe nell’aree avversarie scaldando i guanti dei portieri. Purtroppo anche la mezza punta Dybala deve essere sostituita per problemi fisici ( accertamenti saranno svolti per riaverlo al meglio per la Coppa ). Ampio recupero per via degli infortuni e i cambi, già tre nel corso del primo tempo. La svolta della partita e del Campionato stesso, avviene all’ultima azione prima che fischi l’arbitro per mandare tutti negli spogliatoi. Punizione dal limite sulla destra per la Juventus. Al tiro Pjanic, che finta la battuta verso la porta e senza guardare suggerisce, sulla cunetta fuori dall’area per un Ronaldo libero di prendere la mira e far partire un fendente teso al volo che si insacca senza che il portiere possa fare nulla. Si va al riposo con la Juventus Campione d’Italia. Questa volta la capolista non commette il medesimo errore fatto tre giorni fa a Udine. Rimane compatta e concentrata e fa bene dato che la banda di Ranieri non ci sta e crea più volte i presupposti per raggiungere il pareggio, ma tra la difesa arcigna e non deconcentrata ed un Szczesny in un paio d’occasioni decisivo e reattivissimo non subisce la rimonta. Allo stesso tempo i blucerchiati si espongono più volte ai contropiedi. Due volte Tonelli sbaglia e perde palla a centrocampo, in un’occasione la retroguardia ospite si salva con una bella risposta con i guantoni di Audero. Tuttavia, poco dopo, al 67’ minuto sempre su contropiede veloce con la medesima palla persa Ronaldo dalla sinistra si accentra e sul suo tiro Audero respinge come può, ma troppo corto e Bernardeschi si butta come un rapace sulla sfera insaccando prima che il difensore riesca a liberare. La partita è virtualmente chiusa, non che la Sampdoria non ci provi, quattro minuti dopo Quagliarella si vede strozzare in gola l’urlo del goal da una strepitosa respinta da parte di Szczesny, ma al 77’ minuto gli ospiti ergono la bandiera bianca rimanendo in dieci uomini per una doppia ammonizione per un fallo a centrocampo su Pjanic. Sullo scadere Alex Sandro entra veloce sulla sinistra in area e viene steso. Inevitabile da parte dell’arbitro concedere la massima punizione, ma la traversa impedisce a Ronaldo la doppietta personale e la possibilità di avvicinarsi a Immobile nella classifica marcatori che nel tardo pomeriggio aveva firmato una tripletta. Poco male, la Juventus ha vinto è ha messo per la nona volta consecutiva, la trentaseiesima “ufficiale” in totale, la sua firma sul Campionato Italiano. Doppiando come titoli nazionali le due più agguerrite rivali di sempre, le milanesi ferme entrambe a diciotto scudetti.

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Udinese vs Juve: 2-1. Festa solo rinviata?

( luglio 2020 )

 

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Una partita da non dare per scontata. Ovviamente le forze in campo sono nettamente sbilanciate a favore della formazione “Zebrata”, ma qui conta la fame che si ha. E’ più importante uno scudetto che sta per arrivare, nonostante la matematica non ancora lo ufficializzi, oppure una salvezza da strappare con i denti? I padroni di casa hanno meno della metà dei punti della corazzata ospite eppure sin dall’inizio del match tengono campo e non si fanno schiacciare. La Juventus tiene sicuramente molto più palla, facendola girare con qualità, ma emerge chiaramente che manca quella determinazione e cattiveria che solitamente, la spinge a fare male veramente. E’ come se i calciatori bianconeri giocassero con la consapevolezza che prima o poi, grazie alle spiccate individualità, il goal possa venire fuori come causa naturale della presenza di giocatori come Dybala o Ronaldo, senza dimenticare altri interpreti offensivi di alto spessore. Il primo tempo sta per scivolare via con una occasione a testa ma a tre minuti dalla pausa caffè, ecco che il vantaggio arriva dalla squadra che ti aspetti ma non dal giocatore che pensavi. Su un rinvio di azione sbagliato da parte dei ragazzi di Gotti, arriva al limite dell’area De Ligt, che di collo pieno fa partire un bel tiro in diagonale che supera la selva di gambe che coprono la visuale del portiere. Una partita tutto sommato abbastanza equilibrata è stata sbloccata dalla Vecchia Signora. Capolista che nella pausa, entra negli spogliatoi matematicamente Campione d’Italia dato che avrebbe in questo momento nove punti di distacco sulla sua inseguitrice più vicina, ovvero l’Atalanta che potrebbe nel peggiore dei casi giungere nelle ultime tre giornate a pari punti, ma la Juventus è in vantaggio negli scontri diretti, in virtù della vittoria dell’andata e del 2 a 2, discusso, nel ritorno. Probabilmente la troppa rilassatezza fa rientrare i Campioni in carica troppo leggiadri dimenticando che dinanzi hanno un temibile avversario che vuole salvarsi senza patemi. Infatti nella ripresa i padroni di casa si mettono subito di buona lena per fare male alla capolista e rimediare alla temporanea sconfitta. Sette minuti e giunge il pareggio con un’azione di squadra avvolgente con cross dalla sinistra che taglia tutta l’area bianconera per giungere all’ultimo uomo del trenino, Nestorovski, che in tuffo di testa insacca spiazzando Szczesny. Sicuramente una bella manovra corale da parte dell’Udinese, ma gli uomini di centrocampo e difesa juventini erano già in spiaggia. Gli ospiti non ci stanno e riprendono in mano il pallino del gioco, ma i friulani sono compatti e lucidi e non vogliono assolutamente rimanere all’asciutto di punti, anche perché quelle che stanno sotto, Genoa e Lecce hanno fatto già bottino pieno avvicinandosi pericolosamente. Musso non deve effettuare miracoli per reggere l’urto bianconero e di tanto in tanto provano i padroni di casa a fare il colpaccio. Colpaccio che giunge in pieno recupero con Fofana che imperioso, parte dalla tre quarti e giunto al limite dell’area. Si scrolla di dosso De Ligt e trafigge di potenza il portierone juventino. I giocatori della Signora sono increduli dinanzi alla sconfitta improvvisa ed imminente, infatti i pochi minuti rimasti non vedono reazione alcuna da parte degli ospiti. Poco male visto che la festa con ogni probabilità è solo rimandata, invece per l’Udinese potrebbero voler dire già la permanenza nella Serie Maggiore.

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Juve vs Lazio: 2-1.Alla Juve non piace scucirsi lo scudetto

( luglio 2020 )

 

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Battendo la Lazio 2-1 e volando a più otto sull’Inter seconda, più nove sull’Atalanta, addirittura più undici sulla romana appena affrontata, la Juventus ipoteca lo scudetto.  Senza lo squalificato Bernardeschi, inizialmente Sarri sceglie Douglas Costa, Higuain e Ronaldo per l'attacco; ma un problema fisico del Pepita lascia spazio a Dybala. A centrocampo titolare dal 1' Ramsey. Solito problema di uomini contati per Inzaghi che sull'esterno sinistro fa esordire dall'inizio Djavan Anderson, mentre davanti ci sono Caicedo e Immobile. Il primo tempo sostanzialmente è equilibrato, caratterizzato da due pali per parte,ma è nella ripresa che i bianconeri trovano il goal su rigore causato da un mani di Bastos: Cristiano Ronaldo dal dischetto non sbaglia. Nuovamente il portoghese sfrutta a dovere un assist di un ispirato  Dybala lanciato in contropiede e insacca da due passi a porta vuota il più facile dei goal. Con queste reti il portoghese abbatte un altro muro: è infatti il primo giocatore a segnare almeno 50 reti in Serie A, Liga e Premier League. Ancora Ronaldo prima, e Dybala poi, si rendono protagonisti di azioni superlative, ma prima la traversa e poi Strakosha dicono loro di no. Nel finale di gara, un errore di Bonucci rischia di riaprire clamorosamente la gara: causa un rigore, che Immobile realizza. Milinkovic sfiora la pennellata d’autore su punizione, ma Szczesny è bravissimo a respingere la traiettoria. Finisce cosi' 2-1 per la Juventus una partita che praticamente mette (quasi) la parola fine al campionato, consegnando di fatto il nono scudetto consecutivo alla Vecchia Signora!

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Sassuolo vs Juve: 3-3. Emozioni e scudetto sudato, ma non lontano

( luglio 2020 )

 

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Quando vi sono sei reti distribuite equamente, tutti sono felici o forse anche molti delusi, certamente gli attaccanti hanno avuto la meglio sui difensori. Gli emiliani fanno la partita ma sono parecchio distratti in fase difensiva e dopo 12 minuti si trovano sotto di ben due goal. Al 5’ minuto Danilo, raccoglie fuori area il passaggio da corner. Fa partire un tiro forte ma centrale. Il portiere valuta male la traiettoria, probabilmente coperto dalle troppe maglie che ha dinanzi, e si butta di lato rimanendo trafitto. Trascorrono sette minuti e un buco inammissibile dei due centrali biancoverdi vede grazie ad un lancio dalla tre quarti ospite, Higuain completamente solo in corsa dinanzi a Consigli. La partita è in discesa per la capolista. Praticamente mezzo scudetto ancora attaccato alla maglia. Il Sassuolo però è una delle formazioni più in forma e la corsa invece di diminuire d’intensità aumenta, oppure sono i bianconeri che hanno dimezzato il numero di giri. Possesso palla continuo da parte dei padroni di casa e pressione alta. Muldur dalla sinistra di metà campo, accelera verso il centro dell’area juventina, un rimpallo di chiusura fa arrivare sulla destra la sfera a Caputo che protegge e suggerisce per Djuricic che a fil di palo trafigge Szczesny. La Signora appare stanca, e seppur ancora in vantaggio traspare nei suoi uomini la consapevolezza di non riuscire a reggere l’urto avversario. Giocano bene, veloci e con idee chiare gli emiliani, e solo grazie al proprio portiere che la capolista riesce a terminare il primo tempo ancora con una rete di vantaggio. Inizio della seconda parte all’insegna della continuità del primo. Il Sassuolo è deciso a riprendersi la partita che, nonostante il risultato sfavorevole, ha da subito condotto. Eccoci alla svolta. Dopo soli sei minuti viene concessa una punizione sulla destra offensiva dei padroni di casa al limite dell’area. Berardi disegna una pennellata perfetta da vero autore, stile Pirlo. Impossibile da fermare per il portiere che sulla sua sinistra la vede solo sfiorare il palo e insaccarsi delicatamente in rete. E’ pareggio. Come un lupo sulla prede ferita il Sassuolo si avventa su di essa, sentendone il profumo della vittoria, che arriva, temporaneamente per merito del goleador di casa, Caputo. Traversone basso dalla destra che taglia l’area. Sta uscendo di poco la palla quando l’ultimo a crederci è appunto il centravanti italiano che fermandosi con le gambe in scivolata sul palo, insacca. Con i suoi 17 segni a bersaglio, Caputo diviene l’attaccante con più reti nella singola stagione dei biancoverdi nella Serie A. Se riuscirà a mantenere questo stato di forma il Commissario Tecnico, potrebbe prenderlo in considerazione per gli Europei dell’anno prossimo. Tornando alla partita, il vantaggio dei padroni di casa dura solo dieci minuti, più per demeriti propri che per la forza della Juventus, che sfrutta nuovamente una disattenzione in marcatura nell’azione di calcio d’angolo al 64’. Sandro fa riemergere Sarri dalla panchina e la sua squadra. A non farla nuovamente precipitare ci pensa il suo portiere. E’ infatti proprio Szczesny che per ben due volte evita il goal del 4 a 3 che con ogni probabilità sarebbe stata la rete definitiva che avrebbe sancito la seconda sconfitta in tre partite per la capolista. E’ vero che la Signora sta dilapidando il vantaggio meritatamente accumulato precedentemente, ed evidentemente sta accusando uno stato di forma non eccelso che neppure il grande talento dei suoi calciatori riesce a colmare. La fortuna dei bianconeri è che Lazio e Inter pare abbiano ancora meno benzina di lei e quelle formazioni che invece stanno dimostrando tanta birra in corpo, come Milan, Sassuolo o la stessa Atalanta, sono o troppo lontane per essere un problema, oppure non così vicine da poter impensierirla.

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Juve vs Atalanta: 2-2. La Signora se la cava di rigore con la DEA

( luglio 2020 )

 

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Partita da livello di Champions doveva essere per il Gasp e tale si è dimostrata. Pochi, pochissimi tiri in porta, da entrambe le squadre, ma il livello di gioco e d’intensità è risultato ai vertici. I bergamaschi e i torinesi, rispettivamente terzi e primi in classifica, sono già a conoscenza dell’ennesimo fallimentare risultato della seconda, ovvero la Lazio. La capolista può allungare a 6 giornate dal termine portandosi a più 10 lunghezze, che significherebbero quasi matematicamente vittoria del campionato, mentre per i bergamaschi non solo aggiudicarsi la seconda piazza in solitaria, ma insidiare la stessa Signora a sole sei partite dal termine. La Juventus vorrebbe condurre le danze come è suo solito fare, ma dinanzi ha la squadra che in questo momento nessuna big d’Europa vorrebbe incontrare; a proposito i neroazzurri in Coppa campioni ai quarti, dovrebbero vedersela con i parigini del Paris S.G., fermi da oltre tre mesi. Allo Juventus Stadium, sono le magliettine verdi, mimetizzati come i marines lungo l’erba del campo di calcio, a tenere palla e creare gioco. Non pare che sia una scelta strategica degli uomini di Sarri, è evidente che l’intensità di calcio espresso dai Gasperiani, è un unicum mondiale. Sembrerà un’esagerazione ma l’evidente differenza di ritmo, di velocità nel far girare la palla, nella puntualità degli inserimenti di tutti i giocatori, dai centrocampisti ai difensori, non solo degli attaccanti, non trova riscontro neppure in corazzate come Real, Barca o Machester City, chiedere a Guardiola per conferma. In cinque anni, il piemontese a creato una macchina perfetta, oliata al punto giusto dove ogni componente combacia alla perfezione con gli altri, anche nei casi delle sostituzioni. La Juventus si affida all’altissima qualità dei suoi interpreti, ma vince la coralità dell’Atalanta, che comunque annovera tra le sue file giocatori che sanno dare del tu alla palla tra i piedi. I tre davanti, Illicic, Zapata e Gomez, paiono un azzardo in trasferta contro la Signora, eppure nessun buco si crea a centrocampo. La Juventus non riesce a costruire e a tenere palla, specie nel primo tempo. La pressione costante e la rapidità dei calciatori ospiti è la ragione del vantaggio atalantino. Bellissimo triangolo tra il folletto Gomez e il possente centro avanti Zapata che su limite dell’area scambiano rapidi tra loro, e con un tocco d’esterno finale mette l’attaccante davanti al portiere che lo supera con un tiro secco e potente al 16’ minuto. Raramente si è vista la Signora in così tanta difficoltà, ma allo stesso tempo regge l’urto e non si scompone, rimanendo in partita. Non a caso è lei la padrona del campionato in corso e dei precedenti otto. I padroni di casa rientrano in campo nella seconda frazione motivati e vogliosi e iniziano a macinare più gioco. Al decimo della ripresa un cross beffardo prende il gomito mezzo largo dal corpo ( involontariamente ) di un difensore. Molto fiscale la decisione di assegnare il calcio di rigore che Ronaldo non sbaglia. Siamo in parità di risultato, ma in questa fase di partita, anche di gioco. Sale il giro palla dei bianconeri, così come la pressione alta, ma le due formazioni si annullano a vicenda, quando a dieci dal termine un’altra rete rapida di passaggi al limite dell’area juventina porta al tiro il fresco Malinovskiy che con una fucilata trafigge Szcesny. La Juventus reagisce ma non riesce a creare vere palle goal che possano portare al pareggio, ma l’episodio favorevole accade. Al limite dell’area con un pallone ad uscire da parte del Pepita, nemmeno verso la porta, la sfera tocca il braccio di richiamo di Muriel. Altro fallo di mano, altro rigore e stessa fredda esecuzione da parte del portoghese. Allo scadere è pareggio. La Juventus non crolla per la seconda di fila ed esce ancora più forte in classifica, mentre se l’Atalanta hai dei rimpianti sulla vittoria mancata, può ritenersi soddisfatta dell’esame in chiave Champions, brillantemente superato.

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Milan vs Juve: 4-2. Il festival degli errori delle emozioni

( luglio 2020 )

 

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Quante partite ci possono essere dentro ad una partita stessa? Il Milan 2.0 di Pioli, post Covid-19, ha debuttato contro la Signora in Coppa Italia, con una squadra a dir poco rimaneggiata per oltre un’ora con l’uomo in meno uscendone a Torino con un onorevole e dignitoso pareggio a reti inviolate. Per il Milan sono cinque partite di Campionato ed una di Coppa nazionale. Ben 4 vittorie e due pareggi, incontrando in queste sole 6 sfide ben due volte la corazzata bianconera e le due romane. Considerando il giocatore più rappresentativo acciaccato e le troppe voci societarie era roba da mettersi nelle mani nei capelli per i cuori rossoneri. Ebbene, dopo la DEA bergamasca, probabilmente arriva San Pioli. La Juve scende a San Siro forte non solo delle sue immense capacità, ma anche del risultato già terminato della sua contendente. La Lazio dopo le batoste prese all’Olimpico proprio dal Milan affonda nelle belle acque leccesi. La Signora con una vittoria a Milano, può mettere ben 10 lunghezze di distacco dai biancocelesti a sole sette gare dal termine. Non è matematica vittoria ma poco ci manca. Un grande potenziale essere a conoscenza del risultato a Lecce. La partita è molto equilibrata, ma non vi sono troppe occasioni da rete da entrambe le parte, anzi tiri in porta veri nella prima frazione non se ne vedono, ma verso il termine del primo tempo gli ospiti crescono come predominio territoriale e baricentro, facendo sentire il maggiore tasso tecnico. Per tutti i primi 45 minuti, il Milan, ben posizionato in campo ha retto all’urto juventino, grazie ad una bella condizione atletica, ma soprattutto ad una compattezza di squadra che ogni partita che passa, sta divenendo l’arma in più dei “Piolani”. Il termine del primo tempo a tinte leggermente bianconere, si presentano nella loro magnificenza nel primo quarto d’ora devastante degli ospiti. Dopo due minuti la capolista è in vantaggio a San Siro con una grande azione del centrocampista Rabiot. Dalla sua tre quarti palla al piede taglia il campo da destra a sinistra superando ogni ostacolo, con forza, velocità e gran classe, giunto al limite dell’area di rigore avversaria fa partire un precisissimo tiro a incrociare sull’angolo opposto alla direzione di corsa che trafigge Donnarumma. Un’azione alla Lothar Mathaus dei bei tempi. Trascorrono 6 minuti e Ronaldo approfitta di una clamorosa amnesia dei due centrali difensivi. Lancio lungo che pare facile preda di Romagnoli oppure Kjaer, che invece si ostacolano tra loro permettendo al pallone di giungere ai piedi da cecchino del campione portoghese. Partita terminata e con esso il campionato? Otto minuti e Bonucci si trova a toccare con un braccio il pallone. Rigore che Ibrahimovic non sbaglia e riapre la partita. Anzi, accende il “turbo” alla macchina milanista. I calciatori juventini erano a meno di mezz’ora dal termine già con la testa negli spogliatoi a festeggiare il mezzo scudetto conquistato e non riescono a risettarsi per riprendere a correre in campo. Da adesso in poi è un dilagarsi di furie rossonere che credono alla rimonta. Trascorrono infatti solamente 4 minuti ed è pareggio. Kessie si destreggia in area avversaria tra i difensori juventini come se fosse un numero 10 e batte di rabbia Szczesny, che un minuto dopo deve nuovamente raccogliere la palla dalla propria rete perché Rebic trova un libero Leao sulla sinistra che viene mal chiuso da Rugani e batte sul primo palo la palla in rete. In 6 minuti la capolista da un rassicurante vantaggio per due reti, si trova a perdere. Roba da far invidia alle pazzie interiste, vedi due giorni fa in casa con il Bologna. Sarri prova a rimediare con i cambi e le occasioni si succedono da una parte e dall’altra. La Juventus colpita nell’onore si butta avanti, ma il Milan è solido e controbatte colpo su colpo. E’ chiaro che un goal verrà fuori da una parte o dall’altra, ma il più motivato Milan ha la meglio a 10 minuti dal termine, quando Alex Sandro passa incredibilmente la palla a Bonaventura che non fa altro che suggerire per Rebic che di prima trafigge il portiere. Milan al quinto posto solitario in attesa di Roma e Napoli e Juventus che butta via un match point, ma ha ancora ben 7 punti di vantaggio sulla Lazio e 11 sull’Inter che per ridurli a 8 deve vincere a Verona. Mancano ancora due scontri difficili contro Atalanta e Lazio ma ci pare difficile che la Signora sbagli due volte di seguito. Il Milan invece oggi potrebbe di tutto, in positivo, però.

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Torino vs Juve: 1-4. Il Derby regala un pezzetto di Scudetto

( giugno 2020 )

 

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La partita con i cugini è sempre particolare. A differenza dei derby di Milano e Roma, ma anche di Genova dove vi è quasi sempre un certo equilibrio tra le due sfidanti, sotto la Mole, oramai da alcuni decenni, la differenza tra la Zebra ed il Toro è abbastanza marcata, e nonostante i due simboli zoofili, è il secondo a subire i calci del primo, quasi sempre. Ai granata servono punti per la tranquillità, mentre per i bianconeri occorrono per mettere pressione ai suoi diretti contendenti per la conquista del Campionato in corso, specialmente sulla Lazio che deve disputare un’ardua trasferta a San Siro. Ebbene, neppure il tempo di scaldare i motori che Dybala s’inventa uno dei suoi numeri in area da rigore. Siamo appena al 3’ minuto, quando il giovanissimo campione pare uno sciatore tra le bandierine, con le sue pieghe in velocità e i cambi di direzione sulla destra. Peccato che la statiche bandierine siano i difensori del Toro e Sirigu capitola subito. Partita messa immediatamente in discesa. La banda Belotti subisce il colpo a freddo e non riesce a forzare i ritmi per mettere pressione alla Signora, che invece senza affanni controlla gestendo con la tranquillità delle grandi non disdegnando l’idea aumentare il bottino. E’ così infatti che il colombiano si fa prestare la maglia numero 10 dal compagno argentino, quando quasi alla mezz’ora entra in area dalla destra, sbilancia la difesa e fa partire un preciso tiro che porta la Juve sul doppio vantaggio. Altra batosta, la partita pare indirizzata oramai su di un unico binario, ma talvolta gli episodi possono cambiare in un amen il copione di un film. Ecco infatti che proprio sul fischio da parte dell’arbitro ( siamo al 5’ minuto di recupero prima della pausa tra il primo ed il secondo tempo ) un tiro di Verdi, tra i più dinamici dei suoi, prende in piena area il braccio di richiamo di de Ligt. Rigore, anche se l’ammonizione pare eccessiva vista la non volontarietà del centrale. Belotti, freddo e concentrato porta i granata negli spogliatoi sotto, ma rinfrancati di poter ribaltare le sorti. Infatti nella ripresa il Torino è molto più deciso a non perdere e si spinge avanti. Non è un caso che arrivi il virtuale pareggio dopo soli 5 minuti dall’inizio del secondo tempo. Verdi, suggerisce per Berenguer che fa partire un missile dai 20 metri. Miracolo di Buffon che respinge però dinanzi a Belotti che la rigetta in porta colpendo la traversa, la palla impazzita torna in campo ed è Verdi il più lesto a giungere sulla sfera e metterla alle spalle del portierone campione del Mondo. Neppure il tempo di festeggiare che l’arbitro , su assistenza dei guardalinee non può far altro che annullare l’importante segnatura per una netta posizione di fuori gioco da parte dell’attaccante della nazionale. Il Torino non demorde e prova ad alzare il baricentro, ma la Juventus, non si farà più trovare impreparata ed il suo marcato maggior tasso tecnico gli permette di tenere palla facendo girare a vuoto i granata che con il passare del tempo perdono sempre più energie e distanze. A mezz’ora dalla fine arriva la chiusura anticipata delle ostilità. Ronaldo si toglie quel sassolino dalla scarpa che da quando è in Italia è diventato un fastidioso macigno, ovvero i mancati goal su punizione. Stavolta al 61’ la sua palombella a giro supera la barriera perfettamente ed il portoghese festeggia come se fosse un esordiente alla prima sua grande emozione. Uno spettacolo vedere un pluri pallone d’oro vivere appieno la gioia come dovrebbe essere sempre. Di fatti il Toro si scoglie come neve al sole. Dopo appena 3 minuti dal suo ingresso Djidji, in scivolata insacca, sbagliando la porta e fissa il risultato finale su un rotondo 4 a 1 per i padroni di casa. Quattro partite e quattro vittorie in Campionato dalla pausa, se questo non è un segnale di non volersi scucire lo scudetto dalla propria maglia!

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Genoa-Juve: 1-3. Qualità e forza, la miglior risposta alla Lazio

( giugno 2020 )

 

 

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L’avversario diretto era tre giorni fa a 7 lunghezze di distacco, per poi ritornare a soli 4 punti. Ieri ultimo giorno di Giugno, sta perdendo tornando ad un potenziale 7 punti di vantaggio, ma ribalta il suo match portandosi temporaneamente ad un solo punticino. Il tutto a meno di mezz’ora dall’inizio della tua partita. Sei la capolista e hai tutti gli occhi puntati addosso. C’è né per andare in ansia e giocare non con la solita tranquillità. Ma la vitalità della Juventus, a parte l’altissimo livello tecnico dei suoi calciatori, è la forza mentale che ha dentro di sé, che fa parte del suo DNA. Avere il fiato sul collo dello sfidante non gli mette paura, ma il desiderio di dimostrare ancora di più chi comanda e chi è più forte. Si potrebbe pensare che il test non sia troppo probante visto che il Genoa è al quarto ultimo posto ad uno punto dalla retrocessione ed ha la seconda difesa più perforata, ma i bianconeri giocano comunque in trasferta in casa di una squadra che ha fame di punti per non vedere la B. La Juve parte con gamba ed intensità e per tutto il primo tempo il muro eretto dalla formazione del “Grifone” regge, grazie soprattutto ad uno strepitoso Perin. Diviene quasi una sfida nella sfida quella tra il portiere italiano ed il campionissimo portoghese. Ronaldo è molto più tonico e preciso che mai, si muove tantissimo ed è determinato a segnare un grande goal, cosa che probabilmente gli manca da diverso tempo. Ma è tutta la formazione ospite che si muove bene, avvolgendo l’avversario tra i fianchi ed il centro impedendogli pressoché ogni iniziativa anche di contropiede. I tiri e i cross si susseguono, ma oltre al portiere ci sono anche altri 10 giocatori di movimento, tignosi e disposti a non mollare un centimetro su ogni pallone. Non a caso saranno ben 5 gli ammoniti tra i rossoblu, perché dove non arriva qualità o la corsa, giunge l’intervento falloso per fermare l’avversario diretto. Termina la prima frazione con un Genoa stanco ma voglioso di reggere ancora. Illusione che dura appena 5 minuti nella ripresa, quando il folletto argentino si mette la maglia numero 10 di Baggio e Maradona, a Voi la scelta, per far ubriacare da solo il reparto difensivo genoano. Dybala entra in area dalla destra superando con finte, dribbling e velocità quasi tre uomini e lascia partire un tiro sulla destra del portiere che la vede in ritardo. E’ il vantaggio bianconero, più che meritato. Gli ospiti non tirano il freno a mano, non è nelle loro corde e continuano a giocare come se dovessero ancora sbloccare il risultato. I padroni di casa paiono impotenti ed dopo un’occasione per Bernardeschi, finalmente Ronaldo corona il suo desiderio dopo altri 6 minuti di gioco. Parte veloce a centrocampo palla al piede, si accentra e da fuori area fa partire una sassata che si infila in rete a lambire il palo lontana dal guanto di Perin. Due perle da campionissimi. A chiudere definitivamente i giochi al 73’ non poteva essere un goal banale, visto i due precedenti. Douglas Costa si mette la maglia dei migliori numeri 7; da ala destra si accentra palla al piede, con un doppio passo in stile brasiliano sbilancia la difesa che ha dinanzi e fa partire una palombella forte a giro, quanto precisa che si infila a scendere nell’angolino alto alla destra di Perin. Neppure il tempo di festeggiare e andare mentalmente negli spogliatoi che il giovane Pinamonti riaccende la sfida mandando in bambola Cuadrado e scaraventato un missile in porta ravvicinato sulla sinistra offensiva. Il Genoa alza i ritmi e inizia a crederci, complice anche una Juventus in fase di riposo, ma oramai mancano meno di un quarto d’ora al termine e la retroguardia torinese non soffre più di tanto, grazie ad un controllo della palla costante. Tre punti importantissimi che fanno capire alla Lazio che che la Juve è in salute e tra la Coppa Italia e la seconda fase di Campionato, questa sfida è stata senza dubbio la più convincente sotto ogni punti di vista.

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Juve – Lecce 4-0. I Salentini regalano il poker alla Signora

( giugno 2020 )


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Essere profeti in patria è facile e del Lecce avevamo detto della sua determinazione ma anche della sua grande lacuna che era nel reparto difensivo. Così è stato alla lettera. La partita vede gli ospiti partire determinati a non fare la vittima sacrificale e per circa 20 minuti tengono palla mettendo pressione ai bianconeri che in effetti non sembrando così feroci come è nelle loro corde. Può anche essere una scelta tattica visto che con tanti impegni ravvicinati e l’esperienze delle ultime sfide, hanno insegnato a Sarri di non partire forte per poi crollare alla distanza. La Signora gira sorniona, al piccolo trotto per il campo, in attesa degli eventi ed il Lecce ha la faccia cattiva di chi vuol dimostrare che ha ancora molto da dire in questo Campionato. Liverani ha impostato bene i suoi 11 sia tatticamente che di testa, ma nulla può fare sullo sciagurato disimpegno del centrale difensivo Lucioni. Due retro passaggi di fila sotto la pressione dei padroni di casa, portano la palla sulla tre quarti leccese, tra i piedi del difensore che incespica su stesso e per riprendersi la sfera butta giù in modo goffo Bentancour che era in corsa. Fallo da ultimo uomo e rosso diretto. Siamo poco più della mezz’ora, ma come l’iceberg del Titanic, la falla non si riesce a richiudere ed il destino per la nave è segnato. La partita infatti cambia e le certezze degli ospiti vacillano mentre la tranquillità dei torinesi nel portare a casa il match sale così come le occasioni. Prima Ronaldo e dopo Bernardeschi sciupano due limpide opportunità per andare al riposo già in vantaggio. Pronti via e dopo 8 minuti è di nuovo Dybala ha mostrare che la qualità del suo istinto e del suo piede non ha prezzo. Un dinamico Ronaldo si accentra in area dalla sinistra, scarica al limite centralmente per il giovane argentino che fa partire una saetta a giro sull’angolo a sinistra dei pali a tirare via le ragnatele. La Juve è in vantaggio e con la pressione costante chiude definitivamente i giochi dopo altri 9 minuti, quando Ronaldo supera in dribbling Rossetti che lo sbilancia facendolo cadere in area. E’ rigore che lo stesso portoghese trasforma nel doppio vantaggio bianconero che vuol dire partita chiusa considerando anche la superiorità numerica. Il Lecce non vede l’ora che la triste agonia finisca e la Juventus si diverte con la pressione alta. Sarà un caso ma con l’ingresso al 52’ di Costa la forza agonistica della formazione aumenta in modo esponenziale. A 13 minuti dal termine si rivede Higuain in campo e 6 minuti dopo, grazie ad un bellissimo tacco smarcante in area di Ronaldo, scarica tutte le sue frustrazioni con un bolide ravvicinato in rete per il 3 a 0. Passano altri 120 secondi ed il poker è servito con de Light, che sbuca di testa nell’area piccola insaccando la palla dietro al portiere per il definitivo 4 a 0. Il Lecce è vivo e non tragga in inganno il risultato così passivo, certo è che un allenatore poco può fare su degli errori così clamorosi che in Serie A non si dovrebbero commettere e determinano poi la prestazione nel suo complesso. La Juventus senza sprecare energie passeggia con altri 3 punti incamerati a 10 partite dal termine e momentaneamente a + 7 sulla Lazio e +11 sull’Inter che avranno in questa giornata le loro gatte da pelare per ottenere bottino pieno e non perdere terreno dalla capolista. Sarri non fa un grande turnover ma tiene il motore della sua alta qualità a carico ridotto, un modo alternativo per non sprecare energie più del necessario. La Juventus ha fatto il suo, non brillando all’inzio ma divertendosi alla fine, palla ora agli avversari che sentiranno a distanza la pressione della Zebra.

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Bologna vs Juve: 0-2. Classe e gestione allungano sulla Lazio

( giugno 2020 )


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Le due uscite di Coppa Italia da parte della imperatrice del decennio nel Bel Paese, non sono state delle migliori. Non tanto per la mancata vittoria del Trofeo Nazionale, bensì per le prestazioni sotto tono, specie nei secondi tempi. Qui invece i bianconeri riprendono allo stesso modo con il quale avevano terminato il Campionato prima dello stop forzato. Fu vittoria e per 2 reti a 0, così è stato ieri 22 giugno al Dall’Ara emiliano. Come nelle due uscite di Coppa, i torinesi partono con intensità e molta qualità avvolgendo i giallo blu nella loro metà campa. Subito Ronaldo si rende pericoloso scappando sulla sinistra, salta due uomini e scalda i guantoni del portiere, mettendo in grande difficoltà la difesa che fatica a spazzare via. La pressione è continua e la svolta avviene al 20’. Su punizione, quasi dalla bandierina di sinistra guadagnata da Ronaldo, cade in area De Light. Inizialmente il gioco continua, ma la VAR fa luce sulla situazione. Si evidenzia una trattenuta per la maglia e, con molta fiscalità ma secondo regolamento, viene concesso il penalty. Alla battuta, questa volta il portoghese non sbaglia, seppur tirando centralmente spiazza Skorupsky. I bianconeri sono in pieno controllo contro un Bologna che vorrebbe creare fastidi, ma il notevole maggior tasso tecnico e giro palla degli ospiti impedisce ai padroni di casa di creare vere occasioni da rete. Bellissima azione di grande classe porta al 36’ il secondo pallone in rete per la Juventus. Dinanzi all’area di rigore in movimento senza guardare un pregevole tacco in corsa da parte di Bernardeschi, libera l’accorrente giovane argentino che dal limite, seppur marcato fa partire un tiro a giro che passa esattamente tra il guantone del portiere ed il palo. Dybala regala un’altra perla e soprattutto fissa il risultato permettendo di chiudere il primo tempo in un rassicurante doppio vantaggio. Iniziare il secondo tempo avanti di 2 reti, ha permesso alla formazione di Sarri di gestire senza alcun affanno il Bologna, che in effetti alza il ritmo e baricentro di manovra. Non a caso i padroni di casa faranno segnare sul tabellino ben 13 tiri respinti ed uno solamente che raggiunge la porta, ben 8 corner a 2 e 22 cross contro i 9 degli ospiti. Ma i freddi numeri seppur parlino di un Bologna non arrendevole, grazie anche ai cambi offensivi apportati da Mihajlovic come l’ingresso in campo dell’esperto attaccante Palacio, non dicono tutto. I bianconeri non hanno mai rischiato nulla veramente, anche quando gli ultimi venti minuti sono andati un poco in riserva con la benzina, hanno gestito senza affanni e spazzando quando era il caso dall’area palloni pericolosi. Anzi sono stati gli sopiti che hanno avuto più volte l’occasione di chiudere in modo definitivo la pratica Bologna. Dopo 7 minuti, errore della linea difensiva degli emiliani subito visto dal brillante ex viola che trova con un bel corridoio a filo d’erba un Ronaldo completamente privo di marcatura sull’angolo sinistro dell’area di rigore avversaria. Sull’uscita del portiere allarga troppo il piatto e la palla scivola via fuori di un metro dalla porta sguarnita. All’ottavo della ripresa è ancora il centrocampista della nazionale italiana a mettersi in luce con un tiro a giro potente da destra da poco fuori dell’area di rigore che supera il portiere stampandosi sul palo. Ronaldo non è lucido a ribadire in rete il pallone che torna in campo con Skorupski ancora a terra. Passano solamente due minuti ed è ancora la Juventus ad andare vicino alla segnatura con un bel tiro di Dybala che non esce di molto a portiere battuto che ringrazia la sorte. Iniziano le girandole delle sostituzioni, ma il canovaccio non muta. Il Bologna tiene palla, prova a creare ma senza esito e la Juventus senza troppo faticare gestisce la pressione avversaria avendo anche praterie per ripartire e fare male. L’unico sussulto è al primo degli 8 minuti di recupero concessi, quando per un blocco in corso sulla fascia sinistra degli ospiti, l’esterno Danilo si fa ammonire per la seconda volta dopo 9 minuti e salterà la gara non troppo ardua con il Lecce. La migliore partita delle tre sino ad ora disputate post Covid-19 da parte del gruppo di Sarri, che si è dimostrato come sempre formato da giocatori di altissima qualità, ma più vogliosi e capaci di gestire forze e testa. Quattro punti di vantaggio importanti in attesa di capire come i laziali si troveranno dinanzi all’ostico scoglio bergamasco.

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Il Ringhio del Napoli. La Coppa è tua. Napoli-Juve 4-2 ai rigori.

( 16 giugno 2020 ) - Coppa Italia FINALE


Partita in numeri:

Possesso palla: Juve 53,6,8% / Napoli 46,4%

Tiri in porta: Juve 3 / Napoli 7

Corner: Juve 5 Napoli 5

Cross: Juve 24 / Napoli 9

Falli commessi: Juve 9 / Napoli 19

Ammonizioni: Juve 2 / Napoli 1

Espulsioni: Juve 0 / Napoi 0



Una partita non brillante, ma tenacia e voglia non è mai mancata per tutti i 90 minuti da entrambe le parti. La Juventus, come prevedibile è partita meglio nella iniziale frazione, specie per i primissimi 25 minuti, quando con la pressione alta dei suoi uomini toglieva respiro, idee e testa agli azzurri. Gran possesso palla però che, come con il Milan, non si traduceva in limpide azioni da goal. Era il Napoli per via della stanchezza per la battaglia con l’Inter ed un giorno in meno di riposo, che sbagliava nella sua metà campo il passaggio d’uscita, rischiando per tre, quattro volte la frittata dinanzi alla propria area. In una di queste occasioni, il proprio portiere Meret, sostituto dell’eroe Ospina di tre giorni prima, lo vede allungarsi a terra nella respinta su un tiro a giro non fortissimo di Ronaldo. Dal 24’ però salgono in cattedra i partenopei che prima sulla punizione di Insigne solamente il palo gli negano la rete del vantaggio e poi due paratone del veterano Buffon gli impediscono di andare al riposo sullo 1 a 0. Il secondo tempo parte prudente, la Juve tiene più palla, ma gli manca un poco di aggressività e soprattutto di velocità. I suoi grandi talenti da Dybala a Cristiano non stanno facendo la differenza con la loro superiore qualità tecnica e così il Napoli gestisce senza problemi e come il primo tempo due volte è nuovamente bravissimo il portierone bianconero ad impedire la capitolazione della propria squadra nei tempi regolamentari. Meritava ampiamente la vittoria nei 90 minuti, ma il brivido dei rigori esalta la fame dei napoletani e la stanchezza dei torinesi che sbagliano i primi due penalty con Dybala e Danilo, regalando già al quarto rigore tirato da Milik la Coppa Italia. Una Juve non in forma, ma se si pensa che tra le due semifinali affrontate con il Milan e la finale stessa, ha segnato un solo goal e per giunta allo scadere su di un rigore piuttosto generoso, fa pensare ad una compagine non solo fisicamente non al top, cosa prevedibile, anche se vale per tutti i club, ma soprattutto scarica di testa. Manca la determinazione di vincere sino in fondo che nell’ultimo decennio l’ha contraddistinta in ogni partita. Il Napoli, in balia degli eventi nella prima parte di stagione, con il suo nuovo timoniere, Gennaro Gattuso, non riconfermato troppo frettolosamente dal Milan, con la sua grinta e sagacia tattica, ha ricompattato il gruppo attorno a sè. Gioco raccolto, attendista ma in modo intelligente. Risparmio di energia facendo muro contro avversari più forti, ma libero sfogo alla velocità e qualità dei suoi uomini offensivi che tra Insigne, Milik, Mertens e Callejon sanno bene cosa fare con la palla tra i piedi. Sarri dovrà ancora attendere per il suo primo trofeo Nazionale di vertice, giocandosela con la Lazio sino in fondo per il Campionato, sempre che non rientri nella sfida anche l’Inter, mentre il Napoli, ora sicuro di un posto in Europa League, può concentrarsi sul ritorno in Coppa Campioni con il Barcellona, rinvigorito anche dal primo trofeo in bacheca post Covid-19. Chissà se fosse passata l’Inter in semifinale, la Juventus avrebbe affrontato la partita con così poco mordente? Il Napoli ti fa apparire che gestisci i giochi e quindi ti induce a rilassarti indirettamente, allentando la tua cattiveria agonistica e concentrazione, per poi colpirti. Gattuso nelle ultime sfide ha già battuto recentemente le prime tre squadre nazionali, due volte tra campionato e Coppa la corazzata torinese, chissà che non le riesca il colpaccio al Camp Nou!

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Juve Milan 0-0 ( 12giu2020 ) Coppa Italia semifinale di ritorno

 

JUVENTUS (4-3-3): Buffon; Danilo (86' Cuadrado), de Ligt, Bonucci, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic (62' Rabiot), Matuidi (62' Khedira); Douglas Costa (62' Bernardeschi), Dybala, Ronaldo; All. Sarri


MILAN (4-4-1-1): Donnarumma; Conti (88' Saelemaekers), Kjaer, Romagnoli, Calabria (88' Laxalt); Paquetà (82' Colombo), Kessié (82' Krunic), Bennacer, Calhanoglu; Bonaventura (52' Leao); Rebic. All. Pioli


Ammoniti: Conti (M), Pjanic (J), Khedira (J)

Espulso Rebic (M) al 16' per rosso diretto

Nonostante il rigore sbagliato da Ronaldo, la Juventus in virtu’ del 1-1 dell’andata raggiunge la finale di Coppa Italia 2020 e rimane in attesa di conoscere chi tra Napoli e Inter sarà la sua avversaria. Subito da primo minuto con un’occasione per Douglas Costa si capisce che la Juventus è piu’ in forma del Milan. Con un grande slalom sulla sinistra di Alex Sandro che salta agilmente Paqueta’ e scarica per l’accorrente Douglas Costa che tira fuori di poco. Poco dopo al 5' punizione potente dell’argentino Dybala ma la barriera devia in corner. Al 13' occasione per Ronaldo che aggancia sul secondo palo ma la sua conclusione in diagonale non è nello specchio della porta. Il Milan riesce a fatica a reggere a questi minuti di sfuriata juventina, risultando oltretutto poco preciso in elementari passaggi e non riesce a superare neanche la meta’ campo tanto che non si capisce se Buffon sia in porta o no! Figlio di questi problemi del Milan è il rigore dato alla Juventus su fallo di mano di Conti al 15’. L’ arbitro Orsato, dopo aver controllato il VAR, decreta un penalty per la Juventus. Ma Cristiano Ronaldo colpisce in pieno il palo dal dischetto. Sulla ripartenza,al 16’ Rebic si fa espellere per un intervento scomposto gamba alta su Danilo e il Milan gia’ in difficolta’ si ritrova in 10. Si deve aspettare il 24' per il primo tiro del Milan nello specchio della Juve: su cross sul secondo palo di Calabria, Conti prova la conclusione al volo che finisce alta.Al 28' Douglas Costa sfonda sulla sinistra, cross in mezzo per Ronaldo che conclude alto. Tre minuti dopo al 31' occasione per Mautidi su cross di Danilo dalla destra, spizza Ronaldo per Matuidi che conclude in porta ma è perfetta la respinta di Donnarumma. AL 39' Conclusione di sinistra da fuori area di Ronaldo, Donnarumma para rasoterra.Si deve- aspettare questi venti minuti per un’altra occasione per il Milan. Al 41' occasione per Romagnoli:Calhanoglu scodella un gran pallone in area, ma sia Kjaer che Romagnoli non riescono a girare in porta di testa. Fine primo tempo con una Juventus che crea ma non concretizza e Milan che si difende come puo’. Nella ripresa al 48' ottimo spunto di Bonaventura sulla destra, cross in mezzo per Calhanoglu che di testa conclude fuori di poco. Al 57' ennesimo errore in fase di impostazione di Bennacer, recupera la Juve che serve Ronaldo, la conclusione del portoghese è deviata in corner. Al 70' Kjaer anticipa de Ligt a pochi passi da Gianluigi Donnarumma.Al 78' colpo di testa all’altezza del primo palo per Kjaer per il Milan, palla fuori di pochi metri. Al 80' Donnarumma respinge coi pugni la conclusione di Dybala. Nei tempi di recupero al 90 + 4 Tiro di Alex Sandro, Donnarumma respinge in corner. Il secondo tempo vede una Juventus che crea pochissime occasione, con un Ronaldo quasi infastidito dall’atteggiamento dei suoi compagni che sembrano attendere la fine della partita e un Milan che nonostante l’inferiorita’ numerica e tecnica riesce comunque a portare a casa un risultato positivo contro una corazzata nonostante il mancato passaggio in finale.

 

Juventus Sarri

“Dopo 3 mesi - commenta Sarri - è stata una bella sensazione allenare, anche se giocare senza pubblico è davvero dura. Sono molto sorpreso e soddisfatto dei nostri primi 30’ , poi dopo abbiamo calato ritmi e intensità mentale, ma in questo momento le partite son tutte piene di rischi. L’aspetto positivo è che, come nelle ultime partite prima dello stop, non abbiamo concesso nulla. Ronaldo? Parliamo di giocatori che sono stati 70 giorni sul divano, difficile essere subito al top fisicamente e mentalmente, sembrava una partita di precampionato, con la differenza che in quel periodo stanno fermi 30 giorni. Ho chiesto a Cristiano di giocare in posizione più centrale e lui ha accettato volentieri, buona notizia per noi. Ha fatto la partita che doveva fare, probabilmente lo ha condizionato il rigore fallito. I tre cambi? Mi son fatto prendere la mano e ho squilibrato la squadra, che ha sofferto di più. Pjanic mezzala e Bentancur regista? Ci ho pensato spesso, ma ogni volta che ci penso poi arrivo alla conclusione che sia un errore. Douglas l’ho tolto per preservarlo da infortuni, ma era ancora uno dei più vivi”.

 

 

La Juventus..aspettando la Finale di Coppa Italia

Dopo aver pareggiato con il Milan,la Juventus si rilassa in vista della Finale a Roma di mercoledì. Tutti i giocatori hanno celebrato la qualificazione con messaggi entusiastici sui social. Ricordiamo per i fan delle statistiche che è riuscita a raggiungere la finale n.19 di Coppa Italia battendo un altro record. Su 18 Finali ne ha vinte 13 e i giocatori e i tifosi sperano nella 14. Nel frattempo, occhi puntati su Ronaldo criticato per il rigore sbagliato, per la poca incisività e per la scarsa forma ma, come lo stesso capitan Bonucci ha detto,a Roma sara’ un’altro Ronaldo e un’altra Juve. Il tridente proposto da Sarri non ha funzionato e pesano anche il fatto che la squadra non si sia allenata a causa del lockdown. Infatti nel secondo tempo la squadra si è allungata e non ha creato moltissime occasioni, a differenza del primo dove non sbagliavano un passaggio e si è creato gioco. La Juventus dall’altro canto non si deve preoccupare per la Finale perché ha giocatori con molta tecnica e che sbagliano veramente poco durante la partita e se il morale dei giocatori è alto come traspare dall’ambiente, la Finale sara’ di sicuro un’altra pagina positiva della sua storia. Rimaniamo in attesa di sapere come andra’ a finire a Roma...

Segue

 

 

 

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Juve Inter 2-0

Partita che è tornata da scudetto. Questo probabilmente è il grande merito e risultato degli sforzi del neo tecnico neroazzurro e della società che gli sta dietro e lo ha sostenuto con investimenti mirati ed importanti. Ma il grande risultato, che comunque non è poco, probabilmente finisce qui. Se all’andata la Juve si impose a San Siro ad una Inter che in quel momento era in testa alla classifica, era un risultato anche prevedibile, vista la formazione milanese che doveva ancora crescere, il ritorno vedeva le parti invertite, con una Juve prima ma non lontanissima ed una Inter che si conosceva meglio. Eppure tutta la partita ha mostrato quanto a questa 26° giornata vi siano differenze tra i due team. In 90 minuti le due formazioni si sono affrontate con il giusto rispetto e determinazione. L’Inter ha messo impegno e vitalità, seppur è chiaro che sia in netta flessione atletica. Ciò è, e sarà se verrà confermata nelle prossime sfide, una grande lacuna visto che gli 11 di Conte basano la loro forza sull’intensità, sul pressing a tutto campo, sul vigore atletico e perciò un grande dispendio di energia nell’arco di una partita e ancor di più lungo l’arco di una stagione. Ebbene è arrivata a questo cruciale appuntamento con alcune pedine un pò troppo scariche, vedi la sua punta di diamante Lukaku. L’Inter deve girare a mille, mentre i bianconeri, più solidi in termini mentali possono gestire e attaccare con meno frenesia e con manovra orchestrata fluidamente grazie ad una qualità che ha poche rivali in Europa. La partita, specie nel primo tempo è piuttosto in equilibrio per tenuta di palla. Ma alla fine i neroazzurri devono ringraziare il proprio portierone, ritornato dall’infortunio proprio in questa gara, dove in due occasioni si mostra imbattibile tra i pali chiudendo due tiri pericolosissimi e ravvicinati. La Juve manovra con eleganza e appare priva di sforzo nel farlo, mentre per starle dietro i milanesi sono costretti a dare fondo a tutte le sue energie. Il primo tempo si chiude a rete inviolate e Szczesny deve sporcarsi i guantoni solo per un tiro a giro basso da fuori da parte di Brozovic dopo una bella sponda di Martinez. Ecco qui parte e termina l’unica occasione, dovuta appunto a palla rubata per il pressing alto degli ospiti. Inizia il secondo tempo e l’Inter si presenta combattiva, ma la Juve gestisce bene senza andare mai in affanno e attraverso una bella combinazione entra in area dopo 9 minuti creando scompiglio. La difesa interista libera male e Ramsey da pochi metri tira in porta in mischia, superando un’incolpevole Handanovic, complice anche una deviazione di tacco di de Vrij. L’Inter è stanca e provata, in riserva, ma soprattutto scollata tra i reparti, cosa che la fa correre spesso a vuoto, facendo chilometri inutili. Metri che l’appena entrato Dybala sulla sua destra fa da vera ala d’attacco con una leggiadria ed eleganza da vero campione. Prima sulla fascia raccoglie con alta tecnica un cross lungo dalla sinistra, si accentra, scambia dinanzi all’area avversaria, con una finta secca sbilancia i difensori dinanzi a sè che sono in recupero e di esterno sinistro batte nell’angolo opposto rispetto a ciò che si aspetta il portiere. Un colpo da bigliardo e di magia che mostra tutti i limiti dei neroazzurri ed i pregi dei bianconeri. Si era detto da inizio campionato, che le distanze con le primissime avversarie si erano ridotte, ma la panchina lunga avrebbe fatto la differenza. Ebbene in questa partita è emerso in tutta la sua realtà. La qualità elevatissima di un giocatore in panchina stende l’avversario come un pugile lo fa con un gancio di alta scuola mettendolo praticamente a tappeto l’antagonista. Infatti gli ospiti ci provano, ma correndo male, senza lucidità, ma è la Juve specie con Ronaldo, che va almeno due volte vicino alla terza rete. Finisce con un secco e netto 2 a 0 la partita, forse mettendo fine ai sogni di gloria della Conte band. Per la Juve rimane ad oggi una sola, vera, temibile rivale, quella Lazio che l’ha già battuta due volte con il medesimo risultato, 3 a 1, campionato e Super Coppa Italiana.

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