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Inter ( commento partita )Inter vs Udinese 5-1 La Festa con manita dei nuovi Campioni d’Italia ( maggio 2021 )
Il merito dell’allenatore dell’Inter che ha portato come conseguenza anche il Trionfo finale ed indiscutibile del Campionato è ben chiaro in questa gara. I nerazzurri sono da settimane i nuovi detentori dello Scudetto, almeno virtualmente per conti matematici, ed in campo contro una buona Udinese ,che con un onesto torneo si è salvata senza patemi, ha presentato una formazione con ben sette panchinari dal primo minuto. Ovviamente l’Udinese non aveva il sangue agli occhi, ma i ragazzi poco utilizzati da Conte, non solo avevano voglia di dare tutto, cosa non sempre scontata, ma sapevano cosa fare in campo nonostante le poche occasioni di giocare assieme e avevano tutti voglia di vincere. Il clima di festa si percepisce e per l’occasione un migliaio di tifosi erano in tribuna ben distanziati ( più che altro i famigliari dei calciatori ) ma se lo sguardo si passa dal rettangolo di gioco alla panchina, non si può non notare il mister della “Beneamata” concentrato sulla gara e pronto come sempre a comandare i suoi nei movimenti giusti. La cura del dettaglio non viene a mancare neppure in questo ultimo giorno di scuola con la pagella con i massimi voti già in mano. Sei italiani dal primo minuto per i padroni di casa ma è un inglese a sbloccare la gara all’8 minuto. Su azione dalla sinistra offensiva, Young scambia in area con Lautaro che prova a girarsi e tirare ma è marcato da due, barra tre difensori. La palla filtra trasformandosi in un assist perfetto per l’inglese che ha creduto all’inserimento senza palla e con uno scavetto supera Musso. I padroni di casa controllano, poi al 39’ minuto lo sfortunato Sensi ha un leggero risentimento alla gamba e per previdenza viene richiamato in panchina in chiave precauzionale per i prossimi impegni della Nazionale di Mancini. Al suo posto entra il danese che proprio sul fischio del riposo si presenta davanti all’area friulana per battere una punizione. La palla filtra a mezza altezza tra la barriera e Musso non può far altro che guardare la sfera gonfiare la rete alla sua destra per il 2 a 0 dell’Inter. Il secondo tempo il capitano numero 1 meneghino lascia il posto da subito al suo secondo Padelli, che complice un buco di chiusura da parte di Hakimi corre un brivido, ma Bastoni che ha seguito l’azione sulla linea di porta salva il goal. Dopo meno di un quarto d’ora entrano Lukaku e Perisic giusto per accedere entrambi al tabellino dei marcatori. Ma siamo già al loro ingresso, sul 3 a 0 dato che Hakimi viene colpito da dietro in area e Martinez non sbaglia dal dischetto. Bellissima l’azione che porta alla rete del croato che mostra tutta la sua abilità con una conclusione in corsa a giro sul palo lontano difeso da Musso. La più comica delle ben 24 segnature di questo campionato del belga per il 5 a 0 giunge al 71’ minuto. Prima su assist dalla destra Lukaku cicca completamente la sfera che raggiunge sulla sinistra d’attacco Sanchez subentrato a Pinamonti. Il cileno, molto defilato, disegna una parabola bellissima la cui palla che sbatte sul palo opposto e ritornando in campo usa il viso e collo di Lukaku come muro di rimbalzo per insaccarsi in porta. A quasi 10’ minuti dalla fine della stagione un cross dalla destra offensiva bianconera trova una involontaria deviazione di braccio in area nerazzurra. Di rigore quindi il goal della bandiera dell’Udinese. L’arbitro non concede nessun minuto di recupero per far partire subito i festeggiamenti dei nuovi Campioni d’Italia. L’Inter mostra tutta la sua voglia di vincere e il traguardo dei 91 punti in classifica ne sono un esempio. 19° Scudetto forse per aprire un ciclo iniziato l’anno scorso con un secondo posto e una finale di Europa League. Ora pausa e ricostruzione finanziaria della Società per impostare gli “eventuali” piani ambiziosi dell’Inter, che non alzava al cielo un trofeo da ben dieci anni.
Inter vs Roma 3-1 Tre punti per i record e tensioni in panchina ( maggio 2021 )
Il calendario steso l’estate scorsa metteva a tre giornate dal termine un gran bel match tra due big che si potevano contendere anche il titolo, o quanto meno un piazzamento onorevole e prestigioso per la Champions. Di fatto a San Siro va in scena uno spettacolo privo di mordente, almeno visto i presupposti. La “Beneamata” è già Campione d’Italia da una decina di giorni e la Roma è matematicamente fuori non solo dai primi quattro posti, ma rischia anche di uscire dall’Europa League e scalare nella terza ed inedita competizione continentale vista la pressione alle spalle del Sassuolo. Oltre tutto la brutta figura in Inghilterra, ha portato una sorta di rivoluzione ai giallorossi mentale vista l’ufficialità della presenza in panchina, nella prossima stagione, del mago del “Triplete” nerazzurro. Quindi chi avrà più stimoli questa sera? Le riserve che fa scendere in campo Conte, oppure i giocatori della “Lupa” che vorranno mettersi in mostra per lo Special One? Magari vincerà il desiderio di essere già in spiaggia in ciabatte. Nel suo scacchiere 3-5-2 Conte fa scendere in campo solo cinque titolari e in difesa l’unico, compreso il portiere è Skriniar. La Roma ha un pò più di voglia, ma la compattezza dell’undici nerazzurra ha la meglio, così che al primo vero affondo dei padroni di casa, giunge la rete. Darmian scappa via sulla destra e suggerisce un quasi retro passaggio rasoterra teso e insidioso a uscire dall’area dove con precisione e sagacia tattica arriva Brozovic che di prima ha il tempo di mirare l’angolino basso alla sinistra di Fuzato. Trascorrono solamente nove minuti e giunge il raddoppio. Lakaku si invola palla al piede verso l’area avversaria spostato leggermente a destra, trascinandosi dietro due difensori. Si ferma in area e con spirito di squadra ed utilizzando la testa, non prova l’azione personale ma attende il sostegno dei compagni. Che arriva con il nome di Vecino. Il belga gli appoggia centralmente la palla nei tempi giusti e il recuperato centrocampista nerazzurro, come Brozovic, beffa il portiere avversario con un tiro basso e angolato sempre a sinistra di Fuzato. I padroni di casa abbassano il ritmo e ulteriormente il baricentro lasciando troppa iniziativa ai giallorossi. Dzeko mostra tutta la sua qualità tecnica e d’intelligenza difendendo a più riprese la palla e smistandola sulla trequarti nerazzurra per i compagni, come in occasione della rete di Mkhitaryan che dopo un filtrante delizioso proprio di Dzeko, si trova davanti a Radu al quale piega i guantoni per il 2 a 1. Partita riaperta. Secondo tempo in mano agli ospiti che creano due palle goal nitide, una su un colpo di testa uscito a lato con Radu immobile e sempre con il bravissimo centravanti numero 9 che in area sotto stretta marcatura si gira e fa partire un tiro a ruotare che solo il palo gli nega il goal che sarebbe valso il pareggio. Nel frattempo il Martinez subentrato ad un acciaccato Sanchez viene a sua volta sostituito per una prestazione sotto tono che mal viene digerita dal “Toro” con conseguente battibecco con il suo mister. Pinamonti così ha un’occasione colossale di raddoppiare ma sciupa alto sopra la traversa così come aveva sprecato precedentemente Vecino sulla cui conclusione ravvicinata Fuzato si era fatto trovare pronto. La partita è piacevole e la chiude al novantesimo, in un bellissimo contropiede di squadra, il gigante belga complice la fuga di Hakimi che gli fornisce all’ultimo, l’assist a porta vuota. Inter che non perde il vizio della vittoria portandola a ben 15 successi tra le mura amiche consecutive. Ora ci sarà la difficile trasferta in casa degli storici rivali che avranno ben altre motivazioni per dare battaglia.
Inter vs Samp 5-1 Passeggiata da campioni con amici ( maggio 2021 )
Due squadre già in vacanza scendono in campo in quelle amichevoli defaticanti di fine stagione. Peccato che manchino ancora quattro gare al termine del Campionato di Serie A, compresa quella odierna. Ma la Sampdoria forte dei suoi 45 punti è già ampiamente salva e l’Inter nello scorso turno ha già festeggiato l’aritmetica conquista dello Scudetto seduta sul divano di Appiano Gentile. A tal proposito molto Britisch e sportiva l’idea di un signore qual’è Ranieri di fare gli onori ai vincitori all’entrata sul prato verde. I nerazzurri si presentano con metà squadra di riserva, con calciatori che hanno visto in stagione pochi o pochissimi minuti, come Ranocchia, D’Ambrosio in difesa, Gagliardini, Vecino a centrocampo e Sanchez in attacco. Cambiano gli interpreti ma non il modulo e neppure l’arrembante voglia di essere sul pezzo e vincere. Dal canto suo la preoccupazione dell’allenatore blucerchiato è quella di non partecipare attivamente ai festeggiamenti nerazzurri. Peccato che dopo soli quattro minuti i padroni di casa siano in vantaggio. Azione dalla destra che si sposta sulla sinistra con il cileno ad orchestrare la manovra e sul traversone dalla sinistra basso e teso, giunge il gambone in scivolata di Gagliardini a beffare Audero insaccando la palla alle sue spalle. Gli ospiti non hanno l’ardore di controbattere e girano senza troppo agonismo e persino Galiardini pare un fulmine di guerra. Vecino sulla propria tre quarti suggerisce un bellissimo filtrante per il 5 milanese che da centrocampo parte palla al piede dritto per dritto sino alla tre quarti avversaria come il miglior Lothar Matthaus. Apre con un preciso diagonale sulla sua destra per l’accorrente compagno cileno che si presenta in diagonale davanti ad Audero che non sbaglia battendolo sul suo primo palo. Siamo appena al 26’ minuto e l’Inter inizia già a festeggiare e due ex compagni nove minuti dopo la puniscono. In mediana i milanesi perdono palla e si fanno trovare scoperti sul successivo traversone dalla sinistra verso la destra d’attacco genovese. Candreva stoppa e batte bene ma Handanovic riesce quasi a tirare fuori la palla da dentro la porta, ma sulla sfera vagante a centro area, si avventa un’altra vecchia conoscenza del Mondo Inter scaraventando di potenza la palla in rete. Partita riaperta? No perchè un’azione corale interista un minuto dopo porta nuovamente il vantaggio interista a più due reti. Azione rapida sulla tre quarti sampdoriana da sinistra a destra e palla ad Hakimi che fa partire un pericoloso cross teso e rasoterra dove Sanchez di prima e senza quasi guardare impatta perfettamente con il pallone beffando in diagonale nuovamente Audero. Si va al riposo con la partita acquisita e altri cambi di festa. Il capitano nerazzurro lascia i pali in favore di Radu e dopo dieci minuti il cileno al giovane Pinamonti. Quale entrata migliore per l’ex primavera se non quella di segnare? Bella girata in corsa per il 4 a 1 che diviene 5 a 1 con il rigore di Lautaro Martinez per fallo di mano in area su tiro di Barella. Vi sono altri venti minuti da giocare ma la partita è oramai conclusa, per ovvia superiorità dei neo Campioni d’Italia, ma anche per la poca voglia di dare battaglia dei sampdoriani. L’Inter ha ancora tre gare da affrontare ma conoscendo il suo allenatore la concentrazione rimarrà totale perchè Conte si pone sempre nuovi obiettivi. Uno di questi è battere quelle formazioni che ancora non è riuscito a fare in questa annata. Tra queste proprio la Roma e l’Udinese con in mezzo la classica che non bisogna mai sbagliare contro i rivali di sempre della Juventus.
Crotone vs Inter 0-2 Conte conta il conto alla rovescia ( maggio 2021 )
Mancano quattro punti, per la matematica certezza di vincere il Campionato, sempre che gli avversari più prossimi le vincano tutte, ma l’Atalanta ne sarebbe anche in grado. La capolista vista nell’ultimo mese non mostra una grande brillantezza di gioco e di corsa, comunque la sua solidità tattica e mentale la fanno sbagliare poco e le sue palle goal le crea sempre. La prima della classe scende sul rettangolo di gioco dell’ultima. Il Crotone si può solo affidare alla vittoria per sperare nel miracolo, ma più concretamente per rimandare l’inevitabile. Ma Cosmi non è venuto nel finale di stagione a scaldare la panchina ma a dare dignità ad un ambiente comunque destinato alla retrocessione. Non è un caso che siano proprio i padroni di casa a scaldare i guantoni al portiere avversario. E se in un attacco che ha realizzato 42 reti, ben 19 sono state siglate da un unico calciatore, piazzandosi giusto alle spalle di Ronaldo e Lukaku nella classifica marcatori, questo Simy qualche pericolo può darlo. Handanovic comunque non dovrà più lavorare a differenza del suo collega. Il più attivo nel primo tempo è la sorpresa scesa in campo da titolare. Sensi, a centrocampo per far riposare Eriksen. Più dinamico ma non meno geniale nelle giocate, il genietto sa come far girare la palla e affiancato da Brozovic e Barella che sanno dare del tu alla sfera, è facile per la capolista tenere il pallino del gioco senza sprecare troppe energie. Ecco, la caratteristica più saliente di questa Inter di fine stagione è la gestione della propria benzina. Si veleggia senza rischiare troppo e si accelera quando si vede la possibilità di far male. C’è la consapevolezza da parte di Conte, ma anche di tutto il gruppo, che non vi sia più la possibilità di tenere ritmi altissimi per tutta una sfida e neppure per lunghi tratti, quindi meglio utilizzare la carica in batteria nei frangenti vincenti. E l’Inter non si fa certo commuovere dal Crotone che sta salutando la Serie A. Il primo tempo potrebbe chiudersi almeno con tre reti a zero a favore dei nerazzurri ma Cordaz è bravissimo a chiudere almeno due volte su Sensi. Dove non arriva lui, ci pensano i legni. Su un corner dalla sinistra il gigante belga è bravissimo a girare di testa ma il palo alla sinistra del portiere gli strozza l’urlo di gioia in gola. Poco dopo, in seguito ad un buon pressing alto del centrocampo interista, Lautaro è un giocoliere sul limite a controllare il pallone e con un preciso e improvviso tiro a battere Cordaz sul suo primo palo. Il portiere immobile guarda la sfera rimbalzare sul legno e tornare in campo per far guadagnare solamente un corner. Si va negli spogliatoi con tutto ancora aperto e queste partite è la storia che lo racconta. le devi sbloccare e più passa il tempo, maggiori sono i rischi della beffa. La trama non cambia nella ripresa. L’Inter controlla e fa giocare anche il Crotone per muoversi negli spazi, ma la svolta giunge con i cambi. Dopo venti minuti ecco qualità ed energia nuova. Escono Sensi, Martinez e Darmian per, rispettivamente, Eriksen, Sanchez e Perisic. Trascorrono appena quattro minuti e la capolista fugge con lo Scudetto già nella maglietta. Pressing alto, sponda di Lukaku per il danese che prende la mira e fa scoccare da fuori un teso missile, che deviato da un difensore non lascia speranza al portiere sin lì impeccabile. I padroni di casa provano a reagire, ma è evidente la differenza in campo e l’Inter senza troppo affannarsi controlla senza difficoltà. Va pure in goal a sette dalla fine con una bellissima ripartenza. Ma la rete a Lukaku viene annullata perchè il passaggio a Perisic sulla sinistra arriva una frazione tardi con il croato millimetricamente in fuorigioco. Poco male, al 92’ minuto Barella strappa la palla a centrocampo e riparte con Hakimi in un due contro uno. Passaggio perfetto al marocchino che sotto le gambe beffa Cordaz. Il Crotone lascia la Serie A e l’Inter è virtualmente Campione d’Italia. A questo punto solo l’Atalanta può ancora insidiare il primato. Una questione unicamente nerazzurra, ma è praticamente fatta, seppur il detto di una vecchia volpe come Trappattoni non è mai fuori tempo. “Non dire gatto se non c’è l’hai nel sacco”. Ora Conte, staff e calciatori saranno in poltrona ad attendere la sfida della Dea contro il Sassuolo. Una gara molto bella tra due belle squadre con ancora altissimi obiettivi. Magari sarà più bello cercare di vincere lo Scudetto direttamente sul campo a San Siro domenica prossima.
Inter vs Verona 1-0 Un Darmian da Tricolore ( aprile 2021 )
Talvolta le stelle sono quelle che splendono meno e fanno meno clamore. La corazzata di Conte dopo undici vittorie consecutive è reduce da due pareggi in trasferta che ne hanno rallentato la corsa verso uno Scudetto che pare solo questione di tempo prima che il Mondo interista possa nuovamente festeggiarlo. In casa la “Beneamata” arriva da una corsa di ben dodici vittorie di seguito, ma il Verona è ospite non facile. Ha ben dieci punti di vantaggio sulla zona calda con quindici a disposizione ed è in una situazione di piena tranquillità e sopratutto si trova perfino otto squadre sotto di lei che lottano per il quartultimo posto. Quindi Juric può con serenità impostare una partita a viso aperto anche in casa della capolista, come d’altra parte ha sempre fatto con ogni avversario e in ogni fase del Campionato. Nel suo consueto 3-5-2 Conte affronta sempre ben coperto il dinamico 3-4-3 del Verona. I padroni di casa tendono a far giocare gli ospiti per farli uscire ed avere la metà campo per far male. Nei primi dieci minuti infatti l’Inter ha due occasioni per passare in vantaggio. Una è colossale con Lautaro Martinez. Pescato dalle retrovie con un preciso lancio, brucia in velocità il difensore centrale e trovatosi a tu per tu con il portiere manda alto sopra la traversa il pallonetto. Poi è Hakimi a provare una delle sue specialità. Fuga sulla fascia, rientro al limite dell’area e palla a giro, ma la mira è da calibrare. Lukaku fa a sportellate con l’intera difesa ma si vede chiaramente come la brillantezza sia rimasta ferma ad un mese fa. Allo stesso tempo è un giocatore tanto intelligente quanto fondamentale per lo scacchiere di Conte. Ogni palla lunga è ben gestita e coperta dal gigante belga che smista per i compagni. Perisic e Hakimi sulle fasce mettono paura, ma anche il Verona gioca e a metà del primo tempo quasi sono gli ospiti a passare con Di Marco che sfiora il palo su una respinta precedente di piede da parte di Handanovic. Inizia la ripresa e i meneghini lasciano giocare i veronesi che sono molto bravi nel giro palla e combattono con Lasagna, Bessa e Barak su ogni palla d’attacco, ma i tre centrali nerazzurri sono sempre puntuali e precisi nelle chiusure. Il centrocampo dell’Inter è quello che appare più appannato e la stanchezza emerge nella poca velocità delle triangolazioni strette. Dopo venti minuti di gioco dove solo un’iniziativa personale del Toro mette i brividi a Silvestri giungono due cambi per energie fresche. Darmian in fascia per l’ex Bayer Monaco e Sensi per il danese. Poco dopo Hakimi su punizione centrale da fuori area disegna una parabola in stile Zico. Bellissima l’esecuzione che solo il palo pieno a Silvestri immobile nega la rete del vantaggio. Goal che arriva ad un quarto d’ora dal novantesimo. Nuovamente Lukaku è utilizzato come sponda dai compagni e Hakimi si fionda in diagonale da destra a sinistra tagliando la trequarti avversaria e suggerisce perfettamente per Darmian. Dalla fascia si accentra e perfora centralmente il portiere e la difesa per l’1 a 0. Una rete che profuma di Scudetto, e la festa dei calciatori in campo e della panchina lo dimostra apertamente. Attenzione però, perchè la partita non è terminata ed il Verona non ci sta ad unirsi ai festeggiamenti altrui. A dimostrazione che il numero 1, capitano dell’Inter, non stia attraversando il suo miglior momento, è la rete di Faraoni annullata per carica al portiere. Su una palla a campanile lungo la linea di porta Handanovic in netto anticipo non è sicuro nel salto e nella presa della sfera e un leggero tocco sul suo braccio gli fa scivolare la palla tra le mani. L’arbitro si avvede del leggero tocco ma poteva anche essere considerato diversamente. E’ la dimostrazione della paura di essere tanto vicini al traguardo grosso da parte di calciatori che nella loro carriera poco o nulla hanno vinto. Comunque l’Inter tiene bene al forcing finale del Verona e si portano a casa tre punti d’oro a cinque gare dal termine. A Crotone settimana prossima, contro l’ultima in classifica potrebbe essere già Scudetto.
Spezia vs Inter 1-1 Ferma al palo la capolista guadagna comunque ( aprile 2021 )
Una formazione che vince undici volte su undici consecutivamente, ma non va oltre il pari per la seconda volta di seguito, può comunque sorridere. Lo abbiamo riscontrato anche tre giorni fa, che tutte le venti squadre sono stanche in questa Stagione anomala senza pausa estiva e preparazione. Gli obiettivi di tutti sono vicini e il tempo sta scadendo, allo stesso tempo le energie non sono più quelle di qualche mese fa. La capolista scende in campo in Liguria, a casa dello Spezia che è squadra strana. Italiano, nel suo 4-3-3 la fa giocare bene a prescindere dall’avversario dinanzi, ma questo Spezia ha fame di punti perchè vuole disputare la massima Serie anche l’anno prossimo. I punti di vantaggio dalla terzultima non sono ancora sufficienti per stare tranquilli, tutt’altro e gli spezzini entrano in campo risoluti con grande intensità. Conte non fa riposare nessuno, anzi sulla fascia sinistra recupera anche Perisic, fuori da un mese, e molto più offensivo di Darmian o Young nella corsia esterna. Inter titolare ma con troppi uomini con troppi chilometri stagionali sulle spalle e si vede. Se i liguri corrono, i lombardi usano la testa e la propria solidità oramai consolidata, ma al 12’ minuto, al primo squillo Farias lascia partire da fuori area, sulla sinistra offensiva un tiro insidioso ma non certo imprendibile. Handanovic si fa beffare nella presa, e la palla si insacca alle sue spalle. Bisogna anche dire che Farias va via troppo facilmente in accelerazione laterale fuori area a ben due giocatori di movimento nerazzurri. Per la seconda volta ulteriore, la capolista si trova in svantaggio, come a Napoli. Allo stesso modo i nerazzurri non perdono minimamente fiducia. Anzi sembrano non aver pensato neppure per un secondo di poter perdere la gara. Un pò come un diesel inizia l’Inter ad alzare il ritmo e mettere nella propria metà campo i padroni di casa. Di fatto, dalla rete segnata in avvio sino al termine della gara, quello rimarrà l’unico tiro dello Spezia. I meneghini usano le corsie e si infilano in ogni pertugio, anche se le giocate non sono brucianti. Brozovic si vede che come metronomo è con la spia della riserva accesa, ma è sopratutto Barella, il motore del centrocampo di Conte che appare appannato. La voglia e la determinazione non mancano, così come le fiammate, ma sono meno intense e brucianti e anche meno frequenti. L’Inter è comunque lì e senti che nell’area si respira il vento del goal e a 6’ minuti dalla pausa caffè, eccolo che arriva. Azione classica degli esterni con Hakimi da destra che si infila e suggerisce bene l’assist tagliente e basso dove Perisic, a sinistra è bravo e lesto in seconda battuta a spingerla dentro. Parte la ripresa ed è un’Inter che vuole a tutti i costi i tre punti come se volesse chiudere il discorso Scudetto già questa sera. Conte e soci sanno che i cugini, i più prossimi in classifica, sono caduti sorprendentemente un paio di ore prima in casa quindi sarebbe l’occasione per l’allungo decisivo. In quarantacinque minuti l’Inter crea tantissimo e sciupa anche di più. Lautaro Martinez si sbatte tanto e coglie due pali, il secondo con il portiere fuori causa. Lukaku si divora due occasioni colossali con Provedel che è stato a dir poco “provvidenziale” a chiuderlo due volte. Conte ha giocato gli ultimi venti minuti con il tridente ed ha anche segnato sul finale due volte ma in leggerissimo fuorigioco. La più bella Inter come gioco espresso delle ultime dieci gare non è andata oltre al pareggio sul campo dello Spezia, ma qui il Milan a febbraio, ai tempi capolista, perse non solo la partita, ma probabilmente oltre al primo posto anche il sogno Tricolore. Un punto solo, ma anche uno guadagnato sulla seconda in classifica con una partita in meno da disputare. In attesa dell’Atalanta che potrebbe con un successo essere la nuova inseguitrice.
Napoli vs Inter 1-1 Manca la 12° vittoria, ma è un pari di qualità ( aprile 2021 )
L’ultima gara di giornata vede la capolista in una delle ultime tre sfide più difficili. L’Inter scende in campo al Maradona dove il Napoli ha il sangue agli occhi vedendo l’obiettivo grosso bianconero. La Lazio ha vinto, al pari di Atalanta e Milan, ma la terza in classifica, la Juventus nel pomeriggio è caduta proprio a Bergamo, mentre la Roma quasi dice addio alla lotta al quarto posto contro i granata. Gattuso, con il successo di prestigio sulla prima della classe, non solo farebbe acquisire ai suoi ragazzi ulteriore sicurezza nei propri mezzi, ma sopratutto permetterebbe di agganciare al quarto posto la Juventus e rimanere in scia anche del terzo e secondo piazzamento. La partita infatti è di livello e la qualità si percepisce ad ogni giocata sia da una parte che dall’altra. Napoli e Inter sanno fare entrambe le due fasi di gioco. Possono aggredire l’avversario nella propria metà campo, come attendere bene e ripartire per fare male. Il 4-5-1 dei partenopei sa avvolgere bene il 5-3-2 milanese ed il possesso palla rimane quasi sempre più ai campani. Ma l’Inter, che ha la migliore difesa assieme alla Juventus, ma sopratutto la migliore in assoluto nel Girone di Ritorno con appena solo quatto reti subite, sa bene chiudersi senza subire grossi pericoli, e allo stesso tempo ripartire nelle praterie. Eriksen, Brozovic e Barella sanno fare bene schermo davanti alla difesa ma anche costruire azioni veloci. Nella prima frazione di gioco l’Inter costruisce tra le tre alle quattro palle goal, ma la difesa del Napoli è concentratissima, e dove non arriva la retroguardia, ci giungono i legni. Lukaku da sponda prende prima una traversa, poi un palo su tiri cross da fuori. In mezzo c’è anche il goal dell’Inter, ma nella propria porta. Al 36’ minuto, su un cross basso e teso dalla sinistra d’attacco napoletana, Handanovic esce in presa bassa sulla palla, ma scontrandosi leggermente su De Vrij che frena sul portiere, perde la palla che rotola lentamente oltre la linea di porta. Era dalla 17° giornata che Conte e i suoi calciatori non si trovavano in svantaggio. Un nuovo scaglione da superare che l’Inter non è abituata ad affrontare. Eppure non si scompone minimamente e la “Beneamata” continua a giocare come nulla fosse accaduto. Questa è la qualità acquisita più importante da parte della capolista. Nervi saldi e sicurezza in se stessi. L’Inter va al riposo in svantaggio, ma conscia di aver costruito di più contro un avversario comunque forte. Parte il secondo tempo e i lombardi partono ancor più concentrati e decisi a ribaltare la situazione. In dieci minuti il pareggio arriva dopo un controllo costante della sfida. Azione corale da centrocampo, dalla destra alla sinistra e su un rinvio sbilenco fuori area del Napoli, Eriksen si coordina perfettamente per un diagonale forte quanto preciso sul palo alla sinistra di Meret. A quel punto il Napoli prova a reagire e va anche vicino al nuovo vantaggio, specie con un bolide dentro l’area da parte dell’ex Politano che si stampa sulla traversa. Anche l’Inter ha un paio di azioni pericolose che non si concretizzano per un nulla. Giunge il fischio finale che lascia un punto a testa alle due formazioni che hanno provato a superarsi. La capolista interrompe la sua striscia di undici vittorie consecutive, ma un pari a casa di “questo” Napoli vale oro quanto i nove punti sui cugini che inseguono da vicino. Mercoledì i nerazzurri saranno in trasferta a casa Spezia che cercherà punti per una tranquilla salvezza. Intanto mancano sette giornate e tutto è ancora aperto. Ma questo Conte lo sa bene.
Inter vs Cagliari 1-0 Forza 11 di vittorie e vantaggio ( aprile 2021 )
Dall’estetista magari tutti dovremmo andare, ma se si piace da chi ci ama, che bisogno c’è? Dopo un Girone di Ritorno, che per ora è solamente da considerare da record visto che su dieci turni sono arrivate dieci vittorie, la “Beneamata” continua a raccogliere critiche per la qualità del gioco espresso. Il Milan il giorno prima aveva già fatto il suo accorciando sui cugini a “sole” otto lunghezze, quindi Conte e i suoi uomini devono dimostrare sul campo di essere meritevoli del primo posto, a tutt’oggi ampiamente conquistato. Il Cagliari, inspiegabilmente solo terzultimo con la bella rosa a disposizione che si ritrova, scende a San Siro per fare punti a tutti i costi. Conte disegna una formazione meno muscolare del solito e tecnicamente eccelsa con i tre centrali di centrocampo che sanno dare del tu al pallone. Sanchez fa riposare Martinez, così come Darmian risparmia chilometri sulla fascia destra ad Hakimi. Rispetto alle ultime uscite i meneghini tengono molto più il pallino del gioco. Il giro palla, seppur non rapidissimo, è ordinato e sempre di qualità, e tra Sensi ed Eriksen, da fuori scaldano i guantoni a Vicario che risponde sempre presente, nonostante non sia il titolare tra i pali. I sardi specie con l’ex di turno “Ninja” vogliono provare delle sortite verso la porta interista, ma giunge un unico tiro, proprio dall’ex belga, dove Handanovic respinge centralmente. La concentrazione dei nerazzurri è totale e anche l’abnegazione e la serenità nello svolgere il proprio impegno. Lukaku pare l’unico sotto tono e non potrebbe essere diversamente, dato che è il solo giocatore insieme al capitano con i guantoni a non riposare mai. Il gigante belga appare stanco dal punto di vista fisico ma sa comunque ragionare e usare se stesso come sponda per i compagni che è poi ciò che vuole il suo mister. Si giunge così al riposo con uno 0 a 0 in una sfida apertissima. Se l’Inter vuol rispondere al Milan e alle altre nel secondo tempo dovrà osare di più ma Conte non fa subito cambi. Ha ragione perchè in un quarto d’ora con le conclusioni da fuori area i padroni di casa vanno vicini alla rete almeno in due o tre occasioni, ma l’estremo difensore è sempre reattivo e bravissimo a respingere le insidiose conclusioni. In un angolo al 69’ minuto è De Vrij a strozzare in gola l’urlo di felicità per il goal, visto che il suo colpo di testa è fermato unicamente dalla traversa, con questa volta Vicario fuori causa. La traversa è il segnale per Conte per inserire energie esplosive fresche come Hakimi a destra al posto di Young e Lautaro al posto del cileno, molto generoso quanto troppo frenetico ed impreciso. Sette minuti e l’azione del vantaggio dà ragione all’allenatore nerazzurra. Martinez è un indemoniato su ogni sfera vagante e il marocchino suggerisce l’azione sulla destra per il vantaggio. In mezzo a tre difensori sulla fascia cerca e trova la sponda, perfetta, di Lukaku, ed il suo scatto senza palla squarcia la retroguardia sarda, portandolo sul fondo. Da laterale a laterale, il suo cross basso e teso taglia tutta l’area piccola trovando proprio Darmian sulla sinistra in scivolata a spingere la palla in goal. Felicità di gruppo all’ennesima potenza, perchè c’è la consapevolezza che potrebbe essere una rete veramente decisiva per il Campionato. Manca ancora un quarto d’ora abbondante considerando il recupero e Conte muta nuovamente pelle alla sua creatura. Via i piedi buoni e dentro i muscoli di Gagliardini e Vecino, ma il Cagliari preso dalla disperazione si butta con il cuore e i nervi nella tre quarti interista, senza però creare vere azioni da rete, se non qualche traversone da brivido. L’Inter contiene, tuttavia senza riuscire a ripartire con un Lukaku diligente quanto stanco e i subentrati troppo ancora freddi per incidere con il loro pressing, ma giunge il fischio finale e con esso l’undicesima vittoria consecutiva. La matematica è ancora lontana, ma a Napoli Conte potrebbe giocarsi un match point non da poco, sopratutto per tacere chi ancora critica la sua Inter.
Inter vs Sassuolo 2-1 La decima di conte a scuola di fuga ( aprile 2021 )
Son servite ben dieci giornate di fila con vittoria e solamente nove partite al termine, ma sopratutto un bel distacco “ufficiale” dalle più prossime sfidanti, per fa parlare il Pianeta Inter di obiettivo “Scudetto”. In questo girone di Ritorno, Conte e la sua creatura ha mutato letteralmente pelle. L’obiettivo tre punti a gara è l’unico Vangelo da leggere e mettere in pratica, a dispetto della bellezza del gioco e del comando della gara. Il Sassuolo viene qui a San Siro in una situazione di piena tranquillità di classifica essendo oramai a 40 punti, ma troppo lontana dal settimo posto per sognare realisticamente in grande. I biancoverdi detengono nella Serie A il primato di squadra con il maggior possesso palla, una dote da Guardiola e Conte trasforma il miglior pregio della sua avversaria nell’arma da utilizzare per batterla. Di fatto gli emiliani sono l’ottavo attacco della Serie A, ma anche la quattordicesima difesa. Addirittura nelle dieci giornate del Girone di Ritorno, se coprono l’onorevole quinto posto realizzativo, addirittura sono la terzultima difesa. Gioco forza l’Inter tende sin dall’inizio a lasciare l’iniziativa al Sassuolo. Anche se i primi dieci minuti i padroni di casa partono con una certa intensità anche nella metà campo avversaria e infatti tra Barella e Hakimi qualche brivido in area emiliana scorre, sino a quando proprio al decimo minuto Young, sfonda nuovamente sulla sua sinistra d’attacco e pennella un cross dolcissimo dove il gigante belga non può che ringraziare. Lukaku è bravissimo sul primo palo ad anticipare il suo marcatore e indirizzare di testa la palla sul palo lontano dove Consigli non può nulla. Da questo momento l’Inter estremizza il concetto di contenimento della rivale. I nerazzurri mutano il proprio 3-5-2 in uno statico e granitico 5-3-2, dove la “Lula” quasi fa la prima linea “Maginot” sul disco del centrocampo. Il Sassuolo crea una costante ragnatela di passaggi sino alla trequarti milanese ma in tutto il primo tempo un solo brivido corre la retroguardia meneghina, quando su un filtrante veloce in area Skriniar rimedia all’ultimo al suo buco. Allo stesso tempo con Hakimi specialmente, l’Inter brucia in partenza un paio di favorevole e potenzialmente pericolose ripartenze per chiudere la gara. Il secondo tempo non muta copione. Il Sassuolo fa la gara ma Handanovic non deve effettuare parate. I suoi dieci uomini di movimento davanti chiudono ogni pertugio. Il Sassuolo non è rapido a far girare la sfera e neppure a verticalizzare, ma in effetti in trenta metri non è cosa semplice trovare l’imbucata. Su un possibile fallo di Skriniar nella propria area, riparte lesta questa volta l’Inter e Lukaku suggerisce perfettamente a sinistra per il suo amico di reparto. Troppo distante il difensore dal “Toro” che freddamente colpisce un Consigli che rimane in piedi impietrito. Il Sassuolo è arrabbiato per la svista della maglietta tirata in area ( evidente ) e anche abbattuto dal doppio svantaggio. Fa il paio al tocco di mano su cross di Barella nel primo tempo e bisogna dire che l’arbitro fa giocare senza badare troppo a cadute facili. L’Inter alleggerisce la propria tensione e concentrazione ma siamo appena al 67’ minuto e infatti dopo un batti e ribatti Traore è bravo in area dalla sua sinistra a battere il numero uno interista riaprendo la sfida a cinque dal termine. Il Sassuolo ci crede e si butta con orgoglio davanti, ma l’Inter mostra la sua crescita mentale. Riaccende subito la spina e riattiva gambe e testa. Nei dieci minuti che trascorrono compreso recupero si divora letteralmente due contropiedi da rete certa. Una volta con Hakimi ed una con Sanchez subentrato a Lautaro. Errori da matita rossa se gli emiliani fossero riusciti a pareggiare. Anche Lukaku va in rete in contropiede ma è in fuorigioco. Nuovamente un’Inter bunker ha portato a casa il bottino pieno. Dieci vittorie di seguito non sono proprio uno scherzo e così ha rifilato un più undici punti al Milan secondo e alla rivale storica bianconera un punto in più che nella gara di recupero giocata simultaneamente contro il Napoli ha vinto mantenendo il distacco immutato. Ora le partite mancanti alla vittoria finale sono nove ed il distacco è importante. Ma questa gara contro il Sassuolo mostra che appena di distrai puoi pagare pegno, specie se giochi sempre sulla difensiva, dove un fallo, un tocco di mano o una lettura sbagliata di un passaggio ti possono condannare. Per ora ha ragione Conte, perchè i numeri sono dalla sua parte, ma solo l’Inter, a questo punto, può regalare lo Scudetto ad altri, se inizia a pensare di averlo già vinto.
Bologna vs Inter 0-1 La forza della tranquillità fa volare la capolista ( aprile 2021 )
L’ultima sfida del turno di Campionato vede la capolista affrontare la trasferta in Emilia già consapevole dei risultati delle altre. Sopratutto la seconda e la terza, Milan e Juventus sono state bloccate sul pari. Quale occasione migliore per gli uomini di Conte di avvicinarsi ulteriormente all’obiettivo grosso? De Vrij per precauzione non è in campo, al suo posto il più veterano dei colori nerazzurri, l’unico in rosa ad avere alzato con l’Inter un trofeo; Ranocchia. La “Beneamata” non gioca da metà marzo, avendo saltato per Covid-19 la sfida successiva con il Sassuolo, quindi non si ha il polso della situazione di forma dei giocatori, considerando i rientri dalle Nazionali. Nel suo 3-5-2 l’Inter rimane molto abbottonata e lascia l’iniziativa ai padroni di casa bloccandoli comunque in mediana. Hakimi e Young sulle fasce più che spingere e creare pericoli sono attentissimi a supportare i tre centrali davanti ad Handanovic. Barella, Brozovic ed Eriksen hanno compiti sia di copertura che di costruzione per la Lula davanti. E’ il Bologna a gestire sfera ed essere molto aggressivo non lasciando nessun spiraglio ai primi della classe. La struttura collaudata dei meneghini assorbe senza alcun problema ogni attacco del 4-5-1 disegnato dall’ex Mihajlovic. I rossoblu sono in una posizione tranquilla di classifica con i loro 34 punti. Gli emiliani, reduci da due fondamentali successi sono ora a ben dodici punti dalla zona calda, ma anche troppo lontani dal settimo posto per sognare l’Europa. Il Bologna pressa bene e corre, ma sbatte costantemente contro la barriera nerazzurra. Nel girone di ritorno, infatti, in nove partite ha appena subito tre reti, divenendo la difesa il punto di forza dei successi consecutivi post pareggio a Udine all’ultima del Girone di Andata. Al primo affondo però passano gli ospiti. Bella azione sulla sinistra d’attacco con l’inserimento in velocità di Bastoni sulla fascia. Giunto quasi sul fondo fa partire un cross perfetto in centro area dove trova quasi a pendolino il gigante belga. Di testa è imperioso ma allo stesso tempo è bravissimo a respingere Ravaglia. La palla si impenna e Lukaku non ha problemi con la sua mole a coprire e spingere di piatto la sfera in rete. La partita per i padroni di casa si fa in salita ma sullo scadere della prima frazione creano qualche brivido alla retroguardia ospite ma nulla di più. C’è ancora tutto un secondo tempo da disputare, ma la capolista stringe ancora più le file. Un paio di tiri da fuori giungono piuttosto insidiosi verso Handanovic, ma troppo centrali per impensierirlo. E’ l’Inter invece in un’azione di rimessa ad avere la possibilità di segnare, ma sul tiro di Lautaro Martinez, è il palo a negare il raddoppio. Sfida che rimane aperta sino al novantesimo, ma senza lampi. Il Bologna tiene palla senza produrre azioni degne di nota e l’Inter sicura della sua forza difensiva non si impegna neppure troppo a cercare il goal della sicurezza. Giunge il fischio finale e all’Inter è bastato un lampo per guadagnare tre punti che potrebbero valere tantissimo. A Bologna è giunta la nona vittoria consecutiva su nove gare del Girone di Ritorno. Non era un successo scontato, ma con la solidità e la maturità acquisita a gestire i diversi momenti della sfida, un cliente difficile ma alla portata degli uomini di Conte è stato battuto. Ora Conte si trova a più otto punti da Pioli, a dieci di vantaggio su Gasperini e a dodici da Pirlo. Un buon match point sarà il recupero di mercoledì contro il Sassuolo, ma anche un dispendio di energie in più rispetto al Milan e all’Atalanta oltre alle romane. Una buona Inter, dal compito svolto in modo sufficiente per vincere, ma non sempre può bastare il minimo sforzo e l’attenzione totale per conquistare i tre punti. Specie contro avversarie di caratura superiore.
Torino vs Inter 1-2 Il Toro scorna il Toro ( marzo 2021 )
Partita di quelle facili solo sulla carta. Quando affronti squadre in fondo alla classifica che oltre tutto hanno un potenziale in organico per ambire a ben altri traguardi che non la salvezza, è sempre un’incognita. I granata di Nicola sono reduci da una bruttissima prestazione a Crotone dove ne erano usciti con le ossa rotte, dopo aver saltato due turni forzati per Covid-19. Siamo alla ventisettesima giornata, quindi superiamo i due terzi del Campionato ed il Torino ha bisogno di punti ovunque, anche con la capolista. Allo stesso tempo Conte, non presente in panchina per squalifica, aveva parlato nel pre partita di tredici finali per mirare al successo finale. Da prima della classe l’Inter nel suo consueto 3-5-2 scende in campo con autorevolezza sin dal primo minuto, ma senza né bramosia e frenesia di chiudere subito il match. Anche troppa la calma messa sul prato verde. Gagliardini in mediana al posto del fantasista danese ed il fraseggio pare effettivamente meno veloce e anche sin troppo prevedibile. In tutto il primo tempo un’unica buona occasione per gli ospiti con Lautaro che di testa incorna bene ma non prende la porta. Possesso palla continuo e prolungato da parte dei nerazzurri ma che non porta a conclusioni. Troppo lento il giro palla degli ospiti che sembrano giocare con il freno a mano tirato. Quasi che abbiano giocato in Coppa in settimana, cosa che ovviamente non è accaduta. C’è pochissimo movimento senza palla e gli spazi che gente come Perisic, Lukaku o Hakimi adorano non ci sono. Merito anche ai piemontesi. Nicola non è uno sprovveduto. E’ consapevole che sarebbe deleterio affrontare la corazzata di Conte a viso aperto concedendogli campo per le ripartenze. Così tiene i suoi ben abbottonati in un uno schema speculare che però è quasi sempre più un 5-3-2, con Verdi ad appoggiare la punta Sanabria. Su un calcio d’angolo sono però proprio i padroni di casa a sfiorare il vantaggio prima del riposo. Su un batti e ribatti in area la retroguardia nerazzurra non riesce a ripartire e neppure a spazzare via la palla che va a sbattere in modo goffo sul palo con Handanovic già a terra, prima che Lukaku riesca a liberare l’area. Pericolo scampato e si ritorna sul rettangolo di gioco con i medesimi effettivi da una parte e dall’altra. Dopo una decina di minuti Eriksen e Young prendono il posto di Gagliardini e Perisic e sarà un caso che, specie con il danese, il fraseggio sulla tre quarti avversaria si faccia più rapido e preciso. Sarebbe infatti il tipo di partita ideale anche per un altro giocatore dalle qualità tecniche sopraffine come Sensi, ma seppur in panchina, pare sempre ai box. La mossa porta i suoi frutti, visto che cinque minuti dopo aver effettuato i cambi, in una triangolazione dentro l’area Martinez viene agganciato maldestramente e fatto cadere. Per l’arbitro è rigore netto con Lukaku che si presenta sul dischetto. Freddo e implacabile con palla da un lato e Sirigu dall’altra. Cambi per il Toro, ma sono gli ospiti che sciupano l’occasione del 2 a 0 e la regola del goal mangiato e goal subito è quanto mai ancora valida. Su un corner in area nerazzurra si crea un mischione con due e tre uomini a terra, ma Sanabria è lesto a ribattere in goal una palla vagante con Handanovic impietrito. Mancano ancora venti minuti al termine e dalla regia in tribuna giunge l’ordine di schierare il tridente con Sanchez entrato al posto del metronomo Brozovic. E’ proprio la punta cilena, cinque minuti successivi al suo ingresso a fornire un invitante cross dalla destra d’attacco sul lato opposto. Lautaro è strepitoso nel trovare lo stacco giusto e in sospensione senza riuscire a dare forza al colpo di testa, ad indirizzare sul palo opposto la pala prendendo in controtempo Sirigu che non po' evitare il goal del sorpasso. Il Toro si butta con generosità in avanti, ma la capolista serra le file e gestisce la pressione dei padroni di casa che oltre ad un paio di traversoni insidiosi non crea. Dopo tre minuti di recupero giunge il fischio finale e con esso anche l’ottava vittoria consecutiva per la “Beneamata”. Ventiquattro punti di fila che vogliono dire andare momentaneamente a più nove sui cugini che sono attualmente secondi in classifica e attesi da un delicato impegno contro l’ex amico Gattuso. Non è stata un’Inter scintillante quella vista a Torino e per quanto abbia pressato con ordine non ha creato occasioni da goal a valanga. Se per la Champions una sfida così ti ha fatto uscire per il doppio 0 a 0 contro lo Shakhtar Donetsk, in Serie A è sufficiente per portarti a casa la vittoria.
Inter vs Atalanta 1-0 Inter solidamente concentrata e mai pazza ( marzo 2021 )
Conte lo disse più di un anno e mezzo fa quando si sedette la prima volta sulla sua nuova panchina nerazzura. La leggenda dell’Inter “Pazza”, nel bene e nel male doveva finire. Questa sera è stata la partita manifesto di quanto asseriva all’ora. A San Siro si affrontano i due attacchi più forti della Serie A. Inter e Atalanta sono le uniche due squadre ad aver scollinato la sesta decina di reti messe a segno dall’inizio del Campionato. Ma in questa delicata sfida alla fine ha prevalso la miglior organizzazione difensiva di Conte rispetto a quella del Gasp. Sono i numeri a dirlo. In assoluto la “Beneamata” possiede la seconda miglior difesa dietro alla Juventus, mentre i bergamaschi sono sesti. Ma se prendiamo il Girone di Ritorno, giunto al settimo turno, i nerazzurri meneghini sono il miglior attacco ed anche la miglior difesa con sole due reti incassate. I nerazzurri bergamaschi, distanti solamente una rete per quelle siglate, e quindi al secondo posto, sono appena undicesimi con nove goal subiti. Questi numeri spiegano lo svolgersi del match e la sua conclusione di questa sera. La Dea è esattamente a dieci punti dalla capolista e se vincesse, cosa che sarebbe nelle sua capacità, accorcerebbe a solamente sette lunghezze. Oltre a rispondere a Juventus, Milan, Napoli e Roma che hanno vinto. In caso di sconfitta si complicherebbero un poco i discorsi di qualificazione Champions, ed allo stesso tempo si metterebbe quasi la parola addio al sogno Scudetto, dato che la vetta andrebbe a ben tredici punti. L’Atalanta vuole sognare in grande e la partita la conduce lei da subito, come è nelle sue corde. D’altra parte se ha tenuto botta al Real Madrid per tutta una gara con un uomo in meno, a calcio sa giocare e anche bene. I ragazzi di Conte sono in modalità “da qui non passa nessuno”. La forza del gruppo del Milan che porta risultati anche talvolta insperati dai propri tifosi, qui è elevata ad un gradino più alto, se non fosse altro che quando devi liberare la palla davanti, hai un ragazzone come Lukaku e non Leao. L’Inter vuole prendere negli spazi aperti la Dea e viceversa gli ospiti vogliono chiudere la capolista nella propria metà campo per buttarla dentro. Grande fisicità da entrambe le parti ma poche occasioni da rete. Lukaku sciupa in ripartenza una grande occasione, ma è bravo anche il difensore a rimontare, così come sul pressing del belga un brutto retropassaggio verso Sportiello, rischia quasi l’euro autogoal. Ma a cinque dal riposo su un doppio calcio d’angolo sono gli ospiti ad andare vicini alla segnatura. Prima Handanovic e poi Brozovic dicono di no. Nella ripresa Eiksen subentra ad uno spento Vidal ed il danese porta fortuna. Se da due angoli i bergamaschi sono andati vicini alla rete, dal corner calciato da Eriksen, la capolista va in vantaggio. Palla che rimane in area e sulla sfera vagante Skriniar non solo è il più lesto, ma anche il più lucido a tirare un diagonale in mischia dove Sportiello non può far nulla. Ora l’Inter entra in procedura bunker. Non esistono veri reparti, ma una doppia linea “Maginot” dove la pressione continua ed intensa dell’Atalanta si infrange. C’è ancora una mezz’ora di gioco da disputare e tutto può accadere, ma la concentrazione e l’abnegazione alla causa dei ragazzi di Conte fa sì che il micidiale fraseggio della squadra di Gasperini produca un solo tiro in porta in diagonale sulla cui conclusione Handanovic si rifugia in angolo. Lukaku spreca nuovamente una ripartenza ghiotta facendosi rimontare, ma i muscoli di tutti i meneghini sono orientati a non prendere goal più che a segnarli. Rischioso come atteggiamento, ma al fischio finale paga la scelta. Conte può contare su un’Inter che di pazzia non ha più l’ombra. Un’ottima Atalanta si è infranta sul muro nerazzurro, con De Vrij leader in difesa, ma anche un centrocampo granitico che sa miscelare bene forza e doti di palleggio. Tuttavia la qualità che è emersa maggiormente, se non è il gioco spumeggiante fatto di fraseggi stile Barcellona, è la mentalità acquisita. Nessun panico e sbandamento anche nei momenti più delicati. La posta in gioco è alta, ma Conte sa far rendere bene in queste condizioni. Inter nuovamente a +6 in classifica, ma la strada è ancora lunga e Juve e Milan su tutte, ci credono giustamente ancora.
Parma vs Inter 1-2 Solida forza senza pazzie ( marzo 2021 )
L’ Inter grazie allo vittoria contro il Parma per 2-1 allunga a 6 punti il distacco dal Milan diretta inseguitrice. Obiettivi diversi per le due squadre impegnate questa sera: da un lato l’Inter che deve mantenere il primato in classifica e quindi battere il Parma e dall’altro il Parma che penultimo in classifica deve racimolare punti per cercare di portarsi in zona meno calda della classifica, visto che non vince una partita del 30 novembre. Il Parma contro l’Inter sembra sempre dare il meglio di sè, tanto che vanta contro l’Inter ben 14 successi contro 6 dei nerazzurri e 6 pareggi. Nella partita di andata finì proprio con un pareggio in una rimonta dell’Inter. Inizia la partita e il primo tempo è molto equilibrato. I nerazzurri fanno gioco e tengono palla ma anche il Parma riesce a rendersi pericoloso in ripartenza. Al 31’ prima occasione pericolosa per l’Inter. L’esterno Hakimi trova il fondo e tocca centralmente per Eriksen che però arriva fuori tempo per la ribattuta in rete. Due minuti dopo, doppia occasione per l’Inter con Skriniar che trova la respinta di Sepe da posizione ravvicinata e sulla ribattuta del portiere arriva come un falco Perisic ma la retroguardia parmense mura il tentativo. Sempre Sepe viene impiegato da Lukaku al 38’ che su tiro del belga respinge sicuro. Si conclude il primo tempo con poche occasione e con molto equilibro. Riprende il secondo tempo e finalmente al 54’ si sblocca la partita. Sanchez imbeccato da una deviazione involontaria di un difensore crociato si trova davanti a Sepe e il cileno non sbaglia e porta in vantaggio i nerazzurri. Al 62’ arriva il 2-0 per l’Inter. Lukaku lanciato in contropiede da Eriksen, brucia i difensori parmensi e serve Sanchez che fredda Sepe con un piattone destro. La partita prosegue tranquilla ma al 71’ arriva il gol del Parma a mettere pressione ai nerazzurri. Su cross dal fondo di sinistra di Pezzella per Hernani, che da posizione favorevole batte Handanovic con un bel mancino. Finisce la partita 2-1 e che porta l’Inter sempre più in alto in classifica mentre vede sprofondare il Parma verso la Serie B. L’Inter è apparsa, come del resto tutte le big, stanca ma ha ottenuto il risultato grazie al cileno Sanchez che merita la lode questa sera e come sempre grazie anche a Lukaku. Gli altri nerazzurri meritano tutti una sufficienza anche se forse dal punto di vista corale c’è da migliorare perché non si può sempre contare su Lukaku che questa sera è stato pure uomo assist. Il Parma non ha giocato male ma resta a mani vuote nonostante nel finale avesse accorciato le distanze. Ora lo scudetto è nelle mani dell’Inter, nonostante il tecnico nerazzurro Conte ci giri alla larga. Ma se una squadra vuole vincere non deve nascondersi per paura dell’insuccesso. É pur vero che mancano 13 partite ma quest’anno può realmente essere l’anno nerazzurro. La squadra di Conte è uscita prematuramente dalle coppe e quindi dovrebbe essere nel lungo periodo avvantaggiata dai minori impegni e quindi da una migliore forma fisica, anche se Conte con i suoi metodi talvolta nevrotici e con lo scarso utilizzo del turnover potrebbe mettere sotto pressione in modo negativo la forma fisica dei suoi giocatori e perdere il vantaggio acquisito in queste settimane. La prossima partita sarà con l’Atalanta che si dimostra una squadra fisica e compatta e che farà di tutto per mantenere il suo status raggiunto di big e risulterà un vero banco di prova per le ambizioni scudetto dell’Inter.
Inter vs Genoa 3-0 Prova di forza da capolista ( febbraio 2021 )
Se l’Inter aveva il proposito, oltre alla vittoria da tre punti, di dare un segnale alle altre squadre che non è, attualmente capolista per caso, c’è riuscita benissimo. Il Genoa, con la cura Ballardini, viene da ben sette risultati utili consecutivi; quattro successi e tre pareggi, anche contro avversari ben più blasonati come Napoli e Atalanta. Un cliente molto informa che oltre tutto, da questo nuovo anno solare è la squadra che ha incassato meno reti. Un bel test per gli uomini di Conte. Ai quali bastano appena 32 secondi per mettere in chiaro i propri intenti. Barella prende palla a centrocampo e verticalizza rapidamente per il gigante belga che scambia subito per Lautaro, che di prima libera la corsa di Lukaku che come il miglior Zanetti, ma con diversi chili in più, parte palla al piede verso la porta difesa da Perin. Ha il suo marcatore davanti che non sa come contrastarlo e giunto ai limiti dell’area lascia partire una sassata bassa non prendibile per il bravo portiere ligure. Neppure un minuto dall’avvio e i padroni di casa sono in vantaggio. Inizia un monologo nerazzurro con un continuo possesso palla mai fine a se stesso. L’idea di Conte è quella di fare muro a centrocampo, usufruire della qualità di palleggio in mediana che con Barella, Brozovic ed Eriksen non manca di certo e a seconda della circostanza lanciare la Lula verso la porta avversaria, oppure le due ali esterne che hanno sia il compito di crossare oppure di andare alla conclusione. Ed è proprio Darmian, sulla corsia destra ad andare vicino poco dopo al raddoppio. Sostituto di Hakimi squalificato, con un bello scambio con Lukaku che fa da smistatore di palloni per i compagni nella tre quarti del Genoa, sfiora, dopo un bell’inserimento la rete. Così come Lautaro un paio di volte. Anche Barella, dopo un interessante fraseggio prova uno dei suoi tiri da fuori a giro che si stampa sulla traversa a Perin battuto. Il Genoa non sta a guardare perché non è giunto a San Siro per prenderle e basta, infatti una bella e pericolosa azione da goal la crea, ma Handanovic è reattivo due volte sui tiri da fuori. Si va al riposo con i meneghini che non sono riusciti a concretizzare la mole di gioco e di occasioni create e questo è l’unico difetto di un bel primo tempo. Ballardini cambia nell’intervallo un paio di uomini e muta anche atteggiamento. Di fatto il Genoa il primo quarto d’ora tenta di mettere pressione alla capolista che lascia, forse anche per propria iniziativa, il possesso palla ai rossoblu. L’arma preferita di questa Inter, finalmente “Contiana”. Sicura di una difesa ben blindata con il trio Skriniar, De Vrij e Bastoni quasi insuperabili ed un centrocampo che ora riesce a fare le due fasi senza sfaldare le linee, si può permettere il lusso di abbassarsi, rifiatare e sfruttare i varchi che si aprono nelle retroguardie che ha davanti. Con gente rapida e potente come il “Toro” o il belga, avere a disposizione ampie praterie, è come regalare del cioccolato ad un bambino goloso. Così al 69’ minuto, senza che Handanovic debba lavorare troppo, i padroni di casa chiudono la pratica. Lukaku si veste ancora i panni di suggeritore, dopo che si era bruciato un altra occasione buona e libera bene per un Darmian giunto in area sulla destra troppo solo. Stoccata vincente in diagonale per il 2 a 0. Il Genoa alza bandiera bianca, come se fosse consapevole che contro questa Inter, in venti minuti sia praticamente impossibile segnare almeno due reti e senza subirne ancora. Cosa che avviene otto minuti dopo. Su una respinta in area piccola si avventa Sanchez, appena subentrato a Lautaro per farlo riposare e butta la sfera in rete. Dapprima la rete viene annullata per fuorigioco, ma la Var mostra come tutti i calciatori nerazzurri, dall’inizio dell’azione siano perfettamente in gioco. L’ultimo quarto d’ora è normale amministrazione con il rientro dell’infortunato esterno tutto fare D’Ambrosio, che va anche vicino ad un bellissimo goal negato solo da un’altrettanta spettacolare risposta di Perin. 3 a 0 secco che rispecchia piuttosto fedelmente l’andamento della gara. Stesso risultato del derby e in questo girone di ritorno, nel quale si sono disputate cinque partite, ha segnalo almeno due reti a match e ne ha subita solamente una, in modo anche fortuito. Dopo una stagione e mezza forse Conte ha plasmato la sua creatura ad immagine e somiglianza e per lo Scudetto è il biglietto da visita migliore. L’attende il Parma, che nelle ultime due gare si è fatto raggiungere in modo sfortunato ed è all’acqua alla gola, quindi imprevedibile e altamente pericoloso.
Inter vs Lazio 3-1 Inter con la Lula è sulla Luna davanti al Diavolo ( febbraio 2021 )
Fuori dalla Coppa Italia da qualche giorno, e fuori dall’Europa da Natale, la pressione è tutta sulle spalle di Conte. Non ci sono mezze misure. All’Inter lo Scudetto diverrà lo spartiacque tra una stagione fallimentare, oppure vincente. Per tutte le altre non è così. La Juventus, pur sulla carta la più forte di tutte, e da ben nove anni vincitrice del Campionato, ha nuovi elementi e nuovo allenatore in erba, quindi può essere anche accettato come anno di transizione. Il Milan, pur se capolista dalla prima giornata con merito, ha già fatto molto di più di quanto gli stessi suoi tifosi aspirassero e sinceramente un piazzamento Champions sarebbe difficile non centrarlo. Roma e Napoli, per non parlare di Lazio e Atalanta potrebbero aspirare ancora al Titolo, ma diverrebbe quasi come l’impresa di Ranieri in terra d’Albione. Eccola la “Beneamata” alla prova della verità. Nessuna partita è ancora decisiva, neppure la prossima che sarà il derby tra le prime due, ma Juventus e Milan, inaspettatamente sono cadute in Campania e Liguria il giorno prima. La vetta solitaria dopo undici anni potrebbe essere lì dietro l’angolo, ma c’è un ostacolo non da poco. La Lazio che spesso ha dato dispiaceri ai colori nerazzurri e reduce da un filotto di ben sei vittorie consecutive. Sul campo lo stato esemplare degli acquilotti di Simone Inzaghi si vede bene. E’ autoritaria sin dall’inizio ed il possesso palla è nelle mani della Lazio, anche se è la mediana ad essere l’area di gioco di entrambe. Come due boxer le squadre si studiano senza scoprire la guardia, perchè il livello è alto ed entrambe sanno che concedere qualcosa potrebbe essere letale. Infatti ciò accade al 20’. Una bella triangolazione a centrocampo, in verticale tra Brozovic, Eriksen e Lukaku, porta Lautaro davanti a Reina, ma in area di rigore l’entrata scomposta di Hoedt, lo abbatte. Dal dischetto il belga è freddo e preciso per il vantaggio nerazzurro. Inizia ora un’altra partita. La Lazio, dalle qualità a centrocampo elevatissime alza il baricentro ma esponendosi alle rapidissime ripartenze della squadra di casa. L’Inter si fa quasi aggredire sulla propria tre quarti, ma Handanovic non dovrà fare che normale amministrazione perchè De Vrij, Skriniar e Bastoni sono concentratissimi e sono aiutati dal filtro dei tre sulla mediana ( con un danese con la gamba e determinazione finalmente giuste ) e dai due pendolini in fascia che non si risparmiano. Sono infatti i milanesi ad andare vicini alla rete maggiormente, cosa che accade sullo scadere della prima frazione. Su una scivolata sulla tre quarti laziale, Brozovic vince un contrasto e la palla giunge al gigante belga che completamente solo gira in porta immediatamente non lasciando scampo al portiere. Inizialmente il goal viene annullato per evidente fuorigioco, ma la Var mostra chiaramente che Lukaku è perfettamente in linea. Milanesi al riposo con il doppio vantaggio e vetta in classifica ai danni dei cugini a portata di mano, anzi di un solo secondo tempo. Ripresa che vede gli ospiti arrembanti e sulla tre quarti avversaria, ma meneghini che non aspettano altro per sfruttare i varchi biancocelesti. In un contropiede al quarto d’ora Parolo è provvidenziale su Hakimi e un minuto dopo una punizione deviata accidentalmente spiazza Handanovic riaprendo il match. Classico da Inter? No, questa volta no, nonostante la forza dell’avversario e la posta in palio importante, gli uomini di Conte, giocano come se nulla fosse accaduto e tre minuti dopo la cerniera difensiva si chiude con Brozovic che fa partire a campo aperto Lukaku sulla destra. Impressionante dopo un’ora di gioco, la galoppata palla al piede del belga che lascia indietro Parolo, ma anche la sua lucidità per girare in corsa sfera in area piccola al Toro che in solitudine firma il 3 a 1. Siamo al 63’ minuto, ma l’Inter non concede nulla ad una Lazio che vorrebbe riaprirla ma non vi riesce. Inter davanti a tutti e ai cugini che affronteranno fra una settimana. Non sarà una sfida scudetto, ma senza dubbio indicativa del proseguo di entrambe.
Fiorentina vs Inter 0-2 Inter in Barella vede viola e vola ( febbraio 2021 )
Tre su tre. In questa stagione è la terza volta che l’Inter incrocia la strada dei toscani e sono giunte tre vittorie, due di Campionato ed una di Coppa Italia agli ottavi. All’andata, la seconda giornata, con le squadre ancora in pieno rodaggio ci fu un rocambolesco 4 a 3 al Meazza a favore dei meneghini, che ribaltarono il 3 a 2 sul finale. Con un Chiesa in meno ed un Prandelli in più, i toscani annoverano tra le loro file giocatori di qualità, ma Castrovilli e Ribery non sono disponibili e i viola adottano un coperto ma affilato 5-3-1-1. Classico 3-5-2 per Conte, ancora non in panchina, con Sanchez ad affiancare il gigante belga. Persic a sinistra e Hakimi a destra con i tre centrocampisti e difensori centrali titolari. Dopo la delusione cocente a seguito della sconfitta pesante nella Coppa Nazionale subita dalla Juventus, con ritorno martedì prossimo, i nerazzurri devono reagire. Praticamente fuori dalle due Coppe, salvo miracoli e comportamenti autolesionistici dei bianconeri nel ritorno, tutte le energie ora convogliano sul Campionato. Solo due giorni di riposo per i milanesi, ma tanta voglia di lottare per il Titolo, così l’Inter parte sin dal calcio d’inizio con il suo consueto pressing e possesso palla. Ragnatela di passaggi e pressione alta. Con una bellissima azione avvolgente già prima dei dieci minuti gli ospiti sfiorano il vantaggio, con una mezza rovesciata dal limite da parte dell’onnipresente Barella, ma Dragowski è altrettanto strepitoso a parare in contro tempo con la manona sinistra aperta. Fiorentina che prova a ripartire ma i lombardi sono sul pezzo e tagliano subito ogni rifornimento per il pericolosissimo Vlahovic. Pressa che ti pressa, i nerazzurri passano in vantaggio. A sinistra, su schema d’angolo, Sanchez, molto mobile e disponibile per i compagni, apre fuori area per Barella. Grande qualità oltre che corsa e temperamento la si vede nel suo perfetto tiro a giro da lontano che non lascia scampo sul palo alla sinistra di Dragowski. Siamo al 31’ minuto, ma la rete subita diviene come il motorino d’avviamento dei padroni di casa. Gli uomini di Prandelli alzano immediatamente il baricentro, mentre l’Inter cerca di rifiatare ma si schiaccia troppo sulla linea di difesa. Al 37’ minuto la Fiorentina nella stessa azione va vicinissima alla rete del pareggio due volte. Perisic si fa saltare come un birillo da Bonaventura che lascia partire un missile che trova la deviazione di Handanovic sulla traversa. Palla che giunge a sinistra dove Biraghi fa esplodere un terra aria dove di piede nuovamente il capitano nerazzurro risponde alla grande e anche a tutte le critiche piovute dopo il secondo goal subito in Coppa Italia. Gli ospiti reggono l’urto dei toscani sino alla pausa del riposo. I viola partono forti nella ripresa ma i meneghini sono concentrati e rigenerati dai quindici minuti degli spogliatoi. Dopo sette minuti ecco il colpo del k.o. Hakimi sfonda sulla sua fascia destra dopo una buona manovra in mediana della squadra e giunto sul fondo, sforna un assist a fil di palo per il compagno di fascia opposta. Perisc non può sbagliare ed è 2 a 0. Ci sono ancora, recupero compreso, una quarantina di minuti buoni buoni da disputare ma i padroni di casa si spengono subito dopo il rapido colpo da nocaut. I milanesi hanno ora vita facile e non sprecano neppure troppe energie a gestire la gara. I viola praticamente non si fanno vedere più dalle parti di Handanovic, mentre in un paio di occasioni sono proprio gli interisti a sfiorare la terza marcatura. E’ come se i toscani vedessero ora un muro troppo alto da superare e così giunge una sconfitta interna per la Fiorentina che rischia di essere superata da tre squadre e sopratutto la nona e la decima che sono rispettivamente Verona e Sampdoria scappare via. L’Inter risponde sul campo in una trasferta non semplice, considerando anche i soli due giorni di recupero dopo la tirata sfida di metà settimana. Nuovamente mette pressione alla capolista, superandola di un punto in attesa che scenda a San Siro contro l’ultima in classifica. L’Inter c’è e non poteva essere diversamente. Ora la testa può tornare al ritorno difficilissimo di Coppa Italia a Torino. Sarà ora la Juventus ad avere una giornata in meno di riposo a quella sfida, ma la rosa è più che ampia per rifiatare.
Inter vs Juve 1-2 C.I. Ronaldo si prende i regali dell’Inter ( febbraio 2021 )
Pirlo aveva dichiarato che nella sfida di Campionato di un paio di settimane prima aveva studiato il motivo della netta sconfitta, evidenziando le proprie lacune e pregi e difetti dell’Inter di quella sfida. Ebbene sin dal calcio d’inizio la Juventus della semifinale di andata di Coppa Italia è di tutt’altra pasta. Rabbia, determinazione e concentrazione sono al massimo negli uomini di Pirlo, ma anche lucidità ed organizzazione di gioco. Non trascurabile anche la presenza ora di Cuadrado da una parte e la contemporanea assenza dall’altra di Lukaku e Hakimi per squalifica. Tre uomini, oltre all’atteggiamento in campo differente, che nel corso del match faranno la sostanziale distinzione tra le due partite. I bianconeri pressano altissimo, con almeno cinque uomini sulla tre quarti avversaria e l’Inter, orfana del gigante belga, non può fare il suo solito schema di palla lunga per l’armadio, che la nasconde per poi smistarla per le frecce nerazzurre. Ha più palla la Juventus ma tiri in porta non ne arrivano e al primo affondo nerazzaurro la “Beneamata” fa male. Al 9’ minuto in mancanza del velocissimo marocchino di fascia destra si inserisce come una saetta il bravissimo Barella che mette in mezzo un delizioso cross basso ad uscire per Lautaro. Un invito perfetto per il “Toro” che anticipa De Ligt e di prima trafigge Buffon che non riesce a trattenere la sfera. Padroni di casa galvanizzati ed ora in pieno controllo sulla pressione ospite. Ma ecco che in meno di dieci minuti l’Inter pensa sia ancora area di Natale ed è cosa buona e giusta fare regali. La catena di destra nerazzurra non si muove bene, con Darmian troppo vicino al centro, permettendo a Bernardeschi di crossare indisturbato sul secondo palo. Young è in ritardo sul rapido Cuadrado che cade a terra. L’arbitro lascia correre ma la Var lo invita a osservare meglio e nonostante le immagini non chiariscono l’entità della trattenuta il penalty è assegnato. Ronaldo scaraventa tutta la sua rabbia e la palla per il pareggio. I meneghini accusano il colpo inaspettato e subiscono ulteriormente la pressione alta bianconera che non lascia la possibilità di costruzione da dietro. Al 35’ minuto la mediana interista si trova nuovamente costretta a rifugiarsi verso il proprio portiere, ma il retro passaggio è troppo corto. Bastoni vi arriva tranquillo ma non si capisce con Handanovic che esce fuori dai pali. Tra i due si infila l’esperto Ronaldo che ruba sfera e in diagonale insacca la palla nella porta sguarnita. Errore da dilettanti incomprensibile, dettato anche dalla continua stretta offensiva esercitata dai ragazzi di Pirlo. L’Inter è completamente in bambola e la Juventus ora palleggia senza neanche temere le rapide verticalizzazioni nerazzurre. Si va dunque negli spogliatoi con l’Inter che fa e disfa e la Juventus ringrazia gli avversari e se stessa che viene premiata dal proprio atteggiamento compatto e autoritario. Il secondo tempo è tutto da vivere e l’Inter dimostra di non starci. Sanchez e Lautaro si dannano l’anima, ma manca la forza di Lukaku. Entrano Eriksen per un contrariato Vidal, ma anche Perisic e Pinamonti oltre a Sensi sul finale. L’Inter ci prova per quaranta minuti, ma la Juve è ben strutturata dietro come in mediana. Due grandissime occasioni le ha l’Inter. Prima Sanchez, su errore di costruzione bianconera, si trova a calciare un rigore in movimento ma la palla viene intercettata quasi sulla linea di porta da Demiral e poi Darmian tira praticamente addosso al portierione bianconero che si rifà della rete subita nel primo tempo. Due limpide occasioni che i nerazzurri non hanno sfruttato, mentre i bianconeri si e qui probabilmente sta anche la differenza del risultato finale. Se sulla carta un pareggio poteva starci, ora l’Inter si trova costretta a vincere segnando almeno due reti a Torino fra una settimana. Avrà due pedine in più, ma anche Brozovic e Vidal squalificati. Come l’anno scorso quando perse la semifinale di andata al Meazza contro il Napoli. Un anno fa non riuscì a ribaltare le sorti al San Paolo, anche se ci andò molto vicina. Questa Juventus si sta amalgamando con la pasta di Pirlo e pian pianino sta trovando una sua dimensione. Certo che se gli arrivano anche dei regali, l’educazione della “Vecchia Signora” non permette di rifiutarli.
Inter vs Benevento 4-0 L’Inter risponde alla doppia “coppia” con un poker ( gennaio 2021 )
Prova di maturità doveva essere e l’esame non poteva venire superato meglio. Per la prima volta è stata la “Beneamata” a scendere in campo dopo aver saputo il risultato della capolista. Anzi pressione maggiore visto che non solo il Milan aveva vinto in trasferta a Bologna nel primo pomeriggio riportandosi a cinque lunghezze di distanza, ma la stessa Juventus nel secondo anticipo del sabato si è avvicinata pericolosamente grazie al successo in casa di Ranieri. L’Inter dopo il modesto pareggio senza reti a Udine, ma la gagliarda vittoria in Coppa Italia, è costretta a mettere vie le tensioni dello scontro Ibra-Lukaku e quelle della vittoria a tutti i costi. Conte manca in panchina per la squalifica, ma tranne D’Ambrosio, ha tutti i giocatori a disposizione e in campo dal primo minuto entrano addirittura Gagliardini e Ranocchia che sino ad ora non hanno accumulato tantissimi minuti in questa stagione. Conferme da titolari anche per Perisic sulla fascia e persino Eriksen come regista basso davanti alla difesa. Brozovic ringrazia per il riposo accordatogli, ma anche Young, De Vrij e Vidal. Giusto ruotare e far rifiatare viste la tantissime sfide ravvicinate, ma davanti a San Siro c’è una formazione pericolosissima e vera rivelazione della Serie A. Pippo Inzaghi ha creato una squadra che gioca bene e sa combattere, anche quando perde lo fa avendo giocato con intensità tutta la sfida e comunque da neo promossa, si trova a centro classifica, quindi senza ansia di prestazione e con l’acqua alla gola. Per un Benevento sceso a San Siro per fare bella figura, c’è un’Inter che nonostante alcune seconde linee si presenta da subito in una forma inconsueta. Con il pallino del comando del match come sempre, ma granitica e concentrata. I campani sono dalla prima azione schiacciati nella propria area e al settimo minuto i padroni di casa mettono la gara in un attimo in discesa. Punizione dalla destra del danese molto efficace nella sua parabola che mette in difficoltà Improta nell’anticipo su Ranocchia insaccando nella propria rete. Nel suo 4-3-2-1, Lapadula si deve affidare ai lanci lunghi dei compagni per impensierire i tre centrali nerazzurri, e quattro minuti dopo potrebbe esserci la svolta. Ranocchia da ultimo uomo lascia il buco, e l’attaccante giallorosso si sta per involare in area quando cade a terra forse per una leggerissima spinta di Ranocchia, comunque di poco fuori zona penalty. L’arbitro lascia correre ma magari punizione e cartellino sicuramente giallo se non più intenso potevano starci. I brividi per Handanovic finiscono qui. Nessun tiro in porta o fuori per il Benevento sino al novantesimo. Non che l’Inter schiacci il piede sull’acceleratore, ma tutti suoi uomini sono compatti e sul pezzo. Pure Perisic spesso indolente, sulla fascia è sempre propositivo nel puntare l’uomo e crossare, come anche nelle chiusure. Barella è un moto perpetuo ma con grande qualità nelle triangolazioni in crescendo. Lautaro un “Toro” indemoniato su ogni pallone vagante e difensore che imposta. Lukaku seppur non brillantissimo è la sponda ideale per tutti i compagni, ma a stupire è il discusso danese che con la sua tranquillità innata si fa vedere sempre per ricevere sfera e smistare con eleganza. Il Benevento non riesce a reagire, rimane arretrato nella sua mediana per recuperare palla e partire veloce verso la porta avversaria ma non gli riesce, perché è l’Inter a far gitare palla continuamente e a pressare per ripartire veloce. Lautaro sciupa come da repertorio personale un paio di buone occasioni e si va negli spogliatoi con i nerazzurri padroni del campo assoluto ma con la sfida ancora aperta. 180 secondi della ripresa ed Eriksen, complice una deviazione prende in pieno la traversa, Martinez la butta dentro ma è in netto fuorigioco. E’ il segnale che i meneghini vogliono chiuderla. Si vede solo la metà campo dei campani e batti e ribatti al 57’ questa volta il “Toro” si sblocca. Su filtrante di Gagliardini in area, Lautaro dopo aver vinto un rimpallo è lesto quanto preciso sul suo tiro angolato e a filo d’erba per il 2 a 0. Il Benevento si scioglie nonostante i cambi più offensivi disposti dal suo mister. Iniziano anche i cambi per i lombardi ma il copione non muta. Un tranquillo gigante belga su palle in area mal gestite dalla retroguardia ospite, riesce a fare doppietta per un poker che rispecchia l’andamento della gara,visto altre occasioni create. Raramente si vede una squadra non giungere mai alla porta avversaria. Dai difensori, ai centrocampisti agli attaccanti, i nerazzurri non hanno mai perso un uno contro uno e quando tra i piedi hai così tanta qualità diviene matematica la supremazia. Probabilmente l’approccio non molto aggressivo del Benevento ha agevolato l’Inter e sopratutto il suo regista danese, ma la controprova l’avremo subito fra tre giorni nell’andata di coppa Italia contro la Juventus. Una finale anticipata.
Inter vs Milan C.I. 2-1 Ibra fa e disfa e Eriksen regala le semi ( gennaio 2021 )
La Coppa Italia è snobbata? Se ai quarti di finale, in partita secca c’è un derby, tutto diviene speciale. A San Siro le due cugine meneghine hanno sempre dato spettacolo perché a prescindere dalla forza di una o dell’altra, entrambe storicamente hanno sempre voluto vincere. Da un decennio, oltre tutto, non capitava di avere sotto la “Madunina” la prima e la seconda del Campionato di Serie A affrontarsi in Coppa in un dentro o fuori. In chiave Campionato potrebbe essere quasi un fastidio ma Pioli e Conte vi arrivano dopo due prestazioni “domenicali” non esaltanti. Una delle due dovrà essere eliminata. Potrebbero entrambe portarsi uno strascico di polemiche e musi lunghi. Dopo la sconfitta pesante casalinga contro l’Atalanta perdere il derby di Coppa risulterebbe un segnale di stanchezza e flessione per il Milan. Per l’Inter in seguito ad uno scialbo 0 a 0 a Udine, diverrebbe la seconda eliminazione dopo quella europea, rimanendo l’unica delle grandi ad essere in corsa solo per il Campionato. Classico 3-5-2 per Conte che inserisce Darmian e Perisic sulle fasce, Kolarov dietro per Bastoni e Sanchez per Lautaro davanti. Anche Pioli fa riposare qualche big, come Rebic, Calabria, Catillejo o Krunic, facendo debuttare sin dall’inizio il neo acquisto Meitè in mediana affianco a Kessiè. La partita è di buon ritmo sin dall’inizio. I rossoneri appaiono come sempre ben compatti nel proprio 4-2-3-1 con il centravanti Ibra a fare da faro in attacco. Come spesso capita agli uomini di Conte, fanno la partita ma con un giro palla non molto rapido, per merito anche del pressing continuo e a tutto campo dei cugini. I cross iniziano ad aumentare in area milanista, ma Tatarusanu non fa rimpiangere il titolare portiere della Nazionale. Romagnoli e Kjaer come Tomori subentratogli dopo venti minuti, chiudono bene gli attaccanti avversari. Tatarusanu si supera in spaccata di piede su una bella girata ravvicinata di Lukaku che emerge sul capitano milanista. L’Inter insiste ma per una rete sbagliata, anche se sarebbe più opportuno parlare di grande parata, ne subisce una. Dopo un tiro iniziale di Leao da fuori area uscito non lontano dalla porta, da un’azione insistita del Milan dopo una punizione, Ibra dimostra quanto sia bravo nel gioco del bigliardo. Con grande freddezza e tecnica, in area di rigore nerazzurra, controlla in mischia e fa partire un diagonale di rara precisione. La palla passa sotto le gambe di Kolarov e colpendo il palo interno si insacca alle spalle di Handanovic immobile e incredulo che al primo tiro in porta prenda goal. Non è la prima volta, anche se il portiere non ha colpe e bisogna solo dare merito alla perla del campione svedese. Sembra di rivivere il derby di Campionato di autunno ed ora il Milan alla mezz’ora, ha la sfida in discesa. Può chiudersi a centrocampo facendo paura ad ogni possibile ripartenza. L’agonismo sale e l’Inter non ci sta a subire lo svantaggio, ma non trova grandi spiragli nella retroguardia rossonera. I portatori di palla o chi la deve ricevere tra i nerazzurri sono costantemente raddoppiati ed in uno di questi raddoppi sin troppo energici avviene il cambio della sfida. Lukaku sulla fascia offensiva subisce una brutta entrata da parte di Romagnoli, seguono proteste e l’intervento anche da lontano di Ibrahimovic a istigare il gigante belga, che reagisce alla provocazione verbale in malo modo. Testa a testa tra i due pesi massimi non eticamente edificante e cartellini gialli per entrambi. Si va negli spogliatoi con il Milan in vantaggio e tanto nervosismo. Hakimi per Darmian sulla fascia destra e l’Inter nel secondo tempo accelera le giocate e la pressione ed inizia la partita di Tatarusano che mostra quanto sia bravo. La seconda svolta avviene al 58’ minuto quando Ibra inseguendo a centrocampo Kolarov, commette un’inutile fallo da dietro prendendosi il secondo giallo. Uomo in meno e 4-4-1 per Pioli. I nerazzurri aumentano ancora di più la pressione ma Tatarusanu chiude la saracinesca, sino a quando a 20’ dal termine Leao entra in scivolata su Barella spostandogli il piede d’appoggio. Rigore dettato dalla Var e Lukaku di rabbia porta in pari i suoi compagni. Pioli si copre mentre Conte trasforma con i suoi cambi la sua Inter in uno offensivo 4-3-1-2 con il cileno da trequartista e Eriksen al posto di Brozovic davanti alla difesa come regista basso. In pieno recupero, dopo l’infortunio dell’arbitro Valeri, è il danese a regalare la rete su punizione che porta alla semifinale. Ibra ha messo in difficoltà i suoi ma è stato un Milan combattivo sino alla fine, anche se l’inerzia della gara era sempre dalla parte dei cugini. Sarà derby sino a fine stagione.
Udinese vs Inter 0-0 L’Inter affonda nel diluvio di Udine e spreca l’aggancio ( gennaio 2021 )
Troppa pioggia per le polveri bagnate delle bocche da fuoco nerazzurre. Ma non solo gli attaccanti, tutta la squadra di Conte sin dalla primissime battute iniziali è sembrata girare con il freno a mano. Il 3-5-2 friulano è solido e ben organizzato. Chiuso come una saracinesca in fase difensiva, ma tramite la sapiente regia di De Paul sempre pericoloso nelle ripartenze, l’Udinese è in partita dal primo minuto sino al termine del match. Come spesso gli è capitato in passato, l’Inter dopo una brillante e importante vittoria fa seguire una prestazione sotto le aspettative. Quando dovresti dare continuità di rendimento ad alto livello, i nerazzurri storicamente calano. E’ nel dna della “Benamata” fare sbornia di complimenti e sorrisi, per poi scaricarsi. La stessa ferocia e rapidità di giocata viste con i bianconeri piemontesi, qui contro i bianconeri friulani non vi è neppure l’ombra. Dalla sua l’Inter ha davanti anche una squadra che ha disputato una partita piuttosto tirata solamente due giorni fa contro gli indemoniati bergamaschi uscendone con un tranquillo 0 a 0. Appaiono stanchi e non lucidi i nerezzurri ed è comprensibile visto che Conte non ama molto il turnover. Giocano sempre gli stessi e la velocità d’inserimento è limitata. Handanovic per tutta la partita non dovrà praticamente eseguire parate, ma Musso si supera solamente in un’occasione nel primo tempo. La difesa dell’Udinese regala letteralmente palla a Lautaro che si presenta in un secondo davanti all’estremo difensore friulano. Il tiro di Martinez è anche piuttosto ben angolato sul primo palo, ma è bravissimo Musso a distendersi sulla sua destra e deviare in angolo. In pratica l’azione più pericolosa dei meneghini è frutto di un erroraccio di disimpegno avversario. Per il resto l’Udinese controlla bene e si fa anche pericolosa in area interista, ma tra De Vrij, Skriniar e Bastoni non si passa. Barella, Vidal e Hakimi sono sotto tono e Brozovic, regista basso davanti alla difesa non ha sbocchi da parte dei compagni per aprire e allargare le maglie bianconere. Una partita in equilibrio per tutti i novanta minuti, dove gli ospiti tengono il possesso palla, ma ruminano calcio a velocità ridotta. Una sfida che se fosse durata anche il doppio del tempo non avrebbe voltato pagina e sarebbe terminata sempre con il medesimo pari a rete inviolate. A venti dal termine classica mossa di Conte che sostituisce tre uomini in un botto solo unicamente per dare energie fresche per reparto. Anche se Sensi, rispetto a Vidal, annovera tra i suoi numeri, magari meno capacità di contrasto ma molta più genialità sulla tre quarti avversaria. In effetti da una sua apertura laterale, Hakimi verso il finale di gara va vicino al vantaggio. Anche Lukaku è parso molto fuori forma e con le batterie scariche, non avendo neppure tante palle giocabili sia da smistare ai compagni, troppo distanti, sia per puntare Musso. Un pari che appare quasi come una sconfitta. Infatti, caso oramai unico, l’Inter giocava nel metà pomeriggio di sabato nello stesso istante dei cugini, che stavano affondando sotto i colpi dell’Atalanta. Sarebbe bastata una sola rete per i nerazzurri per raggiungere in vetta la capolista, ma per la differenza reti più favorevole si sarebbero anche decretati Campioni d’Inverno. Come quando il Diavolo perse in casa contro la Juventus, non solo l’Inter non ne approfittò, ma cadde 2 a 1 contro una Sampdoria ben organizzata ma tutt’altro che invincibile. Ecco due situazioni molto analoghe che mostrano una grande lacuna di Conte e del suo gruppo. Contro formazioni che si chiudono benissimo all’Inter manca la velocità oppure la fantasia per scardinare l’ingranaggio difensivo avversario. Mai un cambio di modulo in corso, un colpo che lo sfidante non si aspetta. Per quanto sia forte nei suoi uomini, l’Inter è sempre troppo prevedibile. Un’altra occasione sciupata e Conte dal nervosismo si fa anche espellere rimanendo lontano dalla panchina sicuramente qualche turno.
Inter vs Juve 2-0 L’Inter alza la “Cresta” e la Juve esce in “Barella” ( gennaio 2021 )
La Juventus che non ti aspetti così come l’Inter. I torinesi, stanchi, assenti e sopratutto senza mordente e stimoli per dare battaglia. Non rassegnati ma senza fame, come se la vittoria potesse arrivare da sola d’inerzia, cosa che spesso in questa stagione è avvenuta grazie ai colpi dei suoi campioni. I nerazzurri, che in diverse occasioni hanno mostrato sprazzi del loro potenziale, sopratutto offensivo, hanno giocato la sfida con la determinazione che solitamente hanno nel proprio DNA gli antichi rivali. Non solo grinta, ma stranamente molta lucidità e testa nelle giocate, nella gestione della palla e dei momenti della gara. Sopratutto l’Inter è stata diversa, nel bene, nella tenuta nel tempo. Quest’anno, a prescindere dalla vittoria, mai è stata sul pezzo dal fischio iniziale al fischio finale dell’arbitro. La Juventus non parte neppure male, con pressing e buon giro palla, ma davanti ha undici giocatori con il fuoco dentro e con la giusta lucidità. Handanovic deve compiere la parata importante all’11’ minuto su una sassata dal limite dell’area dalla destra. Sulla sua ribattuta Chiesa rimette in mezzo e Ranaldo insacca, ma l’ex viola è in netto fuorigioco. Il portiere meneghino dovrà compiere un’altra parata notevole e sudare freddo a tre minuti dal novantesimo. In mezzo tanta Inter, troppa per questa Juve distratta, cosa anomala dato che certe sfide la “Vecchia Signora” non le sbaglia mai. Trascorre un solo minuto dall’occasione bianconera che i padroni di casa passano in vantaggio. Azione avvolgente con i centrocampisti che avanzano. Vidal allarga a destra per Barella che con una finta sbilancia il difensore che ha davanti e come in Coppa Italia, crossa perfettamente per i suoi compagni. Lautaro nel suo salto è troppo in anticipo, mentre Vidal dietro di lui trova il tempo giusto e di testa spiazza un Szczesny impietrito. C’è ancora un’intera gara da disputare ma i Campioni d’Italia in carica mostrano il fianco ai propri avversari per tutto il primo tempo. Sino al riposo la Juventus ha in campo davanti, è bene precisarlo, potenziale offensivo da big europea, Morata, Ronaldo e Chiesa, che sono sempre bloccati dai tre difensori De Vrij, Schriniar e Bastoni. Ma è a centrocampo che la Juventus soffre. Non riesce a coprire e ostacolare le trame offensive nerazzurre, ma neppure imbastire azioni degne di nota. I bianconeri hanno dalla loro solamente un giro palla sterile, mentre l’Inter è concentrata e pronta a trasformarsi come una lama nel burro. Sono almeno tre le azioni da rete sprecate dai milanesi con la Lula. Ogni volta che da centrocampo l’Inter parte verso la porta avversaria dà la sensazione di poter fare molto male. Pirlo non è riuscito a prendere le contro misure e a sette minuti dalla ripresa giunge il raddoppio. Bastoni dalle retrovie, vede il taglio sulla destra di Barella, lasciato troppo libero dai due difensori. Lancio perfetto e il centrocampista della Nazionale parte verso Szczesny . Entrato in area con una bordata sotto la traversa firma il 2 a 0 e la chiusura del match. Ci sarebbe ancora tutto un secondo tempo e l’Inter ha già mostrato in più occasioni di non avere il sangue freddo, ma questa sera la concentrazione è totale. Entrano Kulusevski e McKennie oltre a Bernardeschi per i bianconeri. Solitamente i primi due sanno dare un contributo importante per la propria squadra ed in effetti la pressione degli ospiti aumenta ma nulla di preoccupante per Handanovic e compagni. Solo a tre minuti dal termine l’estremo difensore interista deve distendersi sulla sua destra per evitare il goal delle paure, ma anche Hakimi al 92’ potrebbe calare il tris nerazzurro in contropiede. La Juve ora vede la capolista a sette lunghezze entrambe con una partita in meno da disputare, ma anche un ridimensionamento della propria forza. Al contrario dell’Inter che agguantando provvisoriamente i cugini in vetta hanno vinto e convinto per la prima volta contro una big in uno scontro diretto.
Fiorentina vs Inter 1-1(1-2ts) C.I. Quarti di nobiltà milanese ( gennaio 2021 )
Un ottavo di pregio con la Fiorentina che ospita la corazzata di Conte. Per l’Inter turno di riposo per il gigante belga, più che meritato, e ad affiancare Lautaro c’è Sanchez che come Vidal ha parecchio da farsi perdonare per occasioni sciupate ed errori che hanno fatto subire reti recentemente. Dalla sua anche Prandelli fa rifiatare il suo bomber Vlahovic. La vera sorpresa è la presenza in campo da titolare, il dimenticato danese Eriksen, oltretutto non nel suo ruolo da tre quartista dietro le punte, ma arretrato, davanti ai tre difensori. Il suo compito, che solitamente è ricoperto da Brozovic, è quello di abbassarsi e far girare palla, fare da collante tra i centrocampisti offensivi e la difesa e dettare i tempi di manovra. Gli ospiti partono bene e vogliosi, andando piuttosto bene via sulle fasce con Perisc e Young, ma la mancanza di Lukaku o di un suo vice si fa sentire nelle azioni d’attacco nerazzure. Praticamente Handanovic non deve fare nessun intervento, più preoccupato sui diversi cross in area invece Terraciano. Le due punte, l’argentino ed il cileno si muovono moltissimo, sia ad aggredire i difensori viola che a suggerire la profondità ma i toscani sono sul pezzo e sanno bene raddoppiare. Il tutto accade nelle ultime fasi di gioco prima del riposo. Su un buon tiro teso e con un effetto ad esterno da parte di Eriksen, Terraciano respinge con i pugni come può in area. Sulla sfera si avventa Sanchez che prende il palo dopo essere travolto involontariamente dall’uscita del portiere. L’arbitro fa proseguire ma la Var interviene a rivedere il suo giudizio iniziale. Rigore e sul dischetto si presenta Vidal che vuole segnare la sua prima rete con questa maglia. Non sbaglia e Inter in vantaggio al 40’ minuto. Trascorrono 180 secondi e su un contrasto in area interista nuovamente l’arbitro è corretto dalla moviola. In diretta, seppur vicino all’azione giudica da penalty la chiusura da parte di Skriniar, ma è evidente che il forte difensore interista sia intervenuto pulito sul pallone. Si conclude così la prima frazione con i nerazzurri davanti, risultato anche giusto dato che premia la maggor volontà di chi ha cercato la rete. Ecco che la “Beneamata” fa quello che gli riesce meglio. In avvio di ripresa getta al vento con Lautaro una rete già fatta, praticamente più facile di un rigore e cala la tensione e pure il baricentro. Il pressing e le ripartenze svaniscono e sale la Fiorentina in cattedra che con Castrovilli e Bonaventura in grande spolvero mettono paura alla retroguardia interista. Che capitola al 57’ minuto con un missile al volo da parte di Kouamè che raccoglie un batti e ribatte in area con la difesa interista che non riusciva a spazzare via la sfera. Tutto da rifare. Iniziano i cambi da una parte e dall’altra, perchè anche Prandelli intravede la possibilità di fare il colpaccio. I cambi dell’Inter però sono di altissimo livello, come Lukaku, Hakimi, De Vrij, Barella e Brozovic, con in campo ancora Eriksen e Sanchez. Proprio lo scattante attaccante cileno a dieci minuti dal fischio finale imita il suo compagno Martinez sprecando l’occasione che avrebbe evitato i supplementari. Da parte loro, i viola non sfruttano un paio di contropiedi dettati da una linea mediana avversaria non proprio ben registrata e con un clamoroso errore a metà campo del danese che stava portando un due contro uno davanti ad Handanovic se non ci fosse stato il ripiegamento del velocissimo marocchino. Tempi supplementari con la stanchezza a farla da padrona ma i lombardi più cattivi davanti. Sono almeno tre le limpide occasioni da rete, con Hakimi inarrestabile, ma in un paio Terraciano mostra dei riflessi felini. Non però al 119’ minuto di gioco. Barella dalla destra crossa perfettamente al centro dove Lukaku, liberatosi della marcatura stretta, indisturbato in mezzo all’area scaraventa di testa la palla per il definitivo 2 a 1. Bene per il passaggio del turno, ma una mezz’ora in più di gioco con la discesa in campo di titolari pesanti potevano essere evitati con un pizzico in più di attenzione. Una delle lacune di questa Inter, dal potenziale notevole ma dalla tenuta più che atletica, mentale e di concentrazione troppo brevi. Ora dopo il derby d’Italia con i rivali storici della Juventus di domenica in Campionato, ai quarti sarà nuovamente derby, ma questa volta del Naviglio. Una settimana da tranquilla passeggiata che ti può portare dalle stelle alle stalle. Dopo l’eliminazione bruciante in Europa, l’Inter ha meno crediti in caso di fallimenti in scontri diretti di questa portata.
Roma vs Inter 2-2 La paura di vincere frena l’Inter ( gennaio 2021 )
Le sfide tra la “Lupa” e la “Beneamata” sono storicamente sempre molto spettacolari a prescindere dal risultato finale e dalla quantità di reti, che comunque non mancano quasi mai. Al termine della sfida si può dire che le attese non sono state disilluse. Gli sopiti nel loro consueto andamento lento non partono male con un buon giropalla, anche se prevedibile. Allo stesso tempo i padroni di casa sono molto aggressivi e dimostrano una padronanza tecnica notevole a centrocampo negli scambi brevi, oltre ad una rapidità non comune nelle ripartenze dopo aver rubato sfera. L’Inter va vicino al vantaggio due volte con la Lula, ma è sopratutto il belga a divorarsi il goal dinanzi al portiere. Bisogna anche dar merito a Lopez di essere stato strepitoso sul colpo di testa deviando in angolo la palla che si stava indirizzando in porta. Come a Marassi tre giorni prima, i nerazzurri sciupano e pagano il conto. Barella sulla tre quarti avversaria si fa arpionare palla al limite del regolamento, parte velocissimo il rovesciamento di fronte e sul 4 contro 4, la linea di difesa interista arretra troppo lasciando andare al tiro il centrocampista Pellegrini. Complice la deviazione del difensore davanti a sè, Handanovic rimane fermo come un albero a guardare la sfera che si insacca vicino a lui. Siamo poco dopo il quarto d’ora e l’Inter si trova in svantaggio. Praticamente una sua consuetudine, anche se bisogna dire che subisce la rete al primo vero affondo romanista. Per almeno dieci minuti i lombardi accusano il colpo e anche se tengono il campo rimangono sempre troppo lenti nella propria manovra d’attacco e con i reparti distanti. L’ultimo quarto d’ora il pressing dei nerazzurri aumenta d’intensità, ma non porta al pareggio seppure delle potenziali occasioni siano state create ma la mira va decisamente registrata. Allo stesso tempo la Roma grazia in contropiede un paio di volte l’avversario. Inizia il secondo tempo e per i primi 25’ minuti l’Inter, costretta anche dal risultato, fa vedere tutto il suo potenziale e la Roma è schiacciata senza poter mai riuscire a controbattere. Energia pura, qualità e velocità si concentrano in questo quasi quarto di gara per i nerazzurri ed è sufficiente per ribaltare la gara. Al 56’ prima Skriniar di testa è imperioso su angolo a superare Lopez. Sette minuti dopo Hakimi dopo una bellissima azione di squadra dalla destra si accentra e fa partire un tiro a giro che si infila sotto l’angolino, imparabilmente. L’Inter è in pieno controllo della gara e meritatamente davanti. In meno di mezz’ora crea almeno cinque o sei palle goal realizzandone due. Non è la Roma che ha cambiato assetto tattico divenendo attendista, sono gli ospiti che l’hanno costretta sulla difensiva senza lasciarle alternative. Lo scorcio d’Inter di Conte che tutti i suoi tifosi vorrebbero ammirare dura troppo poco. L’ultimo quarto d’ora di partita diviene un incubo. La stanchezza prende il sopravvento e quando i nerazzurri perdono d’intensità agonistica, smarriscono più della metà del loro valore. Complici anche i cambi non proprio azzeccati l’Inter subisce. Con Perisic che invece di fare la seconda punta al posto di Lautaro, che si era dannato l’anima, si mette a fare il sesto centrocampista inutilmente, Gagliardini e Kolarov sembra abbiano meno corsa di coloro che sostituiscono. I milanesi arretrano ogni minuto che passa il proprio baricentro sempre più pericolosamente e batti e ribatti a 4’ minuti dal novantesimo i giallorossi passano con un colpo di testa di Mancini. 2 a 2 il risultato finale con una bella Inter che si butta via e riduce in pareggio quella che poteva essere una straordinaria vittoria contro una diretta rivale in trasferta. In sè, un pareggio più che meritato nel corso del match contro una bellissima Roma, non sarebbe affatto un risultato disprezzabile. Anche Milan e Juventus hanno pareggiato 3 a 3 e 2 a 2 contro questa terza in classifica, ma lascia perplessi il modo. Conte e i suoi ragazzi, avevano la partita in mano, sopratutto l’inerzia della sfida era tutta dalla parte dei nerazzurri. E’ apparso evidente che ad un certo punto, con l’approssimarsi del fischio finale, è subentrata la paura di vincere una partita così importante. I cambi effettuati sono stati tatticamente sbagliati o se la volontà di Conte non era quella contenere l’avversario nella propria metà campo, i suoi calciatori sono andati in bambola totale e non per la forza, seppur presente, della Roma stessa. La Roma ha fatto il suo nel finale, ma i giocatori nerazzurri, specie quelli entrati, non avevano gamba ed erano mal posizionati. La testa fa girare le gambe, ma anche te le bloccano. Così l’Inter rimane sempre un potenziale inespresso ed il Milan senza la rosa di Conte, allunga nuovamente a più tre e fra tre giorni c’è la Juventus. Chissà come saranno la testa ed i muscoli nerazzurri per tutti i novanta minuti?
Samp vs Inter 2-1 Nel pantano ligure l’Inter si ferma ( gennaio 2021 )
Ci sono partite che proprio non devono girare dal verso giusto, anche se i presupposti appaiono anche positivi. Si sa che Ranieri sa ben disegnare formazioni equilibrate e ostiche da affrontare. Il turno precedente la Sampdoria aveva perso di misura a Roma verso il finale della sfida e, oggi, su un terreno paludoso la mette sul fisico e sulla grinta. Eppure l’Inter parte bene, anzi molto meglio del suo solito. Il primo quarto d’ora è nerazzurro con un paio di occasioni chiare ma è l’errore dal dischetto di Sanchez che blocca le idee ed il morale degli uomini di Conte. I padroni di casa approfittano dello scoramento avversario e alzano il baricentro, andando a cogliere una traversa ad Handanovic battuto e poi ecco un rigore per un altro fallo di mano, questa volta di Barella che salta in area con il braccio largo. Candreva non sbaglia spiazzando il suo ex capitano. Da due rigori, la differenza di risultato. I milanesi potevano essere in vantaggio ed invece, sempre dal dischetto ora si trovano sotto al 23’ minuto. C’è ancora tutta una partita da giocare, e l’Inter ha dimostrato di saper ribaltare come nessun’altra, ma l’avversario ben organizzato ed un campo al limite della praticabilità , mettono in evidenza quanto manchi un faro intelligente ed enorme come Lukaku là davanti. Oltre ad una vera alternativa sia di gioco in sua assenza, ma pure un suo sostituto, vista l’evidente bocciatura del giovane Pinamonti e la precaria adattabilità di Sanchez e Perisic al ruolo. Gli ospiti sbandano, tengono molto palla ma sono, come spesso gli capita, lenti e prevedibili. Così i padroni di casa hanno terreno fertile per non soffrire troppo e ripartire. In un altro errore di costruzione meneghino parte al 38’ minuto un ribaltamento di fronte sulla destra con palla che giunge dal fondo verso il centro dove Keità di prima supera Handanovic. 2 a 0 dei blucerchiati e Inter tramortita. I due ex in campo la castigano, nel più classico dei romanzi. In effetti il club di Suning ha troppi calciatori che giocano per altre società, ma che che in carriera hanno indossato la maglia nerazzurra milanese. L’Inter ovviamente non vuole perdere ma mancano vere idee e rischia anche di capitolare definitivamente se Handanovic non si opponesse su un tiro a botta sicura dopo un velocissimo contropiede. Con i cambi gli ospiti trovano ossigeno, visto che anche a mezzo servizio il gigante belga fa paura e Conte disegna una formazione tutta offensiva. Il centrale olandese di testa su calcio piazzato a 25’ minuti dal termine la riapre dopo un insistito assedio. Il tempo ci sarebbe per non solo pareggiare, ma anche portarsi a casa l’intera posta. La Sampdoria nell’ultima mezz’ora praticamente non riesce ad uscire dalla sua metà campo, anche se è sempre pronta a ripartire per chiudere il match. Lautaro è il più pericoloso dei suoi ma davanti a sé ha un portiere in stato di grazia. I minuti trascorrono e le energie vengono meno. La Sampdoria non và mai in affanno e, specchio del suo allenatore chiude il portone del suo castello senza che l’Inter riesca a trovare la serratura per entrarvi. Ed è un grande merito visto che i blucerchiati stanno affrontando il miglior attacco della Serie A. Il fischio dell’arbitro giunge prima che Conte capisca cosa fare per scardinare il bunker di Ranieri. Probabilmente è anche questo uno dei limiti di questa squadra. Praticamente monotematica nel suo disegno di gioco. Si cambiano anche cinque giocatori, ma non l’idea principale della manovra. Si sostituiscono pedine stanche con altre più fresche, ma quando ti accorgi che l’avversario ha capito le tue mosse e ti ha bloccato le corsie dalle quali sviluppare azioni offensive, non si studiano contromosse. Si punta solamente sulla bravura e la tenacia atletica dei propri calciatori. L’Inter subisce la sua seconda sconfitta in stagione in questo Campionato. Obiettivamente anche immeritata, ma come di buon grado ti sei preso la vittoria contro il Napoli che non si meritava, ci può stare anche rimanere a secco quando il gioco espresso avrebbe dovuto portare di più. Un’ occasione persa per allungare in classifica ed adesso i nerazzurri sono attesi in una trasferta a dir poco delicata visto che la Roma sta viaggiando con il vento in poppa e potrebbe proprio agguantare, con un eventuale successo, la “Beneamata” al secondo posto. Vedremo se Conte ed il suo gruppo saprà riprendersi al Colosseo quello che in Liguria ha lasciato per strada.
Inter vs Crotone 6-2 Solita Inter da metà partita con vittoria ( gennaio 2021 )
La prima sfida dell’anno del Campionato di Serie A, vede l’Inter ospitare il Crotone. La seconda in classifica affronta la sua speculare dal fondo che nelle ultime uscite ha dimostrato una notevole vivacità, recuperando dal profondo per rivedere la speranza della salvezza. Ed infatti i calabresi partono senza alcun timore reverenziale e quasi conducono la gara. Non che l’Inter non voglia fare sua la partita, ma gli ospiti sono grintosissimi e hanno più gamba. Come di consueto i meneghini appaiono un po' prevedibili nel loro abitudinario 3-5-2 simmetrico al modello adottato da Stroppa. I padroni di casa rischiano un paio di volte di capitolare su due ripartenze veloci avversarie ma è su un’azione da calcio piazzato che Handanovic deve raccogliere la sfera da dentro la sua porta. Al 12’ minuto su un preparato schema dalla bandierina da destra trova su un delicato traversone, Zanellato liberissimo d’indirizzare di testa la palla sul palo alla destra del portiere. Il Crotone è vivo, ma ovviamente l’Inter non ci sta. Una verticalizzazione veloce porta al pareggio 8 minuti dopo. Bastoni suggerisce per Lukaku, che sulla tre quarti ospite protegge come pochi sono in grado di fare e senza quasi guardare suggerisce un filtrante stupendo per un Martinez che brucia il suo marcatore e in area fa partire una bomba che piega le mani a Cordaz. La sfida è vivace, grazie anche ad un Crotone che non è venuto a San Siro a fare le barricate. Passa la mezz’ora ed un’altra azione dritto per dritto dell’Inter porta al raddoppio. Dalle retrovie, palla a Lukaku che porta avanti palla in dribbling e vede sulla sua sinistra un liberissimo Barella, che fa partite un cross basso e teso nell’area piccola dove Marrone, per non far giungere la palla su Lautaro, la scaraventa in rete. Il 2 a 1 dei meneghini dura appena 5 minuti. Come in Champions, Vidal, probabilmente per una condizione non ottimale, nel raddoppio di marcatura colpisce, inutilmente, il piede di Reca che si era già liberato della sfera. Sul dischetto Golemic non sbaglia, nonostante Handanovic indovini l’angolo. A 4’ dalla pausa, Lautaro si mangia la rete del nuovo vantaggio, ma i complimenti vanno anche a Cordez. Tutti negli spogliatoi sul 2 a 2. Ecco che al secondo tempo l’Inter cambia non tanto marcia ma continuità d’intenti. Il Crotone è un po' impaurito e arretra il baricentro, anche se mantiene un buon possesso palla. Trascorrono 17’ minuti e Martinez, questa volta, non sbaglia. In area riceve palla sulla sinistra e con un bel tocco sotto supera Cordez. Conscia dei suoi limiti difensivi, specie quando agli uomini di Conte cala la tensione agonistica, l’Inter tiene giù il piede sull’acceleratore e 7’ minuti dopo, giunge il 4 a 2 ad opera di Lukaku. Il gigante belga resiste alla marcatura stretta e scrollandosi di dosso il difensore trafigge Cordaz. Sul doppio vantaggio i padroni di casa gestiscono senza patemi ed a 12’ dal termine arriva la rete della tranquillità. Tripletta del Toro. Sul missile di Perisic, Cordaz ribatte ma è lì lesta la testa di Martinez. A 3’ dalla fine giunge un pesante 6 a 2 da parte di Hakimi. Nuovo anno e vecchia Inter. Un primo tempo a marce basse ed un secondo da leader che porta il successo, l’ottavo di fila, mettendo così pressione ai cugini. Non sempre però potranno essere sufficienti 45’ minuti per aver la meglio sugli avversari, a maggio ragione se sono di caratura paritetica o quasi. Oltre tutto l’infortunio muscolare, seppur leggero da parte di Lukaku, potrebbe mettere un po' di preoccupazione viste le tante sfide ravvicinate. Un altro problema è un Vidal che giunto come pupillo dell’allenatore, sino ad ora si è dimostrato più un danno per la squadra che un valore aggiunto, ma la lieta notizia è un Sensi che quando è entrato è riuscito con semplicità a dare qualità alla manovra della “Beneamata”. Vittoria che rafforza le sue ambizioni Scudetto, ma non bisogna farsi illudere dai tanti goal fatti, visto che comunque se ne prendono sempre ad ogni sfida.
Verona vs Inter 1-2 Un secondo tempo da settima vittoria ( dicembre 2020 )
Conte aveva parlato nel pre partita di una squadra un pò a corto di carburante, ma alle porte di Natale, non ci sono altri mister che dicano il contrario. Un limite dell’allenatore della “Beneamata” è quello di non sfruttare mai a pieno la profondità della rosa e quindi spremere sino all’osso i soliti titolari quasi fissi. A Verona non è stata una passeggiata, tutt’altro. Schema inedito per i nerazzurri che si presentano con un 3-4-3, praticamente speculare ai padroni di casa. Perisic chiude il tridente offensivo affiancando la “Lula”. I meneghini partono al loro classico ritmo da vecchio motore a nafta, spinti anche da un Verona in assetto di combattimento, che pressa alto, tanto, con due linee a cinque pronte però a partire per far male. I nerazzurri, probabilmente consci della loro attuale precarietà atletica e dei propri limiti difensivi, non si sbottonano più di tanto. Raccolgono collezioni di cross e corner, ma nulla di più. Come contro il Napoli e lo Spezia, trascorrono i primi 45’ minuti, senza emozioni, tranne due lampi, uno per squadra. Prima sulla sinistra Dimarco, sfugge in area piccola e in diagonale tira una sassata ravvicinata sulla quale Handanovic è bravissimo a chiudere lo specchio della porta con la manona aperta; siamo al 26’ minuto quando l’Inter rischia di andare sotto. La risposta degli ospiti giunge dieci minuti dopo, quando da una palla malamente persa a centrocampo dai gialloblu, parte una verticalizzazione rapida. Lukaku si lancia in area sulla sinistra, giunge sul fondo e gira la sfera dietro per Martinez, che di prima colpisce d’esterno, ma Silvestri è strepitoso a salvare la palla destinata a insaccarsi sotto la traversa. Il secondo tempo inizia con un altro piglio, non che ci voglia molto ad essere più dinamici della prima frazione. Ma dopo sei minuti dal riposo, l’Inter passa con una bella azione, tipica oltre tutto della casa. Hakimi sulla destra si inserisce superando la tre quarti e fa partire un bel cross teso a metà altezza dove Lautaro si esibisce nel suo marchio di fabbrica preferito. Si avventa sul primo palo anticipando il suo marcatore e al volo colpisce la palla mandandola in diagonale sul palo opposto dove Silvestri non può arrivare. Una fiammata è la corazzata di Conte, è avanti nel punteggio e anche con i tre punti. I nerazzurri sono in pieno controllo della partita ed il Verona, pur cercando di riagguantare almeno il pareggio, non riescono ad impensierire la loro retroguardia. Ma questa Inter porta con sè la solita anima dell’autolesionismo. Un cross innocuo dalla destra, dopo che Young si fa saltare, è indirizzato quasi in porta invece che al centro dell’area. Handanovic, preso alla sprovvista, non è ben posizionato e afferra la palla in area, quasi all’altezza della linea di porta facendola ricadere in terra davanti a sè e a Skriniar. Ilic è il più lesto ad approfittare dell’inaspettato regalo ed appoggiare la sfera in porta. Il portiere nerazzurro, mortificato dell’errore da principiante, non può fare altro che a testa bassa, raccogliere il pallone dalla propria porta. I nerazzurri, mostrano però tutta la loro voglia di non accettare altro che la vittoria e si buttano nell’area avversaria. Detto fatto e trascorrono solamente sei minuti e dal cross di Brozovic dalla destra, Skriniar è bravissimo a impattare la sfera di testa e indirizzarla nell’angolo alla sinistra di Silvestri. Inter nuovamente in vantaggio e a parte una pericolosa punizione di Dimarco, non corre alcun pericolo. Anzi, in un paio di occasioni, in contropiede si divora il terzo goal della tranquillità. Fischio finale e 2 a 1 per Conte in una delicata trasferta in quella che è l’ultima sfida del 2020. Tre punti fondamentali che parlano anche di un ritmo di marcia di ben sette vittorie consecutive, che non vuol dire in sè nulla dato che nel 2018 Spalletti vi riuscì, ma non vinse, appunto, nulla. Ma questo è un altro Campionato, avversari differenti e anche un Inter diversa.
Inter vs Spezia 2-1 Tre punti al piccolo trotto ( dicembre 2020 )
Il miglior attacco della serie A contro la terza ultima difesa. Il risultato pare scontato, ma lo Spezia gioca bene, scende in campo sempre agguerrito e grazie ai suoi due successi e cinque pareggi si trova, momentaneamente in una situazione di classifica tranquilla. Reduce dal pareggio casalingo contro il Bologna, scende al Meazza senza alcun timore reverenziale contro un’Inter, che nonostante l’importantissimo successo nel big match contro il Napoli, ha mostrato tutta la stanchezza nelle proprie gambe. Infatti l’approccio alla sfida da parte dei nerazzurri è quanto mai tranquillo e a marce ridotte. In tutto il primo tempo due sole vere occasioni da rete da parte dei padroni di casa, una con Lukaku, quasi subito imbeccato bene dal suo compagno di reparto, ma stoppato in angolo da un intervento in estremo in scivolata da un difensore. A metà del primo tempo una bella iniziativa di Young porta quasi il vantaggio. Sulla destra supera in dribblyng due avversari passandoci in mezzo e fa partire un rasoterra che a portiere battuto si perde dalla parte opposta non lontano dal palo. Praticamente l’emozioni dei primi 45’ minuti si esauriscono qui. Il monolitico 3-5-2 crea solo una quadratura e neppure troppo possesso palla. Gagliardini e Brozovic sono piuttosto lenti sia in chiusura che in impostazione ed il giro palla è terribilmente lento e prevedibile. Quanto meno il croato ha un ottimo senso della posizione e fa da collante tra difesa e attacco. Barella è l’unico che prova a dare qualche strappo, ma rimedia più calcioni che idee propositive, anche perché rincorre tutti gli avversari. La prima frazione termina dunque sulla parità a reti inviolate., il risultato forse più corretto. Un’Inter poco creativa e con le batterie scariche non ha avuto la meglio di un piacevole Spezia. I liguri hanno affrontato la sfida in modo quadrato, energico, concentrato e seppur non siano mai riusciti a farsi pericolosi dalle parti di Handanovic, hanno saputo chiudere ogni spazio senza andare in sofferenza. Inizia la ripresa ed il cambio dell’Inter pare conferirgli più velocità e soprattutto più estro. Sensi è un giocatore ben diverso da Gagliardini e solo i guai fisici nell’ultimo anno lo stanno tenendo lontano dai grandi riflettori. Sembrerà strano ma lo Spezia tenendo palla si prende a campo aperto una ripartenza letale al 6’ minuto. Sulla mediana, Lukaku suggerisce verso il centrocampo palla a Lautaro che lancia sulla destra il compagno marocchino sulla fascia. Ad Hakimi non pare vero vedere così tanta strada libera davanti a sé. In velocità si accentra verso l’area, sempre rimanendo defilato sulla destra, e trafigge con un missile basso sul primo palo, Provedel. Praticamente un’azione da 3-4-3, con l’esterno che diviene una sorta di terzo attaccante aggiunto. Sensi va vicino alla rete personale e nonostante uno Spezia coraggioso e volitivo, i padroni di casa controllano senza nessun problema. La tranquillità giunge a venti minuti dal termine. Su un cross teso, in piena area da parte sempre di Sensi, il braccio molto largo da parte di Nzola devia il pallone. Malgrado le proteste accese dei nerazzurri, l’arbitro pare irremovibile, ma la Var lo fa ritornare sui suoi passi concedendo il tiro dal dischetto. Alla battuta si presenta il gigante belga che con freddezza spiazza il portiere. Doppio vantaggio e relax per l’ultimo scorcio di gara. Nessun pericolo se non per, praticamente, l’ultima azione da parte degli spezzini. Da un traversone basso dalla sinistra, tutta la linea difensiva interista pare già negli spogliatoi e Darmian, si fa anticipare in scivolata da Piccoli per il 2 a 1. Ma è troppo tardi, la sfida termina qualche secondo dopo. Un risultato giusto, che porta in dote tre punti importanti e la sesta vittoria consecutiva da parte di Conte. La migliore risposta dei nerazzurri post eliminazione Coppe europee. La prestazione in sé non è stata esaltante, se poi abbiamo in mente il poker calato dai bianconeri in quel di Parma, questo successo di misura contro lo Spezia pare poca cosa. Ma in termini di classifica entrambi i successi regalano i tre punti. Comunque in ottica futura, per vincere qualcosa d’importante, e soprattutto davanti ad avversari di spessore, occorrerà un altro livello di gioco, d’intensità e di idee. Ancora una partita prima della pausa natalizia e a gennaio si potranno recuperare energie fresche.
Inter vs Napoli 1-0 Handafortuna portano i 3 punti ( dicembre 2020 )
Dopo la bruciante eliminazione dalle coppe continentali, la “Beneamata” e anche il suo allenatore, erano aspettati al varco. Il crocevia erano le due sfide post Shakthar Donetsk. Ovvero la delicata e impegnativa trasferta isolana contro il bel Cagliari e successivamente l’arrivo al Meazza dell’altra big pretendente al trono guidata da Gattuso. In pochi si sarebbero aspettati due vittorie e allo stesso tempo, per via dei due pareggi della capolista, un’Inter staccata dalla vetta di un solo punticino. La nota positiva della serata è illusoriamente la conquista dei tre punti, specie contro un avversario forte, molto tosto che sa giocare bene con interpreti di qualità. Ha ragione Conte quando dice che questi successi negli scontri diretti valgono doppio, per morale ma anche per punteggio. Ma se in Sardegna, si è vista una squadra tosta, con u bel gioco che ha creato tanto, a San Siro è andata in scena un’Inter troppo timorosa, dall’inizio alla fine, anche troppo. Il primo tempo è scivolato via con due occasioni, una per parte. Lautaro si mangia un goal, girando il tiro a fil di palo ad Ospina battuto, dopo che Koulibaly aveva sbagliato clamorosamente un disimpegno. Meno facile il tiro di prima da parte di un Zielinski al volo. In effetti l’andamento è molto regolare della partita. La sfida è in perfetto equilibrio con gli ospiti più manovrieri ma i padroni di casa più grintosi. Le forze in campo si equivalgono e pare di essere più su una scacchiera che su di un campo da calcio. Non spettacolare ma intenso il match. Quando l’armonia di forze è così evidente, basta un dettaglio fuori dagli schemi a produrre lo strappo che sbilancia la stabilità creatasi. Così quando Handanovic salva con un istinto da ragazzino su di una conclusione ravvicinata, sul rovesciamento di fronte Ospina non è ugualmente perfetto nell’intervento. Darmian è più lesto del portiere partenopeo a giungere sulla palla e viene maldestramente atterrato. Per l’arbitro è rigore netto, ma la doppia tegola rotta è dietro l’angolo visto che le proteste del capitano vengono giudicate troppo sopra le righe e Insigne riceve per Natale un bel cartellino rosso. Lukaku, questa sera fuori servizio in fase offensiva, è glaciale sul dischetto per l’1 a 0 in favore dei nerazzurri. I meneghini sono a venti minuti dal termine in vantaggio di una rete, ma anche di un uomo. Il Napoli non ci sta e amplifica i propri sforzi. Conte vede i suoi stanchi di gamba, ma anche non tranquilli di testa. La posta in pallio è alta ed ancora il gruppo non è maturo per affrontare queste situazioni. Allora con i cambi trasforma il suo monolitico 3-5-2 in un copertissimo 5-4-1. Complice l’ardore degli uomini di Gattuso, il Napoli l’ultimo quarto d’ora assale l’Inter che nonostante la superiorità numerica non riesce più ad uscire dalla sua metà campo. Conte ha agevolato lo schiacciamento dei propri uomini davanti ad Handanovic, mettendo a nudo le paure di chi non è abituato a vincere sfide importanti. Lukaku diviene un difensore aggiunto tanto voglia portare a casa il successo ed Handanovic si rimette la tutina di super eroe per due parate spettacolari su due conclusioni che urlavano solamente goal. Quando al 92’ minuto, in pieno recupero sulla bella girata di Petagna ravvicinata in area, Handanovic non può farci nulla, ci pensa il palo ad impedire agli azzurri campani di raggiungere il meritato pareggio. In una stagione ed un terzo, probabilmente questo è il vero primo scontro diretto vinto da Conte sulla panchina nerazzurra. Perchè se andiamo ad analizzare le altre vittorie contro le big ottenute da settembre 2019, non erano in momenti cruciali della stagione e contro un avversario tosto, maturo e consapevole. I padroni di casa rafforzano la propria classifica e sconfiggono una diretta rivale per lo Scudetto che può far molto morale, ma in società, come l’allenatore e gli stessi giocatori non possono bendarsi gli occhi. La Dea fortuna in questa occasione ha aiutato ma una formazione che ambisce a traguardi importanti e prestigiosi, non può aver timore di raggiungerli. Conte e la dirigenza dovranno lavorare sulla mente dei calciatori, perché l’andamento della gara era da pari e quando l’inerzia della sfida era nelle tue mani, hai avuto paura. Se quel palo fosse stato goal, staremo a raccontare altre cose, probabilmente di occasione perduta dall’Inter, ma forse i pali colti in Champions che ne hanno in parte decretato l’uscita, si sono trasformati in un palo da tre punti in Campionato.
Cagliari vs Inter 1-3 La stagione in una partita ( dicembre 2020 )
Si gioca tanto l’Inter, ed ancora di più il suo allenatore. Dopo la debacle inaspettata nei modi che hanno portato all’eliminazione in un botto solo sia dalla Champions che dalla Europa League, Conte si trova dinanzi ad un ostacolo non facile e pericoloso. Una sconfitta in Sardegna, ma anche una mancata vittoria potrebbe portare unicamente ad una valanga intera di critiche. Niente più Coppe europee in questa stagione? Solo il trionfo in Campionato, o quanto meno una lotta serrata sino agli ultimi minuti dell’ultima giornata, potrebbero far considerare l’annata del club di Sunning non fallimentare. Il colpo del pareggio inutile di mercoledì è stato traumatizzante per l’intero gruppo e non sai cosa aspettarti. L’Inter saprà trasformare la delusione in rabbia? Il Cagliari viene da due pareggi consecutivi e se la sua situazione di classifica lo vede tranquilla in basso, una vittoria qui in casa, oltre che prestigiosa, potrebbe riavvicinarla alla zona Europa del settimo posto. L’Inter comunque con un ritmo non veloce ma piuttosto costante e solido tiene la partita ben in mano. La sorpresa è la presenza da titolare dal primo minuto del campione danese. In effetti, grazie anche alla qualità tecnica e dinamica di Sanchez come compagno di reparto del gigante belga e la classe di Eriksen tra i tre di centrocampo, l’Inter fa girare palla in modo pulito e preciso, anche se la rapidità di manovra rispecchia l’indole sin troppo tranquilla del pregevole e discusso danese. Sta di fatto che nella prima mezz’ora se gli ospiti milanesi non sono avanti lo devono alla loro poca cattiveria e rabbia che si scontra pure con un Cragno a dir poco superlativo. Sono almeno cinque le occasioni nitide e reali da goal per l’Inter. Lukaku se ne mangia una grande quasi come lui alla pari del cileno. Ma l’estremo difensore sardo è strepitoso anche in altri interventi tra piedi e guantoni. Non pare un momento fortunato, l’Inter costruisce, così come è avvenuto anche contro lo Shakthar Donetsk, ma la palla non vuole entrare. Dato che alla sfortuna non crediamo, è la determinazione a buttare dentro la palla che manca. Quella rabbia che ti permette di superare il momento difficile. Su cinque occasioni pulite, non può essere sempre miracoloso il portiere, a prescindere dalla sua bravura. Manca qualcosa nel momento finale del concretizzare la manovra. Così piano piano ti viene a mancare la lucidità nel corso della sfida, perdi le distanze e rischi di sbilanciare la squadra per la rete che non sopraggiunge. La formazione di Conte è come un libro aperto. Lentamente senza troppi strappi crea ma non concretizza e alla prima occasione degli avversari, affonda. Sottil al secondo tentativo trova il diagonale vincente per l’uno a zero a tre minuti dal termine. Di sasso un minuto dopo la “Beneamata” già va vicino al pareggio, ma il tiro di Perisic dimostra quanta poca determinazione c’è nel volere la vittoria a tutti i costi. Anzi in una palla vagante allo scadere prima del riposo i padroni di casa vanno vicino al raddoppio clamoroso. I milanesi entrano in campo alla ripresa più costernati che rabbiosi e trascorrono almeno una ventina di minuti di possesso palla sterile dove Cragno in una sola occasione deve impegnarsi. La svolta avviene a mezz’ora dal termine. I cambi danno linfa nuova e Sensi a parità di classe ha più corsa e velocità di Eriksen. Non a caso da una sua bella conclusione di poco deviata a lato di un Cragno battuto, si guadagna un angolo. Dal corner, il rinvio del portiere con i pugni fa giungere la sfera al ex capitano che di prima al volo, dal limite dell’area fa partire un missile che gonfia la rete. Pareggio, che nessuna delle due vuole. Il Cagliari alla pari dell’Inter cerca i tre punti, ma un deludente e infortunato Hakimi entrato al 45’, lascia spazio al simbolo dell’umiltà nerazzurra che non urla mai ma è sempre determinante. D’Ambrosio su corner, dopo un minuto dal suo ingresso insacca di testa su corner a sei dalla fine. L’Inter è stanca e con i cambi terminati si ritrova con Sanchez zoppicante. Gli ospiti fanno muro e su una ripartenza con anche Cragno salito, uno stremato Lukaku, trova lo sprint per il 3 a 1 decisivo. In una partita cruciale per la corsa Scudetto, sopratutto per il morale, l’Inter, con le sue pecche, ha saputo reagire e rispecchia in una sfida sola tutto ciò che è. Sprecona, elitaria, ma anche determinata quando trova la combinazione giusta. Sta di fatto che il cambio di modulo da parte di Conte ha agevolato il compito, cosa che potrà risultare utile nel proseguo del Campionato.
Inter vs Shakthar D. 0-0 Ma quale biscotto? Solo pasticcio Inter ( novembre 2020 )
Nessun biscotto ma neanche la qualificazione per l’Inter. Con il pareggio rimediato ieri sera contro lo Shakthar Donetsk, la beneamata non si è qualificata nemmeno per l’Europa League. I nerazzurri iniziano bene con un buon possesso palla. Al sesto minuto il tiro potentissimo di Lautaro ,su lancio lungo di Barella fa capire che la fortuna sta guardando altrove centrando la traversa. Ma l’Inter non si da per vinta e continua ad attaccare: al 17’ sempre Lautaro prova un tiro che va oltre la traversa. Per vedere la squadra avversaria, che si difende bene, intorno al 20’ ci prova con un tiro da lontanissimo Kovalenko. Da questo momento in poi sembra che giochi solo l’Inter: al 22’ De Vrij, sugli sviluppi di un corner calcia di prima intenzione ma viene bloccato da Bondar che praticamente si immola per salvare la sua squadra dal gol. Al 34’ ancora una chance con Lukaku ma Vitao controlla bene e manda in calcio d’angolo. Sul finire del primo tempo sia Lukaku che Lautaro sprecano delle belle occasioni, o per meglio dire, la difesa dello Shakthar fa il suo dovere e impedisce il vantaggio per i nerazzurri. Il secondo tempo inizia come è finito il primo con l’Inter che ci prova piu’ volte con Lukaku e Lautaro, ma grazie al portiere o alla scarsa precisione dei due talenti, la palla non va in rete. Al 64’ grazie ad un’ottima risposta di Handanovic, il portierone impedisce il vantaggio agli ucraini. Sempre Handanovic salva al 75’ un tiro debole di Taison. La partita si conclude con Sanchez che nel giro di due minuti spreca due gol e nei tempi recupero con Eriksen che impegna il portiere dello Shakthar che alza il pallone oltre la traversa. Finisce 0-0 che colloca l’Inter all’ultimo posto del girone e quindi fuori dalle Coppe: da ciò emerge che la squadra non è in grado di portare a termine neanche un girone tutto sommato abbordabile in Champions. Colpa dei giocatori? O di Conte? Per ciò che riguarda il mister Conte non è mai riuscito a concentrarsi su due obiettivi. La prova sta nello scorso anno che è riuscito a raggiungere la finale di Europa League, sacrificando il campionato. Adesso non ci sono piu’ scuse per lui, anche se forse la pazienza dei tifosi e della dirigenza sta diminuendo pericolosamente. Con solo il Campionato su cui concentrarsi non ha più alibi, considerando anche il fatto che tutte le squadre che ambiscono allo Scudetto saranno impegnate nelle Coppe. La cronaca di una morte annunciata in Europa non può essere ridotta alle questioni arbitrali sfavorevoli come sostiene Conte “l’Inter non viene rispettata” ma va ricercata altrove. Non tanto nei gol sbagliati degli attaccanti come Conte continua a ripetere “ci è mancato solo il gol” ma nelle reti al passivo (9 in questa Champions) che sono veramente troppe se si vuole continuare la strada verso la vittoria. Inoltre va rivisto l’impianto di gioco: non si può lasciare un giocatore talentuoso come Eriksen per farlo entrare negli ultimi minuti e non si posso effettuare cambi tardivi quando era palese che Lautaro si dimostrava impreciso perché aveva finito le energie oppure sperare sempre nel solo Lukaku come il salvatore della patria. Attendiamo di vedere quale sarà la risposta in Campionato contro il Cagliari all’ora di pranzo, sperando che dopo il biscotto mal digerito della Champions non vada di traverso anche la lasagna della domenica!
Inter vs Bologna 3-1 Hakimi si fa due panini alla bologna ( dicembre 2020 )
Il Meazza deserto, al contrario dei cugini meneghini, sembra non piacere. In Campionato, sino a ieri pomeriggio erano giunte una sconfitta, un pareggio in rimonta estrema e due vittorie sempre in rimonte al cardiopalma. Lo stesso dicasi per il San Siro di Cahmpions. La bella vittoria a Sassuolo, nitida e solida, forse ha fatto scattare qualcosa nella testa dei giocatori, ma anche nelle idee manovriere del loro mister. Così come in Emilia, oppure a Dortmund in settimana, entrambe sfide vittoriose, l’approccio alla sfida è stato da subito quello giusto. Concentrazione assoluta e attenzione anche ai piccoli dettagli. Passaggi puliti e concreti, velocità nel giro palla e a differenza di tante altre partite, distanze tra i reparti contenute. I padroni di casa non sono rabbiosi e vogliosi di chiudere l’avversario all’angolo, conscio che il Bologna di Mihajlovic, pochi mesi fa, proprio tra le mura amiche aveva infranto i sogni scudetto della passata stagione. Conte pare abbia mutato l’idea di calcio della sua squadra, ovvero condurre la partita, ma lasciando anche spazi all’avversario per farlo uscire con il doppio vantaggio di avere più spazi per le proprie trame offensive e allo stesso tempo non rischiare contropiedi veloci senza copertura. In tal senso il recupero di Brozovic è fondamentale nello scacchiere nerazzuro. Affiancato da due mezze ali come Gagliardini e Vidal, con Barella a riposo, il croato ha tutto il tempo e la lucidità di fare sia schermo davanti alla difesa, tenere ravvicinate difesa e centrocampo e far ripartire l’azione rapidamente e con qualità. Con calma la “Beneamata” avvolge come una copertina morbida il Bologna, senza soffocare l’avversario, e quando arriva il cross giusto ecco la zampata. Come al 16’ quando dalla sinistra, in centro area il gigante belga cerca di tirare in porta e strattonandosi in area con il suo difensore cadono entrambi. Lukaku è il più lesto a rialzarsi e di piattone manda la palla sotto la traversa per l’1 a 0. Conscia dei suoi limiti difensivi l’Inter non si deconcentra e non lascia che il Bologna possa dare fastidio al suo portiere, se non per un paio di tiri da lontano. Sono i padroni di casa invece ad andare vicinissimi al raddoppio con un paio di splendidi contropiedi, in uno dei quali Skorupski è bravissimo a chiudere su Lukaku. Andare al riposo che stai vincendo è una bella cosa, ma la “Beneamata” sa che raramente non commette errori per novanta minuti, specie il suo metronomo a centrocampo. Sul dischetto della mediana, Brozo arretra e si fa dare palla, vede immediatamente il taglio da destra verso il centro area di Hakimi e fa partire un cross perfettamente calibrato per l’esterno. Il marocchino stoppa di classe di destro e colpisce di sinistro per il 2 a 0 proprio sul fischio dell’arbitro. Si riparte con gli ospiti pronti a giocarsela anche perchè con i suoi 12 punti, se vincesse, avvicinerebbe di molto la zona interessante per sogni continentali. I lombardi sprecano ancora con Sanchez un’occasione in contropiede che mette in mostra il grande senso della posizione di Skorupski. I nerazzurri perdono un poco di intensità e appena accade, ecco che la sbavatura è dietro l’angolo. Su un traversone dalla sinistra, l’ex Palacio, esperto giocatore dalla qualità tecnica sopraffina, di prima libera il suo compagno sbilanciando tutta la linea difensiva interista sulla propria destra sguarnendo completamente il lato opposto, dove però giunge la palla e Vignato indisturbato scaraventa la sfera sotto la traversa. Siamo al 67’ minuto e la partita è riaperta. L’Inter aveva abbassato per un solo momento il suo livello di attenzione ed è stata punita, ma a differenza del passato, anche recente, non si scompone. Trascorrono appena due minuti e l’esterno destro di casa chiude il match. Vidal prende palla a centrocampo e smista a destra per il numero 2 molto defilato. Con la sua notevole velocità, si accentra verso l’area lasciando indietro il suo marcatore, a metà strada dal centro area, dal limite fa partire un tiro a metà altezza che gira verso il palo. Questa volta Skorupski tocca ma non può evitare che la palla si infili in rete. E’ il definitivo 3 a 1. Hakimi con la sua doppietta, la prima in Italia, regala la terza vittoria consecutiva in Campionato a Conte, ma è l’attenzione e la solidità che hanno decretato il successo contro un avversario temibile che negli ultimi anni ha destato più di un problema. La capolista è temporaneamente avvicinata, ma la testa deve subito andare a mercoledì per l’obbligo assoluto di vittoria contro lo Shakhtar.
Borussia M. vs Inter 2-3 Doveva vincere e ha vinto ( dicembre 2020 )
Le sfide difficili sono quelle che ti mettono veramente alla prova, che possono abbatterti come farti crescere e consegnarti la consapevolezza delle tue potenzialità. Alla penultima giornata di Champions la “Beneamata” si è trovata, anche a causa sua, ad un bivio, da un lato il baratro e dall’altro la speranza. Scese in campo, la formazione italiana e quella tedesca, sapevano già il risultato di Shakhtar D. contro il Real Madrid che inaspettatamente ha visto gli spagnoli uscirne sconfitti. Ora la milanese è ultima al quarto posto a cinque lunghezze dalla terza che sono proprio i madrileni. Il pareggio la condannerebbe matematicamente fuori da tutto, anche dall’Europa League. Convinta ed arrabbiata, la squadra di Conte possiede il piglio giusto. Come a Sassuolo i nerazzurri pressano alto e non sbagliano un duello. Non lasciano respiro ai tedeschi che non riescono ad impostare nessuna trama offensiva. L’Inter si gioca i suoi sogni di andare avanti nelle competizioni continentali, affrontando la prima in classifica, che con due vittorie secche ed ampie con goleada contro lo Shakhtar D. e pareggi contro l’italiana e la spagnola, non ha ancora vissuto l’onta della sconfitta. Allo stesso tempo i meneghini non hanno alcun timore, ma solo la determinazione di non avere rimpianti. E’ così che le magliette a quadretti da picnic bianco e azzurre coprono benissimo il prato e nonostante siano i padroni di casa a tenere più il possesso palla, sono gli ospiti a dare sempre la sensazione di poter entrare come una lama nella difesa avversaria e fare male. Così infatti accade al 17’ minuto quando Gagliardini dal limite dell’area, in zona centrale, suggerisce perfettamente l’assist per l’accorrente Darmian, che come un treno, sulla destra coglie impreparata la retroguardia e di collo pieno fa partire un tiro inaspettato anche per il portiere. Vantaggio che non attutisce lo spirito battagliero dell’Inter. Il Borussia appare stordito e con Lautaro i milanesi vanno vicini un paio di volte al raddoppio che viene puntualmente fallito. Colpa grave visto che alla mezz’ora il grande pressing chiede il conto in termini di stanchezza e si abbassano i ritmi, la corsa e conseguentemente anche il baricentro. Gioco forza Handanovic deve iniziare a sporcarsi i guantoni, ma nel più classico spirito di complicarsi la vita che ha la “Benamata”, all’ultima azione prima del riposo, in un cross facile dalla destra, giunge il pareggio. Si torna in campo ed il Borussia è più motivato, ma l’Inter non si è fatta prendere troppo dallo sconforto di essersi fatta beffare in pieno recupero. Il pressing è meno intenso, ma la squadra è ordinata. Come all’andata Martinez non è fortunato. Al quarto d’ora da sinistra si accentra e dal limite scocca un tiro a giro che Sommer non può far altro che ringraziare il palo alla sua sinistra. Passano una manciata di secondi e il geometra Brozovic, ferma un’azione avversaria a centrocampo e fa partire Lukaku, che vince il duello fisico con il suo marcatore Zakaria e con un diagonale porta nuovamente avanti i suoi. Nove minuti e Hakimi, subentrato ad uno stremato Darmian, fa il suo dovere sulla destra sia con la progressione che con la qualità del cross che trova il belga che facilmente insacca per il 3 a 1. Manca poco più di un quarto d’ora, ma Conte non può rilassarsi, visto che al 75’ Sanchez, un’altra volta, perde malamente sfera sulla sua tre quarti per un rovesciamento rapido che non lascia scampo al recupero in estremis di Bastoni e neppure ad Handanovic. Pochi minuti dopo Young si divora il goal che poteva già chiudere il match e salvaguardare le coronarie del popolo interista. Che invece vengono messe a dura prova quando a cinque dalla fine giunge il pareggio tedesco. Che bella cosa la Var, quando mostra all’arbitro un leggero fuorigioco al momento del tiro. Niente pareggio e gli ospiti chiudono il negozio e la partita facendo scomparire la palla. E’ stata dura, ma il successo che doveva arrivare per continuare a sperare, è giunto. Nel più puro spirito del club, nulla di facile, ma quando va bene rende il piatto più saporito. Ora all’ultima giornata se l’Inter vincerà a San Siro contro lo Shakhtar D. la supererà raggiungendo quota 8 punti con la matematica certezza dell’Europa League. Nell’altra sfida, in quel caso non dovrà accadere assolutamente il pareggio, dato che a pari punti con il Real, l’Inter ha perso gli scontri diretti. La buona notizia è quanto meno di giocare in simultanea per evitare le famose colazioni con latte e b...
Sassuolo vs Inter 0-3 Il Sassuolo fa i regali da Inter all’Inter ( novembre 2020 )
Che sia d’esempio ai nerazzurri, cosa vuol dire commettere errori che pregiudicano la sfida nel suo proseguo. Dopo meno di un quarto d’ora il match per i meneghini è completamente in discesa dato che senza troppi sforzi e per merito dei grossolani errori della retroguardia biancoverde, si ritrova avanti di due reti. Al terzo minuto è bravissimo Lautaro a fare il “Toro”. Sul rilancio sbagliato del difensore centrale Chiriches, Martinez si avventa in area, supera Consigli, ma viene stoppato dallo stesso numero 21. L’argentino resiste alla carica e trova il pertugio per un filtrante preciso in area di rigore dove il compagno di reparto cileno insacca a occhi chiusi. Il Sassuolo alza i ritmi, ma è un’Inter diversa rispetto al solito, e senza dubbio di altra pasta rispetto a quella burrosa andata in scena mercoledì al Meazza contro il Real Madrid. La “Beneamata” fa muro a centrocampo con un Vidal questa volta concentratissimo e con l’irruenza tenuta sotto controllo e tramutata in energia per vincere il singolo contrasto. Barella davanti alla difesa limita le sue incursioni offensive, per agire quasi da play basso, oltre che da frangiflutti. Al minuto, 10’, la maglia numero 10 interista, di nazionalità argentina, quasi onora il più grande 10 della storia del calcio, con un pallonetto da più di 30 metri che supera Consigli ed esce di poco a lato alla sinistra della porta. Il Sassuolo tiene palla, ma di fronte ha un’Inter non in vena di regali soliti, cosa che invece nuovamente Chiriches elargisce a piene mani. Su un cross preda del suo portiere, probabilmente il difensore rumeno non sente la chiamata e regala il corner. Dalla bandierina giunge successivamente un tiro violentissimo di Vidal che colpisce lo stesso centrale che fa da rimbalzo per la sfera che si accascia tranquillamente in rete. Siamo appena al 14’ minuto e gli ospiti sono avanti con un doppio vantaggio. Solitamente capita il contrario, a prescindere dall’avversario che i nerazzurri incontrano. Il Sassuolo non ci sta e preme sull’acceleratore e per tre volte, nel primo tempo, ha la possibilità di accorciare le distanze e raddrizzare la partita, ma una volta il palo, le altre la cattiveria di un’Inter finalmente sul pezzo, lasciano illeso Handanovic che non deve adoperarsi in miracoli. Il secondo tempo si apre con un Sassuolo determinatissimo, ma si scontra con un’Inter altrettanto vogliosa a non concedere nulla e anzi pronta a colpire per fare male. Al 60’ una discesa sulla destra per il recuperato Darmian, vede il giusto inserimento di Gagliardini al limite dell’area. Il mediano stoppa e di collo esterno fa partire un missile imparabile sul palo lontano coperto da Consigli. 3 a 0 e Sassuolo abbattuto da un’Inter cinica ma soprattutto concentratissima ed affamata. Manca una mezz’ora ancora di gioco più recupero, ma a parte le sostituzioni c’è ben poco da menzionare, se non una rete annullata giustamente per fuorigioco al gigante belga. Gli emiliani si rendono conto che non è giornata. Dopo il tracollo totale, di gioco, di energie, di idee e di grinta viste solamente tre giorni addietro, Conte ha la più terribile delle avversarie. In trasferta c’è il Sassuolo, che detiene proprio insieme ai nerazzurri, l’invidiabile primato di miglior attacco della Serie con 20 centri in otto giornate. Dopo questo pomeriggio, è attualmente solitaria la “Beneamata” in questa speciale classifica. Ma c’è da sottolineare con gli emiliani venivano anche da tre gare senza subire una rete e sino ad oggi, non avevano mai perso al pari della capolista e della Juventus. Grazie alla prima quadrata Inter della stagione, Conte aggancia a 18 punti proprio De Zerbi, momentaneamente al secondo posto. Una sfida difficile che l’Inter è stata brava a saper cogliere nei momenti di fortuna e a non cedere nei momenti più difficili. Sarà questa la gara che porterà un approccio alle partite differenti, non solo come atteggiamento mentale, ma anche come impostazione tattica, più coperta e pronta a colpire che a far la partita e mostrare il fianco?
Inter vs Real 0-2 Inter ora sei Realmente fuori ( novembre 2020 )
Il grande e leggendario Real Madrid non aveva mai espugnato il Meazza contro i nerazzurri. Il 24 novembre 2020, data che rimarrà negli annali sportivi per la scomparsa di uno dei due giocatori più forti al Mondo, assieme a Pelè, ovvero Diego Armando Maradona, il popolo interista lo segnerà nella sua agendina nera. L’Inter per proseguire il cammino Champions ha bisogno come l’aria di punti, la vittoria sarebbe più gradita e complice il successo in tardo pomeriggio dei tedeschi, la porterebbe in un solo passaggio da ultima a seconda. Davanti ci sono i campioni spagnoli, padroni assoluti di questa prestigiosa competizione, però di per sé, non è uno dei Real più forti della storia. Vecchio nei suoi interpreti più forti e con un cambio generazionale importante ma non certo “galactico”, nel Real Madrid oltre tutto, rispetto alla sfida disputata in Spagna a inizio novembre, mancano i calibri di Benzemà e Ramos, che pure segnarono. Mentre tra le file meneghine c’è un certo Lukaku in più. Quindi ci sono i presupposti per fare bene, quanto meno giocarsela. A Madrid l’Inter interpretò una partita gagliarda e avrebbe meritato un buon pareggio, ma qui qualcosa che non gira bene emerge già dal primo minuto. C’è tensione tra gli uomini di Conte, vi è corsa ma senza anima e senza idee e quando corri e male, vi è il forte rischio di commettere solamente errori, come quello che capita al più dinamico e generoso dei nerazzurri. Barella non limita la sua aggressività e butta giù in area inutilmente Nacho che era già chiuso da Barella. Calcio di rigore al sesto minuto solare. Handanovic quasi riesce a sfiorare la palla prima di insaccarsi in rete per il vantaggio madrileno. Ci risiamo, l’Inter, specie tra le proprie mura amiche va sotto, ma qui non accade nulla. Come di consueto prende goal e si porta la strada in salita ma questa sera è chiaro da subito che non c’è scintilla che possa far accendere il fuoco della reazione. Già di per sé è errato iniziare veramente a giocare una partita seriamente solo dopo aver preso una svegliata. Troppi approcci sbagliati alla sfida e non è una caratteristica delle squadre di Conte. Nella sua storia le sue formazioni combattono dal primo all’ultimo minuto, dando tutto sul campo. Solamente tre giorni fa, sempre a San Siro la sua Inter è quasi rimasta assente per un’ora e nell’ultima mezz’ora ha nettamente ribaltato il Torino. Ma i granata non sono gli spagnoli. L’Inter non è ben messa in campo e i due davanti non vedono una palla, sia Lautaro che Lukaku si abbassano per dar man forte ai centrocampisti che non sanno che fare in fase di possesso palla e non chiudono neppure nei fraseggi precisi e rapidi dei madrileni. Il Real Madrid gioca senza stress e non certo con il coltello tra i denti, ma ha un tasso tecnico talmente elevato tra i suoi giocatori, che i passaggi sono sempre di prima e ben riusciti. Al quarto d’ora solo il palo salva Handanovic, impietrito sulla botta da fuori. Gli spagnoli conducono le danze senza sforzo e quando al 33’ minuto un’incursione del cileno interista fa gridare al rigore ( che anche la moviola fa fatica ad evidenziare la modalità del contatto ), avviene l’irrimediabile. Vidal subito inveisce contro l’arbitro prendendo il cartellino giallo, un secondo sopo rincara la dose a muso duro e come dono natalizio, giunge immediatamente il secondo giallo che vuol dire espulsione. La partita dell’Inter, a essere sinceri mai iniziata, a poco più della mezz’ora è già terminata. Non sarebbe impossibile anche con l’uomo in meno riprendere in mano il match, ma questa “Beneamata” non ha nulla della forza e della determinazione che occorrerebbero. Conte la posiziona in un più solido 4-4-1 con Hakimi e Lautaro esterni con successivamente alla ripresa i cambi con d’Ambrosio e Perisc al posto di Bastoni e proprio Martinez. Lukaku è abbandonato al suo destino e quando al 59’ minuto giunge il 2 a 0 dopo l’ennesima azione avvolgente degli ospiti, la partita è ufficialmente terminata. Non un vero tiro in porta da parte dei padroni di casa e un’umiliante sconfitta netta contro un avversario sulla carta fortissimo, ma che passeggiando al piccolo trotto non ti ha fatto mai vedere palla. Solamente se i tedeschi perderanno entrambe le prossime due gare e contemporaneamente l’Inter farà sei punti su sei, potrà sperare di giungere agli ottavi. Il problema però è la partita non giocata, come se Conte avesse perso il contatto con i suoi uomini e non riuscisse più a trasmettere idee e motivazione, che sono il suo pane. Più realisticamente potrà lottare, se cambia registro, per prendersi il terzo posto e giungere in Europa League.
Inter vs Torino 4-2 Rimonta finale, ma quanti problemi! ( novembre 2020 )
Inizia a divenire più che una casualità per l’Inter andare sotto anche in modo pesante e cercare poi di recuperare. Specie tra le mura amiche. Con la Fiorentina, con il Milan, con il Parma ed ora con i granata, senza dimenticare la trasferta di Champions a Real Madrid, o sempre al Meazza con i tedeschi del Borussia. In otto sfide di Campionato e tre di Coppa, sono già ben sei volte, delle quali cinque con due reti al passivo. Nel derby ha solo dimezzato lo svantaggio perdendo, con i madrileni ha quasi ribaltato la sfida ma perdendola sul finale, mentre contro i viola ed il Torino ha portato a casa la vittoria. E’ evidente, che a prescindere dal risultato conclusivo, dei problemi nelle fondamenta vi siano e non sono stati ancora risolti. Si potrebbe imputare il tutto alla stanchezza fisica e mentale di una stagione scorsa terminata troppo a ridosso di questa, ancor di più di altri club, ma dovresti essere sulle gambe alla fine della partita e non correre, invece, ancor più dell’avversario nella parte finale della sfida stessa. Lukaku ha dichiarato nel post gara vinto grazie anche ad una sua doppietta, che ancora l’Inter non è una grande squadra, che deve crescere sotto il punto di vista menale da parte di tutti i giocatori. Come dagli torto? Lo stesso Conte ha apprezzato le sue parole, da vero leader, seppur celato e lontano dai riflettori. Merito all’Inter di non abbattersi mai, ma un bel “mia colpa” agli ospiti che a 25’ minuti dal termine conducevano la gara avanti di due reti, anche meritatamente. E’ questo il punto. Per un’ora i padroni di casa sono apparsi svogliati, scarichi nelle gambe e nella mente. Magari in testa vi era già la sfida chiave di mercoledì contro Zidane, ma non è un atteggiamento consono ad un club che vuole dire la sua in ogni competizione. Dopo una decina di minuti di possesso palla, lento e inconcludente dei meneghini, inizia ad uscire dal guscio il Torino che approfitta di ogni pallone perso a metà campo dalla squadra di Conte. Ranocchia da centrale non è De Vrij e Zaza va vicino alla rete in un paio di occasioni ma la mira oppure Handanovic si oppongono. Sirigu non deve effettuare nessuna parata, dato che i nerazzurri non stanno bene in campo. Le fasce non coprono e non costruiscono, i tre centrocampisti non filtrano e neppure suggeriscono per le due punte. Ci pensa Sanchez proprio sullo scadere del primo tempo a sbloccarla, ma in modo erroneo. Un errore imperdonabile da parte della punta che sulla tre quarti propria sbaglia un appoggio centrale di prima che permette un rovesciamento dell’azione ed in tre passaggi Zaza va al tiro a giro davanti ad Handanovic che viene battuto. L’Inter ha nel suo dna la capacità autolesionista di farsi del male da sola, ma un buon Toro, ben organizzato, seppur privo del suo ariete Belotti, si è meritato il vantaggio. Secondo tempo con i padroni di casa che alzano il baricentro, ma manca quella scintilla per fare veramente male, cosa che arriva dopo un quarto d’ora. La Var evidenzia un contatto di Young concedendo il penalty. L’ex Ansaldi porta sul 2 a 0 i suoi. Ecco la scintilla che sveglia la “Beneamata”. Complice anche i cambi, la reazione è rabbiosa, quanto concreta. Vidal fa il Vidal, masticando le gambe avversarie e due minuti dopo Sanchez rimedia al suo errore accorciando le distanze. Bravo ad approfittare in mezza rovesciata di una mischia in area piccola dopo una traversa del belga. Ancora due minuti e nuovamente Lukaku in spolvero con un bel tiro a giro che sbatte sul fianco del palo a Sirigu battuto. Tre minuti ed un’azione veloce e pressante dell’Inter, vede Sanchez suggerire per Lukaku che indisturbato accompagna la palla in rete. Pareggio che un quarto d’ora dopo si trasforma in vantaggio grazie, ancora, all’intervento della Var che vede un intervento irregolare in area dei granata su Hakimi. Il belga non sbaglia. Il Toro prova a riprendere la partita, ma favorita dai cambi di qualità freschi dell’Inter, Handanovic non dovrà superarsi, e sarà invece Lautaro a sigillare in un’azione di contropiede il risultato sul 4 a 2. Tre punti che dovevano giungere e sono arrivati, ma non puoi giocare sui nervi per mezz’ora vista la mancanza di altro nella prima ora. Conte ha molto da lavorare sempre sui troppi goal subiti, specie sulle palle perse a centrocampo e sulla mancanza di ferocia nei novanta minuti, sopratutto sull’approccio iniziale alle sfide.
Atalanta vs Inter 1-1 Ennesima mancata vittoria pesante ( novembre 2020 )
Partita difficile, dopo la trasferta beffa spagnola in casa del Real Madrid. Un’altra gara in casa di una formazione forte e pericolosa, oltre tutto molto simile ai nerazzurri di Milano, e non solo per la scelta cromatica delle magliette. Le due nerazzurre lombarde, giocano molto sul pressing asfissiante, la difesa a tre, un centrocampo alto e molto mobile con continui inserimenti da dietro, le fasce propositive e tanti goal all’attivo e troppi al passivo. Un match molto tattico, ben progettato e studiato a tavolino dai due allenatori. Sia Conte che Gasperini vogliono vincerla, conoscono i propri punti forti, consapevoli che entrambi i propri ragazzi sanno come andare a segno, ma anche consci delle proprie lacune, specie difensive. Inter e Atalanta combattono come leoni a centrocampo, ma non vogliono allo stesso tempo subire reti come troppo spesso in questa stagione gli sta accadendo. Non sono numerose e limpidissime le occasioni da rete, ma la gara è bella e aperta. Se a Madrid le opportunità per andare in goal sbocciavano da entrambe le parti come fiori in primavera, qui lo spettacolo emerge più dalla strategia e dalla tattica, oltre alla forza messa in campo dai giocatori. Una smanacciata sotto la traversa da parte di Handanovic su di un traversone dalla destra che si era tramutato in una palombella beffa per l’Atalanta. Lautaro non impatta bene su un tiro al volo, la sua specialità, complice la chiusura disperata di un difensore atalantino e Vidal su un’interessante inserimento di testa in area, mette fuori di poco, per l’Inter. Equilibrio totale anche ad inizio ripresa, ma una bella azione manovrata sblocca la stabilità della sfida. Barella a centrocampo trova Brozovic, che con una piroetta, sotto marcatura, riesce comunque a liberare il gioco sulla sinistra per il compagno inglese. Young finta e da fermo pennella un bellissimo cross perfetto per la torsione in elevazione di testa di Lautaro Martinez che trova l’angolo opposto difeso da Sportiello. Se il portiere non può far nulla sul bel gesto atletico e tecnico del “Toro”, si supera sulla doppia occasione che i nerazzurri hanno, poco dopo, per chiudere definitivamente il match a venti minuti dal termine. Vidal viene lanciato a campo aperto, in contropiede davanti all’estremo difensore bergamasco che sul bolide centrale e ravvicinato del cileno rimane in piedi sino all’ultimo e devia sulla sua sinistra con la manona aperta. Sull’accorrente Barella è nuovamente sbalorditivo a deviare in angolo il siluro del centrocampista italiano destinato sotto il sette. Per l’Inter, ancor di più rispetto a tutte le altre formazioni, la legge del goal sbagliato, goal subito, si trasforma quasi sempre in realtà assoluta sul campo. Bravo Gasperini a cambiare volto alla sua compagine. Visto che con il 3-4-3 o 3-5-2 non la sbloccava ha trovato la chiave nel 4-2-3-1. Conte, con una formazione in riserva, non trova in panchina nuova linfa e non mutando atteggiamento, pian piano perde il controllo della gara a favore di un’Atalanta che via via diviene sempre più minacciosa. A 10’ minuti dal termine giunge il pareggio da parte del neo subentrato Miranchuk, al suo primo goal in Serie A. Anzi con Muriel che non riesce a intervenire di testa pure vicino alla segnatura che avrebbe sancito al vittoria. Sarebbe stata moneta troppa cara comunque per la “Beneamata” che ha meritato con il gioco un pari a Bergamo. C’è da considerare che questa Dea è un pò meno divina dell’anno scorso, valutando che quattro giorni prima in casa ne ha presi cinque dai campioni del Liverpool ed ha anche perso 3 a 1 con la Sampdoria di Ranieri. Giocare a Bergamo senza subire, comunque non è da tutte le formazioni e al gruppo di Conte, manca poco per fare il salto di qualità che trasforma una squadra molto forte, in una vincente. Lo stesso allenatore nerazzurro elogia per la prestazione i suoi calciatori sottolineando l’assenza dell’istinto killer. Troppe volte ha condotto gare, anche difficili, con autorevolezza e allo stesso tempo ha avuto tra le mani, anzi, tra i piedi, il colpo del k.o. Con la Lazio e con il Parma, con più cinismo sarebbero giunti quattro punti in più che l’avrebbero rilanciata a ridosso della capolista rossonera. Per non parlare della Champions. In tutte e tre le sfide, con più freddezza e cattiveria di prendersi la posta in palio in pieno, invece di due pareggi, potevano arrivare tre vittorie. Anche con il Real Madrid, una volta pareggiata la sfida, non si è stati freddi per andare sul 3 a 2,cosa che è stato capace il forte avversario spagnolo. Sono punti che mancano all’appello, ma è anche un passaggio di crescita, che si spera per i meneghini sia il più celere possibile.
Real M. vs Inter 3-2 Spettacolo a zero punti ( novembre 2020 )
Aveva ragione Antonio Conte, nel pre partita quando affermava che la sua squadra non sarebbe andata a Madrid come sparring partner, chiuso in un angolo a prendere cazzotti nella speranza di restare in piedi ed avere la fortuna di far partire un gancio giusto per stendere l’avversario. La partita è stata apertissima tra due formazioni che avevano bisogno di punti e volevano la posta intera. A tratti il match è stato anche spettacolare, con giocate singole e di squadra di alto livello, ma allo stesso tempo, ha messo in luce che i due top club, quello spagnolo e italiano, hanno grosse carenze in fase difensiva. I madrileni, che recuperano tutti gli effettivi schiacciano nei primi cinque minuti i meneghini nella loro metà campo con Handanovic sugli scudi a tenere inviolata la propria porta. Da lì la sfida si riequilibra con l’Inter che alza il baricentro, anche in modo pericoloso viste le disattenzioni dei difensori in questo inizio di stagione. Ma alzando la pressione i nerazzurri capiscono quanto lo stesso Real Madrid sia perforabile. Da entrambe le parti per venti minuti le occasioni si susseguono da una parte e dall’altra. Ci pensa Hakimi a fare la differenza, ma verso la porta sbagliata. Da centrocampo, pressato sulla fascia, fa partire un retro passaggio di quaranta metri verso Handanovic, intercettato da un indisturbato Benzemà che supera in dribbling il capitano nerazzurro per l’1 a 0. Con ogni probabilità vi era un fallo al momento del passaggio del marocchino di Milano, ma l’errore è concettuale. Se sei un calciatore di alto spessore, non arretri, ma ti fermi e punti verso la porta avversaria. Considerato uno dei laterali offensivi giovani più forte, nonché già dotato di una buona dose di esperienza, deve far fare il salto di qualità al suo gruppo e non arrecarvi danno. Stesso discorso, ancor più amplificato per il centrocampista cileno tanto voluto dall’allenatore della “Beneamata”. Vidal ha commesso errori imperdonabili nei fraseggi, così come nel controllo dell’irruenza che lo ha portato, ancora una volta ad essere ammonito inutilmente. Te lo aspetti da un Barella, che ancora deve crescere sotto questo aspetto, ma non da un fuoriclasse che ha già vinto tanto e di tutto da protagonista. L’Inter non demorde e continua a giocarsela alla pari ma purtroppo non commette mai solo una distrazione a partita. Al 33’ minuto su calcio d’angolo De Vrij, non certo l’ultimo arrivato, si fa beffare in marcatura da un campione in difesa quanto in zona porta come Ramos, che di testa insacca sul palo opposto a quello coperto da Handanovic. Sotto di due reti come contro il Parma, ancora dopo appena tre giorni e non è la prima volta. Qui, però, sei a Madrid contro campioni più forti di te. Il pregio di Conte, in mezzo ad altri difetti, è quello di aver trasmesso ai suoi combattività specie nei momenti più ardui. Nelle difficoltà, invece di arrendersi i nerazzurri moltiplicano gli sforzi ed il pressing delle maglie nerazzurre diviene asfissiante, quasi brutale. Bellissimo il goal che porta l’Inter a riaprire le ostilità. Verticalizzazione rapida dei meneghini e Barella al limite dell’area spiazza tutti, liberando di tacco, al volo, Lautaro, che con la tutina del “Toro”, anche sotto stretta marcatura, libera un fendente a filo del palo alla sinistra di Courtois per l’1 a 0. Si va negli spogliatoi così, con un bellissimo primo tempo. La ripresa è di tempesta calma. Le due squadre sono più guardinghe, i padroni di casa per il colpo del k.o., gli ospiti per pareggiare, ma entrambe non vogliono scoprirsi. Le ammonizioni giungono per troppa foga da entrambi i lati, ma al 68’ i nerazzurri, riacciuffano il match con Lautaro, uomo assist, che di testa serve a sinistra Perisic che difende palla e incrocia sull’altro palo per il 2 a 0. Un pari che nessuno vuole, è chiaro, ma è l’Inter che per due volte ha la possibilità di ribaltare completamente la sfida, prima con Martinez e nuovamente con l’ala croata, trasformata in punta. Alle sostituzioni, i milanesi perdono oltre che Barella e Perisic, anche mordente ed un rovesciamento di fronte subito dopo, trova scoperto tutto il settore sinistro di difesa per un facile 3 a 2 di Rodrygo. L’Inter non ci sta, ma è troppo esperto il Real per farsi riprendere ancora, anzi in contropiede va vicino alla sua quarta marcatura. Altra sconfitta per i ragazzi di Conte, che hanno dato tutto, hanno giocato quasi alla pari con una delle più grandi big europee, ma le solite sviste ne decretano i zero punti acquisiti, che la portano all’ultimo posto nel Girone, con labili speranze di superarlo.
Inter vs Parma 2-2 Sempre a rimontare ma i punti mancano ( novembre 2020 )
La fortuna bisogna anche cercarsela quando è un momento no. L’Inter guadagna dopo due settimane un Gagliardini, ma perde il suo faro illuminante belga. Con tutto il rispetto per il mediano italiano, il gigante d’attacco ha un altro peso specifico per la squadra. Quanto almeno lo ha lo svedese per i cugini milanisti. I nerazzurri stanno accumulando un filotto non proprio esaltante di partite contro gli emiliani. Sono già quattro gli incontri disputati di fila a San Siro che non vedono la “Beneamata” prevalere sul Parma, ed ora sono divenuti cinque. L’Inter priva appunto di Lukaku tiene unica punta avanzata Lautaro, non proprio in forma smagliante, con Perisic ed Eriksen suggeritori oppure incursori. I nerazzurri partono benissimo e confezionano nei primissimi minuti due palle goal nitide. Prima Barella da destra si accentra e vede il perfetto inserimento in area dell’esterno croato, che di petto dribbla il suo marcatore ed in mezza rovesciata in assetto controllato spara di collo pieno con lo specchio della porta davanti e Sepe immobile a guardare la palla che esce. Poco dopo il portiere emiliano ringrazia la fortuna sul tiro da lontano di Kolarov che esce di un nulla sul palo opposto. Il Parma annusando il pericolo stringe ancor di più le linee trasformando il suo 5-3-2 in un 5-4-1. Così i padroni di casa si incartano nei pochissimi spazi come spesso gli sta capitando in tutte le sfide dove l’avversario crea un muro. Il possesso palla aumenta, così come il dominio nella metà campo avversaria, ma perviene solo un’altra azione da rete limpida proprio prima del riposo, quando sul bellissimo traversone da sinistra da parte di Kolarov, giunge di testa Hakimi che spara alto con Sepe che non può fra altro, immobile, che ringraziare. Termina un primo tempo che poteva vedere con più fortuna l’Inter in vantaggio, ma non è stata brava a capitalizzare le tre occasioni limpide avute. Il Parma non si è visto davanti, ma al primo minuto della ripresa, la difesa immobile dell’Inter, praticamente rimasta ancora negli spogliatoi, guarda Gervinho inserirsi in perfetto gioco, tra De Vrij e Hakimi per tirare al volo e superare Handanovic. L’Inter è incredula e non riesce ad alzare i ritmi. Conte dona nuova linfa alla linea di centrocampo con Vidal e Brozovic, ma al 62’ minuto ecco nuovamente la retroguardia distratta su lancio che vede il fantasista Gervinho sbucare dietro a De Vrij e beffare nuovamente il capitano interista. Tutti chiedono il fuorigioco ma non c’è. L’intera linea difensiva guarda troppo l’azione che nasce dal centrocampo avversario, perdendo di vista e contatto con le punte che si muovono. Quando parte l’attaccante antagonista, è troppo tardi e se è di qualità come quello del Parma, diviene letale. Così senza saperlo i ragazzi di Liverani, con una partita accorta e concentrata si trovano davanti di due reti a San Siro. La lacuna oramai assodata dell’impianto difensivo nerazzurro è altresì controbilanciata dalla sua caparbietà di non arrendersi mai. Il neo entrato Brozo riapre la sfida due minuti dopo. E’ Barella che gli suggerisce l’assist per il suo intelligente movimento tra le linee che lo vede andare via in dribbling al limite dell’area e far partire un preciso tiro rasoterra a giro che si infila a fil di palo. Il Parma si chiude ancor di più e rischia di capitolare un paio di volte, ma Sepe e superlativo a respingere da terra il colpo di testa di Ranocchia così come meno eccellente è l’arbitro a decidere che l’atterramento di Perisic non fosse rigore non facendo intervenire la Var che avrebbe potuto variarne la decisione. Ma i padroni di casa spingono sino a quando al 92’ non giungono proprio con Perisc al meritato pareggio, bravo a spizzare la sfera sul secondo palo giunta dal bel cross di Kolarov. La fortuna non sorride agli uomini di Conte che potrebbero all’ultima azione ribaltare sul 3 a 2 il match quando Vidal manda di un soffio, di testa, la palla vicino al palo. Soliti errori che costano punti in classifica. E’ chiaro che il potenziale è enorme, se si pensa che dalla panchina è entrata gente come Brozovic, Vidal, Young e Naingolan, ma non c’è quasi partita dove in difesa non si commettano sviste. Allo stesso tempo è un periodo dove Handanovic, non riesce a mettervi una pezza come l’anno precedente. Errori che possono costare caro a fine stagione in ottica Scudetto, ma anche già martedì contro il Real Madrid che è a caccia di punti.
Shakhtar vs Inter 0-0 L’Inter va solo a legna e ora Real ( ottobre 2020 )
Bella a metà, ma non basta. Questa sfida di Champions è parsa la trasposizione della gara affrontata sabato a Marassi. Gli ucraini, al pari del Genoa, hanno impostato il confronto con una forte doppia linea di difesa, quasi a rinunciare totalmente all’azione di attacco. In novanta minuti lo Shakhtar è giunto al tiro, dalla distanza, unicamente una volta e in modo telefonato. Talvolta sembrava impostata su di un modulo 6 - 4. Probabilmente reduci dalla semifinale di Europa League, persa in piena estate, solamente due mesi fa per ben 5 reti a 0, proprio contro i nerazzurri, hanno ricalibrato la sfida in modo completamente differente. Se allora il possesso palla fu nelle mani degli ucraini, l’Inter con il suo pressing asfissiante rubava sfera a metà campo per ripartire. Fece una cinquina, ma potevano essere il doppio le segnature. Questa è la Champions, e lo Shakhtar non vuole imbarcate ed è forte pure del successo a Madrid che lo ha portato in testa alla classifica del Girone. Per tutta la gara la “Beneamata” ha il pallino del gioco, possesso palla che dalla difesa è libera di impostare senza pressione alcuna. Gli spazi sono risicati, ma il primo tempo è un dominio totale che solo la bravura del portiere ed i legni fanno terminare a porte inviolate, anzi a porta, perché è unicamente quella dei padroni di casa ad essere mostrata sul grande schermo. Handanovic è abbandonato nella steppa solo e soletto. Barella è ispirato sia come rifinitore che come finalizzatore, ma non è la giornata giusta. Lukaku viene stoppato in area quando tira a botta sicura dalla sinistra, la palla giunge al limite centralmente e il centrocampista italiano si coordina quasi in mezza rovesciata, in equilibrio precario, colpendo di collo pieno al volo. Tiro spettacolare quanto poco fortunato, visto che sbatte in pieno sulla traversa a portiere battuto. Hakimi suggerisce il filtrante per l’inserimento di Barella, che dribbla benissimo nell’area piccola il suo marcatore e fa partire una sassata che mette in mostra i riflessi del giovane Trubin e del suo ben posizionamento tra i pali. E’ tutta l’Inter che si muove bene avvolgendo nella metà campo gli ucraini, ma c’è un vero muro dinanzi. Lautaro corre, ma non sembra avere quello spunto solito che gli fa bruciare erba e marcatore. Quando Lukaku batte la punizione al limite dell’area, la parabola è perfetta, forte e precisa, ma è nuovamente prodigioso Trubin che con la punta delle dita devia la sfera sulla traversa. Il secondo tempo inizia come si è svolta l’intera prima frazione. Palla sempre tra i piedi delle magliette nerazzurre, ma lo Shakhtar è ancora più accorto, oltre che lucido nei raddoppi e nelle chiusure. Brillantezza, viceversa, che pian piano viene a mancare ai ragazzi di Conte. Le occasioni da rete si fermano a quella clamorosa sciupata dal Martinez lontano dalla forma “Toro”. Bravo Brozovic, dopo un quarto d’ora, a scambiare con Barella, e da fuori area fa partire un missile che il portiere respinge corto in mezzo all’area come può. Lautaro si fionda sul pallone e giunge prima del difensore. Portiere a terra e porta spalancata, ma in scivolata l’argentino non impatta bene la palla che fuoriesce di un nulla. Cambi in vista, Eriksen, Perisic e Pinamonti, per energie fresche, anche se non vi è nessun cambio di modulo. I cross piovono in area, ma la stanchezza ha il predominio sui meneghini e la precisione dell’ultimo passaggio rovina sul finale l’intera azione offensiva. Un contatto in area tra due difensori e Lukaku fa gridare al rigore ma nulla di fatto. Peccato che una settimana fa la Var, a parti inverse e correttamente, correggeva la svista dell’arbitro, concedendo il penalty ai tedeschi per il pareggio. Parità con la quale si chiude la partita, a reti bianche, la prima volta che in questa stagione tra Coppe e Campionato, l’Inter non va a segno. Stanchezza, poca freddezza, un briciolo di cattiva sorta e la mancanza di alternative di qualità, considerando anche Sensi e Sanchez ai box, hanno bloccato la banda di Conte, che alla seconda giornata, si trova terza a soli 2 punti. Ora doppia sfida da settimana prossima contro il Real Madrid dove si scommetterà il tutto e per tutto. I giochi sono aperti ma le possibilità di errore diminuiscono a vista d’occhio, se si vuole procedere agli ottavi di Champions come da obiettivi iniziali di stagione.
Genoa vs Inter 0-2 Gli interpreti cambiano la musica ( ottobre 2020 )
Una big che vince 2 a 0 in casa di una piccola dovrebbe essere la normalità, ma quando vi è di mezzo l’Inter, quello che è consuetudine diviene anormale. La squadra di Conte è reduce da tre partite ufficiali non esaltanti, di livello discreto in termini di prestazione, ma sotto tono per quanto concerne il risultato. Con Lazio si è buttata via una vittoria che era in mano, nel derby si sono sprecate le palle goal per un equilibrato pareggio che è divenuta sconfitta, e solo nello scadere non si è riperso in casa contro un abbordabilissimo Monchengladbach. Uomini recuperati da poco e altri ancora da reinserire, ed ecco che Marassi, sponda Genoa, diviene non più una formalità. Considerando che nel Campionato Italiano di Serie A, nessuna sfida è da prendere sotto gamba, specie se disputata fuori casa, questa Inter, ha il pregio indiscusso di affrontare con lo stesso piglio ogni match, al Meazza, come altrove. Dove difetta, oltre all’equilibrio tattico, è senza dubbio nella velocità di manovra. Il Genoa, che arriva dall’incoraggiante pareggio a reti inviolate, è sistemato in modo roccioso per non subire ed eventualmente ripartire affidandosi al suo ex di prestigio reduce dal “Triplete”. Trascorre un primo tempo dove la “Beneamata” non riesce non solo sfondare, ma neppure a tirare in porta. Il possesso palla è di dominio degli ospiti, così come continua è la pressione nella metà campo rossoblu, eppure i nerazzurri non giungono a trovare un pertugio per infastidire Perin. Quando ci arriva, un paio di volte, il tiro trova la gamba di un difensore a respingere. Così il portiere del Genoa non deve neppure sporcarsi i guanti. Il 3-4-1-2 di Conte non trova spiragli. L’unica nota positiva è che nemmeno i liguri non arrecano fastidio alcuno ad Handanovic. Per la prima volta da quando siede Conte sulla panchina dei meneghini, la sua squadra finisce la prima frazione di gara senza essere riuscita a tirare. E’ normale che una formazione di caratura nettamente inferiore si chiuda molto e non permetta alla big che ha dinanzi di condurre l’incontro a proprio piacimento, ma il problema dell’Inter sembra la velocità di manovra, oppure la stanchezza per le troppe partite ravvicinate. La riposta, che poi sarà la soluzione, sono gli interpreti del disegno tattico dell’allenatore. A meno di un quarto d’ora dall’inizio della ripresa, quando il canovaccio della gara non pare mutato, anzi, il Genoa sembra alzare leggermente il baricentro, ecco che Hakimi subentra sulla fascia al posto di Perisic e sopratutto, il ruolo da tre quartista del danese, viene ora ricoperto da Barella. Sei minuti ed esemplare l’azione che porta al vantaggio nerazzurro. Sul centrocampo avanza la linea a quattro interista, con Brozovic che porta palla al centro. Barella davanti alla linea a quattro e dietro alle sue due punte, si smarca senza palla con un passo dai due mediani genoani, dettando il passaggio che infatti riceve da Brozovic. Si gira per andare verso la porta, accelera, finta per entrare in area e tirare e senza guardare fa filtrare la sfera a destra verso Lukaku. Il belga è bravissimo sullo stretto a dribblare un difensore e far partire un diagonale per l’uno a zero. Eriksen, dalle qualità tecniche notevolissime, non avrebbe avuto la lucidità di muoversi tra le linee per chiedere il passaggio e l’azione non sarebbe neanche scaturita. Hakimi allo stesso tempo ha una corsa sull’esterno che allarga per forza le difese avversarie. Il Genoa prova a cambiare gioco, perchè ora non c’è il punto da preservare, ma a 10’ minuti dal termine l’Inter chiude la partita, con il suo uomo meno sotto i riflettori, ma dal rendimento sempre costante e dai goal decisivi. Calcio d’angolo dalla sinistra, Ranocchia che prolunga di testa sull’altro palo e D’Ambrosio a rimorchio entra indisturbato sempre di testa per il definitivo 2 a 0. C’è tempo per un altro inserimento dell’ex cagliaritano che porta Pinamonti al tiro al quale manca la cattiveria giusta. Poco male, i tre punti giungono comunque e per la prima volta nella nuova stagione, non solo l’Inter non subisce nessuna rete, ma neanche un tiro verso la porta e zero parate del proprio estremo difensore. Dispiace vedere un talento come quello di Eriksen non esplodere come potrebbe e dovrebbe, ma le occasioni le ha avute e ne avrà ancora. Senza dubbio il cambio di passo e di forza conferite dal nazionale italiano al suo posto ne ha evidenziato alcuni limiti. Altra possibilità mercoledì in Champions?
Inter vs Borussia M. 2-2 I soliti errori dal prezzo alto ( ottobre 2020 )
Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, narra l’antico adagio. Ebbene dopo aver pagato pegno proprio con il Diavolo, le medesime sviste difensive possono già da subito aver compromesso il cammino europeo delle Beneamata. L’Inter debutta in Champions contro il Borussia Monchengladbach, che è una buonissima formazione, tosta fisicamente e di tecnica adeguata, ma non è il Dortmund che l’anno scorso la eliminò dai Gironi. Quale occasione migliore per dimenticare il derby perso anche con un pizzico di malasorte? Recuperato all’ultimo Bastoni, ma non pronto per novanta minuti tirati, ecco qualche ora prima perdere un altro pezzo per il Covid. Hakimi risulta positivo, per fortuna asintomatico, ma calcisticamente per un paio di settimane sarà out. Debutta Darmian sulla fascia destra. Una nuova tegola per Conte. La presenza dell’ex Parma sembra dipingere questa Inter di Coppa. Più attenta a non commettere errori dietro che a pungere davanti. Disciplina tattica, buoni inserimenti e ripiegamenti, ma la il passo, la pericolosità e la qualità del marocchino sulla fascia sono di un altro spessore e si sente. I nerazzurri si muovono per il campo con forza e voglia, ma la palla scorre lentamente e troppo spesso per linee orizzontali, raramente con verticalizzazioni rapide e pericolose. Come al solito Barella spicca su tutti per dinamicità e generosità, divenendo l’unico giocatore con intensità come vuole il suo allenatore. Vidal è al suo fianco ma ha più compiti di copertura e la rapidità di dieci anni fa ha lasciato spazio ad un’egregia lettura della giusta posizione in campo. Eriksen, che da tre quartista dovrebbe fare la differenza è ispirato ma il dialogo con Sanchez è decisamente d’affinare. Il cileno si sbatte ma perde sempre l’ultimo istante nel dribbling. Handanovic non si vede nel primo tempo, ma anche Sommer nella prima frazione non deve sporcarsi troppo. Un paio di tiri dalla distanza da parte del danese e un brivido a quattro minuti dal riposo sul diagonale di Lukaku che si spegna di poco a lato. Il secondo tempo l’Inter accelera da subito maggiormente, grazie anche all’ingresso di Lautaro, per un infortunio muscolare al cileno. La “LuLa” è sempre una garanzia. Al 49’ su bella apertura da registra arretrato Vidal, si apre l’azione della”Beneamata”. Da sinistra Martinez mette al centro dove Darmian prova la stoccata che viene ribattuta ed il belga è il più lesto a raccogliere la sfera e buttarla dentro. L’Inter non si accontenta e prova spingere, ma è nelle corde di questi colori l’autolesionismo. La partita è in controllo con un avversario che non ha creato problemi alla difesa, dunque come nel derby, ecco il fallo evitabile, che qui l’arbitro non vede, ma non sfugge alla Var al 63’. Già coperto da De Vrij e defilato in area di rigore Vidal prende netto il piede di Thuram regalando il rigore come Kolarov su Ibra quattro giorni prima. Due calciatori acquisiti per la propria esperienza e quindi in grado di assicurare sicurezza, commettono errori gravi che compromettono le sfide. Pareggio inaspettato dei tedeschi che cominciano ad alzare il baricentro. Che non sia un periodo fortunato per i meneghini lo si evince dal bellissimo tiro a portiere battuto del Toro che come una fionda anticipa sul cross dalla destra il suo marcatore, ma il cui siluro si stampa sul palo. Tre minuti dopo ed ecco l’atra sbavatura che non ti aspetti. Vidal arretrato a coprire sulla destra su un filtrante da metà campo, credendo Hofmann in fuorigioco, il pupillo di Conte non taglia come dovrebbe, ed il tre quartista tedesco si trova completamente solo dinanzi ad Handanovic che trafigge con il pallone sotto le gambe. A cinque dalla fine i padroni di casa sono sotto, ma bisogna dare atto che non si scompone la formazione nerazzura. Prima Darmian sulla destra incorna perfettamente di testa ma è prodigioso il salvataggio in corner da parte di Sommer. Sullo stesso angolo battuto bene da Kolarov, Bastoni, subentrato a D’Ambrosio prolunga di testa in area per il tapin che vale il pareggio al novantesimo da parte nuovamente del gigante belga. C’è tempo nel recupero per una buona punizione di Kolariv che fa solo gonfiare la rete, ma quella esterna. Un’Inter che è parsa girare con il freno mano della paura dei suoi limiti difensivi. Carenze per il singolo, ma anche per un assetto tattico che concede poco alla copertura nei ribaltamenti di gioco. Non vincere in casa con la più debole del Girone costringe a fare bottino pieno dove è più difficile se si vuole proseguire il cammino Champions.
Inter vs Milan 1-2 Il Diavolo in paradiso dal derby ( ottobre 2020 )
I bomber hanno fatto il loro mestiere, mentre Conte non ha saputo arginare la lacuna della sua squadra che sin ad oggi ha evidenziato sin troppo in modo evidente. Parte da capolista, anzi potenzialmente, già solitaria, dato che nel primissimo pomeriggio l’Atalanta capitolava pesantemente al San Paolo. Inter un po' limitata nelle scelte per via delle defezioni causa Coronavirus, mentre Milan che recupera Romagnoli e sopratutto il faro davanti, l’ex Ibrahimovic. Pronti via e l’imperfezione della quale parlavamo prima della “Beneamata” emerge in un quarto d’ora proprio per merito dello svedese. L’Inter cerca di fare la partita, senza riuscirci per via di una pressione alta e costante delle maglie rossonere. Due palle perse e due contropiedi, portano in un amen il Milan avanti di due reti. Prima è ingenuo Kolarov a farsi rubare il tempo dall’altrettanto esperta punta avversaria, commettendo l’inevitabile rigore. Siamo appena all’undicesimo minuto, ma ne trascorrono solamente altri cinque e due passaggi rapidi in contropiede mettendo Ibra nuovamente nelle condizioni di battere Handanovic, cosa che fa inesorabilmente per la sua doppietta personale. Il Milan gioca tranquillo, senza nervosismo, ma non perché è avanti nel risultato, ma perché affronta le partite, anche questo derby, senza pressioni particolari. Con il suo 4-2-3-1 è quadrato ma allo stesso tempo imprevedibile nella creazione di manovre offensive. Kessiè e Bennacer si dimostrano, assieme una diga difficilmente superabile, ma gli uomini di Conte hanno il merito di non abbattersi, anzi, moltiplicano le energie e la seconda parte della prima frazione è tutta a tinte nerazzurre. A quasi la mezz’ora arriva a scrivere il proprio nome sul tabellino dei marcatori l’altro centravanti tanto atteso, il belga nerazzurro, che coglie al volo il bel assist di Perisic. L’Inter è in continuo controllo partita ed il Milan inizia a vacillare sulla pressione interista, ma non crolla e non perde coesione. Si va al riposo con un derby scoppiettante ed ancora apertissimo. Il secondo tempo è subito tirato con l’Inter che non ci sta a lasciare scappare via in classifica i cugini, ed il Milan compatto a fare muro a metà campo e pronto a ripartire a per chiudere la sfida. In effetti è il canovaccio di tutta la ripresa. Un paio di contropiedi da brivido fanno invecchiare Handanovic, ma la mira è errata, allo stesso tempo l’Inter crea più volte i presupposti per pareggiare. Viene anche assegnato un rigore per fallo sul belga piuttosto evidente, ma la Var mette in luce un fuorigioco precedente nello sviluppo dell’azione. L’Inter l’ultimo quarto d’ora è totalmente a trazione anteriore con Eriksen e Sanchez a supportare la LuLa. Martinez che si è mosso molto, ma con poca lucidità. Così come i due esterni Hakimi e Perisic sono a propulsione offensiva, ma non hanno tra le loro corde i tempi di chiusura, quindi i tre centrali D’Ambrosio, Kolarov e De Vrij, si trovano costantemente nella pericolosa situazione dell’uno contro uno. Il Milan controlla e nonostante la pressione continua nerazzurra, Donnarumma non deve ergersi a paladino della squadra. Poche idee e troppa frenesia esecutiva non permettono all’Inter di giungere alla rete del pareggio che avrebbe anche meritato, ed il Diavolo con la sua pulizia di trama porta a casa i tre punti, forse inaspettati per alcuni, ma non demeritati. Coraggio, un pizzico di fortuna ed una capacità di sfruttare le proprie abilità, così come di sfruttare i punti deboli altrui gli permettono di fare il poker di vittorie. Poco importa che per la prima volta in questo campionato la porta venga violata, con un Ibra ritrovato si può vincere anche subendo reti. L’Inter, come contro la Lazio è sembrata poco ordinata, molto volenterosa, ma troppo scoperta. Sopratutto stanca e per un Conte che punta tanto sulla fisicità e la corsa, avere il fiato corto è rischioso. Certo alcune assenze negli ultimi giorni hanno pesato sulle scelte di formazione e la condizione di alcuni rientrati dalle nazionali come Sanchez, non hanno aiutato, ma non siano un alibi, perché la rosa rimaneva comunque competitiva e superiore tecnicamente a quella dei cugini. Piuttosto c’è da riflettere sugli 8 goal subiti in appena quattro match. Non c’è troppo tempo per rabbuiarsi o festeggiare a seconda della sponda del Naviglio, perché c’è già l’Europa a metà settimana.
Lazio vs Inter 1-1 Pareggio importante o vittoria mancata? ( ottobre 2020 )
Giocare a Roma contro una bella avversaria di livello come la Lazio non è una situazione facile, specie perchè storicamente è un avversario con i quali i nerazzurri faticano sempre. Un pareggio che ha visto diverse fasi della partita. I primi dieci minuti la Lazio sfondava sulla fascia sinistra mettendo un paio di cross pericolosissimi che hanno fatto venire i brividi alla retroguardia nerazzurra. Con il trascorre dei minuti il pressing della “Beneamata” si fa sempre più intenso e compatto, chiudendo tutti i varchi per le ripartenze degli avversari. I tre centrocampisti centrali sono di sostanza e meno di estro, ma con Vidal vertice basso i rischi subiti nelle due gare precedenti sono stati ridotti al lumicino. Il possesso palla continuo e nella metà campo laziale, porta il vantaggio alla mezz’ora. Perisic corre via sulla fascia sinistra, passa in dribbling tra due uomini ed in area vince un rimpallo liberando Lautaro Martinez che tra stop a seguire e tiro è talmente rapido che Stracoscia non può far a meno di farsi scorrere la palla sotto il corpo. Terzo goal, uno a partita di seguito per l’argentino. Lazio tramortita e ospiti in pieno controllo del match. Controllo che non è di contenimento ma di ricerca del varco per raddoppiare. I meneghini fanno girare palla con autorevolezza mantenendo le linee corte tra difesa, centrocampo e attacco. Appena perde palla il difensore di riferimento è subito sulle caviglie dei veloci e pericolosi attaccanti biancazzurri. Si rientra dunque negli spogliatoi con il risultato di 1 a 0 per l’Inter che incomincia la ripresa ancora meglio di come ha terminato la prima frazione. Almeno due sono le occasioni da rete per i ragazzi di Conte con Lautaro che anticipa sul primo palo sulla destra il suo marcatore ma la girata di prima esce a lato. Bellissima la palla lavorata dentro l’area sempre da Martinez che gira per l’accorrente Lukaku che però piuttosto libero non inquadra lo specchio. La Lazio non riesce a creare trame di nota, ma su un cross dalla sinistra a tagliare tutta l’area interista, vede un Milinkovic Savic bravissimo a prendere il tempo sul filo del fondo e anticipare sia Perisic che Handanovic di testa sul primo palo. Dal pareggio i nerazzurri perdono smalto e intensità, continuando ad avere il possesso palla, ma molto più sterile e meno incisivo, rischiando ora le ripartenze laziali. Al 70’ situazione poco sportiva tra Immobile e Vidal con un fallo non brutto del cileno sul capocannoniere italiano che come spesso gli capita ingigantisce la situazione e quando il centrocampista si avvicina per alzarlo un leggero schiaffetto da terra del laziale fa rantolare l’interista. Espulsione per Immobile e ammonizione per Vidal. Lazio che subisce lo svantaggio numerico complice la nuova energia subentrata dalla panchina con Sensi tre quartista dietro alle due punte. Inzaghi disegna una formazione ben coperta che non lascia varchi agli avversari, che paiono comunque meno lucidi davanti e meno rabbiosi, presumibilmente anche per via delle tre partite giocate in una settimana. E quando la fortuna sembra guardare verso San Siro, il palo sul tiro deviato di Brozovic a Stracoscia completamente spiazzato, strozza l’urlo del goal. A dieci dal termine parità numerica ristabilita con Sensi che commette il medesimo errore del compagno di Nazionale. L’Inter tiene continuamente l’iniziativa, ma a parte qualche palla in area il portiere biancazzurro non deve mai intervenire. Un pari che lascia i bergamaschi momentaneamente soli in classifica a punteggio pieno in attesa del Napoli ( sempre che la sfida contro la Juventus venga disputata ) e soprattutto del Milan che potrebbe giocare il derby da capolista e avanti in classifica rispetto ai cugini. Inter che ha giocato con autorità ma è sembrata leggermente stanca, meno rapida nelle giocate e considerando il vantaggio iniziale, probabilmente più rammaricata dei due punti persi che soddisfatta di un pareggio in trasferta contro una rivale.
Benevento vs Inter 2-5 Spettacolo all’inglese ( settembre 2020 )
Conte nel post gara della partita d’esordio, puntualizzando comunque sulla necessità di trovare un equilibrio tattico e di posizionamento degli uomini, ha dichiarato che l’incontro così aperto è affascinante e gustoso dove entrambe le due squadre cercano di segnare una rete in più dell’avversario. Oggi in trasferta si è ripetuto l’ennesimo show, meno al cardiopalma per i tifosi nerazzurri, visto che al primo minuto Lukaku porta già in vantaggio i suoi. Sanchez da rifinitore apre perfettamente per il veloce Hakimi sulla destra che in corsa arretra la traiettoria del suo passaggio quel tanto che serve al gigante belga per superare di fisico il suo marcatore e piazzare di piatto la palla al di là del portiere. Il Benevento non si fa prendere dallo sconforto, forte anche dalla brillante vittoria tre giorni fa in piena rimonta in trasferta in quel di Marassi. L’Inter fa quadrato e gestisce. De Vrij dona equilibrio ai suoi due laterali Kolarov e Skriniar. Gagliardini affiancato da Vidal con Sensi vertice alto sono una bella diga davanti alla difesa. I padroni provano qualche azione offensiva creando anche qualche scompiglio in area, nonostante il possesso palla sia nelle mani degli ospiti, ma prima della mezz’ora i nerazzurri accelerano ed in tre minuti chiudono la partita. Al 24’ ancora Hakimi fugge sulla destra e crossa perfettamente per l’altro quinto di centrocampo che di prima, l’inglese, appoggia per l’arretrato Gagliardini che di collo pieno a giro fa partire un bolide a mezza altezza che accarezza il palo interno insaccandosi in rete. Questa Inter non gongola sugli allori e continua al suo ritmo e giunge subito dopo la doppietta personale di Lukaku che nell’area piccola segna grazie alla manovra avvolgente dei compagni che schiaccia con rapidità l’avversario. Costruire spesso le giocate da dietro, ma da molto dietro, ha i suoi vantaggi ma anche i suoi pericoli e a dieci dal riposo erroraccio di Handanovic che nel suo rilancio, regala palla al Benevento con Caprari che non perdona. Partita riaperta e subito richiusa dal giovane acquisto di fascia marocchino, che approfitta come un rapace di una dormita di Letizia in area, rubandogli palla davanti al portiere e chiudendo prima della pausa caffè sul 4 a 1. Secondo tempo che inizia con un Benevento che mette alle corde la “Beneamata” colpendo dopo qualche minuto un palo e un azione limpida goal dove è bravissimo Handanovic nell’uscita. Conte corre ai ripari e mette forze fresche forte anche del triplice vantaggio per far rifiatare gli uomini che utilizza solitamente più spesso. Detto fatto, dopo la traversa di Gagliardini da fuori area a portiere battuto, l’Inter crea palle goal a ripetizione ed un ispirato e mobile Sanchez inventa un corridoio a sinistra per Lautaro che finta il tiro sbilanciando il suo marcatore e fa partire una precisa saetta che supera il portiere per la manita nerazzurra. Mancano meno di di venti minuti al termine, ma l’ennesima distrazione della retroguardia interista porta Caprari davanti alla porta per la sua doppietta. C’è ancora un quarto d’ora con il risultato di 5 a 2, ma le due squadre giocano entrambe ancora per segnare. Lapadula si mangia una rete davanti ad Handanovic scappando sul filo del fuorigioco, ma l’Inter crea almeno altre tre palle nitide da goal compresa una spettacolare traversa da pallonetto da fuori area da parte di Eriksen. Una bella partita giocata a viso aperto dove si sono visti degli automatismi inaspettati tra giocatori che da pochissimo si muovono in campo assieme. Hakimi e Sanchez sembra che siano telepatici e con tanto movimento attorno pare quasi fermo ed in relax Lukaku, nonostante la sua doppietta. Una vittoria in trasferta non scontata. Comunque troppe occasioni lasciate agli avversari e questo a Roma tra quattro giorni contro la Lazio potrebbe costare tanto. E’ anche vero che se questo leggero sbilanciamento porta gli uomini di Conte a creare una decina di azioni da rete almeno a partita, potrebbe essere il giusto pegno da pagare. Per ora l’Inter ha agguantato a punteggio pieno i cugini e Gattuso che dovrà vedersela con la Juventus, mentre Pioli potrà approfittarne visto che ospita lo Spezia.
Inter vs Fiorentina 4-3: La panchina nerazzurra schianta la viola ( settembre 2020 )
Conte non riesce a debellare dal DNA nerazzurro la pazzia insita in lei. Di certo ci mette del suo. La Fiorentina, dopo la convincente prova vittoriosa contro i granata scende a San Siro vogliosa di dimostrare di essere la prima alternativa alle big del Nostro Campionato, forte anche di una squadra composta da giocatori di qualità ben miscelata tra giovani ed esperti. L’Inter parte decisa con il suo fare battagliero ma piuttosto macchinoso e lento e i toscani subito all’avvio la puniscono. Cross dalla sinistra e il centrale dei tre di difesa meneghina si trova in mezzo a due avversari. Palla che carambola tra i due e Kouamè è il più lesto a trafiggere Handanovic incolpevole. Per il primo quarto d’ora i padroni di casa appaiono sottotono, come tramortiti dall’avvio di stagione così brutale. Tengono palla ma appaiono con due marce in meno, sia di testa che di gamba. Al ventesimo gli uomini di conte iniziano a mettere la Fiorentina nella propria metà campo ed i cross piovono in area ma Iachini ha predisposto una linea di copertura eccellente e giunge sempre uno stinco viola prima della zampata nerazzurra. Chiesa è encomiabile sui suoi ripiegamenti in difesa quasi sulla linea di porta. Più l’Inter avanza e pressa più si espone alle micidiali ripartenze toscane. Una volta Handanovic in uscita è bravissimo a chiudere, poi è fortunato in un colpo di testa che va alto sopra la traversa. Kolarov è completamente spaesato sia in termini di posizione che di corsa, ma è tutta la fase difensiva dell’Inter ha destare perplessità. Tranne i tre dietro, gli altri sette uomini di movimento sembra che abbiano unicamente funzione offensiva senza badare a filtri e chiusure. Infatti il possesso palla è tutto in mano ai milanesi che a furia di insistere sul finale del primo tempo, con Barella che ruba palla e parte palla al piede serve in area Lautaro che dribbla secco, rientra e fa partire un bolide che si insacca a metà altezza sulla sinistra di Dragowski. Si va al riposo con un pareggio giusto per intensità di gioco ma che non premia la pericolosità degli ospiti in contropiede. Fortunata l’Inter al 7’ quando sempre Lautaro sterza in area sulla sinistra crossa teso in centro e trova la deviazione involontaria di Ceccherini per il più classico degli autogoal. Partita ribaltata ma non meritata, infatti le lacune di atteggiamento tattico nerazzurre emergono nuovamente in sei minuti. Al 57’ minuto Ribery in area avversaria si destreggia e con un delizioso tocco libera l’arrembante Castrovilli che giunto dalle retrovie si incunea nella linea difensiva immobile interista pareggiando la partita. Nulla può Brozovic nella rincorsa, ma i tre centrali dove guardavano? L’Inter rumina ancora gioco lentamente schiacciando i viola ma al 67’ la frittata è fatta. Ribery sulla sinistra di metà campo si libera di D’Ambrosio sulla fascia e fa partire un precisissimo assist rasoterra per Chiesa che giunge dall’altra parte velocissimo superando Kolarov e Perisic che lo insegue a tutta fascia. Delizioso il tocco sotto che supera in pallonetto basso il guantone di Handa. Partita nuovamente ribaltata, con l’Inter stordita. Conte però ha un arma che Iachini non possiede. Mente i viola hanno speso le energie degli uomini migliori, come Chiesa, Ribery, Castrovilli o Bonaventura, dalla panchina entrano subito Sensi per un evanescente Eriksen e Hakimi per Young. Il peso da novanta giunge poco dopo con Sanchez, Vidal ed il Ninja. Praticamente una squadra titolare più forte, a parte Barella, di quella scesa in campo dal primo minuto. Vlahovic si magia il colpo del k.o., ma le occasioni per i padroni di casa giungono a pioggia con Lukaku che si divora almeno due palle goal davanti a Dragowski. La viola è schiacciata nella sua metà campo ed è questione di minuti, quelli finali per capitolare. Prima Sanchez vede da tre quartista l’inserimento senza palla della freccia Hakimi che di prima libera il gigante belga che questa volta non sbaglia per il pareggio. 120 secondi e nuovamente il cileno pennella dalla sinistra un cross sul secondo palo che vede il più umile dei soldati di Conte adoperarsi per una sua specialità, i goal pesanti. D’Ambrosio di testa è imperioso nel 4 a 3 finale. I Viola si sono sciolti dopo che l’Inter ha mostrato le armi pesanti, come spesso è accaduto con la Juventus la scorsa stagione. Non sempre però sarà cosa aiutata dalla buona sorte e prendere tre reti meritate non è caratteristica da squadra che vuole ambire alla vittoria finale. Equilibrio tattico e mentale, oltre che di forze in campo sarà necessario già mercoledì a Benevento.
E.L.:Inter vs Siviglia: 2-3. Nell’equilibrio gli errori pesano ( agosto 2020 )
Difficile dire ad inizio partita chi fosse la squadra favorita. Le forze, seppur con atteggiamenti sul campo differenti, si equivalevano tra Siviglia e Inter. Probabilmente qualche giocatore con più qualità milita tra i nerazzurri, ma certamente molto più esperti in ambito europeo ed abituati a vincere giocano tra gli spagnoli. All’Inter è verosimilmente mancato questo, l’abitudine di giocare partite di così alto livello e di saper gestire i diversi momenti del match, da parte dei giocatori e della panchina. Si era messa anche molto bene la sfida per l’italiana. Il Siviglia secondo pronostico gestisce la palla da subito aggirando sulla tre quarti avversaria la linea di centrocampo interista, ma al terzo minuto un micidiale contropiede vede Lukaku partire a braccetto con Diego Carlos da centrocampo. Il belga supera il suo marcatore mettendosi davanti in area di rigore e Carlos in modo scomposto da dietro lo travolge. Rigore e ammonizione, rischiando pure il rosso per fallo come ultimo uomo, cosa che Conte in panchina non digerisce affatto. Lukaku dal dischetto non perdona, ed al quinto minuto la “Beneamata” è in vantaggio in Finale di Europa League. Dopo qualche momento di riassestamento, il Siviglia inizia a pressare con il giro palla e l’Inter non riesce ad uscire correndo troppo a vuoto. Oltre ad un’ottima qualità di avvolgimento i calciatori spagnoli sono rapidi nel dribbling e veloci negli inserimenti, così che al 12’ minuti giunge il pareggio. Cross dalla destra a mezza altezza di Navas che fugge sulla corsia laterale alla marcatura degli esterni nerazzurri e De Jong di testa supera Godin rimasto indietro di un metro in marcatura. Handanovic tocca d’istinto ma la palla rimbalza in rete. Sette minuti è durato il vantaggio della formazione italiana. La partita continua sullo stesso binario con un Siviglia, come ci si attendeva, in possesso palla continuo e l’Inter che gioca sulle ripartenze per far male, ma appare chiaro che i muscoli nerazzurri non siano troppo tonici e gli uomini di Conte giungono sempre una frazione dopo sul pallone toccando gli esperti spagnoli che guadagnano punizioni con facilità. Lasciare certe soluzioni balistiche a gente come Banega può essere deleterio, ma Conte probabilmente non ha catechizzato a dovere sull’argomento i suoi. Dopo un paio d’inserimenti pericolosi di D’Ambrosio sulla destra in azioni veloci dell’Inter ed un tocco di mano in area del Siviglia dubbio, al 33’ proprio una punizione dalla destra dell’ex, traccia una traiettoria velenosa che supera tutta l’area e trova l’ultimo uomo sulla sinistra che è nuovamente De Jong. Gagliardini fa un passo indietro troppo tardi in marcatura e nonostante sia alto ben più di un metro e novanta, non impedisce il colpo di testa beffardo a palombella che supera quasi all’angolino Handanovic. Trascorrono due minuti e Godin su punizione dalla destra insacca di testa in mischia, restituendo la stessa moneta e ricordando quanto è pericolosa la formazione meneghina con le sue torri. La partita è tesa e si giunge sul 2 a 2 al riposo, anche se gli italiani falliscono due potenziali ripartenze e al primo minuto di recupero l’ennesima punizione dalla destra regalata vede Handanovic deviare in corner un pericoloso colpo di testa. Ripresa che inizia a ritmi bassi da entrambe le parti, la posta in palio è alta e vi è tra i giocatori la consapevolezza che chi sbaglierà meno vincerà e soprattutto chi segnerà per primo. Dopo cinque minuti una bella verticalizzazione interista porta la palla respinta dalla difesa spagnola Gagliardini al tiro in area, ma con poca freddezza non mira e colpisce i due difensori in scivolata. Dopo 20’ minuti dalla ripresa l’Inter si gioca la Coppa. Barella lancia dalla sua metà campo il gigante belga che in corsa è davanti ai due suoi marcatori, ma non riesce a mettere giù la palla come vorrebbe che rimbalza due e tre volte, giungendo dinanzi al portiere. Bounou è bravo a coprire in uscita e a non farsi trafiggere. Lukaku sbaglia la rete del vantaggio nerazzurro e purtroppo nove minuti dopo la segna in autorete sfortunata nella sua porta. Nuovamente punizione dalla destra di Banega. Linea difensiva che non respinge bene e Carlos in area è libero di effettuare una bella rovesciata bassa. Palla veloce che è destinata ad uscire di quasi un metro ma il 9 nerazzurro d’istinto nel tentativo di deviare la traiettoria, la muta sull’angola verso la porta con Handanovic che non può che guardare la palla in rete. L’Inter è sulle gambe e troppo tardivi giungono i cambi. Nonostante le due squadre siano stremate con gli spagnoli che crollano a terra come mosche a otto minuti dal termine i nerazzurri con una fiammata creano l’azione del pareggio e dei supplementari, ma sul tocco ravvicinato in scivolata di Sanchez che super il portiere, Kounde salva da terra sulla linea di porta. La formazione italiana non ha più energie, né fisiche e neppure di testa per aggredire anche nei sei minuti concessi di recupero gli undici spagnoli. Manca un leader di qualità tecnica e di personalità in campo che si prendi responsabilità di giocate importanti nei momenti difficili e purtroppo Eriksen che avrebbe le carte in regola per farlo, non pare all’altezza del ruolo di trascinatore. Finale persa ma un buon cammino di crescita per la stagione futura, sempre che Conte non obblighi all’ennesima rivoluzione partendo proprio dalla panchina.
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