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Inter ( commento partita )E.L.:Inter vs Siviglia: 2-3. Nell’equilibrio gli errori pesano ( agosto 2020 )
Difficile dire ad inizio partita chi fosse la squadra favorita. Le forze, seppur con atteggiamenti sul campo differenti, si equivalevano tra Siviglia e Inter. Probabilmente qualche giocatore con più qualità milita tra i nerazzurri, ma certamente molto più esperti in ambito europeo ed abituati a vincere giocano tra gli spagnoli. All’Inter è verosimilmente mancato questo, l’abitudine di giocare partite di così alto livello e di saper gestire i diversi momenti del match, da parte dei giocatori e della panchina. Si era messa anche molto bene la sfida per l’italiana. Il Siviglia secondo pronostico gestisce la palla da subito aggirando sulla tre quarti avversaria la linea di centrocampo interista, ma al terzo minuto un micidiale contropiede vede Lukaku partire a braccetto con Diego Carlos da centrocampo. Il belga supera il suo marcatore mettendosi davanti in area di rigore e Carlos in modo scomposto da dietro lo travolge. Rigore e ammonizione, rischiando pure il rosso per fallo come ultimo uomo, cosa che Conte in panchina non digerisce affatto. Lukaku dal dischetto non perdona, ed al quinto minuto la “Beneamata” è in vantaggio in Finale di Europa League. Dopo qualche momento di riassestamento, il Siviglia inizia a pressare con il giro palla e l’Inter non riesce ad uscire correndo troppo a vuoto. Oltre ad un’ottima qualità di avvolgimento i calciatori spagnoli sono rapidi nel dribbling e veloci negli inserimenti, così che al 12’ minuti giunge il pareggio. Cross dalla destra a mezza altezza di Navas che fugge sulla corsia laterale alla marcatura degli esterni nerazzurri e De Jong di testa supera Godin rimasto indietro di un metro in marcatura. Handanovic tocca d’istinto ma la palla rimbalza in rete. Sette minuti è durato il vantaggio della formazione italiana. La partita continua sullo stesso binario con un Siviglia, come ci si attendeva, in possesso palla continuo e l’Inter che gioca sulle ripartenze per far male, ma appare chiaro che i muscoli nerazzurri non siano troppo tonici e gli uomini di Conte giungono sempre una frazione dopo sul pallone toccando gli esperti spagnoli che guadagnano punizioni con facilità. Lasciare certe soluzioni balistiche a gente come Banega può essere deleterio, ma Conte probabilmente non ha catechizzato a dovere sull’argomento i suoi. Dopo un paio d’inserimenti pericolosi di D’Ambrosio sulla destra in azioni veloci dell’Inter ed un tocco di mano in area del Siviglia dubbio, al 33’ proprio una punizione dalla destra dell’ex, traccia una traiettoria velenosa che supera tutta l’area e trova l’ultimo uomo sulla sinistra che è nuovamente De Jong. Gagliardini fa un passo indietro troppo tardi in marcatura e nonostante sia alto ben più di un metro e novanta, non impedisce il colpo di testa beffardo a palombella che supera quasi all’angolino Handanovic. Trascorrono due minuti e Godin su punizione dalla destra insacca di testa in mischia, restituendo la stessa moneta e ricordando quanto è pericolosa la formazione meneghina con le sue torri. La partita è tesa e si giunge sul 2 a 2 al riposo, anche se gli italiani falliscono due potenziali ripartenze e al primo minuto di recupero l’ennesima punizione dalla destra regalata vede Handanovic deviare in corner un pericoloso colpo di testa. Ripresa che inizia a ritmi bassi da entrambe le parti, la posta in palio è alta e vi è tra i giocatori la consapevolezza che chi sbaglierà meno vincerà e soprattutto chi segnerà per primo. Dopo cinque minuti una bella verticalizzazione interista porta la palla respinta dalla difesa spagnola Gagliardini al tiro in area, ma con poca freddezza non mira e colpisce i due difensori in scivolata. Dopo 20’ minuti dalla ripresa l’Inter si gioca la Coppa. Barella lancia dalla sua metà campo il gigante belga che in corsa è davanti ai due suoi marcatori, ma non riesce a mettere giù la palla come vorrebbe che rimbalza due e tre volte, giungendo dinanzi al portiere. Bounou è bravo a coprire in uscita e a non farsi trafiggere. Lukaku sbaglia la rete del vantaggio nerazzurro e purtroppo nove minuti dopo la segna in autorete sfortunata nella sua porta. Nuovamente punizione dalla destra di Banega. Linea difensiva che non respinge bene e Carlos in area è libero di effettuare una bella rovesciata bassa. Palla veloce che è destinata ad uscire di quasi un metro ma il 9 nerazzurro d’istinto nel tentativo di deviare la traiettoria, la muta sull’angola verso la porta con Handanovic che non può che guardare la palla in rete. L’Inter è sulle gambe e troppo tardivi giungono i cambi. Nonostante le due squadre siano stremate con gli spagnoli che crollano a terra come mosche a otto minuti dal termine i nerazzurri con una fiammata creano l’azione del pareggio e dei supplementari, ma sul tocco ravvicinato in scivolata di Sanchez che super il portiere, Kounde salva da terra sulla linea di porta. La formazione italiana non ha più energie, né fisiche e neppure di testa per aggredire anche nei sei minuti concessi di recupero gli undici spagnoli. Manca un leader di qualità tecnica e di personalità in campo che si prendi responsabilità di giocate importanti nei momenti difficili e purtroppo Eriksen che avrebbe le carte in regola per farlo, non pare all’altezza del ruolo di trascinatore. Finale persa ma un buon cammino di crescita per la stagione futura, sempre che Conte non obblighi all’ennesima rivoluzione partendo proprio dalla panchina.
E.L.:Inter vs Shakhtar Donetsk: 5-0. Cinque motivi per la finale ( agosto 2020 )
Che l’Inter avesse le carte in regola per far bene in ambito europeo era assodato. Che raggiungesse la finale dopo lo scivolone a San Siro contro il Bologna ed il pareggio beffa a Verona che ha sancito l’addio alla lotta Scudetto, molto meno. Da allora, sette partite di campionato e tre di Europa League, per otto vittorie, due pareggi, venticinque reti segnate e solamente quattro subite. Qualcosa è cambiato? Decisamente. Dalla partita in trasferta contro il Napoli, i nerazzurri sono solidissimi, concentrati per tutta la partita con rarissime sbavature in difesa e atteggiamento tattico mutato notevolmente. Se prima la “Beneamata” teneva palla ed era manovriera, ma sterile davanti come pericolosità, divenendo spesso molto perforabile una volta persa palla, ora ricorda un felino sornione sempre con i muscoli tesi e pronto a scattare sulla preda. Lascia l’illusione del controllo partita all’avversario, che in definitiva non lo ha perchè con la pressione alta, asfissiante e costante dei nerazzurri, da parte di tutti i giocatori, la squadra avversaria non riesce a creare più di tanto, mentre si espone a verticalizzazioni micidiali da ogni zona del campo. I meneghini visti in semifinale contro lo Shakhtar Donetsk, sono stati questo per tutta la partita. E se gli ucraini hanno tenuto palla per più del 60%, è anche vero che sono giunti al tiro in porta solamente una volta. Mentre l’Inter oltre alle cinque segnature, quasi poteva raddoppiare il bottino. Ma questo si era già visto contro i tedeschi una settimana fa ai quarti, però con meno reti all’attivo. Il primo tempo è tatticamente molto bello e se lo Shakhtar non sporca neppure una volta i guantoni ad Handanovic è grazie ad un lavoro totale dei ragazzi di Conte. La condizione atletica è perfetta, ma oltre a correre molto, corrono bene con automatismi che funzionano nella copertura del campo. Se un centrocampista avanza in pressione sul difensore avversario che imposta, lo copre l’attaccante in modo tale da non lasciare varchi ed in fase di costruzione la formazione sfidante sbaglia quasi d’inerzia data la mancanza di sbocchi. I milanesi sono sul pezzo da subito, ma paiono nascosti pronti ad azzannare ad ogni possibilità, cosa che avviene al 19’ minuto. Rinvio teso e sbagliato del portiere sul centrocampo a destra dei nerazzurri. Barella con la sua interminabile corsa, taglia in direzione raggiungendo la sfera per primo, supera in dribbling il laterale, si avvia verso il limite dell’area, quando fa partire un cross teso sul centro. Giunge Lautaro marcato stretto in corsa da Kryvtsov, ma Martinez è oramai in formato “Toro” e con forza incorna di testa anticipando il marcatore e spiazzando il portiere. E’ vantaggio nerazzurro, ma i meneghini continuano con la caccia cattiva dal difensore alla punta. Per un altro quarto d’ora gli ucraini tengono palla quasi nella loro metà campo non riuscendo a sviluppare nessuna trama offensiva, anzi è l’Inter con Barella e d’Ambrosio ad andare vicina al raddoppio. Gli ultimi dieci minuti cala la pressione nerazzurra con lo Shakhtar che si piazza al limite dell’area avversaria, ma i continui passaggi producono unicamente un tiro alto. Il secondo tempo è a dir poco vivace. Nel primo quarto d’ora l’Inter è tornata tonica e aggressiva sino al portiere avversario creando due azioni pericolose, ma una sbavatura di marcatura fa pensare al goal beffa del pareggio, visto che su di un cross dalla destra, trova Moraes colpire di testa con Handanovic che si respinge come può. Due minuti e dal possibile 1 a 1, giunge il raddoppio su corner di Brozovic, con nuovamente d’Ambrosio sugli scudi che imperioso insacca di testa. Gli ucraini pian piano si spengono, anche per merito dell’Inter che non molla la presa, consapevole degli errori commessi in tal senso in Campionato. Pressione costante e alta e al 74’ la partita è definitivamente chiusa con palla recuperata sulla tre quarti, scambi veloci e Lautaro trafigge con un preciso rasoterra Pyatov. Si inizia ad essere stanchi, ma le riserve di energie del colosso Lukaku sono infinite e da uomo sponda si trasforma in centravanti con una bellissima doppietta, con la seconda rete da spettacolo atletico. Quasi c’è gioia allo scadere anche per il subentrato giovanissimo Esposito. 5 a 0 come biglietto da visita fra quattro giorni per la finale contro il Siviglia, dove ex milanesi Suso e Banega attendono questa creatura plasmata da Conte. Una finale dopo 10 anni da quella del Triplete e un Lukaku, in formato fenomeno, visto che è ad un solo goal dalla stagione da 35 reti di Ronaldo che vinse proprio la Coppa Uefa, grazie anche ad un suo strepitoso goal.
E.L.:Inter vs Bayer Leverkusen:2-1. Inter “Contiana” in semifinale ( agosto 2020 )
Vittoria non scontata ma ampiamente alla portata per l’Inter. Il Bayer Leverkusen, non è certo un top club come i cugini nobili di Monaco, nuovamente detentori del titolo nazionale ed ancora ampiamente in Champions. Sono giunti in terra di Germania al quinto posto, ma solamente a 6 punti dalla seconda. Praticamente, più che alla Roma è equiparabile alla nostra Lazio. I tedeschi hanno mantenuto palla sin dalle battute iniziali, ma più nella loro tre quarti e a centrocampo. Nell’arco dei circa cento minuti di partita, a parte il goal segnato il Bayer ha creato unicamente altri due potenziali pericoli, mentre i nerazzurri oltre alle due reti segnate hanno sprecato almeno cinque o sei palle goal nitide. L’Inter con un pressing alto e asfissiante sino al portiere avversario ha impedito ai tedeschi di costruire azioni degne di nota e allo stesso tempo riusciva sempre a rubare palla per verticalizzare per andare al tiro. Così già al quindicesimo minuto l’ennesimo scambio tra Young e Lukaku porta al tiro il centravanti. Ribattuto, la palla perviene a Barella che d’esterno destro infila di precisione a fil di palo la palla in rete. Il tutto grazie ad una splendida invenzione di tacco di Lautaro che smarca l’inglese sulla fascia. La “Beneamata” mantiene alta la concentrazione grazie anche ad un’ottima condizione atletica e non è un caso che sei minuti dopo giunga il raddoppio. La palla giunge in area a Lukaku che come sua abitudine difende egregiamente e nonostante venga tirato giù da terra riesce a calciare la palla in diagonale superando difensori e portiere. Trascorrono due minuti e uno splendido contropiede porta nuovamente l’attaccante belga dinnanzi a Hradecky ma questa volta è più bravo il portiere che rimanendo in piedi fino all’ultimo copre perfettamente lo specchio deviando in angolo. Per la legge del goal sbagliato goal subito l’Inter dal possibile tre a zero si ritrova un minuto dopo con la partita riaperta. Su un’azione insistita dei tedeschi la retroguardia nerazzurra non riesce a liberare l’area e Havertz fa passare la palla sotto le gambe di Handanovic per il due a uno. Scorrono solo due minuti e all’Inter viene concesso per un fallo di mano in area un rigore, ma la Var giustamente blocca Lukaku prima che vada al tiro dal dischetto. Nel secondo tempo l’Inter non cambia atteggiamento e in dieci minuti crea due palle pericolose per segnare ma non riesce a mettere in sicurezza il risultato. A mezz’ora dal termine iniziano le girandole dei cambi. Il fantasista svedese sale subito in cattedra, e al sessantaseiesimo si presenta al limite dell’area fintando il tiro e invece libera Sanchez sulla sinistra davanti a Hradecky che nuovamente salva i suoi dal tre a uno. L’Inter è ancora in pressione e prova a chiuderla ma il Bayer stringe i denti e fa muro di fronte agli attacchi nerazzurri. A meno di un quarto d’ora dal termine altra perla di Eriksen che con uno scambio stretto sulla destra libera Moses che va bene al tiro dopo un dribbling ma è nuovamente attento a respingere il portiere del Leverkusen. Al settantanovesimo giunge l’azione più pericolosa dei tedeschi dove un cross dalla sinistra taglia tutta l’area facendo venire i capelli bianchi ad Handanovic. A cinque minuti dal termine Lukaku spreca un altro contropiede liberato bene da Sanchez, ma proprio il cileno accusa poco dopo problemi muscolari rimanendo in campo nella posizione dello zoppo per via dell’esaurimento delle sostituzioni. Al primo minuto di recupero Lukaku si ritrova sul dischetto per calciare l’ennesimo rigore, ma la Var sin troppo fiscale, come in precedenza, lo cancella. C’è il tempo dell’ultima sgroppata di Lukaku che va in goal ma ad azione ferma per via di un microscopico fallo a lui attribuito. Dopo sette minuti di recupero e un’Inter concentrata per non subire la beffa, giunge il fischio finale che permette ai nerazzurri dopo 10 anni di raggiungere una semifinale europea. Dopo oltre 50 partite questa è stata finalmente la prima Inter di Conte dal primo al novantesimo minuto.
Inter vs Getafe:2-0. Inter ai Quarti col brivido ( luglio 2020 )
Superiamo le Alpi e la prima italiana non stecca, l’Inter supera la squadra spagnola del Getafe tecnicamente sicuramente meno dotata dell’italiana, ma dal temperamento indomito e dotata di grande fisicità che in questo periodo post Covid-19 può risultare un’incognita non da poco. Infatti i primi 15 minuti i nerazzurri non vedono palla aggrediti in ogni angolo del campo. Soprattutto i primi cinque i meneghini sono schiacciati nella propria tre quarti. Sono almeno due, in questo lasso di tempo le palle goal nitide create dai gialli, in una delle quali Handanovic è strepitoso nella risposta. Passata la sfuriata iniziale e quindi anche il pressing e la corsa asfissiante del Getafe, il miglior palleggio interista inizia a far girare a vuoto gli avversari ed il baricentro si sposta a favore dei Contiani che con Lautaro stuzzicano un paio di volte il portiere costretto ad allungarsi a terra e deviare con i guantoni per non andare sotto. Mentre il “Gigante Buono”, pare ancora un pò avulso dalla manovra del “Biscione” il “Toro” pressa la difesa avversaria da subito, al pari di un indomito Barella, attentissimo e generoso nelle chiusure e anche pericoloso in zona tiro. Ma Lukaku lo vedi anche nelle giornate meno brillanti. A quasi 10’ minuti dalla pausa, lancio perfetto dalla retroguardia ( Bastoni sempre più una certezza anche in fase propositiva ), Lukaku sulla tre quarti avversaria fa a sportellate con il suo marcatore mentre il pallone avanza rimbalzando almeno tre volte e al limite dell’area, fa partire un diagonale di collo pieno che si infila tra le gambe del difensore per superare il portiere. Inter in vantaggio che terrà senza patemi sino al riposo. Secondo tempo subito all’insegna degli uomini di Conte, che gestiscono la gara dando sempre la sensazione di poter fare male se volessero ma giochicchiano troppo e piano pano la condizione atletica dei meneghini cala facendo risalire la maggior fisicità del Getafe che impegna Handanovic con un altro colpo di testa dal limite e poi fa scorrere un brivido gelido sulla schiena di Conte e tutti i tifosi della “Beneamata”. Da un cross piuttosto innocuo dalla destra De Vrij e Godin saltano in marcatura sulla punta avversaria, peccato che l’ex capitano dell’Atletico Madrid lo faccia in modo scomposto e la palla ( come si evince dal VAR ) rimbalzi sul suo braccio largo. Se all’arbitro era sfuggito, alle telecamere no ed è rigore a meno di 20’ minuti dal termine, con i nerazzurri in netto calo atletico. Ma Handa europeo è uno stregone sui rigori indovinando sul tiro l’angolo giusto e probabilmente facendo sì che l’attaccante dal dischetto allarghi troppo la traiettoria e facendone uscire la sfera. Sono tre parate e un tiro fuori su quattro rigori subiti in campo continentale, mica numeri da poco. L’Inter capisce che con una sola rete di vantaggio non può rischiare. Lukaku spreca un goal facile quanto un penalty ma a tranquillizzare le coronarie di Conte ci pensa l’appena entrato Eriksen per un diligente Brozovic. Su cross di D’ambrosio ( spettacolare prima la sua mezza rovesciata in stile Djorkaeff ) la difesa respinge male e lo svedese nella posizione da tre quartista dentro l’area di prima non sbaglia. Mancano più di dieci minuti con l’ampio recupero concesso, ma l’Inter è in pieno controllo e rischia pure di segnare il tris con Barella e Sanchez, ma bene così, si è ai quarti. Anche se la prossima sfidante, probabilmente il Bayer Leverkusen, inizierà ad essere di una caratura superiore e certi errori si potranno pagare caro in una partita secca.
Atalanta vs Inter. 0-2. Inter solidamente seconda con rimpianti ( luglio 2020 )
Era stata costruita per lottare sino alla fine con i pluri Campioni torinesi ed i numeri confermano che l’obiettivo è stato raggiunto, ma non c’è molta allegria in casa nerazzurra interista. Eppure la prestazione di oggi è stata, come quella scorsa contro un bel Napoli, notevole dal punto di vista della manovra, della concentrazione, della voglia di combattere su ogni pallone. Peccato che questa solidità e determinazione soprattutto di non subire goal, non sia giunta qualche partita addietro dove sono stati buttati via punti pesantissimi; vedi Sassuolo, Verona, Bologna e anche Fiorentina, che fanno ben nove punti che mancano all’appello per le prestazioni giocate ed i valori in campo. Con l’Atalanta sono nuovamente gli esterni a risultate determinanti. In palio c’è il posto d’onore vicino ai Campioni d’Italia, con i benefici che ne seguono sotto diversi punti di vista. Chi vince tra i due è sicuro del secondo posto a prescindere dal risultato di Napoli della Lazio. E’ l’Inter a partire comunque terribilmente forte e già al primo minuto è avanti di una rete. Su corner D’Ambrosio sbuca nella selva di giocatori ed è bravo di testa a girare la sfera in rete. L’Atalanta cerca di tenere palla e manovrare, ma pare meno veloce e determinata nelle sue azioni offensive. Merito anche della pressione continua e asfissiante degli uomini di Conte che raddoppiano sempre sul portatore di palla. Molto interessante la soluzione tattica di inserire Barella dietro le punte davanti a Brozovic e Gagliardini. Ennesima bocciatura come trequartista per Eriksen? Certamente così facendo l’Inter è molto quadrata, riesce a pressare subito la formazione avversaria e a costruire potenziali pericoli con ripartenze feroci. Come quella dell’inglese che con un assolo parte palla al piede con eleganza sulla sinistra sulla tre quarti avversaria, si accentra leggermente e da oltre venti metri scocca un tiro a giro che supera il muro di difesa dianzi al portiere e si insacca a fil di palo a metà altezza sulla sinistra di Sportiello subentrato a Gollini infortunato. L’Atalanta sale di giri ma l’Inter non perde il filo del gioco, forte non solo del doppio vantaggio ma di una decisione e chiarezza di idee invidiabile. Solitamente la DEA regala il meglio di sé nella ripresa quando le squadre che ha contro iniziano a calare di corsa e gli spazi si allargano, ma questa volta non accade. I meneghini, anche nel secondo tempo, non lasciano spazi e varchi per i veloci attaccanti bergamaschi che trovano o un Handanovic ben posizionato ( a onor del vero raramente chiamato in causa ) oppure un difensore pronto a chiudere ogni spiraglio di filtrante o tiro. Gasperini e Conte cominciano a fare cambi a mezz’ora dalla fine, ma l’andamento della sfida non muterà, senza più grandi acuti, con l’Atalanta a tener palla e a provare a riaprire il match e l’Inter che con la calma dei forti controlla l’avversario senza soffrire, un’insolita situazione per i milanesi ai quali solitamente piace complicarsi la vita da soli. Più si avvicina il novantesimo e più nella testa del Gasp si avvicina la prestigiosa e storica sfida ai quarti di finale di Champions con il Paris S.G. Così come l’Inter ha la meno entusiasmante trasferta contro il Getafe. Una buona partita che vede l’Inter vittoriosa e mai così in alto dal leggendario Triplete, ma forse sono più le domande e i musi lunghi che i sorrisi e le certezze, nonostante un’importante e non scontato successo in trasferta.
Inter vs Napoli:2-0. Cinica e solida aiuta la fortuna ( luglio 2020 )
Non era facile visto che l’Atalanta aveva appena vinto e tornata davanti. Ora si aveva di fronte il Napoli che gioca bene e sa combattere, ma l’Inter è stata diversa, in tutto e per tutto dalle solite viste quest’anno. Solitamente ha dei buchi di fisico, di testa e concentrazione nell’arco della partita. Tiene generalmente palla, il pallino del gioco in mano pressando l’avversario nella sua metà campo, creando tanto e concretizzando pochissimo di quanto sviluppato. L’Inter oggi, per scelta, ma anche per forza dell’avversario ha condotto le danze il primo quarto d’ora del primo tempo e l’ultimo quarto d’ora della ripresa. In mezzo tanto Napoli. I ragazzi di Conte partono piuttosto bene e decisi a far male e all’undicesimo minuto sono in vantaggio con una classica manovra da schema di casa. Sono i due esterni che aggirano la difesa partenopea. Cross dalla destra di Candreva che supera tutta l’area giungendo dall’altra parte a sinistra a Biraghi. L’esterno finta il traversone verso il portiere, ma in realtà suggerisce la palla raso terra leggermente arretrata per l’accorrente D’Ambrosio che fa partire un tiro sporco ma preciso all’angolino che spiazza il portiere. Inter in vantaggio e cambio di film. Il 3 – 5 – 2 si trasforma quasi in un 5 – 3 – 1 – 1 con Lukaku a spaventare la retroguardia avversaria, anche se come in Coppa Italia è un bel duello con Koulibaly. Gattuso, solitamente preposto a pressare e ripartire si trova costretto a fare la partita ed il Napoli nella prima frazione crea tre azioni pericolosissime per pareggiare. Due volte Handanovic ed un paio di volte la mira non perfetta salvano i padroni di casa che possono andare al riposo forti del vantaggio. Alla ripresa è sempre il Napoli a cercare il goal, ma ora la sua stanchezza e la poca lucidità non fanno più tremare come nel primo tempo la difesa meneghina. La mancanza di Mertens per squalifica si sente molto nel reparto offensivo campano e Milik non sembra in giornata, probabilmente dovuto alla distrazione per le sirene bianconere. Per una volta i nerazzurri fanno muro, raddoppiano e triplicano e hanno il coltello tra i denti per non permettere a Insigne e compagni di pareggiare. Già verso lo scadere della prima frazione i padroni di casa in contropiede avevano rischiato di raddoppiare. Ora le potenziali possibilità aumentano. E finalmente Lautaro fa il “Toro” che tanto i tifosi hanno ammirato ed il Barcellona ha tanto cercato rendendolo assente. Siamo al 74’ minuto quando Martinez a centrocampo sulla destra parte palla al piede, tagliando la tre quarti avversaria centralmente veloce e irraggiungibile. La difesa avversaria arretra dinanzi ad un “Toro” arrabbiato, che da fuori area fa partire un colpo velenoso a giro sulla sinistra del portiere, che rimbalza proprio davanti ai guantoni di Meret e si infila in rete quasi accarezzando il palo. Festa di gruppo e segno di protesta da parte di Lautaro per le troppe chiacchiere su di lui. Non si sa se il gesto era rivolto ai tifosi o alla classe giornalistica. Sicuramente da gennaio, quindi anche prima della “pandemia” in campo non era il giocatore tanto ammirato in autunno e a scorci nella stagione scorsa. La partita è quasi in congelatore, sia per la bravura interista di non mollare un centimetro su nulla e nessuno come vuole il suo allenatore, sia perché il Napoli cede alla distanza, anche perché distratta dalla tappa affascinante che l’attende al Camp Nou fra meno di due settimane. Ora l’Inter è nuovamente seconda e sarà derby di colori per il posto d’onore che potrebbe andare anche alla terza incomoda laziale.
Genoa vs Inter:0-3 il secondo posto dei rimpianti ( luglio 2020 )
Vincere, anche abbastanza di larga misura, riguadagnarsi il secondo posto in solitaria e non godersela appieno è un classico dello stile nerazzurro. D’altra parte anche nella storica conquista del “Triplete”, ancor prima di festeggiare si parlava di chi partiva e chi era già partito per altri mari. Sassuolo, Verona, Fiorentina ma specialmente Bologna fanno esattamente nove punti che la “Beneamata” doveva incamerare. Dato che oggi, con la vittoria in trasferta a Marassi la formazione di Conte ha ridotto temporaneamente a quattro lunghezze lo svantaggio dalla capolista, anche con la vittoria della stessa sarebbero stati comunque i nerazzurri in testa di due punti. Ed invece se i bianconeri si imporranno sulla Sampdoria, sarà scudetto matematico con due giornate d’anticipo. Con i se e i ma non si costruiscono le fondamenta di nulla, quindi se l’Inter ha mancato questi punti che in campo erano alla portata, degli errori sono stati commessi dato che sono troppi per parlare solamente di mera sfortuna. La stessa vittoria per 3 a 0 sul Genoa di oggi non è stata una partita tanto diversa da quelle menzionate in precedenza. I rossoblu, affamati di punti salvezza partono forte e aggrediscono l’Inter, senza comunque creare veri presupposti per segnare, per almeno dieci minuti buoni, poi alla distanza gli ospiti iniziano a prendere le redini del gioco affacciandosi sempre più spesso dinanzi a Perin. Purtroppo l’Inter, la fiducia concessa nuovamente al suo “Toro”, per l’ennesima volta non viene ripagata e praticamente le palle che arrivano a Martinez sono tutte sprecate. Lo stato di forma, la poca lucidità e determinazione lo fanno apparire meno dell’ombra di quello che il suo soprannome lo identifica. Oggi sarebbe giusto un “Vitellino da latte”. Eriksen comunque sembra piuttosto ispirato ma è soprattutto Moses sulla sua fascia ad essere dirompente travolgendo ogni volta che scende Criscito. Lo stesso Biraghi a sinistra si comporta bene, come al 34’ minuto quando offre un cross che cala sul secondo palo per l’accorrente Lukaku che si libera in volo del suo marcatore Zapata ed insacca per il vantaggio nerazzurro. Un attimo primo Lautaro aveva sciupato un’occasione sempre su assist dell’ala sinistra. Il Genoa prova a reagire e a pochi minuti dal fischio dell’arbitro per il rientro negli spogliatoi, una punizione regalata al limite in zona centrale da Gagliardini, non si tramuta per poco nel pareggio, visto che la palla a giro bassa esce di trenta centimetri dal palo ad Handanovic impietrito e battuto. Alla ripresa gli ospiti controllano, ma senza chiudere il match, non imparando dalle precedenti sfide dove sono stati buttati al vento punti oggi rimpianti proprio per lo stesso motivo. Il Genoa ci prova a pressare ma il giro palla dei Contiani è di qualità e le maglie rossoblu girono spesso a vuoto. Iniziano a metà del secondo tempo cambi da entrambe le fazioni e i padroni di casa finiranno la sfida con ben tre punte ex interiste come Pinamonti, Destro e Pandev. Ad un quarto d’ora dal termine iniziano a fioccare sempre più cross nell’area di Handanovic, ma all’82’ minuto ci pensa il nuovo entrato Sanchez ha salvare le coronarie dei tifosi della “Beneamata”. Perfetto cross ancora di Moses ed il cileno fa quello che Martinez da mesi non riesce neppure a pensare; si inserisce centralmente e al volo insacca di forza in rete per il 2 a 0 che spegne ogni ardore da parte dei padroni di casa. Genoa che prova, ma senza troppa convinzione a buttarsi ancora avanti, lasciando però troppe praterie ai meneghini. Allo scadere una di queste diventa terreno per la galoppata di Lukaku in stile Ronaldo “Il Fenomeno” con tanto di doppio dribbling e doppio passo con tiro a giro per il definitivo 3 a 0. Giunge la vittoria ed il secondo posto in solitaria, ma l’Inter impiega troppo a chiudere la partita ed ancora non riesce ad addormentare la sfida. Siamo dinanzi ad una larga vittoria eppure sino a dieci dal termine una sbavatura poteva portare nuovamente ad uno sciagurato pareggino.
Inter vs Fiorentina:0-0. Terraciano consegna lo scudetto alla Juve. ( luglio 2020 )
Un pareggio a porte inviolate potrebbe far pensare ad una partita scialba e resa incondizionata da parte dei meneghini. Ma un risultato spesso non racconta l’andamento di un match. I ragazzi di Conte hanno fatto tutto quello che potevano e anche di più per almeno ottanta minuti, creando, specie nel primo tempo, i presupposti per una vittoria anche di goleada. Eppure sul finale rischiano tuttavia la sconfitta beffa, quando le energie e la lucidità vengono a mancare. Dal primo minuto la formazione di casa si riversa nella metà campo avversaria e per circa mezz’ora è un vero e proprio assedio. Tra Lukaku e Terraciano ( il portiere viola ) si crea una sfida nella sfida e ha la meglio l’estremo difensore ospite. In almeno tre occasioni è straordinario nelle sue parate, perfetto nella reattività come nel senso della posizione, sia nel tiro ravvicinato che nel tiro da fuori come si evince sul pericoloso fendente di Barella. E dove non arriva il portiere vi giunge la Dea Fortuna del Palo come al 18’ minuto quando il possente centravanti impatta perfettamente con la sfera giunta su un bellissimo cross di Eriksen ma il palo interno sulla destra di Terraciano lo salva. I padroni di casa terminano il primo tempo senza essere riusciti a chiuderlo in vantaggio anche se potevano essere sopra di almeno di due o tre reti. Invece oltre alla porta avversaria che pare stregata, perde dopo una ventina di minuti pure il forte difensore centrale olandese. Distrazione al ginocchio per un brutto movimento all’indietro. La preoccupazione maggiore è il suo recupero per l’imminente competizione europea. Ranocchia ne prenderà il posto affiancando Godin e D’Ambrosio e la differenza nel secondo tempo emerge nelle chiusure e nell’assetto difensivo. Maglie nerazzurre anche nella ripresa tutte nella metà campo avversaria e al quinto minuto andrebbero anche in vantaggio con Candreva, ma giustamente il guardalinee segnala il fuorigioco. Il laterale italiano è nettamente oltre la linea difensiva viola sul lancio da parte di Young. Trascorrono appena due minuti e una bella sponda di Lukaku libera al tiro un vivace Sanchez ma Terraciano devia la palla che rimbalza sul palo. E’ il segnale che non è serata e pare che i nerazzurri percepiscano questa sensazione. La lucidità con il trascorrere del tempo inizia a diminuire e con essa anche la benzina nelle gambe. Così anche la Fiorentina inizia ad uscire e a farsi pericolosa. Poco prima della mezz’ora Castrovilli su rapido contropiede, impegna Handanovic, sino a quel momento rimasto praticamente inoperoso. Il forcing dell’Inter è continuo e neppure i cambi operati dal mister non riescono a portare giovamento alla manovra offensiva della “Beneamata”. Sarà infatti un erroraccio in chiusura a metà campo dei padroni di casa a portare un contropiede velenoso quattro contro tre a favore dei viola. Handanovic è strepitoso a chiudere a tu per tu dinanzi alla propria porta su Lirola. L’Inter ci prova a muovere ancora l’assedio, ma è chiaro che solo un episodio o una sbavatura della Fiorentina può far segnare sul finale la squadra di casa, sfinita per il tanto impegno profuso e la delusione di non essere sino ad ora riusciti a sbloccarla. C’è la consapevolezza che con la mancata vittoria non si perdano solamente i due punti in sé, ma soprattutto la seconda posizione in classifica a favore dell’Atalanta uscita vittoriosa il giorno prima contro il Bologna e sancire praticamente lo scudetto alla rivale di sempre, la Juventus. Talvolta capita di giocare non benissimo e portare a casa la posta in palio ( vedi la trasferta di Parma ) ed invece accadono queste partite che vedi ad ogni assalto l’ombra del goal che non si tramuta mai in vera luce e la vittoria sfuma senza saperne il motivo. E’ anche il bello di questo sport che non è una scienza esatta.
Roma vs Inter:2-2. Le rimonte all’ultimo non fanno felice nessuno ( luglio 2020 )
Quando queste due squadre s’incontrano, storicamente, ma da decenni, è raro che siano partite scialbe, senza emozioni e soprattutto prive di goal. Questa edizione non fa eccezione, nonostante la particolarità del momento post Covid-19. I padroni di casa mostrano da subito di essere in uno stato di forma superiore agli avversari. In effetti dopo i disastri contro Milan e Napoli, i lupacchiotti hanno fatto bottino pieno nelle ultime tre sfide, segnando sempre almeno due reti. Gli ospiti si trovano un Barella in campo ma non al meglio e Brozovic avanzato quasi da suggeritore per le due punte, tuttavia con un’idea di squadra più indirizzata al contenimento che la proposizione. I giallorossi pressano molto e sono costantemente sulla tre quarti ospite ma vere parate Handanovic non ne deve effettuare. Ciò nondimeno è proprio il portiere intersita al decimo minuto a regalare la vera prima palla goal. Da angolo esce a vuoto e smanaccia solo l’aria lasciando scorrere la sfera che Mancini non riesce e spingere a rete. Angolo cinque minuti dopo per i nerazzurri ed il centrale ex laziale, specialista dei goal nonostante sia difensore, con un bel colpo di testa supera tutti e porta in vantaggio la “Beneamata”. La Roma perde un pò di ardore e gli ospiti controllano senza troppo affanno con il un buon giro palla ed un Gagliardini, migliore tra i suoi, che a differenza di tante altre uscite, pare sicuro sia in contrasto che in posizione. Infatti e Brozovic che rischia a due passi dal portiere di portare al raddoppio a metà primo tempo i suoi su bella azione di Sanchez. A tempo oramai scaduto Lautaro non difende bene a centrocampo un forte passaggio di Skriniar ( probabilmente toccato sul piede quindi soggetto a fallo ), si dipana un capovolgimento di fronte e la Roma è rapida e lucida a concretizzare con Spinazzola il pareggio proprio prima della pausa. Il secondo tempo vede l’Inter più tonica che tiene palla e alza il suo baricentro, arrabbiata per il vantaggio sprecato proprio sul fischio dell’arbitro e andrebbe anche in goal su pregevole controllo, corsa e tiro di Martinez imbeccato bene da un lancio di Bastoni, ma per questione di qualche centimetro viene annullata la rete giustamente per fuorigioco. Eppure per quanto gli uomini di Conte possano avere un’idea offensiva e propositiva del calcio, dietro sono sempre leggerini, più per mancanza di copertura che per qualità dei difensori ed infatti al 57’ minuto penetrazione centrale della Roma, i due centrali di difesa per rilanciare via la palla se la fanno carambolare su se stessi e Mkhitaryan è il più lesto ad approfittarne e ribaltare il match. Sconfortati per l’ennesima rimonta subita, i nerazzurri, non sono solo scarichi a livello di muscoli, ma anche di testa. La Roma è evidente che oltre all’entusiasmo ha molta più benzina in corpo. A poco più di venti minuti dalla fine Conte sostituisce metà formazione, partendo dagli esterni con in più l’ingresso di Lukaku e Eriksen, trasformando la sua creatura con il successivo inserimento del polivalente D’Ambrosio in un offensivissimo 4-2-4. Ed è proprio la pressione alta dettata anche dal cambio di modulo che porta Moses a pressare Spinazzola sino a fondo campo, causandogli uno svarione e un liscio al momento del rilancio che non avviene perchè il difensore romanista calcia l’esterno nerazzurro al posto della palla. Rigore regalato e netto che Lukaku questa volta non concede a nessuno di battere e sbagliare, porgendo il pareggio qualificazione alla prossima Champions League con quattro giornate d’anticipo. L’Inter chiude in avanti nel breve recupero concesso, ma non riesce ad accorciare temporaneamente con la capolista come avrebbe voluto, che si trova ora a 5 punti, in attesa che Lazio gli faccia un favore, oltre che a se stessa.
SPAL vs Inter: 0-4. Missione secondo posto centrata e Juve a -6 ( luglio 2020 )
La virtuale seconda in classifica se la vede con l’ultima della classe, quindi un risultato scontato sulla carta, ma con l’Inter e con questa versione particolarmente, nulla è scontato. La partita ha inizio con il classico copione che ti aspetti. La big che fa la partita, tiene palla e gioca nella metà campo avversaria, con la sfidante pronta a difendersi con tutte le armi di cui dispone, pronta però a far male ad ogni possibile crepa della corazzata. Brozovic davanti alla difesa pronto a chiudere i varchi e far partire il gioco, Gagliardini a far legna, Biraghi e Candreva sulle fasce per i cross o centrarsi al tiro, Eriksen a suggerire dietro alle due punte argentina e cilena. Bastoni e Skriniar affiancano Ranoccia nella difesa a tre. Non avendo a disposizione l’imponenza toracica di Lukaku, gli sopiti giocano palla a terra sin da subito, con fraseggi veloci e precisi, tanto più che i piedi buoni e l’agilità non mancano là davanti. Proprio da una di queste trame , già al quinto minuto il palo nega la rete del vantaggio ai milanesi su un chirurgico tiro a giro basso da fuori da parte di Brozovic. Legno pareggiato quasi un quarto d’ora dopo da parte di Petagna. Su un contropiede, dopo una leggera deviazione del possente attaccante, in procinto di passare al Napoli, la palla si impenna e si stampa sulla traversa. I neroazzurri continuano nel loro monologo di pressione alta e possesso palla, ma sono come di consueto molto leggeri nella fase difensiva. Le due punte corrono tantissimo nel tentativo di far sbagliare i centrocampisti e difensori della Spal, come quando Sanchez su un rinvio errato del portiere messo sotto pressione da Lautaro, prova un eurogoal da quasi quaranta metri, colpendo la palla al volo di collo esterno, ma la sfera esce di oltre un metro. Tanta corsa però porta anche poca lucidità nell’ultimo passaggio e vere parate Letica non deve farne. Di nuovo Sanchez, ispirato, grintosissimo e con una tecnica sopraffina tra i piedi vede libero a destra l’accorrente ala ex Lazio, che stoppa la palla, prende la mira e in diagonale sul lato opposto del portiere, porta in vantaggio i suoi. Siamo al 37’ minuto e all’Inter piace farsi male da sola, così che l’arbitro la grazia sul finire della prima frazione. Un contropiede velenoso dei padroni di casa vede Handanovic chiudere in uscita su Strefezza. L’esterno lancia avanti la palla e il portiere lo prende con il suo corpo in area buttandolo giù. Con l’ausilio della VAR, viene considerato un contatto di gioco e non un fallo, però un’interpretazione differente, avrebbe potuto concedere il penalty ai spalletti rimettendo in parità la sfida. Parte il secondo tempo e gli ospiti sono decisi a chiudere il match, rei degli errori commessi contro Bologna, Verona e Sassuolo. Pressione alta continua e dopo dieci minuti, Biraghi, sino a quel momento non molto attento in fase di chiusura, sulla sua sinistra si accentra al limite dell’area, e di destro fa partire un preciso tiro a giro che Letica non riesce a fermare. Trascorrono altri cinque minuti e proprio l’autore del raddoppio diventa assistman; il suo cross teso da sinistra trova in corsa la testa del cileno che spinge la palla in rete. La sfida a mezz’ora dalla fine è praticamente chiusa. I padroni di casa si arrendono non solo sul campo, ma con ogni probabilità alla vicina sentenza di retrocessione. Ad un quarto d’ora dal termine arriva il poker firmato Gagliardini e solo il portiere ferrarese impedisce che il risultato sia più tennistico. Solo nel secondo tempo la Beneamata è riuscita a rendere facile una partita che tale si ipotizzava all’inizio. Quasi matematica certezza di qualificazione in Champions, che vedrà la Roma all’Olimpico ospitarli, ma con 14 punti di vantaggio su 15 a disposizione, dovrebbe accadere di tutto per uscire fuori dai giochi che contano. Più facile recuperare le 6 lunghezze dalla capolista.
Inter vs Torino:3-1. Dopo la papera girano i 2 minuti, ma che brividi ( luglio 2020 )
Non è più solo pazza l’Inter, è anche paurosamente spaventata di se stessa più che degli avversari. La partita di oggi lo dimostra e allo stesso tempo rispecchia la stagione in corso. Per l’ennesima volta, la terza consecutiva, i meneghini hanno l’occasione di avvicinare, anzi, qui addirittura agganciare il secondo posto, dove è stata clamorosamente sciupata l’occasione sia contro il Bologna che contro il Verona. I padroni di casa partono dal primo minuto concentrati e compatti, con un prolungato possesso palla e tanto movimento. Il baricentro è alto, pericolosamente avanzato ed il Toro è costretto a rintanarsi nella propria metà campo. Si creano per il primo quarto d’ora situazioni pericolose, ma nessuna azione da goal o intervento decisivo da parte di Sirigu. Ai neroazzurri padroni del campo, piace stupire e ribaltare i pronostici; prima De Vrij si fa superare dal suo avversario e all’ultimo devia il tiro in corner. Dalla stessa bandierina il glaciale ed esperto portierone commette un errore che anche a vederlo fatichi a crederci. Una palla facile a scendere davanti alla porta, da fermo Handanovic va in elevazione, afferra la sfera con i guanti ma gli scivola a terra tra i piedi e Belotti appostato vicino appoggia in rete. E’il 17’ e anche se lo stadio è vuoto, sarebbero tutti rimasti ammutoliti. Se il capitano, il più serio e sicuro del gruppo ha di queste sviste, qualcosa dal punto di vista mentale non gira come dovrebbe. Il Toro è in vantaggio senza aver fatto assolutamente nulla, tranne aver battuto un angolo per cronaca. Ma tanto è bastato per far sciogliere gli uomini di Conte che tengono palla, ma più lentamente, con meno convinzione aggrediscono la metà campo avversaria e allo stesso tempo lasciano possibili contropiedi ai granata che nel primo tempo quasi legittimano il vantaggio con due potenziali azioni pericolose. La paura di un’altra caduta imprevista aleggia sul Meazza al fischio del riposo. I padroni di casa ripartono subito forti, ma più decisi e cattivi come piace al suo allenatore. Già al 3’ è pareggio con un pregevole tiro al volo di collo pieno dentro l’area di Young. Trascorrono meno di altri tre minuti e i neroazzurri hanno già ribaltato la sfida con Lautaro che sul filo della linea di fondo a sinistra, di testa, rimette la palla al centro dove per Godin è un giochino posare in rete la palla. Bello schema prolungato da calcio d’angolo e giusta determinazione. Sarà stato un caso, ma sono l’inglese e l’uruguaiano i due che hanno dato la scossa, insieme al migliore dei suoi che è il cileno Sanchez. I più esperti e gli unici in campo che hanno dei trofei nella loro bacheca. L’Inter continua a giocare, ma i brividi non mancano. Al 54’ Handa è bravo a chiudere in uscita un potenziale pallonetto pericoloso. Tuttavia al 61’ arriva una leggera brezza di tranquillità con il doppio vantaggio firmato da Lautaro. Sanchez con grande forza e pressing ruba palla sul centro-sinistra, taglia il campo e lancia l’argentino che fa partire un tiro che prende Bremer spiazzando Sirigu. E’ il 3 a 1 della tranquillità, anche se per l’ennesima volta Martinez va al tiro egoisticamente quando poteva dare palla a destra all’accorrente D’Ambrosio meglio posizionato. Il Toro, grazie anche ai padroni di casa poco concentrati dietro, prendono una traversa con Belotti a portiere battuto, vedi Bastoni mal posizionato in marcatura, ma è l’Inter che sciupa due palle goal per arrotondare il risultato. La vittoria è giunta, con brividi e adrenalina e con essa anche il secondo posto con la Lazio. La Juve è lontana ora 8 punti, ma allo stesso tempo giocando contro una rassegnata SPAL, potrebbe sancire la matematica qualificazione in Champions con cinque giornate d’anticipo.Anche se l’obiettivo è chiudere comunque il più vicino possibile alla capolista, per prestigio e per crescita della propria autostima.
Verona vs Inter: 2-2. Errare è umano, ma perseverare ... ( luglio 2020 )
Cambiano gli avversari, le loro maglie, il loro atteggiamento tattico e di spirito, ma quello che rimane costante è l’incompiutezza e l’autolesionismo neroazzurro. La piazza di Verona si sapeva non essere facile. Inaspettatamente questa bella squadra è cresciuta molto, all’ombra della fantastica Atalanta del Gasp, della quale ha carpito segreti e mentalità e lo si vede sul campo. Tutti hanno sofferto in questo stadio, ma l’Inter ha più di un motivo per fare bene qui. In primis, quello di cancellare i 3 punti regalati tre giorni prima in casa contro un normale Bologna che ha ribaltato sul finale i meneghini. Secondo, è la partita che chiude la giornata e Conte è già a conoscenza degli imprevedibili risultati delle altre avversarie dirette. Le prime due della classe hanno perso, mentre la DEA, inarrestabile sa solo macinare gioco e vittorie. La squadra del “Biscione” può avvicinare la Lazio ad una sola lunghezza, ritornare a -8 dalla capolista, che non vorrebbe dire rientrare nella corsa scudetto, ma finire bene un Campionato vicinissimi alla Signora, oltre a riprendersi il podio più basso, ora in mano ai bergamaschi. Obiettivi chiari e semplici e ti aspetti un Inter con il coltello tra i denti, forte di un tasso tecnico superiore al Verona, ed invece sono i padroni di casa che hanno la fame di punti per stare incollati al treno Europa League. Al secondo minuto gli ospiti sono già sotto di una rete. L’ennesimo goal subito per errori individuali e tattici. Lancio lungo sulla destra difensiva. Skriniar troppo alto è in ricorsa e in affanno su Lazovic che giunto quasi sulla linea di fondo al limite dell’area lo supera come un birillo e secca sul primo palo Handanovic. Inter nel panico totale per 20 minuti e solo la buona sorte non la fa capitolare per altre due volte. Sulle gambe, senza idee ed un centrocampo che è completamente statico in entrambe le fasi. Il Verona alla distanza cala come era prevedibile i ritmi e la partita inizia al 25’ ad essere più equilibrata ed un paio di potenziali azioni pericolose per il pareggio prima della pausa i milanesi se le creano. Purtroppo tutto è troppo lento e prevedibile con Lukaku che copre la palla benissimo e la smista per i compagni. L’Inter che rientra dagli spogliatoi si presenta subito più arrembante, sulla scia di quanto visto sul termine della prima frazione e non è un caso il pareggio dopo 4 minuti. Scambio veloce tra le punte e Lukaku spalle alla porta difende sfera e si gira facendo partire un diagonale dal limite che si stampa sul palo. Palla che arriva nei pressi di Candreva ( uno dei migliori dei suoi ), che stoppa e segna con un preciso tiro sul palo alla destra del portiere. L’Inter, raggiunto il pareggio, manovra con più scioltezza e ha voglia di portare a casa il bottino pieno, mentre i padroni di casa sembrano divenuti un po' più timorosi ed il risultato della pressione è un cross di Candreva al decimo minuto, che viene deviato di petto da Di Marco nella propria rete. L’Inter cala i ritmi, sbagliando perché ha dimostrato di non saper gestire palla, nascondendola agli avversari. Infatti il Verona inizia ad alzare il baricentro, lasciando anche potenziali contropiedi, ma gli attaccanti interisti iniziano ad avere i serbatoi vuoti. Lautaro subentra al gigante buono che esce affaticato e su una bruciante accelerazione si mangia nettamente il goal, tirando sul portiere invece di passarla ad un liberissimo Sanchez. Ennesima partita che poteva chiudere ed un meritevole Verona a 4 minuti dallo scadere pareggia con Veloso con i difensori dell’Inter posizionati bene ma immobili come gli omini del Subbuteo. Errori molteplici sotto tutti i punti di vista e su ogni comparto. Dai giocatori senza ambizioni e voglia, alla preparazione atletica, dalla società che non riesce a trasmettere un pensiero vincente all’allenatore che tatticamente non sa variare e non riesce a creare un gruppo solido.
Inter vs Bologna: 1-2. Addio ai sogni di gloria e non solo. ( luglio 2020 )
Con Conte in panchina non doveva essere più pazza Inter ed invece lo è ancora e non in senso positivo. Per l’ennesima volta in stagione i neroazzurri riescono a buttare una gara in pieno controllo, dissipando molto di più che i freddi punti, che pesano comunque nella classifica. L’Inter perde in credibilità verso gli altri ma soprattutto verso se stessa. Arrivi quasi a fine stagione ritenendo di aver colmato parzialmente il gap dalla tua antagonista di semp,re la Juventus, ed invece ti accorgi di essere al punto di partenza. Un Bologna in piena zona tranquillità, che potrebbe ambire anche ad un posto continentale, ma è piuttosto lontano ed una salvezza quasi matematica, si presenta a San Siro senza gli occhi della tigre. Infatti i padroni di casa partono sciolti e con buon ritmo, nonostante l’afa del pomeriggio milanese. Dopo un paio di incursioni sulle fasce, al 22’ il risultato si sblocca. Candreva da destra cambia gioco per Young, che stoppa di classe, e fa partire uno splendido cross dove si avventa sul primo palo Lautaro Martinez che con una potente torsione di testa spiazza il portiere. La palla prende il palo pieno, ritorna in campo e Lukaku con ottimi riflessi ribatte in rete, per il suo ventesimo goal in Serie A. Il Bologna non c’è e l’Inter pensa di seguire il copione di tre giorni fa quando ha demolito il Brescia. Young, il migliore nella prima frazione di gioco, sulla sinistra va via con tunnel, entra in area e solo gli ottimi riflessi di Skorupski, gli negano il goal. L’Inter manovra come se aspettasse il goal facile in arrivo, ma appena abbassa i ritmi perde in fase difensiva. Si sbilancia per segnare rischiando contropiedi da squadra di provincia, come quando a 10 minuti dal riposo Orsolini da solo si fa deviare dal piede di Handanovic la palla in angolo. I meneghini troppo spesso lasciano possibili verticalizzazioni per gli avversari senza adeguate contromisure. D’accordo giocare per segnare un goal in più dell’avversario, ma quando prendi costantemente almeno una rete a partita, qualcosa non va bene. Si riprende nel secondo tempo con un Inter al suo ritmo costante, ma un Bologna più convinto inizia a pressare alto e arriva il primo campanello di allarme quando dopo 8 minuti Barrow, centralmente supera uno stanco Brozovic, ( prima partita dopo il Covid.19 ), e fa partire un terra aria dal limite che solo il palo nega il pareggio. In quattro minuti doppio regalo del Bologna ai padroni di casa che rigettano al mittente. Al 57’ l’arbitro, molto intransigente per quanto concerne l’etichetta, espelle Soriano per delle paroline di troppo, mentre al 61’ concede un rigore per evidente sgambetto in area. Per gentile concessione di Lukaku, Martinez si presenta sul dischetto ma il suo tiro forte è troppo centrale. Il portiere respinge e Gagliardini sulla ribattuta ritira verso Skorupski. L’Inter poteva chiudere la partita con un doppio vantaggio e con l’uomo in più, invece gli ospiti molto più motivati ci credono. Mihajlovic inserisce forze fresche ed il Bolognja acquista in corsa. I neroazzurri sono sulle gambe e non sfruttano neppure la superiorità numerica. Inevitabili gli errori, specie quello del mediano italiano che dinanzi alla propria area cicca la palla lasciandola ad un giovanissimo Juwara che con rabbia tira una bomba che entra in rete. E’ il pareggio, ma non solo di risultato, perché Bastoni 3 minuti dopo si fa espellere per una brutta entrata proprio per sul marcatore del Bologna. Ora si gioca 10 contro 10, ma è evidente che ha più benzina nelle gambe la squadra emiliana che a 10 minuti dal termine si trova in vantaggio con un bel diagonale di Barrow alla sinistra della propria zona d’attacco, completamente solo. L’entrante Sanchez si magia due volte prima dello scadere la palla del pareggio. L’Inter andrà a Verona con tanti dubbi su se stessa ed invece di aggredire il secondo posto rischia il suo terzo in favore dell’arrembante Atalanta.
Inter vs Brescia: 6-0. Un brivido e poi ti 6 fatta bella. ( giugno 2020 )
Dopo lo sciagurato pareggio con il Sassuolo e la rimonta da batticuore all’ultimo minuto a Parma, anche contro l’ultima in classifica, dall’Inter ti puoi aspettare di tutto. Ebbene la partita degli avversari dura appena poco più di 3 minuti, quando Young, che poi si dimostrerà il migliore della compagine neroazzurra regala palla davanti alla difesa e Donnarumma si magia un goal dinanzi ad Handanovic. Magari i padroni di casa avrebbero vinto, ma senza dubbio sarebbe stata ben altra partita. Invece, proprio Young si fa perdonare due minuti dopo con un destro al volo di collo pieno che sfrutta un cross dalla destra al bacio di Sanchez. Dopo 5 minuti l’Inter è in vantaggio e da lì in poi sarà un monologo neroazzurro. Possesso palla continuo e pressione alta portano al 20’ al rigore per fallo su Moses che taglia la strada al difensore in area che non può far altro che buttarlo giù. Lautaro, in astinenza di goal concede comunque il penalty al compagno di reparto che con un preciso diagonale raddoppia il vantaggio. Moses e Young sulle fasce imperversano indisturbati, dando prova di grande corsa e notevole qualità, con un Sanchez che pare quello splendido degli anni d’oro a Udine. Proprio sullo scadere della prima frazione di gioco una pennellata dolce in area da parte dell’inglese sulla sinistra vede l’inserimento per l’incornata vincente di Danilo D’Ambrosio. Difatti la partita è terminata nel primo tempo, sempre che fosse ancora un pericolo il Brescia. In effetti non si può considerare il risultato come una logica conseguenza di una partita giocata contro un avversario che ha gettato la spugna completamente, con l’unica speranza che arrivi al più presto il triplice fischio arbitrale, oppure il termine del Campionato stesso. Con soli 18 punti all’attivo e 8 di distacco dalla salvezza, è sicuramente probante l’ostacolo San Siro, ma la determinazione di provarci sino al novantesimo minuto non dovrebbe mai venire meno. Dunque i giocatori di Conte possono divertirsi in modalità videogioco con interesse solo alla fase di costruzione senza alcun pericolo per eventuali contropiedi che non sono nemmeno abbozzati dagli ospiti. Moses e Young hanno fatto faville, ma la loro lacuna rimane proprio nelle situazioni di chiusure sia in termini di posizione che di tempi di intervento. Inizia il secondo tempo con l’Inter che senza accelerare è comunque padrone totale della manovra grazie anche all’assenza dell’avversario che fa apparire la sfida meno intensa di un allenamento. Così divertendosi, seppur senza il coltello tra i denti è gioco forza andare nuovamente in goal, nonostante i numerosi cambi che stravolgono la squadra ma non l’assetto tattico. Prima Gagliardini dopo 7 minuti dalla ripresa di testa segna su punizione del cileno, poi l’entrante Eriksen proprio per il mediano italiano fa poker ribadendo in rete una risposta corta del portiere su tiro potente di Lukaku che aveva da non molto sostituito Lautaro. La traversa nega temporaneamente la soddisfazione del goal a Candreva che fa partire un missile terra aria, ma a due minuti dal temine dopo una bella triangolazione con Agoumè ed il danese, scocca un preciso sinistro da fuori area che fissa il rotondo pallottoliere sul numero 6. Una partita insolita da parte dei meneghini dato che è stata semplice senza alcun sudore freddo e timore di essere raggiunti, una passeggiata nel bosco senza lupi cattivi non è nelle corde interiste, ma non bisogna farci l’abitudine. Tre punti facili con un bel gioco corale e zero goal al passivo, la prima volta dal dopo Covid-19, è un bel segnale ma la prossima vedrà un Bologna dell’ex Sinisa che non è avvezzo a fare regali. Mancano 9 partite al termine e su 4 sfide di Campionato disputate sono giunte 3 vittorie ed un pareggio, peccato per i neroazzurri, che la Juventus abbia fatto l’amplein e quei due punti gettati al vento con il Sassuolo potrebbero dimostrarsi fatali, ma allo stesso tempo dimostrerebbe che la formazione di Conte è rimasta in corsa sino alla fine.
Parma vs Inter: 1-2. La sofferenza fa sperare l’Inter ( giugno 2020 )
Partita difficile doveva essere nelle previsioni e così è stato. Dalle prime battute si scorge il tema del match. Gli ospiti a tener palla cercando di manovrare nell’area avversaria e i padroni di casa concentrati a ripartire con velocità e grande qualità senza arroccarsi ma pressando la manovra avversaria sin da centrocampo. I milanesi tengono palla e si insinuano nella metà campo avversaria creando situazioni pericolose ma senza indurre Sepe a miracoli. Il giro palla non è rapido e non vi sono guizzi del singolo che permette la superiorità numerica, così gli emiliani attendono sulla loro tre quarti con l’intento di rubare la sfera. Detto fatto, al 15’, ma già al secondo tentativo, Gervinho si invola sulla sua sinistra. La linea difensiva neroazzurra è sbilanciata e in rincorsa perciò diviene un gioco da ragazzi per la mezza punta parmense far sedere prima Candreva accorso in tutta fretta a chiudere in scivolata e poi D’Ambrosio per battere un incolpevole Handanovic. La partita continua sugli stessi binari, con l’Inter a tenere palla e a pressare alto ruminando calcio troppo lentamente ed in modo prevedibile ed il Parma che trova praterie per mettere in ginocchio i titolati avversari. L’Inter continua a creare i presupposti per segnare, ma a tutti gli effetti la mira difetta ed è il Parma che si divora una palla goal, al 26’, mostruosa con un contropiede fulminante due contro uno. Conte, squalificato e posizionato in tribuna, avrà ben visionato dalla collocazione rialzata il pessimo posizionamento del reparto difensivo e di tutta la fase di copertura in genere, specie quando si perde palla mentre si imposta l’azione d’attacco. E’ Eriksen l’uomo che manca ai neroazzurri. Quello che dovrebbe dare la superiorità numerica nella fase offensiva e dettare il filtrante vincente per le due punte. Invece il danese è poco partecipe, quasi si nasconde. La squadra si nota che è forte, ma manca il leader al quale i compagni affidarsi nei momenti di difficoltà. La svolta avviene nella ripresa, a poco più di venti minuti dal termine. L’Inter acquista ancora più energia dai nuovi entrati ed il Parma da lì in poi non riuscirà più ad uscire dalla sua metà campo. Il modulo è ultra offensivo con un 4-3-3 da paura per le difese avversarie. Infatti la pressione cresce a dismisura e prima Lukaku e poi Sanchez vanno vicinissimi al pareggio a 10’ dal termine. Pareggio che giunge su cross da angolo di Young, bella sponda al centro da parte di Martinez per De Vrij che insacca. Il regalo arriva dal mediano Kucka che per inutili proteste per un presunto fallo che non viene commesso si prende un cartellino rosso, lasciando i compagni in inferiorità numerica. I padroni di casa mettono forze fresche e si coprono ma a 3 minuti dal termine, un Bastoni libero al centro area segna di testa da un bel cross di Moses dalla destra. I meneghini hanno la possibilità di fissare il risultato sul 3 a 1, ma sarebbe una moneta troppo cara per un bel Parma che sino al 80’ ha accarezzato la vittoria dopo una bellissima prestazione sia dal punto di vista tattico che qualitativo. L’Inter anche se in rimonta non ha fatto la pazza, ha usato la testa e non hai mai perso il pallino del gioco ed il desiderio costante di mettere sotto l’avversario e di prendersi i 3 punti, che vogliono dire speranza come inseguitrice e tranquillità come lepre per il proprio posto Champions. Ma i 3 punti non devono illudere Conte. Ci sono degli squilibri tra fase offensiva e difensiva. La propensione a creare manovre d’attacco porta la formazione ad essere non solo troppo sbilanciata in avanti, ma mal posizionata nel caso si perda palla. E’ come se le energie siano dedicate esclusivamente alla grande mole di gioco per segnare, che oltre tutto non porta ad essere lucidi nella fase terminale del tiro, mentre dietro si è poco concentrati e reattivi. Non sempre l’avversario sbaglia il colpo del k.o. e non sempre c’è super Handanovic a sbrogliare la situazione.
Un Inter in riserva va a -8 dalla vetta. 3-3 con il Sassuolo ( giugno 2020 )
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Inter sassuolo 3-3 giu20 Il minimo sforzo porta il massimo risultato? Talvolta si, ma è un rischio altissimo. L’Inter dal primo minuto non pare molto lucida a differenza del Sassuolo che vuole rimediare alla brutta sconfitta subita contro l’Atalanta tre giorni prima, nonostante la prestazione non così brutta come il risultato potrebbe far apparire. Sette cambi per gli emiliani e cinque per i meneghini, ma sembra che siano più i padroni di casa a subire la mancanza dei titolari. Solo Sanchez non fa rimpiangere il big che è Lautaro Martinez, mentre Ranocchia, Moses e Porca Valero sono il freno a mano di questa partita. Il difensore centrale sbaglia subito sul goal del Sassuolo, Moses copre la fase difensiva della sua fascia a metà e non è neppure incisivo in fase d’attacco. L’ex geometra di centrocampo fiorentino non ha la lucidità atletica per fare diga davanti alla difesa e rilanciare l’azione come fanno Barella o Brozovic. Se ci aggiungiamo un Sassuolo determinato, con le idee chiare e una gamba più veloce, è quasi automatico che siano gli ospiti a fare gioco e quando ci provano i neroazzurri, sbattono contro il muro biancoverde rischiando anche ripartenze da brivido da uomo contro uomo. Il Sassuolo ha preparato decisamente meglio la gara. Basti pensare che Eriksen non è mai incisivo grazie alla marcatura stretta che gli è stata affibbiata e chi lo affianca tra Gagliardini e Valero non trovano spazi, essendo ancor più lenti del danese. Sanchez si sbatte da solo contro tutta la difesa ospite e Lukaku cerca palloni sugli esterni, ma mancano idee, fantasia e muscoli. Allo stesso tempo verso lo scadere della prima frazione di gioco l’Inter accetta di buon grado un regalo di Natale molto anticipato, grazie ad un goffo intervento in area, Boga commette netto fallo su Skriniar concedendo il penalty ai padroni di casa. Lukaku al 41 minuto porta in pareggio la sua squadra. Tutti negli spogliatoi? Non proprio, perché una bella triangolazione in area tra la punta cilena e Biraghi, porta il terzino al tiro potente e angolato che trafigge il portiere. Incredibilmente, oltre che inaspettatamente il Sassuolo torna negli spogliatoi momentaneamente sotto. Si riprende con un Inter in controllo e che gestisce alcune sortite offensive degli ospiti senza grossi problemi, ma la svolta avviene dopo 20 minuti, quando dopo la respinta corta di Consigli su tiro di Lukaku, Gagliardini sfoga la sua rabbia agonistica contro la traversa, centrandola in pieno a meno di tre metri con nessun avversario dinanzi ed il portiere a terra. Un goal fatto a dir poco sbagliato che punisce i padroni di casa. Infatti il neo entrato inglese Young per il migliore dei suoi, ovvero Biraghi, in 5 minuti combina un potenziale rigore e a 10 minuti dal termine un secondo fallo ingenuo regala il penalty che Berardi trasforma nel pareggio per 2 a 2. Le due squadre nonostante i cambi effettuati sono sulle gambe e non pare più una partita di serie A, visti gli spazi ampi e le praterie dinanzi. L’Inter ha voglia di portare a casa i 3 punti che vorrebbero dire tanto e si illude di farcela dopo il goal di Porca Valero dopo una furba punizione di Candreva. Infatti a quattro minuti dallo scadere i milanesi sono nuovamente davanti per una rete. Ma non imparano dai propri errori. Due minuti dopo, allo 88’ Candreva sciupa un facile goal di contropiede davanti al portiere. Sarebbe stato il definitivo 4 a 2 a 2 minuti dal termine. Rovesciamento di fronte e Handanovic si rifugia in angolo che però risulta fatale. Difesa a dir poco statica e Magnani butta dentro la palla. L’Inter è sulle gambe completamente ma anche di testa visto l’inutile doppia ammonizione di Skriniar proprio prima del fischio finale dell’arbitro che gli farà prendere il rosso e quindi la squalifica. Una mediocre prestazione che denota una condizione atletica pessima dopo tre giorni. Le mancanze simultanee nel cuore della manovra di Brozovic, Sensi e Vecino, oltre al turno di riposo forzato per un macinatore di chilometri come Barella, sono una reale attenuante, ma un grande allenatore plasma squadra e gioco in base agli effettivi che ha a disposizione. In fondo il Sassuolo si è preso quattro reti tre giorni prima a Bergamo, quindi più di così era obbligatorio fare e bisognerà fare. Sarà lavoro in più per Conte, anche su due fronti, quello di essere cinici e chiudere le partite quando ne hai l’occasione e saper anche gestire le situazioni difficili con il maggior tasso tecnico e la compattezza di squadra. Per l’Inter potrebbe essere troppo tardi però, quanto meno per sognare il Tricolore.
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Inter, il fiato è corto, ma prova la rincorsa. 2-1 alla Samp ( giugno 2020 )
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inter samp 2-1 giu20 Una buona partita alla Inter. Un primo tempo infatti che ti chiedi come facciano i neroazzurri ad essere così distanti dalla vetta e poi al termine della sfida, seppur vinta, ne hai la risposta. Dominio completo nella prima frazione, tant’è che i blucerchiati non sembrano neppure scesi in campo. Bel gioco spigliato, piuttosto veloce e tutto gira alla meraviglia come un orologio svizzero. Non che il portiere degli ospiti debba fare miracoli, ma la pressione è talmente costante, con un possesso palla che sfiora il 75% che è logica conseguenza un vantaggio rassicurante di 2 a 0 al raggiungimento del riposo. La Lu-La ha risposto come richiesto, un goal a testa per le due punte, il primo di pregevole fattura come azione complessiva tra Lautaro, Eriksen e Lukaku. Il raddoppio una manovra più avvolgente con cross del brillante Candreva. Sembra l’Inter devastante della prima parte di Campionato, con il danese che prende il posto del maghetto Sensi. E’ proprio il discusso trequartista arrivato con il mercato di gennaio l’optional in più di questa rilucidata auto, che la rende più imprevedibile e più scintillante nelle giocate. Eriksen, dimostra non solo la grande confidenza con la palla tra i piedi, ma anche intelligenza di manovra e di posizione. Non è un giocatore scattoso e brucia semafori, ma sono le sue idee ad essere limpide e rapide. Comunque i chilometri a centrocampo se li fà eccome, visto che arretra anche davanti alla propria area per prendersi il pallone e le responsabilità, smista filtranti illuminanti per i compagni offensivi e non disdegna affatto di andare al tiro personalmente. Anzi globalmente sarà il neroazzurro più pericoloso. Suo il primo goal dopo 2 minuti annullato. Le due squadre rientrano dagli spogliatoi, ma la formazione di casa ha lasciato la cattiveria ed il desiderio di schiacciare l’avversario sotto la doccia, così la Sampdoria, quasi involontariamente, almeno all’inizio, alza il baricentro. Non è un caso che già al 7’ trova il goal che riapre il match su calcio d’angolo dalla destra. I difensori neroazzurri fermi come statuine prima sull’incornata dell’attaccante doriano che, privo di marcatura, fa sbattere il pallone prima sulla traversa, successivamente, tornando in campo viene ribattutto rasoterra in rete, nonostante Handanovic l’avesse quasi fermata di piede allungandosi come tira e molla. I padroni di casa sono chiaramente in difficoltà atletica. Non soffrono più di tanto, ma un paio di tiri da fuori fanno rabbrividire i tifosi che la seguono da casa. La Samp acquista sempre più coraggio, anche se Lukaku si mangia un paio di goal. Finisce 2 a 1, ma la squadra di Conte non impara dai suoi stessi errori che continuano imperterriti. Ha ragione il suo allenatore a dire che bisogna ammazzare sportivamente l’avversario, dato che è sufficiente anche una sbavatura, un’azione casuale per rovinare tutto. Come a Napoli, l’Inter fa la partita, ma non concretizza la mole di gioco sviluppata. Per fortuna in questo recupero di Campionato era andata in vantaggio doppio, perché il goal se lo è preso anche in questo giro. A Napoli è significato eliminazione dalla Coppa Italia e primo obbiettivo stagionale sfumato, oggi poteva decretare l’abbandono al sogno di rincorsa alla coppia Juve-Lazio. Vittoria doveva essere e 3 punti sono arrivati, così che la classifica ringrazia con 6 punti di distacco di bianconeri e 5 dai laziali con ancora 36 punti in gioco. Tutto da decidere, ma serviranno più lucidità mentale e fisica per i complessivi 90 minuti e la possibilità di cambi all’altezza. A parte Sanchez in attacco per Martinez, Moses e Biragi sulle fasce non danno il contributo tecnico che ci si aspetta. La delusione sino ad ora giunge proprio dall’ex Chelsea che sulla fascia fa rimpiangere anche uno spossato Candreva. Gli infortuni improvvisi e simultanei di centrocampisti di assoluto valore come Brozovic, Sensi e Vecino, non lasciano molte alternative proprio nella zona nevralgica e più dispendiosa del campo. E con partite ogni tre giorni da qui a due mesi, ossigeno di ricambio è assolutamente vitale.
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Napoli - Inter 1-1 ( 13giu20 ) Coppa Italia. Napoli in finale. L’Inter ferma ad una O”SPINA”
Napoli (4411): Opsina – Di Lorenzo – Maksimovic – Koulibaly – Hysaj – Elmas – Demme – Zielinski – politano – Mertens – Insigne. ( entrati ): Allan – Ruiz – Milik – Callejon - Younes
Inter (4312): Handanovic – Skriniar – De Vrij –Bastoni – Candreva – Barella – Brozovic – Young – Eriksen – Lukaku – Martinez. ( entrati ): Ranocchia – Biraghi – Moses – Sensi – Sanchez
Partita in numeri:
Possesso palla:Inter 67,8% / Napoli 32,2%
Tiri in porta: Inter 9 / Napoli 2
Corner: Inter 6 Napoli 7
Cross: Inter 28 / Napoli 9
Falli commessi: Inter 13 / Napoli 20
Ammonizioni: Inter 2 / Napoli 1
Espulsioni: Inter 0 / Napoi 0
Bella partita, quasi vera. Rispetto alla prima semifinale c’è più birra per tutti i 90 minuti. Probabilmente l’equilibrio delle forze è più evidente e non c’è una corazzata come la Juevntus che gestisce forze e risultato di vantaggio dell’andata. I milanesi prendono subito il controllo della partita e piuttosto fortunosamente si ritrovano in vantaggio con un beffardo tiro a giro basso da corner con il portiere partenopeo che si fa beffare, complice i lisci dei suoi difensori davanti. Al 2’ minuto, la situazione è di parità, dato che l’Inter ha ribaltato la sconfitta per 1 a 0 di San Siro. I neroazzurri controllano alto il giro palla, cercando di trovare spiragli nella compatta e arcigna difesa azzurra, ma entrambe le formazioni hanno gamba per tutto il primo tempo. Spesso gioca palla a terra Handanovic, rischiando troppo, ma aumentando in tal modo gli spazi per i propri compagni. Candreva è ripartito in grande spolvero, sia in termini di corsa che di qualità di cross, infatti è spesso dalla sua fascia destra che giungono i brividi per la difesa napoletana. Peccato che giochino con una sola punta dato che Lautaro sembra già in vacanza a Barcellona. Martinez, infatti pari la controfigura del arcigno e combattivo “Toro” di sempre, riprendendo quella poca determinazione e cattiveria agonistica che si porta dietro da gennaio. Lukaku fa a sportellate con un altro colosso come Koulibaly, ma è Eriksen che illumina sventagliate a destra e sinistra per le ali o le punte, andando anche al tiro sovente, il più pericoloso per tutta la sfida. Gli ospiti vanno vicinissimi al goal almeno due volte, ma alla grande parata su Candreva, Ospina con un lancio millimetrico sull’avanzatissimo Insigne in ala destra fugge dalla sua area indisturbato , con Ericsen che non rischia l’intervento da dietro per paura del rigore ed espulsione, permettendo alla veloce punta di passare la palla al centro dell’area per l’accorrente Mertens che arriva come un fulmine battendo l’incolpevole Handanovic. Ma dove erano i tre difensori milanesi? Allo scadere della prima frazione di partita, una bella Inter butta via il suo vantaggio con un errore tecnico-tattico da principianti. Il Napoli in questo momento ritorna con un piede in finale. L’Inter subisce il colpo, dopo tanto gioco ed occasioni senza aver rischiato nulla, si trova nuovamente eliminata. Pare un pò demotivata ed è infatti il Napoli che sale di tono ad inizio secondo tempo facendosi pericolosa al nono minuto con Insigne, il cui diagonale finisce a lato di non molto. La partita si svolge molto sulla mediana ed inizia a mancare, ovviamente, la brillantezza da entrambe le parti, ma è l’Inter a subirne maggiormente visto che deve obbligatoriamente segnare. Conte, se commette un errore, è nel ritardo delle sostituzioni. Meno di 20 minuti per l’ingesso di forze fresche, ed infatti già tra il 74’ e 82’ creano ben tre nitide palle goal, ma Ospina si supera, specie sulla botta sicura del trequartista danese. Ma il serbatoio è oramai vuoto e nonostante i 5 minuti di recupero, l’Inter non riesce a fare forcing finale, anzi è il Napoli su un terribile passaggio lento di Brozovic, a segnare con un solo Callejon davanti ad Handanovic. Finale saltata, ed il primo traguardo stagionale, quello più a portata, è svanito. La prestazione è stata molto buona, su questo ha ragione Antonio Conte nelle interviste post partita, ma le cinque sostituzioni devono essere sfruttate appieno dai mister. Che senso ha fare entrare un fantasista , in teoria recuperato dall’infortunio autunnale, come Sensi a 3 minuti dal termine? Che apporto può dare in qualche manciata di secondi il suo estro e la sua qualità in? Tra le quattro squadre scese in campo nelle due semifinali, l’Inter è apparsa la più tonica e dalla qualità di gioco più vicina alla condizione pre Covid-19, ma è stata eliminata. Testa al Campionato e alla Europa, qualcosa si può ancora fare, specie se il Toro verrà un pò strigliato.
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napoli inter 1-1 13giu20 c.i.
Partita che è tornata da scudetto. Questo probabilmente è il grande merito e risultato degli sforzi del neo tecnico neroazzurro e della società che gli sta dietro e lo ha sostenuto con investimenti mirati ed importanti. Ma il grande risultato, che comunque non è poco, probabilmente finisce qui. Se all’andata la Juve si impose a San Siro ad una Inter che in quel momento era in testa alla classifica, era un risultato anche prevedibile, vista la formazione milanese che doveva ancora crescere, il ritorno vedeva le parti invertite, con una Juve prima ma non lontanissima ed una Inter che si conosceva meglio. Eppure tutta la partita ha mostrato quanto a questa 26° giornata vi siano differenze tra i due team. In 90 minuti le due formazioni si sono affrontate con il giusto rispetto e determinazione. L’Inter ha messo impegno e vitalità, seppur è chiaro che sia in netta flessione atletica. Ciò è, e sarà se verrà confermata nelle prossime sfide, una grande lacuna visto che gli 11 di Conte basano la loro forza sull’intensità, sul pressing a tutto campo, sul vigore atletico e perciò un grande dispendio di energia nell’arco di una partita e ancor di più lungo l’arco di una stagione. Ebbene è arrivata a questo cruciale appuntamento con alcune pedine un pò troppo scariche, vedi la sua punta di diamante Lukaku. L’Inter deve girare a mille, mentre i bianconeri, più solidi in termini mentali possono gestire e attaccare con meno frenesia e con manovra orchestrata fluidamente grazie ad una qualità che ha poche rivali in Europa. La partita, specie nel primo tempo è piuttosto in equilibrio per tenuta di palla. Ma alla fine i neroazzurri devono ringraziare il proprio portierone, ritornato dall’infortunio proprio in questa gara, dove in due occasioni si mostra imbattibile tra i pali chiudendo due tiri pericolosissimi e ravvicinati. La Juve manovra con eleganza e appare priva di sforzo nel farlo, mentre per starle dietro i milanesi sono costretti a dare fondo a tutte le sue energie. Il primo tempo si chiude a rete inviolate e Szczesny deve sporcarsi i guantoni solo per un tiro a giro basso da fuori da parte di Brozovic dopo una bella sponda di Martinez. Ecco qui parte e termina l’unica occasione, dovuta appunto a palla rubata per il pressing alto degli ospiti. Inizia il secondo tempo e l’Inter si presenta combattiva, ma la Juve gestisce bene senza andare mai in affanno e attraverso una bella combinazione entra in area dopo 9 minuti creando scompiglio. La difesa interista libera male e Ramsey da pochi metri tira in porta in mischia, superando un’incolpevole Handanovic, complice anche una deviazione di tacco di de Vrij. L’Inter è stanca e provata, in riserva, ma soprattutto scollata tra i reparti, cosa che la fa correre spesso a vuoto, facendo chilometri inutili. Metri che l’appena entrato Dybala sulla sua destra fa da vera ala d’attacco con una leggiadria ed eleganza da vero campione. Prima sulla fascia raccoglie con alta tecnica un cross lungo dalla sinistra, si accentra, scambia dinanzi all’area avversaria, con una finta secca sbilancia i difensori dinanzi a sè che sono in recupero e di esterno sinistro batte nell’angolo opposto rispetto a ciò che si aspetta il portiere. Un colpo da bigliardo e di magia che mostra tutti i limiti dei neroazzurri ed i pregi dei bianconeri. Si era detto da inizio campionato, che le distanze con le primissime avversarie si erano ridotte, ma la panchina lunga avrebbe fatto la differenza. Ebbene in questa partita è emerso in tutta la sua realtà. La qualità elevatissima di un giocatore in panchina stende l’avversario come un pugile lo fa con un gancio di alta scuola mettendolo praticamente a tappeto l’antagonista. Infatti gli ospiti ci provano, ma correndo male, senza lucidità, ma è la Juve specie con Ronaldo, che va almeno due volte vicino alla terza rete. Finisce con un secco e netto 2 a 0 la partita, forse mettendo fine ai sogni di gloria della Conte band. Per la Juve rimane ad oggi una sola, vera, temibile rivale, quella Lazio che l’ha già battuta due volte con il medesimo risultato, 3 a 1, campionato e Super Coppa Italiana.
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juve inter 2 0 ( lucaku difende palla su bonucci )
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