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Juve  Inter   Milan       e le altre 17 stelle                 

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Risultati GIORNATA Serie A 

                     

18/01/2026 giornata 21 Goal Goal
Bologna Fiorentina 1 2
Cagliari Juve 1 0
Cremonese Verona 0 0
Lazio Como 0 3
Milan Lecce 1 0
Napoli Sassuolo 1 0
Parma Genoa 0 0
Pisa Atalanta 1 1
Torino Roma 0 2
Udinese Inter 0 1

    

   

       

            

Classifica PUNTI

                


Squadra Punti
1 Inter 49
2 Milan 46
3 Napoli 43
4 Roma 42
5 Juve 39
6 Como 37
7 Atalanta 32
8 Bologna 30
9 Lazio 28
10 Udinese 26
11 Sassuolo 23
12 Torino 23
13 Parma 23
15 Cremonese 23
14 Cagliari 22
16 Genoa 20
17 Lecce 17
18 Fiorentina 17
19 Pisa 14
20 Verona 14

        

     

       

 

        

Risultati GIORNATA COPPA

                 

7'Giornata   

           

20-gen Inter Arsenal 0 0
21-gen Juve Benfica 0 0
20-gen Copenhagen Napoli 0 0
21-gen Atalanta At.Bilbao 0 0
22-gen Roma Stuttgart 0 0
22-gen Bologna Celtic 0 0

  

    

 

COPPA ITALIA

 

Ottavi . .

03/12/2025 Atalanta Genoa 4 0
04/12/2025 Bologna Parma 2 1
27/01/2026 Fiorentina Como 0 0
03/12/2025 Inter Venezia 5 1
02/12/2025 Juve Udinese 2 0
04/12/2025 Lazio Milan 0 0
03/12/2025 Napoli Cagliari 10r 9r
13/01/2026 Roma Torino 2 3

  

Inter

A: Verona-Inter 2-2. Pari divertente con saluti alla prossima stagione

( maggio 2024 )


Qualcuno potrebbe anche dire che finalmente è finita, dato che la capolista gioca da più di un mese già aritmeticamente Campione del Titolo Nazionale. Ragion per cui per i saluti finali, essendo l’ultima uscita della stagione, Inzaghi nel suo 3-5-2 lascia fuori gente come Sommer, Pavard, Bastoni, il sempre presente centrocampista armeno, Darmian e sopratutto il capitano argentino e capocannoniere Lautaro. Davanti Thuram è affiancato da Arnautovic. I padroni di casa, a loro volta sono liberi da ogni fardello, visto che sono arrivati alla matematica salvezza con un turno d’anticipo. Dopo che a gennaio è stata rivoluzionata la squadra, i gialloblu hanno compiuto un miracolo a riorganizzare il gruppo e conferirgli una mentalità oltre che ad un gioco ed una identità. Cosa che si vede dal primo minuto. Il Verona aggredisce subito altissimo gli ospiti che non riescono per i primi 5’ minuti neppure ad uscire dalla propria metà campo. Certo l’Inter non ha addosso l’adrenalina consueta, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e fare i complimenti al Verona. Che però alla prima disattenzione paga pegno. Siamo al 10’ minuto quando Arnautovic pressa da dietro l’ultimo difensore prendendogli palla e spazio e superando Perilli. I padroni di casa continuano a giocare e allo stesso tempo gli ospiti ad andare al piccolo trotto ed infatti una bella giocata veloce gialloblu, mette fuori giri la linea di difesa Acerbi, Bisseck e Augusto e Audero tra i pali è beffato. Una bella azione dell’Inter sembra possa portare alla rete, ma Perilli è strepitoso nella risposta, tutto al contrario dell’Inter in fase di copertura. Questa volta e siamo al minuto 36’ è capitan Barella, fuori dalla propria area spostato sulla destra, a perdere palla per troppa sufficienza, cosa che lascia la difesa mal posizionata e sul diagonale da fuori sporco Audero è beffato anche perché coperto al momento del tiro dai suoi difensori. Il Verona viaggia sulle ali dell’entusiasmo e continua a giocare mettendo un po' in crisi il filtro dell’Inter che non pare proprio quello ermetico della corazzata che ha fatto segnare numeri da record, specie a livello di retroguardia. Ma basta un lampo ai giocatori di livello per ribaltare la situazione, così in pieno recupero del primo tempo, Barella si fa perdonare l’erroraccio, pescando da dopo la mediana il bel movimenti di Frattesi e Arnautovic. Il centrocampista italiano di petto di prima appoggia al centravanti che in scivolata quasi con una mezza rovesciata sigla la sua personale doppietta. Le reti terminano qui, ma non l’emozioni. Nella ripresa entrambi gli allenatori danno spazio a coloro che hanno visto meno il campo nell’annata, ma la voglia di divertirsi e di correre non viene meno. Il Verona nella ripresa non riesce a mantenere il ritmo indiavolato della prima parte così l’Inter costruisce con belle manovre almeno quattro palle goal. Su tre Perilli è sontuoso nelle risposte, sia ravvicinate che su tiri da lontano. Quando pare che il pallonetto di Frattesi possa beffarlo, un suo difensore salva sulla linea spazzando sulla traversa con la sfera che esce. Verso gli scampoli finali, il pallonetto di Sanchez è di alta qualità ed entra pure in rete, ma la Var è spietata e toglie quella che probabilmente sarebbe stata l’ultima sua rete con la maglia dell’Inter. Poco importa, è stato un bel pareggio 2 a 2, dove il pubblico si è divertito. Con il cambio di proprietà dei neo Campioni d’Italia, Inzaghi dovrà far capire ai suoi, dopo il ritorno dalle Nazionali, che il giro festa da agosto non potrà più esserci. Napoli insegna.

 

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A: Inter-Lazio 1-1. Inter da pareggio vacanziero e di festa

( maggio 2024 )


Oramai è quasi un mese di festeggiamenti. Da quel 22 aprile quando i nerazzuri sono usciti vittoriosi dall’ennesimo derby con la matematica certezza di non poter essere più raggiunti per la corsa al titolo da nessun avversario. Squadra titolare in campo per i meneghini, ma dinanzi c’è una Lazio che vuole ancora credere al sogno Champions e anche di sopravanzare i rivali capitolini giallorossi. E si vede in campo la differenza di motivazioni. Nessun obiettivo da parte dei padroni di casa comporta una certa ed ampia leggerezza nei passaggi, nella marcatura e nelle distanze tra i reparti. C’è voglia da parte della capolista di dare soddisfazione al proprio pubblico per l’ultima di Campionato in casa. Quindi vi è un certo desiderio di correre in avanti e segnare, ma non altrettanto nel non subire. Con i biancocelesti concentrati e compatti, se pur non adrenalinica, la gara si presenta piacevole con occasioni da una parte e dall’altra. Thuram è messo davanti alla porta dopo una pregevole e rapida verticalizzazione nerazzurra, ma Provedel è provvidenziale in uscita. Risponde la Lazio, che chiama Sommer alla parata e andrebbe anche in goal se non fosse per la Var che individua il fuorigioco ad inizio azione. Ma con una marcatura non proprio da miglior difesa del torneo, dopo la mezz’ora gli ospiti passano in vantaggio con Kamada che ha troppo spazio e tempo da fuori area di spostarsi, caricare e prendere la mira per superare Sommer con un tiro basso, teso e a giro sul palo alla destra del portiere interista. L’Inter non è che era rimasta in attivo davanti, infatti Provedel deve compiere due grandi parate su conclusioni di Dimarco. I neo Campioni d’Italia non vogliono uscire dalla partita con una sconfitta, visto che successivamente ci sarebbe tutta la festa di premiazione. Così per evitare di sporcare i meritati festeggiamenti, la “Beneamata” ci prova, ma ancora trova Provedel nella ripresa e quando l’estremo difensore laziale non ci arriva, ecco che sul colpo di testa imprendibile di Lautaro, ci pensa il palo a mantenere il risultato a favore dei biancocelesti. Inzaghi mischia le carte e prova con Sanchez a disegnare un 3-4-1-2 iper offensivo e sbilanciato. Tant’è che la Lazio ha due enormi possibilità di chiudere la sfida in contropiede. In una Vecino sfonda in area e il suo diagonale esce di poco a lato dal palo con Sommer che guarda la sfera andarsene in fondo linea. Sull’altra è Pavard che è eccezionale a chiudere in scivolata da dietro rischiando pure il rigore. La pressione interista è costante ma fatica la squadra di Inzaghi a trovare lo spunto vincente. Sino a quando da punizione a 2’ minuti dal novantesimo, Sanchez scodella da destra una palla sul secondo palo dove Dumfries di testa sbuca e svetta di testa indisturbato per l’1 a 1 finale. Niente Champions per la Lazio e festa non rovinata all’Inter. Sempre che non siano i temi societari fuori dal campo a dissestare la “Seconda Stella” alzata in cielo.

 

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A: Frosinone-Inter 0-5. Il Frosinone gioca per salvarsi, ma l’Inter colpisce per l’onore

( maggio 2024 )


Le motivazioni spesso sono tutto, ma quando c’è una squadra molto più forte di te dal punto di vista tattico, tecnico e fisico, diviene difficile. La capolista e neo Campione d’Italia, dopo la sciagurata e criticata trasferta in Emilia dove ha perso per mano del Sassuolo, praticamente senza scendere in campo, si ritrova nuovamente a giocare lontano dalle mura amiche. Ed ancora contro una delle formazioni invischiate nella lotta per non retrocedere. I ciociari hanno sempre mostrato un bel calcio e piuttosto offensivo. Sono le squadre del mister Di Francesco, costantemente propositive, ma con il difetto di perdere in equilibrio e non mostrare una difesa molto impermeabile. Inzaghi alterna un’altra volta e trovano spazio da titolari Bisseck a sinistra e Augusto a destra gestiti dal centrale de Vrij. Aslani dinuovo in regia con Frattesi e Barella da interni. Sulle fasce Dimarco e Darmian. Davanti l’ariete Arnautovic e il veloce Thuram. Il 3-4-3 di Di Francesco parte subito aggressivo e con la pressione alta. E non potrebbe essere diversamente dato che occorrono punti, perché se la terzultima dovesse vincere, che è l’Udinese, la supererebbe in classifica. L’Inter è un po’ più attenta e sul pezzo rispetto a quanto visto contro il Sassuolo, ma peggio sarebbe stato arduo fare. Così i nerazzurri gestiscono la forza d’urto dei padroni di casa e appena alza la propria pressione, ecco che i meneghini passano avanti. Siamo al minuto 19’, quando a sinistra tra Dimarco e Barella non fanno impostare dal basso i ciociari, recuperando bene la sfera, entrano in area sempre a sinistra con Thuram che si libera bene e poggia al centro dell’area piccola dove è intelligente e preciso l’inserimento di Frattesi, che mette in rete. Gli ospiti si sentono già in vacanza e trotterellano lasciando pian piano l’iniziativa al Frosinone che vuole punti e ci và vicino con un tiro dal limite che colpisce quasi l’incrocio dei pali con Sommer immobile a ringraziare. La difesa interista spazza via e và al riposo con il vantaggio ma deve molto all’attenzione del suo centrale olandese e al portiere sempre concentrati e a leggere in anticipo le situazioni pericolose. Barella è propositivo ma anche con errori. Aslani un po’ troppo timido e le fasce, specie quella destra assenti. Darmian non ha mai spinto una volta e non è un caso che subito dall’intervallo si rivede Cuadrado al suo posto. Ma proprio l’ex bianconero commette un paio di erroracci da matita rossa che per poco non costano caro alla retroguardia milanese. Ci pensa al quarto d’ora della ripresa capitan Barella a mettere tranquillità, inventando un assist spettacolare dal limite dell’area per un altro inserimento di Frattesi, che vede bene al centro per l’appoggio in rete di Arnautovic. Il Frosinone prova il tutto e per tutto e l’Inter anche se soffre più del dovuto dietro sbrogliando a fatica un paio di situazioni pericolose nella propria area, trova anche gli spazi per ripartire. In una di queste il giovane Buchanan trova da laterale sinistro, subentrato a Dimarco, lo spazio da fuori per un tiro a giro che si và ad infilare sul palo lontano, dove Cerofolini non può giungere. Manca meno di un quarto d’ora al termine e i padroni di casa, sotto di tre reti, si arrendono perdendo distanze tra i reparti. Lautaro così a 10’ dal novantesimo torna dopo oltre due mesi alla rete e 4’ minuti dopo, Thuram parte da solo da metà campo palla al piede verso Cerofolini che batte con uno scavetto. Cinque tiri in porta e cinque goal. Se questo cinismo l’Inter l’avesse prodotto in Champions, forse poteva giocarsi la finale con il Real Madrid. Il Frosinone non è stato lucido e neppure fortunato davanti, ma i problemi dietro non sono mai stati risolti. La salvezza è ancora da raggiungere e possibile, mentre l’Inter la prossima Giornata, la penultima, prepara a San Siro un’altra festa Scudetto per i suoi tifosi. Lazio permettendo.

 

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A: Sassuolo-Inter 1-0. I neo Campioni d’Italia rivedono “neroverde” ed è k.o.

( maggio 2024 )


In avvio di Campionato, l’Inter d’Inzaghi dopo un avvio forte con cinque successi su cinque, si arrestò inaspettatamente dinanzi al proprio pubblico davanti al Sassuolo. Era la sesta Giornata e giunse la prima ed unica sino ad ora sconfitta da quelli che a numeri da record sono diventati i neo Campioni d’Italia. Berardi lasciò la firma al Meazza con uno splendido goal da fuori e gli emiliani dopo aver vinto con la Juventus, la settimana dopo si ripeterono proprio contro i nerazzurri. Neroverdi che alla sesta si trovavano così con 9 punti in piena lotta europea. Alla trentacinquesima Giornata sembra un’era geologica fa. L’Inter è già da due turni scudettata, ma soprattutto il Sassuolo è appena penultima e con un piede già in Serie B. Dopo una settimana di completa festa nerazzurra Inzaghi nel suo 3-5-2 cambia metà squadra, dalla porta all’attacco. Audero, deVrij, Augusto, Aslani, Frattesi, Dumfries e Sanchez in campo subito. L’effetto pancia piena ed automatismi non ben collaudati emerge immediatamente. Gli ospiti girano come in una passeggiata di mezza estate, mentre il Sassuolo, schierato a specchio è sul pezzo. Mentre i meneghini fanno passerella, gli emiliani sono costretti a fare punti e se possibile bottino pieno. Infatti Audero dovrà scaldarsi rapidamente i guantoni. L’Inter non c’è e pure i titolari camminano. L’unico, come sempre che pressa e non molla è il capitano argentino, ma predica nel deserto. Al 20’ minuto ecco la frittata per troppa leggerezza. Dopo un bel lancio lungo a sinistra, l’olandese nerazzurro è in vantaggio e copre la palla sulla linea di fondo, ma male e se la fa scippare dal giocatore del Sassuolo che entrato in area scarica subito dietro per Laurienté che di prima trova l’angolino sul primo palo a pochi metri da Audero che non può fare nulla. Inter sotto, ma ci sono dei record ancora da raggiungere, o ampliare, come quello dei goal segnati in ogni Giornata di Campionato. I milanesi accelerano appena il proprio gioco, e non ci vuole molto, visto che la macchina nerazzurra era ancora parcheggiata ad Appiano con torte e pasticcini. In 20’ minuti gli ospiti creano tre limpide occasioni da rete, ma nella prima il diagonale di Dumfries lambisce quasi il palo lontano coperto da Consigli. Nella altre due è proprio bravo il portiere di casa a salvare su una bordata centrale e su di un colpo di testa ravvicinato di Pavard. Nel recupero della prima frazione Lautaro torna al goal, ma al momento del tiro goal che diviene un assist per l’argentino, quest’ultimo risulta in fuorigioco. Nella ripresa ti attendi un’Inter diversa, ed invece non solo non lo è, ma dopo un quarto d’ora con i cambi peggiora. Ti aspetti gli ingressi di calibri pesanti, quali Calhanoglu, Thuram, Dimarco, Darmian e Barella. Ed invece con Arnautovic e Cuadrado l’Inter si mette in un 3-4-1-2 con Sanchez dietro le punte. Finalmente entra Barella a 20’ dal termine ma la sua corsa non porta a nulla, anche perché Inazghi inserisce come se fosse una vetrina di esposizione Klassen e Buchanan. Risultato? Consigli nel secondo tempo non dovrà effettuare nessuna parata e l’Inter esce sconfitta dal campo del Sassuolo, che quanto meno può ora sperare per la salvezza. L’Inter ha giocato svogliata e male. Ti attendevi di più da coloro che non hanno fatto molti minuti ed anche da alcuni titolari. Tra i nerazzurri si salvano de Vrij, Audero e un po’ Lautaro. Se dopo due settimane questo è il senso di appagamento, Inzaghi come farà a tenerli affamati nella prossima Stagione?

 

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A: Inter-Torino 2-0. Calhanoglu regala due perle per la festa Scudetto

( aprile 2024 )


Lo sport richiede in generale, di qualunque sia la disciplina trattata, alta concentrazione, cuore, carattere e volontà, oltre a impegno e doti personali che chiamiamo talenti e sono innati. La voglia di vincere è quella che ti fa fare il passo in più e sul rettangolo di gioco nel calcio lo si vede quando un calciatore sta lasciando tutto per guadagnare quel centimetro che potrebbe poi portare a salvare un goal o a segnarlo. L’Inter si presenta al Meazza, dinanzi al suo numeroso pubblico, con la testa e la pancia un po’ piena per i festeggiamenti post derby che hanno sancito matematicamente la conquista del proprio ventesimo e storico “Tricolore”. A fargli il complimenti all’avvio del match sono i rivali e sportivi granata di Torino, che però in campo non hanno voglia di regalare nulla ai nerazzurri. Di fatto l’Inter nel primo tempo passeggia sia in fase d’impostazione che in quella di chiusura e regala due enormi occasioni a Zapata che nella prima trova troppo centralmente Sommer e nella seconda non inquadra la porta. L’Inter è appesantita dalle troppe torte e dal grande clima natalizio che si respira a San Siro e non potrebbe essere altrimenti. La squadra è quella titolare a parte Dimarco fuori per Augusto. Illuminante a tal proposito, è l’errore nel passaggio facile che Bastoni commette nel mettere in porta Lautaro davanti a Millinkovic-Savic. Un Torino in palla però mette in luce il suo grande difetto di quest’anno. Pur essendo una delle migliori difese non solo a livello nazionale, non segna. Poco può fare la terza difesa se l’attacco, specie nel Girone di Ritorno, è quasi quello di una squadra che deve salvarsi. Tirato via Zapata c’è poco da cercare nei granata come bocche da fuoco. Così appena nella ripresa i nerazzurri accelerano e rubano palla con pressione alta sulla trequarti avversaria, si trovano con il centrocampista armeno lanciato in area e da dietro spinto a terra. La Var propende a modificare il cartellino giallo assegnato dall’arbitro in quello rosso. Da lì la gara cambia. Il Torino modifica il suo 4-3-2-1 in un 5-4-1 e l’Inter prende campo. Al 54’ minuto un azione rapida al limite dell’area fa girare la sfera da destra a sinistra con i difensori granata sempre un pizzico in ritardo e quando a sinistra la sfera giunge a Calhanoglu, di collo esterno non sbaglia e porta avanti i suoi. 4’ minuti e una ripartenza veloce porta Thuram in area sulla sinistra che da dietro viene agganciato per un inevitabile rigore. Lautaro, che da due mesi non và a segno, lascia volentieri la palla da calciare al compagno turco che ancora una volta non fallisce e porta sul 2 a 0 la sua squadra. I padroni di casa, forti del doppio vantaggio ed anche della superiorità numerica ritornano in modalità relax e festeggiamenti. Il Torino prova qualche sortita ma i nerazzurri, che non hanno interesse a incidere davanti, vogliono lasciare ancora immacolata la porta difesa da Sommer che infatti chiuderà un’altra volta una sua partita da imbattuto. Un’Inter che vuole aumentare il bottino dei suoi record. Nel frattempo è partita la festa dal fischio finale, a San Siro e successivamente per le vie di Milano.

 

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A: Inter-Cagliari 2-2. Inter vacanziera, si fa fermare da un bel Cagliari

( aprile 2024 )


C’è clima di festa al Meazza. Cori, canti, luci e sorrisi tra gli oltre settantamila che annusano il profumo del “Tricolore” sempre più vicino. Anche perché i cugini che sono i più diretti inseguitori, hanno pareggiato a Sassuolo, quindi con una vittoria contro i sardi, i punti di vantaggio diverrebbero ben sedici con sei gare dal termine. E la casualità porta che al prossimo turno ci sarà la stracittadina della “Madunina”. Nel 3-5-2 inzaghiano, le novità sono Bisseck a destra nei tre centrali di difesa e Sanchez ad affiancare Thuram davanti per via della squalifica del capitano argentino. Anche i giocatori si vede da subito, sono influenzati da questa atmosfera allegra e di festeggiamenti. Ma l’avversario che sta attraversando un gran periodo di forma e di concentrazione non è salito in Lombardia per fare da guarnizione alla torta. Ranieri ha costruito un gruppo unito e solido che gioca per fare punti per una salvezza da conquistare. Chiedere a questo proposito a Gasperini per la sconfitta subita appena una settimana fa dalla sua Atalanta. Così i padroni di casa giocano con spensieratezza e giocate da “play station”, costruendo pregevoli trame di gioco ed andando alla conclusione da fuori subito con Barella. Allo stesso tempo in fase di copertura l’Inter è tutta, e non solo i tre difensori, distratta e poco reattiva e i sardi appena possono si fanno vedere dalle parti di Sommer. Ecco una bella azione della “Beneamata” al 12’minuto, con un filtrante in area sulla destra per il perfetto movimento a uscire e rientrare di Sanchez che arrivato sul fondo passa a centro area leggermente arretrato preciso per il tap in vincente dell’attaccante francese. Tornato dunque alla rete dopo parecchie settimane. L’Inter gioca per divertirsi, mentre il Cagliari combatte per non perdere, questa è la storia della gara. Match dunque che rimane aperto. Anche la ripresa vede lo stesso andamento con un giro palla anche troppo lezioso da parte dei meneghini e una pressione e concentrazione totale dei ragazzi di Ranieri che ci credono nell’uscire dal Meazza non sconfitti. Infatti in una ripartenza rapida la difesa tre contro due dell’Inter è molle e distante nella marcatura e Shomurodov può portare sul pari al 64’ minuto la sua squadra. L’Inter non drammatizza e dopo 10’minuti da un cross da fuori arriva un tocco di braccio largo in area di un difensore cagliaritano. Dal dischetto il turco è una sentenza e i padroni di casa si riportano avanti. Nel risultato però, perché il Cagliari rimane in partita. Complice un atteggiamento tutt’altro che combattivo da parte dei nerazzurri. I cambi di Inzaghi non apportano maggiore aggressività , anzi tutt’altro. Così ogni volta che l’Inter perde palla il Cagliari si lancia verso Sommer. All’83’ minuto questa mollezza in campo l’Inter la paga con gli interessi. Su una palla in area Bisseck la respinge fuori di testa. Aranutovic, nonostante abbia un fisico piuttosto imponente si fa anticipare non coprendola e la palla torna in area con la linea di difesa nerazzurra mal messa e Viola dopo un tocco forse con un braccio di Lapadula fredda nuovamente Sommer. 2 a 2. L’Inter perde ancora palla davanti all’area sarda e in pieno recupero un due contro due vede Viola di testa appoggiare di testa tra le braccia di Sommer. Vacanza completa che quasi porta alla seconda sconfitta in questo Campionato della capolista. Un pareggio che mantiene il Milan comunque a 14 punti, e chissà se il derby dirà qualcosa. Un pari e una sconfitta rimanderanno lo Scudetto, se l’Inter giocherà da Inter, cugini permettendo, a San Siro potrebbe giungere la “Seconda Stella”. Ma il “Diavolo” non aiuterà il “Biscione” nell’impresa, ne siamo certi.

 

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A: Udinese-Inter 1-2. In rimonta la capolista è ora a 8 punti dalle “Stelle”

( aprile 2024 )


Ultima a chiudere la 31° Giornata è la sfida in trasferta della capolista a Udine. Fuori dalle coppe e con un rassicurante comunque + 11 dalla più diretta inseguitrice a sette match dal termine, Inzaghi deve tenere i suoi uomini sul pezzo, concentrati ed affamati. Perché se è vero che per il Tricolore è solo questione di qualche settimana, c’è la possibilità di raggiungere record che rimarranno poi nella storia, e con essi anche coloro che vi hanno partecipato a realizzarli. Ma l’Inter ha dinanzi una squadra tosta. I friulani sono molto fisici e compatti e sebbene abbiano vinto in trenta sfide appena quattro volte, lo hanno fatto con Milan, Juve, Lazio e Bologna. Sopratutto il proprio 3-5-1-1 è molto compatto, chiuso e sempre pronto a ripartire. Ma i troppi pareggi, ben sedici, l’hanno relegata in fondo alla classifica e ad appena due lunghezze sopra il baratro. Quindi i bianconeri dell’est, hanno necessità già questa sera di fare punti. Inzaghi con de Vrij e Bastoni non disponibili, inserisce ai fianchi del centrale Acerbi, Augusto e Pavard. Per il resto formazione tipo con Dimarco e Dumfries sulle fasce. La capolista parte a fare la gara, ma ad un ritmo non forsennato, con chi ha la consapevolezza di riuscire nel proprio scopo prima che giunga il fischio finale. Davanti però i meneghini si trovano un muro ben organizzato che non lascia spazi, è tosto e con dinamismo riesce sempre a raddoppiare le marcature. Quando però i nerazzurri riescono ad accelerare il giro palla ecco che deve intervenire il portiere avversario. Splendide per tempismo, scatto e senso della posizione le due sue parate su i due turi di Calhanoglu. Quando sembra che gli ospiti abbiano preso oramai il sopravvento sulla gara ecco l’errore. A dire il vero non il primo, visto che già un paio di volte dalla difesa sono stati sbagliati dei passaggi in modo troppo leggero che avevano innescato potenziali ripartenze friulane, subito comunque soffocate. Ebbene, a quasi 5’ minuti dal riposo, un’altra palla persa per errore tecnico, permette all’Udinese di distendersi sulla propria destra. Un tiro fuori dall’area all’altezza dello spigolo sulla corsia appunto destra dei padroni di casa, è quasi un filtrante a giro a pelo d’erba, neppure tanto forte. Ma complice una leggera deviazione di Augusto, mette tutto fuori tempo e alla fine Sommer e Dumfries si guardano mentre la sfera si insacca lentamente nell’angolino basso opposto. Ecco una cosa assai rara quest’anno. La capolista è sotto nel match. La reazione è immediata e in un paio di minuti dopo, i milanesi hanno la grande possibilità di pareggiare prima dell’intervallo, ma sull’incornata di Lautaro che spedisce quasi sul palo basso, è nuovamente bravissimo l’estremo difensore dell’Udinese. Così si và negli spogliatoi con la “Beneamata” obbligata ad inseguire, cosa alla quale non è molto abituata. Tuttavia la situazione dura pochissimo. Pronti via, l’Inter và in rete in mischia con una girata al volo di Augusto nell’area piccola, ma la Var annulla per fuorigioco. Poco dopo però su cross dalla sinistra offensiva nerazzurra, questa volta trova l’errore del portiere friulano che in uscita travolge Thuram che era arrivato di testa prima sul pallone. Dal dischetto il turco è ancora implacabile e siamo sull’1 a 1. A questo punto la capolista perde un po' le misure per vincerla. Con il giro palla chiude nella propria metà campo i padroni di casa, ma esponendosi anche al loro contropiede. Il centrocampista armeno, all’alba dei suoi 35 anni, è da 10 in pagella per la sua chiusura centrale a due passi dalla linea di porta che evita la rete dell’Udinese. Inzaghi inserisce tutto quello che ha per vincerla ed è premiato in pieno recupero, quando su mischia, Arnautovic serve di tacco la palla a Lautaro che fa partire un tiro che il portiere è bravo a deviare sul palo, ma quando la sfera torna in campo, trova la rapidità di Frattesi a buttarla dentro. Il centrocampista italiano non è nuovo a reti sul finale, ma questa è quasi da Scudetto, che dista meno di tre vittorie in sette partite.

 

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A: Inter-Empoli 2-0. Vittoria da +14 sul Milan

( aprile 2024 )


Passata la pausa Nazionale, ma anche la Pasqua, oltre alla tristezza per l’eliminazione dalla Champions, la capolista si rigetta nel suo ambiente naturale, ovvero il Campionato. L’Inter ospita tra le mura amiche, come sempre ricche di tifoseria al seguito, l’Empoli che con i suoi 25 punti sta lottando per la permanenza nella massima categoria. Inzaghi nel suo canonico 3-5-2, mette la squadra titolarissima, anche se sulla corsia destra vi è Darmian e non l’olandese. Unica defezione per precauzione è tra i pali, con Audero che sostituisce Sommer, infortunatosi proprio in Nazionale. L’Inter vuole non solo dimenticare l’Atletico Madrid ed il pareggio pre pasquale contro il Napoli, ma desidera stroncare subito gli eventuali sogni di rimonta dei cugini. Così parte subito forte con il piede sull’acceleratore e in un quarto d’ora mette nella propria area i toscani. Con un gioco avvolgente dove tutti gli interpreti si muovono non lasciando punti di riferimento all’avversario, ecco che al 6’ dopo un ottimo giro palla davanti all’area empolese, la sfera gira veloce e precisa da destra a sinistra e Bastoni disegna un cross basso verso il centro dell’area a trovare uno smarcato Dimarco che al volo colpisce di collo non lasciando scampo al portiere. Thuram si muove molto e libera spazi ai compagni e come sempre Lautaro da capitano fa un lavoro sporco di chiusura delle azioni tra attacco e centrocampo come quando accorcia sulla trequarti toscana e di tacco apre il corridoio all’inserimento di forza di Bastoni che giunto dentro l’area trova la deviazione millimetrica del portiere che fa sbattere la palla sul palo. L’Empoli tiene bene il campo e non è venuta a San Siro per fare la comparsa. Ha anche bisogno di punti come il pane, ed appena i padroni di casa allentano la presa provano a farsi vedere e chiamano prima della mezz’ora Audero alla deviazione in angolo su di una bordata da fuori. Nella ripresa prova subito a fare male l’Inter, ma sciupa due potenziali occasioni da rete. Gestisce senza subire più di tanto dall’Empoli e con i cambi sulle fasce e a centrocampo, oltre di Sanchez per un evidente stanco Martinez, la squadra di Inzaghi ritrova smalto e pressione. Così a 5’ dal termine trova il raddoppio con una bella azione veloce che porta Dumfries da destra, crossare basso a sinistra per l’appoggio in rete facile proprio di Sanchez. 2 a 0 che porta a ben diciannove le vittorie in Campionato senza subire neppure una rete. Con ben 14 punti rimessi tra sé e la più diretta inseguitrice a sole otto Giornate dal termine, è solo questione di matematica, capire quando arriverà la Seconda Stella con questo Scudetto. Senza più Coppe, Inzaghi potrà caricare i suoi ragazzi per cercare di superare record di punti e numeri statistici vari.

 

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A: Inter-Napoli 1-1. Inter raggiunta sul pari nel passaggio dello Scudetto

( marzo 2024 )


Il destino le ha fatte incontrare nel loro momento più triste. I Campioni d’Italia in carica a San Siro sanno che i nerazzurri che hanno dinanzi saranno, con ogni probabilità fra nove o meno partite i futuri portatori sul petto dello Scudetto. Ma è palese che entrambe sono contratte e non sorridenti, perché in settimana, sia per il Napoli, che per l’Inter sono arrivate sconfitte in Europa che ne hanno sancito l’eliminazione. Specie per i meneghini, è stata una bruciante e inaspettata uscita dalla Champions troppo anticipata. Inzaghi ha lavorato molto sulla testa dei giocatori, ma è chiaro che la delusione tra i calciatori è ancora fresca e pesante. Il suo 3-5-2 è aggressivo sin dall’inizio, ma traspare nelle giocate anche troppa frenesia. Lautaro e Thuram fanno chilometri, accorciando anche a centrocampo. Il primo quarto d’ora i padroni di casa creano i presupposti per il vantaggio, ma prima la chiusura dei tenaci difensori azzurri, poi una doppia chiusura d’istinto di Meret su Darmian e Lautaro dicono di no all’Inter. La spinta dei nerazzurri pian piano si affievolisce, e il Napoli respira senza più soffrire, anche se gli ospiti non riusciranno, quanto meno nella prima parte di match a giungere mai, dalle parti di Sommer. L’Inter cerca di tenere comunque la pressione alta in mezzo al campo e poco prima del riposo ecco che rubando palla, i due attaccanti partono. Intelligentemente tengono palla e fanno salire i compagni che in un attimo, con un preciso giro palla al limite dell’area avversaria, otto maglie interiste sono quasi in area. Bastoni a sinistra trova al centro l’ingresso di Darmian che non sbaglia perforando Meret. Parte il secondo tempo e sembra che possa essere una trionfale, l’ennesima, giornata di Campionato per gli undici di Inzaghi. Ma manca quell’ardore nel chiudere le azioni e conseguentemente chiudere anche la sfida. La stanchezza dei 120’ minuti più rigori emerge nelle gambe ineriste e anche sulla testa. Inzaghi apporta i cambi necessari, ma dopo anche l’uscita di un Lautaro stremato, la capolista perde energia e forza. Così l’ultimo quarto d’ora esce un Napoli che ha voglia di fare punti, necessari per la rincorsa europea. A 9’ minuti dal novantesimo ecco che su palla inattiva, un calcio d’angolo, Bastoni prolunga sul secondo palo, divenendo in tal modo un assist perfetto per l’ex Jesus che di testa appoggia in rete completamente indisturbato. E’ il pareggio per 1 a 1 con il quale si chiude la gara. Si interrompe la cavalcata di ben dieci Giornate di Campionato con dieci vittorie. L’Inter è stanca e forse arriva anche nel momento più corretto la pausa delle Nazionali. Lo Scudetto e la Seconda Stella in sé non sono in discussione, ma c’è da dimenticare Madrid. Per godersi bene un trionfale e importante ventesimo “Tricolore”.

 

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C.L.: Atletico M.-Inter 2-1 (5r-3r). Sprecona e imprecisa dal dischetto, l’Inter è eliminata

( marzo 2024 )


Ritorno di Champions. L’Inter è forte del risicato vantaggio per una rete costruito all’andata tra le mura amiche. Si sa che per tradizione giocare in Spagna non è facile. Se poi prendiamo i numeri alla mano di questa Stagione, i biancorossi di Simeone, su quattordici sfide casalinghe ne hanno pareggiate solamente una e vinte tutte le altre, dunque c’è da pensare solo che bisogna giocarsela come se si partisse dallo 0 a 0. 3-5-2 per entrambe le formazioni e squadre titolari. I padroni di casa partono forte come ci si attendeva e al 5’ Sommer deve già respingere come può, ma i meneghini non stanno a guardare e rispondono poco dopo con Dumfries. La partita è aperta e i nerazzurri la giocano bene. L’Atletico deve vincere e lo sa, ma è anche consapevole della forza dell’avversario. Le azioni per andare a segno le costruiscono entrambe, ma a passare è al 32’ l’Inter, che si muove bene a sinistra, con Barella che svaria ovunque e offre a centro area un rasoterra perfetto per Dimarco che di destro spiazza il portiere. Purtroppo il vantaggio interista dura appena due giri di lancetta. Su una palla apparentemente innocua scodellata a centro area, prima de Vrij non spazza troppo lontano, poi sul filtrante è Pavard che sbuccia totalmente e manda in rete l’Atletico. Peccato perché si và negli spogliatoi in parità, anche se la “Beneamata” nel doppio scontro è ancora avanti. I padroni di casa ripartono forte e si fanno subito pericolosi, ma è l’Inter prima con Thuram e poi con Barella ben lanciati da un generoso Lautaro ad avere la palla del 2 a 1 per i milanesi. Entrambi davanti al portiere, il primo non trova lo specchio, il secondo spara sul portiere. Si poteva chiudere il match, ed invece i cambi che apporta Simeone rinvigoriscono la spinta degli spagnoli, mentre i cambi di Inzaghi non apportano nuova energia. L’ultimo quarto d’ora è un assalto spagnolo e prima Sommer e poi il palo sembrano tenere a galla l’Inter ma a 4’ minuti dal novantesimo arriva il diagonale vincente per l’Atletico che vanno vicinissimi al 3 a 1 prima che arrivi il fischio dell’arbitro che sancisce i tempi supplementari. L’Inter c’è e nei due blocchi da 15’ minuti probabilmente crea qualcosa in più dei padroni di casa, ma Thuram e Lautaro di testa non inquadrano la porta e Sommer quando è chiamato in causa risponde presente. Finita la mezz’ora aggiuntiva si passa alla lotteria dei calci di rigore e mentre gli spagnoli ne sbagliano uno, tra Sanchez, Klassen e per ultimo il capitano argentino, per i nerazzurri sono tre gli errori dagli undici metri. Inter eliminata per dispiacere per l’Italia in sé che perde anche l’ultima partecipante nella massima competizione continentale. I dettagli in Champions, più che in altri tornei, fanno la differenza e quando sprechi goal che dovevi mettere a segno in entrambe le due partite, paghi il conto. Il rammarico è essere usciti con una squadra certo forte, ma comunque alla portata, come ha dimostrato il campo stesso. Ora il mondo nerazzurro dovrà rituffarsi nel Campionato, con un Napoli anch’esso eliminato e ferito che ha bisogno di punti per l’Europa. Avrà la meglio la delusione per un’eliminazione non preventivata? Oppure la voglia di Vincere uno Scudetto da record proprio in onore della Seconda Stella?

 

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A: Bologna-Inter 0-1. La capolista passa anche sulla bella rivelazione Bologna

( marzo 2024 )


Trasferta difficilissima quella che deve affrontare la capolista. Forte comunque di un vantaggio a dir poco considerevole in classifica, oggi andare a giocare sul campo della rivelazione della Serie A, non è facile per nessuno. La squadra di Motta è reduce da ben cinque vittorie consecutive, che l’hanno proiettata con pieno merito nell’olimpo della zona Champions. L’ultima sua vittima è stata proprio nello scontro diretto per il quarto posto l’Atalanta di Gasperini. Inzaghi deve pensare anche all’importantissima trasferta in Spagna di mercoledì e così opta per un ragionato riposo a de Vrij e Pavard in difesa, Dimarco in fascia a centrocampo e sopratutto a Lautaro in attacco. Il Bologna parte bene, ma anche l’Inter è sul pezzo. A differenza delle ultime uscite che hanno visto sempre un approccio piuttosto blando dei nerazzurri nel primo quarto d’ora, i meneghini pressano bene e occupano con attenzione il campo. Il primo tempo in effetti non che sia un monologo nerazzurro, ma i padroni di casa, che giocano bene, riusciranno ad andare al tiro solo dopo la mezzora e dalla distanza. Trovando per inciso Sommer attento alla risposta. Nel frattempo il pressing di Thuram aveva portato Barella davanti al portiere da solo, ma il centrocampista interista si fa parare la bordata. Sanchez si muove tantissimo aprendo spazi e impegnando anche il portiere, mentre Darmian non trova la porta da buonissima posizione, dopo una pregevole azione di squadra. Tuttavia il marchio di fabbrica degli undici di Inzaghi emerge al minuto 37’ che porta alla rete del vantaggio. Azione avvolgente degli ospiti e davanti all’area emiliana la palla giunge sulla fascia sinistra. Augusto scarica bene dietro per Bastoni che di prima offre un traversone perfetto sull’altra fascia che premia l’inserimento perfetto di Bissek a destra che in tuffo, di testa, insacca. Si và negli spogliatoi con l’Inter avanti e al rientro deve fare a meno di Augusto per affaticamento, sostituito da Dumfries. I padroni di casa nella ripresa aumentano notevolmente i giri del motore pressando per tutti i secondi 45’ minuti la capolista nella propria metà campo. L’Inter, complice anche un terreno di gioco fradicio per l’incessante pioggia non riusciranno neppure una volta ad imbastire una ripartenza. Vedendo le difficoltà dei propri ragazzi, Inzaghi opta per una maggiore copertura e mette a riposo anche Barella, ma sopratutto Thuram e Calhanoglu, che sono tornati da poco da infortuni. I milanesi ergono un muro fatto di concentrazione e compattezza e quando sembra che centralmente il Bologna sia riuscito a trovare un varco, ci pensa Sommer a respingere. Arnautovic sul finale deve lasciare il campo con le sostituzioni oramai operate, ma giunge il fischio dell’arbitro a sancire la decima vittoria consecutiva dei nerazzurri. Sempre più da Scudetto. Ma c’è poco tempo per festeggiare. Mercoledì c’è l’Atletico Madrid per un dentro o fuori.

 

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A: Inter-Genoa 2-1. Vittoria sudata come non capitava da tempo, ma ora lo Scudetto è vicino

( marzo 2024 )


A San Siro, a far visita alla capolista arriva l’ultima squadra a livello anche internazionale che sia riuscita a strappare punti agli undici di Inzaghi. Allora era poco prima di Capodanno e a Marassi terminò 1 a 1. Gilardino ha disegnato un “Grifone” speculare alla corazzata nerazzurra e anche il modo di giocare, con tanto movimento dei singoli calciatori ricorda la capolista. Con Bastoni squalificato è Augusto a prenderne il posto. Così come ancora c’è Aslani in regia e ad affiancare l’immancabile capitano argentino davanti c’è Sanchez. La partita è lenta e di studio, anche perché i liguri non lasciano varchi. Un pressing costante e molto compatto il loro. Il movimento della palla interista è piuttosto prevedibile e non rapido. Così gli ospiti provano anche a mettere paura dalle parti di Sommer ed un mischione in area porta alla conclusione che esce di poco. L’Inter annusa il pericolo. Già prima l’armeno aveva aperto benissimo per Barella che al volo spara alto sopra la traversa. Ma alla mezz’ora ecco la giocata veloce che scardina la struttura difensiva rossoblu. Barella taglia il campo centralmente e trova fuori dall’area Sanchez che da posizione da trequartista offre un assist perfetto in area che premia l’inserimento senza palla di Aslani che di forza piega il guantone del portiere. Prima rete in Campionato per l’ex Empoli, vice di Canhanoglu. 3’ minuti ed ecco un’altra verticalizzazione improvvisa dei meneghini che taglia la retroguardia avversaria. Barella entra in area e calcia verso la porta e viene abbattuto. Anche con la Var è difficile capire la situazione. Il centrocampista ex Cagliari prima di essere travolto dal difensore che chiude in scivolata ha già calciato, tuttavia l’arbitro opta per il calcio di rigore, probabilmente considerando la chiusura troppo violenta e pericolosa. Dal dischetto non si presenta Lautaro ma Sanchez che non sbaglia. Prima di ritirarsi negli spogliatoi, l’Inter rischia di chiudere la prima frazione con tre reti di vantaggio. Partita chiusa allora? No, perché i liguri entrano nella ripresa con più agonismo e convinzione, al pari di un’ Inter troppo già in vacanza di testa. DI fatto la fase difensiva nerazzurra è più blanda del solito e non è un caso che dopo 10’ minuti del secondo tempo, dopo un cross in area nerazzurra, sul rinvio fuori dall’area, giunge il tiro indisturbato di Vasquez che trova il pertugio giusto per far giungere la palla all’angolino basso con Sommer che non la vede neppure partire. La partita è apertissima ed entrambi gli allenatori mettono mano alle proprie formazioni. Gilardino aumenta le bocche da fuoco, mentre Inzaghi con Bissek e Acerbi aumenta la contraerea dietro. Allo stesso tempo si rivede anche Thuram. Il Genoa assalta a sprazzi l’area interista ed un paio di traversoni mettono i brividi al popolo nerazzurro. Certo è che in ripartenza i padroni di casa non concretizzano un paio di buone possibilità per chiudere il match. Giunge il fischio finale e anche se con molta più difficoltà del previsto, arriva un’altra vittoria, che porta ora il vantaggio sulla seconda a ben 15 punti. Con 33 ancora a disposizione si iniziano veramente a fare i conti per lo Scudetto. Ma davanti Inzaghi e calciatori hanno un trittico da paura, come Bologna, Atletico Madrid e Napoli. Tutto può ancora accedere.

 

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A: Inter-Atalanta 4-0. Partenza lenta e rischiosa, poi arriva ancora un poker. Juve a 12 punti

( febbraio 2024 )


L’Inter travolge l’Atalanta con un 4-0 nel recupero della 21esima giornata di campionato. Il risultato oltre a regalare tre punti all’Inter, le permette di volare a più 12 in classifica sulla Juventus, quando mancano dodici giornate alla fine. Alla certezza matematica della seconda stella mancano 25 punti ma probabilmente ne serviranno meno. Undici vittoria di fila nel 2024 certificano come la squadra di Inzaghi sia una macchina perfetta. E dire che i bergamaschi hanno fatto all’inizio del match tremare non poco l’armata nerazzurra. Alla prima occasione infatti l’Atalanta ha colpito, sfruttando una indecisione di Pavard e di Asllani grazie ad un mancino di De Ketelaere che ha risolto una mischia in area dopo un contatto tra Bastoni e Miranchuk. Goal annullato dalla Var per un tocco di mano dello stesso Miranchuk. L’Inter fatica a trovare le solite combinazioni, grazie al forte pressing degli avversari. I nerazzurri però trovano più spazi e al 26’ arriva il vantaggio: Lautaro trova l’imbucata per Mkhtaryan, Carnesecchi salva in uscita ma lascia il pallone al limite dell’area e ne approfitta Darmian che appoggia a porta vuota. Lo stesso Darmian spreca subito dopo la palla del raddoppio, poi Lautaro centra una traversa ma sul finire del primo tempo, proprio l’argentino, trova il 2-0 con un mancino secco dal limite su assist di Pavard. Al 54’ l’Inter cala il tris con Dimarco. Carnesecchi ipnotizza Lautaro dal dischetto, respinge ma crea un rimpallo favorevole per Dimarco su cui l’esterno piomba con tempismo siglando il 3-0 con un forte mancino. Il goal spegne definitivamente l’Atalanta e il resto della partita si trasforma in una sorta di partitella di allenamento. Ma manca ancora un goal ai padroni di casa e lo segna Frattesi al 74’. Dagli sviluppi del calcio piazzato, Sanchez pesca efficacemente Frattesi che conclude in rete alle spalle di Carnesecchi per il definitivo 4-0, goal che però porta all’infortunio al momento della rete dello stesso Frattesi. Termina la partita senza emozioni e consacra l’Inter regina del campionato 23/24. A parte l’iniziale sbandamento, la squadra di Inzaghi ha saputo completare egregiamente la missione della serata ovvero portarsi ancora a maggiore distanza dalle avversarie. Ottimo come sempre il capitano nerazzurro Lautaro che gioca a tutto campo e in sostanza tutta la squadra è risultata sufficiente. La partenza stasera non è stata delle migliori ma con po' di fortuna e di accorgimenti tattici si è subito rimessa sui binari a favore dell’Inter. Con questo atteggiamento e il vantaggio sulle avversarie, la squadra di mister Inzaghi può pensare più tranquillamente sia al ritorno in Champions e sia al campionato dove incontrerà nel prossimo turno il Genoa.

 

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A: Lecce-Inter 0-4. Mezza Inter in Salento vince e ritorna a +9

( febbraio 2024 )


Trasferta insidiosa per diversi aspetti quella che attendeva la capolista. La Juventus a fatica aveva vinto contro il Frosinone riportandosi a 6 lunghezze di distanza. A Lecce, davanti si affrontava una squadra che nei suoi limiti sa giocare a pallone e dopo tante sconfitte necessita di punti per non farsi coinvolgere nella lotta salvezza. Ma ancor più di tutto, Inzaghi deve schierare per necessità quasi una “Inter2”. Dal portiere all’attacco, non c’è un reparto titolare. Si fa prima a fare la conta dei presenti. Dimarco e Dumfries sulle fasce, e gli stacanovisti, ovvero l’armeno a centrocampo e il capitano argentino davanti. Certo de Vrij centrale in difesa è una garanzia, così come rassicurazioni vengono anche da Augusto come centrale di sinistra. Ma Aslani a comandare il gioco al posto del turco con più di mezza squadra fuori non è una banalità. Come l’incognita Sanchez davanti. Per non parlare di Bisseck dietro ad affiancare a destra l’olandese. Infatti la capolista mostra tante insicurezze sin dal fischio iniziale, complice anche la notevole aggressività dei giallorossi. Il Lecce pressa altissimo e con numerosi uomini, mettendo in luce gli scarsi automatismi un po' ovunque dei nerazzurri. Specie sulla catena di destra che tra Bisseck e Dumfries manca sia di spinta che di corretta copertura. Audero tra i pali, che prende il posto del febbricitante Sommer, non dovrà compiere miracoli ma per tutta la sfida mostrerà concentrazione e sicurezza. Tuttavia dopo un quarto d’ora il baricentro alto dei padroni di casa, mostra il fianco alla ripartenza micidiale dei meneghini. Recuperata sfera a centrocampo, Aslani da trequartista imbecca centralmente in modo perfetto Lautaro. Martinez resiste in corsa ai due difensori e supera il portiere in uscita. Trappola del fuorigioco scattata male da parte dei giallorossi. L’Inter non ha voglia di spingere e controlla la gara con un Lecce che non demorde, ma fatica a pungere. Così si riprende il secondo tempo con la Beneamata che rischia subito in avvio, ma dopo 10’ minuti un uno-due letale chiude ogni velleità dei leccesi. Prima dopo azione costruita dal basso, nel classico stile dell’Inter, a prescindere dagli interpreti, vede nella fase conclusiva Lautaro aprire per Sanchez in area a destra, con quest’ultimo quasi sulla linea di fondo, che si trasforma in uomo assist e imbecca Frattesi ad un metro dalla porta che deve spingerla dentro. Subito dopo sul filo del fuorigioco, è Frattesi che scappa via a destra e porge centralmente il rasoterra che Lautaro in scivolata concretizza in goal. C’è tempo per de Vrij su calcio d’angolo di entrare nel tabellino dei marcatori dopo un bel colpo di testa. Dopo il poker nei 20’ minuti abbondanti ancora da giocare, è pura accademia e altro riposo ad alcuni giocatori. Nonostante le numerose assenze, l’Inter vince ampiamente dimostrando una filosofia di gioco oramai acquisita dall’intero gruppo. Ma contro avversari di altro livello, vedasi Atalanta e Atletico Madrid, certe sbavature delle secondo linee possono costare caro.

 

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C.L.: Inter-Atletico M. 1-0. A scacchi vince la prima partita Inzaghi. Calcio da Champions

( febbraio 2024 )


Che non sarebbe stata una gara facile come quella vista venerdì in Campionato contro la Salernitana, lo sapevano anche i sassi. Come tasso tecnico, ci sono squadre ancor più forti dell’Atletico Madrid. A partire dal Real, o il PSG, senza scordare la detentrice inglese guidata dal guru Guardiola che sconfisse l’anno scorso proprio i nerazzurri in finale. Ma il gruppo allenato da Simeone da anni, è tosto come nessuna, sa coprire il campo come poche in Europa ed è tenace e combattivo sino al fischio finale sempre e comunque. Non difetta neppure di alcune individualità di spessore come Griezmann o Lido, senza dimenticare Morata in panchina, non al meglio, ma recuperato. Inzaghi opta, come ci si attendeva, per la squadra tipo, con de Vrij al centro della difesa per l’infortunato Acerbi. Sulle corsie esterne partono Dimarco e Darmian. La tensione e alta sin dall’inizio ma le due formazioni quasi a specchio si annullano. Gli spagnoli solo in apparenza attendono, perché sono pronti a rubare palla in ogni momento per fiondarsi verso Sommer. Pare una gara a tavolino con gli scacchi e se pure nella prima mezz’ora non si vedono tiri verso le rispettive porte, la qualità dei movimenti, dei cambi di gioco, ma anche delle marcature è di livello alto. E’ una gara da Champions tra due avversarie che la vogliono vincere la gara, ma sanno che non possono concedere il minimo errore. Verso la fine del primo tempo, nell’ultimo quarto d’ora i meneghini alzano il livello delle giocate e Thuram e Lautaro creano almeno tre presupposti per andare a segno. Tuttavia, la frenesia, la poca lucidità e la bravura anche dei marcatori di Simeone, stoppano il tasso di pericolosità delle azioni stesse. Purtroppo dopo tante accelerazioni Thuram accuserà un problema proprio prima del riposo e infatti dagli spogliatoi, nella ripresa entra in campo Arnautovic. Il secondo tempo parte subito con il botto ed un’azione costruita da Sommer, passata dal destra a sinistra per tutta la squadra nerazzurra, porta Dimarco ad uno dei suoi traversoni tesi bassi a giro che trova a impattare bene Arnautovic che in scivolata vi arriva ma spara alto. La gara è più aperta e con l’ingresso di Morata pure gli spagnoli mettono i brividi un paio di volte alla retroguardia milanese. Arnautovic ha ben altre due occasioni limpide. Una dopo un bello scambio in area con Lautaro, davanti al portiere già quasi a terra, spara sopra la traversa. La seconda su cross teso e basso di Dumfriess dalla destra, entrato in fascia come Augusto a sinistra, davanti al portiere cicca di piatto l’impatto con la sfera. Alla quarta però, vicini all’ottantesimo minuto, Arnautovic non sbaglia. Lautaro, dopo l’ennesime recupero alto della palla da parte dell’Inter, si fionda verso la porta spagnola, marcato stretto, come in tutta la gara, tira, ma trova la respinta del portiere. Sulla palla vagante in area sulla sinistra offensiva nerazzurra, è proprio Arnautovic ad insaccare. L’Atletico reagisce e ha una buona occasione di testa con Morata, ma de Vrij lo disturba quel tanto per non fargli inquadrare la porta. La partita, piuttosto vibrante, tecnica e maschia vede l’Inter uscirne vincitrice per 1 a 0. Tuttavia è solo il primo tempo. In Spagna sarà ancora più difficile. La testa di questa Inter di Inzaghi però pare quella giusta e se andrà in casa di Simeone per vincere, difficilmente ne uscirà sconfitta. Con un Thuram in meno, magari anche per il Campionato, Inzaghi avrà i due attaccanti di riserva ancor più motivati e sul pezzo.

 

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A: Inter-Salernitana 4-0. Dominio totale con l’ultima e trappola evitata

( febbraio 2024 )


Dopo lo scatto in avanti avuto nei confronti con la più diretta inseguitrice, la capolista aveva uno scontro sulla carta terribilmente facile. Troppo abbordabile per non incamerare tre punti essenziali per la rincorsa allo Scudetto. Ma con la partita di andata di Champions contro l’Atletico Madrid alle porte, il rischio distrazione e superficialità in campo era più che possibile. A San Siro arriva l’ultima in classifica, che fa esordire sulla propria panchina il nuovo tecnico Liverani, dopo l’esonero di Pippo Inzaghi. La squadra campana, che ha comunque fatto sempre soffrire tutte, chiedere a Juve, Milan e Napoli su tutte, si presenta con qualità e con un 3-4-1-2 che vuole nei programmi del proprio allenatore contenere e ripartire per reggere all’urto della “Beneamata”. Il mister dell’Inter, non si fida e non vuole cali di tensione. Quindi, squadra titolare anche se troviamo al centro de Vrij in mancanza dell’infortunato Acerbi. Sulle corsie esterne cambio di guardia e a destra ritorno dell’olandese Dumfriess e a sinistra Augusto. Come superare una trappola? Usando la testa e i padroni di casa dal fischio d’inizio hanno l’atteggiamento di chi ha fame di vincere. I nerazzurri aggrediscono la gara con energia, ma senza frenesia, con la consapevolezza del più forte. In un quarto d’ora sono almeno quattro le palle goal nitide create. Ma una volta il portiere, una volta la mira, un palo e una traversa, lasciano il risultato in parità. Gli ospiti non riescono ad uscire dalla propria metà campo e gioco forza, verso il 20’ minuto i meneghini sono però avanti di due reti. Prima Augusto fugge via a sinistra e crossa al centro per Thuram che insacca di prima. Un paio di minuti e sempre a sinistra è Lautaro a calciare a giro e beffare il portiere sul palo lontano. Avanti di due reti il comando delle operazioni rimangono sempre dalle parti di Milano. La Salernitana, manca di convinzione e cattiveria. Come se fosse la vittima sacrificale e non attenda altro che il termine del match. Con tranquillità ed un giro palla efficace e pulito, arriva anche la terza rete per l’opportunismo di Dumfriess che approfitta di una indecisione della retroguardia campana. Così l’Inter può gestire la ripresa in totale scioltezza. Inzaghi inizia con i cambi dopo un quarto d’ora del secondo tempo. Gli ospiti arriveranno al tiro solo una volta su punizione, non inquadrando neppure lo specchio. L’Inter gestisce come quasi un’amichevole il secondo tempo e termina con cinque riserve, anche se di qualità. Proprio Arnautovic, dopo essersi visto annullare una rete per fuorigioco, chiude al novantesimo con la quarta rete, su suggerimento da destra di Dumfriess. Raramente si è visto un dominio così totale di una squadra su un’altra. Neppure con differenze di categorie. La Salernitana ci ha messo del suo, ma l’Inter ha dimostrato un potenziale enorme. Sempre che la testa sulla gara sia accesa.

 

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A: Roma-Inter 2-4. 20’ minuti di VERA Inter, ribaltano la Roma e allungano in vetta

( febbraio 2024 )


Dopo lo scontro diretto di una settimana fa, che ha visto gli undici d’Inzaghi prevalere con merito sulla inseguitrice, mettendo una forte ipoteca sullo Scudetto, ecco la gara più delicata che può dare conferme o smentite. Ad accogliere la capolista, c’è la Roma che nel suo stadio caldo, anch’essa ha intenzione di dare seguito al nuovo corso intrapreso dal giovane mister De Rossi. Dopo l’esonero di Mou, l’ex “Capitan Futuro”, ha vinto tre partite su tre, conferendo ai suoi ragazzi rinnovata fiducia e voglia di far bene. Così dinanzi al monolitico 3-5-2 titolare nerazzurro, i giallorossi aggrediscono altissimi e in modo impetuoso la capolista con un 4-3-3 sfacciato quanto efficace. Lukaku, affiancato da Dybala ed El Shaarawy ai fianchi, mettono in crisi gli ospiti per i primi 15’ minuti. Sommer al 2’ minuto deve lanciarsi in volo per deviare in angolo un bel tiro a giro dell’ex attaccante del Milan. Inter in difficoltà come poche volte si è vista in questa stagione. Passata la sfuriata l’Inter alleggerisce la pressione avversaria con un attento possesso palla e con conclusioni da fuori che producono solo calci d’angolo. Al 17’ minuto proprio da uno di questi corner, i lombardi trovano il vantaggio con una parabola beffarda data dal colpo di testa di Acerbi. Sempre da un calcio da fermo, ma questa volta una punizione, giunge il pareggio di testa da parte di un altro difensore, Mancini, al minuto 28’, che trova la linea difensiva nerazzurra lenta e impreparata. I capitolini, rimessa la barca in mare, ritrovano nuova linfa e aggrediscono con rinnovato vigore e al 44’ minuto, il fraseggio continuo lento dei meneghini, li porta a perdere palla sulla trequarti giallorossa. In un nulla, i padroni di casa ripartono in contropiede quattro contro tre e il “Faraone”, sotto un diluvio costante, trova palo e traversa e rete lasciando di sasso un incolpevole Sommer. Si và negli spogliatoi con la capolista non solo sotto nel risultato, ma in netta difficoltà di gioco, di movimenti, di forza e spirito. Anche se squalificato ed in tribuna, Inzaghi in qualche modo deve essere intervenuto nella testa dei giocatori negli spogliatoi. Stessi undici nella ripresa, ma subito Inter completamente diversa. La palla gira veloce e i calciatori milanesi aggrediscono in un attimo gli spazzi anche senza palla. Così dalla destra Darmian scappa via e traccia un assist tagliato basso nell’area piccola che vede Thuram anticipare sul primo palo tutti e pareggiare la sfida. L’Inter è un’altra squadra e la Roma non c’è la fa a contenere l’arrembante aggressione. Stessa azione ma sul versante sinistro e c’è ancora Thuram sul primo palo, ma nel tentativo di non fargli prendere palla, Angelino insacca nella propria porta. Ora ospiti ancora in vantaggio e con Pavard rischiano di chiuderla, ma la sua conclusione sbatte contro il palo. Gara aperta. La Roma con i cambi trova nuova energia e Lukaku ha due buonissime occasioni. Una di testa, ma non trova la sfera, e con un lancio dalle retrovie che taglia la difesa alta interista, il belga si trova dinanzi al portiere. Sommer in uscita bassa è bravissimo a fermargli la palla tra i piedi senza commettere fallo. Senza Lautaro e con Arnautovic i nerazzurri si abbassano ma fanno muro e in pieno recupero giunge il contropiede perfetto che vede Bastoni farsi tutto il campo per il 4 a 2 finale. 20’ minuti da capolista sono bastati all’Inter per vincere e dare continuità al successo contro la Juventus. E’ un limite della creatura d’Inzaghi. O gira sempre al massimo e quindi comanda la partita, oppure a ritmi bassi non sa gestire. In una stagione è impensabile che i calciatori possano giocare sempre ogni gara come se fosse una finale, specie se scendono in campo sempre e comunque gli stessi. Bella gara e bella vittoria, sofferta e pesante. Ora Juve e Milan dovranno rispondere.

 

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A: Inter-Juve 1-0. Inzaghi vede lo Scudetto con questa vittoria, ma ancora tutto è aperto

( febbraio 2024 )


L’Inter si aggiudica il Derby d’Italia contro la Juventus, diretta avversaria nella corsa scudetto, per 1-0, portandosi a più quattro dai bianconeri, con i nerazzurri che devono ancora recuperare una partita. Già dai primi minuti l’Inter si rende più pericolosa e al 17’ arriva la prima grande occasione della partita dal piede di Pavard che dalla destra sulla trequarti con una gran palla sul secondo palo pesca Dimarco, che tenta la girata ma prende l’esterno della rete. I nerazzurri macinano occasioni, ma non riescono ad individuare la porta mentre i bianconeri si difendono e ripartono bene. Altra golosa occasione dell’Inter al 35’ con Thuram che entra palla al piede in area, ma è bravo Danilo a murarlo e a togliere il pallone all’attaccante. Il vantaggio nerazzurro arriva due minuti più tardi. Su cross dell’Inter Pavar tenta la rovesciata che si trasforma in un velo che fa passare la palla a Thuram, davanti a Szczesny; nel corpo a corpo con francese l’ultimo tocco è di Gatti, che appoggia di petto nella propria rete regalando il vantaggio ai nerazzurri. Riparte la partita e nel secondo tempo la musica non cambia con l’Inter che può raddoppiare il punteggio. Al 57’ su rimessa dalla destra, Bremer scaccia il pallone di testa ma ci arriva Calhanoglu che tenta il tiro dal limite e prende il palo esterno della porta degli avversari. Altra occasione per i nerazzurri con Thuram che pescato davanti alla porta approfittando di un anticipo a vuoto di Bremer, fa un passaggio in mezzo per Dimarco ma fuori misura. Inizia la giostra dei cambi e la Juventus cerca il pareggio con il nuovo entrato Weah che dal limite cerca in orizzontale sulla destra Gatti, che fa partire un bel tiro ad effetto che sfiora il secondo palo. L’Inter continua a fare azioni ma senza mai modificare il risultato. L’ultima occasione sprecata arriva all’87’ su contropiede con Dunfries che mette in centro per Arnautovic ma salva miracolosamente il portiere juventino in tuffo con le braccia. Finisce con la vittoria dell’Inter lo scontro al vertice. Vittoria meritata per le occasioni create dalla compagine di Inzaghi. La Juventus ha fatto anch’essa una buona partita ma non è facile battere i nerazzurri che sono una delle migliore squadre in Europa al momento. Nonostante la grande prestazione dei nerazzurri gli va fatta una critica: tanta corsa, tanti tiri e tanto gioco ma pochi goal quasi i giocatori volessero arrivare con il pallone in porta. Mister Inzaghi deve cercare ti togliere un po' questo “narcisismo” perché potrebbe incontrare lungo il cammino in campionato e in Europa, qualche squadra che gli rompe lo specchio e si porta a casa la partita. La Juventus al contrario questa sera ha creato poche occasioni, ma ha retto molto bene sia in difesa che a centrocampo. Bene la tenuta del campo ma doveva sfruttare meglio le ripartenze e gli spazi che l’avversario ha concesso. I giochi per il Campionato non sono ancora chiusi ma obiettivamente può perderlo solo l’Inter, visto il distacco e la partita vinta contro la diretta avversaria per il titolo. Il prossimo impegno dell’Inter sarà contro la Roma mentre la Juventus contro l’Udinese.

 

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A: Fiorentina-Inter 0-1. Carattere, forza e buona sorte portano vittoria e vetta all’Inter

( gennaio 2024 )


Quale occasione migliore per l’Inter, che bisogna ricordare ha ancora una sfida da recuperare, per prendersi la vetta nuovamente e soprattutto in questo modo superare la Juventus in classifica, proprio prima dello scontro di settimana prossima. L’ostacolo non è certo semplice visto che la trasferta è a Firenze. La “Viola” che si posiziona con un equilibrato ma anche offensivo 4-2-3-1, ha qualità e gioco seppur denuncia una difesa non proprio ermetica. Nerazzurri e toscani sono reduci entrambi dalla campagna a Riad per la SuperCoppa Italiana, ma Inzaghi con la finale vinta con il Napoli, dopo un match tirato sino alla fine, ha avuto modo di far riposare meno i suoi ragazzi. Motivo per il quale, oltre agli squalificati pesanti in mezzo al campo come Calhanoglu e Barella, concede di rifiatare anche a Dimarco ed Acerbi. Al loro posto Aslani e Frattesi, oltre che Augusto e de Vrij. Straordinari invece per Darmian. La coppia davanti è inamovibile, anche perché le due alternative a Lautaro e Thuram sono ad anni luce di distanza dalla coppia titolare per qualità, intensità e personalità in campo. Stanchezza e giocatori non abituati a scendere in campo dal fischio d’inizio per l’Inter si nota subito con un rischio immenso tra Sommer e Pavard nella costruzione dal basso. I padroni di casa pressano altissimo e mettono in difficoltà le triangolazioni meneghine, ma con calma gli ospiti incominciano a ripartire e farsi pericolosi dalle parti di Terraciano. Poco prima del quarto d’ora da calcio d’angolo battuto sulla sinistra d’attacco interista, sul primo palo si avventa la sentenza di Lautaro che incorna e gira di testa per il vantaggio nerazzurro. Rete pesantissima dato che sarà l’unica della sfida. Un match che rimane aperto sino all’ultimo. L’Inter in ripartenze butta via almeno quattro o cinque occasioni limpidissime. Sino al novantesimo Inter e Fiorentina si affrontano a viso aperto, con le due squadre che inevitabilmente si allungano concedendo molto allo spettacolo, ma anche alla tensione per i deboli di cuore. Italiano e Inzaghi nella ripresa si affidano ai cambi per cercare il pareggio il primo e il contenimento e il raddoppio il secondo. Le diverse palle scodellate alte in area da parte dei trequartisti toscani al 71’ minuto sembra che possano portare i propri frutti. Infatti con i difensori meneghini non abili in questa occasione a spazzare via il pallone, chiamano in causa l’uscita alta e di pugno di Sommer che però, oltre al pallone impatta con il guantone la testa dell’attaccante viola. Dopo un’attenta visione alla Var, l’arbitro concede il calcio di rigore. Dal dischetto si presenta il talento argentino Gonzalez, ma calcia troppo piano e Sommer rimedia all’errore rimanendo in piedi sino all’ultimo e scegliendo l’angolo giusto, bloccando a terra la sfera. Occasione colossale sciupata sul finale dai toscani che non troveranno più sbocchi per mettere in pericolo la porta difesa da Sommer. L’Inter termina il match con appena quattro titolari in campo, ma regge l’urto avversario e si porta a casa con matura solidità tre punti pesantissimi. Certo che sul finale il rigore della Fiorentina se messo assegno avrebbe portato forse ad un pareggio, ma il fato è poco prevedibile. Forse un segnale che sia l’anno giusto dove anche quando sembra che ti possa girare contro, alla fine ciò non accade. Inzaghi ritroverà alcuni titolarissimi per la Super sfida da Scudetto. Che comunque vada a finire ancora non deciderà nulla, ma una botta psicologica può darla, specie per come verrà giocata la partita dalle due sfidanti. Nel frattempo con voglia e saggezza l’Inter è tornata al comando della Serie A, approfittando dei pareggi di Allegri e Pioli.

 

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SC.I.: Napoli-Inter 0-1. La Coppa all’Inter, ma che fatica contro un Napoli coraggioso e combattivo

( gennaio 2024 )


Il primo trofeo della stagione, la Supercoppa Italiana, va all’Inter che batte il Napoli per 1-0. La formazione di Inzaghi porta a casa il trofeo grazie ad un goal del suo capitano Lautaro e raggiunge quota 123 goal nella storia dell’Inter diventando una leggenda. L’Arabia Saudita porta bene al tecnico nerazzurro che conquista il terzo titolo in terra saudita e diventa l’allenatore più vincente nelle storia della Supercoppa Italiana con il quinto successo personale nella competizione. La partita inizia con Mazzarri che conferma la difesa a tre che aveva dato risposte positive contro la Fiorentina, mentre i nerazzurri partono con De Vrij e Darmian. Nel primo tempo l’Inter cerca di tenere il pallino del gioco in mano e di gestire il ritmo della gara. Gli uomini di Inzaghi provano a sfruttare, come solito, i suoi esterni per far male agli avversari, ma il Napoli si schiera a specchio e copre bene il campo. La prima azione degna di nota nella prima frazione di gioco, è la conclusione dal limite dell’area di Dimarco che al 15’ conclude dal limite dell’area in diagonale. La palla viene leggermente deviata e termina di un soffio fuori alla sinistra di Gollini. I nerazzurri vanno in goal con Thuram ma giustamente viene annullato per fuorigioco. Calhanoglu impegna Gollini mentre Mkhitaryan calcia sopra la traversa dopo una bella azione manovrata. Nel finale di tempo, poco prima dell’intervallo, Thuram colpisce di testa su cross di Barella ma non trova lo specchio della porta. In avvio ripresa, il Napoli prova a spaventare l’Inter: destro a giro di Kvaratksheila dal limite dell’area che impegna Sommer. Al 60’ gli azzurri rimangono in 10 e la partita perde equilibrio. A cavallo del rosso due occasioni per l’Inter con Thuram che però risulta impreciso. Il francese prima conclude da fuori, ma è centrale, poi impatta male da buonissima occasione. L’Inter insiste sempre con Thuram al 73’ che ha la chance del vantaggio ma da pochi passi la manda fuori. Nel finale Inzaghi si gioca il tutto per tutto e inserisce Arnautovic e Sanchez. L’austriaco sfiora il goal, ma è in pieno recupero al 91’ che arriva il guizzo decisivo: cross di Pavard dalla destra e girata di prima intenzione di Lautaro che batte Gollini e concede ai nerazzurri di portare a casa il primo trofeo della stagione ed esplode la festa per l’Inter. L’Inter è indubbio che ha avuto più occasioni ma solo alla fine è riuscita a fare breccia nel muro partenopeo, dopo che il Napoli aveva provato a resistere e ci era riuscito quasi fino alla fine. Si conclude questo mini torneo ma non si può festeggiare a lungo perchè l’Inter deve buttarsi nel campionato, dove dovrà concentrarsi in vista della Fiorentina, e fare attenzione alla ritrovata nemica di sempre, la Juventus.

 

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SC.I.: Inter-Lazio 3-0. Dominio e spettacolo per arrivare in Finale di SuperCoppa

( gennaio 2024 )


Lunedì 22 gennaio il Napoli, dopo aver eliminato per 3 a 0 la Fiorentina, attende l’altra finalista per la SuperCoppa Italiana, che uscirà tra la vincitrice della Coppa Italia e la seconda classificata in Campionato. Ovvero Inter e Lazio. Si sa che Inzaghi ci tiene molto a queste competizioni e non ha nascosto una certa delusione dopo l’eliminazione agli ottavi da parte del Bologna nella Coppa nazionale. Squadra titolare per i meneghini e qualche defezione per i laziali, anche se Sarri ritrova il suo centravanti Immobile. Nel 3-5-2 interista quello che impressiona, come già si era visto sabato in Serie A in Brianza, è l’impatto immediato alla sfida. Non solo al comando delle operazioni, ma una occupazione territoriale e del gioco praticamente totale. Forse i biancocelesti non si aspettavano di essere aggrediti da subito sin quasi al proprio portiere. Tant’è che nei primi venti minuti la palla non esce dalla metà campo laziale. I cinque centrocampisti interisti schiacciano l’intera formazione avversaria nella propria trequarti non facendola neppure uscire e rubandole subito palla. Infatti per almeno tre volte, tra Darmian e Thuram vanno vicini alla conclusione pericolosa, ma i tentativi non inquadrano la porta. Almeno sino al minuto 17’ quando dalla sinistra l’Inter scende in corsia e piazza un cross basso a centro area. Dimarco spostato quasi come seconda punta, di tacco al volo gira sul secondo palo spiazzando la linea difensiva laziale e smarcando l’intelligente movimento verso la porta di Thuram che insacca indisturbato. La Lazio fatica a reagire e nella prima frazione giunge al tiro molto fuori dallo specchio una sola volta, mentre l’Inter prima del riposo sciupa almeno altre tre occasioni limpide. Spettacolare verso la mezz’ora l’azione nerazzurra che porta Barella in mezzo all’area a colpire in mezza volè di collo pieno e prendere la traversa. Il primo tempo termina con i meneghini sopra di una rete ma è una benedizione per la Lazio, visto che la gara poteva essere già virtualmente conclusa viste le numerose occasioni da rete costruite e non capitalizzate dai lombardi. Cosa che viene sancita dopo neppure un paio di minuti dall’inizio del secondo tempo. Pedro aggancia ingenuamente, quanto anche inutilmente Lautaro in area e dal dischetto, dopo che la Var concede il rigore, Canhanoglu, come da suo DNA, non sbaglia e porta il vantaggio a due reti. Complice l’ingresso di Luis Alberto, la Lazio prova a reagire e per una decina di minuti l’Inter si abbassa e si difende, ma senza che Sommer debbia compere parate. Anzi, è Lautaro che con una bella azione interista, colpisce la traversa a Provedel battuto. Passano i minuti e la Lazio si scopre sempre di più lasciando campo libero alle ripartenze interiste. Vicini al novantesimo dopo una punizione sulla trequarti interista sbagliata dalla Lazio, Sanchez si ritrova la palla tra i piedi e serve sulla corsa l’armeno a sinistra che fugge e a sua volta offre la palla a Frattesi che si ritrova da solo davanti a Provedel che trafigge per il 3 a 0 finale. Una Lazio che sembra sia scesa in campo già consapevole della sconfitta ha lasciato troppe occasioni all’Inter che è stata devastante in ogni situazione. Troppo divario per essere solo merito dell’Inter. Certo la finale tra Inter e Napoli sarà un’altra gara e potrebbe essere una bella vetrina internazionale per il calcio italiano.

 

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A: Monza-Inter 1-5. Prima di ritorno, Inter da vera corazzata

( gennaio 2024 )


Al Gran Premio di Montecarlo, spesso, chi parte subito davanti forte, ha la gara in mano. Ecco la capolista in Brianza, alla prima Giornata del Girone di Ritorno, dal calcio d’inizio mette subito in chiaro il suo obiettivo, ovvero la conquista dei tre punti senza stare a fare calcoli. Il 3-5-2 dove Acerbi si riposa con de Vrij centrale, e Darmian a sorpresa ancora titolare con il nuovo acquisto in fascia destra e Dumfries in panchina, è subito aggressivo. Il baricentro dei nerazzurri è spostato molto in alto, con la difesa quasi sulla linea di centrocampo. Nessun pericolo di contropiedi, perché i rossi di Palladino per i primi 20’ minuti non hanno alcuna possibilità di uscire dalla propria metà campo. Un dominio di occasioni, di forza, di gioco, di tecnica e fisicità, che fanno ben sperare per il proseguo caldo della stagione. Certo, per sbloccare il match, ci vuole al 11’ minuto un mani di Gagliardini, sprovveduto nella marcatura sul colpo di testa di Lautaro. Il braccio largo dal corpo devia la palla in calcio d’angolo e la Var è implacabile e concede il rigore. Così come ancora una volta è implacabile Calhanoglu dal dischetto. Ma il rigore è frutto della pressione impetuosa dell’Inter che aveva già costruito uh paio di potenziali occasioni da rete in precedenza. Inter in vantaggio ma non appagata. Il Monza gioca a viso aperto, senza voler fare barricate, ma meno di 3’ minuti dopo arriva un azione partita dal basso spettacolare. Dalla difesa si passa in due passaggi a centrocampo, superiorità numerica con Mikhitaryan che sulla trequarti brianzola, apre alla sua sinistra per Dimarco che traccia un diagonale velenoso rasoterra dove arriva perfettamente in scivolata Lautaro per il 2 a 0. Inter che continua a spingere e quasi poco dopo Thuram sigla il tris in un colpo al volo, ma la palla è fuori di poco. Vicini alla mezz’ora, quando gli ospiti tirano un po' il fiato, su di una punizione spostata sulla trequarti dell’Inter a sinistra dell’attacco monzese, difesa un po' immobile dell’Inter che non si avvede di Pessina da solo che di testa sul secondo palo beffa Sommer. La Var però arriva a vedere un fuorigioco giusto di un braccio che lascia il risultato immutato. Passato il pericolo e la possibile caccia alla rimonta da parte dei padroni di casa, i meneghini hanno la possibilità di gestire la ripresa. Cosa che avviene. Concentrata l’Inter lascia anche volentieri il possesso palla ai brianzoli, arma che gli permette di avere ampi spazi per ripartire. Cosa che avviene puntualmente dopo un quarto d’orda del secondo tempo. Con un lancio di Dimarco dalla destra, la palla giunge al cerchio di centrocampo, dove Calhanoglu vince con furbizia un contrasto sulla difesa della palla. Parte veloce la capolista verso Sorrentino e Thuram di tacco in mezzo all’area offre la palla giusta per l’accorrente turco che sigla la sua doppietta. L’Inter ha la gara in mano e quando Darmian ingenuamente regala un rigore che Pessina realizza, forte di due reti di vantaggio, la squadra di Inzaghi complice anche i cambi, gestisce senza subire il ritorno del Monza, che và applaudito per la ricerca della possibilità di riaprire la sfida sino all’ultimo. Così facendo però si apre continuamente ai rapidi inserimenti dei centrocampisti nerazzurri, come quello al minuto 83’ di Frattesi che viene abbattuto in area. Terzo rigore della serata e senza il turco tornato negli spogliatoi, vi è il capitano argentino che dritto per dritto scaraventa centralmente la palla in rete. 4 a 1 e gara terminata? Non proprio perché Thuram che ha sbagliato in fase conclusiva, ma ha giocato tantissimo per i compagni, tra pressing e appoggi intelligenti e di qualità, sfrutta una ripartenza perfetta dell’armeno che lo vede benissimo a destra. Il francese fintando il tiro fa andate a terra Caldirola e trafigge Sorrentino sul primo palo. 5 a 1 e prova di forza dell’Inter che parte nel Girone di Ritorno ancora più convinta di se stessa. Ora tocca alle inseguitrici.

 

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A: Inter-Verona 2-1. Inter Campione d’Inverno, ma che fatica sino all’ultimo

( gennaio 2024 )


Ultima del Girone d’Andata e in casa contro il proprio pubblico, la “Beneamata” ha la possibilità matematica battendo il Verona di aggiudicarsi il titolo “virtuale” di Campione d’Inverno. Inzaghi nel suo 3-5-2 recupera tutti, tranne ovviamente Cuadrado, anche se non tutti al meglio. Davanti ad affiancare l’onnipresente Thuram, si rivede il Capitano argentino. In difesa ai lati di Acerbi, Pavard e Bastoni. La linea a cinque di centrocampo è quella titolare con il recupero a destra di Dumfries, ma a sinistra Augusto al posto di Dimarco che siede in panchina. Tuttavia il Verona che ha perso la scorsa di Campionato contro l’ultima in classifica complicandosi enormemente la vita in chiave salvezza, viene con il suo 4-2-3-1 a giocarsela apertamente perché necessita di punti in ogni campo. L’Inter in avvio infatti è anche sorpresa dalla pressione altissima degli ospiti che mette paura ai meneghini. Pian piano la manovra, pur non velocissima, ma corale e ampia dei nerazzurri premia e quando al 12’ minuto l’armeno davanti all’area, come un vero trequartista, resiste ad una carica e serve a destra un bel passaggio a Lautaro che si è smarcato, il “Toro” non si fa pregare e a fil di palo fredda Montipò. Gli ospiti non si fanno prendere dallo sconforto e non mutano atteggiamento, pressando alto e giocando quasi uomo contro uomo. Poco prima della mezz’ora di testa il Verona ha la grande possibilità di pareggiare ma la palla arriva dritta tra le braccia di Sommer che la blocca proprio sulla linea di porta. L’Inter manca di rabbia e cattiveria per concludere in rete almeno tre ripartenze belle, ma senza neppure arrivare al tiro. La ripresa vede i padroni di casa più convinti nella ricerca della seconda rete, almeno inizialmente e la trova pure. La Var correttamente interviene annullando la rete per leggero fuorigioco. La spinta interista con il passare dei minuti si affievolisce e diviene gestione della sfida. Il Verona rimane così in partita, rischiando ovviamente a campo aperto in difesa, ma i centrocampisti interisti mancano di lucidità ogni volta che servono un filtrante ai due attaccanti. Inzaghi dopo aver dopo un quarto d’ora optato per Darmian al posto dell’olandese sulla fascia, fa entrare Dimarco per Augusto e Arnautovic per Thuram. Neppure due giri d’orologio e proprio Arnautovic perde a metà campo una palla che non difende al meglio. Parte il Verona a destra e sul cross basso, Henry brucia Acerbi e di coscia beffa Sommer. Ad un quarto d’ora dal termine l’Inter si trova a inseguire nuovamente la vittoria. Il Verona amplifica la pressione per difendere un insperato pareggio. I nerazzurri ci provano, ma più sui nervi e non creano vere palle goal. Entrano anche Frattesi e Sanchez ma la lucidità degli ospiti complica l’arrembaggio finale. In pieno recupero un azione convulsa porta Bastoni a tirare dal limite e colpire la traversa. La palla rimane vagante in mezzo all’area e Frattesi è il più lesto a giungere e buttarla dentro. Delirio nerazzurro, ma probabilmente Bastoni commette un fallo prima del suo tiro potendo far intervenire la Var per l’annullamento della rete stessa. Proteste dei veronesi ed espulsione di un giocatore, ma gli ospiti ci credono e spingono. L’Inter spreca un contropiede due contro nessuno ma al termine dell’azione stessa la Var concede un rigore per fallo precedente di Darmian. La pressione al minuto 100’ è tanta ed Henry non segna ed il palo grazia Sommer che era stato spiazzato. L’Inter vince con il fiatone il match e il Girone di Andata. Ma contro la terzultima in classifica ha fatto troppo fatica e con fortuna ha conquistato i tre punti. Merito al Verona, ma già da un mese la capolista ha perso la sua ferocia e compattezza. La Juventus e non solo saranno pronte a cogliere ogni suo passo falso.

 

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A: Genoa-Inter 1-1. Inter fermata a Marassi sul pari dal un bel Genoa.

( dicembre 2023 )


Ultima uscita di tutte le squadre di Serie A, per questo 2023 e quindi anche della capolista. La trasferta è di quelle abbastanza insidiose, perché a Marassi, Gilardino pare abbia trovato la quadra della sua squadra. Lo dimostrano il pareggio casalingo con pieno merito contro la Juventus e la successiva vittoria in Emilia ai danni del Sassuolo. Inzaghi mette il meglio di ciò che ha a disposizione, che comunque non è poco, ma dalle battute iniziali si vedono immediatamente i liguri aggressivi e compatti che non lasciano ragionare gli ospiti. Moduli speculari con sfumature differenti. Il 3-5-2 nerazzurro gioca la palla, ma in modo molto lento e prevedibile, anche se nelle battute iniziali l’armeno davanti alla porta non trova neppure lo specchio. Il Genoa arriva anche con tre uomini a pressare l’inizio dell’azione interista sin dal suo sbocciare. La coppia davanti formata da Arnautovic e Thuram è sin troppo statica, anche se il francese l’impegno nell’inseguire l’avversario non lo nega. Dai tre difensori , Bisseck, Acerbi e Bastoni, la palla giunge o a Darmian e Augusto sulle fasce, oppure ai tre centrocampisti centrali, ma c’è sempre un raddoppio genoano e quindi la palla gestita dall’Inter o torna indietro, oppure viene persa in un filtrante e apertura calibrati male. Il problema più grosso è l’assenza praticamente assoluta di movimento senza palla. Nessuno và a riempire uno spazio vuoto. Non si crea mai la superiorità numerica e per la robusta retroguardia genoana è un gioco da ragazzi avere sempre la meglio. Alla mezz’ora Acerbi spizzando in dietro una palla su un ennesimo cross, rischia anche l’autogoal. La partita viene bloccata per ben 7’ minuti e il tempo verrà recuperato infondo. Tempo fatale per i nerazzurri. Che al minuto 42’ vanno in vantaggio. Su rimessa lunga laterale da destra, Bisseck rulla all’indietro a centro area la palla, aiutandosi un po' con una spintina dalla sua marcatura. La palla carambola al limite dell’area che viene raccolta da Barella, che calcia e prende il palo. La sfera viene spinta in rete da Arnautovic, alla sua prima rete nerazzurra. Come dicevamo l’ampio recupero è sfruttato su calcio d’angolo dai padroni di casa che trovano il pareggio di testa. La ripresa non vede guizzi particolari né da una parte e neppure dall’altra. Frattesi, Sanchez e Dumfries non danno certo la svolta alla gara. Giusto su una punizione di Calhanoglu che trova il bel colpo di testa di Acerbi, vede Martinez impegnarsi rifugiandosi in angolo. La capolista viene quindi rallentata all’ultima uscita dell’anno. Una gara non brillante e senza lampi. L’assenza di Lautaro pare che abbia spento l’ardore ai compagni. Di fatto è il primo a pressare sempre e comunque l’avversario, a prescindere dai suoi goal. Barella a parte, è mancata a questa Inter il sangue per aggredire la partita e il pareggio è la giusta moneta. Con la Juventus che potrà accorciare il distacco.

 

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A: Inter-Lecce 2-0. Con assenze, ma sempre vincente, Inzaghi torna a +4

( dicembre 2023 )


L’Inter dopo 120’ minuti di battaglia con triste esito finale contro il Bologna in Coppa Italia, non ha solo perso e conseguente eliminazione dalla competizione. Ha perso qualche certezza, specialmente in copertura, ma sopratutto ha perso due giocatori fondamentali. Dimarco sulla fascia sinistra, ma sopratutto il proprio capitano che non è solo l’attaccante capocannoniere della Serie A, ma vera e propria anima della squadra. Lautaro non è solo il terminale offensivo più prolifico, ma trascinatore ed esempio per i propri compagni, specie quando c’è da sacrificarsi in ogni duello e zona del campo. Inzaghi, con altre assenze, è costretto in attacco a far partire dal primo minuto Arnautovic affianco a Thuram. Bisseck nuovamente come centrale difensivo a destra. Gli ospiti, forti anche di una classifica non troppo preoccupante, partono subito aggressivi e alti, consci della lacune attuali della capolista. Il Lecce arriva dopo qualche minuto al tiro, ma Sommer si mostra come sempre attento ed esperto a chiudere in calcio d’angolo. I meneghini si svegliano e rispondono con l’armeno che a sinistra offre una ghiotta palla ad Arnautovic nell’area piccola. L’attaccante arriva bene a colpire d’istinto, ma è altrettanto bravissimo Falcone a chiudere lo specchio. I padroni di casa prendono fiducia e quota nella partita. A metà del primo tempo ecco l’azione che sembra portare alla rete. Barella avvia l’azione, si inserisce in area e offre la sfera ad Arnautovic a due passi dalla porta, ma l’attaccante colpisce male e manda fuori incredibilmente. La pressione interista aumenta, così come i calci d’angolo e su uno di questi Bisseck al volo anticipa il suo marcatore e con una mezza girata colpisce bene e prende la traversa piena con Falcone immobile. Tuttavia, per il giovane difensore l’appuntamento con la sua prima rete in Italia è rimandato di poco. Sul palla scodellata in area su punizione, di quasi nuca, Bisseck rulla di testa e manda sul palo lontano dove Falcone non può giungere. Nella ripresa il Lecce parte forte e nei primi 10’ minuti mette quasi alle corde i padroni di casa. Ancora una volta la difesa interista è piazzata male e su una bordata da destra arriva forse un tocco di braccio di Augusto che fa assegnare il rigore dall’arbitro. Ma la Var, grazia, giustamente, l’Inter, mostrando chiaramente solo il tocco di schiena. La partita è tutt’altro che chiusa. O il Lecce pareggia, oppure l’Inter raddoppia, visti i capovolgimenti di fronte. Al 78’ minuto, arriva la giocata che spezza l’equilibrio. Ancora una volta Barella, da vero capitano, vice di Lautaro, avvia centralmente davanti all’area del Lecce l’azione appoggiandosi ad Arnautovic, che di spalle alla porta, di tacco premia l’inserimento dello stesso Barella che così si trova davanti a Falcone, che dribbla insaccando per il 2 a 0. Il Lecce ha ancora un quarto d’ora per riaprirla, ma Banda per eccessive proteste si fa buttare fuori. L’Inter rischia di fare il terzo goal per due volte ma Falcone è in entrambe le conclusioni nerazzurre spettacolare nelle parate. Inter vincente, anche se qualche uomo è sembrato sotto tono come Thuram e il 20 turco. Ma Inzaghi ha sempre qualcuno che sa splendere nel momento giusto ed una compattezza di squadra che non molla facilmente. Natale in vetta, ma non è ancora Campione d’Inverno.

 

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C.I.: Inter-Bolgna 1-2. Lautaro out dal dischetto e Inter eliminata in rimonta

( dicembre 2023 )


L’Inter termina anticipatamente la sua avventura in Coppa Italia, e viene battuto ai supplementari per 2-1 dalla rivelazione di questo campionato, il Bologna, che si aggiudica il passaggio ai quarti di finale. Con la spinta degli oltre 63mila presenti a San Siro, l’Inter parte subito bene con la voglia di fare la partita e rendersi pericoloso. Arnautovic, contro la sua ex squadra, al contrario parte male e va a vuoto su una palla di Lautaro Martinez. Ci prova poi Klaassen ma sul suo destro al volo dal limite c’è la pronta risposta di Ravaglia. Il Bologna però si fa vedere in ripartenza, sfiorando il vantaggio con un colpo di tacco dell’ex Fabbian che sfiora l’incrocio. L’Inter però cerca di riprendere subito il pallino del gioco e diventa protagonista in zona offensiva con Frattesi, che prima non trova la deviazione da due passi su corner e poi trova ancora Ravaglia sulla sua strada che mette in corner. La ripresa si apre ancora con Frattesi che spreca una buona occasione svirgolando su cross di Bastoni. Il Bologna, come nel primo tempo, cerca di pungere nelle ripartenze ma è ancora l’Inter che si va avanti: l’occasione più pericolosa arriva ancora ad Arnautovic che su errore di costruzione dei bolognesi viene servito da Asllani ma il suo mancino si spegne a lato. La partita sembra cambiare a metà ripresa quando Corazza tocca con il braccio in area su corner di Asllani, che grazie alla Var concede il rigore ai nerazzurri. Dal dischetto però Lautaro sbaglia facendo rimanere il risultato sulla parità. L’Inter alza i ritmi che ci provano con varie occasioni ma senza trovare la porta. Nel finale Inzaghi inserisce altri titolari, ma è ancora Ravaglia protagonista, volando a salvare su mancino ravvicinato di Dimarco. È l’ultima occasione, l’assalto dei padroni di casa nel recupero non porta a nulla se non ai supplementari. Alla prima opportunità i nerazzurri passano in vantaggio: angolo di Dimarco e Carlo Augusto, lasciato solo dalla difesa bolognese in mezzo all’area, di testa batte Ravaglia e sblocca il risultato. Il Bologna non si abbatte e prova a spingersi avanti, grazie all’ingresso di Zirkzee e Ndoye che ridanno vita ai rossoblu. E non a caso trovano il pareggio, con assist di tacco di Zirkzee su corner che trova Beukema, mancino sottoporta per l’1-1. Ma l’olandese non si ferma e ci pensa lui a ribaltare la sfida: dribbling secco su Acerbi e assist per Ndoye, che supera Audero e regala il vantaggio e il passaggio del turno al Bologna, mentre esce l’Inter vincitrice del trofeo negli ultimi due anni. L’Inter non meritava la sconfitta per la mole di gioco vista in campo ma deve prendersela con se stessa per non aver concretizzato le azioni e per aver perso la partita nei supplementari per poca concentrazione e per la preoccupazione per il capitano Lautaro Martinez uscito malconcio. Questa sconfitta, si spera, non dovrebbe portare a conseguenze, visto che in campionato il prossimo turno dovrebbe essere agevole contro il Lecce.

 

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A: Lazio-Inter 0-2. Allungo della capolista di solida maturità

( dicembre 2023 )


La capolista, perché l’Inter nonostante la partita già disputata dalla più diretta rivale era rimasta tale, aveva la grande possibilità di allungare sulla seconda. Dopo il pareggio della Juventus a Marassi contro un buon Genoa, scende in campo a Roma, contro la Lazio. Da quando Inzaghi ha lasciato la sua ex squadra ( dopo più di un ventennio dai giovani, a diventarne allenatore ), quando ha dovuto affrontarla a Roma, ha solamente perso. Quindi un bel tabù da sfatare, ma tutt’altro che semplice. Se è vero che vi sono ben 17 punti di differenza tra le due squadre, la Lazio rimane una formazione di tutto rispetto. Non a caso è giunta anche agli ottavi di Champions, ha un forte centrocampo e una gran bella difesa visto che è era la quarta meno battuta della Serie A. Nel 4-3-3 di Sarri, piuttosto la lacuna è davanti, perché se ai fianchi offensivi vi sono due percussori di ottimo livello come Zaccagni ed Anderson, la boa davanti è sempre e unicamente Immobile. A centrocampo Sarri predilige la dinamicità di Kamada e Rovella che non gli spunti di classe e inventiva di Luis Alberto o Pedro. Inzaghi, dopo aver girato a mezzo regime in Coppa contro il Real Sociedad, deve fare i conti con le assenze. Con Pavard e de Vrij fuori, Bisseck riscende in campo da titolare come centrale di destra. Sopra di lui, in tutta fascia la sicurezza Darmian, anche perché Cuadrado è nuovamente fuori causa, oltre a Dumfries. Acerbi e Bastoni chiudono la difesa e il resto del centrocampo è quello titolare, come gioco forza anche l’attacco. Pure Sanchez è out e Arnautovic è senza dubbio molto lontano da quella che si può definire una buona forma. Così la Lazio parte bene, con pressione alta, dominio del pallone e della metà campo. I cinque centrocampisti nerazzurri nella prima mezz’ora sembrano girare lentamente. Un po' contratta la “Beneamata”, ma davanti c’è anche un avversario di qualità che ha la grande opportunità, se non di tornare dentro al discorso Scudetto, ma quanto meno rilanciarsi in zona Europa. L’intensa manovra laziale però produrrà nel primo tempo solo un bel traversone di Zaccagni da sinistra, che trova Immobile colpire di testa lasciato troppo libero da Bastoni e Dimarco, ma la cui conclusione esce di lato. L’Inter non soffre più di tanto e lascia sfogare la rivale, come se attendesse il momento buono per colpire. Cosa che avviene al 40’ minuto, quando Marusic, probabilmente coperto dalla visuale del suo compagno arretrato, alleggerisce verso il suo portiere. Non si avvede che Lautaro ha letto prima la possibile situazione ed era già pronto ad avventarsi sulla sfera. Anche se molto defilato a destra salta il volo disperato a chiudere di Provedel. Martinez sembra troppo verso la linea di fondo, ma sterzando rientra e mette fuori causa il difensore in scivolata e mette dentro la palla dell’1 a 0. I padroni di casa accusano il colpo e vanno negli spogliatoi senza nessuna reazione. Nella ripresa, dopo 3’ minuti di gioco, Chananoglu rischia di combinarla grossa, facendosi rubare palla dall’aggressione di Rovella che parte verso la porta interista, ma è bravo Sommer a chiudere lo specchio. La sfida è aperta ed è chiaro che se non arriva il pareggio, è perché la capolista la può chiudere. Cosa che accade al 66’ minuto. Rilancio di Sommer che pesca a metà campo Barella. Il cursore della Nazionale parte puntando la difesa laziale, appoggia a Lautaro che si trova davanti a sé. La difesa biancoceleste respinge, ma corto. Barella riprende palla e rallentando pesca con il contagiri l’accorrente Thuram a sinistra che di prima se la porta avanti di destro e calcia di sinistro un diagonale per il 2 a 0. La Lazio si spegne e l’ingresso di Pedro e Alberto non muteranno il copione del match. Anzi, Provedel in due ripartenze velenose dell’Inter, negherà il terzo goal alla “Beneamata”. Poco importa, i tre punti son o giunti dopo una gara solida e intelligente. Un +4 sulla Juventus che fa morale ma ancora non vuol dire nulla, viste le gare che mancano a fine maggio. Ma un altro segnale di forza è stato lanciato dalla squadra di Inzaghi.

 

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C.L.: Inter-Real Sociedad 0-0. Nerazzurri con il freno a mano tirato, non vincono e rimangono secondi

( dicembre 2023 )


L’Inter è scesa in campo al Meazza davanti al suo caloroso pubblico, con la qualificazione agli ottavi di Champions già in tasca da ben due turni. Tuttavia, lo stimolo per cercare la vittoria è enorme, perché c’è in ballo il primo posto nel Girone. Tradotto, si evitano le squadre sulla carta più forti e temibili. Allo stesso tempo Inzaghi si ricorda bene quanto la sua squadra abbia sudato in Spagna a settembre. Strappato un pareggio alla fine dopo che gli spagnoli avevano condotto con autorità e fisico il match per più di un’ora. Così il capitano è Darmian sulla destra, e riposa Lautaro il cui posto è preso da Sanchez. Così come Dimarco e Augusto giocano nello stesso binario assieme e non fanno staffetta. Break anche a Barella il cui posto è ovviamente preso da Frattesi e Cuadrado ha il compito di creare scompiglio e cross dalla fascia destra. Con la rotazione dei giocatori, l’Inter vuole non affaticare coloro che hanno speso sino ad ora di più, ma allo stesso tempo ha l’intenzione di rimanere competitiva sul rettangolo di gioco. Cosa che le riesce a metà. Il Real aggredisce subito altissimo e tiene palla con una sicurezza disarmante, facendo stancare e girare a vuoto i centrocampisti meneghini e pure le due punte. Per i primi 20’ minuti praticamente i padroni di casa non la vedono e il valore del 80% di possesso palla spagnolo la dice lunga della difficoltà che ha l’Inter di costruire trame offensive. Se è vero che il Sociedad non giungerà mai veramente per tutta la sfida a creare un’azione pericolosa dalle parti di Sommer, è altrettanto vero che questo atteggiamento è favorevole agli spagnoli. A parità di punti, la differenza reti non premia la “Beneamata”, alla quale servono i tre punti. Quando la corsa e la pressione degli ospiti dopo la mezz’ora và a calare, l’Inter incomincia a trovare aria e spazio per andare verso la porta avversaria. Thuram fa reparto da solo con la sua difesa della sfera e con le sue accelerazioni palla al piede, tant’è che prima dell’intervallo, i milanesi non concretizzano tre ottime ripartenze. Nella ripresa attendi un’Inter d’assalto, ma gli spagnoli sanno come addormentare il match ed è chiaro che l’Inter non ha intenzione di bruciare energie per cercare la vittoria a tutti costi. Anche gli inserimenti di Lautaro e Barella non sortiscono un cambio di passo. Anche perché se davanti uscendo il cileno al posto dell’argentino, Martinez non trova Thuram ma Arnautovic, che non è la stessa cosa. Così come Cuadrado è apparso molto lontano da una condizione atletica e di lucidità di cui è capace. Insomma forse inconsapevolmente, è prevalso il buon senso della gestione e la gara è terminata con un pallido pareggio senza reti. Ha solo scaldato il pubblico un rigore concesso al Real e poi dalla Var tolto con seguente cartellino giallo per simulazione. Quella di questa sera non è l’Inter affamata vista in Campionato che brucia l’erba per la vetta della classifica. E’ anche comprensibile. Ed è pure vero che Inzaghi, la scorsa stagione è giunto in finale di Champions, superando il Girone come secondo. Però non sempre ti capitano accoppiamenti nella fase di eliminazione con Porto, Benfica e Milan. Qui c’è il rischio di Real Madrid, Bayer Monaco e Mancester City al primo colpo.

 

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A: Inter-Udinese 4-0. Poker di forza per riprendersi la vetta

( dicembre 2023 )


Ci risiamo. L’Inter scende in campo dopo aver visto la Juventus vincere di rabbia e con i tre punti aver scippato il primato in classifica proprio ai nerazzurri. Questa situazione sta divenendo una costante e la pressione sui meneghini si alza di conseguenza. Inzaghi con mezza difesa fuori servizio, ripesca Bisseck come terzo di destra e ritroviamo anche Bastoni a sinistra. Con il forfait di Dumfries in fascia, Darmian viene dirottato al compito di pendolino per chiudere e spingere. La “Beneamata” parte fortissimo con il suo 3-5-2 avvolgente che chiude nella propria metà campo il 3-5-1-1 friulano. Il primo quarto d’ora è un assalto che produce un palo di Lautaro a Silvestri battuto e una paratona d’istinto sul tiro ravvicinato di Dimarco su bell’assist di Bisseck che spinge con personalità e insistenza scambiandosi con Darmian la posizione. I bianconeri di Cioffi sono concentrati e provano verso il quarto d’ora a ripartire e una volta superata la pressione della mediana dei nerazzurri vanno al tiro con Pereyra che mette i brividi a Sommer con la palla che esce non di molto. I padroni di casa non si spaventano e con la regia di Calhanoglu e le scorribande di qualità di Barella e intelligenza dell’armeno, si gioca sempre nella metà campo ospite e le giocate sono belle e sempre insidiose. Al 32’ minuto ecco che giunge l’episodio che dà la svolta al match. Sul cross dalla trequarti friulana, dalla zona sinistra offensiva nerazzurra, la palla sta per giungere nell’area piccola sulla destra a Lautaro che ha preso il tempo ai due marcatori. Leggerissima ma evidente la mano di Perez sulla spalla di Martinez che rallentandolo gli impedisce di raggiungere la palla. La Var certifica il rigore e dagli undici metri Calhanoglu, ancora una volta si dimostra infallibile e implacabile. A quel punto la solidità friulana crolla e di conseguenza la concentrazione e il muro predisposto. In meno di 10’ minuti la partita è chiusa. L’Inter ha il pregio di insistere e cercare altri goal e l’atteggiamento paga immediatamente. Pressione altissima interista che non permette agli ospiti di uscire. Anche Thuram e Lautaro sono i prima a dar fastidio all’avvio della azioni bianconere e Calhanoglu, davanti all’area friulana apre benissimo a sinistra per Dimarco che rallenta la sua corsa per giungere al tiro di collo pieno bucando Silvestri sul palo lontano. Al 43’ minuto il copione non cambia con la mediana nerazzurra a far diga davanti all’area ospite e l’armeno a memoria offre un delizioso assist a Thuram a destra, tagliando l’intera difesa di Silvestri. Per l’attaccante francese basta appoggiare la sfera in porta. Prima della pausa caffè Lautaro si mangia la rete, ma si và al riposo con un rassicurante 3 a 0. La sfida è segnata, ma, complice anche un rilassamento generale dei meneghini, oltre ai cambi apportati da Inzaghi, l’Udinese ha il pregio di rimanere in partita e anche di andare in rete con Lucca, ma la sua posizione è in evidente fuorigioco. La fame di Lautaro di tornare alla rete davanti al suo pubblico è troppo grande, anche se siamo verso fine gara e in mediana ruba palla e partendo dritto per dritto si fionda verso la porta difesa da Silvestri e con una bordata da fuori lo supera alla sua destra. E’ poker e con i quattro goal giungono anche i tre punti e la risposta alla rivale guidata da Allegri. Inzaghi ed il suo gruppo tornano capolisti dimostrando di non soffrire la pressione degli altri.

 

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A: Napoli-Inter 0-3. Vittoria di strategia, forza e qualità

( dicembre 2023 )


I particolari, in certe situazioni di equilibrio fanno la differenza. La trasferta sul campo dei Campioni d‘Italia era particolarmente insidiosa per tanti motivi. In primis, per la forza dei partenopei. Secondo con un Napoli ritrovato di testa e di organizzazione attraverso la cura Mazzarri. Terzo, per via della pressione messa ai nerazzurri da parte della Juventus, che con il successo in Brianza sul filo di lana, si era presa il primo posto, scavalcando proprio i meneghini. Dopo il pareggio a Torino contro la “Vecchia Signora”, Inzaghi aveva optato per un drastico cambio di giocatori in Champions contro il Benfica, rischiando tanto, ma limitando i danni nella ripresa. Ebbene i campani hanno dovuto in settimana dare fondo a tante energie a Madrid contro Ancelotti, con la squadra titolare, mentre l’Inter giungeva al Maradona molto più riposata nei suoi calciatori chiave. Infatti, l’andamento della sfida parla chiaro. Alla distanza i padroni di casa hanno sofferto la qualità di palleggio e di movimento degli ospiti. Il 4-3-3 partenopeo è subito aggressivo, forte anche del ritorno in campo del possente centravanti Osimhen. L’Inter cerca di contenere e fare sfogare gli azzurri che impegnano da fuori dopo neppure 3’ minuti Sommer, bravo ad allungarsi e rifugiarsi in angolo. L’Inter poco dopo andrebbe anche in rete con Thuram dopo un bello scambio con Lautaro, ma il francese è di pochissimo in fuorigioco. Ci pensa allora Politano, con un forte e preciso tiro a giro, sempre da fuori a colpire la traversa e a mettere i brividi ai nerazzurri, che nel frattempo si trovano in piena emergenza difensiva. Con l’assenza di Bastoni e Pavard, lascia il campo per problemi muscolari anche de Vrij e al suo posto entra l’esterno alto brasiliano Augusto. Infatti per un quarto d’ora l’Inter và in difficoltà, ma regge. Quando sembra di dover andare negli spogliatoi con il pareggio a reti inviolate, al 44’ minuto Lautaro vince uno scontro a metà campo, al limite del fallo, tuttavia l’azione però prosegue. Thuram si getta come esterno a sinistra a prendere palla che lascia a Dimarco, il cui traversone, và a pescare dall’altra parte Dumfries che appoggia arretrato al limite dell’area a Barella. Il centrocampista italiano d’esterno, mette giù la palla giusta per il più arretrato Calhanoglu che di collo pieno a giro non lascia scampa ad un incolpevole Meret. Gara quindi che nella ripresa prende una direzione precisa. I campani la vogliono raddrizzare ma l’Inter alza il ritmo ed il possesso palla. Dopo una decina di minuti il Maradona si alza tutto in piedi per la richiesta di un rigore sulla caduta di Osimhen in area. Il contatto con Acerbi c’è ma è pure molto lieve e l’arbitro e Var non intervengono. Così al 61’ minuto i lombardi chiudono la sfida. Nuovamente Lautaro vince un altro contrasto e scarica ai compagni che lo rimbeccano in fascia sinistra. Il capitano interista, intelligentemente vede l’inserimento perpendicolare alla porta napoletana di Barella e lo serve in piena corsa. Barella, in velocità dribbla due difensori azzurri e perfora Meret. La partita è chiusa e solo un colpo di testa di Osimhen accende le speranze dei padroni di casa, ma non inquadra la porta. Mentre l’Inter che fa girare palla con estrema facilità a 5’ dal novantesimo segna la sua terza rete con Thuram che solo e soletto appoggia la sfera gentilmente consegnatagli da un cross in diagonale rasoterra firmato Cuadrado. Il Napoli è calato di testa e di gambe alla distanza e l’Inter ha saputo approfittarne. Certo il 3 a 0 è troppo ampio come risultato, perché il Napoli ha giocato alla pari e ha costruito per segnare. Sommer e la difesa interista è stata più arcigna ma anche il centrocampo interista ha avuto la meglio in entrambe le fasi. L’Inter si è ripresa la vetta, ma le gare sono tante e la Juventus è lì a pressare. Spingendo l’Inter a non potersi distrarre mai.

 

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C.L.: Benfica-Inter 3-3. Primo tempo da incubo, con risveglio quasi da sogno

( novembre 2023 )


Una gara pazzesca quella giocata dall’Inter contro il Benfica in Champions League con i nerazzurri che pareggiano il risultato per 3-3 dopo essere andati sotto di tre goal. Inzaghi schierava le seconde (se non addirittura le terze!) linee in quanto già qualificato agli ottavi dalla precedente partita. Il Benefica dal canto suo deve cercare di portare a casa il risultato per tenere acceso il lumino di poter giocare in Europa visto l’ultimo posto in classifica. Infatti i portoghesi si portano subito in vantaggio al 5’ con l’ex della partita Joao Mario che lanciato in profondità da Tengstedt sfonda in area e conclude in diagonale con il mancino a destra del portiere. La posizione dopo controllo Var risulta regolare. Al 13’ raddoppia ancora Joao Mario, su palla persa di Asllani al limite dell’area su pressione di un ottimo Tengstedt si lancia sulla destra e crossa al centro, rimbalzo tra Bissek e Rafa Silva con palla che arriva ancora sui piedi dell’ex nerazzurro che segna ancora. L’Inter accusa il colpo e non reagisce. La partita prosegue con il Benfica che controlla e l’Inter che non ha idea. Al 34’ arriva il tris di Joao Mario. Assist morbido in area di Tengstedt che dopo aver vinto un rimpallo su Acerbi e tocco quasi sulla linea di porta con il fianco ma la difesa ancora in difficoltà con Bisseck che non interviene portando il risultato sul 3-0. Inizia il secondo tempo e la musica cambia. Al 6’ su corner dalla destra, sponda di Bisseck sul polo opposto dove Arnautovic tocca da due passi con il mancino per il 3-1. Al 13’ l’Inter accorcia ancora con Frattesi. Su cross di mezz’altezza di Acerbi per la bella girata con il mancino del centrocampista lasciato libero e partita riaperta. Al 27’ l’Inter completa la rimonta su rigore con Alexis Sanchez. Dal dischetto spiazzato il portiere con una conclusione bassa di destro all’angolino sinistro. Grande rimonta dei nerazzurri nella ripresa dopo essere andati sotto di tre goal e nel finale cerca addirittura di andare in vantaggio. Al 50’ cross di Dimarco per Barella, conclusione di prima intenzione in area ma prende la traversa. Si conclude in pareggio. Grande orgoglio nel secondo tempo per i nerazzurri che rimontano un primo tempo inguardabile e dove praticamente non sono scesi in campo. Buon risultato che permettono ai nerazzurri di aspirare al primo posto in Champions nell’ultima partita dei gironi. Prima però c’è il campionato, dove deve mantenere la testa della classifica, dove incontrerà i campioni d’Italia del Napoli, nemico non facile da battere.

 

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A: Inter-Frosinone 2-0. Inzaghi risponde ad Allegri e si riprende la vetta prima dello scontro diretto

( novembre 2023 )


La Juve con una partita ricca di concretezza contro un gagliardo Cagliari, si era presa oltre ai tre punti, anche la vetta solitaria della Serie A, spodestando proprio la “Beneamata”. Si sa che se le squadre di Allegri, una volta che carburano, le lasci davanti, è difficile in seguito riprenderle. L’Inter deve averlo capito bene, come deve aver visto le gare giocate in questa Giornata da Milan, Napoli e Juventus. I cugini avanti di due goal non solo la pareggiano, ma quasi la perdono contro il Lecce. Un triste Napoli, che è Campione d’Italia in carica la perde nel finale in casa contro l’Empoli. La stessa “Vecchia Signora”, che si porta avanti di due reti quasi si fa raggiungere sul finale dai sardi. Insomma la lezione è che se vuoi raggiungere la vittoria, te la devi sudare per tutta la sfida a prescindere dalla forza e dal blasone dell’avversario. Se chi hai dinanzi non molla mai, non te lo puoi permettere neppure tu, anche con diverse reti a proprio vantaggio. Così l’Inter schiera il suo 3-5-2 titolarissimo e il Frosinone senza alcun timore copre il rettangolo di gioco con un 3-4-3 alto e compatto. La gara non regala in sé tiri su tiri, ma tante potenziali occasioni per fare rete, annullate da una parte e dall’altra o dalla poca precisione nell’ultimo passaggio, o anche dalla bravura dei difensori che sono concentratissimi nelle rispettive marcature. C’è intensità e voglia da entrambe le parti e la squadra di Di Francesco, probabilmente è quella che ha espresso il calcio più piacevole qui in Italia sino ad esso. L’Inter fa girare palla, ma spesso deve ritornare indietro perché copre veramente il campo perfettamente il Frosinone. Accettano i duelli gli ospiti e li cercano pure anche avanti. Si nota la superiorità tecnica e fisica dei padroni di casa, ma non è sufficiente. Ci vuole, come spesso affermiamo, in queste situazioni di forte equilibrio, la giocata del singolo, quella che non ti aspetti. Eccola al minuto 43’ quando l’Inter recupera sfera a sinistra, proprio lungo il fallo laterale e libera in corsa Dimarco. Il laterale sinistro supera la mediana e, forte del suo mancino, quasi alla Recoba, si inventa un tiro a pallonetto da distanza assiderale che beffa un incolpevole Turati, ovviamente fuori dai pali. La fortuna ha aiutato l’audace perché la sfera è caduta proprio sulla parte lontana della porta ed è passata poco sotto la traversa, dove neppure il disperato tentativo di parata all’indietro del portiere è stato sufficiente ad evitare la rete. La gara si sblocca e quasi l’Inter rischia il raddoppio prima del riposo. Cosa che giunge comunque dopo neppure 3’ minuti del secondo tempo. Thuram và via dalla metà campo facendo sedere un paio di avversari. In area un’entrata errata in scivolata provoca un contatto che l’attaccante interista non fa nulla per evitare. Il 20 turco dell’Inter, ancora una volta si dimostra infallibile dal dischetto. Tuttavia, il Frosinone non si abbatte e anzi, aumenta i giri del motore, mettendo per un quarto d’ora in difficoltà i meneghini. Di Francesco con un paio di cambi e riassetto tattico conferisce nuova linfa ai suoi che colgono anche un palo esterno, ma anche Inzaghi apporta modifiche. Passata la sfuriata degli ospiti l’Inter riprende il controllo e spreca anche sul finale almeno due o tre contropiedi facili per chiuderla prima. Incredibile l’errore di Lautaro davanti a Turati. Però il capitano della capolista anche se non è arrivato al goal, è stato un esempio di carica, abnegazione e concentrazione per tutti suoi compagni e l’Inter si è ripresa la cima della Serie A. Solo la Juventus le è ora vicina e dal rientro dalla sosta per la Nazionale, ci sarà a Torino il derby d’Italia. Juve e Inter per lo Scudetto.

 

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C.L.: Salisburgo-Inter 0-1. Minimo sforzo e Inzaghi è già agli ottavi

( novembre 2023 )


Altra trasferta per i nerazzurri. Dopo quella vinta contro l’Atalanta in Campionato, si è davanti al crocevia dell’Europa. La Real Sociedad con un rotondo 3 a 1 si è portato a 10 punti. Se l’Inter dovesse riuscire in Austria ad imitarla, avrebbe strappato il biglietto degli ottavi con ben due turni di anticipo. Un bel vantaggio in questo periodo di partite concentrate e di altissimo livello, che permetterebbe di usare la Coppa quasi come defaticante. Si sa che il grande obiettivo della squadra meneghina è la conquista della “Seconda Stella”, ma anche il raggiungimento minimo della fase ad eliminazione della Champions, che porterebbe liquidità alla società oltre che prestigio sportivo. Squadra di corsa, veloce e piena di energia quella austriaca e per non sottoporre a troppo stress giocatori che hanno già dato tanto in questi quasi tre mesi, Inzaghi opta per un ricambio mediamente pesante. Nel 3-5-2 con l’assenza forzata di Pavard, spazio a Bisseck e riposo a de Vrij, con Bastoni capitano. A centrocampo Calhanoglu in regia con l’armeno affianco e Barella sostituito da Frattesi. Darmian fa riposare sulla destra in fascia l’olandese, mentre Augusto fa lo stesso con Dimarco. Nella coppia d’attacco è Lautaro a rifiatare con il cileno al suo posto. I cambi si sentono in campo e i padroni di casa fanno la partita, anche se non con un ritmo forsennato come si era visto al Meazza. Il primo tempo vola via senza troppe emozioni, con le due compagini che vogliono lasciare le carte migliori per la ripresa. Comunque a parte un paio di conclusioni fuori dallo specchio da parte del Salisburgo, Bastoni di testa, ma sopratutto Frattesi, hanno le occasioni più limpide per segnare. Con un pareggio tutto sarebbe rimandato, ma con quattro punti in meno dei nerazzurri, il Salisburgo è quasi costretto a cercare i tre punti se vuole proseguire nella massima competizione continentale. Il match è più aperto e nei primi 20’ minuti vi sono diversi rovesciamenti di fronte con sopratutto i padroni di casa a sprecare al momento della conclusione finale, delle belle azioni offensive impostate. Per l’ultima mezz’oretta scarsa di gioco, Inzaghi provvede a iniettare carburante nuovo nei pistoni della sua macchina. Fuori dei non lucidissimi, questa sera quantomeno, turco e armeno a centrocampo, per i dinamici e tecnici Aslani e Barella. Sopratutto subentra davanti al posto di un generoso ma fumoso Sanchez, il capitano argentino. La differenza si vede e il peso dell’Inter nella gara sale vertiginosamente. Ne sono la prova il miracolo del portiere sulla bella conclusione da fuori di Aslani, ma sopratutto la sua bella parata che devia la sfera sulla traversa sulla forte e velenosa incornata del “Toro” sul cross da sinistra di Bastoni. Al’83’ minuto su tiro di Barella dal limite l’intervento scomposto a chiudere di un difensore austriaco porta al rigore evidente, vista la quasi parata a braccio aperto. In assenza di Calhanoglu, è Lautaro a presentarsi sul dischetto. La palla è pesante perché segnare vorrebbe dire ottavi e l’argentino non sbaglia. Lo fa dopo in pieno recupero sbagliando per troppa fretta un facile raddoppio davanti al portiere su bel assist di Barella. Inter concreta che ha saputo attingere al suo organico di qualità per raggiungere il suo primo obiettivo minimo stagionale. Non una partita spettacolare e dominante come in altre circostanze, ma complessivamente nei 90’ minuti l’Inter, si è portata a casa con sufficiente merito la vittoria. Ora può già pensare alla prossima gara di Campionato, con serenità.

 

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A: Atalanta-Inter 1-2. Prova di forza a casa della “Dea”.

( novembre 2023 )


La capolista ha una trasferta delicata, non tanto per la distanza dal Meazza, visti i soli 50 chilometri scarsi, ma per la pericolosità, forza e intensità dell’avversario. A Bergamo, davanti al robusto, veloce e dinamico 3-4-3 “Gasperiniano”, Inzaghi mette giù il suo canonico 3-5-2 con la miglior qualità possibile. Quindi tutti titolari e l’unica sorpresa è Bastoni, non al meglio, in panchina, con Acerbi dirottato a sinistra tra i tre centrali. Sotto un diluvio le due nerazzurre, anche se la “Beneamata” per distinguersi dall’antagonista opta per la maglia stile Olanda, partono con energica combattività che porta quasi all’annullamento di ogni azione reciproca. Almeno per il primo quarto d’ora. Nella parte centrale del primo tempo sale sempre più in cattedra la corsa bergamasca che non permette ai meneghini talvolta neppure di uscire dalla propria metà campo. Un paio di traversoni insidiosi fanno venire i brividi alla retroguardia comandata da Sommer. Indubbiamente il campo così bagnato non aiuta certi controlli della palla e neppure i giusti contrasti. La gara è aperta e maschia, tant’è che in area intersita, un fortuito contrasto di gioco obbliga Pavard a raggiungere l’infermeria per movimento involontario del ginocchio. Inzaghi inserisce al suo posto Darmian e scelta più giusta non poteva essere compiuta. Un filtrante dalle retrovie premia proprio il laterale italiano appena subentrato che impatta in area sulla rovinosa uscita disperata di Musso. Il portiere atalantino sbaglia il tempo e colpisce Darmian che era arrivato prima sulla palla. Dal dischetto Calhanoglu ancora una volta non sbaglia e siamo al 40’ minuto . Poco dopo rischia di ripetersi, sempre il turco dalla distanza, scaldando i guantoni di Musso e questo è il primo vero tiro in porta della gara. Nella ripresa gli ospiti entrano senza pensare di essere avanti nel punteggio e cercano con caparbietà da subito il goal della sicurezza. Arriva con Lautaro di testa, ma giustamente annullato per leggero fuorigioco e Dimarco da fuori sfiora il palo a Musso battuto. Una bella azione insistita di forza e tecnica nella trequarti bergamasca permette a Martinez spostato molto a sinistra in attacco di puntare la difesa a cinque avversaria, accentrasi leggermente e da fuori colpire con un tiro a giro che si insacca sul palo lontano coperto da Musso. La “Dea” pare tramortita, ma bastano 4’ minuti di gioco per far sì che il match si riapra. I milanesi abbassano il ritmo e la concentrazione e con un retro passaggio mettono in difficoltà Dimarco che si fa beffare, anche se forse con fallo non pervenuto dall’arbitro, dalla pressione di Lookman che gli ruba palla e passa al centro dove Scamacca è il più lesto e scherza sotto la pancia un’incolpevole Sommer. C’è ancora una mezz’ora di gioco e Sommer e l’intera difesa interista è messa sotto pressione. Frattesi e Augusto oltre successivamente ad Aslani e Sanchez danno nuova energia all’Inter, ma i padroni di casa ci mettono tutto quello che hanno per giungere al pareggio. Sommer quando chiamato in causa risponde sempre bene e anche de Vrij, Acerbi e Darmian non si lasciano scappare nessuno. I meneghini sprecano un paio di contropiedi e Toloi per doppia ammonizione in pieno recupero lascia i suoi compagni in dieci. Una gara vigorosa e anche di qualità ha premiato la capolista che ha saputo colpire e resistere dove nessuno qui a Bergamo era ancora riuscito neppure a segnare una rete sino ad ora. Un segnale chiaro al Campionato e ai suoi avversari.

 

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A: Inter-Roma 1-0. Un colpo dopo diverse bussate e Lukaku non c’è più

( ottobre 2023 )


Da settimane questa gara al Meazza, non era più considerata la sfida tra le due squadre, ma tra un intero popolo tifoso ed un giocatore avversario che sino a quattro mesi prima era considerato più che un amico, ma un vero beniamino. Ma Inter e Roma quando si affrontano, non è mai un match banale, a prescindere dal risultato finale e non può e non deve essere ristretto a settantacinquemila e passa tifosi nerazzurri contro Lukaku. Con la Juventus, concreta e salda come da tempo non si vedeva e che nell’anticipo del sabato aveva conquistato momentaneamente la vetta, Inzaghi ha dovuto lavorare tantissimo sulla testa dei suoi ragazzi. Nessuna pressione ma tanta consapevolezza di voler dimostrare sul campo di essere forti, se non i più forti, riprendendosi la cima della classifica e non pensare al passato e all’ex compagno che si sarebbe affrontato. Le due compagini si affrontano con moduli speculari. Mou e Inzagi adottano il 3-5-2, ma mentre i lombardi usano le fasce tantissimo per aggredire da subito, trasformandosi in fase di attacco in un 3-3-4, i giallorossi mostrano chiaramente i propri intenti. Capitolini con il baricentro basso con cinque difensori e tre mediani pronti a rubar palla e far partire i guizzi del “Faraone” e la potenza esplosiva del “Gigante belga”. Da prima del fischio iniziale Lukaku sarà continuamente bersagliato dai fischi del Meazza e ogni suo movimento o tocco di palla diverrà per i quasi 100’ minuti di sfida un assordante ed enorme fischio. Con il senno di poi è facile dire che l’atmosfera ostile incontrata dal forte attaccante lo possa anche aver condizionato, ma è stato l’atteggiamento aggressivo, solido e compatto per tutta la partita dell’Inter a impedire ai romanisti di giocare e quindi anche a Lukaku di essere pericoloso. I nerazzurri creano tre limpide palle goal subito in poco più di un quarto d’ora. La mira, la bravura del portiere avversario e la traversa sul bolide a giro di Calhanoglu, non la sbloccano. Anche se nella seconda parte della prima frazione l’intensità meneghina diminuisce, la storia della gara non muta e un altro paio di occasioni vengono sciupate dai nerrazzurri. Tanta pressione e tanto gioco da parte dei padroni di casa ma si và negli spogliatoi con lo 0 a 0 al tabellino. La ripresa è un continuo assalto interista, ma per centimetri i diversi traversoni alti o bassi, sempre molto velenosi, provenienti dalle fasce coperte da Dumfries e Dimarco, non si tramutano in reti. Quasi su un cross arriva la beffa di testa giallorossa, ma Sommer è lesto e reattivo a deviare in tuffo un sicuro goal. L’unica azione pericolosa degli ospiti. Dopo un’ora di gioco Inzaghi inserisce energie fresche e Frattesi, Aslani e Augusto conferiscono effettivamente nuova benzina al motore milanese. La Roma è sempre più arroccata nel suo fortino e il muro pare possa reggere sino al termine. Tuttavia al minuto 81’, Dimarco a sinistra in corsa ruba il tempo e traccia un cross basso in piena area che vede Thuram in anticipo sulla linea di difesa e battere il portiere. La Roma ci prova anche Belotti, ma è l’Inter ancora ad andare vicino alla rete ma sul tiro dell’esterno ex Monza, la traversa, ancora lei, dice di no. Oltre ad un paio di contropiedi falliti dai nerazzurri. Una rete ma tante occasioni e tanta pressione riportano Inzaghi in cima a tutti. Una Roma sin troppo rinunciataria ha agevolato i nerazzurri, e Lukaku è stato annullato. L’Inter risponde alla Juventus, che sia Allegri e non Pioli, il vero ostacolo per il primo Scudetto di Simone Inzaghi?

 

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C.L.: Inter-Salisburgo 2-1. Non bella ma concretamente vincente

( ottobre 2023 )


Dopo la vittoria sudata e giunta nella ripresa in casa del Torino, Inzaghi e la sua truppa avevano questa partita importantissima di Champions. La terza a chiudere la parte di andata del Girone. In casa i nerazzurri ospitano gli austriaci del Salisburgo che fermi a 3 punti hanno l’obbligo quanto meno di non perdere. I Red Bull sono una delle compagini europee più giovani e fanno della corsa, del pressing e dell’intensità le loro armi più pericolose. Dalla sua l’Inter può far pesare la maggior caratura internazionale, il peso di essere i “Vice Campioni d’Europa” e di aver un maggior tasso tecnico in ogni reparto, anche se l’età media è ben più avanzata. Anche per questo e per i tantissimi incontri ravvicinati, Inzaghi applica una rotazione. Ritroviamo Bastoni in difesa e turno di riposo ad Acerbi. Sulle fasce partono, a differenza della trasferta contro i granata, sia Dumfries che Augusto e ad affiancare l’inamovibile capitano argentino, davanti alla sua prima da titolare, si rivede Sanchez. Il 4-5-1 austriaco al Meazza parte alto e senza alcun minimo timore reverenziale. I primi 10’ minuti sono infatti in favore degli ospiti che non lasciano respirare i milanesi, non a caso Sommer deve sporcarsi divisa e guantoni ben presto. Passata la sfuriata i padroni di casa prendono le misure agli avversari e iniziano a prendere campo e mettere in campo la qualità del proprio fraseggio. Detto e fatto al 19’ minuto una veloce triangolazione porta il cileno davanti a Schlager e a trafiggerlo per il vantaggio interista. Il più è fatto, ma dove questa creatura di Inzaghi deve migliorare è proprio nella maturità di gestire una gara che hai in mano. Così si và negli spogliatoi con i lombardi avanti di una rete e con i tre punti fondamentali per il Girone in tasca. Tuttavia c’è un secondo tempo da giocare e allo stesso tempo delle energie da non sprecare, visto che a San Siro, domenica, verrà a far visita la Roma di Lukaku. Fuori subito l’armeno ammonito e dentro la freschezza di Frattesi ma l’Inter più che cercare il secondo goal, prova a rallentare per colpire di rimessa. Come già altre volte è avvenuto, non è, ancora, nelle corde di questa squadra addormentare il gioco. Appena il ritmo cala, cala la stessa Inter e senza troppa fatica, al 57’ un’azione rapida del Salisburgo trova la linea di difesa interista statica e non coperta e giunge il pareggio. Che dura pochi minuti, visto che al 64’ il numero 10 turco è nuovamente infallibile dal dischetto dopo il rigore concesso per atterramento in area di Frattesi. Questa volta la “Beneamata” non commette lo stesso errore e cerca con più insistenza la rete per chiudere il match. Rete che a 10’ minuti dal termine giungerebbe anche, con il tapin vincente di Lautaro, ma il 3 a 1 viene correttamente annullato per fuorigioco. Quindi bisogna soffrire sino al fischio finale per festeggiare la seconda vittoria consecutiva in Coppa che porta in una zona tranquilla i nerazzurri. A 7 punti il passaggio del turno non è ancora matematico ma la strada è assolutamente in discesa. Certo la gara non è stata spettacolare ed esaltante come quella vista, sempre al Meazza, contro il Benfica, ma l’obiettivo tre punti è stato raggiunto. Ora testa nuovamente al Campionato. Ogni partita ha la sua storia e la storia degli incroci tra nerazzurri e giallorossi, tradizionalmente non è mai banale.

 

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A: Torino-Inter 0-3. Inter, nella ripresa tre cambi per tre goal e tre punti.

( ottobre 2023 )


La ripresa dopo la sosta della Nazionale è sempre un’incognita per tutti. Oltre tutto, i nerazzurri, arrivano dopo un brutto pareggio casalingo per mano di una rimonta per mano del Bologna. Quindi con il Milan davanti in classifica, è d’obbligo portarsi a casa la vittoria per non perdere ulteriore terreno dalla vetta. Allo stesso tempo anche i granata non si possono permettere il lusso di lasciare per strada ulteriori punti, se vogliono ambire a qualcosa di più di una salvezza non difficoltosa. I granata, in oltre devono riscattare la prova opaca nel derby nell’ultima di Campionato. I presupposti per vedere una bella gara dove entrambi vogliono vincere ci sono tutti. Invece il match, almeno nella prima frazione è alquanto bloccato. Il 3-4-2-1 di Juric è piuttosto raccolto, ma aggressivo, anche perché con una linea di difesa reinventata per via degli indisponibili, non può farsi troppo aggredire nella propria area. L’Inter è quella consueta con il 3-5-2 titolare con l’unica sorpresa di Dumfries in panchina. Sulla corsia destra Inzaghi ha preferito Darmian e Pavard arretrato al suo posto a costituire la linea a tre di difesa con Acerbi e de Vrij. Ma dai primissimi minuti troviamo un’Inter lenta e prevedibile. Tiene palla e campo ma non c’è movimento senza palla e manca proprio la brillantezza. Thuram è quello più dinamico. Lo stesso Lautaro appare appannato e stanco oltre che poco lucido. Certo che essere giunto un giorno e mezzo prima dall’altra parte del Mondo non aiuta, ma questo un allenatore lo deve mettere in conto. Una prima mezz’ora dove gli ospiti comandano le operazioni e i padroni di casa attendono ma non soffrono. Nella parte finale del primo tempo, salgono di tono i granata che impegnano seriamente Sommer con una difesa ed un centrocampo nerazzurro scollato e disorientato. L’Inter non decolla e và negli spogliatoi con un solo tiro da lontano quasi velleitario nella porta avversaria ed un calcio di punizione di Chananoglu finito fuori. Troppo poco per meritarsi di essere avanti. I padroni di casa riprendono la ripresa come hanno finito i primi 45’ minuti. Più in palla dei meneghini. Inzaghi anticipa i cambi al minuto 57’. Frattesi per un Barella innervosito per un’ammonizione effettivamente ingiusta. Sopratutto Inzaghi interviene su entrambe le fasce. Arretra Darmian in difesa per far uscire Pavard e inserire a destra Dumfries. Augusto prende il posto a sinistra di Dimarco. Neppure due giri di lancetta d’orologio e i meneghini passano avanti proprio tramite l’utilizzo della fascia. Al 59’ Dumfries corre sulla destra, si ferma, finta e contro finta e piazza un passaggio rasoterra dentro l’area che trova il tapin vincente di piatto da parte di Thuram aiutato da una deviazione di Linetti. Questa Inter ha più energia e di fatto su corner al 67’ minuto giunge il 2 a 0 che abbatte il “Toro”. Ed è proprio il “Toro” nerazzurro che di testa insacca dopo la spizzata di Acerbi su corner. I padroni di casa sono piegati e in pieno recupero giunge il terzo goal siglato dal turco dal dischetto dopo il rigore concesso per abbattimento in area dell’armeno. Inspiegabile che Darmian sulla corsia esterna non sia mai salito una volta e crossato mai. E’ bastato il primo cross da destra per passare avanti. Probabilmente non tutti i titolari dell’Inter erano in grande spolvero e la stanchezza si è fatta sentire. Per non giungere all’ultima mezz’ora a vincere forse era meglio usare giocatori più freschi. Sopratutto con tutti gli impegni ravvicinati da qui ad un mese a venire. Per ora sono giunti i tre punti e la vetta della classifica, in attesa della sfida del Milan contro la Juventus.

 

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A: Inter-Bologna 2-2. Ancora la Via Emilia a frenare l’Inter al Meazza.

( settembre 2023 )


Finisce con un pareggio per 2-2 l’anticipo del sabato di campionato tra la capolista Inter e il Bologna. L’Inter, reduce dalla vittoria in Champions League, si trova subito catapultata in campionato contro il Bologna, che non perde da sei partite. Il Bologna parte forte già al 5’ con un sinistro secco da fuori area di Ferguson, Sommer immobile ma la palla esce di pochissimo. Ma è l’Inter che all’11’ va in vantaggio con Acerbi su calcio piazzato. Corner da sinistra di Calhanoglu, forse il migliore in campo oggi, che pesca Acerbi sul primo palo, al quale basta toccare leggermente la palla per indirizzarla in rete per l’1-0. Un minuto più tardi i nerazzurri mettono al sicuro il risultato raddoppiando con Lautaro. Scambio fuori area tra Calhanoglu e Thuram, sponda del francese per Lautaro che fa partire un missile all’angolino per l’ennesima prodezza del numero 10. La partita sembra essere in mano all’Inter ma forse troppo convinta della vittoria,si distrae e al 19’ permette al Bologna di accorciare le distanze. Su ingenuità di Lautaro che cintura in area un avverario, il Var concede il rigore che calcia Orsolini per 2-1. I padroni di casa continuano a macinare azioni e gioco ma trovano un attento Skorupski che non fa passare niente, dopo il primo quarto d’ora da incubo per il portiere che ha permesso all’Inter il meritato vantaggio. Nel secondo tempo gli uomini di Inzaghi, ricevono al 52’ lo schiaffo dei bolognesi che agguantano il pareggio. Zirkzee riceve al limite dell’area, con una finta manda fuori tempo tutti e calcia sul primo palo sorprendendo un immobile Sommer. 2-2. L’Inter inserisce elementi più freschi e continua a creare azioni, un po' come in Champions, ma senza trovare il vantaggio. Al 59’ Sanchez si vede annullare il goal dell’allungo per fuorigioco e al 64’ Acerbi cerca fare il bis sempre su calcio d’angolo ma la mette fuori. Fioccano le azioni nerazzurre ma senza fortuna. Al 74’ colpo di testa da corner di Lautaro, palla deviata da un difensore quel tanto che basta per farla uscire di un centimetro. Dieci minuti più tardi ci prova Carlos Augusto dal limite con calcio forte ma il tiro risulta troppo centrale. All’84’ Carlos Augusto trova ancora Skorupski, così come all’89’. La partite finisce con nervosismo e al 95’ il Bologna tenta il colpaccio, sull’unica azione creata del secondo tempo a parte il goal, ma Sommer ferma fortunatamente il pericolo. Finisce la partita con l’Inter che non può che mangiarsi le mani per le occasioni create e che non ha concretizzato e per non aver saputo mantenere il vantaggio creato nei primi quindici minuti del match, convinto di aver già portato a casa il risultato. Il Bologna, dal canto suo, ha saputo beneficiare dei break mentali e degli errori dei singoli che la squadra di Inzaghi ha concesso e che ha permesso ai rossoblù di recuperare lo svantaggio. Il Mister nerazzurro deve lavorare molto nella pausa sulla tenuta mentale e sull’aggressività nel chiudere le partite perché alla ripresa ci sarà un altro forcing di partite ogni tre giorni e non sempre l’avversario ti permette di portare a casa il risultato positivo, pur avendo dalla tua azioni e possesso palla e pur giocando bene!

 

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C.L.: Inter-Benfica 1-0. Superiorità totale, ma un solo goal. Tanto basta

( settembre 2023 )


Rieccole di fronte, nuovamente in Champions, a meno di sei mesi di distanza. Ad aprile erano i Quarti di Finale, oggi l’andata del Girone. I portoghesi, che hanno alzato il loro livello qualitativo si schierano con un 4-2-3-1 piuttosto dinamico e Inzaghi si affida alla sua squadra tipo con un Pavard che a destra è divenuto oramai il nuovo Skriniar lasciando Darmian a riposo. Il Real Sociedad ha appena battuto il Salisburgo quindi l’italiana con un punto e la portoghese a quota zero necessitano entrambe di bottino pieno, dato che il Real si trova ora a quota quattro mentre gli austriaci a tre. Di fatto, con questi presupposti, il match parte subito con il piede sull’acceleratore. Il primo quarto d’ora è veemente e intenso da ambedue le sponde. Le squadre si affrontano a viso aperto lasciando anche vistosi buchi nelle proprie retroguardie. Ne giova lo spettacolo, ma meno gli assetti tattici. Gli ospiti tengono maggiormente palla e occupano più campo, ma sono i nerazzurri a creare potenziali occasioni da rete, effettivamente mai portate neppure a termine. Sarà stato per un campo troppo bagnato oppure per troppa frenesia, si possono contare almeno quattro intercettazioni della palla e rapide verticalizzazioni verso la porta portoghese, che potevano e dovevano far male, ma che per un passaggio finale mal eseguito, od un allungamento della palla tra i piedi, non ha portato a quel tiro tanto sospirato. Dumfries sulla destra spreca due volte a due passi dalla porta non inquadrando il bersaglio dopo aver raccolto il cross dalla sinistra. Le coronarie saltano ai 65 mila del Meazza, quando un errore da oratorio, da rimessa laterale, che ricordiamo non attiva il fuorigioco, lascia l’attaccante del Benfica completamente da solo per metri davanti a Sommer, che è bravo a rifugiarsi in angolo. L’unico tiro dei meneghini verso Trubin giunge da Barella da fuori, ma anche in questo caso il portiere è attento. Si và negli spogliatoi con un sostanziale equilibrio, ma con la sensazione che i padroni di casa possano fare male sul serio. Inzaghi negli spogliatoi sprona i suoi dato che dopo qualche minuto dall’inizio della ripresa, prendono letteralmente in mano il match. L’Inter si veste di un blocco unico di marmo in ogni zona del rettangolo di gioco, ma tutt’altro che statico. Per 40’ minuti non è un assedio al fortino, ma un furore continuo di pressing appena i portoghesi provano a impostare. Il Benfica rivedrà Sommer solamente verso il novantesimo. Nel frattempo Lautaro lotta contro la sfortuna che gli sta facendo pagare il conto del poker facile in meno di mezz’ora contro la Salernitana. Su bellissimi assist di Barella e Thuram colpisce prima la traversa e poi il palo a portiere battuto. Altre due occasioni interiste sfumano, ma al 62’ minuto Barella fa partire perfettamente sulla fascia destra l’olandese che arrivato sul fondo crossa, arretrato, al centro e Thuram raccoglie l’invito sparando in porta per il meritatissimo vantaggio. L’Inter continua a stare altissima e a non lasciare spazio al Benfica. A Dimarco viene annullata la rete, correttamente, per fuorigioco dopo un bello scambio stretto al limite dell’area. Lautaro ingaggia una sfida personale con la rete, ma sono almeno tre le sue belle iniziative alle quali bisogna però fare i complimenti nelle chiusure una al difensore capitano Otamendi e due volte ad uno spettacolare Trubin. Certo che creare sei o sette nitidissime palle da goal e giungere in pieno recupero con il risultato ancora in bilico, non è il massimo. La rete di Thuram, tanto basta per prendersi i tre punti, ma un secondo tempo spettacolare per qualità, forza, intensità e corsa mostra quello che questa squadra, se vuole, può riuscire a fare. Vittoria centrata e ora nuovamente testa al Campionato.

 

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A: Salernitana-Inter 0-4. Dalla panchina, nella ripresa il Toro entra e cala il poker ai suoi compagni

( settembre 2023 )


La scoppola presa al Meazza per mano di quella che nell’ultima decade è divenuta un po’ la bestia nera dei nerazzurri, tanto inaspettata quanto bruciante e carica di critiche, ha fatto capire, probabilmente, a mister Inzaghi di intervenire. Non tanto sullo schieramento tattico, che rimane il consueto, ma sulla gestione delle forze. Alcuni uomini sono evidentemente provati da questo mese e mezzo senza sosta. Su tutti il capitano Lautaro e anche l’intelligente, ma non più giovanissimo armeno. Così spazio a Pavard per fare recuperare Bastoni, Augusto per Dimarco in corsia sinistra, Klaassen in mezzo al campo e Sanchez davanti a fare coppia con Thuram. Anche per via degli infortunati e indisponibili Frattesi e Arnautovic. I meneghini partono fortissimi e schiacciano nella metà campo avversaria i padroni di casa. Nel primo quarto d’ora creano anche almeno quattro buone occasioni per passare in vantaggio, ma la mira è sempre errata, oppure giunge una gamba di un difensore. Nella parte centrale però della prima frazione, appena gli ospiti calano il ritmo, i granata campani alzano il baricentro e non pensano più unicamente alla fase difensiva. Il 3-5-2 speculare a quello dei nerazzurri, mette praticamente sempre un uomo della Salernitana addosso ad uno nerazzurro. Così giungono anche da fuori un paio d’occasioni pure per i padroni di casa. Si và dunque negli spogliatoi con un pareggio senza reti. Se questo ai granata può anche stare bene, di certo all’Inter no, specie dopo i tre punti buttati al vento tre giorni prima e soprattutto per via di un Milan che meno di un’ora prima ha allungato sui cugini grazia al successo casalingo sulla Lazio. Nulla di nuovo nella ripresa, sino a quando però Inzaghi non fa entrare l’armeno per l’ex Aiax e soprattutto Lautaro per Sanchez. Gli effetti si vedono poco dopo quando Sommer rilancia, siamo al 61’ minuto, verso la trequarti campana. Lautaro raccoglie la palla e la smista subito verso il compagno di reparto che gli sta di lato. Thuram corre sulla sinistra e traccia un cross rasoterra che taglia l’area avversaria superando la linea difensiva. Il Toro è bravo con uno scavetto a superare il portiere e insaccare la sfera in rete. Tutto facile? No perché 5’ minuti dopo, l’Inter in uscita dalla propria area perde malamente sfera e in due passaggi i granata pareggiano. Fortuna che sull’assist il goleador era andato, seppur di poco, in fuorigioco. Scampato il pericolo, si scatena Martinez. Azione sulla destra con Barella che scarica al centro per il Toro che indisturbato insacca di potenza. Poco dopo Thuram è abbattuto sempre in area e dal dischetto giunge la tripletta. Gara finita, ma non per l’argentino che raccoglie all’88’ minuto un cross rasoterra da sinistra e sigla il suo poker. Vittoria, tre punti e vetta in comproprietà riconquistata. Senza però gli ingressi dalla panchina la gara avrebbe preso questa direzione? E se fosse arrivato, o quanto meno confermato il pareggio della Salernitana, come avrebbero reagito i nervi dei nerazzurri? Con i se non si và molto lontano. Di certo un’ora di riposo ha fatto bene a Lautaro che nelle ultime uscite, al netto della sua generosità, non era parso molto lucido. E non solo a lui un po’ di respiro ha giovato. Ora la testa deve andare subito alla Champions di martedì, da capolista assieme ai cugini.

 

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A: Inter-Sassuolo 1-2. Prima sconfitta, inaspettata, brutta e in rimonta. Dopo il derby, cosa è successo?

( settembre 2023 )


Quando non te lo aspetti, fa sicuramente molto più male. Dopo cinque gare di Campionato che si sono tradotte in cinque successi e sono valse la vetta solitaria della Serie A, l’Inter ospita il Sassuolo. Gli emiliani si sono ritrovati tre giorni fa, proprio contro una grande, sbriciolando per 4 a 2 una brutta Juventus. Dionisi, però non si fida e veste il suo Sassuolo, in un quadrato e coperto 4-2-3-1, pronto comunque a ripartire e a fare male. Inzaghi mette i titolarissimi e nessun turnover, anche per chi ne avrebbe bisogno per rifiatare. Vedasi Lautaro e l’armeno. I meneghini sanno che il Milan ha vinto a Cagliari e con questi tre punti sono stati agganciati in classifica e vogliono subito mettere in chiaro che sono loro la capolista. Partono forti come pressione e occupazione del rettangolo di gioco. Si usano le fasce e giungono diversi cross bassi in mezzo all’area emiliana nei primi 20’ minuti. Ma non arrivano tiri in porta. Solo un buon colpo di testa di Thuram, che sorvola la traversa, mette i brividi a Consigli. Sono almeno tre o quattro i traversoni insidiosi giunti dalle fasce che l’Inter per stanchezza o poca lucidità non concretizza in tiri pericolosi. Al contrario dopo il primo quarto d’ora di attesa, gli ospiti vedono nel fraseggio non veloce e troppo articolato dei nerazzurri, l’arma da utilizzare per fare male. Così un paio di volte, dalla propria trequarti gli emiliani in un lampo si trovano dall’altra parte e loro sì che impegnano seriamente il portiere avversario. Quando sembra di dover andare al riposo sul pari senza reti, ecco che in pieno recupero, Dumfries, dalla destra, al limite dell’area, punta davanti a sé il suo difensore. Si accentra e fa partire un tiro che non pare imprendibile, ma diviene insidioso e imparabile per Consigli perché passa tra diverse gambe dei propri difensori e si insacca sul palo lontano. Inzaghi và al riposo in vantaggio, tuttavia non è parsa una corazzata inaffondabile la sua squadra. Così parte la ripresa con l’Inter che può comandare le operazioni senza troppa fretta, ma è il Sassuolo che pian piano si affaccia in modo costante e pressante sulla trequarti interista. Così in 10’ minuti gli emiliani partendo sempre dalla mattonella di Berardi sulla propria destra d’attacco, crea tre palle goal. Prima su un cross arriva la spizzata di testa che sfiora il palo alla destra di Sommer. Ma al 54’ minuto, Berardi premia l’inserimento di Bajrami che non viene seguito da nessuno e spara sul primo palo dove Sommer non è proprio irreprensibili. Il pareggio abbatte i nerazzurri, invece di scuoterli e 9’ minuti dopo sempre dalla stessa zona Berardi con un tiro tanto forte quanto preciso, firma il suo ottavo centro in carriera alla “Beneamata”. Inzaghi proverà nel proseguo a mettere energie fresche ma non a cambiare modulo. In mezz’ora l’Inter creerà solo un inserimento di Frattesi che Consigli bloccherà con un uscita a valanga e un tiro in mezza mischia in pieno recupero di Lautaro, visibilmente stremato, che uscirà di poco. Sarà più il Sassuolo a non sfruttare le praterie per segnare il 3 a 1. L’Inter post derby, sembra aver smarrito la sua rabbia e grinta. Troppo fraseggio lento e prevedibile e rare verticalizzazioni rapide e incisive che avevano invece portato a quattro successi consecutivi molto convincenti. Se dopo l’esordio in Champions e l’Empoli, Inzaghi aveva visto qualche crepa, qui ha molto da analizzare. E fra tre giorni si riprende in Campionato, con il Milan ora appaiato.

 

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A: Empoli-Inter 0-1. Tante occasioni, ma occorre una perla di Dimarco per battere l’ultima

( settembre 2023 )


Facili le partite lo sono solamente sulla carta. Anche quando la testa e la coda s’incrociano. Dopo le fatiche di Champions, Inzaghi può utilizzare ancora un certo ricambio, dato che và in trasferta in Toscana contro l’Empoli. Barella e de Vrij siedono in panchina, per Frattesi e Pavard. Se è vero che l’Empoli esce da una batosta tennistica inflittagli dalla Roma e con zero sia nelle casella dei punti che nei goal realizzati, questo Empoli è nuovo con Andreazzoli e lo si nota sin dalle battute iniziali. I meneghini partono subito forte e nei primi 15-20 minuti schiacciano i padroni di casa nella propria trequarti creando diverse potenziali occasioni da rete. Tuttavia la qualità piacevole delle geometrie nerazzurre non sono corroborate da sufficiente rabbia e cattiveria. Cosa che mettono gli undici di Andreazzoli che raddoppiano sistematicamente ogni marcatura e si sacrificano a partire dagli attaccanti. Nella parte centrale della prima frazione i toscani salgono di quota e non soffrono più, complice un’Inter che deve anche rifiatare. Lautaro si sacrifica ma non pare lucidissimo e Thuram và anche in rete prima dell’intervallo, ma sbaglia il tempo dell’inserimento e la sua rete viene annullata correttamente per fuori gioco. Quindi si và al riposo con Andreazzoli che è riuscito a mettere in scacco la capolista. La partita riprende senza mutare copione ma quando una squadra più debole si difende così bene e in modo pulito e organizzato senza cali fisici e di concentrazione nei suoi interpreti, è difficile che uno schema di gioco riesca a spezzare la catena che ti sta imbrigliando. Ci vuole una giocata del singolo e arriva da chi il piede c’è l’ha. Al 6’ minuto del secondo tempo da azione di calcio d’angolo, la difesa empolese spazza fuori dall’area sulla sinistra offensiva nerazzurra. Da quelle parti c’è un certo Dimarco che ha un sinistro magico e di prima con un po' d’esterno traccia un missile che s’insacca quasi sotto l’incrocio dove il pur bravo Berisha non può arrivare. Tuttavia l’Empoli non si scompone, Andreazzoli aumenta nel corso della gara il peso offensivo. L’Inter cambia anch’essa cinque uomini e sciupa un paio di occasioni per raddoppiare ed evitarsi un finale troppo pericoloso. Anche Sommer entra nel tabellino dei bravi con una bella parata su una difficile punizione. Complice l’infortunio di Arnautovic al novantesimo, i minuti di recupero i meneghini li affrontano in inferiorità numerica dato l’esaurimento dei cambi ma la voglia di portare a casa i tre punti prevale sulla voglia di non perdere dei toscani. Cinque vittorie su cinque partite, ma non è stato così semplice come ci si poteva attendere. Un’Inter piacevole ma con poca carica esplosiva è stata imbrigliata da una difesa attentissima. Complimenti all’Empoli che se gioca così, non sempre troverà un Dimarco ad impedirgli di iniziare a fare punti. Già fra due giorni, con il turno infrasettimanale.

 

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C.L.: Real Sociedad-Inter 1-1. Pareggio sul finale, dopo 70’ minuti di superiorità spagnola

( settembre 2023 )


Finisce con un pareggio per 1-1, l’esordio dell’Inter nella prima partita di Champions League contro il Real Sociedad. Inzaghi questa sera, dopo aver sbancato in campionato battendo per 5-1 nel derby il Milan, applica, anche a causa delle defezioni di alcuni giocatori, un generoso tournover dando spazio a Asllani, Pavard, Arnautovic, C. Augusto dall’inizio gara in formazione di 3-5-2. Il Real S. si schiera invece con un 4-3-3. Già dal 2’ minuto si capisce che l’Inter non è in serata, con un tiro dal limite dall’area di rigore, Berrenetxea prende in pieno il palo. Al 4’ su brutta palla persa di Bastoni al limite dell’area, Brais Mendez lo scippa e di sinistro colpisce all’angolino per il vantaggio dei padroni di casa. Al 18’ ci prova Arnautovic di testa per riportare in parità il risultato ma la palla finisce alta. L’Inter accusa il colpo e non si rende pericolosa anzi subisce passivamente il gioco degli avversari. Al 42’ ancora gli spagnoli ci provano con un cross di Kubo dalla destra sugli sviluppi di un calcio di punizione, Le Normand nell’area piccola di testa mette fuori. Al 44’ ancora il Real S. con Kubo che si inserisce bene in area dalla sinistra e calcia ma Sommer respinge e de Vrji mette in angolo. Finisce il primo tempo con il meritato vantaggio degli spagnoli e con l’Inter non fa nulla per cercare di rimettere in carreggiata la partita. Il secondo tempo inizia ancora con il Real che già al 47’ con una gran punizione di Mendez, cerca il doppio vantaggio ma Sommer risponde presente con una bella parata. Un minuto più tardi ancora Sommer fa un miracolo e salva: spizzata di testa di Merino su calcio d’angolo, Oyarzabal colpisce quasi a botta sicura da pochi centimetri ma il portiere nerazzurro si supera evitando il 2-0. Gli animi dei giocatori nerazzurri si innervosiscono e non hanno idee ma, per fortuna loro, il Real Sociedad non ne approfitta. Al 68’ altra occasione per gli spagnoli, con uno stacco di testa da calcio d’angolo di Merino che riesce ad anticipare C. Augusto, la palla finisce sulla parte alta della traversa. Al 78’ la prima vera azione dell’Inter con Thuram che mette in goal per il pareggio, ma sfortunatamente su passaggio del compagno C. Augusto risulta in fuorigioco. Ma finalmente all’86’ arriva quasi inaspettato il pareggio. Frattesi recupera dal limite dell’area un cross allontanato dalla difesa della Real Sociedad, calcia in maniera sbilenca ma la palla arriva a Lauraro che di sinistro deposita in rete per l’1-1. Termina con un pareggio la partita. Risultato molto generoso per i nerazzurri che con l’unica azione della partita hanno trovato il goal nei minuti finali. Se il migliore in campo dell’Inter è il portiere Sommer, l’allenatore deve rivedere molto nella sua squadra. La difesa non è riuscita a coprire gli spazi e non era attenta mentre il centrocampo non ha saputo costruire gioco per mandare a rete i suoi attaccanti. Inoltre i cambi sono arrivati troppo tardi. Infatti inserendo Thuram, Di Marco e Frattesi il gioco è notevolmente migliorato, tanto che ha permesso di agguantare il risultato ed evitare una forse meritata sconfitta. Questa partita ha messo in luce i limiti di una panchina inadeguata per far rifiatare oppure per sostituire i titolari in caso di necessità. Questo problema potrebbe incidere come stava capitando questa sera sul risultato e sul logorio di certi giocatori come Lautaro, che seppur giovane non può fare tutte le partite ad alti livelli, visto che si gioca ogni tre giorni. La prossima partita dell’Inter sarà in campionato contro l’Empoli, un testa- coda da gestire al meglio se si vuole continuare ad essere primi in campionato!

 

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A: Inter-Milan 5-1. Manita e vetta solitaria per Inzaghi. Pioli guarda avanti

( settembre 2023 )


Il derby in questo 2023, nel senso di anno solare, è stato indigesto per Pioli. Quattro scontri, tra Supercoppa Italiana, Campionato e due di Champions, hanno visto il “Diavolo” uscire sconfitto e male. Siamo alla quarta Giornata di campionato e le due milanesi ci arrivano appaiate in vetta e sole. Le uniche due squadre a punteggio pieno. Entrambe hanno mostrato un buonissimo calcio, efficace, ma anche gradevole ed energico. Più compatto e verticale quello rossonero. Più veloce, manovriero e ricco di colpi quello nerazzurro. L’una e l’altra hanno l’impegno di Champions in settimana, nondimeno da ambedue le sponde del Naviglio, c’è grande voglia di conquistare una prima dell’altra la prestigiosa “Seconda Stella”. Tuttavia, sembra che Pioli non abbia capito la lezione , perché se l’Inter è avanti dopo soli 5’ minuti non è un caso. Il 3-5-2 di Inzaghi parte da subito più rabbioso e affamato, rispetto ad un 4-3-3 rossonero più coperto e sulle sue. Thuram resiste allo scontro sulla corsia destra con Thiaw. Giunto sul fondo l’attaccante interista difende e crossa basso dall’altra parte dell’area. Dimarco raccoglie e prova un diagonale in mezzo all’area che trova Mkhitaryan, lesto di prima a spiazzare Maignan con un piattone. Difesa rossonera statica e troppo schiacciata sul portiere, ma anche troppo leggera a inizio azione sulla corsia destra nerazzura. L’Inter rimane in controllo e manovra veloce e rapidissima per il primo quarto d’ora, sprecando un paio di potenziali ripartenze. Il Milan dal 20’ minuto cresce e prende proprietà della mediana e del possesso palla. Ci vuole però una grande percussione di Hernandez da dietro con sponda deliziosa di Giroud a mettere i brividi al popolo nerazzurro. Entrato a sinistra come un treno nel suo stile, arriva troppo sbilanciato ed il suo diagonale ad un passo dalla porta esce di poco a lato sul palo opposto. Scampato il pericolo, nel momento migliore del Milan, ci pensa Thuram a tranquillizzare il Meazza nerazzurro. Siamo al 38’ minuto quando una bella sventagliata dalla corsia destra trova tutto a sinistra Thuram da solo che controlla con davanti a sé, fuori dall’area Thiaw. Zona relativamente tranquilla, ma il 9 nerazzurro che raccoglie l’eredità pesante di un certo Lukaku, punta il difensore avversario, lo supera lateralmente quel tanto per avere quello spiraglio e sparare una bordata a giro fortissima che passa tra il guantone di Maignan e quasi l’incrocio opposto. Milan tramortito che inizia la ripresa senza troppa convinzione e sufficiente grinta per recuperare il doppio goal al passivo. Al 56’ minuto con un cambio Pioli apporta un riassetto tattico e dal 4-3-3 passa al 4-2-3-1 cercando di conquistare il centrocampo. Sarà un caso, ma un minuto dopo il Milan dimezza lo svantaggio. Sotto un diluvio, Giroud sulla trequarti nerazzurra lancia in area un rapido Leao che supera in velocità Darmian e non lascia scampo a Sommer che tocca ma non blocca. Derby tutto da vedere con mezz’ora abbondante da giocare. Ma l’Inter ci pensa solo 10’ minuti per chiudere la pratica.. Grazie anche al triplice cambio apportato da Inzaghi che vede Thuram, Barella e Dimarco lasciare spazio alla freschezza di Arnautovic, Frattesi e Augusto, i nerazzurri non soffrono più e tramite un’altra azione rapidissima e di qualità fanno arrivare la palla sulla sinistra di poco fuori l’area milanista, a Lautaro. Pregevole il suo controllo e quando tutti si aspettano un suo tentativo di andare al tiro, l’argentino appoggia centralmente all’armeno che giunto in corsa non lascia scampo a Maignan che non vede neppure partire il tiro sulla sua sinistra, coperto com’è dai suoi difensori. Ecco forse perché Inzaghi aspetta sempre a cambiare questo non più giovane centrocampista. Il Milan spegne il motore e non ci crede più. Hernandez nel tentativo di spazzare l’aria colpisce Lautaro e dal dischetto l’ex turco non sbaglia al 79’ minuto. Ad aumentare il carico ci pensa in pieno recupero Frattesi che porta a termine un contropiede di cinque nerazzurri contro quattro rossoneri. Ora l’Inter è da sola a punteggio pieno e Pioli ha perso gli ultimi cinque derby. Per il 2023 non ci saranno più stracittadine, ma non c’è tempo per festeggiare da una parte o deprimersi dall’altra, perché inizia la Champions e non si può sbagliare. Il Campionato è lunghissimo ed appena iniziato. Inzaghi deve essere bravo a far volare basso i suoi, e Pioli a non pensare alla bruciante sconfitta.

 

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A: Inter-Fiorentina 4-0. Poker da “Derby” capolista

( settembre 2023 )


La “Beneamata” dopo il terzo successo su tre uscite dei cugini, oltre allo spettacolo e la prova di forza mostrata dagli stessi rossoneri nella trasferta a Roma, aveva quasi l’obbligo di vincere e convincere al Meazza contro i “Viola”. In chiave prossima gara, dopo la pausa Nazionali, che vedrà un derby meneghino ad alta quota. La Fiorentina , non dimentichiamo che saliva a Milano dopo le fatiche di una gara tiratissima per l’ingresso in Conference League appena tre giorni prima. Finalista di alto spessore in Coppa Italia proprio contro i nerazzurri, i toscani reggono bene il campo per un buon quarto d’ora. Nei primi 20’ minuti i padroni di casa che non cambiano alcun uomo rispetto alle prime due Giornate nel loro 3-5-2 faticano a trovare sbocchi. Quasi sembra che siano i nerazzurri ad accusare la stanchezza dinanzi al 4-2-3-1 d’Italiano. Ebbene, al 23’ minuto un azione insistita di feroce pressing alto sulla sinistra offensiva nerazzurra, porta Dimarco a crossare perfettamente come sa fare lui a centro area. Curvo, teso e forte il traversone è una manna per l’intervento in spaccata di Thuram che anticipa il suo marcatore. E’ la sua prima rete in nerazzurro e lo stadio sembra accoglierlo come beniamino al posto dello “scappato” Lukaku. Da qui in poi è tutt’altra gara. Gli ospiti mostrano il fianco alle ripartenze interiste, disunendosi e facendo emergere effettivamente le fatiche della sfida di giovedì contro il Rapid Vienna. E’ solo un caso che si vada al riposo con un’Inter avanti per una sola rete. Thuram, Lautaro sciupano e dove sbaglia di misura sotto rete la squadra di Inzaghi, ci pensa il palo sul diagonale di Dumfries o il bravo Christensen. Il secondo tempo vede subito i toscani con energie fresche perché la vogliono pareggiare, ma l’Inter non si accontenta e vuole a sua volta arrivare al derby appaiata ai cugini. E’ subito palo infatti grazie a Christensen che evita il raddoppio, ma già al 53’ minuto Lautaro finalizza bene una ripartenza per il 2 a 0. Il match è virtualmente concluso e se non bastasse il portiere dei “Viola” dopo una sua respinta corta esce alla disperata ma travolgendo Thuram. Siamo appena al 58’ minuto, e dal dischetto Calhanoglu porta il risultato sul 3 a 0. Spazio ad Augusto, Arnautovic, Frattesi, Cuadrado e Aslani, tuattavia i padroni di casa continuano a giocare, sprecano altre opportunità ma al 73’ minuto il perfetto cross rasoterra da destra del colombiano trova la zampata vincente, nel suo classico stile di veloce anticipo al volo sul difensore, da parte del “Toro”, che sigla la sua doppietta e fissa il finale della partita sul 4 a 0. Di fatto l’ultimo quarto d’ora abbondante è unicamente di gestione gara con la Fiorentina che si riaffaccia dalle parti di Sommer tra calci d’angolo e cross. Nulla cambia e Inzaghi potrà vedersela con Pioli per la quinta volte in questo 2023. Nelle prime quattro tra Campionato, SuperCoppa e Champions, ha visto vedere vincitore il primo sul secondo in ogni occasione. Anche se presto, perché la stracittadina della “Madunina” arriva appena alla quarta Giornata, è più un segnale per la voglia di entrambe di accaparrarsi per prima sull’altra la “Seconda Stella”. Questione di prestigio e di voglia di migliorarsi. Una bella Inter per quello che si attende sarà uno spettacolare derby.

 

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A: Cagliari-Inter 0-2. Prova di squadra per vittoria e aggancio alla vetta

( agosto 2023 )


Dopo le belle vittorie di Milan e Napoli che sono, insieme al Verona le uniche formazioni rimaste a punteggio pieno dopo solo due Giornate, Inzaghi è chiamato a rispondere sul campo. Trasferta insidiosa in Sardegna. Il Cagliari dopo l’esordio con pareggio a reti inviolate in casa del Torino, vuole sicuramente fare bene davanti al suo caloroso pubblico e a guidarlo c’è una esperta volpe come Claudio Ranieri. Il 4-5-1 sardo vuole imbrigliare da subito il fraseggio nerazzurro e colpirlo di rimessa. I meneghini non cambiano interpreti nel 3-5-2 “Inzaghiano”, rispetto al 2 a 0 casalingo contro il Monza. L’Inter vuole crescere con i suoi primi e attuali titolari e di fatto comanda le operazioni sin dal calcio d’inizio. Rispetto ad altre occasioni, però, l’intensità del gioco e i movimenti sono decisamente superiori e i padroni di casa nella prima mezz’ora non vedranno mai la palla. Un dominio di possesso e territoriale nerazzurro è evidente oltre che sancito prima del quarto d’ora da un bel palo di Lautaro a portiere battuto. La pressione di un Inter con i reparti corti e compatti è continua e asfissiante così non stupisce che al 21’ minuto i nerazzurri passino in vantaggio. Recupero alto, nuovamente, della sfera da parte dei milanesi, Thuram, che affianca Lautaro davanti, si apre sulla trequarti a destra. Stoppato da un difensore davanti all’area, vede l’intelligente movimento dalla fascia ad entrare in area di Dumfries e dunque con tranquilla serenità gli serve il pallone filtrante giusto che l’olandese non spreca e con un preciso diagonale, nonostante la stretta marcatura beffa sul palo lontano Radunovic. Ospiti in vantaggio con merito che non mollano la presa e continuano con lo stesso copione. Bellissima l’azione che porta al raddoppio. Nuovamente è Thuram, ma questa volta in mediana a sinistra a gestire bene palla e a servire di qualità Dimarco sulla corsa in fascia. Bravo l’esterno che controlla e giunto verso l’area, ma sempre sulla sinistra, serve a Lautaro al limite. Martinez controlla una palla non facile. Con una bella finta mette a sedere due marcatori che coprono la visuale al proprio portiere che non può vedere neppure partire il preciso tiro che si insacca a in rete a fil di palo. Messa sul binario più facile, l’Inter controlla sino al riposo, tant’è che il primo tiro verso Sommer giunge in pieno recupero ma da fuori e piuttosto velleitario. La ripresa vede subito i sardi partire forte e mettere in difficoltà la squadra nerazzurra. Veri pericoli non ne giungono dalle parti di Sommer, ma gli ospiti non hanno più ne la corsa e la capacità di gestire ampiamente campo e palla. Verso la metà del secondo tempo giungono forze fresche da entrambe le parti ma nulla muta. Si accende nell’ultimo quarto d’ora la sfida quando il Cagliari prova a riaprirla e l’Inter prova a chiuderla. A 5’ minuti dal novantesimo arriva anche il secondo legno per i nerazzuri su conclusione da fuori da parte di Chananiglu su suggerimento di Cuadrado subentrato al posto dell’olandese. Ad un soffio dal novantesimo ecco la grande possibilità per il Cagliari. Ripartenza veloce dei sardi che trovano sguarnita la corsia sinistra interista scoperta con Bastoni in mezzo a due. La conclusione ravvicinata sarda è bloccata però a terra da Sommer proprio a fil di palo. Inzaghi e i suoi ragazzi chiudono con un’altra vittoria con il medesimo risultato di 2 a 0. Rispetto all’anno scorso c’è stata la voglia immediata di rivincere con convinzione ed è evidente la crescita di alcuni uomini, Thuram su tutti. Ma bisogna anche trovare alternative valide a Lautaro e Chananoglu perché non potranno sempre fare tutte le partite. Tanti buoni giocatori senza stelle di primissimo piano potranno ottenere grandi risultati se il gruppo sarà sempre più ampio e allo stesso livello.

 

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A: Inter-Monza 2-0. Lautaro e gioco fanno partire bene Inzaghi

( agosto 2023 )


Non era scontato, per mille motivi. In primis, già la scorsa stagione nel doppio confronto con i brianzoli su sei punti a disposizione, la “Beneamata”, ne raccolse appena uno. Soprattutto, però, questa Inter, rispetto alla sua ultima uscita ufficiale, ovvero la battaglia in Finale di Champions contro Guardiola, ha cambiato tantissimo, ma specialmente perso molto, moltissimo in qualità e certezze, guadagnandoci speranze tutte da concretizzare. L’ossatura principale si è volatilizzata. Dal portiere, anzi dai portieri. Un impostatore di gioco come Onana, ha lasciato spazio a Sommer, il secondo portiere del Bayer Monaco. Brozovic, il cervello ha lasciato la regia al suo secondo dell’anno scorso, ovvero Calhanoglu che è stato rimpiazzato come interno di centrocampo dal nazionale italiano Frattesi. I brividi vengono davanti dove due mostri come Lukaku e Dzeko ora si chiamano Thuram e Arnautovic. Senza scordare le partenze di senatori come Handa e D’Ambrosio. Eppure, sin dall’inizio della sfida contro il Monza, l’Inter appare quella dell’anno scorso. Propositiva, rapida sulle fasce, occupate dai titolari Dimarco e Dumfries. Attorno al turco girano l’armeno e Barella, ma sarà il primo a squillare verso Di Gregorio. Al 7’ minuto i meneghini passano con una splendida azione. Barella, oltre alla quantità si sa che è provvisto di tanta qualità e di prima d’esterno serve sulla corsa a destra l’olandese che traccia basso un diagonale insidioso in area piccola, dove sopraggiunge Martinez che di piatto anticipa difensore e portiere e insacca. Vantaggio che l’Inter gestisce senza troppi problemi sino all’intervallo. Siamo alla prima uscita stagionale e le gambe delle big sono più cariche di lavoro quindi meglio amministrare i novanta minuti. Calhanoglu subito all’avvio della ripresa salva alla disperata in scivolata dopo una smanacciata non efficacissima di Sommer su traversone laterale. I problemi di copertura davanti ai tre di difesa dell’Inter, specie in fase di perdita involontaria della sfera permangono. Non che Sommer debba effettuare che parate, ma il Monza parte molto più intraprendente e gestisce più il pallone. L’Inter spreca un paio di potenziali ripartenze. Thuram è generoso ma molto macchinoso. Inzaghi a metà del secondo tempo non solo conferisce nuova linfa vitale alla sua creatura, ma ne cambia fisionomia con i nuovi interpreti. Cuadrado, fischiatissimo al suo ingresso, regala dribbling e finte che l’olandese non ha. Augusto, altro ex della sfida, ancora più corsa e pericolosità offensiva a sinistra. Tuttavia a cambiare veramente volto al match è il bomber dell’ultimo minuto preso dal Bologna. Magari sarà un fuoco di paglia, ma forse dall’alto dei 34 anni, Arnautovic è cresciuto, da quando esordì proprio in nerazzurro ai tempi del “Triplete”. L’austriaco non solo regala dopo una bella accelerazione a sinistra il diagonale in area dove giunge al 76’ minuto Lautaro per il definitivo 2 a 0, ma dona possesso palla alto e anche giocate per i compagni di qualità. Doti quindi sia di Lukaku che di Dzeko. Certo che se manca l’argentino davanti, sono dolori per la realizzazione. Per ora basta e avanza alla prima di Campionato. Una settimana per affinare gli automatismi prima della trasferta in Sardegna.

 

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