C.C.: Mancester City vs Inter 1-0. La miglior Inter gioca alla pari contro i più forti al Mondo, ma non basta
( giugno 2023 )
Eccoci alla tanto attesa Finale di Champions. La partita per club più importante della stagione. L’Inter, può schierare l’intera rosa, al pare del Mancester City. Se gli inglesi, che nel complesso tra giocatori, allenatore e impianto di gioco sono con ogni probabilità la squadra più forte al Mondo, in questa periodo, i nerazzurri sono una sorpresa, ma aiutati da una buona sorte nei sorteggi nelle fasi eliminatorie, con pieno merito sono qui a Istanbul. Ovvio che il City è favorita e nel suo 3-2-4-1 piuttosto offensivo lo dimostrano sin dall’inizio, con un crescendo in possesso palla. Tuttavia il 3-5-2 studiato da Inzaghi non sfigura. Con Darmian, Acerci e Bastoni davanti ad Onana, Dimarco e Dumfries sulle fasce, Brozovic in regia affiancato da Calhanoglu e Barella, lascia un po’ a sorpresa Lukaku in piena forma in panchina. Quindi Dzeko e la sua intelligenza tattica e la sua alta qualità tecnica parte a supporto di Lautaro. I nerazzurri raddoppiano ogni inserimento e il gigante Haalland, una vera macchina da goal, riesce ad andare al tiro solo una volta, prima della mezz’ora quando scappa via sulla sinistra offensiva britannica, Bastoni non riesce a contenerlo, ma la sua bordata ravvicinata è ben respinta da un Onana ben posizionato. Questo è l’unico vero pericolo costruito dalla pressione del City nella prima frazione. Gli inglesi che ti aspettavi costantemente nella metà campa italiana, faticano a trovare spazi, ma non perché l’Inter sia chiusa e barricata nella propria trequarti. Tutt’altro. I meneghini cercano di giocare alla pari e la strategia paga. Inutile mettere il pullman davanti alla porta. Dalla metà campo in sù, Guardiola dispone di calciatori ed un gioco devastanti, ma dietro qualcosa può concedere e quindi meglio far preoccupare il City anche nelle retrovie per tenerlo lontano da Onana. Una prima frazione equilibrata dove l’Inter, non concretizza un paio di possibilità lasciate lì dopo svarioni della difesa inglese, vedasi il pallonetto mal indirizzato da Barella. Su tutti un Dimarco in gran forma e con la gamba e piede sinistro calde. Ma anche il croato. Veramente sotto tono Lautaro e Calhanoglu. Se all’argentino si perdona tutto per l’impegno e la corsa senza sosta, il turco evidentemente sente la pressione di giocare a Istanbul dove lui è un vero idolo. La ripresa con un De Bruyne in meno uscito al 36’ per infortunio, ma un Foden in più, non cambia copione. La palla è tra i piedi più del City, ma a folate gli inglesi provano con più convinzione a sbloccarla, ciò nonostante l’Inter c’è, anche se qualche crepa si intravede. Tuttavia la grande possibilità di passare avanti c’è la proprio l’Inter. Poco dopo essere entrato Lukako al posto di uno stremato Dzeko che si è mosso tanto, uno svariano nella difesa inglese con la palla che rimane a metà strada tra difensore e portiere, porta il mai domo Lautaro a sinistra davanti ad Ederson. Martinez, troppo defilato prova il tiro a giro ma lo spicchio a disposizione per superare Ederson è troppo piccolo e infatti il portiere chiude bene. Peccato, perché sarebbe stato meglio crossare subito per Lukaku al centro, oppure ancora meglio, appoggiare dietro per l’accorrente Brozovic. Annusato il pericolo il City accelera i tempi delle giocate e un filtrante in area, apre una voragine sulla sinistra difensiva interista. L’intera linea nerazzurra arretra troppo e il passaggio arretrato dentro l’area trova Rodri che con un piazzato a mezza altezza a giro, riesce ad indirizzare la sfera tra due difensori in linea e il palo, con Onana immobile e incolpevole. L’Inter è sotto e con ancora 20’ minuti abbondanti da disputare tutto è ancora aperto. O l’imbarcata oppure la risalita. Giungono energie fresche sulle fasce e in mezzo al campo. L’Inter è viva e dopo una pressione alta interista Dimarco si trova a fare un pallonetto di testa nell’area piccola ma la palla sbatte sulla traversa, torna in campo e sulla ribattuta trova Lukaku a respingerla. L’Inter prende coraggio e ci prova ma è il City a divorarsi il 2 a 0 per chiudere il match. Bravo Onana a chiudere. A 2’ dal novantesimo è Lukaku di testa dopo azione insistita a mangiarsi il pari colpendo in pieno Ederson. Cuore e coraggio spingono l’Inter sino al 95’ vicina all’1 a 1. Sull’ultima azione da calcio d’angolo Gosensa spizza di testa ma Ederson è bravissimo a volare e respingere. Qui giunge il fischio dell’arbitro e finisce il sogno dell’Inter. Contro i più forti, l’Inter con testa, gambe e cuore ci ha provato sino all’ultimo e i supplementari li avrebbe meritati. Complimenti al City, ma anche all’Inter che da questa dolorosa sconfitta in Finale, può crescere di consapevolezza e forza, perché ora sa che se è lì, non è stato per caso.
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A: Torino vs Inter 0-1. Vittoria, fortunosa, in allenamento propedeutico al City
( giugno 2023 )
Il Campionato per l’Inter si era concluso già una settimana addietro quando, grazie al successo al Meazza contro la “Dea” e la penalizzazione definitiva della Juventus, la squadra nerazzurra si era assicurata matematicamente l’ingresso tra le prime quattro. L’ultima giornata per la “Beneamata” aveva esclusivamente tre obiettivi. Il primo era di non affaticare nessuno e men che meno perdere qualcuno per infortunio. Il secondo fare una sgambata di allenamento serio per tenere alta la concentrazione, visti anche i festeggiamenti privati e di squadra già compiuti. Terzo, ma non certo ultimo, consolidare il terzo posto che con una vittoria contro il Verona, il Milan avrebbe potuto togliere, che vuol dire un pizzico di prestigio in più e anche 5 milioni di euro nelle casse della società in più rispetto ad un quarto posto. L’ostacolo più grosso, però è l’avversario. Visto l’anticipo della Fiorentina a Sassuolo del venerdì, che ha portato i toscani non solo i 3 punti, ma anche il superamento proprio dei granata in classifica nell’importantissimo raggiungimento dell’ottavo posto, il club di Juric per credere ancora all’Europa aveva solo un unico modo. Vincere e battere l’Inter per raggiungere a 56 punti i “viola” e scavalcarla per gli scontri diretti. Quindi per il Torino in casa, l’ultima uscita stagionale, era come una finale fondamentale secca, da dentro o fuori, da giocare alla morte sino all’ultimo minuto. E così è stato. Il 3-4-2-1 di Juric si è subito presentato aggressivo. Non troppe seconde linee scelte da Inzaghi nel suo 3-5-2. La LuLa davanti e riposo ad Acerbi e Barella, con de Vrij e Gagliaridini a prenderne il posto. In porta, forse come sua ultima uscita in campo con la maglia nerazzurra, il capitano Handanovic, che sarà protagonista di due grandi parate su tiri pericolosissimi del Torino. Uno nel primo tempo in mischia, ed uno su diagonale in area. L’Inter si vede che usa più la testa e la tecnica. Non ha il motore che gira troppo in alto e Lautaro, complice pure il recentissimo proprio matrimonio, non è lucidissimo, sprecando un paio di ripartenze molto interessanti, creategli dal compagno belga. Le due squadre si annullano intorno alla mediana ed entrambe ci provano più che altro attraverso tiri da fuori. Al 37’ minuto Lukaku, spostatosi sulla corsia destra di Dumfries, appoggia molto fuori dall’area a Brozovic. Il regista croato, lasciato troppo libero, seppur distante, fa un passo orizzontalmente verso il centro, guarda, mira e fa partire un terra aria che supera due difensori che coprono solamente la visuale al loro portiere che riesce unicamente a smanacciare la palla in rete. Inter in vantaggio al riposo. Condizione perfetta per gestire una vittoria che farebbe superare quota 70 punti in classifica ai nerazzurri e sprecare il minimo possibile di energie. I granata spingono e creano un paio di occasioni vere ma l’Inter regge. Cordaz, terzo portiere subentrato ad Handanovic per i saluti da parte dei suoi tifosi, compie un vero miracolo, come a 10’ minuti dal termine Milinkovic-Savic deve ringraziare il palo esterno. In pieno recupero, su un disimpegno palla a terra sin troppo disinvolto da parte dei meneghini. Sanabria davanti a Cordaz, spreca la palla del definitivo 1 a 1, che sarebbe stato il risultato più veritiero della gara, ma che non avrebbe comunque permesso al “Toro” di prendersi l’ottavo posto. Ora l’Inter avrà una settimana per godersi la preparazione al sogno della Finale di Champions.
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A: Inter vs Atalanta 3-2. Spettacolo “nerazzurro” e Inter in Champions
( maggio 2023 )
Dopo la battaglia contro la Fiorentina avvenuta appena due giorni addietro per la conquista della seconda Coppa Italia consecutiva, questa poteva essere una trappola bella e buona per diversi motivi. Pochissimo tempo per recuperare energie fisiche e mentali ( assurdo far giocare nell’anticipo del sabato le due finaliste della Coppa giocata mercoledì ). Un certo appagamento per un Trofeo alzato al cielo potrebbe essere naturale. Terzo, ma non ultimo per importanza, l’avversario. L’Atalanta, tosta di suo senza alcuna motivazione, qui invece al Meazza, si presenta con un paio di giocatori recuperati e con la partita della vita per raggiungere ancora il sogno Champions per l’anno prossimo. O i bergamaschi vincono, oppure sono praticamente fuori, considerando anche la penalizzazione di 10 punti alla Juventus. Allo stesso tempo, proprio in virtù della declassata “Vecchia Signora”, il Mondo Inter è consapevole che punti fatti al Meazza contro la “Dea”, significherebbero qualificazione automatica alla prossima “Coppa dalle Grandi Orecchie”, Per ciò tramuterebbe la trasferta e ultima Giornata a Torino contro i granata come una semplicissima sgambata di allenamento per le seconde linee, e massima concentrazione e preparazione in chiave Finale di Champions contro Guardiola. Dal calcio d’inizio prevale la voglia di chiudere il Campionato qui e subito dell’Inter. Neppure 60 secondi e i padroni di casa passano in vantaggio. Lancio dritto per dritto rasoterra dalla difesa per Lukaku in mediana che di prima di sponda alleggerisce lateralmente per il compagno e amico di reparto Lautaro. Controllo e assist verticale immediato per lo scatto verso la porta del belga che si trova in piena accelerazione dinanzi a Sportiello che dribbla e successivamente insacca. Neppure altri 2’ minuti e azione insistita dell’Inter che porta al raddoppio. Lautaro in mediana da destra apre meravigliosamente a filo di erba tutto a sinistra con un diagonale a parabola, perfetto per Dimarco, che và al tiro due volte e due volte Sportiello respinge. La palla scende in area a destra e Barella al volo spara una mina imprendibile sotto l’incrocio. Altra ripartenza feroce e rapida dell’Inter che manda al goal in mezza volè il turco che gioca da secondo play affianco a Brozovic, ma la rete è annullata correttamente per un suo fuorigioco nel momento in cui gli giunge la sfera. I bergamaschi dopo che si erano schierati alti e con un difesa troppo esposta, dalla mezz’ora iniziano a prendere le misure e farsi pericolosi. Complice anche un’Inter che comprensibilmente deve rifiatare, al 36’ minuto la riaprono con una botta sotto misura in area dopo un batti e ribatti in area interista. Un’Inter devastante nei primi 20’ minuti, appena abbassa il ritmo, non riesce mai a congelare la gara e far sparire la sfera. Più che addormentare la gara, come spesso le accade, è la squadra che si appisola. Errore che non commette dal rientro in campo dopo il riposo. I meneghini partono quasi aggressivi come nella prima frazione, ma sbagliano un paio di occasioni facili per la terza rete. La gara è molto piacevole. L’Atalanta ci prova a far male per cercare quanto meno il pareggio, mentre l’Inter vuole il 3 a 1. Che giunge ad un quarto d’ora dal novantesimo. Lukaku, spalle alla porta sul cerchio del centrocampo protegge palla come spesso fa, ma non scarica subito, e parte in diagonale lasciando sul posto tre atalantini e con la coda dell’occhio traccia un filtrante centrale mettendo Brozovic e Lautaro davanti a Sportiello, per la rete dell’argentino facile facile. Inutile la bordata al 93’ minuto di Muriel deviata in rete da parte di Onana. Atalanta che potrà ora lottare per L’Europa League, mentre l’Inter potrà con i suoi 69 punti pensare solamente al 10 giugno. Un po’ di respiro in un mese che è stato ricco di soddisfazioni ma anche tanto dispendioso.
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C.I.: Fiorentina vs Inter 1-2. In rimonta il “Toro” regala la Coppa Italia alla sua Inter
( maggio 2023 )
Due squadre con i loro alti e bassi stagionali, hanno diverse sfumature che le accomunano. Puntano a segnare sempre, non accanendosi troppo sugli aspetti difensivi e speculativi. Con il rovescio della medaglia di non tenere sempre un perfetto equilibrio in campo. Entrambe devono disputare da qui alla fine del Campionato, ancora due partite che possono regalare l’ingresso in Coppa l’anno prossimo. Italiano per la Conference League e Inzaghi per la Champiopns. Ma soprattutto ambedue hanno due finali da disputare da qui al 10 giugno. Oltre a questa tra loro per la Coppa Italia, hanno due importantissime e prestigiose Finali in Coppe Europee. Non è dunque un caso che Fiorentina e Inter siano state questa sera a giocarsi all’Olimpico di Roma la Finale di Coppa Italia. Con tanti impegni ravvicinati e fondamentali per i due club, il rischio di essere distratti e di cercare di non sprecare troppe energie in vista delle prossime tre partite ci poteva essere. Italiano schiera il suo 4-2-3-1 con i propri migliori effettivi. Anche Inzaghi ci tiene e può contare su signori calciatori che siedono in panchina di pari valore a chi scende in campo, come Lukaku, de Vrij, Correa o Gosens. Tuttavia, i nerazzurri entrano in campo con il freno a mano tirato, mentre da subito prevale la fame di alzare un Trofeo dopo tanti anni da parte dei toscani. La Fiorentina parte con il piede sull’acceleratore e non è un caso che già al 3’ minuto passi. Azione rapida e di rovesciamento di fronte immediato con un centrocampo interista molle e statico. Tre passaggi e i viola sono in area e il cross basso da sinistra vede bene l’inserimento di Gonzalez sulla destra libero di battere un’incolpevole Handanovic, in campo da Capitano. Errore sia di Bastoni e Acerbi che chiudono entrambi centralmente sullo stesso attaccante non curandosi alle loro spalle, ma soprattutto di Dimarco che non rientra da quinto in fascia. L’Inter non cambia marcia. E’ lenta e senza idee, quasi svogliata. Il pressing altissimo e quasi uomo contro uomo a tutto campo, fa sì che sia spesso Handanovic a far partire l’azione. Per un quarto d’ora abbondante i nerazzurri patiscono l’aggressività avversaria e ogni tentativo di fraseggio è bloccato e intercettato dai toscani che provano a verticalizzare subito per colpire ancora. Dopo 20’ minuti di sofferenza inizia a scaldarsi il motore nerazzurro e i giocatori d’Inzaghi incominciano a muoversi con più birra, con e senza palla. Una buona verticalizzazione vede al 23’ Lautaro e Dzeko in un due contro due e l’argentino libera in area da solo il bosniaco che dinanzi a Terracciano in uscita non inquadra neppure la porta. L’Inter ora scova spazi nella linea di difesa alta viola e al 29’ minuto trova il pareggio con una bella apertura a destra che premia il buon movimento smarcante di Lautaro che in diagonale forte e preciso non lascia scampo a Terraciano. I toscani perdono un po’ di fiducia. Ora è l’Inter ad avere la gara in mano e alza considerevolmente il proprio baricentro. Pressing alto e verticalizzazioni rapide sia sulle fasce che centralmente. Al 37’ minuto azione insistita in area viola, con un batti e ribatti che fa sì che la sfera giunga a Barella e dentro l’area sulla destra è bravo a scodellare una parabola a scendere perfetta per l’anticipo in mezza volé del “Toro” che scaraventa sotto la traversa la palla. Prima del riposo una brutta Inter si sveglia e ribalta lo svantaggio iniziale. Italiano ci prova con i cambi nel secondo tempo, ma solo il forcing finale negli ultimi 20’ minuti porta veri pericoli dalle parti di Handanovic, che se è vero che è bravo a chiudere lo specchio due volte, altre due volte esce male mettendo a rischio il risultato. L’Inter tiene in difesa anche se sul finale con un po’ troppa ansia e sciupa due buoni contropiedi per chiudere il match. Ciò nonostante al 95’ minuto giunge il fischio che decreta l’Inter per il secondo anno consecutivo vincitrice della Coppa Nazionale. Tale risultato permette a questa presidenza di essere la terza più vincente, dopo le due ere “Morattiane”, soprattutto, però, di affrontare le due di Campionato e il Mancester City di Guardiola con ancor più fiducia. Un applauso alla Fiorentina che ha dato da filo da torcere ad una squadra più forte e avrebbe meritato di giocarsela anche ai supplementari. Inzaghi, al quale piace tanto ogni manifestazione con una Coppa in palio, avrà la sua grande possibilità il 10 giugno. Un augurio ad entrambi i club per le loro finali, che hanno dato spettacolo ance in questa Finale tutta Italiana.
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A: Napoli vs Inter 3-1. Il Napoli da “Scudetto”, batte un’Inter2 non “Gagliarda”
( maggio 2023 )
Partita che a inizio stagione poteva dire scontro Scudetto, invece da tempi oramai biblici, i partenopei avevano già le mani sul Titolo. Sono altre le motivazioni che strutturano questa gara. Il Napoli che nell’ultimo mese, con la pancia piena e con il clima di festa ha quasi tirato i remi in barca, vedesi le sconfitte più che meritate con Monza e Milan e non solo, vuole dimostrare davanti al suo pubblico, di essere superiore alla “Finalista di Champions”, oltre a voler battere l’unica formazione che quest’anno non è riuscito a fare. Inzaghi, ha tutt’altri pensieri per la testa. Ha una Finale di Coppa Italia, a metà settimana, da cercare di vincere contro una Fiorentina che darà tutto per portare a casa un Trofeo che manca da troppo tempo. E non può certo dimenticare di non rischiare di perdere altri giocatori per stanchezza o traumi in vista del Manchester City. Allo stesso tempo con il successo del Milan che si è riportato a sole due lunghezze, l’Inter non può scherzare con il fuoco, perché se è vero che ha ben due finali da disputare ancora, può rischiare di non vincere nulla e neppure entrare tra le prime quattro nella prossima stagione. Spalletti dunque schiera il suo 4-3-3 titolarissimo, mentre Inzaghi sceglie la strada completamente contraria. Degli undici che hanno eliminato il Milan in semifinale di Champions, sono rimasti solo il portiere, Bastoni e Barella. Spazio a chi ha giocato poco e dovrebbe avere sulla carta ancora tanta birra nelle gambe, come Bellanova, Gagliardini e Aslani. Lukaku e Correa davanti, con la coppia oramai quasi titolare Dzeko e Lautaro in panchina. Tuttavia a prescindere dagli uomini in campo, il Napoli è subito aggressivo e voglioso di fare bella figura. I padroni di casa prendono il pallone, il campo e la partita e cercano di sfondare da ogni parte. Gli ospiti per scelta oppure obbligati, si schierano corti nella propria metà campo e difendono concentrati e pronti a ripartire, anche se non riusciranno mai ad imbastire un contropiede. Il fortino regge, ma a complicare i piani dell’Inter ci pensa un suo giocatore che da tempo è fuori dal radar sia dell’allenatore che della società. In 40’ minuti dopo cinque / sei falli per entrate sempre in ritardo sull’avversario, l’arbitro è costretto, dopo averlo già graziato una volta, a estrarre un secondo cartellino giallo. Inzaghi che aveva studiato una partita per uscire indenni e preservare le energie si trova quasi un’ora a far correre i suoi in inferiorità numerica. Tutto per una sciocchezza insensata di un solo calciatore. Il Napoli per tutta la ripresa ha ancora più il match in mano, ma senza Gagliardini, schierata con un 3-4-1-1 l’Inter gioca quasi meglio. E’ concentrata dietro e riesce meglio ad innescare il belga davanti che prova a fare reparto da solo. Il bunker crolla dopo 20’ minuti di assedio grazie ad una bella girata in area da parte di Anguissa dove Onana non può nulla. L’Inter ci prova a riaprire la sfida e rischia il 2 a 0 che viene annullato, ma all’82’ minuto grazie al pressing di Lautaro subentrato a Correa, la palla giunge dalla sinistra a centro area dove un distratto Jesus permette a Lukaku di insaccare. L’illusione del pareggio dura appena 3’ minuti. Di Lorenzo entra in area troppo facilmente e con un tiro a giro trova l’angolino. L’Inter, perso per perso ci prova ma in pieno recupero, all’ultima azione perde palla e con un due contro uno giunge il 3 a 1 finale. Bastava anche un pareggio all’Inter per gestire il Campionato, invece così si complicano i piani. Dopo la Finale di Coppa Italia arriverà l’Atalanta che anche essa dovrà disputare una partita alla morte per sperare ancora alla Champions. Con il fiato sul collo del Milan.
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A: Inter vs Milan 1-0. Inter, sei in finale di Champions, con il Milan che esce con onore
( maggio 2023 )
Probabilmente ha ragione Pioli quando asserisce che nel doppio confronto hanno pesato tantissimo quei primi 10 minuti dell’andata. Il 2 a 0 maturato nella primissima fase della prima sfida, hanno pregiudicato tutto. L’Inter nel doppio confronto, ha dimostrato sul campo di essere più forte, di avere più colpi a sua disposizione e probabilmente di essere giunta in questa fase della stagione in una condizione atletica decisamente migliore. Inzaghi segue la regola che squadra che vince non si cambia, quindi, nonostante una strepitosa gara in Campionato da parte di Lukaku, conferma gli stessi undici del derby di andata. Pioli nel suo 4-2-3-1, preferisce la freschezza e la presenza fisica di Thiaw al posto dell’esperienza di Kjar al centro della difesa. Con l’assenza forzata per infortunio di Bennacer, la mediana è coperta da quello che è divenuto il suo vero trascinatore, ovvero Tonali, affiancato da Krunic. A supportare Giroud oltre a Messias a destra e Diaz al centro, Pioli, ripesca Leao. Non certo informa visto il recupero forzato dal problema muscolare, ma è scelta obbligata se vuole sperare nella rimonta contro una squadra forte. Oltre a sperare in un suo guizzo, la presenza in campo del portoghese ha anche lo scopo di abbassare l’altezza del pressing nerazzurro, perché Leao ha dimostrato ampiamente che a campo aperto è inarrestabile. Il primo quarto d’ora è di marca rossonera. Parte forte e compatto il “Diavolo” costringendo la “Beneamata” nella sua metà campo. Il 3-5-2 interista, che diviene in caso di aggressione un 5-3-2, è allo stesso modo concentrato e determinato a non mollare un centimetro. Tuttavia una bordata da lontano dopo quasi 5’ minuti di Hernandez che sorvola la traversa, lascia Onana e gli oltre 70 mila tifosi nerazzurri impietriti. Al 10’ minuto dopo un contrasto sulla mediana di Theo su Barella, al limite del fallo, i nerazzurri si distraggono pensando al fischio dell’arbitro e perdendo palla si ritrovano scoperti. Diaz ha la possibilità di un rigore in movimento, sembra goal ma il suo piazzato è debole e senza rabbia e Onana si distende alla sua sinistra e para a terra. L’Inter reagisce e chiama all’intervento importante Maignan ma l’azione viene fermata per fuorigioco. La gara inizia a decollare e dopo il trentesimo si accende Leao. Per la prima, ed unica volta sarà nella gara, vince un duello con Darmian a centrocampo e si invola alla sua maniera a sinistra, inseguito da tre interisti. Troppo veloce, finge di accentrarsi ma li brucia in area piccola e defilato traccia un diagonale che lambisce il palo opposto. Se il suo tiro avesse preso un effetto a rientrare e non ad uscire sarebbe stato goal. La gara offensiva di Leao, ma anche dello stesso Milan termina però qui. L’Inter piano piano prende non tanto il campo, ma le redine del match. il Milan tiene più palla, ma senza poter più accendere nessuna scintilla pericolosa. Invece è l’Inter due volte a farsi pericolosa e specie sul colpo di testa di Dzkeo su punizione di Calhanoglu, è Maignan con un intervento prodigioso a tenere vive le speranze dei suoi. Si và dunque al riposo sullo 0 a 0. C’è stato equilibrio nel primo tempo, ma a pesare è l’obbligo da parte del Milan di segnare le due reti, quanto meno per raggiungere i supplementari. La ripresa non è avvincente. Subentra la tensione dell’importanza della posta in palio. L’Inter ha timore di commettere sciocchezze e permettere così di riaprire il discorso. Il Milan da canto suo vede i minuti scorrere e la Finale volare via. Nessun tiro in porta e tanta elettricità che blocca muscoli e mente. I cambi danno una svolta. Fuori stremati Dzeko e Dimarco per Lukaku e Gosens al 66’. Meno di 10’ minuti e l’Inter passa proprio su scambi insistiti in area rossonera tra la LuLa. Troppo presi dal belga, i difensori milanista lasciano troppo spazio a Lautaro, che a sinistra in area brucia sul primo palo Maignan, questa volta non proprio irreprensibile. Il Milan si scioglie e si và al termine della semifinale con l’Inter che rischia di raddoppiare. L’Inter và con merito in Finale e il Milan, ha solo da recriminare di essere giunto a questo momento non al top. Buona fortuna Inzaghi. O a Istanbul avrai Ancelotti, oppure Guardiola.
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A: Inter vs Sassuolo 4-2. Spettacolo ed emozioni al Meazza. Lukaku trascina l’Inter al terzo posto
( maggio 2023 )
I nerazzurri scendono in campo abbracciati dal proprio pubblico dopo diverse trasferte, compresa quella nel derby di Coppa, vittoriose che hanno rilanciato la “Beneamata” verso un finale di stagione brillante. Inzaghi ed i suoi ragazzi hanno visto già i risultati degli anticipi e sono tutti favorevoli all’Inter. Tre squadre hanno già giocato e sono rivali per i tre posti disponibili Champions. La Lazio ha pareggiato in pieno recupero, mentre Atalanta e Milan hanno perso. Una grande occasione per guadagnare punti e quasi blindare il posto sicuro per ripartecipare anche l’anno prossimo nella più ricca Coppa Europea. Davanti c’è quella che è divenuta una bestia nera per le milanesi. Dionisi in questo Girone di Ritorno ha fatto decollare il Sassuolo e se non avesse perso troppo tempo nella prima parte di Campionato, gli emiliani avrebbero potuto lottare tranquillamente per l’Europa. Al 4-3-3 emiliano, Inzaghi mantiene il suo consueto 3-5-2, ma apporta diversi cambi di uomini. C’è martedì il ritorno di Coppa con i cugini, ma allo stesso tempo c’è un mach point da sfruttare al massimo. Handanovic torna capitano tra i pali e D’Ambrosio a destra fa rifiatare Darmian. Calhanoglu tiene caldi i motori per la sua ex squadra in panchina e al suo posto c’è la certezza di qualità Brozovic, con interni Gagliardini e il sempreverde Mkhitaryan. Sulle corsie esterne Dimarco e il giovane Bellanova. Coppia d’attacco da Serie A, ovvero Lukaku e Correa. Gli ospiti, spinti anche dall’assenza di pressioni, giocano da subito a viso aperto e, complice un’Inter distratta e con forse troppi cambi, partono forti e fanno la partita. Non a caso giunge anche il vantaggio meritato da parte di Berardi, ma la rete è annullata per fuorigioco. Un primo quarto d’ora dove il Sassuolo mette a nudo i limiti di un’Inter quando non concentrata e priva di grinta. La rete subita diviene un campanello d’allarme e anche i nerazzurri, con calma però, entrano in campo, tant’è che poco dopo vanno in rete con Correa, ma anche in questo caso un precedente fuorigioco riporta tutto sullo 0 a 0. Bella gara con continui capovolgimenti di fronte e rapide verticalizzazioni. I nerazzurri da metà del primo tempo capiscono che devono appoggiarsi sul fisico di Lukaku e saltare il centrocampo emiliano. Correa è in palla, come raramente si è visto. Così tra un azione e l’altra delle due squadre, a 4’ minuti dal riposo, un lancio lungo pesca il belga centralmente fuori dall’area. Lukaku si appoggia di schiena sul suo marcatore , prende spazio e si gira facendo partire un bolide da lontano che piega il guantone di Consigli. Nella ripresa i padroni di casa non commettono l’errore del primo e iniziano forti. Pressing altissimo e Sassuolo schiacciato nella propria metà campo. Due reti, complici deviazioni determinanti, su tiri di Bellanova e Lautaro sono frutto della grinta dei nerazzurri. Con mezz’ora da giocare ancora e forti del 3 a 0, l’Inter commette l’errore di pensare la gara già vinta. Il Sassuolo, infatti continua a giocare. Inzaghi ne cambia cinque, ma l’Inter nuovamente distratta ne prende due dal 63’ al 77’ minuto. Difficile tornare in partita e quando gli emiliani sembrano poter pareggiare, ci ripensa Lukau al’89’ a rimettere a posto le cose con un diagonale da sinistra tanto forte quanto preciso. Ora l’Inter ha ben 5 punti di vantaggio sulla quinta e il morale è quello giusto. Vittoria a parte, l’Inter se vuole ottenere la finale di Instanbul dovrà non commettere l’errore di pensare di aver già vinto. Questa gara lo dimostra. L’Inter è forte solamente quando è al massimo.
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C.C.: Milan vs Inter 0-2. Mezz’ora iniziale di onda nerazzurra e il Milan cede
( maggio 2023 )
Sono passate almeno due generazioni di calciatori dall’ultima semifinale di Coppa Campioni non solo tutta italiana, ma tutta milanese. Ai tempi due pareggi parlarono di un grande equilibrio, ma la regola del goal segnato in trasferta fece propendere la bilancia verso i colori rossoneri. Oggi la Serie A non comanda più in Europa. I soldi del petrolio e non solo girano per lo più in sole sei squadre, che possono permettersi investimenti e quindi giocatori di altissimo valore. Ma le due milanesi, che qui in Italia stanno combattendo con i denti per giungere almeno quarte per disputare anche la prossima stagione la Champions, si affrontano in questa semifinale di prestigio. Pioli deve fare a meno del suo giocatore di maggior valore che sicuramente sarebbe stato una bella spina nel fianco non solo alla retroguardia interista. La velocità a campo aperto di Leao è oramai riconosciuta a livello internazionale. Quando il portoghese è in giornata diviene inarrestabile. Inzaghi, può contare sui tutta la rosa al completo. I padroni di casa davanti ai loro 70 mila tifosi schierano nel 4-2-3-1 la formazione tipo, ma con Saelemaekers a sinistra davanti a Hernandez. A destra è traslocato Diaz e Krunic da fare da collante con Goriud, anche se Tonali e Bennacer a turno si alternano tra mediana e attacco. Gli ospiti si presentano con il loro consueto 3-5-2 con Darmian, Acerbi e Bastoni davanti ad Onana. Corsie esterne riservate a Dimarco e Dumfries. Regia a Calhanoglu, mentre interni sono Barella e Mkhitaryan. Dzeko e Lautaro vertice avanzato. Dopo un avvio equilibrato e di buon ritmo, a sbloccare subito il match è l’Inter su calcio d’angolo prima dell’8’ minuto. Battuto dalla sinistra d’attacco, la palla spiove in area e Dzeko si libera bene di Calabria, non proprio irreprensibile nella marcatura stretta e in mezza volè scaraventa la sfera in rete con un allibito Maignan. I rossoneri accusano tantissimo il colpo e 3’ minuti dopo capitolano a seguito di una veloce e bella manovra interista. Da centrocampo Barella d’esterno apre benissimo a sinistra per Dimarco che corre sulla fascia. Giunto all’altezza dell’area è bravo a non crossare subito al centro ma a dare un bel rasoterra arretrato perpendicolarmente al fallo laterale. Lautaro sembra avventarsi sulla sfera ma finta e lascia scorrere per l’accorrente Mkhitaryan che in due passi si trova a centro area davanti Maignan e lo supera. Milan tramortito e trascorrono solamente altri 4’ minuti e Calhanoglu da fuori con una sassata colpisce il palo. Sul proseguo dell’azione Mkhitaryan và a colpo sicuro, ma Maignan è bravo a chiudere lo specchio, poi Barella manda alto. Poteva essere il 3 a 0 in un quarto d’ora ma il Milan si salva e pian piano esce dalla morsa dell’Inter. Prova dopo la mezz’ora a farsi vedere sulla trequarti avversaria, ma le due conclusioni non inquadrano neppure la porta, mentre all’Inter viene prima concesso un rigore e grazie alla Var, viene annullato perché il contatto tra Kjaer e Lautaro era stato minimo. Nella ripresa il Milan parte subito con un altro piglio e pressa altissimo l’Inter che però con una bella azione mette al 52’ minuto davanti alla porta Dzeko che viene stregato da Maignan che tiene letteralmente a galla i suoi. La partita è aperta e si ha la sensazione che o l’Inter segna la rete del k.o. finale, oppure il Milan la può riaprire. Al 62’ giunge l’occasione più grande per i padroni di casa. Origi, subentrato a dare manforte a Giroud, vede bene dalla sinistra fuori dall’area Tonali, che prende la mira ma la sua conclusione prende il palo esterno con Onana battuto. Si susseguono i cambi. Pioli per provare a riaprire con una rete. Inzaghi per contenere e magari ripartire e colpire in contropiede. La sfida rimane bella e accesa sino alla fine. Tra Pobega e Gagliardini un occasione a testa, ma alla fine l’Inter vince con un meritato 2 a 0. Un buon acconto per la partita di ritorno per Inzaghi. Un Milan che in mezz’ora è stato travolto, potrà ancora giocarsela. 90’ minuti con un Leao in più potranno raccontare un’altra storia specie se l’Inter pensando di aver già mezza finale in tasca, non avrà la stessa ferocia agonistica e sagacia tattica. Sicuramente sarà un altro spettacolo e vetrina per il calcio italiano nel Mondo.
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A: Roma vs Inter 0-2. Inter in formato Champions vince contro mezza Roma
( maggio 2023 )
Sulla carta giocare a Roma non è una sfida facile. Ma quella messa in campo dal grande ex Mourinho, non è la vera e titolare formazione giallorossa. La difesa a tre è completamente reinventata con Cristante, che da centrocampista arretra dietro. I capitolini si mettono a cinque a centrocampo e a supporto dell’unica punta Belotti, schierano Pellegrini alle sue spalle. Inzaghi non fa troppi calcoli in chiave Coppa e Milan. Il suo 3-5-2 non è farcita di seconde linee. Davanti ad Onana, i tre sono Darmian e Bastoni laterali, con Acerbi centrale. Dimarco e Dumfries sulle corsie esterne. Brozovic in regia e Barella e Calhanoglu interni. Davanti l’oramai già vista coppia offensiva Lukaku e Correa. La Roma nonostante le numerose defezioni ha un atteggiamento propositivo e cerca di prendere alto l’avversario. Una tattica corretta quella dei padroni di casa, dato che non hai la retroguardia titolare, meglio aggredire che essere aggrediti. Tuttavia, il possesso palla non produce nulla di concreto, tranne un tiro fuori dallo specchio da parte del suo capitano. L’unica, vera, azione corale di squadra della partita la compie l’Inter poco dopo la mezz’ora e guarda caso la porta in vantaggio. Dalla propria trequarti i meneghini partono con Brozovic centrale e l’apertura rasoterra a destra verso Dumfries è una vera perla da ingegnere del pallone. L’olandese sulla corsia destra corre sino all’altezza dell’area laziale. Traccia un cross teso ma curvilineo ad uscire che taglia l’area piccola e trova l’altro quinto interista pronto a raccogliere l’invito. Così Dimarco porta avanti i suoi. L’Inter non fatica certo ad andare al riposo con l’1 a 0 a suo favore. Nella ripresa gli ospiti gestiscono l’ardore romanista senza rischiare troppo. I giallorossi, nel secondo tempo collezionano calci d’angolo a ripetizione, ma gli undici di Inzaghi sono concentrati e non mollano un centimetro. Una sola vera parata deve compiere Onana deviando sopra la traversa un bolide da fuori. Lautaro prende il posto di Correa e non è un caso che al 74’ minuto i nerazzurri chiudano la sfida. Su un lancio lungo di Bastoni, Ibanez è bravissimo ad anticipare Lukaku, ma altresì leggero nel far ripartire immediatamente l’azione per i suoi. Infatti il suo passaggio arriva a Martinez che passa la palla al gigante belga che tutto solo davanti a Patricio, di prima lo supera insaccando a fil di palo. La Roma , incitata dal suo caloroso pubblico ci prova, grazie anche agli inserimenti degli acciaccati Dybala e Abraham, ma è Lautaro con un bel tiro a giro dal limite ad andare vicino alla rete, colpendo la traversa a Patricio battuto. L’Inter con questa vittoria, non solo allontana con un importante +5 la Roma per la lotta quarto posto. Soprattutto si riprende proprio il quarto posto, nel pomeriggio ad appannaggio dei cugini vittoriosi al Meazza sulla Lazio. E’ ancora tutto da giocarsi, perché se è vero che il secondo posto attualmente è solo ad un punto, una sconfitta riporterebbe la “Beneamata” nuovamente fuori dalla zona Champions. Champions che in settimana sarà in semifinale tutta meneghina.
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A: Verona vs Inter 0-6. Inter, “sei” da Champions
( maggio 2023 )
L’Inter porta a casa un rotondo 6-0 contro il Verona che le permette di raggiungere il quarto posto,ultimo posto utile per l’entrata in Champions League il prossimo anno, oltretutto in solitaria ,visto il pareggio del Milan e delle Roma. Il Verona inizia bene e mette in difficoltà i nerazzurri. Al 6’ pericoloso cross dalla sinistra di Abildgaard, ma il portiere si salva. Al 19’ Handanovic salva ancora l’Inter. Il portiere chiude la porta sul tiro pericoloso di Verdi. Il ritmo di gioco molto rallentato da una serie di falli e non permette una continuità nelle azioni. Al 27’ Montipò dice di no a Dzeko. Punizione battuta da Calhanoglu che serve il bosniaco che stacca di testa, il portiere dell’Hellas manda il pallone alto sopra la traversa. Al 28’ D’Ambrosio vicinissimo al gol. Continua il forcing dell’Inter in questi minuti che su corner trova il colpo di testa del difensore, parato da Montipò. Ma il goal non tarda ad arrivare al 31’ con Montipò che viene battuto dall’autogol di Gaich sugli sviluppi di un corner. Vantaggio dell’Inter. Cinque minuti più tardi arriva anche il raddoppio con una vera e propria prodezza di Calhanoglu che calcia forte da fuori area, il pallone si insacca sotto l’incrocio dei pali. Partita senza respiro e due minuti più tardi l’Inter cala il tris Lautaro serve Dzeko, il bosniaco trafigge Montipò a tu per tu. Finisce il primo tempo con l’Inter sullo 0-3. Riparte la partita ed è ancora l’Inter che cala il poker al 54’ con Brozovic che intercetta un pallone e serve Lautaro Martinez, che con un colpo sotto supera Montipò. Sei minuti più tardi arriva la cinquina dei nerazzurri. Mkhitaryan serve Dzeko in area di rigore, che punta il difensore e dopo una doppia finta, mette la palla sul palo opposto. Il Verona ormai risulta sconfitto e abbattuto e al 92’ Lautaro lotta su un pallone in area di rigore e da terra batte Montipò, per un tennistico 6-0. L’Inter si porta a casa un risultato importante per la classifica e per l’umore. Dopo una prima fase di gioco in cui l’Inter ha sofferto relativamente il gioco dei veronesi e dopo aver segnato il primo goal di fortuna, la partita è stata a senso unico. Il Verona non ha provato in nessun modo a reagire e l’Inter è stata brava in poco tempo a chiudere la partita nel primo tempo segnando tre reti in uno spazio di tempo ridotto. Nel secondo tempo ormai i giochi erano chiusi e l’Inter ha potuto raddoppiare il risultato senza correre rischi. Ottima, questa sera, la forma dei giocatori nerazzurri. La prossima partita per i nerazzurri non sarà altrettanto facile in quanto incontrerà una diretta avversaria come la Roma, che nonostante alcune defezioni, cercherà di scavalcare i nerazzurri che sono solo a due punti di distanza. Inoltre l’Inter potrà subire anche la pressione dell’avvicinarsi del Derby Europeo e quindi mister Inzaghi dovrà cercare di dosare bene forze fisiche e mentali, visto che la sua Inter è altamente altamente.
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A: Inter vs Lazio 3-1. Rimonta nerazzurra per il 4° posto con Milan e Roma
( aprile 2023 )
Doveva solo vincere per sperare ancora di rientrare tra le prime quattro in Campionato. Dopo la fatica muscolare ma anche tanto a dovuta alla semifinale di ritorno della Coppa Nazionale contro la Juventus, per altro vinta e quindi finale contro la Fiorentina prenotata per il 24 maggio, c’è un compito tutt’altro che agevole per la “Beneamata”. Un mese fa l’Inter era seconda, anche se oramai troppo distante dal Napoli. Una serie di sconfitte consecutive hanno stoppato totalmente Inzaghi e compagnia che le dirette avversarie, tutte, l’hanno ripresa e pure superata. Dopo il pareggio a Roma tra Mourinho e Pioli il quarto posto non solo è ora a +3 punti, ma anche in seguito al successo sul finale della “Dea” contro il Torino, l’Inter è scivolata al 7° posto. Con una Juventus che deve ancora giocare, l’Inter non può assolutamente più permettersi passi falsi. Servono i tre punti ed una eventuale sconfitta sarebbe quasi un addio di rientrare in zona Champions attraverso le successive sei Giornate rimanenti. Sarri ha un mach point per eliminare dalla corsa una rivale. Un’eventuale vittoria a San Siro, cosa non remota dato i tre punti conquistati ultimamente da Juventus, Monza e Fiorentina qui al Meazza, porterebbe la Lazio a un +10 sui nerazzurri oltre ad un +7 dalla coppia Roma e Milan. La Lazio parte sorniona e chiusa per ripartire con un il suo 4-3-3, ricco di qualità a centrocampo da far invidia mezza Europa. L’Inter è quella titolare con un D’Ambrosio a destra che permette a Darmian di stare sulla fascia, mentre l’altra corsia è occupata da Dimarco. Centrocampo con Brozovic in regia e interni Barella e Mkhitaryan. Davanti Lukaku e Correa. I padroni di casa comandano bene la sfida e per mezz’ora costruiscono buone trame di gioco. Non fulminee e brucianti, ma pulite e lineari. Se però i biancocelesti hanno, assieme alla capolista la migliore difesa della Serie A, un motivo dopo 31° Giornate ci sarà. Infatti in un modo o in un altro i meneghini non riescono mai a chiudere l’azione ben costruita in modo pulito e quindi le conclusioni o non centrano lo specchio della porta oppure sono bloccate da un attento Provedel. Quando questo non accade, come poco prima della mezz’ora giunge la rete dell’armeno dopo un buon assist arretrato da destra di Correa. Ma proprio il movimento dell’argentino per smarcarsi prima di ricevere palla è pizzicato dalla Var in fuorigioco. Inter vicina al vantaggio e pochissimo dopo Inter sotto. Fraseggio lento dell’Inter nella propria trequarti e sotto pressione Acerbi scivola e perde palla. Si sviluppa in un battito di ciglia un quattro contro quattro al limite dell’area. I passaggi smarcanti dei laziali mandano in bambola la retroguardia interista e la conclusione rasoterra velenosa e imprendibile per Onana. Prima della pausa l’Inter ci prova due volte da fuori ma deve ringraziare Onana poco prima del fischio dell’arbitro se non và nuovamente sotto dopo un ulteriore sbavatura di Acerbi in impostazione. Dagli spogliatoi un D’Ambrosio già ammonito lascia il posto a Dumfriess con Darmian arretrato. Per il primo quarto d’ora la manovra interista è ancora troppo prevedibile e pulita e Provedel non rischia troppo. Al 61’ Calhanoglu e Lautaro prendono il posto di Mkhitaryan e Correa. La pressione dei milanesi aumenta ma sopratutto la velocità e la forza delle giocate. La Lazio fatica a ripartire e si abbassa troppo. Tra difesa e Provedel il muro laziale regge, almeno sino a quando non si attiva la LuLa. Al 77’ Lukaku in area sulla sinistra protegge bene la palla e premia l’inserimento di Martinez che brucia i due centrali laziali e in scivolata supera anche Provedel. Il pari andrebbe anche bene agli ospiti, ma non ai ragazzi d’Inzaghi che insistono e il gigante belga 6’ minuti dopo si traveste ancora da uomo assist e da destra scodella un bel cross sul palo opposto dove Gosens, da poco entrato, in spaccata a metà altezza insacca. Il tedesco casca male ed esce con la spalla lussata, ma la sua squadra è ora davanti. La Lazio ci prova a rimettersi in carreggiata ma Vecino con un retropassaggio sbagliato mette in porta Lautaro che supera Provedel per il 3 a 1 finale. L’Inter ribalta la partita e forse la sua storia in questo Campionato. I nerazzurri d’Inzaghi raramente sono riusciti nell’impresa di vincere un match partendo da uno svantaggio. Non capitava da 12 Giornate che l’Inter non vinceva due gare in Campionato di seguito. Questo però non basterà se non arriveranno altri tre punti già mercoledì.
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C.I.: Inter vs Juve 1-0. Inter da Coppa, in finale battendo la Juve
( aprile 2023 )
Stagione controversa, per l’Inter, ma anche per la Juventus. Entrambe molto deluse in Campionato. Ambedue, probabilmente con le rose, sulla carta, più fornite di soluzioni e qualità, non sono mai state praticamente in lotta per il Tricolore. Troppe sconfitte e passi falsi che, specie i nerazzurri hanno tracciato un solco superiore ai 20 punti dalla capolista partenopea. I meneghini, oltretutto sono, attualmente, anche fuori dalla zona Champions, e sappiamo cosa voglia dire per la programmazione economica della prossima stagione. Eppure Inzaghi e Allegri, si stanno giocando le semifinali sia della Coppa Nazionale, che in Europa. Uno la Champions, l’altro l’Europa League. Dopo il pareggio, con polemiche, a Torino per 1 a 1, tutto è rimandato in questa serata di fine aprile al Meazza. Inzaghi dispone di tutti gli effettivi, tranne l’oramai già ex Skriniar. Allegri invece perde ancora Vlahovic e non avendo al meglio Milik e neppure Kean, disegna un 3-5-1-1 raccolto e pronto a colpire di rimessa con Chiesa punta centrale e Di Maria a svariare e inventare. Torna Bonucci centrale e De Sciglio a destra ricopre la fascia del colombiano squalificato. Locatelli in regia è affiancato da Miretti e Rabiot. Il 3-5-2 interista vede davanti ad Onana Darmian, Acerbi e Bastoni. Sulle fasce Dumfries e Dimarco. Cervello al centro Calhanoglu con interni Barella e Mikhiratyan. Davanti ad affiancare Lautaro cè il bosniaco, con il belga che revocata la squalifica, siede in panchina. E’ proprio l’argentino ad andare vicinissimo alla rete dopo un paio di minuti. Dal cross dalla destra, arriva di testa con un pizzico di ritardo con Perin davanti. Ma è solo l’avvisaglia, perché gli ospiti sono arrendevoli nei contrasti e troppo lenti. L’Inter comanda le operazioni, ma senza imprimere velocità e forza nelle giocate. Una normale manovra ben disegnata dai padroni di casa porta avanti l’Inter prima del quarto d’ora. Dalla mediana il turco vede centralmente Barella al limite dell’area che apre d’esterno un illuminante filtrante per Dzeko che è troppo avanzato, ma è perfetto per Dimarco che rientrato dal fuorigioco sporca la palla d’esterno quel tanto che serve a spiazzare Perin già a terra. La Juventus non reagisce e Lautaro caparbio dopo un pressing collettivo nella trequarti bianconera, và vicinissimo alla rete, ma la sua conclusione rasoterra lambisce quasi il palo alla destra di Perin rimasto immobile. La Juventus, alla mezz’ora inizia a carburare, ma il massimo che ottiene è un colpo di testa fuori e non troppo pericoloso di De Sciglio, ma soprattutto una bella staffilata da fuori di Kostic che Onana respinge con i guantoni. Praticamente quella di Kostic rimarrà la conclusione più pericolosa dell’intera partita da parte dei piemontesi. Nella ripresa proprio Kostic, il più dinamico insieme a Chiesa dei torinesi, non essendo al meglio deve lasciare il campo. Chiesa trasla in fascia e Milik diviene la vera punta centrale e di fatto gli ospiti prendono campo e anche iniziativa. Tuttavia pare anche una strategia dell’Inter di abbassarsi per ripartire, cosa che fa bene due o tre volte. Bella la rete con dribbling di Dzeko che lascia sul posto Bremer e con un colpo da bigliardo in diagonale supera Perin, ma il fuorigioco evidente lo annulla. La Juventus crossa ma la difesa interista non è mai in affanno. Le diverse sostituzioni da una parte e dall’altra non alterano la storia del match. E’ l’Inter quella che và più vicino al raddoppio, che non la Juventus al pareggio. Bella la respinta di Perin d’istinto sulla conclusione ravvicinata dell’armeno. I padroni di casa sciupano un paio di buoni contropiedi ma tanto basta a Inzaghi per raggiungere la seconda finale di Coppa Italia consecutiva. Una Juventus senza ardore e spirito combattivo cede le armi praticamente dal fischio iniziale. E’ bastata un’onesta Inter per avere la meglio di una stanca avversaria, forse con la testa anche troppo sulle questioni extra campo. L’Inter a maggio avrà la sua finale, con la vincente di stasera tra Fiorentina e Cremonese. Ma dovrà già concentrarsi per il fondamentale incontro con la Lazio per rientrare in zona Champions, e poi sarà vera Champions con il Milan.
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A:Empoli vs Inter 0-3. Inter nuovamente sulla “LuLa” anche in Campionato
( aprile 2023 )
Finalmente dopo tanto, troppo tempo, la “Beneamata” può far tornare il sorriso anche in Serie A ai suoi tifosi. Ma sopratutto al suo presidente, che non può fare a meno assolutamente degli introiti che giungerebbero con l’arrivo nei primi quattro posti. Con la Juventus, ufficialmente, almeno per ora, riappropriatasi dei suoi 15 punti, l’Inter è sesta in classifica, quindi fuori dalla prossima Champions. Nelle ultime cinque Giornate è giunto un solo misero punticino. Ben 14 punti potenzialmente conquistabili, regalati, che avrebbero mantenuto la squadra d’Inzaghi in scia, quasi, della capolista. Anche l’Empoli, diviene visto lo storico, un ostacolo tutt’altro che semplice. Il 4-3-1-2 di Zanetti produce calcio, anche se nel Girone di ritorno i punti per ora accumulati sono stati pochini. Inzaghi per via dei tantissimi e importanti impegni di Coppa, leggasi, semifinale di Coppa Italia e anche quella nel doppio confronto con il Milan, in Champions, adotta un corposo turnover. Handanovic in porta e spazio sulla destra dei tre centrali a D’Ambrosio. A centrocampo, ancora chiavi in mano della regia a Brozovic. Sulle fasce spazio da titolare a destra per Bellanova, il giovane italiano che non può che crescere per gli anni a venire. Gosens a sinistra. In tal modo Dumfries e Dimarco possono riposare, al pari di Barella e il macedone che vengono sostituiti dal turco e Gagliardini come interni di centrocampo. Ad affiancare il gigante belga davanti c’è Correa. Con diversi cambi effettuati, la già piuttosto lenta e prevedibile manovra interista, diviene ancora più inefficace. Gli ospiti mantengono palla ma senza scaldare mai nella prima frazione i guantoni a Perisan. Anzi due volte è bravo Handanovic a chiudere lo specchio a due conclusioni toscane in due rapide ripartenze. Nel primo tempo solo due tiri alti da parte di Gagliardini e diversi cross dalle fasce, ben sventati dalla difesa toscana. La ripresa parte subito con i colori nerazzurri. Siamo al 3’ minuto quando un bello scambio al limite tra Brozovic e Lukaku, porta il belga a girarsi e tracciare un diagonale non fortissimo, ma preciso, per il vantaggio interista. Gli ospiti controllano la gara e cercano di rallentare ulteriormente i ritmi, rischiando il minimo, ma probabilmente sbagliando viste la gare precedenti. L’Empoli comunque oltre a qualche cross e passaggio insidioso non riesco a creare. Nel frattempo Inzaghi inserisce forze fresche ma non si priva di Lukaku e fa bene. In una bella ripartenza, al 76’ minuto il 10 turco libera bene il belga che giunto defilato sulla sinistra scaraventa di potenza un bel diagonale che piega Perisan e l’Empoli che si spegne. I padroni di casa perdono ardore ma Lukaku a 2’ dal novantesimo traccia un bel assist a sinistra per il fresco Lautaro che ancora con un diagonale sigla la rete definitiva. 3 a 0 che non capitava da tempi immemorabili. Un segnale per Juventus e Milan? Non proprio, perché qui contavano solamente i tre punti per rilanciarsi in Campionato.
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C.C.: Inter vs Benfica 3-3. Inter, distratta sul finale, ma sei in semifinale
( aprile 2023 )
La stagione turbolenta e altalenante dell’Inter e del suo allenatore con questa gara è ad una svolta. Caduta libera in Campionato, con non solo il secondo posto, che doveva essere una certezza, sfumato, ma anche il terzo e il quarto e ultimo posto per entrare nella Champions della prossima stagione, per ora fuori portata. Anche nell’ultima Giornata, sempre qui al Meazza è arrivata un’inaspettata sconfitta contro il Monza. Undicesima, troppe per l’Inter e per Inzaghi che da un mese lavora sapendo che ad ogni passo falso, la sua avventura a Milano potrebbe terminare prima del previsto. Per un Campionato, molto più ricco di delusioni che di sorrisi, c’è un ritorno dei quarti di finale di Champions da disputare e un vantaggio di ben due reti fatte in trasferta da gestire. L’avversario, che attualmente è la capolista del Portogallo, sta vivendo, al pari dei nerazzurri, una fase di calo di rendimento e di prestazioni, ma ha sin qui giocato una stagione di notevole spessore, specialmente in Coppa, dove non ha mai conosciuto neppure l’onta della sconfitta, tranne che con la “Beneamata”. La premessa alla gara è necessaria per capire come in Coppa, nuovamente, Inzaghi sappia far indossare l’abito giusto alla sua squadra, con tanto di optional quali concentrazione, determinazione, compattezza e grinta. L’Inter non è scesa a San Siro per difendere il risultato positivo conseguito all’andata, ma per giocare la sua partita. Anche perché ha dimostrato ampiamente che non è capace a gestire un vantaggio. O l’Inter gioca per segnare e può farlo in svariati modi, oppure è destinata a prendere reti. Non sa nascondere la sfera e neppure addormentare la sfida. Congelarla. Appena prova a farlo, è lei stessa a sparire dal campo e far risalire l’avversario. Così con un Benefica costretto a far gioco per rimontare con il suo 4-2-3-1, permette al 3-5-2 di Inzaghi di muoversi in tutta ampiezza con gli esterni Dumfries e Dimarco liberi di crossare per Lautaro e Dzeko o per gli inserimenti dei centrocampisti. Brozovic in regia è il cervello dei nerazzurri. Spettacolare l’azione corale dei padroni di casa, che si portano in vantaggio poco prima del quarto d’ora. Manovra verticale e rapida dell’Inter che porta Barella dentro l’area a destra e con una sterzata sbilancia il difensore. Il suo tiro a giro di sinistro è imprendibile all’incrocio. Ora il Benfica si trova sotto complessivamente per 3 reti. L’Inter è in carrozza, gioca e spreca ripartenze e come al solito non riesce a mantenere inviolata la sua porta. Dumfries, a 7’ minuti dal riposo, giunge tardi sul colpo di testa di Aursnes che beffa anche Onana. Si rientra negli spogliatoi con un pareggio, che vuol dire comunque un passo avanti per le semifinali. Il secondo tempo, forte comunque ancora del vantaggio nel doppio confronto, vede un’Inter non isterica e che continua giocare a calcio. Lautaro e Barella ne sono l’anima e proprio Martinez dopo che si era visto annullare una rete di testa per spinta in area nel momento di liberarsi, dopo una bello scambio tra l’armeno e Dimarco, l’esterno italiano inventa un bel assist al bacio rasoterra per l’accorrente Lautaro che di prima scaraventa la sfera sotto la traversa. Siamo al 65’ minuto e i meneghini sono nuovamente in vantaggio. Il Benfica è tramortito e al 78’ giunge pure la perla di Correa che dal lato opposto imita Barella e porta i nerazzurri sul 3 a 1. Oramai la semifinale è giunta è l’Inter festeggia in campo. Tant’è che i portoghesi, senza oramai più stimoli, in un quarto d’ora, compreso recupero, prendono un palo e segnano due reti, inutili ma che come al solito dimostrano quanto l’Inter appena stacchi la spina diviene una squadra di categoria nettamente inferiore. Nel derby di semifinale a metà maggio non si potranno regalare minuti. Ma è tempo comunque di festeggiare la semifinale che torna dopo ben 13 anni.
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A: Inter vs Monza 0-1. Ancora al Meazza un goal preso vuol dire sconfitta per l’Inter
( aprile 2023 )
Due manifestazioni diverse e una squadra che si sdoppia. Inzaghi sa benissimo che a differenza di altri non può certo permettersi il lusso di trascurare il Campionato, anche se settimana prossima c’è l’importantissimo ritorno di Champions qui a San Siro contro il Benfica. C’è il Monza a far visita a Milano e si trova in una situazione di classifica tranquillissima. Troppo lontano per ambire ad un posto europeo, ma anche con ben 12 punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Ai nerazzurri servono punti per risalire e riprendersi almeno il quarto posto che vuol dire prestigio ma sopratutto per le casse della società, liquidità essenziale per non perdere competitività l’anno prossimo. Quindi spazio nel 3-5-2 a quasi tutti titolari. Aslani in regia e Correa ad affiancare in attacco il belga. Sin dal fischio iniziale i padroni di casa comandano le operazioni e con le due fasce cercano di avvolgere i brianzoli. Piovono cross che però non trovano mai la precisione verso gli attaccanti interisti e l’inserimento dei centrocampisti. Vedasi la rete in Portogallo di Barella. Dunque nella prima frazione tanto possesso palla ma una vera sola occasione da rete, quando uno scambio stretto in area monzese, trova Correa bravo a districarsi a sinistra e calciare in diagonale, ma Di Gregorio è bravissimo a stendersi sulla sua sinistra e a smanacciare via il pericolo. La ripresa non vede mutamenti e l’Inter continua con il suo gioco oramai trito e ritrito che i suoi avversari ad oggi, sanno come disinnescare bene. Lukaku su cross da sinistra colpisce bene di testa ma senza troppa forza e Di Gregorio, preso in contro tempo riesce comunque a salvarsi. Il Monza però intravede sempre di più le falle nella fase difensiva interista. Trascorrono i minuti e i padroni di casa divengono più nervosi perché vedono che la loro pressione non porta a sbloccare la partita. Anzi sempre più le ripartenze del Monza rischiano di mettere in crisi la difesa che spesso si salva all’ultimo. Segno di una mancanza di equilibrio nella manovra nerazzurra. Quando l’Inter sbatte sul muro eretto nella trequarti avversaria, sovente perde palla e non ha uomini predisposti a rallentare o fermare sul nascere i potenziali contropiedi. Così l’ennesima ripartenza al 77’ minuto produce un corner, sugli sviluppi del quale Caldirola è bravissimo a incornare di potenza dopo che si è inserito indisturbato dalle retrovie. Inter nuovamente sotto, in casa propria. Inzaghi usa la carta tridente con Lauttaro e Dzeko insieme a Lukaku. C’è però solo confusione, come se non sapessero bene come stare in campo. Tutto molto improvvisato e dettato dalla disperazione di non perdere ancora una volta. Lautaro tira addosso a Di Gregorio ed un paio di corner vedono la sfera passare a centimetri dal pareggio. Malgrado ciò giunge il fischio finale e la tristezza degli oltre settantamila di San Siro che rivedono la loro “Beneamata” soccombere. 11° sconfitta su 30 gare. Troppe per una squadra che si chiama Inter e che era partita con ben altre ambizioni. Inzaghi può rifugiarsi solo nel suo limbo delle Coppe. Che però se continua a giocare così in Campionato, l’anno prossimo rischia di vedere alla televisione.
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C.C.: Benfica vs Inter 0-2. Nerazzurri da Coppa, impresa in Portogallo per vedere la Semifinale
( aprile 2023 )
Tra marzo e aprile, i nerazzurri sono stati colpiti dalla febbre di Campionato. Da tranquilla seconda forza, con l’obiettivo non tanto di insidiare la capolista Napoli, ma quanto meno di ridurre il gap per una questione d’immagine e orgoglio, la “Beneamata” è colata a picco, tra sconfitte e pallidi pareggi. Sesta in classifica, uno smacco, specie considerando che le romane e la stessa Juventus e il Milan, di passi falsi ne hanno compiuti anche loro recentemente. Inzaghi, ha già dimostrato l’anno scorso, ma sicuramente molto di più in questa stagione, di riuscire a conferire il giusto spirito da grande squadra alla sua Inter in sfide secche che non in competizioni di durata. I portoghesi nel loro 4-2-3-1 sono rapidi, dotati di tecnica e tanta corsa. Nel loro Girone hanno vinto due volte contro Allegri e pareggiato due volte con i campioni francesi del PSG, giungendo quindi primi nel loro Girone. Agli ottavi hanno superato agevolmente il turno e quindi sono anche i favoriti, sulla carta per i quarti. Tuttavia, dalle battute iniziali si capisce che il match sarà più aperto del previsto. Il 3-5-2 nerazzurro, a prescindere dagli interpreti, non è statico come si è visto troppe volte entro i confini nazionali. I padroni di casa partono forte e al quarto d’ora costruiscono una pericolosissima palla goal. In mischia Dimarco non spazza e la palla rimane vagante. Sul bolide ravvicinato Onana d’istinto si piega a terra e respinge come può. Dopo i primi 20’ minuti di furia rossa, i nerazzurri, questa sera in sgargiante maglietta gialla, prendono le misure e non si accontentano più di contenere e basta. I milanesi incominciano a gestire campo e sfera e a costruire per giungere dalle parti di Vlachodimos creando un paio di brividi prima del riposo. Pareggio dunque alla pausa caffè giusto, dopo una partita dinamica dove non ci sono mai stati tempi morti. La ripresa rivede partire a testa bassa i padroni di casa che per i primissimi istanti prendono d’assedio la metà campo interista. A differenza delle sfide in Campionato, tutti i nerazzurri sono sul pezzo, in moto perpetuo e non mollano un solo centimetro all’avversario. Al 51’ grande azione pulita che parte dalla difesa. Bastoni scende palla al piede a sinistra e scodella un traversone in area ad uscire che scavalca sia Lautaro che Dzeko e sarebbe lungo per lo staccato Dumfries, ma risulta perfetto per l’inserimento di Barella che di testa mette in rete verso il palo lontano dove Vlachodimos non può giungere. Ospiti in vantaggio e padroni di casa che per i 5’ minuti successivi, mettono a dura prova i nervi della difesa interista. Infatti quasi potrebbe scapparci il pareggio su un salvataggio in mischia davanti ad Onana, oltre ad un mezzo fallo da rigore, ma retto all’onda portoghese l’Inter riprende quota e tiene lontano l’avversario cercando il raddoppio. Quasi riesce a 10’ dalla fine ma un doppio miracolo salva il Benefica, ma non sul proseguo dell’azione quando sul cross di Dumfries l’ex Mario colpisce in area la sfera anche con la mano. Lukako subentrato come Correa alla coppia d’attacco è implacabile per il raddoppio dal dischetto. Quasi poco dopo l’Inter rischia di andare anche sul 3 a 0 ma bene così visto che sull’ultima azione del match è protagonista Onana a chiudere lo specchio. Ancora 90’ minuti e l’Inter sarà in semifinale contro un’italiana. Ma quale sarà l’Inter al ritorno? Quella della Seria A oppure quella di Coppa? Parola ad Inzaghi.
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A: Salernitana vs Inter 1-1. Sprecona e punita alla fine, una costante nerazzurra
( aprile 2023 )
Dopo il raggiunto pareggio sul finale, con tanto di tensioni finali, contro la Juventus in Coppa Italia, riecco il Campionato per la banda d’Inzaghi. La Serie A è divenuta l’incubo dove nulla riesce e per un motivo o l’altro risultati e prestazioni sul campo iniziano a mancare drammaticamente. A differenza dei campani che nelle ultime cinque giornate hanno raccolto quattro pareggi consecutivi ed una vittoria. Inter invece con un percorso da retrocessione con quattro sconfitte ed una vittoria. Ancor più della semifinale di andata di Coppa Italia, questa trasferta per la “Beneamata” è essenziale per il futuro anche della prossima stagione. Dopo il prolungato arresto in Campionato e l’emorragia di punti, il posto Champions per l’anno prossimo è tutt’altro che assicurato. Inzaghi però deve fare i conti con i tanti e importanti impegni ravvicinati in questo mese di aprile. Via libera anche a giocatori che hanno calpestato il campo meno. Uno su tutti Aslani in regia, che fù acquistato questa estate proprio come vice Brozovic. La coppia d’attacco è Lukaku e Correa e gli esterni l’olandese e il tedesco. I padroni di casa si schierano con un falso 3-4-3 che è più un 3-4-2-1 in fase di ripartenza e un 5-4-1 in fase di non possesso. Gli ospiti hanno dal fischio iniziale il pallino in mano della sfida, ma senza troppa veemenza ed ardore. Il più in palla è Gosens con continui scatti senza palla a smarcarsi ed è sua la rete del vantaggio interista dopo soli 6’ minuti. Azione iniziata dalla difesa con un buon fraseggio in verticale e proprio Aslani imbecca il centravanti belga che copre bene di spalle la porta e smista sulla sinistra in area. Correa non giunge sul passaggio, ma Gosens accentratosi sì e di piatto di prima angola bene battendo Ochoa. Il portiere, un vero campione di mille battaglie, diviene il protagonista della partita. L’Inter con un andamento lento gestisce la gara senza imprimere forti accelerazioni nelle giocate, ma già prima del riposo ha almeno tre grandi possibilità di raddoppiare. Prima il diagonale di Lukaku esce di un nulla, poi di testa gli attacchi nerazzurri sparano sul portiere che si salva sulla linea. La ripresa la trama del film rimane la medesima. Con tranquillità l’Inter confeziona palle da rete che in un paio di occasioni Ochoa disinnesca con maestria e dove non arriva lui arrivano i legni. Quello sul tiro di Barella dal limite e incredibile sul colpo di testa a due passi dalla linea di porta con il portiere a terra da parte di Lukaku che prende la traversa. Traversa che con Onana battuto prendono anche i granata. Infatti dal 70’ minuto con i cambi, i meneghini perdono di incisività, mentre i cambi dei padroni casa conferiscono più energia. Lo stato dell’Inter attuale si manifesta tutto nel goal in contropiede divorato da Lautaro ben liberato da Lukaku e al 90’ minuto il cross dalla destra, dell’ex Candreva, che si trasforma in una parabola imprendibile per Onana che diabolicamente insacca la palla sotto l’incrocio opposto. Inter atterrata nuovamente, forse per sfortuna, ma non è colpa dell’avversario se manca, sempre, la cattiveria per concretizzare le palle da rete create. Comunque nelle occasioni lasciate all’avversario, i nerazzurri, in un modo o in un altro subiscono sempre la rete. Un solo punto e quarto posto ancor più lontano. Se non fai i tre punti a Salerno, sarà dura farne anche contro almeno quattro big, nelle prossime e ultime Giornate.
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A: Inter vs Fiorentina 0-1. Terzo k.o. consecutivo, Champions e onore sempre più a rischio
( aprile 2023 )
Animi differenti accompagnano i giocatori sul prato di San Siro prima della sfida, tra Inter e Fiorentina. Inzaghi e i suoi ragazzi giungono da due brutte sconfitte. I calciatori d’Italiano, tutt’altro, sono reduci da ben quattro vittorie consecutive che hanno rilanciato in zona Europa i toscani. Con qualche defezione l’Inter si presenta nel consueto 3-5-2 con Lukaku affiancato dal redivivo Correa. In estremo Inzaghi recupera all’ultimo Gosens sulla fascia sinistra e Bastoni in difesa. In mancanza del turco in regia, titolare è Brozovic. Tuttavia il furore e la voglia di salire in alto degli ospiti è immediatamente palpabile sin dal calcio d’inizio. I meneghini giocano raccolti ma nonostante l’impegno, è tangibile la preoccupazione di sbagliare da parte dei nerazzurri. La testa è rivolta più al tentativo di non commettere errori, che produrre giocate per andare in rete. I viola hanno più birra e al 12’minuto su una bella azione avvolgente, da cross di sinistra giunge un bel tiro al volo da destra che Onana prima respinge e poi, con un Bastoni in bambola riesce a riparare nuovamente quasi sulla linea. L’Inter alza la pressione e con l’armeno crea una limpida palla goal in ripartenza ma spreca ben due volte. Allo stesso tempo un lancio lungo dei toscani mette in crisi il reparto arretrato interista e solo per un soffio i viola non vanno in vantaggio prima del riposo. Il match è aperto e vivace anche nella ripresa. Su calcio d’angolo dopo soli 7’minuti i toscani passano. Ancora una volta la difesa interista è statica e poco reattiva. Onana ci mette una pezza smanacciando la prima conclusione, ma la palla vagante rimane nell’area piccola e Bonaventura anticipa di testa Bastoni ancora fermo e incapace di leggere prima l’azione. Ancora una volta la “Beneamata” incassa una rete e si trova ad inseguire. Pochi minuti dopo Barella è sfortunato quando la sua conclusione al volo dal limite colpisce il palo a Terracciano battuto. Inzaghi inserisce anche Lautaro e Dzeko mantenendo i chili del belga che spreca a porta vuota il rasoterra di Bastoni. I viola sprecano anch’essi un paio di contropiedi e l’ultima palla per il pareggio è tra i piedi di Bellanova che trova un’altra bella chiusura del portiere viola. Neppure i quasi 7’ minuti di recupero sorridono ad Inzaghi e gli evitano la terza sconfitta successiva. In attesa delle altre, la Champions per l’anno successivo è sempre più a rischio, a meno che non si vinca questa di Champions.
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A: Inter vs Juve 0-1. Derby d’Italia ai bianconeri con l’immancabile polemica
( marzo 2023 )
Non vale certo lo Scudetto questo derby d’Italia, ma una fetta importante della stagione probabilmente sì. Le tensioni aleggiano da giorni prima della sfida. La questione è chi è veramente secondo in classifica. La Juventus a 53 punti sul campo ma con un -15 ancora da ufficializzare e che la farebbe scivolare all’ottavo posto a 38 lunghezze? Oppure l’Inter che ha 50 punti? Guerra dei poveri, con un Napoli che ha già superato quota 70, giocando di fatto un altro Campionato. L’Inter che ha festeggiato il passaggio del turno con il Porto, deve cancellare la brutta sconfitta per 2 a 1 in casa dello Spezia, l’ennesimo scivolone non preventivabile in una ipotetica tabella di marcia. Allegri, invece, sta cercando di convogliare rabbia ai suoi calciatori, utilizzando la penalizzazione come leva di carica: “volete vedere che arriviamo in zona Champions” pure con i 15 punti detratti?”. Con questi presupposti si gioca il “Classico” made in italy. Il 3-5-2 inzaghiano con la Lula davanti, prende da subito il comando delle operazioni. Allegri si dispone con un raccolto 3-5-1-1 con Suolé a fare da supporto a Vlahovic e da disturbatore su Brozovic che riprende il suo posto da regista in mezzo al cuore della manovra nerazzurra. Barella due volte scalda i guantoni di Szczesny, la seconda dentro l’area dopo un bel uno-due con Lukaku. Poco dopo ecco l’evento che non manca mai in un Inter-Juventus, ovvero il caso da moviola fondamentale. Ripartenza velenosa in mediana dei bianconeri, che sin ora hanno contenuto l’avversario cercando di colpirlo al primo errore. In mezzo al campo gli ospiti ripartono con un quattro contro quattro. Palla scaricata a sinistra su Kostic. Dumfries è troppo arretrato e in una zona che copre solo la visuale ad Onana. Ciò induce Darmian a intervenire troppo tardi e l’esterno sinistro bianconero traccia un rasoterra sul palo lontano che il portiere interista non può neppure vedere partire. La Var ferma il gioco per almeno 4’ minuti. Pare evidente un tocco di braccio in mediana del francese Rabiot permettendogli di avanzare. Eppure non c’è un immagine chiarissima che ne possa determinare l’effettivo aggiustamento con l’arto. Quindi l’arbitro conferma e la Juventus a metà primo tempo si trova avanti. Da qui inizia un’altra partita. Spigolosa, a tratti furente, ma priva di vere e chiare azioni da rete da una parte e dall’altra. Szczesny non dovrà più compiere una parata, perché i nerazzurri in oltre 70’ minuti abbondanti non riusciranno a centrare mai lo specchio. Szczesny è bravissimo nelle uscite a conferire sicurezza alla retroguardia sugli insidiosi cross nerazzurri. Inzaghi nella ripresa prova a tenere in campo Lautaro, ancora impalpabile e con evidente batteria scarica, assieme a Correa a Dzeko, ma la trazione anteriore produrrà solamente cross che difesa e centrocampo bianconero con più determinazione sapranno sempre sventare. Anzi, in un paio di contropiedi velenosissimi gli ospiti sprecano il colpo del k.o. Forse un fallo ha determinato la sfida a favore della Juventus, ma l’Inter ha avuto un tempo e mezzo per ribaltare la situazione e non è stata in grado. Se Inzaghi saprà vedere la prestazione non all’altezza oltre al presunto torto arbitrale, sarà meglio, perché contro il Benfica in Champions, sarà molto più dura. E anche in Campionato il posto in zona Champions, sta per scappare via di mano.
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C.C.: Porto vs Inter 0-0. Brividi finali, ma l’Inter è agli ottavi
( marzo 2023 )
Da dodici anni la “Beneamata” non ha più assaporato la sensazione di essere tra le prime otto d’Europa. Dall’ultima gestione Morattiana e post “Triplete”. Nessuno è rimasto in campo oggi tra le file nerazzurre, anche per ovvie ragioni d’età. Per fare un confronto, il Mancester City è la sesta volta consecutiva che raggiunge almeno i quarti di finale. Inzaghi ha davanti il Porto della vecchia conoscenza Conceicao che fa dell’organizzazione di gioco e dell’intensità sul campo il suo dogma. Al 4-5-1 portoghese, Inzaghi non cambia modulo, ma è costretto ad apportare delle variazioni per quanto concerne gli interpreti. Con il nuovo e recente infortunio di Gosens, Dimarco, nonostante le due settimane di stop rientra dal primo minuto, anche se l’autonomia non coprirà i novanta e passa minuti. Skriniar è in panchina ma più per precauzione quindi sulla destra come centrale scala dietro Darmian con esterno alto Dumfries. I tre centrocampisti centrali sono quelli, attualmente, titolari con Brozovic pronto a subentrare. Ad affiancare Lautaro, sempre inamovibile, c’è Dzeko. I padroni di casa sono costretti a fare la gara per via del minimo vantaggio acquisto dai meneghini nella sfida d’andata. E’ chiaro da subito che i portoghesi mantengono l’iniziativa, oltre al possesso palla. A differenza di altre volte, specie in Campionato con le formazioni minori, l’Inter è coperta. Non chiusa dietro, ma raccolta e pronta a pressare in mediana. L’arbitro fischia all’inglese, ovvero, non fischia e lascia giocare così ogni errore da una parte o dall’altra può aprire spazi. Nella prima frazione Onana dovrà sfiorare un tiro da lontano destinato comunque a finire fuori e a distendersi sul primo palo su un tiro strozzato ma insidioso. Due ripartenze potrebbero essere sfruttate meglio dai nerazzurri, ma Lautaro è abulico come se giocasse a mezzo servizio. La sua aggressività che mette nel disturbare l’inizio delle azioni impostate dai difensori avversari, è rimasta ad Appiano, tant’è che Dzeko a 37 anni, sembra fare più strada di lui. I tre centrali dietro sono attentissimi, specie Darmian che deve spendere anche un cartellino giallo per un banale errore in mediana di Barella. Rischia di capitolare poco prima della pausa, ma sul traversone rasoterra dalla destra non giunge in tempo la gamba del portoghese, per il sorriso di Onana e compagni. Nel secondo tempo, dove ci si gioca il passaggio del turno, l’Inter dà fondo a tutte le sue energie per contrastare sin dall’inizio la produzione di azioni pericolose dei portoghesi. Cosa che avviene sino a 10’ minuti dal novantesimo. Complice la maggior foga dei portoghesi, ma anche la paura di fallire i nerazzurri vanno in tilt. I veri brividi giungono nei 7’ minuti abbondanti di recupero. Una mezza rovesciata del Porto esce di poco con la porta spalancata. In una mischia la palla da destra sembra possa entrare a sinistra ma quasi sulla linea libera Dumfries. In seguito Onana tura fuori una palla dalla linea con l’aiuto del palo che nel proseguo dell’azione diviene traversa. E’ anche vero che per infortuni Inzaghi è stato costretto a far uscire sul finale proprio i migliori tra Darmian e Bastoni. Fortuna che D’Ambrosio subentrato a Dimarco è riuscito a dare qualcosa in più. Con paura, ma esce indenne l’Inter dalla bolgia portoghese. Sono ai quarti, da godersi e festeggiare, ma contro le altre squadre rimanenti, Milan ed eventualmente Napoli comprese, questa prestazione non potrà bastare.
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A: Spezia vs Inter 2-1. Inter, ancora sconfitta imprevista nel suo ottovolante
( marzo 2023 )
Alla vigilia dell’importante gara di Champions, l’Inter deve scendere in campo contro una piccola. Match in apparenza facile. I liguri sono quartultimi con solo 3 lunghezze di vantaggio sul Verona, con il quale hanno pareggiato a reti inviolate nell’ultima Giornata. Inzaghi deve dosare anche le energie sia fisiche e mentali per l’incontro, dicevamo, in casa del Porto. Nel suo monolitico 3-5-2, Darmian scala a destra affiancando Acerbi e Bastoni. In porta si rivede il capitano veterano Handanovic. Sulle fasce la novità è D’Ambrosio a destra con Gosens a sinistra. Brozovic in regia con il turco a riposo mentre davanti spazio alla LuLa. I padroni di casa sono raccolti in un 5-3-1-1 che non vuol lasciare spazi alle triangolazioni nerazzurre. I meneghini prendono sin dalle battute iniziali le redini della sfida. Possesso palla e anche territoriale. Di fatto giunge prima del quarto d’ora la possibilità più grande per gli ospiti. Entrataccia a gamba tesa sopra la caviglia di D’Ambrosio e rigore. Dal dischetto Lautaro non sprigiona la sua solita cattiveria e il suo piazzato non è né troppo angolato e neanche forte. Bravissimo Dragowski nel respingere. L’Inter non demorde e continua per tutta la prima frazione a spingere e stringere d’assedio gli spezzini. Tra Dragowski e il muro di difensori eretto dinanzi alla porta, gli assalti nerazzurri si infrangono come onde sulla scogliera. Parate e poca lucidità sotto porta da parte di Lautaro, come di tutti gli altri portano al riposo con il risultato di parità. Pronti via e i milanesi vanno subito in vantaggio con Martinez, ma annullato successivamente per fuorigioco precedente del gigante belga che aveva partecipato all’azione stessa. La presa nerazzurra si affievolisce leggermente, anche se sempre presente e al 55’ minuto ecco quello che l’Inter subisce con costanza in ogni sfida, il contropiede velenoso. Nzola parte, ben lanciato a campo aperto attirandosi dietro due difensori. Alla chetichella giunge in area completamente solo Maldini che privi di ogni marcatura batte un incolpevole Handanovic. Compreso il recupero ci sono ancora 40’ minuti per ribaltare la partita, ma l’Inter invece di metterci rabbia, furore e intensità, inizia a perdersi. Inzaghi cambia fasce, inserisce Dzeko con Lautaro a fare da trequartista per il bosniaco e il belga, oltre ad affidarsi al turco per maggior imprevedibilità e i tiri da fuori. Tuttavia la frenesia, la poca lucidità e la troppa confusione non produrranno nulla di significativo dalle parti di Dragowski. All’83’ altro regalo spezzino con calcione in area su Dumfries. Dal dischetto questa volta Lukaku non sbaglia. Ti aspetti un’Inter all’arembaggio per cercare i tre punti ed invece sono i liguri a reagire e ad attaccare. Così su intervento scomposto in area interista da parte dell’olandese, giunge il terzo penalty della serata, questa volta a favore dei padroni di casa, che Nzola non sbaglia. Inutili e velleitari gli assalti interisti. Inter sconfitta 2 a 1 sul campo della quartultima. Dal dopo Napoli che pareva riaprire i discorsi Scudetto, la “Beneamata” ha buttato via ben 13 punti contro squadre più che abbordabili. Una costante sulla quale Inzaghi dovrà ben meditare. Se ne avrà ancora il tempo.
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A: Inter vs Lecce 2-0. Un goal per tempo per 3 punti e i rimpianti Scudetto
( marzo 2023 )
Che l’Inter vinca in casa propria contro il Lecce non è e non dovrebbe essere una notizia di nota. Di fatto, però dopo tanti e ripetuti alti e bassi, dalla banda d’Inzaghi tutto è lecito. Dalla ripresa post Mondiale, ma anche dalla fase poco prima antecedente, la “Beneamata” non ha mai sbagliato le gare con le big, ma spesso è caduta e male con avversari con i quali conquistare tre punti facili. L’ultima domenica scorsa quando a Bologna gli emiliani hanno avuto la meglio di un’Inter scarica di testa e forse anche di gambe. Il Lecce ha già fatto risultati importanti. Basti chiedere agli altri nerazzurri lombardi che hanno perso in casa 2 a 1 contro i pugliesi. Risultato per altro analogo anche nel Girone di Andata. In una situazione di classifica, attualmente, di tranquillità, i leccesi scendono sul campo del Meazza senza timori con un 4-3-3 aggressivo e alto. L’idea di mister Baroni e di portare pressione alta per indurre all’errore il palleggio dal basso dei padroni di casa. Cosa che riesce abbastanza bene nel primo quarto d’ora. Inzaghi ancora privo di Skriniar e Dimarco, scala dietro Darmian a destra con esterno alto Dumfries e a sinistra Gosens. Brozovich ancora in panchina e trittico di centrocampisti centrali confermato. A fare da spalla all’onnipresente Lautaro c’è Dzeko. Si vede che i meneghini sono un po' contratti, per via della consapevolezza dei troppi errori commessi in partite precedenti di stampo analogo. Dopo però, dicevamo, il quarto d’ora di rodaggio iniziale, i nerazzurri prendono il sopravvento a centrocampo e la maggior qualità di palleggio porta i meneghini a saltare con le triangolazioni il pressing pugliese. Dumfries si incarta troppo e per due volte sbaglia l’ultimo passaggio che avrebbe messo un nerazzurro davanti al portiere rossogiallo. Il match si sblocca poco prima della mezz’ora con una bella azione corale. Palla dalla destra a tagliare il limite dell’area leccese. Barella controlla bene e con intelligenza appoggia perfettamente per Mkhitaryan che di prima trova un bel tiro a giro dove Falcone non può giungere. Gli ospiti sono tutt’altro che abbattuti e continuano con il loro pressing, ma questa volta l’Inter non stacca la spina e tiene alta la concentrazione, cosa che fa bene anche nella ripresa, tant’è che trascorrono meno di 10’ minuti dall’inizio del secondo tempo che la “Beneamata” trova il raddoppio. Questa volta l’olandese dalla destra scende bene e crossa rasoterra perfettamente arretrato per Martinez che smarcatosi abilmente, spara un siluro imprendibile. Gara chiusa, anche se Baroni con i cambi trova nuova linfa. Per una decina di minuti gli ospiti ci provano a riaprire il match, ma nonostante anche i quattro cambi inseriti da Inzaghi l’Inter non si scompone e gestisce la gara senza affanno e senza sprecare energie. Una gara condotta con intelligenza e attenzione, cosa insolita di questi tempi. La paura di cadere ancora in errori come Bologna, Empoli, Monza o Sampdoria ha diminuito i cali di attenzione. Peccato per i 10 punti buttati via con queste quattro squadre, tutti dopo il successo contro la capolista.
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A: Bologna vs Inter 1-0. Come l’anno scorso, a Bologna addio sogni di gloria
( febbraio 2023 )
Ci risiamo. L’imprevidibilità dell’Inter sta divenendo una costante che ciò che non ti aspetteresti è oramai l’ovvio. Dopo una buona prestazione contro un avversario di livello, ecco giungere una prestazione sotto tono condita dalla mancanza di successo, contro un rivale più che abbordabile. Il Bologna gioca senza nascondersi per raggiungere il sogno di un posto europeo, se dovesse essere penalizzata la Juventus. Tiago Motta ha dato un struttura alla sua squadra, un’identità che sta portando i suoi frutti. Inzaghi concede un turno di riposo a Barella, ma non a Lautaro. Con Skriniar e Dimarco indisponibili dopo la battaglia contro il Porto, spazio dal primo minuto a Gosens esterno di sinistra e a Darmian arretrato nei tre di difesa con de Vrij centrale e Bastoni a sinistra. Dumfries sulla corsia destra. Stesso modulo di sempre ma atteggiamento in campo non da squadra che vuole primeggiare su tutti i fronti. I padroni di casa, al contrario sono da subito completamente sul pezzo. Arrembanti e aggressivi in ogni zona del campo. Il 4-5-1 predisposto da Motta soffoca ogni trama di gioco nerazzurra, anche senza troppa difficoltà. La LuLa davanti è statica ma anche troppo lontana dalla squadra. Con Brozovic nuovamente in regia ed il turco spostato affianco, l’Inter pare ci abbia perso. In velocità ed imprevedibilità. Può essere che dal primo minuto, il croato non abbia ancora il giusto ritmo. Senza dubbio la mancanza di Barella sembra aver tolto birra e forza ai meneghini, come se mancasse l’additivo al motore. Così i rossoblu costruiscono azioni già nel primo tempo. Quasi tutte uguali, sfondando sulla corsia destra nerazzurra. Prima alla disperata Darmian si getta a chiudere una conclusione pericolosa, colpendo da terra la sfera con il braccio. L’arbitro fa proseguire e sulla stessa azione il Bologna và a segno su un diagonale beffardo. La Var annulla per un fuorigioco attivo di un emiliano. Scampato il pericolo, gli ospiti non afferrano l’antifona e continuano a non mutare comportamento e poco dopo, nello stesso modo, da sinistra il Bologna và al tiro e solo la traversa dice di no alla rete. L’unico campanello l’Inter lo squilla a 6’ minuti dal riposo quando di testa Lautaro và vicino alla rete, ma la sua incornata spedisce la palla a mezzo metro dal palo, con Skorupski immobile. L’Inter con Acerbi in campo per un de Vrij già ammonito, rientra dagli spogliatoi un po' più convinta e inizia ad affacciarsi con più insistenza verso la porta emiliana. A circa mezz’ora dal termine Barella e Dzeko, entrati al posto dell’armeno e del belga, danno più spinta e anima alla manovra nerazzurra. Dzeko in una mezza girata in area fa gridare alla rete. Tuttavia, nel miglior momento di spinta interista, la difesa è troppo aperta. Ad un quarto d’ora dal termine un contropiede ficcante bolognese scalda i guantoni di Onana. Un minuto dopo stesso errore interista. A metà campo ennessima palla persa, ripartenza rapida emiliana e le maglie dei tre centrali interisti troppo larghe. Orsolini si fionda da Onana che con una botta sopra la sua testa porta avanti i suoi. L’Inter non cambia marcia e considerando il recupero, ha ancora una ventina di minuti per raddrizzare il match. Solo Gosens, forse il miglior in campo dei suoi, in pieno recupero porta un pericolo dalle parti di Skorupski. Troppo poco per vincere la partita. Troppe occasioni da rete concesse all’avversario, come già era accaduto con Udinese e Porto, nonostante la vittoria finale. L’anno scorso l’Inter perse lo Scudetto a Bologna. Quest’anno forse il posto in Champions?
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C.C.: Inter vs Porto 1-0. La prima battaglia è dell’Inter, ma tutto è aperto
( febbraio 2023 )
L’antipasto si era gustato in Campionato a San Siro contro l’Udinese. L’Inter vinse 3 a 1 e creò le sue occasioni, ma quanti rovesciamenti di fronte friulani hanno messo i brividi ai tifosi nerazzurri? Inzaghi nel suo 3-5-2 schiera gli undici iniziali che hanno vinto il derby, quindi niente LuLa al fischio dell’arbitro. I padroni di casa hanno da subito il comando delle operazioni. Il possesso palla è interista ma il Porto è sul pezzo, compattissimo e non molla un solo centimetro. E’ chiaro il canovaccio. I portoghesi attendono e pressano in mediana per rubare sfera e lanciarsi verso Onana. Un 4-2-3-1 spigoloso che impedisce una manovra fluida ai meneghini. Anche se con difficoltà nella prima frazione prima Lautaro di testa e poi Calhanoglu da fuori fanno gridare alla rete i 75 mila di San Siro. Gli ospiti però sono venuti qui al Meazza per passare il turno e infatti ecco che appena i ragazzi di Inzaghi perdono palla il Porto sopraggiunge in un attimo dalle parti di Onana. In pieno recupero, prima della pausa tra il primo ed il secondo tempo, è Bastoni di testa, su calcio piazzato ad andare vicinissimo al vantaggio. La sua girata è corretta, ma neppure Costa, sa come sia stato capace di respingere fuori dalla linea di porta a mezza altezza la sfera. Si và al riposo con la consapevolezza che l’Inter possa sfondare ma che debba fare di più se vuole vincere, ma allo stesso tempo debba anche fare molta attenzione a non subire contropiedi pericolosi. Si inizia la ripresa e nei primi 10’ minuti non decolla. Anche perché si alza ulteriormente il tono agonistico. Il gioco della formazione di Conceicao è molto fisico, anzi, troppo, al limite spesso del cartellino. L’Inter prima della mezz’ora rischia di capitolare due volte, in stile contropiedi subiti dall’Udinese. Specie la seconda volta da palla persa al limite dell’area portoghese, gli ospiti si proiettano in superiorità numerica davanti ad Onana. Sulla prima conclusione prima è Skriniar ad immolarsi, ma sulle due conclusioni in rapida successione è Onana a sventare il pericolo. Inzaghi apporta alla sua creatura cambiamenti. Dzeko visibilmente a corto di ossigeno lascia il posto alla fisicità di Lukaku, così come Gosens sostituisce uno stremato Dimarco. Il tocco di maggior qualità giunge dall’ingresso di Brozovic per l’armeno. Il Porto è alle corde e nell’ultima mezz’ora non riuscirà più a raggiungere l’area interista. Anche complice la seconda ammonizione di Otavio, i meneghini l’ultimo quarto d’ora prendono a sportellate i portoghesi, che reggono sino al’85’ minuto. Barella a destra pennella una palla aerea invitante per la bella girata di testa del belga che colpisce il palo. Lukaku, finalmente in una condizione fisica quanto meno adeguata, è reattivo a ribadire immediatamente la palla in rete. Un boato accompagna la felicità dei calciatori nerazzurri, che potrebbe anche essere doppia se Costa non respingesse poco dopo una bella botta ancora del belga. L’Inter rischia ma vince con merito. Non sempre però lasciare due o tre occasioni limpide a chi hai contro ti permette di raggiungere il successo. Al ritorno sarà un’altra battaglia, ancora più infuocata e ci vorrà una bella dose di perfezione per raggiungere i quarti.
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A: Inter vs Udinese 3-1. Spettacolo, brividi e vittoria nerazzurra al Meazza
( febbraio 2023 )
Era metà settembre quando al Friuli si vide probabilmente la peggior Inter della stagione. Sconfitta per 3 a 1 senza appello. Dopo il passo falso, l’ennesimo, a Marassi, dove uno scialbo 0 a 0 contro la Sampdoria, ha allontanato ulteriormente Inzaghi dalla capolista e si è fatto riavvicinare dalle altre contendenti per i tre posti rimanenti per la Champions. Schieramenti speculari per le due formazioni a San Siro, ma le novità sul fronte meneghino non mancano. Handanovic nuovamente titolare e capitano tra i pali. Skriniar in panchina con Darmian scalato a destra sulla linea dei tre centrali. Sulla fascia Dumfries mentre sulla sinistra corre Dimarco. Torna Brozovic in regia con il turco che rifiata. Niente LuLa ma Dzeko fa coppia con il gigante belga. I padroni di casa partono bene e con il consueto controllo del pallone e territoriale. Il giro palla non è dei più rapidi e il buon posizionamento dei bianconeri crea un muro piuttosto invalicabile per i nerazzurri. Le verticalizzazioni sono l’unica arma interista. La prima su bel lancio di Bastoni, vede Barella davanti al portiere ostacolato da un difensore che l’arbitro giudica privo di fallo. Al quarto d’ora ecco che un’altra verticalizzazione porta Lukaku sul fondo a dare la palla in centro area arretrata. Dopo una carambola Dumfries si avventa e anticipa il difensore che però con la gamba di richiamo lo atterra. L’arbitro nuovamente giudica il tutto regolare, ma questa volta la Var mostra l’effettivo fallo da rigore. Lukaku tira non forte e angolatissimo e Silvestri para. L’arbitro molto ligio al regolamento fa ripetere il penalty, dato che Masina entrato in area prima del calcio di rigore, partecipa all’azione successiva impedendo a tutti gli effetti a Lukaku di ribattere in porta. Al secondo tentativo, il belga ci mette la giusta dose di rabbia e convinzione e porta in vantaggio i suoi. L’Inter continua a giocare ma abbassa troppo i ritmi, come se mancassero una ventina di minuti al termine del match e il vantaggio sia piuttosto cospicuo. Atteggiamento che paga a cara prezzo a 2 minuti dal riposo. Sulla tre quarti friulana, da un passaggio errato di Lukaku intercettato, parte un ottimo contropiede bianconero che porta al quattro contro tre e al pareggio. L’Inter rientra in campo nella ripresa per cercare di vincere la partita, ma davanti ha un Udinese compatta e pronta a far male, come ha già dimostrato di poter fare. A mezz’ora dal termine la sfida si accende. L’Inter inizia l’arrembaggio e a costruire diverse azioni da rete, ma la difesa friulana e Silvestri sono sempre sul pezzo. Inzaghi con i cambi mette l’Inter spregiudicata e anche pericolosamente sbilanciata. Come i padroni di casa sprecano delle occasioni, anche i friulani sciupano contropiedi in superiorità numerica. In 2 minuti, cambia la storia della gara. Siamo al 72’ minuto quando Dzeko spreca davanti a Silvestri. Riparte l’Udinese 4 contro 2, ma davanti ad Handanovic si incarta l’azione. Rovesciamento di fronte e su passaggio da sinistra verso il centro dell’area l’armeno al volo la mette sul palo lontano dove questa volta Silvestri non può giungere. La sfida non è terminata. L’Udinese ci prova a pareggiare, ma è ora è lei a mostrare il fianco ai contropiedi nerazzurri. All’88’ minuto Lautaro con un pallonetto assurdo spreca davanti a Silvestri, chiede scusa ai suoi tifosi e un minuto dopo sulla stessa azione chiude il match sul 3 a 1. Vittoria meritata, ma con un pizzico di sfortuna e dei troppi errori commessi, poteva anche perdere. Per il Porto in Champions, certe sbavature potrebbero costare caro.
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A: Samp vs Inter 0-0. L’Inter scivola ancora ed è agguantata dalla Juventus
( febbraio 2023 )
Proprio un filotto di vittorie consecutive non si riesce a fare. La corazzata di Inzaghi scende nel catino di Marassi, dove una Sampdoria colpita da problemi societari pesantissimi, naviga al penultimo posto, con poche possibilità di salvezza. Se poi anche a dispetto dell’impegno in campo, ci si mette la poca fortuna ( vedi rigore leggerino al 95’ minuto una settimana fa che ha tolto due punti fondamentali ), i blucerchiati, usando un eufemismo, non stanno attraversando il loro momento migliore. L’Inter, a parte la pausa Mondiale-Natale, ha potuto, sfruttare una settimana intera senza partite in mezzo per allenarsi bene e preparare questa sfida. Si rivede la LULA dal primo minuto, per il resto tutto confermato. Anche Skriniar a destra, come Acerbi al posto di Bastoni. Il 3-5-2 nerazzurro se la deve vedere contro un dinamicissimo 3-4-1-2 ligure. Stankovic, da combattente qual’è non molla la presa sui suoi ragazzi e i padroni di casa sin da subito pressano altissimo e corrono in ogni fazzolletto di prato. I meneghini comandano le operazioni, tengono palla e occupano tre quarti del rettangolo di gioco, ma i raddoppi di marcatura blucerchiati sono costanti e asfissianti. Lukaku và subito al tiro, ma sarà l’unico che riuscirà a fare. Il belga osservato a vista ha in ogni istante da uno a due uomini addosso e più che altro fungerà da sponda. Il predominio territoriale e di gioco, produrrà qualcosa come circa 25 tiri verso Audero, ma tra Calhanoglu, Barella e Darmian, la mira non è quella dei giorni migliori. Merito anche dell’avversario che non ti lascia neppure quel secondo necessario per dare qualità alla conclusione. Nella ripresa la trama del match non muta, ma i liguri si fanno anche più intraprendenti in contropiede e un paio di brividi scorrono nella schiena della retroguardia nerazzurra. Inzaghi da subito nel secondo tempo inserisce Dimarco per un impreciso Gosens, poi cala anche gli assi Dzeko e Brozovic per un lento Lukaku e un nervoso Barella. Dumfries a destra per Darmian, ma il suo apporto sarà pari allo zero. E’ sempre il turco il più in palla, ma i tiri sono sempre a fil di palo, ma fuori. In pieno recupero Acerbi è quello che và più vicino alla segnatura, ma la sua bordata è respinta sulla traversa da Audero. Dimarco all’ultima azione appoggia in area per Lautaro che, come per tutta la serata, si incarta su se stesso. Uno 0 a 0 meritato da parte dei padroni di casa ed un’altra occasione persa dall’Inter. Napoli a ben più 15 punti dalla coppia Inzghi e Allegri, e l’Inter non sfrutta il turno favorevole per allungare sulle contendenti per un posto Champions.
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A: Inter vs Milan 1-0. Un “Diavolo” appannato abbattuto dal “Toro” nerazzurro
( febbraio 2023 )
A 20 giorni di distanza dal derby disputato a Riad per la SuperCoppa Italiana, eccoci che le due meneghine si affrontano nuovamente. Questa volta nessuna Coppa in palio, ma punti importanti per il Campionato. Un anno fa probabilmente la gara decisiva per lo Scudetto, che venne strappato via dalle maglie nerazzurre, per andare sul petto di quelle rossonere. Con un Napoli formato record e praticamente imbattibile ( già disputata la 21° Giornata dai partenopei con un secco 3 a 0 andando a ben 16 lunghezze dai nerazzurri secondi in classifica ) questo derby vale per immagine e non certo per il “Tricolore”. Ma c’è anche l’importanza del posto Champions. Al netto di quanto potrà accadere alla banda di Allegri per via della penalizzazione, le due milanesi, le due romane e l’Atalanta, si giocano la partecipazione per la prossima massima competizione continentale. Quindi cinque / sei squadre per soli tre posti. Tutte ravvicinatissime. Inzaghi sembra che con gennaio, abbia dato la svolta, ma visti gli scivoloni imprevisti, vedi pareggio e sconfitta contro Monza ed Empoli ha mandato all’aria lo scontro diretto vinto contro la capolista Napoli. Nel baratro Pioli. Dopo il pareggio contro la Roma, vittoria buttata via nel finale, il Milan si è perso in ogni dove. In Campionato si trova prima della stracittadina a ben 18 punti dalla vetta, fuori dalla Coppa Italia agli ottavi contro il Torino e persa e male la SuperCoppa proprio contro i rivali di città. L’Inter affronta il derby per crescere e difendere un onorevole secondo posto. Il Milan per ritrovarsi e riaccendere la fiamma che sembra sopita. 3-5-2 per Inzaghi con Skriniar titolare, nuovo futuro calciatore del PSG dichiarato, ma senza fascia da capitano traslata sul braccio di chi ama e lotta per i colori nerazzurri, ovvero Lautaro, affiancato in attacco dal Dzeko. Pioli, vista la quantità esorbitante delle reti incassate saluta il suo consolidato 4-2-3-1 per piazzarsi speculare all’avversario. Origi gioca in coppia con Giroud. Più muscoli e gamba e la qualità di Leao, Diaz e l’incompiuto belga siedono in panchina. Ma da subito si nota un’Inter che comanda le operazioni e un Milan attendista, troppo arretrato. Nel primo tempo una disarmante superiorità tecnica, tattica e di spirito dei nerazzurri schiacciano i rossoneri nella propria metà campo. Non è questione di schieramento o uomini, il Milan non c’è . Non aggredisce, non ha idee ed è timoroso di scoprire i suoi lati deboli. Così se l’Inter chiude la prima frazione avanti di una sola rete, per altro su corner e bell’incornata di Martinez, deve ringraziare il suo portiere. Tatarusanu, criticato da un mese a questa parte, tiene a galla i suoi salvando almeno due o tre volte una rete già fatta. Pioli mette mano nella ripresa più volte alla sua creatura, ma qualche brivido all’Inter, lo crea più per il calo di giri dell’Inter, stanca anche per la corsa in Coppa Italia contro l’Atalanta. Ma chi và vicino alla rete è la stessa Inter che si vede negare due volte il goal dalla terna arbitrale e altre due volte dallo stesso Tatarusanu. L’Inter c’è e ha fame, con le grandi, visti i due derby vinti in meno di tre settimane, e le vittorie meritate contro i bergamaschi e i partenopei. Inzaghi rimane al secondo posto solitario ma lontano sempre 13 punti dal Napoli. Pioli non sa più dove sbattere la testa. I Campioni d’Italia sono ora a ben 18 lunghezze dal proprio Scudetto, ovvero con 18 gare che mancano alla fine il Napoli si può permettere anche di perdere ben 6 volte, sempre che il Milan vinca da ora in poi sempre. Ci sono gli ottavi di Champions da disputare e un piazzamento tra le prime quattro da ottenere. La stagione è ancora viva, ma tutto il Milan deve riaccendersi.
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C.I. Quarti: Inter vs Atalanta 1-0. Bella Inter di Coppa, terreno di Inzaghi
( gennaio 2023 )
L’Inter grazie al successo per 1-0 contro l’Atalanta si porta a casa l’accesso alla semifinale di Coppa Italia. La partita inizia subito con gran pressing e agonismo da parte di entrambe le squadre sopratutto a centrocampo. Solo al 21’ arriva la prima vera occasione in porta da parte degli interisti con Barella che dal limite cerca di battere il portiere Musso, ma quest’ultimo è attento nella presa. L’Inter crea gioco e l’Atalanta si difende con ordine. Molto intenso questo primo tempo ma pochi tiri in porta da entrambe le squadre. Solo al 41’ arriva un pericolo per l’Atalanta che però viene salvata dal palo. Su spunto di Calhanoglu, dal limite arma il sinistro ma la sfera si stampa sul palo alla sinistra di Musso rimandando il vantaggio nerazzurro. Al 45’, allo scadere del primo tempo, risponde la Dea con Maelhe che pennella in area per Zapata che liberissimo colpisce di testa ma il pallone va alto. Primo tempo a favore dell’Inter ma l’Atalanta non è stata certo a guardare. Inizia il secondo tempo e l’Inter sembra subito intenzionata a chiudere la pratica ma deve fare i conti con gli atalantini. Al 8’ palla divorata in area da Maelhe, su cross dal fondo di Boga ma spara alto. Gasperini cambia alcuni giocatori inserendo forze fresche come Lookman. Ma al 12’ va meritatamente in vantaggio l’Inter con Darmian, gelando le aspettative di portare a casa il risultato da parte dei nuovi entrati atalantini. Bello scambio nello stretto tra Lautaro e Calhanoglu e la sfera arriva sul difensore Darmian che con una diagonale di sinistra batte Musso. 1-0 per i padroni di casa. Al 16’ l’Inter prova a raddoppiare con un contropiede di Lautaro ma il destro al limite di Mkhitaryan va poco a lato. Al 19’ si fa rivedere l’Atalanta con una punizione di Boga che nonostante l’ottima battuta e lo schema che disorienta i difensori nerazzurri, la palla va di poco sul fondo. La Dea sembra aver accusato il colpo e non riesce ad impensierire Onana in nessun modo, grazie anche all’ottimo gioco e alla pressione che l’Inter crea. La partita prosegue verso la fine senza grosse occasioni goal da entrambi le parti. Solo negli ultimi minuti di recupero, l’Inter “soffre” ma l’Atalanta non riesce a pareggiare i conti. L’Inter vola in seminale con un goal di Darmian. Buona prova del gruppo di Inzaghi che ha condotto maggiormente il gioco e senza rischiare praticamente nulla ha avuto anche l’occasione di raddoppiare il risultato. I giocatori nerazzurri si sono dimostrati molto ordinati nel gioco e tanti come Acerbi e Lukaku stanno migliorando, anche grazie al sostegno e al lavoro svolto dai compagni. Questa sera l’Inter è sembrata una squadra molto compatta e in crescita e in vista del derby contro il Milan di domenica, tutto sembra essere sulla strada giusta. Attenzione però nel chiudere prima le partite perché arrivare al 90’ sul 1-0, pur senza soffrire come oggi, non è sempre una matematica la vittoria.
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A: Cremonese vs Inter 1-2. Vittoria con il brivido, come la prima di andata
( gennaio 2023 )
All’esordio in Campionato, alla prima Giornata, i nerazzuri fecero visita al Lecce e con tanta fatica si imposero, all’ultimo, per 2 a 1. Stanca, piena di voci sul mercato di pezzi pregiati di non facile gestione, ma soprattutto reduce dall’imbarazzante e pesante sconfitta casalinga contro l’Empoli, l’Inter rimane in Lombardia, fuori casa contro l’ultima in classifica. La Cremonese, per gioco espresso in tutte le sue uscite, avrebbe meritato quanto meno il doppio dei punti, e con un 3-5-2 speculare ai meneghini, ha una grande fame di punti. Inzaghi viste le assenze forzate di Skriniar e Barella, non apporta modifiche allo schieramento, ma scala Darmian sulla linea dei difensori, con Acerbi centrale e Bastoni a sinistra, mentre Gagliardini in mezzo al campo sostituisce il nazionale ex Cagliari. Gli ospiti partono senza ferocia, ma concentrati e decisi, compatti e risoluto nel fare la gara. Nei primi 10 minuti collezionano calci d’angolo a raffica e metri di campo, ma senza creare vere situazioni da rete. Alla prima azione dei padroni di casa, ecco che l’Inter vede i fantasmi. Palla dalla sinistra offensiva dei rossogrigi, Calhanoglu è troppo leggero nella marcatura fuori area su Okereke che lascia partire una parabola a giro degna del miglior “Delpiero”, che sbatte sotto la traversa vicino all’incrocio lontano, rendendo vano il volo di Onana. L’Inter inizia a vedere gli incubi e la sua manovra è ancora più contratta, ma a metà primo tempo sul tiro dal limite di Dzeko, Carnesecchi respinge bene ma corto nell’area. Lautaro è lesto, in scivolata a buttarla dentro. La partita è raddrizzata, ma gli ospiti hanno comunque l’obbligo di vincere. La pressione continua porta quasi prima del riposo al vantaggio interista, ma nuovamente Carnesecchi dice di no due volte, anche se lo stesso Onana ha dovuto respingere un colpo di tacco dell’ex Benassi a due passi da lui. La ripresa vede i meneghini sempre al comando delle operazioni, ma manca la scintilla, la forza e l’energia per scardinare la vivacità dei padroni di casa. A 25’ minuti dal termine arriva il lampo giusto. Pressione alta nerazzurra, e Dzeko da ottimo trequartista qual’è, premia il varco a destra di Lautaro, che dalla destra e sotto marcatura, riesce comunque a tracciare un diagonale a mezza altezza dove questa volta il portiere avversario non può nulla. Una volta in vantaggio l’Inter abbassa i ritmi e tiene sfera, anche per far uscire una Cremonese che ora, dopo i cambi è iper offensiva. Gli undici di Ballardini a tratti mettono anche sotto gli ospiti ed un paio di brividi scorrono alla retroguardia interista, ma nulla di troppo pericoloso. Inzaghi cambia le punte più Dimarco e il turco, ma sarà Dumfries, uno dei più propositivi, alla destra ad andare vicino al goal in pieno recupero. Un’Inter non troppo in salute si porta a casa i tre punti, contro una volenterosa ultima in classifica. Inzaghi parte nel Girone di Ritorno con una vittoria che non poteva che essere in programma. Ma è già tempo di Coppa Italia in settimana, contro il tornado bergamasco e dopo, sarà nuovamente derby.
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A: Inter vs Empoli 0-1. Dopo la festa di Coppa, l’addio ai sogni Scudetto
( gennaio 2023 )
Difficile da spiegare l’Inter, ma la stranezza e l’imprevedibilità è da sempre parte del suo DNA. Dopo la grande vittoria, meritata per gioco, intensità e azioni create, contro la capolista Napoli, giunse lo scivolone in Brianza contro il Monza. I timori potevano esserci alla vigilia di questa uscita casalinga, sulla carta all’apparenza abbordabile, dopo la brillante conquista della SuperCoppa Italiana ai danni dei cugini rossoneri. L’Empoli, ben messa in campo da Zanetti, forte di una classifica tranquilla e di ben due vittorie e due pareggi nelle ultime quattro uscite, scende a San Siro per giocarsela sin dal fischio iniziale. L’Inter, con un Acerbi affaticato, riporta al centro de Vrij con ai suoi lati Bastoni e Skriniar. Nei cinque di centrocampo nessuna novità e ad affiancare Lautaro c’è l’altro argentino per far rifiatare il bosniaco. Inter che parte al piccolo trotto, al contrario degli ospiti che aggrediscono subito ed alto. Il giro palla nerazzurro è lento e prevedibile e di fatto nel primo quarto d’ora sono i toscani a farsi pericolosi con le ripartente. L’unico tiro interista nello specchio giunge da Dimarco, in una bella girata al volo dopo una pennellata arrivata dall’altra fascia. Possesso palla più dell’Inter, ma ingabbiata in una pesantezza muscolare e di testa completamente assente in SuperCoppa. Così, nell’ennesimo rovesciamento di fronte a 5’ minuti dal riposo, Skriniar, in forti correnti che lo vedono giocare affianco a Messi molto presto, entra con la gamba alta su Caputo. Secondo giallo e rosso. Inter già in difficoltà e con l’uomo in meno. Giochi in casa e hai un avversario comunque battibile anche in inferiorità numerica, ma Inzaghi nel timore di perdere l’equilibrio tattico, nella ripresa fa uscire Correa, una punta e inserisce Bellanova, giovane sin troppo timido per un match difficile, arretrando di fatto Darmian. Lasciando, in tal modo, Lautaro da solo. Così facendo, i meneghini, costretti comunque a fare la partita, salgono senza offendere, ma rischiano nelle ripartenze in un paio d’occasioni e prendono il goal in una di queste al 66’ minuto. Tardive, 5’ minuti dopo le sostituzioni più coraggiose, con Dzeko e Lukaku davanti assieme a Martinez. La pressione sale e anche una traversa su calcio piazzato dice di no a de Vrij, ma l’Inter ha fatto troppo poco per vincere la sfida. Sicuramente l’espulsione è stata decisiva, ma i presupposti di un Enpoli pericolosa e un’Inter abulica, si erano già visti in parità numerica. Il tempo neppure di festeggiare la Coppa, che già con tutto un Girone di Ritorno da disputare i tifosi nerazzurri devono sognare lo Scudetto per la prossima stagione. Se il Napoli non si butta via da solo, 13 punti di distacco sono troppi. Anzi, il posto Champions sarà tutt’altro che facile conquistarlo. Sei sconfitte solo nel Girone d’Andata sono esagerate.
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SuperCoppa: Milan vs Inter 0-3. Crollo Milan, festa di forza dell’Inter per la Supercoppa
( gennaio 2022 )
La Supercoppa è arrivata, anche se giocata in mezzo a tanti impegni. Ma rimane sempre un Trofeo, seppur minimo da aggiungere in bacheca e quindi a dare lustro al club. Quando dai un valore dei tuoi successi, il totale fa una certa scena, se non entri in merito alla qualità dei Trofei in sé. Sta di fatto che le due milanesi si sono ritrovate non a San Siro, ma in Arabia, per ovvi motivi economici delle società, ma anche e soprattutto della Lega Calcio Italia, per contendersi questa Coppa. Partita secca tra i vincitori del Campionato, quindi i rossoneri, e i vincitori della Coppa Italia, ovvero i nerazzurri. Quasi alzare il Trofeo è più importante per l’autostima e la spinta che può dare per il proseguo della stagione evitando tracolli di depressione che per la Coppa in sé. Pioli ritrova Kjaer dal primo minuto, visto anche lo stato di forma preoccupante di Kalulu dell’ultimo periodo. Messias a destra titolare l’unica novità nel 4-2-3-1. Inzaghi ha solo Brozovic e Lukaku non disponibili, mica poco, però con Calhanoglu e un Lautaro e Dzeko in forma strepitosa è riuscito a colmare la lacuna senza mettere mano all’assetto tattico. Dopo i primi quasi 10’ minuti di studio e duelli accessi, di fatto è palpabile che la posta in palio fa gola ad entrambe, la gara prende una piega ben decisa. Manovra bellissima dei nerazzurri che in quattro passaggi vanno in rete. Dalla propria trequarti Darmian a destra suggerisce per Dzeko, che da ottimo trequartista di prima regala un assist al bacio a Barella che si è inserito a destra. L’ex cagliaritano traccia un rasoterra sull’altro lato che Dimarco in corsa non sbaglia, trafiggendo un’incolpevole Tatarusanu. Posizionata malissimo la difesa del Milan, con Calabria che si trova centrale ( dov’è Kjaer? ) lasciando il buco nella propria corsia. Ma anche il centrocampo è rimasto statico. L’Inter vola sulle ali dell’entusiasmo e che per i cugini non sia la giornata migliore lo si vede quando al 16’ Leao, trovato benissimo dalla mediana, corre verso la porta nella sua classica azione sulla sinistra, sparando, però, su Onana che devia in angolo. 5’ minuti dopo e basta un lancio dritto per dritto sulla corsa sinistra offensiva interista a chiudere la sfida. Il bosniaco stoppa al limite dell’area defilato, sterza benissimo sulla chiusura tardiva di Tonali, lo supera e disegna una traiettoria bassa a giro che si infila sul palo lontano di Tatarusanu. Il Milan si scioglie e deve ringraziare il suo portiere che su due bordate una in area e una da fuori, risponde presente, se và al riposo sotto solo di due reti. Come contro il Lecce il Milan torna in campo più convinto e per circa 20’ minuti pressa l’Inter nella sua metà campo creando potenziali pericoli, ma la precisione dei cross e dei tiri non è all’altezza. Pioli prova quindi con energie fresche e anche ad affiancare a Giroud Origi, ma al 77’ minuto arriva il 3 a 0 che sancisce la fine delle ostilità. Lancio dalle retrovie sulla destra d’attacco e Lautaro supera aggirandolo un Tomori irriconoscibile, e con un sublime tocco in corsa d’esterno batte Tatarusanu. Una bella Inter festeggia con merito, ma quante colpe ha questo Milan, che sembra stia perdendo in ogni sfida sempre più fiducia in sé stesso. Non è il Milan che con la forza del Gruppo ha vinto lo Scudetto a maggio dell’anno scorso. Fuori dalla Coppa Italia e perso il primo Trofeo, Pioli deve ricompattare i suoi ragazzi, perché vi è ancora la Champions da disputare e un Tricolore da difendere. Inzaghi, dall’altra parte, sarà capace di sfruttare la Supercoppa come volano per i prossimi cinque mesi?
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A: Inter vs Verona 1-0. 3 punti con una sola rete. Successo senza incantare
( gennaio 2023 )
Ha provato qualcosa di nuovo la “Beneamata”. Vincere con il minimo sforzo, gestendo una gara senza subire tiri in porta e quindi anche rete. Strategia che ha portato tre punti, ma molto pericolosa. La gara ha senso solo per i primi quasi tre minuti. Lautaro fa 3 reti in 3 partite in una settimana, in 3 minuti e regala 3 punti all’Inter. Una buona manovra avvolgente dei padroni di casa portano Martinez a stoppare in area e mirare l’angolo basso alla destra di Montipò, portando avanti i padroni di casa. Come in un sistema automatizzato di ricovero motore, i nerazzurri si settano sul programma economy. Gestione della palla a centrocampo allo scopo di far uscire anche gli ospiti per colpire in contropiede. I primi 45’ minuti sono di una noia totale. Il Lecce non giungerà mai non solo dalle parti di Onana, ma neppure nella trequarti interista. Ma allo stesso tempo un colpo di testa di Lautaro ed una bella conclusione a giro di Mkhitaryan uscita di un nulla sono gli unici pericoli prodotti dai padroni di casa. Nella ripresa il copione non muta, tanté che pure il Meazza, non approva i continui retropassaggi al proprio portiere.. Al 62’ minuto la tattica nerazzurra sembra portare i suoi frutti e la gara chiusa. Acerbi dalle retrovie con un preciso lancio imbecca Martinez sull’uno contro uno con il centrale difensivo. Lo supera e in pallonetto su Montipò sigla il raddoppio, annullato però subito dopo per presunto fallo del “Toro” proprio sul marcatore. L’Inter tende troppo ad arretrare e abbassare i ritmi. E’ vero che qualche scoria dei 120’ minuti di Coppa Italia si ritrova nelle gambe dei nerazzurri. Qualche fastidio inizia a portarlo il Lecce, ma nulla di preoccupante. L’Ingresso di Barella e Aslani ridanno un po' di brio nella corsa interista per evitare troppi brividi finali. Sarà proprio il centrocampista ex Empoli ad andare vicino alla rete con una bella conclusione da fuori. Contro la penultima in classifica giunge il successo senza subire goal. Oltre ai tre punti questa è la notizia migliore per Inzaghi, dato che è raro che la rete della “Beneamata” rimanga inviolata in un match. Però il Verona, nonostante giungesse da un buon momento di forma e risultati, non è l’avversario che più ti possa mettere alle corde. Basti vedere a Monza cosa capitò una settimana fa. Ora testa alla Supercoppa Italiana. A Inzaghi piacciono le coppe, ma è il Milan ad avere in bacheca questo trofeo sette volte contro le sei dei nerazzurri.
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C.I.: Inter vs Parma 2-1. Inter, come l’anno scorso in rimonta ai supplementari
( gennaio 2023 )
Dicevamo che la “Beneamata” non impara dai suoi errori, cosa che ha pagato caro sabato sera in Campionato contro il Monza, buttando al vento due punti d’oro. Ora c’è la sfida con il Parma, buonissima squadra che milita in Serie B e diretta dal suo portiere pluri campione Gigi Buffon, che alla veneranda età di ben quarantacinque anni, calpesta come avversario per la sua cinquantesima volta il prato di San Siro. La gara è ambientata nel contesto della Coppa Italia e mentre gli emiliani hanno già dovuto sudare ben tre match per raggiungere gli ottavi di finale, la big milanese, come le altre sette prime classificate della Serie A, è alla prima uscita. Spesso è vista dalla squadra impegnata già per ben altri obiettivi, come un fastidio da superare senza sforzo. Ragion per cui largo spazio al turnover. Rotazione che ha il doppio scopo di far riposare chi ha già speso molto, ma allo stesso tempo spazio per vedere le seconde linee a che punto sono in una gara ufficiale, specie da dentro o fuori. Dinanzi al 4-3-3 parmense, Inzaghi non muta assetto tattico, ma diversi sono i calciatori dal primo minuto che non si vedevano da molto. Per un Handanovic indisponibile, Onana rimane titolare tra i pali. Davanti a lui, solo Bastoni a sinistra è confermato, ma spazio come centrale a de Vrij e a destra a D’Ambrosio. Perno di centrocampo è Aslani, come interni l’armeno ex Roma e Gagliardini. Sulle fasce a sinistra Gosens e a destra Dumfries. Punte? Per far riposare Dzeko, lavoro aggiunto a Lautaro e subito Correa. Quasi una seconda formazione per i meneghini. Di fatto si vedono immediatamente i risultati. Assoluta mancanza di manovra coordinata, come se i calciatori interisti per la prima volta si ritrovassero a giocare assieme. Un giocatore nerazzurro non conosce i tempi di scatto o di rientro del suo compagno vicino. Lo si vede a centrocampo, ma specialmente in difesa, con D’Ambrosio e de Vrij, che spesso si passano la palla o troppo corta o troppo lunga. Anche se una bozza di calcio l’Inter la mostra, c’è tanta ruggine negli ingranaggi e il Parma, aggressivissimo sino dalle parti di Onana, non ha problemi a gestire, ma vuole di più e si vede nella rete prima del riposo dove in due passaggi di prima portano Juric ad una staffilata degna del “Toro”, imprendibile per Onana che deve poco dopo superarsi per evitare il raddoppio. Una prima frazione inguardabile da parte dei milanesi. Dumfries a dir poco impalpabile visti gli innumerevoli passaggi all’indietro. Inzaghi per un buon quarto d’ora regala ancora fiducia ai suoi ma con il trascorrere del tempo, il mister ha dovuto intervenire. Dentro Dimarco, Bellanova e Dzeko, per un offensivo 3-4-1-2. L’Inter con fatica inizia a creare più disagi nell’area emiliana, ma veri tiri in porta non giungono. Entrano anche Darmian e Acerbi. Mezza squadra nuova. Al primo tiro che inquadra la porta , a soli 2’ minuti dal novantesimo, giunge il pareggio. Con l’aiuto di una deviazione il tiro del migliore dei nerazzurri, ovvero Martinez, porta ai supplementari. Che vedono un Parma spavaldo che la vuole vincere, ma a 10’ minuti dai rigori, Dimarco stoppa perfettamente a sinistra e scodella un insidioso cross dove Buffon respinge, ma una volta a terra, viene beffato da pallonetto di testa di Acerbi. Come un anno fa, gli ottavi sono da brivido e rasenti all’eliminazione, ma poi si sono aperte le porte dei quarti. Arrivò in seguito il Trofeo, chissà se si ripeterà il tutto.
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A: Monza vs Inter 2-2. Altra vittoria buttata via dall’Inter
( gennaio 2023 )
Non imparare dai propri errori è una cosa grave. E la “Beneamata” ha probabilmente il suo più grande limite in questo. Per l’ennesima volta la squadra d’Inzaghi non chiude una gara che ha avuto in mano per ben due volte. Palladino forte di una trovata brillantezza e una classifica non preoccupante, dispone i suoi con un aggressivo 3-4-3 con Petagna da fare d’ariete. Di fatto il 3-5-2 dell’Inter ha subito qualche problema a manovrare dal basso per via della pressione alta monzese. Spesso il possesso palla nerazzurro trova i centrocampisti che si rifugiano dalle parti dei difensori che a loro volta si riappoggiano su Onana. Tuttavia al primo vero affondo gli ospiti passano. Da sinistra a destra e Darmian, da quinto di centrocampo giunge benissimo davanti alla linea di porta e appoggia in rete. Neppure il tempo di festeggiare che i padroni di casa pareggiano. Un giro d’orologio scarso e un azione normalissima sulla destra monzese, vede tutta la difesa interista schierata ma totalmente immobile come dei birilli e la conclusione di Ciurria dentro l’area prende il giro giusto che manda la sfera ad accarezzare la rete sul palo con un Onana coperto da Acerbi al momento della partenza del tiro. Tutto da rifare per i milanesi. Non è brillante sulle gambe l’Inter. Dzeko, giocatore dalle grandi capacità tattiche e tecniche, dall’alto dei suoi 36 anni si vede che fatica dopo una gara tiratissima giocata appena tre giorni prima. Ma anche il regista Calhanoglu, ma tutta la mediana pare appannata. La qualità non è in discussione, ma è evidente che la muscolarità, la tigna e la ferocia vista mercoledì contro la capolista qui al Brianteo, non sono presenti. L’unico cambio che Inzaghi ha apportato rispetto alla sfida contro i partenopei, è in attacco con Lautaro al posto di Lukaku. Infatti è il più in palla dei suoi e con la sua grinta che da sempre lo contraddistingue riporta al 22’ minuto avanti i suoi. Come oramai avviene nel calcio moderno, l’azione parte dai piedi del portiere che spostato sulla sua destra rispetto alla porta, scarica verso sinistra al suo difensore che sulla pressione del “Toro”, prova ad andare via, ma Martinez è bravo a soffiargli la palla e tirare immediatamente verso la porta beffando Di Gregorio. Il Monza subisce il colpo, ma l’Inter non alza il ritmo per chiudere il match e con una buona gestione della gara si accontenta di andare al riposo avanti di una rete. Errore madornale perché la ripresa vede un Monza molto motivato e più di gamba. I cambi effettuati da Palladino danno energia ai brianzoli, mentre Lukaku al posto del bosniaco porta l’Inter ha giocare praticamente con un uomo in meno. Anche Aslani e Gagliardini a centrocampo per gli acciaccati Barella e Calhanoglu non troveranno mai la posizione giusta. Inzaghi sostituisce anche le corsie esterne ma la pressione dei padroni di casa non diminuisce. Nonostante questo, i milanesi vanno vicini al 3 a 1 con un palo di Lautaro e un goal annullato di testa di Acerbi erroneamente dall’arbitro. L’Inter gli ultimi minuti è sulle gambe e senza idee; in pieno recupero un colpo di testa beffardo trova la deviazione decisiva di Dumfriess che mette fuori causa Onana. Lo stesso Onana, al 94’ minuto evita pure la sconfitta. L’Inter si fa recuperare un’altra volta. Mancanza di tensione per tutta la gara che gli fa perdere altri due punti pesanti. Vittoria contro il Napoli in tal modo buttata al vento.
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A: Inter vs Napoli 1-0. Inter con merito riapre il Campionato per sé e per gli altri
( gennaio 2023 )
Certo che parlare di ultima spiaggia a quattro gare dal termine del Girone di Andata pare assurdo. Eppure avendo un Napoli stellare che nessun addetto ai lavori avrebbe pronosticato così, i giochi sembrano già fatti. A San Siro giunge il gruppo di Spalletti, che non solo è la capolista, ma sta macinando record su record ovunque. Con tredici successi e soli due pareggi che risalgono a questa estate ha lasciato il Milan, secondo, già ad 8 punti di distacco. Inzaghi, addirittura guarda Spalletti con il binocolo dati gli 11 punti indietro. Lo spettacolare Napoli che ha anche incantato in Europa, triturando in Champions nomi come Liverpool e Ajax, ha l’unica incognita se la pausa del Mondiale unita a quella del Natale, abbia potuto incrinare quella sorta di magia perfetta. Timore per Spalletti, ma speranza per Inzaghi e anche di Pioli, Allegri, Mourinho e Sarri. Davanti al 4-3-3 azzurro, che con i suoi 37 centri in Campionato e ben 20 in Champions, che obiettivamente fa paura, i meneghini nel loro abituale 3-5-2 ritrovano il centravanti belga dal primo minuto. Siede in panchina Martinez e Dzeko affianca Lukaku davanti. Acerbi centrale di difesa e Calhanoglu a fare da perno di centrocampo come vice Brozovic. Barella e Mkhitaryan interni e corsie esterne italiane. L’Inter è sul pezzo e con il gigante belga in campo può saltare subito la pressione alta dei partenopei con i lanci lunghi di Onana. La gara è bella, intensa e anche di qualità come ci aspetta da due rivali per lo Scudetto, al netto della distanza in classifica. Gli ospiti giocano rilassati, fluidi e tranquilli, ma forse un poco sotto ritmo. La velocità di manovra e di passaggio è inferiore al solito. Quanto sia merito dell’Inter è difficile appurarlo, sta di fatto che Inzaghi ha lavorato molto sulla concentrazione dei suoi e anche sulla compattezza. Se è vero infatti che creare azioni da rete per la “Beneamata” non è un grande problema, è appurato che la fase difensiva ha sin qui, lasciato molto a desiderare. Dimarco e Darmian sono sempre pronti a raddoppiare in marcatura e dare una mano a Skriniar e Bastoni. I padroni di casa sono determinati e con la pressione in mezzo al campo bloccano le triangolazioni campane e verticalizzano appena possono. Sono almeno quattro le azioni limpide da rete costruite in tal modo dai nerazzurri nei primi 45’ minuti. Dimarco due volte, Darmian e Lukaku sciupano incredibilmente delle belle giocate di squadra. Chiude la prima frazione l’Inter con il rammarico di aver buttato via minimo un doppio vantaggio. Nella ripresa il copione non muta. Maggior possesso palla dei partenopei ma che non produrrà mai tiri in porta tranne quello all’89’ minuto sull’assalto finale. Infatti l’Inter con un capovolgimento di campo rapido e di alta qualità trova il vantaggio al 56’ minuto. Mkhitaryan apre benissimo da destra a sinistra per la corsa di Dimarco che si fa perdonare le occasioni sprecate con un delizioso cross a centro area dove la testa di Dzeko non perdona difesa e portiere. Una volta in vantaggio i nerazzurri serrano le file e aumentano la pressione per impedire alla capolista di ragionare. Cambi da una parte e dall’altra ma il risultato non muta. Vince chi vi ha creduto maggiormente, probabilmente perché ne aveva più bisogno. Se Inzagi avesse perso sarebbe caduto nel baratro di ben 14’ punti di ritardo e tanta incertezza. Per Spalletti una sconfitta che prima o poi doveva capitare ma che non compromette nulla se si riprende il cammino precedente. Il Campionato è ancora aperto, pure per l’Inter.
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A: Atalanta vs Inter 2-3. Primo big match a Inzaghi, pesante e di reazione
( novembre 2022 )
Ultima partita prima dei saluti, per via dell’anomala pausa autunno-invernale in chiave Mondiale di Calcio. Dopo ben già 14 sfide disputate in Serie A, Inzaghi in cinque gare ad alta quota, quindi con squadre di livello, ha racimolato non solo nessuna vittoria, ma solo sconfitte. Lazio, Milan, Roma, Udinese e Juventus hanno sino ad ora condannato i nerazzurri ad un Campionato lontano dai riflettori dello Scudetto. Prima di questa lunghissima sosta, Inzaghi ha la delicatissima trasferta sul campo di Bergamo. L’Atalanta, al quinto posto con i suoi 27 punti, al pari dei nerazzurri meneghini, non stanno attraversando il loro momento migliore, con ben tre brucianti sconfitte nelle ultime quattro uscite. Gasperini ritrova diversi titolari e un offensivo e poco prevedibile 3-4-1-2. I milanesi non mutano schieramento e neppure interpreti, con l’unico ballottaggio, in difesa, con Acerbi che siede in panchina. Partita che parte intensa ma non veloce. La posta in gioco è alta e per una “Dea” che deve riprendere a fare punti, c’è anche un’Inter che non può sbagliare l’ennesimo big match. Il primo tiro giunge dopo un quarto d’ora attraverso un lancio lungo di Onana che trova Dimarco pronto a stoppare ma il cui tiro è strozzato e facile presa di Musso. Il giro palla degli ospiti è prevedibile e non c’è movimento a smarcarsi. Per i padroni di casa è facile interrompere la maglia di passaggi avversari e dopo un paio di conclusioni pericolose che trovano l’estremo difensore interista pronto e reattivo uno sciocco, quanto inutile intervento in ritardo di de Vrij su Zapata, procura un rigore che Lookman trasforma portando avanti i suoi. Partita in salita, come tre giorni fa a San Siro contro il Bologna. Siamo al 25’ minuto e l’Inter si trova sotto, ma più di ogni altra cosa è l’atteggiamento in campo dei milanesi che lascia perplessi. Lenti e poco vogliosi, arrivano sempre in ritardo sul contrasto e le giocate sono a dir poco elementari. La rete subita però innesca l’accensione del motore che, senza accelerate brusche, inizia a far muovere meglio la macchina interista. Dimarco, ultimamente il migliore dei nerazzurri è in continuo moto perpetuo e le azioni, infatti, prendono vita maggiormente sulla fascia sinistra. Da sinistra, al 36’ minuto, non a caso giunge il cross sul quale la spizzata di testa di Lautaro trova Dzeko bravissimo ad anticipare di esterno Musso e insaccare per il pareggio. Dagli spogliatoi entra un’altra Inter, stessi giocatori, ma con un’intensità doppia se non tripla del primo tempo. I bergamaschi non riescono più a gestire un pallone tanta è la pressione a metà campo degli ospiti. Così in appena 6’ minuti dal 56’ minuto al 61’ minuto l’Inter ribalta il match mettendolo anche quasi in sicurezza. Nel primo caso una bellissima ripartenza dopo una palla rubata in mediana, porta tutto il ventaglio offensivo interista da sinistra a destra verso Musso. Il traversone di Dimarco è teso e pericoloso al centro e nuovamente il bosniaco è lesto e bravo ad insaccare anticipando il difensore. Il 3 a 1 vede sul primo palo Lautaro spizzare ancora per Dzeko, ma Palomino, nel tentativo di anticipare l’attaccante interista spedisce nella propria porta. L’Inter sciupa un paio di contropiedi per chiudere le ostilità e abbassando troppo il ritmo gara rischia di farla riaprire. Infatti su corner a 13’ minuti dal termine lo stesso Palomino segna rifacendosi dell’autorete precedente. Girandola di cambi da entrambe le panchine, ma il forcing bergamasco produrrà solo qualche brivido alla retroguardia interista e ai suoi tifosi. Inter che chiude con la sua decima vittoria la gara anticipata pre natalizia. La prima contro una diretta concorrente, anche se non dal nome altosonante. La prossima, sarà alla Befana e probabilmente si deciderà se l’Inter potrà rientrare per la lotta Scudetto. A San Siro ci sarà il super Napoli invincibile ed in piena fuga. Solo l’Inter di Barcellona può giocarsela, così come è bastata mezz’ora di intensità a Bergamo per vincere.
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A: Inter vs Bologna 6-1. I due volti dell’Inter, dalle crepe al suo potenziale per vincere
( novembre 2022 )
A leggere il risultato, si potrebbe pensare che per i padroni di casa, sia stata una piacevole amichevole, come una passeggiata. Vero a metà, sicuramente dopo una buona mezz’ora abbondante di gioco. Il Bologna guidato da un altro ex come Thiago Motta, è reduce da ben tre successi consecutivi, gli unici di questa stagione. Segno che il mister è riuscito a trovare una quadratura agli emiliani, con un 4-3-2-1 equilibrato tanto in fase difensiva che in chiave offensiva. Il Mondo Inter, al contrario, dopo la bruciante sconfitta a Torino per mano della rivale Juventus, è ricaduta nella sua tensione naturale, fatta di mille dubbi e problemi. Inzaghi rispetto all’ultimo mese, nel suo 3-5-2 cambia solo in difesa un uomo, con l’ingresso di Bastoni e lo slittamento di Acerbi al centro al posto di de Vrij. Sotto la pioggia di San Siro, i padroni di casa gestiscono subito palla, ma è chiaro che la manovra nerazzurra è tutt’altro che fluida, decisa e convinta. In ogni passaggio c’è un pizzico di paura, con le distanze non corrette. E’ innegabile la voglia dei calciatori interisti di rifarsi della sconfitta in Piemonte, ma è anche evidente che c’è paura di commettere errori. Così nella lentezza del giro palla meneghino, con uomini statici e poco rapidi, i rossoblu hanno vita facile a bloccare sulla propria trequarti o in mediana il fraseggio avversario e ripartire. Due contropiedi velenosissimi mettono i brividi a tutto lo stadio di fede nerazzurra e sul secondo Arnautovic è bravo in diagonale a colpire al volo, troppo lasciato solo, ma anche Onana è abile e un pizzico fortunato a coprire bene e bloccare sotto le terga il pallone. Meneghini che hanno rischiato già due volte in 20’ minuti ma non sono ancora andati al tiro una volta e su una palla che davanti all’area interista, non viene spazzata via, ecco che gli incubi emergono funesti. Un tiraccio al volo destinato ad andare abbondantemente fuori dallo specchio, viene deviato totalmente dal corpo di un emiliano in mischia spiazzando completamente Onana. Vantaggio ospite e Meazza ammutolito. San Siro che si riaccende in un boato appena 4’ minuti dopo. E’ il 26’ minuto quando Dumfries sulla sua corsia destra, giunto sul fondo scodella un pallone alto e troppo arretrato. Qui emerge tutta l’intelligenza tattica e capacità tecnica del centravanti bosniaco nerazzurro. Dzeko arretra la sua posizione quel tanto per coordinarsi e impattare perfettamente al volo in una mezza volè dal limite dell’area e con un terra aria battere sul palo opposto Skorupski. Parità ristabilita e i milanesi tornano a giocare con un pizzico di serenità in più. Il Bologna fatica ora a ripartire e al 36’ minuto giunge sulla bella punizione di Dimarco, di sinistro, sulla destra del limite dell’area bolognese, il vantaggio interista. Iniziata malissimo la gara, anche con un po' di sfortuna, su corner a 3’ minuti dal riposo, giunge il 3 a 1 con grande colpo di testa di Lautaro sul primo palo. Tre tiri e tre reti da parte dell’Inter, al contrario di quanto capitato tre giorni fa a Torino. Con l’Inter non si sa mai quando le gare sono veramente chiuse. Tuttavia, nella ripresa, la “Beneamata” non stacca la spina e al primo minuto Dzeko a porta vuota colpisce incredibilmente la traversa, ma 2’ minuti dopo, Barella premia l’inserimento in area sulla destra di Dimarco. Il laterale è bravo a sterzare bruscamente lasciando sul posto il suo marcatore e battere Skorupski, con il suo sinistro a giro. Sul 4 a 1 la sfida è chiusa. Anche se appena i padroni di casa abbassano il ritmo gli emiliani sprecano due buone potenziali occasioni per riaprire il match. Il festival del goal non termina qui, perché i meneghini sulle ali dell’entusiasmo, senza più paure e con un avversario non più estremamente combattivo rimpinguano il proprio attacco con il rigore del turco per fallo di mano in area e con il 6 a 1 di Gosens che è bravo a raccogliere l’assist da sinistra di Dzeko. Sul finale il palo nega la gioia ad Aslani. Inter ritrovata? Forse, ma una notizia buona certa c’è. La mezz’oretta giocata da Brozovic ha mostrato che Inter diversa è nella manovra con il suo cervello nuovamente innestato.
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C.L.: Bayer M. vs Inter 2-0. Come all’andata ma partita diversa
( novembre 2022 )
Andare a Monaco e giocare senza la pressione del risultato è una grande conquista. Vittoria o sconfitta, nulla cambierà nelle gerarchie del Gruppo dove partecipa la “Beneamata”. Per questo entrambe le formazioni schierano in campo diverse seconde linee. Al 4-5-1 di Nagelsmann, Inzaghi non muta impianto di gioco, quindi 3-5-2, ma molto gli interpreti. Davanti ad Onana de Vrij centrale affiancato da Darmian e Acerbi. Gli esterni in fascia sono Gosens e Bellanova. In regia Aslani con gli interni di centrocampo Gagliardini e l’imprescindibile Barella. Gioco forza, vista la ricaduta da parte di Lukaku, Lautaro deve fare gli straordinari e Correa lo affianca in attacco. Come dicevamo il risultato in questa gara non conta nulla, ma per l’autostima e la crescita del gruppo senza dubbio sì. Infatti l’Inter ha da subito un atteggiamento propositivo e offensivo. Senza sentire la tensione del bellissimo stadio del Bayer Monaco stracolmo sulle spalle, a tratti per la prima mezz’ora i meneghini mettono sotto i padroni di casa. Due conclusioni da fuori da parte di Barella su azione da calcio d’angolo mettono paura ai tedeschi. Sulla prima è bravo Ulreich a stendersi sulla sua sinistra e rifugiarsi in corner, sulla seconda è Manè che quasi si sostituisce al proprio portiere, parando in modo evidente la botta del centrocampista italiano, ma l’arbitro pur richiamato alla Var, dato che il tocco era in area, viene giudicato solo come atto per difendersi il volto. L’Inter continua a giocare e la sfida è bella e aperta perché i tedeschi controbattono partendo spesso veloci. Poco prima della mezz’ora de Vrij pesca benissimo l’inserimento di Gosens sulla sinistra che traccia un diagonale rasoterra che trova a porta vuota la scivolata di Lautaro sul secondo palo, però leggermente in ritardo e la sua conclusione termina alta a fil di palo. Ma il grande nemico dell’Inter, sin dal fischio iniziale, oltre al forte Bayer Monaco, pare il campo. Da poco bagnato si presenta viscidissimo e quasi tutti i nerazzurri stentano a stare in piedi, scivolando sovente. Cosa che al 32’ minuto gli ospiti pagano carissimo. Su calcio d’angolo battuto dal Bayer, la parabola non sembra troppo pericolosa, ma proprio Martinez, nella marcatura su Pavard, scivola in ginocchio e il difensore tedesco è libero di segnare. I meneghini perdono un po' di cattiveria e concentrazione, cosa che contro un avversario di questo livello non puoi certo permettetti. Sino al riposo, la squadra di Inzaghi non riuscirà più a fare una ripartenza e neppure ad imbastire un’azione d’attacco e per i padroni di casa è facile condurre il match senza sforzo. Nella ripresa l’Inter riparte con piglio deciso e và subito in rete su calcio di testa su palla battuta da calcio di punizione, ma è bravissima la linea difensiva dei tedeschi a mettere in fuorigioco l’intera batteria di colpitori interisti. Il match è vivace. Il Bayer Monaco vuole vincere per legittimare il record di Gironi vinti facendo sei vittorie su su sei partite, mentre l’Inter quanto meno non vuole perdere a Monaco, perché non vi ha mai perso. A mezz’ora dalla fine Inzaghi ne cambia tre, uno stanco Lautaro per Dzeko e a centrocampo Mkhitaryan e Calhanoglu per Barella e un lento Gagliardini. Nonostante le energie fresche, l’Inter non riesce più di tanto a creare grandi pericoli dalle parti di Ulreich, e una pressione troppo blanda fuori area da parte della mediana interista permette a Choupo-Moting di battere Onana con un preciso terra aria che s’infila all’angolino. Il Bayer gestisce la gara e il solo Dzeko mostra ancora gli artigli e la classe di un giocatore da Champions, sfiorando la rete per due volte sul finale. 2 a 0 come ad inizio settembre, ma questa comunque è stata tutta un’altra Inter ed un’altra partita. Il divario rimane con le grandi d’Europa, ma la crescita dei nerazzurri è tangibile.
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A: Inter vs Samp 3-0. Inter da Champions contro un’eroe del “Triplete”
( ottobre 2022 )
Il Mondo interista dopo un settembre orribile, fatto di sconfitte, brutte prestazioni e nervosismo, chiude un’ottobre spettacolare qui tra le mura amiche contro la Sampdoria, guidata da poco, dal nuovo mister Stankovic, uno degli artefici più importanti dell’annata del “Triplete”. Sul campo però non c’è modo di essere amici. I liguri reduci dalla prima vittoria in Campionato che gli hanno permesso di non essere più l’ultima, hanno una terribile fame di punti, perché il baratro della retrocessione è ancora lì sotto i piedi. I blucerchiati, non a caso approcciano subito aggressivi e con una pressione altissima per impedire il maggior palleggio dell’Inter. Il 4-4-2 sampdoriano è compatto e molto dinamico. Inzaghi schiera la stessa squadra che mercoledì con il poker calato al Meazza ai danni del Viktoria, ha permesso l’accesso con un turno d’anticipo agli ottavi di Champions. I nerazzurri non si spaventano di tanta foga avversaria e gestiscono sfera in piena tranquillità, anche perché un calciatore nerazzurro ha sempre almeno un compagno accanto per lo scarico. Non accelera le operazioni la “Beneamata”, ma con la forza e la convinzione del più forte, c’è consapevolezza che prima o poi, la gara verrà sbloccata. Come sul corner battuto dalla destra d’attacco nerazzurra da parte di Canhanoglu, al 20’ minuto. De Vrij impatta benissimo di testa e porta avanti i suoi. Gli ospiti perdono un po' di garra e per i meneghini è ora ancora più facile muoversi sul rettangolo di gioco. Senza sforzo apparente i padroni di casa fanno girare palla da una fascia all’altra con estrema facilità. I tre di centrocampo si muovono tantissimo sia in fase di recupero palla, sia da supporto alla coppia d’attacco Lautaro e Dzeko. Poco importa che entrambi non vadano a segno questa sera, tanto c’è un centrocampista tutto fare che ogni stagione che passa, diviene sempre più bravo e capace a fare tutto. Dopo aver già creato grattacapi alla retroguardia sampdoriana, ad un giro d’orologio dal novantesimo, dalla propria trequarti Bastoni lancia battendo la punizione, proprio l’interno di centrocampo italiano. L’inserimento senza palla di Barella è nei tempi giusti per saltare il fuorigioco e altrettanto perfetto è il suo stop al volo, in corsa e d’esterno per agganciare la sfera. Due passi di corsa ancora e Barella con una sassata sfonda la rete superando Audero. 2 a 0 è match virtualmente chiuso già nel primo tempo. Ma con l’Inter non c’è molto da stare tranquilli, vedasi settimana scorsa a Firenze. Questa squadra a tratti pare devastante, ma non ha la testa, ma probabilmente neppure l’atteggiamento tattico per addormentare una partita, senza sprecare energie. Pare che Inzaghi e soci abbiano capito la lezione e la concentrazione rimane alta e il coraggio dei liguri non è sufficiente a riaprire il match. L’Inter crea ancora ma deve aspettare i cambi per ufficializzare la fine della battaglia sportiva. Siamo al 69’ minuto quando viene sostituita la coppia d’attacco, per farla riposare, giustamente. Lukaku e Correa divengono i nuovi terminali offensivi. All’argentino bastano 240 secondi per siglare il terzo goal. La difesa davanti all’area recupera palla e proprio Correa parte palla al piede centralmente scortato da Lukaku alla destra e a sinistra da due centrocampisti. I compagni allargano le maglie difensive ligure e Correa giunto al limite dell’area è lucido, nonostante la lunga corsa a tracciare un missile che si insacca tra palo e guantone di Audero a mezza altezza. Gara finita e si aspetta solo il fischio dell’arbitro. L’Inter si abbassa anche sin stroppo e sul fine gara giunge l’unica vera occasione da rete per gli ospiti, ma il tiro in mischia blucerchiato è respinto quasi sulla linea da Onana e Dimarco di piede. 3 a 0 che rilancia Inzaghi, solo temporaneamente, al terzo posto. Dopo l’amichevole di prestigio a Monaco in Champions, a Torino contro la Juventus, non sarà così facile come questa sera.
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C.L.: Inter vs Viktoria P. 4-0. Ottavi raggiunti da secondi con firma di Lukaku
( ottobre 2022 )
Il massimo che poteva sperare il tifoso interista è accaduto. Con una partita di anticipo la “Beneamata” si qualifica alla fase eliminatoria della Champions. Il grosso del lavoro era stato già fatto nel doppio scontro contro il Barcellona, ma le insidie sono dietro l’angolo. Già in altre occasioni, all’ultima curva, davanti al traguardo, in testa il bolide nerazzurro è scivolato su una chiazza d’olio, vanificando tutto quanto di buono fatto nella gara. il Viktoria, con i suoi 0 punti in quattro gare disputate e con una difesa che ha mostrato quanto sia facilmente perforabile, non è il vero ostacolo. E’ proprio la pressione del non fallire una facile occasione che può pesare sulla testa e sulle gambe dei calciatori. La formazione schierata è la migliore che attualmente ha a disposizione Inzaghi. Davanti ad Onana, che non dovrà effettuare una sola parata per tutto il match, abbiamo Skriniar, Acerbi e Bastoni. I due esterni sono Dimarco e Dumfries, mentre i tre centrocampisti centrali sono quelli delle ultime uscite. Coppia d’attacco costituita da Lautaro e Dzeko. I padroni di casa mettono subito in chiaro le proprie intenzioni. Pressione alta e possesso palla nella metà campo avversaria facendo ben attenzione a non scoprirsi troppo. Gli spazi sono strettissimi, dato che di base gli ospiti hanno sempre e comunque sette giocatori di movimento in chiara disposizione difensiva. Di fatto anche i centrali nerazzurri più che a fermare gli attacchi ospiti, si impegnano anche loro nelle sortite offensive. Dopo una ventina di minuti di padronanza del gioco e del campo, ma piuttosto sterile sotto porta, ecco che i meneghini accelerano le giocate e aumentano i giri del motore. Prima della mezz’ora sono almeno tre le chiare palle goal sciupate dai milanesi, ma al 35’ minuto, da un cross dalla fascia sinistra da parte di Bastoni, Dzeko và a vuoto, ma Mkhitaryan no e porta in vantaggio i suoi. Il più è fatto, ma la partita non è certo vinta e blindata. L’entusiasmo cresce e con esso anche la forza e la velocità della gambe dei calciatori. Giungono facilmente ora le maglie nerazzurre davanti al portiere del Viktoria e al 42’ minuto Barella dalla mediana, d’esterno apre benissimo sulla fascia sinistra per la corsa di Dimarco che giunto quasi sul fondo regala un assist perfetto per l’appoggio a porta vuota sul secondo palo del bosniaco. 2 a 0 e tutti negli spogliatoi, ma guai ad abbassare la guardia. Nella ripresa l’Inter non molla la presa e arrivano subito diverse occasioni. Barella e Lautaro sono i trascinatori, ma non c’è un solo interista che non giri al massimo. Una splendida azione che parte dal centrocampo, porta Mkhitaryan al tiro che si infrange sul palo. Al 66’ minuto, non che non lo fosse già, ma la gara è chiusa con la terza rete. Con un colpo da bigliardo in mezzo all’area di rigore, sotto marcatura, Dzeko di prima trova l’angolino basso alla destra del portiere. I cuori dei settantamila dello stadio si scaldano ancora di più, non solo per gli ottavi di Champions ad un passo, ma per il riscaldamento di Lukaku. A 8’ minuti dal novantesimo, il belga entra in campo al posto del compagno di attacco prediletto Martinez. Gli bastano cinque giri d’orologio al “Gigante Belga” per tornare al goal, chiudendo un bel triangolo in area con Correa. 4 a 0 senza appello, e ritorno in campo di Lukaku. Partita facile resa tale dal giusto approccio. Il Bayer Monaco è irraggiungibile quindi sarà una grande amichevole di lusso l’ultima uscita del Girone e la curiosità si sposta agli accoppiamenti di inizio novembre. Chissà se l’Inter sarà fortunata nel sorteggio come nel Girone.
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A: Fiorentina vs Inter 3-4. Inter a corrente alternata, ma arriva la terza vittoria, la più sofferta
( ottobre 2022 )
Trasferta impegnativa per Inzaghi, ma ricca di buoni propositi. Dopo il doppio confronto con il Barcellona, in Campionato, contro Sassuolo e Salernitana ha fatto due su due. Tuttavia, dato il forte ritardo accumulato in classifica, rispetto alla vetta, la “Beneamata” è costretta a vincere ovunque, se vuole solo sperare di rientrare nella lotta Scudetto. Ma anche per tornare in orbita posto Champions, visto che sono ben sette le squadre che ha davanti. A Firenze però, c’è una viola guidata da un bravo tecnico come Italiano, che a sua volta ha ancora più bisogno di punti dell’Inter. La Conference League, ha rubato molto in termini di energie fisiche e nervose ai toscani in ambito nazionale. E i soli 10 punti accumulati in altrettante partite, non rispecchiano certo il valore di questo club, che l’anno scorso ha terminato con merito al settimo posto ed oggi è al tredicesimo. Inzaghi deve ancora privarsi di Brozovic e Lukaku. Riposo a Dzeko, sostituito da Correa, ma non a Lautaro. Acerbi a sinistra prende il posto di Bastoni e i tre di centrocampo sono Barella e Mkhitaryan, gli interni e Canhanoglu a giostrare davanti alla difesa. Le corsie esterne sono affidate alle frecce italiane. I padroni di casa rispondono con un aggressivo 4-3-3 ma dove il grande problema è la latitanza di un centravanti vero da quando Vlahovic si è trasferito alla corte di Allegri. I nerazzurri partono alti e aggressivi e dopo neppure due giri di orologio si portano avanti. Azione sullo stretto e di grande qualità sulla corsia destra. Darmian per Correa che scambia bene con Lautaro che inventa un bell’assist per l’inserimento di Barella che davanti a Terraciano in caduta di quasi esterno lo supera sul palo lontano. I toscani non ci stanno e alzano subito i giri del motore e due azioni pericolose mettono i brividi ad Onana ma la precisione e l’istinto del goal latitano. Così i nerazzurri sornioni fanno girare palla e appena riaccendono la spina dell’aggressività sono guai per la retroguardia viola. Come al quarto d’ora, quando la pressione interista ruba palla in mediana e subito si apre una prateria due contro due. Correa porta via un difensore e Martinez è libero di far ubriacare il suo con finte e contro finte. Giunto in area brucia con un forte e preciso diagonale un’incolpevole Terraciano. Avanti di due reti l’Inter commette l’errore che non ha commesso contro il Barcellona. Abbassa il ritmo e lascia troppo spazio ai padroni di casa. I meneghini non hanno la maturità, la testa e la tenuta sul campo per gestire in scioltezza una partita in discesa senza sforzo. Il pressing nerazzurro diminuisce considerevolmente e proporzionalmente aumenta quello viola. Giungono traversoni insidiosi in area interista e alla mezz’ora ecco che si riapre il match. Brutto intervento a gamba alta e tesa da parte di Dimarco su Bonaventura con rischio anche espulsione. Rigore e gara riaperta, anche se si va agli spogliatoi con ancora gli ospiti in vantaggio. La ripresa vede subito i toscani in forcing continuo e l’Inter che fatica a riaccendere il motore. Troppo lento il giro palla meneghino e troppo sfilacciata. Così con un lancio lungo la Fiorentina libera Ikonè sulla destra che può puntare Acerbi a tutto campo. Il viola è bravo con le finte a sbilanciare il difensore ex Lazio e a trovare un bellissimo tiro a giro che sbatte nella parte bassa della traversa non lasciando scampo ad Onana. Parità. Inzaghi corre ai ripari e cambia gli esterni e Correa per Dzeko. L’Inter inizia a giocare e al 71’ minuto sarà proprio il bosniaco a inventare un filtrante per Lautaro che anticipa Terraciano in uscita bassa creandosi il rigore. Il “Toro” non sbaglia e porta nuovamente i suoi avanti, ma la squadra non ha capito la lezione. C’è ancora troppo da giocare. Troppi errori di palleggio e poca intensità. Il turco è visibilmente stanco e se pure Inzaghi all’85’ minuto toglie il migliore in campo come Martinez per Bellanova, è un chiaro segnale di difesa ad oltranza. Piovono palle pericolose ed un minuto dal novantesimo giunge il pareggio su girata in mischia. Partita finita? No assolutamente, perché la testa dei milanesi si riaccende e nei 5’ minuti di recupero l’Inter crea due situazioni pericolose e nella seconda di queste Barella sulla destra crossa in area basso e teso e premia l’inserimento di Mkhitaryan per tre punti pesantissimi. Ma quanti errori e quanto devono meditare Inzaghi e giocatori. Senza farsi illudere dal successo, perché potevano essere altri punti buttati al vento. Due volte in vantaggio e due volte recuperati. Non sempre sei così fortunato e l’audacia viene pagata. Guardare Udine, Roma e Milan, in vantaggio e poi sconfitti.
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A: Inter vs Salernitana 2-0. Atteggiamento da Camp Nou, vittoria a San Siro in Campionato
( ottobre 2022 )
Il bello del calcio è che per quanto si possano applicare algoritmi, la palla è rotonda e spesso non vince il migliore e le previsioni più ovvie, vengono smentite. Ma una piccola regola matematica la si può utilizzare anche in campo. Se il tasso tecnico di una squadra è superiore a quello dell’avversario, e anche lo stare in campo e come lo si copre è a suo vantaggio, basta anche quanto meno pareggiare la determinazione ed il furore agonistico, che la vittoria è praticamente scritta. L’Inter da Champions, nel doppio scontro contro il forte Barcellona, non ha solo guadagnato quattro punti e probabilmente anche la qualificazione agli ottavi, ma anche tanta autostima e consapevolezza di sé. Diciamo che il Barcellona potrebbe diventare, il condizionale è d’obbligo, lo spartiacque della stagione. Prima una Inter apatica, lenta, prevedibile. Senza una vera identità, senza rabbia e fame di successi, con evidenti squilibri tattici che ne comportavano anche una difesa sempre facilmente perforabile. Inzaghi non cambia modulo e neppure scelte sugli uomini, dato che Onana oramai si è preso il numero uno titolare tra i pali. Acerbi dal primo minuto fa spostare de Vrij al lato. Sulle corsie esterne a galoppare ci sono Dimarco e Dumfries, mentre Mkhitaryan e Barella fanno da scudieri al regista centrale Calhanoglu. La coppia d’attacco è d’obbligo per Inzaghi visto che Correa è stato appena recuperato in panchina per qualche minuto. Tuttavia è l’atteggiamento in campo che fa la differenza, più che gli interpreti. Infatti da subito la “Beneamata” comanda le operazioni e si pone nella metà campo avversaria ma con molto più ritmo. La palla non è mai ferma, al pari dei nerazzurri, che aggrediscono gli spazi sia sulle fasce che centralmente. Prima del quarto d’ora, ecco che giunge il vantaggio interista. Scambio rapido dalla destra tra Dumfries, Barella e Lautaro. Martinez in area è un fulmine a controllare e tracciare un diagonale che passa attraverso un binario di quattro difensori che lo circondano e beffa Sepe. La Salernitana con il suo 3-5-2 che diviene con umiltà un 5-3-1-1 in fase di contenimento non è scesa a San Siro per fare la comparsata. I granata combattono in ogni parte del campo e sono sempre pronti a rubare palla in mediana e verticalizzare per fare male dalle parti di Onana. Ma questa Inter ha ancora più cattiveria agonistica dei salentini e la maggior parte dei duelli sono vinti dai meneghini, non caso Onana dovrà sporcarsi i guantoni la prima volta a 5’ minuti dal riposo. Prima della pausa l’Inter crea almeno due limpidissime azioni da goal, ma sul filtrante di Barella, Dzeko mostra le sue primavere facendosi anticipare prima di concludere a due passi da Sepe. Poi è Lautaro a sprecare. Nella ripresa, l’Inter dimostra di non aver staccato la spina. Non sarebbe la prima volta che i nerazzurri, quest’anno, una volta in vantaggio si siano fatti successivamente rimontare e ribaltare. Al 58’ minuto la rete del 2 a 0, è da far vedere alle scuole calcio, e dimostra la nuova anima degli undici di Inzaghi. Calhanoglu, che da quando fa il vice Brozovic è divenuto anche un recuperatore di palloni in mediana notevole, pressa alto e conquista sfera a centrocampo. Triangolo stretto di alta qualità tra i centrocampisti nerazzurri nella mediana che portano il turco a lanciare per l’inserimento centrale di Barella che aggancia al volo, rientra superando il suo marcatore portandosi avanti la palla con il ginocchio e poi trafigge sul suo palo Sepe. L’Inter, qui ha fatto emergere non solo le abilità tecniche dei propri calciatori, che vi sono sempre state, ma sopratutto la loro voglia di vincere, di dare di più e di impegnarsi maggiormente, Questo goal due settimane fa non sarebbe accaduto, ma neppure sarebbe partita in origine l’azione. Davanti di due reti, l’Inter è concentrata e Inzaghi si può permettere di dare respiro a diversi giocatori e dare spazio a chi deve mettere un po' di chilometri nelle gambe, come Correa, Aslani o Bellanova e Gosens. Nessun brivido nella retroguardia interista e sono più i padroni di casa ad andare vicini alla terza marcatura che non gli ospiti a riaprire le ostilità. Sembrerà ovvio che una squadra come l’Inter al Meazza vinca contro la Salernitana, ma non per l’Inter pre Barcellona. Mentalità e fame hanno fatto vincere lo Scudetto al Milan, forse i cugini lo hanno capito.
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C.L.: Barcellona vs Inter 3-3. Spettacolo a Barcellona e quasi qualificazione
( ottobre 2022 )
Bolgia doveva esserci e bolgia è stata. In novantaduemila al Camp Nou a spingere la squadra di Xavi per la “Rimontada”, come dodici anni fa. Dopo il brodino dei tre punti contro il Sassuolo, ma soprattutto la vittoria tiratissima al Meazza proprio contro i blaugrana, qui l’Inter si gioca tutto. Se gli spagnoli dovessero vincere con più reti di scarto scavalcherebbero in classifica i nerazzurri e a quel punto Inzaghi si troverebbe a sperare negli errori del Barcellona contro Bayer e Viktoria, oltre ad essere costretto a fare più di una vittoria. Con Lukaku e Correa neppure partiti, l’Inter scende al Camp Nou comunque con le sue due punte Lautaro e Dzeko, e attaccanti della primavera come riserve. Tre centrali di difesa titolari e Skriniar capitano dato che tra i pali c’è Onana. A centrocampo, Dimarco e Dumfries sulle fasce e Calhanoglu come perno centrale al posto di Brozovic. Barella e Mkhitaryan gli interni. Barcellona a trazione anteriore con un 4-3-3 di altissimo spessore. Basti pensare che calciatori come de Jong e Kessiè siedono in panchina. Padroni di casa che partono forte ma l’Inter è granitica e sembra non accusare lo stadio gremito che tifa contro. I nerazzurri sono raccolti dietro ma non schiacciati, tutt’altro. Se il Barcellona crea un’occasione subito i meneghini rispondono dall’altra parte. Dopo un bel colpo di testa di Lewandoski respinto sulla linea da Mkhitaryan, la grande possibilità di passare in vantaggio capita agli ospiti. Su punizione dalla destra la palla giunge nell’area piccola in modo insidioso. Dzeko è il primo ad arrivarci e in scivolata supera ter Stegen ma non la traversa. Sulla stessa azione de Vrij calcia a vuoto a porta quasi vuota. In un bellissimo contropiede tre contro due, Barella apre a destra a Dumfries che spara addosso a ter Stegen. La sfida non ha un momento di sosta e alla mezz’ora Onana non è irreprensibile su un tiro da fuori che ferma in due tempi ma subito dopo chiude bene in uscita bassa. Al 40’ minuto però gli spagnoli sfondano sulla destra e il loro rasoterra a filo di fondo attraversa l’area e Dembelè in corsa è il più lesto a spingerla dentro. A 3’ minuti dal riposo una brutta uscita di Onana mette la palla sul piede di Raphinha che di pallonetto a giro sfiora quasi il palo lontano. L’Inter colpita a freddo, dagli spogliatoi rientra comunque concentrata e sul pezzo e gli bastano appena cinque giri della lancetta dei minuti per giungere al pareggio. Bastoni dalla trequarti avversaria vede l’inserimento a centro area di Barella che stoppa di petto sotto marcatura ed in mezza volé scaraventa sotto l’angolino la palla in rete. Il Barcellona è tramortito e con Calhanoglu e Skinrinar ter Stegen deve fare gli straordinari. Quando però Calhanoglu apre da destra a sinistra, al 18’ minuto per Lautaro, il “Toro” è bravissimo a liberarsi della marcatura e a tirare un colpo da bigliardo che prende entrambi i pali e si insacca in porta. Inter in vantaggio al Camp Nou. Il Bracellona spinge e Inzaghi si copre, senza rinunciare a giocarsela. Fuori Dzeko, il turco e Dimarco e dentro Gosenz, Bellanova e Darmian, tutti giocatori di fascia. Il 3-5-2 si trasforma in un 5-4-1. Nondimeno la beffa arriva a 8’ dal novantesimo con Lewandoski che dal limite tira quasi sbucciando la palla, ma sulla traiettoria la palla lenta viene totalmente deviata dal corpo di Bastoni che spiazza Onana. Parità e tutto aperto. L’Inter non ci sta e si difende, ma vuole anche vincerla. Ad un solo minuto dal novantesimo, Martinez si inventa un bellissimo assist da destra verso sinistra per l’inserimento laterale di Gosenz che con un perfetto diagonale sul palo opposto supera ter Stegen. Inter in vantaggio e festa nerazzurra? Non proprio perché in pieno recupero Lewandoski fa il suo e su una palla in area il suo colpo di testa è da cineteca, con Onana che non può raggiungere la palla. L’emozioni non sono finite, perché l’Inter ha la palla del 4 a 3 che regala Lautaro ad Aslani ma di piede ter Stegen chiude. Partita di altissimo livello, da vera Champions. Un pareggio importantissimo che lascia il Barcellona a meno tre punti e quindi basterà la vittoria fra due settimane contro il Viktoria a San Siro per giungere agli ottavi. Peccato, però che la vittoria annusata per tre volte avrebbe già regalato il pass. Tuttavia, è la prestazione sul campo che più di tutto può far ben sperare per il futuro della stagione.
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A: Sassuolo vs Inter 1-2. Non brilla, ma con umiltà l’Inter vince
( ottobre 2022 )
L’Inter passa a Sassuolo per 2-1 con una doppietta di Dzeko, ritrovando con questo risultato la via della vittoria in campionato che sembrava smarrita. Al 3’ minuto i padroni di casa cercano il vantaggio con un inserimento di Frattesi e su una gran conclusione di destro, Onana d’istinto salva, la palla finisce al limite dove Lauriente calcia di prima ma colpisce in faccia Barella. I nerazzurri, invece, provano a ripartire in contropiede sugli errori di rinvio degli avversari. Al 10’ palla a Lautaro Martinez che dal limite prova la conclusione ma si immola Ferrari in scivolata. Al 14’ Dumfries dalla destra mette un pallone teso in area, Lautaro Martinez ci arriva in spaccata ma la palla esce di un soffio. L’Inter spinge ma i tentativi sono imprecisi. La partita è in fase di stallo con nessuna delle due squadre che riesce a costruire palle goal. Infatti il vantaggio dell’Inter arriva su calcio piazzato battuto da Dumfries e Dzeko sotto porta di collo destro la mette dentro. 1-0. Nei tempi di recupero del primo tempo il Sassuolo prova a pareggiare con Laurienté dalla sinistra che entra in area e da posizione defilata prova a sorprendere Onana ma il portiere è attento. Riprende la partita e il Sassuolo cerca il goal. Al 56’ Lauriente crossa dalla sinistra, il centrale impatta di testa e la palla va di poco alla sinistra di Onana. Quattro minuti più tardi arriva il pareggio su cross di Rogerio dalla fascia sinistra, Frattesi sbuca tra le linee e di piatto insacca. Risultato fino a questo punto giusto per quello visto in campo. Al 74’ arriva la prima vera azione dell’Inter che su il colpo di testa a botta sicura di Lautaro Martinez, Consigli a mano aperta salva sotto la traversa, rimandando il 2-1 degli avversari. Vantaggio che però non tarda ad arrivare un minuto più tardi, su perfetto scambio tra Darmian e Mkhitaryan, l’armeno crossa in area dove Dzeko schiaccia di testa e infila Consigli. L’Inter cerca, forse temendo il risvegliarsi del Sassuolo, la terza rete e cerca di tenere palla nell’area avversaria. Al 81’ Dumfries dal fondo mette teso a centro area per Lautaro Martinez, l’argentino colpisce male ma la palla va alta. Al 91’ ultima occasione della partita su sinistro di Dzeko dal limite, conclusione sotto la traversa sfiorata da Consigli e palla in angolo. Finisce la partita con la vittoria dei nerazzurri per 2-1. Il primo tempo è stato molto equilibrato e nessuna delle due squadre è riuscita ad imporsi sull’altra. Il Sassuolo attaccava bene e metteva in campo tutta la freschezza atletica anche se con poca precisione e l’Inter ripartiva in contropiede. Nel secondo tempo il Sassuolo è visibilmente calato di forma e di idee di gioco e l’Inter è riuscita a trovare più spazi e costruire azioni. Onana, alla prima partita in campionato, si è dimostrato attento e sicuro, Dzeko ha saputo sfruttare bene le poche occasioni avute e Lautaro, nonostante la buona volontà e il moto perpetuo, è apparso impreciso e opaco sotto porta. Bene la difesa e anche Dumfries. Un po' affaticato e macchinoso il centrocampo, ma è stato anche merito degli avversari che non lasciavano, nei primi settanta minuti, spazi. La prossima partita sarà in Champions contro il Barcellona, che avendo il dente avvelenato per la sconfitta subita in settimana, non farà di sicuro sconti agli uomini di Inzaghi. In campionato invece il prossimo turno dovrebbe essere agevole contro la Salernitana per riprendere le dirette avversarie.
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C.L.: Inter vs Barcellona 1-0. L’Inter di cuore risorge e torna a sperare
( ottobre 2022 )
La partita più difficile sotto tanti aspetti nel peggior momento da quando la “Beneamata” è guidata in panchina da Inzaghi. Oppure forse la migliore delle soluzioni per dare veramente una scossa. Reduce da prestazioni opache e soprattutto da due sconfitte che potrebbero già averne a inizio ottobre, compromesso il cammino in Campionato, l’Inter si trova a San Siro il fortissimo Barcellona. Gli spagnoli non saranno quella creatura devastante di ben dodici anni fa che portò poi al leggendario “Triplete”, anche se tre reduci blaugrana ci sono, ma neppure la milanese nerazzurra è quella condotta da Mourinho. Il Barcellona con alcuni inserimenti in questa campagna acquisti, vedi la punta ex Bayer, è tornata ad essere una corazzata temibilissima, che infatti comanda la Liga. Squadra di altissima qualità tecnica che comanda il gioco con fraseggi e pressione costante nella metà campo. Non a caso in panchina siede Xavi che era la mente in campo dell’allora Guardiola. Inzaghi deve fare nuovamente a meno di Lukaku e Brozovic. Onana, come da programma è tra i pali difeso dai tre centrali titolari. Esterni italiani e a metà campo Mkhitaryan e Barella spalleggiano il regista centrale, che non essendoci il croato, ne prende il posto il turco. Aslani in panchina non considerato ancora pronto a questi livelli. Davanti spazio dal primo minuto a Correa, che affianca lo stacanovista Lautaro. La gara segue subito un copione preciso e previsto. Spagnoli con predominio territoriale a giocare sovente nella metà campo italiana e con la palla tra i piedi. L’Inter però non è quella distratta, sfilacciata e lenta vista in questa stagione. E’ corta, anzi cortissima. Linea di difesa a cinque e tre centrocampisti che raddoppiano strada, sforzi e chilometri dato che coprono e aiutano i due davanti. Di fatto il Barcellona nella prima frazione non creerà nessun fastidio dalle parti di Onana. A differenza dell’Inter che gioca di ripartenza ma non casuale. Si cerca spesso la profondità e l’azione è rapida. L’estremo difensore spagnolo deve rifugiarsi in angolo su una bella bordata di Calhanoglu e deve ringraziare gli scarpini lunghi di Martinez che viene pescato dalla var in fuorigioco perché nel termine dell’azione sarebbe stato assegnato un solare rigore per i meneghini per evidente tocco di mano. Lo stesso fuorigioco millimetrico, cancella la rete di Correa che si presenta dinanzi al portiere blaugrana trafiggendolo. Ma in pieno recupero arriva dopo una nuova ripartenza rapida nerazzurra la staffilata da fuori, tesa quanto precisa del turco. Inter in vantaggio, anche meritatamente a prescindere dal possesso palla nettamente superiore degli ospiti. Ma sono i padroni di casa a essere sempre stati pericolosi. Al rientro dagli spogliatoi i nerazzurri sono consapevoli che li attenderà un vero e proprio assedio e così le file si serrano ulteriormente. Dopo un quarto d’ora Onana deve farsi aiutare dal palo alla sua destra su un fortissimo diagonale ravvicinato e al 66’ arriva anche il pareggio. La Var, questa volta aiuta Inzaghi perché vede un tocco evidente dell’attaccante spagnolo, seppur involontario. Il Barcellona continua a spingere tantissimo, ma l’Inter non è mai in apnea. Le gambe ancora corrono e anche la testa è lucida. Un paio di traversoni in area nerazzurra mettono i brividi ma anche due occasioni bloccate sul filo di lana dai difensori blaugrana, impediscono ai meneghini di raddoppiare. Negli 8’ minuti di recupero Xavi e giocatori chiedono a gran voce un penalty per tocco di mano di Dumfriess, ma anche la Var fatica a mostrare il netto tocco. Giunge il termine e scoppia la felicità che non si vedeva da mesi nel Mondo nerazzurro. Sapranno i giocatori e tecnico far tesoro di questa esperienza per il prosegue della stagione? L’Inter, un’Inter nuova, più alla Conte che all’Inzaghi, potrebbe partire oggi. E con un calcio più coperto e una difesa tornata di acciaio, le ripartenze fatte così sarebbero pane per i denti di Lukaku.
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A: Inter vs Roma 1-2. Inter poco fortunata, ma senza anima
( ottobre 2022 )
In sfide equilibrate i dettagli, la voglia di soffrire e di combattere su ogni pallone fa la differenza. La cattiveria, la fame e la grinta ti danno la vittoria sull’avversario, quando questo gioca alla pari contro di te. Inzaghi dopo tre sconfitte brutte in Campionato e una in Champions, dovrebbe averlo capito, ed invece pare di no. L’Inter deve fare a meno ancora del suo centravanti titolare belga, ma soprattutto del suo cervello in mezzo al campo. Brozovic, infortunatosi in Nazionale è sostituito dal giovane Aslani, alla prima da titolare e solo con una manciata di minuti in campo sino ad ora. La Roma deve fare a meno per squalifica del suo comandante portoghese che siede in tribuna invece che in panchina. Grande scontro tra due belle squadre che devono rimediare a due sconfitte prima della pausa anche se diverse. La “Beneamata” ha perso 3 a 1 a Udine dopo essere andata inizialmente in vantaggio. Perso malissimo perché il risultato racconta perfettamente la gara. I giallorossi hanno sprecato tantissimo e pagato nell’occasione avuta dalla “Dea”. 3-5-2 per i padroni di casa che dopo i primi minuti di studio prendono le redini della gara. I capitolini nel loro 3-4-2-1 non lasciano riferimenti offensivi alla retroguardia interista, proprio per ripartire e non lasciare scampo ai marcatori nerazzurri non dotati di grande velocità. Ma i padroni di casa pressano alto e lottano su ogni pallone, non lasciando possibilità agli avversari di imbastire nessun ribaltamento di fronte. Così nei primi venti minuti l’Inter và anche in rete dopo una caparbia pressione sulla trequarti giallorossa. Dzeko in mischia si ritrova la palla, si gira e fulmina Patricio. La Var, annulla il goal per un leggero fuorigioco proprio del bosniaco. I padroni di casa continuano a macinare gioco e occupare bene la metà campo degli ospiti. Ci prova anche Calhanoglu da fuori, ma il suo bolide da lontano esce di poco. Molto bella l’azione alla mezz’ora di gioco che porta avanti i padroni di casa. Scambio a metà campo tra Barella e il turco. Il centrocampista azzurro, sempre molto mobile, taglia da destra a sinistra la trequarti giallorossa e di esterno lancia Dimarco che di prima in velocità batte Patricio che accompagna con i guantoni la palla in rete. Inter meritatamente in vantaggio. La Roma troppo passiva sino a questo momento inizia ad alzare i giri del motore, ma i padroni di casa sono comunque in palla e hanno voglia. Allo stesso tempo non sono compattissimi. Prima l’arbitro non vede un fallo evidente su Dumfriess, anche se la Var in seguito sì, e su contropiede Handanovic deve compiere il miracolo. Sull’azione successiva l’Inter paga duplici errori. Siamo al 39’ minuto, quando Calhanoglu, non per la prima volta, compie un pericoloso passaggio da sinistra a destra a centrocampo che Barella fatica a controllare e Spinazzola ne approfitta. Quattro contro quattro rapido. L’esterno romanista vede da sinistra l’inserimento largo di Dybala a destra. Bastoni sbaglia a scalare al centro lasciando proprio l’argentino solo e di prima in mezza volé batte un Handanovic messo male sul suo palo. Inter ancora colpita e affondata per errori propri. La ripresa non è ad altissimo livello ma i meneghini tengono palla e predominio territoriale. Sono sfortunati quando il turco prende in pieno la traversa con Patricio immobile e anche Aslani da fuori accarezza quasi il palo su assist di Barella. Siamo in una situazione di gara in stallo. Ma ci pensa Smalling su punizione, a battere di testa Handanovic. Da vedere a rivedere quello che una retroguardia non deve fare. Tutta la linea interista si muove tardi e in tre della Roma saltano completamente liberi dinanzi al portiere nerazzurro fermo e incredulo. C’è ancora un quarto d’ora di gara e tutto è possibile per una squadra che ha voglia di vincere. Nonostante cinque cambi di Inzaghi, l’Inter non produrrà nulla. Assenza di idee, di grinta e motivazioni faranno in modo che la Roma gestisca il finale in piena tranquillità. Anzi un paio di contropiedi avrebbero potuto rendere più rotondo il risultato. Ha vinto la Roma non perché in sé ci ha creduto di più, ma è stata più attenta. Nel momento di difficoltà, l’Inter si è sciolta. E’ in quei momenti che una squadra cresce. Oppure affonda come fa l’Inter. Che dopo otto sole Giornate ha subito bel quattro meritate sconfitte, ben tre di rimonta totale. Ciao Inter e sogni di gloria già adesso?
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A: Udinese vs Inter 3-1. Inter senza anima, punita da chi lotta su ogni palla
( settembre 2022 )
Le ultime due gare disputate dall’Inter recitavano due vittorie. Venivano dopo le due bruttissime sconfitte per mano di Milan e Bayer Monaco. Il Torino, l’Inter lo sconfisse negli ultimi minuti finali, ma obiettivamente il pareggio sarebbe stato quasi pure stretto ai granata. In Champions contro il Viktoria Plezn, la “Beneamata” ha svolto il suo compito con solido pragmatismo, vincendo 2 a 0, ma dobbiamo anche considerare la pochezza dell’avversario. Oggi, i nerazzurri scendono al Friuli nel loro consueto 3-5-2 dove Acerbi prende il posto da centrale di de Vrij e Mkhitaryan quello di Calhanoglu infortunato. Darmian e Dumfriess occupano le corsie esterne e davanti Lautaro e Dzeko sono pronti a colpire. L’Udinese che adotta lo stesso schieramento, dopo un avvio lento, ha vinto quattro partite di seguito, portandosi davanti all’Inter in classifica. Perché l’Udinese sia davanti alla squadra d’Inzaghi lo dimostrerà la gara in corso. L’Udinese parte subito in controllo, ma inaspettatamente sono gli ospiti a passare. Barella su punizione, dal vertice sinistro d’attacco nerazzurro dell’area friulana, su punizione disegna una traiettoria alla Pirlo, che s’insacca sotto l’angolino, imprendibile per il portiere. Inter in vantaggio e che potrebbe ora indirizzare la sfida verso dei binari a sé congeniali. Invece i meneghini si accartocciano su sé stessi e per tutto il primo tempo non riusciranno a fare due passaggi consecutivi corretti per ripartire. I padroni di casa, nonostante siano stati colpiti a freddo, non si scompongono minimamente. Combattono su ogni pallone vincendo ogni duello in mezzo al campo e sulle fasce. Appunto le fasce. Se giochi, ci riferiamo all’Inter, con i due esterni, dovresti utilizzarle per coprire meglio in difesa e quando spingono per scodellare palle in area avversaria. Inzaghi probabilmente pensa che l’Inter sia ancora fornita di calciatori quali Perisic a sinistra e Hakimi a destra. Che siano le fasce, o il centro del campo, nessun interista punta l’avversario per creare superiorità numerica e nessun interista si muove senza palla. L’Inter è statica e quindi anche in balia degli eventi. Su punizione è andata in vantaggio? Su punizione viene raggiunta. Calcio piazzato a centro area e nel mischione, Skriniar con il gambone insacca nell’angolino basso alla destra di Handanovic. Sfortuna certamente, ma solo nella modalità della rete subita. Eppure è la dimostrazione della poca reattività e concentrazione dei giocatori d’Inzaghi. Inaspettatamente alla mezz’ora il mister nerazzurro cambia due calciatori, Bastoni e Mkhitaryan per Dimarco e Gagliardini, dato che erano già ammoniti. Scelta discutibile in sé, ma soprattutto non rivolta a creare un bel rapporto unito nello spogliatoio. Avessi fatto il cambio per cambiare assetto tattico e divenire padrone del gioco sarebbe capibile, ma in questo modo è piuttosto incomprensibile. E pensare che proprio Bastoni và alla conclusione pericolosa proprio prima della sostituzione. Il secondo tempo parte con l’Inter più dinamica e per un buon quarto d’ora và vicino alla rete per due volte, anzi Dzeko segna, ma giustamente la rete viene annullata per un leggero fuorigioco. Ma è solo un fuoco di paglia. Pian piano i lombardi si spengono alla distanza e i padroni di casa salgono in cattedra. Handanovic, si deve superare su una conclusione da fuori, dopo l’ennesima palla persa a centrocampo. L’Inter dal 20’ minuto della riprsea è ferma, bloccata su se stessa, come un’auto ferma sul ciglio della strada in panne e l’Udinese dilaga ovunque. A portiere battuto i padroni di casa prendono un clamoroso palo, ma la rete è nell’aria e giunge su calcio d’angolo con un bel colpo di testa che lascia impietrito e sul posto Handanovic. Eppure, i nerazzurri sono forniti di diversi corazzieri in queste circostanze. Mancano ancora una decina di minuti con il recupero, ma l’Inter, non solo non ha idee, ma non ha rabbia. Così in pieno recupero su ripartenza friulana giunge il terzo schiaffo. Emblematico Barella che si ferma a non marcare a due passi Arslan che segna. Come contro Lazio e Milan. In vantaggio inaspettatamente, nel corso della gara Inzaghi viene ribaltato e ne prende tre. Tre gare così non fanno una prova che più di qualcosa non và?
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C.L.: Viktoria Plezn vs Inter 0-2. Vittoria di dovere che può dare fiducia
( settembre 2022 )
L’Inter passa per 2-0 sul campo del Viktoria Plezn nella seconda giornata di Champions League, facendo una prestazione tranquilla e senza grossi problemi. La squadra di Inzaghi inizia con un buon giro palla per cercare di sfondare il muro della formazione ceca. Al 16’ occasione per i nerazzurri su corner: cross sul secondo palo per il colpo di testa di Dzeko che fa sponda al centro per Acerbi che a due passi conclude, ma Stanek blocca. Quattro minuti più tardi arriva il vantaggio per l’Inter. Gran lavoro in area di rigore di Gosens che scarica su Correa, l’argentino serve un assist perfetto per Dzeko che non manca l’appuntamento con il gol. La partita prosegue con i nerazzurri che controllano e cercano di raddoppiare contro un Viktoria che non sembra voler cercare di raddrizzare il risultato. Al 43’ doppia occasione sprecata per l’Inter. In ripartenza i nerazzurri con Brozovic che serve perfettamente Dzeko, il bosniaco ci prova di potenza ma Stanek devia fuori, poi Mkhitaryan sulla respinta ma ancora la difesa del Plzen allontana. Inizia il secondo tempo ed è ancora l’Inter che fa la partita. Già nei primi minuti spreca tre gol. Il primo al 48’ su punizione da sinistra di Bastoni: colpo di testa di Gosens che gira in porta, ma Stanek devia e Skriniar ci prova sulla respinta sbagliando. Il secondo, un minuto più tardi, con Dzeko che ci prova da fuori area con un gran tiro, ma ancora una volta Stanek si invola e respinge in tuffo. E il terzo al 51’ con Bastoni che sradica il pallone a Sykora poi si invola sulla fascia sinistra per un gran cross al centro per lo stacco imperioso di Dumfries ma il colpo di testa finisce fuori. L’Inter a questo punto abbassa i ritmi e subisce alcune azioni pericolose da parte degli avversari. Al 54’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo, lancio sul secondo palo per Mosquera con Onana che in uscita alta anticipa tutti. Al 67’, nonostante l’inferiorità numerica della formazione ceca, ci riprova ancora il Viktoria con Sykora che è bravo ad approfittare di un errore difensivo dell’Inter, poi calcia di destro dal lato destro dell’area colpendo la rete esterna. Al 71’ l’Inter chiude però la partita con il raddoppio. Su una ripartenza micidiale con Dzeko che vede Dumfries a destra, lo serve sulla corsa, l’olandese prende palla e con una diagonale sigla il 2-0. La squadra di Inzaghi controlla la partita e l’altra unica e ultima occasione concessa agli avversari è al 78’ con Bassey che colpisce di testa, ma Onana è attento e respinge in calcio d’angolo. L’Inter si porta a casa i tre punti in una partita che, visto la poca conoscenza degli avversari, poteva essere una trappola. Ed invece i nerazzurri hanno saputo gestire bene la palla e sono apparsi compatti e ordinati in tutti i reparti. L’unico rammarico è di non aver chiuso prima la partita, oltretutto giocando l’ultima parte della partita in superiorità numerica. Ottima e forse rischiosa la decisione di mettere Acerbi che si è comportato egregiamente e anche il portiere Onana si è fatto trovare attento sulle poche ma pericolose occasioni degli avversari. Partita positiva sotto tutti gli aspetti ma da archiviare velocemente in quanto la prossima partita, prima della meritata pausa, vede i nerazzurri in campo contro l’Udinese che sovrasta i nerazzurri di un punto in classifica e che ha letteralmente schiantato squadre come la Roma e messo in difficoltà anche i cugini del Milan ,contro cui hanno perso ma hanno dimostrato di essere una formazione aggressiva e bene organizzata.
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A: Inter vs Torino 1-0. Vittoria all’ultimo respiro, ma che fatica!
( settembre 2022 )
Un’Inter in condizioni normali avrebbe affrontato questa partita casalinga, con ben altre sicurezze e con molta più tranquillità. Dopo la scottante sconfitta nel derby e la successiva brutta prestazione e conseguente ulteriore disfatta in Champions contro i panzer tedeschi, a San Siro viene a far visita il granitico Torino. Avversario scomodo, perché è una squadra tosta, combattiva, molto ben organizzata sia a livello difensivo che offensivo. Dotata di buonissime individualità,nonostante la partenza del suo totem Belotti. Più di tutto i granata hanno, a differenza dei padroni di casa, una grande autostima, dovuta a delle prestazioni sempre convincenti ed una classifica che recita ben 10 punti, frutto di tre vittorie, un pareggio ed una sconfitta, che per altro è avvenuta per mano dell’attuale capolista bergamasca. Da sottolineare, che il Torino è davanti in classifica di un punto proprio nei confronti dei nerazzurri. Inzaghi per ripartire si riaffida tra i pali al suo capitano. In difesa Dimarco prende il posto di Bastoni e per il resto nessun’altra novità con Darmian e Dumfries a coprire le fasce e Dzeko ad affiancare Martinez. I meneghini si nota subito, sono a dir poco preoccupati sin dalle battute iniziali. Ogni pallone, anche quello più banale e semplice pesa un macigno. Poco movimento senza palla e assoluta assenza di iniziative personali. Complice anche un Torino che attua per tutto il primo tempo un pressing asfissiante sino alla trequarti interista. Praticamente gli ospiti tendono a marcare a uomo ovunque. I lombardi non riescono ad imbastire una sola azione dal basso. Quando i tre difensori ricevono palla, scaricano sulle fasce che arretrano, ma a loro volto, gli esterni riappoggiano ai difensori, che sotto la pressione altissima granata si ritrovano a rifugiarsi dalle parti del proprio portiere. Gioco forza, l’unica soluzione che gli rimane a questa Inter, priva di esplosività mentale e muscolare, è quella del lancio lungo. Tuttavia il bosniaco non è nella sua giornata migliore, anche perché è marcatissimo. Ai nerazzurri non è concesso un tocco di troppo, perché i piemontesi sono sul fiato sul collo. Non una sola parata per tutto il primo tempo dovrà effettuare Milinkovic-Savic, a differenza di Handanovic. Se la prima frazione i padroni di casa la terminano infatti non in svantaggio, lo devono esclusivamente al suo capitano. L’estremo difensore, compie una paio di buonissime parate su conclusioni pericolosissime degli ospiti che non sono venuti al Meazza solo per contenere, ma per allungare in classifica. Nella ripresa il copione non muta. L’Inter è contratta, sa che deve vincere per la classifica stessa, ma soprattutto per togliersi di dosso, questo torpore e malumore dovuto alle due pesanti sconfitte. Inzaghi tra il 68’ e il 76’ minuto non muta copione tattico, ma quanto meno con l’ingresso di Correa e Bastoni prima e Bellanova e Mkthitaryan dopo, rinvigorisce i suoi. Complice anche un Torino che sino alla prima ora di gioco ha speso tanto fisicamente per attuare questo pressing altissimo a tutto campo, l’Inter gradatamente alza il baricentro ed anche il numero di giri. L’Inter questa partita la deve vincere, a prescindere dalla qualità della manovra e dello spettacolo. Lautaro, il migliore insieme ad Handanovic, dà l’esempio a tutti. Seppur privato per un’ora di rifornimenti, lotta su ogni pallone e arretra anche a metà campo. Ancora Handanovic tiene a galla i suoi in un paio di occasioni su ripartente ben organizzate dai granata, ma anche Milinkovic-Savic deve ora fare la sua parte e se mostra i suoi riflessi sul colpo di testa di Skriniar, è graziato sul colpo di testa di Lautaro che passa via accanto al palo con il portierone granata inchiodato a terra. I minuti scorrono e la tensione sale, ma Barella all’89’ minuto è lucido a scodellare un delizioso cross da sinistra a destra che trova l’inserimento di Brozovic che davanti al portiere lo supera al volo con un tocco beffardo. Una brutta prestazione che mostra tutti i limiti di una squadra che deve ritrovarsi, ma è riuscita, con tenacia e fortuna a portare a casa tre punti, che possono aiutare tanto per il morale. Ma se non si ritorna a giocare come l’Inter sà, non si andrà molto lontano.
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C.L.: Inter vs Bayer M 0-2. Troppo Bayer per questa triste Inter
( settembre 2022 )
La prima partita per l’Inter in Champions finisce con una sconfitta per 2-0 contro il Bayern Monaco. L’Inter schiera in porta per la prima volta Onana e lascia inspiegabilmente in panchina il generoso Barella. La partita inizia subito forte per i bavaresi che cercano di spiazzare e mettere in difficoltà il portiere nerazzurro con due tiri da fuori. L’Inter è visibilmente in difficoltà in quanto il Bayern attua un pressing molto aggressivo. Al 17’ i nerazzurri si fanno vedere con un cross di Dumfries smorzato, palla a D’Ambrosio che ci prova di sinistro al volo ma troppo centrale per impensierire Neuer. Dal 23’ il Bayern sale in cattedra. Manè fa sponda per Muller che calcia di sinistro, ma Onana alza sulla traversa. Due minuti più tardi arriva il gol del Bayern. Lancio lungo a pescare Sanè che addomestica con un controllo fantastico, dribbla Onana e appoggia in rete per il vantaggio dei bavaresi. Al 37’ altra occasione per il Bayern con Davies che calcia a giro, Onana respinge in tuffo poi nella mischia il destro di Sabitzer è di poco a lato. Finisce il primo tempo con il Bayern meritatamente in vantaggio e con l’Inter che ha difficoltà in tutti i reparti e che non prova neanche a reagire al risultato avverso. Riprende la partita con i nerazzurri che al 50’ cercano timidamente il pareggio con un cross sporco di Dumfries che arriva a Dzeko al centro area ma calcia troppo centralmente. Il Bayern riprende a farsi sotto per mettere in sicurezza il risultato della partita. Al 65’ su cross sporcato di testa da Bastoni, Onana va in presa ma la palla gli scivola accarezzando il palo. Un minuto dopo arriva il secondo gol dei bavaresi che è un autogol dell’Inter. Da uno spettacolare duetto tra Sanè e Coman, arriva un cross dentro e D’Ambrosio devia nella sua porta. L’Inter accusa il colpo, sempre che si sia resa conto della sconfitta, e il Bayern cerca di approfittarne ma senza modificarne il risultato di 2-0. Al 68’ con un altro contropiede fulminante, Onana salva di piede su Manè e al 83’ con Sanè che innesca Gnabry che calcia alle stelle per la fortuna dei nerazzurri. Unica occasione della partita pericolosa da parte dell’Inter per impensierire il Bayern arriva all’84’ con una clamorosa palla gol per Correa che sfrutta un rimpallo ma calcia incredibilmente a lato. Finisce con una sconfitta amara per l’Inter che dovrebbe far riflettere sui problemi di questa squadra che si erano già evidenziati in altre occasioni, come nel derby contro il Milan o con la Lazio. A parte il deficit della forma fisica che accomuna un po' tutto le squadre, l’Inter appare priva di idee a centrocampo, disattenta nei movimenti/meccanismi di difesa, insicura nei confronti del proprio portiere che sia Onana o Handanovic, ed in attacco non arrivano palle sfruttabili e i centravanti non ritornano a supportare il centrocampo. Non si vede un gruppo affiatato, umile e voglioso di vincere. Tutti i giocatori sembrano svogliati e con poca grinta. Questo atteggiamento, molto probabilmente, è da imputare al suo tecnico Inzaghi che non riesce a creare un gruppo aggressivo e concentrato cosa che il suo predecessore Conte sapeva fare molto bene. Ma non è ancora tutto perso. Siamo solo all’inizio e si ha tutto il tempo per recuperare iniziando già a giocare e vincere sabato contro il Torino, che paradossalmente fa strano vederlo davanti di un punto dai nerazzurri e che sarà un banco di prova importante per capire le ambizioni dei giocatori nerazzurri.
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A: Inter vs Cremonese 3-1. Tre lampi in contropiede regalano tre punti e il sorriso a Inzaghi
( agosto 2022 )
L’umore non era dei migliori dalle parti di Appiano Gentile. Dopo la bruttissima sconfitta subita all’Olimpico contro i biancocelesti di Sarri, ecco giungere la tegola dell’infortunio non leggerissimo di Lukaku. A San Siro, potrebbe scompigliare le carte una Cremonese che è vero che si trova ancora a zero punti in classifica, ma è giusto sottolineare come nessuna delle tre sconfitte, tutte su misura, siano state meritate. Al contrario. Alvini, appunto viene a giocarsela al Meazza, senza stravolgere il pensiero offensivo della sua squadra sia dal punto di visto tattico con un 3-4-3 proiettato all’attacco, sia di mentalità, orientata ad offendere più che a contenere. Inzaghi, che dovrà rinunciare al gigante belga almeno sino ad ottobre, cancella la Lula dal campo lasciando a riposo Lautaro, affidandosi in tal modo alla coppia di riserva, obiettivamente, di grande lusso, Dzeko-Correa. Dimarco ancora titolare ma arretrato al posto di Bastoni e Darmian a fare l’esterno a tutta fascia a sinistra. E’ proprio Dimarco a sfiorare il vantaggio dei padroni di casa in apertura su punizione, ma la palla esce di pochissimo al lato sinistro di Radu. Gli ospiti se la giocano, ma anche troppo, dato che il corner che la Cremonese batte al 12’ minuto diviene l’assist per il contropiede micidiale dell’Inter. Dimarco, di fatto, intuisce la traiettoria del passaggio arretrato dalla bandierina e fa partire Barella, palla al piede sulla destra. Giunto al limite dell’area suggerisce lateralmente per Dzeko che tenta il tiro piazzato basso. Radu respinge d’istinto ma centralmente e Correa, partito non in fuorigioco, indisturbato, non gli resta che appoggiare la palla in rete. L’Inter si muove bene, ma non spinge in modo veemente e lascia giocare ben volentieri la Cremonese che qualche brividino lo procura. Gli ospiti però, nell’indugiare a cercare il pareggio pagano nuovamente un caro prezzo a 7’ minuti dalla pausa. Nuovamente una ripartenza in grande stile porta alla rete nerazzurra. Ancora un quattro contro tre imbastito da Barella e quando la palla giunge a Correa al limite dell’area perfettamente allineato al dischetto, l’argentino suggerisce a sinistra per il turco, che senza pressione alcuna, può alzare la testa e calibrare un perfetto assist arretrato fuori dall’area sulla destra. Barella, infatti si trova liberissimo privo di marcatura e al volo, in mezza volé, colpisce di collo pieno indirizzando la sfera sull’angolo lontano dove Radu non può nulla. L’Inter rientrata dagli spogliatoi, sembra assonnata e si chiude sin troppo. Brava la Cremonese a spingere e a crederci sempre e nei primi quindici minuti crea anche qualche disagio in mischia nell’area interista ma è anche pane per i giocatori di qualità nerazzurri. Al 55’ minuto Correa, visibilmente accorto di energia, lascia il posto al “Toro” che lascia ad un quarto dal termine la sua firma sulla gara. Terzo contropiede micidiale nerazzurro, con Dzeko che gestisce palla davanti alla propria aera e fa partire il treno Barella che indovina l’assist da destra a sinistra perfetto per Lautaro che parte quasi dalla metà campo con un difensore attaccato alla maglietta e un altro quasi addosso. Resiste al contrasto in corsa con la palla tra i piedi e giunto ai 25 metri traccia un diagonale che lascia in piedi e impietrito Radu per il 3 a 0. Come di ghiaccio e irritato rimane Handanovic quando al 90’ minuto Okereke disegna da fuori area una parabola che s’insacca a fil di palo, con una difesa sin troppo già dentro negli spogliatoi. Una buona Inter che ha vinto e creato e segnato più da Conte che da Inzaghi e senza Lukaku. E sempre però difesa un po’ troppo rilassata. Tutti spunti aggiuntivi per il Mondo Inter, in chiave derby fra tre giorni.
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A: Lazio vs Inter 3-1. L’equilibrio spezzato da entrambi i cambi
( agosto 2022 )
“E come l’anno scorso” … recitava una famosa canzone estiva da spiaggia. Perché errare è umano ma perseverare è diabolico. L’Inter ci ricasca all’Olimpico contro la Lazio. Contro i biancocelesti di Sarri schierati con un equilibrato 4-3-3 che si trasforma in fase di non possesso palla anche in un 4-5-1, Inzaghi contrappone nel suo monolitico 3-5-2 l’unica variante di Gagliardini al posto di Calhanoglu, sia per dargli minuti di riposo al turco, ma anche per avere un corazziere in marcatura sul pericoloso uomo di centrocampo Milinkovic-Savic. I nerazzurri partono bene, con manovre di avvolgimento, molto possesso palla e pressione altissima. Ma nei primi 20-25 minuti giungono ben poco al tiro dalle parti di Provedel. La Lazio combatte bene in mediana e dà sempre la sensazione che voglia rubare la palla per far male. Lukaku è mal servito e quando ciò avviene, o gestisce male la sfera tra i piedi o la sua sponda è molto imprecisa. Lo tesso Brozovic, perno attorno al quale gira l’intera squadra meneghina, è lontanissimo dai suoi standard. Per cui quando l’azione interista si sviluppa, è lenta e prevedibile. Tutto il contrario di quanto avviene dalle parti degli avversari. Dalla mezz’ora infatti i padroni di casa non solo prendono bene le misure agli undici d’Inzaghi, ma fanno venire i brividi due volte ad Handanovic. La frittata avviene al 40’ minuto quando un lancio preciso tanto quanto semplice dalle retrovie da parte di Milinkovic-Savic pesca Anderson liberissimo a due passi dal portiere nerazzurro che non può fare altro che raccogliere la palla da dentro la rete. Inconcepibile come Bastoni e Dimarco vicini all’attaccante biancoceleste non si siano capiti e non abbiano accorciato su di lui. L’Inter và negli spogliatoi colpita e turbata e lo stesso umore è presente dal ritorno in campo nella ripresa quando al primo affondo laziale su ripartenza veloce, quasi Immobile raddoppia, ma Handanovic si salva in angolo. Corner che diviene linfa vitale per l’Inter al 51’ minuto quando sulla sfera vagante a terra nell’area piccola romana, Lautaro esce dalle retrovie e beffa con un leggerissimo tocco Provedel. Il pareggio esalta i nerazzurri che tornano ad avere l’energia giusta e poco dopo si sviluppa l’univa vera azione degna del 3-5-2 Inzaghiano. Dimarco scende a sinistra e scodella un bellissimo traversone che giunge al quinto di centrocampo interista e Dumfries schiaccia di testa mettendo a dura prova i riflessi di Provedel. Giungono i cambi da una parte e dall’altra. Sarri fa con ancora una mezz’ora di gioco abbondante entrare Alberto e Pedro, già castigatori della “Beneamata” in passato, mentre a 20’ minuti dal termine Inzaghi cambia entrambe le fasce e uno spento Lukaku per Dzeko. Gli ospiti dell’Olimpico spariscono letteralmente dal campo. Darmian e Gosens ne spingono e neppure coprono. Di fatto la Lazio vince tutti duelli in mezzo al campo e sulle corsie laterali e ad un quarto d’ora dal termine di nuovo è mal posizionata la difesa interista che è sbilanciata nei suoi cinque uomini troppo sulla propria sinistra e a destra Alberto da fuori trova un’esterno anche deviato da Barella in leggero ritardo in uscita che si infila a fil di palo sulla sinistra di Handanovic. Inzaghi cambia ancora uomini, con Correa trequartista dietro a Lautaro ed il bosniaco e Calhanoglu, al posto di Barella e Gagliardini. Solo il turco riuscirà ad andare al tiro un paio di volte, ma sarà Pedro a chiudere sul finale con un bel tiro a giro dopo che Darmian aveva abbattuto Immobile per un sicuro rigore. Sconfitta totale per l’Inter che corre tanto e male e se è vero che costruisce anche azioni da goal nei novanta minuti, appena l’avversario non si difende solamente, mostra i suoi limiti nella fase difensiva. L’unica fortuna vuole che già martedì si rigiochi nel turno infrasettimanale. Se l’Inter saprà correggere i propri e tanti errori.
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A: Inter vs Spezia 3-0. Gioco, spettacolo e vittoria come vuole Inzaghi
( agosto 2022 )
A tratti, l’Inter di Inzaghi l’anno scorso mostrò il calcio non solo vincente, ma anche il più brillante e divertente. Nei due mesi autunnali e invernali che fecero balzare la “Beneamata” in vetta alla classifica, a tratti pareva una squadra devastante. Oggi dopo il vantaggio a 10’ minuti dal termine i 71 mila tifosi al Meazza hanno ritrovato quella splendida creatura di due-tre mesi potuta già ammirare, appunto un anno fa, ma con un Lukaku in più nel motore. Per la prima a San Siro Inzaghi non vuole fare esperimenti particolari e nel suo tradizionale 3-5-2, si presentano solamente i titolarissimi che sono più in forma. Difesa confermata, come ribadita la LuLa davanti. In mezzo la linea a cinque con un Gosens non ancor al meglio sostituito da Dimarco che sembra un piccolo Perisic formato italiano tanta è la corsa e la bravura nei cross. Gotti da parte sua non è venuto a Milano a fare il turista e disegna uno Spezia speculare, molto ben organizzato in fase difensiva e pronto a fare male appena se ne presenta l’occasione. I meneghini prendono da subito il comando delle operazioni ma per i primi venti minuti la pressione alta nerazzurra è ben gestita dai liguri, ma soprattutto da Dragowski che risponde presente con grande reattività almeno in tre occasioni. Nulla può però al 35’ minuto quando Barella scende palla al piede e fornisce al gigante belga l’assist perfetto per permettergli in corsa e con una pregevole torsione di appoggiare di testa dietro per Lautaro che libera il suo sinistro che trafigge a fil di palo un’incolpevole Dragowski. Da qui i padroni di casa mostrano tutto il loro potenziale offensivo e solo due miracoli del portiere spezzino e una traversa colpita da Lukaku a Dragowski battuto permettono ai liguri di non andare negli spogliatoi con un passivo troppo ampio. Nella ripresa, la partita è ancora aperta quindi i meneghini non devono abbassare i giri del motore, cosa che l’anno precedente ha sovente fatto ed è costato anche diversi punti in classifica. Inzaghi prima di mettere mano alla squadra vuole il risultato non più in bilico e ringrazia per questo al 52’ minuto il destro precisissimo dal limite dell’area da parte di Calhanoglu che raccoglie una ribattuta corta della difesa ligure dopo uno scambio stretto non riuscito tra Lukaku e Skriniar. 2 a 0 ma ancora più di mezz’ora da disputare. A 20’ minuti dalla fine Inzaghi fa respirare prima Lukaku e Dimarco sostituiti da Dzeko e Gosens, mentre ad un quarto d’ora dal novantesimo i due marcatori per Correa e Gagliardini. Cambio d’interpreti ma non di modulo tattico e neppure di atteggiamento in campo. La motivazione è alta da parte di tutti e la testimonianza è la terza segnatura. Gagliardini imbecca con un bel lancio lo scatto in profondità del bosniaco che si porta la palla avanti di petto, si allarga a sinistra dribblando Dragowski e girandosi mette al centro per Correa che nell’area piccola, dimostrando molta freddezza, aggira il suo marcatore davanti e mette la palla in rete. Quasi una decina di minuti anche per il vice Brozovic, tempo di recupero compreso per Asllani che mostra già nei suoi movimenti di imparare dal cervello croato dell’Inter. 3 a 0 facile, ma reso tale dalla giusta mentalità e da una gara giocata concentrata per tutti i novanta minuti. Soprattutto sia in fase offensiva e di costruzione, sia in quella di recupero palla. Lo Spezia non ha mai avuto modo di ripartire e d’imbastire una sola vera azione. Di fatto sono nulli i tiri in porta dei liguri, ma anche quando Lukaku si fa più volte 20 metri di corsa in dietro per chiudere, è un segno che tutto il gruppo vuole vincere.
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A: Lecce vs Inter 1-2. Pazza, dai nervi saldi, per tre punti d’oro
( agosto 2022 )
Un Lukaku in più nel motore, ma tanti dubbi sul mercato. L’Inter si sente forte e vuole riprendersi quello Scudetto che i cugini gli hanno strappato dalla maglietta a maggio. Per un Perisic che a sinistra non c’è più, c’è il grande ritorno del gigante belga e lo si sente già dopo due minuti. Azione semplice interista nel più classico 3-5-2 a tutta fascia Inzaghiano. Dimarco e non Gosenz scende sulla sinistra e disegna una parabola arcuata per l’altro esterno, Darmian, che di testa mette in centro area per un appoggio, nuovamente di testa, sotto rete facile facile per Lukaku. Goal senza difficoltà e limpido, ma non è un caso, dato che è l’energia con la quale l’Inter gioca tutto il primo tempo e l’inizio della ripresa. La strada si mette subito in discesa ma invece di accelerare e chiudere subito le ostilità, gli undici nerazzurri passeggiano per il campo con una ragnatela di passaggi fini a se stessi. Lukaku si sbraccia per avere palle decenti in profondità da smistare verso il suo amico e compagno di reparto Lautaro o i centrocampisti di rimorchio. Un paio di sortite di Barella ma nulla più per tutta la prima parte di gara. Tanto che i giallorossi sospinti dal calore inesauribile del proprio stadio, alzano pressing, ritmo e baricentro. Si và negli spogliatoi con gli ospiti in vantaggio con meno del minimo sforzo, ma con poche certezze sulla seconda parte di partita. Di fatti lo si capisce subito al terzo minuto, al primo vero affondo dei padroni di casa. Partono in due contro quattro ma è Brozovic che deve fare tutto il campo per seguire da dietro Ceesay che beffa con un preciso e lento diagonale Handanovic. I meneghini sono increduli ma se sono sul 1 a 1 è solo farina del proprio sacco vista l’indolenza con la quale si aggirano senza idee sul campo. Devono ringraziare il proprio capitano e portiere se non capitolano su punizione. Inzaghi dal 57’ al 67’ minuto mette mano a questa macchina impacciata e ingolfata. Con l’entrata di Bastoni per un impalpabile Gosenz, il peggiore in campo, avanza Dimarco per avere i suoi temibili cross. Allo stesso tempo un non in piena forma Brozovic già ammonito viene sostituito per un diligente Mkhtaryan. Ma è soprattutto con l’ingresso di Dzeko per Calhanoglu e Dumfries per Darmian che la gara cambia totalmente. L’Inter muta pelle a trecentosessanta gradi. Testa, gambe, velocità, copertura del campo ed occasioni. Uno statico e apatico 3-5-2, che nulla costruisce e allo stesso nulla copre, diviene un imprevedibile 3-4-1-2 dove il bosniaco si muove tra il reparto d’attacco e i quattro centrocampisti. Il Lecce è chiuso nella propria metà campo e talvolta nella propria area di rigore. Da destra e da sinistra giungono a ripetizione inisidiosissimi cross. Falcone che è anche il secondo portiere si supera evitando una rete che appare fatta almeno quattro volte. E quando non ci arriva neppure lui a chiudere, come sul colpo di testa di Dumfries, lo salva il palo. Inzaghi termina il recupero con un 2-4-4 buttando anche Correa come bocca da fuoco ma già appaiono i titoli dei giornali con una Inter che paga pegno svegliandosi troppo tardi. Ultima azione, letteralmente, con l’arbitro con il fischietto già tra le labbra, ma c’è ancora un corner da battere. Questa volta lo batte dalla destra offensiva nerazzurra, stranamente Barella. La parabola attraversa tutta l’area e la densità di maglie interiste porta l’olandese a buttarla dentro per la disperazione dei leccesi. L’Inter si prende i tre punti e se Inzaghi ne sarà in grado, tanti spunti per modificare la sua creatura. Gli eventi gli hanno mostrato disposizione tattiche differenti come uomini diversi. La strada è lunghissima ma non sempre l’ultimo calcio al pallone nel recupero ti farà vincere. Il cuore non manca di certo a questa squadra, ma bisogna anche farlo girare per novanta minuti.
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